Paolo De Chiara

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L’Italia che crolla. Il testimone di giustizia lancia l’allarme

Parla il testimone: «Le opere sono pericolose, ci saranno altri disastri»

“Sull’A1 è sparita la cartellonistica. Una cosa gravissima”

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di Paolo De Chiara

Non è stata colpa del forte vento. Ne è convinto il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Il portale è crollato, il caso non è isolato. È già successo in passato, nonostante le denunce e i vari esposti fatti presso le DDA, gli organi preposti e il Ministero delle Infrastrutture. Nulla è cambiato, nulla è successo. “Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto”. Ciliberto, testimone attendibile secondo le Procure, da anni denuncia i lavori e gli appalti gestiti dalle mafie. Ma non solo: nelle sue denunce indica i lavori pericolosi: “Tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”; “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione”, nella perizia del settembre 2011 gli esperti scrivono di “saldature mal eseguite”; “intervento criminale”; “certificati falsi”; “porcherie che si celavano all’interno della struttura”. E ancora: “Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, gemello di quello di Ferentino sull’A1, è un ponte molto pericoloso con diverse anomalie”. Nel 2008 crolla il casello di Cherasco (Cuneo), nel 2013 viene posto sotto sequestro il ponte di Ferentino, due anni prima, il 25 dicembre del 2011, sull’autostrada Napoli-Roma, collassa la segnaletica sulla carreggiata. Ed è successo di nuovo qualche giorno fa. Il pesante portale con le indicazioni stradali è crollato sulla Nola-Villa Literno. “E non è stato il forte vento”. La tragedia del ponte Morandi non ha insegnato nulla, i controlli sono un optional in questo Paese orribilmente sporco. E proprio sul nuovo crollo abbiamo intervistato il testimone Ciliberto per raccogliere il suo punto di vista. Siamo partiti dalle sue osservazioni.

“La prima cosa che ho fatto, appena mi hanno girato le fotografie, è stato ingrandire l’angolo retto e ho avuto di nuovo la conferma che la saldatura, oggetto dei tanti crolli, era collassata. Inoltre mi sono opposto al fatto, tesi sostenuta da alcuni organi di informazione, che fosse stato il vento. Io ribadisco con forza che se anche ci fosse stato il vento quel portale a bandiera non sarebbe dovuto crollare in maniera verticale, ma si sarebbe dovuto piegare verso l’alto”.

Ecco, soffermiamoci sull’oggetto dei tanti crolli: le saldature.

Da molti anni denuncio non solo un modus operandi delle saldature ma la mancanza di certificazioni e di verifiche. Bisogna stabilire con forza e con serietà che anche una saldatura fatta male, e l’ho sempre detto in questi anni, se accertata non idonea può essere recuperata prima che il portale o qualche altro elemento venga montato. Il vero problema è che i controlli non ci sono e chi esegue queste opere spesso ha delle certificazioni fasulle e della manodopera non idonea.

Ritorniamo al 25 dicembre del 2011: sull’autostrada Napoli-Roma collassa, sulla carreggiata, la segnaletica. Lei ci vede delle analogie con l’ultimo crollo?

È proprio un doppione, anche se le dimensioni dei portali sono differenti perché quello autostradale era più grande, ma si può dire che l’episodio è simile, perché dopo le mie denunce in molti portali è stato aggiunto un angolo di acciaio che va a sostegno di questi elementi. In molte vicende che si sono registrate, spesso, sia Anas che Autostrade quasi hanno vergogna ad ammettere che ci sono delle anomalie. Anche sul ponte Morandi di Genova stanno uscendo documentazioni in cui si evidenzia che Autostrade era a conoscenza di anomalie critiche della struttura.

Lei ha sempre dichiarato che «i lavori, in regime di monopolio per tutte le strutture metalliche delle autostrade, sono stati fatti in fretta e male». Cosa è successo dopo le sue innumerevoli denunce?

Abbiamo una rete autostradale che può sembrare nuova, ma è datata. La mia rabbia è che tuttora, nonostante i solleciti, le verifiche non sono state fatte. Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, fatto dai Vuolo, gemello di quello di Ferentino sull’A1, già sequestrato da Pignatone e riscontrato con anomalie, è molto pericoloso. Perché questo ponte non viene verificato? Perché i pannelli fonoassorbenti sulla tangenziale di Napoli non vengono verificati? Perché i cavalcavia dal tratto di San Giorgio a Cremano fino a Castellammare non vengono verificati? Ci sta un doppio problema: non solo il lucro e il modo criminale di chi ha seguito queste opere, ma anche la mancanza di volere intervenire. Il portale che è caduto è l’ennesimo miracolo.

Perchè?

Perché non ci sono state vittime. Guardando le foto non si ha la percezione di quanto può essere pesante tutto l’assemblaggio del cartello e del portale. In questo Paese industrializzato possiamo sempre sperare nei miracoli? Il portale si è spezzato nell’angolo dove la saldatura deve essere fatta a regola d’arte e, anche in questo caso, la saldatura non è stata eseguita a regola d’arte.

Adesso cosa succederà?

La ditta che ha eseguito questo benedetto portale dichiarerà che lo ha dato in subappalto e, sicuramente, la ditta in subappalto risulterà chiusa e tutto finirà nell’ennesima bolla di sapone. E dopo qualche giorno la vicenda sarà dimenticata. Ma quanti portali ci sono in queste condizioni, quante pensiline, quanti cavalcavia? Il sottoscritto, ritenuto attendibile perché tutto ciò che ha denunciato è stato riscontrato, perché deve ancora sgolarsi con l’Anac, con il Ministero, con le Procure? Perché deve passare per un ossessionato giustizialista? Assumendomi la piena responsabilità, posso aggiungere che non sarà l’ultimo a cadere. Ed è successa una cosa gravissima nelle ultime ore.

A cosa si riferisce?

I cartelloni sull’A1, con l’indicazione uscita Santa Maria Capua Vetere-Roma, lato Nord e uscita Santa Maria Capua Vetere-Napoli, lato Sud, prodotti dalla Carpenfer Roma (ditta legata ai Vuolo, nda), in subappalto Piccolo Costruzioni Srl, già oggetto di crollo, sono spariti. La cartellonistica è sparita, una cosa gravissima.

Lei ha denunciato la famiglia Vuolo, legata ad un clan di camorra, dirigenti Anas, Impregilo, Autostrade per l’Italia. A cosa hanno portato le sue denunce?

Ci sono due processi molto importanti, dove sono state riscontrate le anomalie. Ma tutta questa situazione ha portato alla distruzione e all’esclusione di Ciliberto Gennaro. Io vengo visto, nell’ambito dei lavori e appalti pubblici, come un nemico. Sono necessarie delle persone incorruttibili all’interno delle strutture. La camorra e la corruzione sono il collante, se non vi fosse stata la partecipazione e la benevolenza di funzionari, i camorristi non avrebbero mai avuto i lavori. Questo è il vero problema, la predisposizione di certi esseri umani che permettono che tutto questo avvenga.

Vogliamo spendere qualche parola sui processi..

Purtroppo non posso approfondire, posso però dire che tra gli imputati, oltre ad elementi della criminalità organizzata, ci sono alti funzionari che tuttora ricoprono ruoli importanti. La mia preoccupazione è che questi processi che tardano a partire, e non capisco il motivo, possano finire in una bolla di sapone, come spesso succede. Un uomo solo ha sfidato l’impero Autostrade, non dimentichiamo che in un’intercettazione del processo di Monza viene detto “dobbiamo farlo passare per pazzo, nessuno lo crederà” e quella frase grave di quel dirigente di Autostrade che dice: “anche se cade un ponte, quanti morti può fare?”. Il ponte è caduto e ha fatto 45 vittime. Ci saranno altri crolli, perché le opere sono pericolose. Spero tanto che il ministro Toninelli mantenga le promesse: gli esperti devono intervenire subito sulle opere, ma il problema è a monte, molte opere che vengono consegnate non sono collaudate e, troppo spesso, le carte sono fasulle. I Governi cambiano, ma i funzionari e i dirigenti restano. Serve una vera e propria rigenerazione della classe dirigenziale o dei manager all’interno di queste società partecipate o che hanno la gestione pubblica. Stiamo parlando di persone che hanno fatto la loro carriera su una spinta politica.

Perché le opere non vengono verificate?

Oggi le persone imputate nei miei processi ricoprono ancora ruoli di vertice, qualcuno è imputato nel crollo del ponte Morandi. Questi sono i personaggi di cui parliamo. Con le verifiche uscirebbero molte anomalie e le posizioni di queste persone, che occupano ruoli di comando, andrebbero a peggiorarsi. Autostrade, Arpi e Anas vogliono quotidianamente tranquillizzare l’utenza che è tutto a posto, ma non è vero. I controlli innesterebbero nell’opinione pubblica quel dubbio, perché i controlli delle opere che ho denunciato non si possono fare di nascosto, bisogna interrompere i tratti autostradali, vanno fatte le prove invasive. Non si fanno i controlli perché loro sanno che c’è stato il dolo, perché affidare in monopolio i lavori ai Vuolo o ad altre persone, significava dare del lavoro, con manodopera non specializzata, a delle ditte in odore di camorra, già interdette per camorra, ditte con certificazioni fasulle. Come può nascere un qualcosa di buono se a priori le SOA erano taroccate, se il ferro non era di prima qualità. I funzionari sanno, Autostrade sa, Anas sa, tutti sanno, ma tutti mentono.       

Secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Bisogna iniziare dal basso, cambiare tutte le procedure di accertamento. Iniziare dalle SOA, una certificazione importante che permette alla ditta di poter partecipare agli appalti pubblici. Se le SOA sono false, come dichiarato e accertato nel mio processo di Monza, dove è stato anche condannato uno della ItalSoa, quante SOA false ci sono ancora in giro? Queste ditte, che non potrebbero lavorare perché non hanno i requisiti, come fanno a lavorare?

Oggi come vive il testimone di giustizia Ciliberto?

Mi sono dovuto rivalutare lavorativamente, ma vivo con un dolore interno. Questo dolore mi rende quasi inutile. Oggi vivo con una scorta in località protetta, però mi sento impotente. Le mie denunce, fatte di spontanea volontà all’apice della mia carriera, sono state inutili. Perché ho dovuto sacrificare la mia vita, quella della mia famiglia, il mio lavoro, la mia carriera? Per quale motivo? Per ricevere continue minacce, come i sette proiettili che mi hanno fatto ritrovare sulla macchina? Per vedere ancora crollare delle opere e vedere gli imputati o i condannati fare carriera? Io a questo non ci sto e lo griderò sino alla fine. Il testimone di giustizia deve essere tutelato, deve essere protetto. Invece ancora stiamo a lesinare sulla protezione. Il sottoscritto ha denunciato la camorra, ha bloccato appalti per milioni di euro. Ma uno che rompe le uova nel paniere alla camorra e ai colletti bianchi è un uomo che può vivere senza protezione? Può vivere una vita tranquilla? Se allora è così me lo scrivessero su un pezzo di carta, così me ne farò una ragione.    

 


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