Paolo De Chiara

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FICTION RAIUNO, LA STORIA DI LEA GAROFALO IN PRIMA SERATA #ilcoraggiodidireNO

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Lea Garofalo (foto concessa dalla sorella Marisa)

RAIUNO, 18 novembre 2015

LEA

Regia di Marco Tullio Giordana
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO 

Lea Garofalo

La fimmina ribelle che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

 “La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta,

dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi

arriverà la morte! Inaspettata indegna e inesorabile”.

“Signor Presidente della Repubblica, chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate.  Siamo da circa sette anni in un programma di protezione provvisorio. In casi normali la provvisorietà dura all’incirca un anno, in questo caso si è oltrepassato ogni tempo e, permettetemi, ogni limite, in quanto quotidianamente vengono violati i nostri diritti fondamentali sanciti dalle leggi europee”. Queste le amare parole scritte dalla testimone di giustizia Lea Garofalo[1], una fimmina calabrese. Una testimone di giustizia, una ragazza ribelle, che ha avuto la forza di non girare la testa dall’altra parte. Urlando il suo No alla ‘ndrangheta.

Lea nasce in un ambiente mafioso, sente il puzzo della ‘ndrangheta sin dalla culla. Suo padre Antonio (il boss di Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro, provincia di Crotone), viene ammazzato nel 1975, otto mesi dopo la sua nascita. A colpi di lupara. Molti boss della vecchia guardia non si accorgono del nuovo business delle sostanze stupefacenti e vengono sostituiti. A colpi di lupara. Oggi, questa schifosa mafia, è la più forte e autoritaria. Presente in tutte le regioni italiane, in Europa e nel Mondo. Non conosce, se non marginalmente, il fenomeno del pentitismo. La ‘ndrangheta si fonda su legami forti, di sangue. Tra di loro non si tradiscono, ecco perché le donne fanno paura. Ecco perché vengono ammazzate, suicidate con l’acido, bruciate. Eliminate.

[1] Lea Garofalo: Figlia di Antonio Garofalo e Santina Miletta, è nata a Pagliarelle (Kr), il 24 aprile 1974

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“Ho bisogno di aiuto, qualcuno mi aiuti”, la lettera di Lea, 28 aprile 2009 (primo foglio di quattro, concessi dalla sorella Marisa Garofalo).

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Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore, Cosenza, 2012)

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

(Falco Editore, nov. 2012)

Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano), Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le testimonianze di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]

 

[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).

 

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)

targa ponte dedicato a LEA


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