Mese: gennaio 2019

#recensioni IO HO DENUNCIATO

GRAZIE di CUORE Monica
#lettrice #iohodenunciato #storiavera
Adoro leggere lo sai e quando inizio un libro lo finisco sempre anche se non è scorrevole nei contenuti ed è difficile da farmi mantenere l’attenzione su di sé. Devo farti i miei complimenti. In ogni frase che leggevo avevo la scena nella mente come le immagini di un film. Ho dato un volto ai luoghi, ai personaggi, alle situazioni. L’ho vissuto insomma. E quando l’ho terminato mi è quasi dispiaciuto. La storia del testimone di giustizia è, come quella di Lea e di altri tdg che ho imparato a conoscere tramite te, toccante e a tratti sconfortante. Storie di persone che hanno detto basta alle estorsioni, ai ricatti, alla mafia ma che in alcuni momenti si sono sentiti abbandonati dallo stato ma non hanno mollato e nel caso di Valerio, hanno vinto riscattando la propria vita. La propria libertà. Un messaggio positivo che spero possa servire a non abbassare la testa e diventare vittime di questa cultura mafiosa. Denunciare. Denunciare sempre avendo il coraggio e la forza di sfidare la mafia. Bellissimo messaggio. Complimenti.

IERI & OGGI! #primolevi

IERI & OGGI! 

#primolevi#shoah#27gennaio#olocausto#pernondimenticare#schifosinazifascisti#tenerealtalaguardia #disumanità

Ieri

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947.

Oggi

INTERVISTA Radio Galileo

#iohodenunciato

INTERVISTA Radio Galileo
Umbria e Lazio
domenica 27 gennaio 2019, ore 11:30
conduce: Emanuele Bellicci

Per ascoltare in STREAMING (clicca qui)

IO HO DENUNCIATO

LA DRAMMATICA VICENDA DI UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA ITALIANO

IO HO DENUNCIATO è un romanzo che racconta il dramma di un  imprenditore siciliano che , per anni , subisce l’arroganza criminale di due clan di Cosa nostra: usura , estorsioni , violenze fisiche e morali . La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere . 

IO HO DENUNCIATO racconta il dramma dei testimoni di giustizia (vittime di mafie), ispirato ad una storia realmente accaduta , un racconto che fruga tra i sentimenti , le paure e le fragilità dell’uomo , devastato dal cancro mafioso che , pur calpestato , privato di ogni bene e messo al tappeto , trova il coraggio e la forza di reagire e di denunciare ; contro lo sfruttamento , l’usura , l’estorsione e il ricatto c’è una sola via d’uscita: la denuncia .

Il tema trattato è scottante . L’informazione sui testimoni di giustizia è scarsa e nell’immaginario collettivo , spesso , la figura viene confusa , a volte con precisa intenzione , con quella dei collaboratori di giustizia , i cosiddetti pentiti . Due categorie completamente diverse . Lo Stato italiano , come forse mai nella storia , sprona il cittadino a denunciare e si prodiga con competenza e serietà alla sua protezione .

Ma cosa succede quando si denuncia? Quali sono le procedure? Quali le rinunce , gli obblighi , i rischi e le privazioni?

IO HO DENUNCIATO è un viaggio nei meandri dell’anima di un uomo che trova il suo riscatto nella giustizia e nella legalità grazie alla magistratura.

DISPONIBILE online su:

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LIBRERIA UNIVERSITARIA.it (clicca qui)

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UNILibro.it

Librerie UBIK

A breve disponibile nelle maggiori LIBRERIE italiane.

Data di uscita: gennaio 2019

Pagine: 152

Copertina: morbida

Editore: Romanzi Italiani

ISBN: 9788827864258

Il Veleno del Molise a #TeleMolise

AMBIENTE & INQUINAMENTO
TeleMolise, 18 gennaio 2019

«Queste schifezze accadono da troppo tempo ormai! Il popolo non è più una puttana…» #Rimbaud


MOBY DICK, TeleMolise, ore 21:00
Tutela ambiente e salute, contrasto eco-mafie e sviluppo. Sono i temi legati all’ambiente in discussione nella puntata di questa sera.


OSPITI IN STUDIO:
Daniele Colucci, magistrato; Paolo De Chiara, giornalista – scrittore; Alfonso Mainelli, Area Matese; Giuseppina Negro, delegata WWF per il Molise; Pasquale Lollino, centro azione Giuridica di Legambiente e Riccardo Vaccaro, comitato discoli del Sinarca contro il Gasdotto Larino – Chieti.


Interventi esterni: Antonio Tedeschi, consigliere regionale dei popolari per l’Italia; Carlo Fucci, procuratore capo di Isernia; Stefano Ciafani, presidente Nazionale di Legambiente e Nicola Cavaliere, assessore regionale all’Ambiente.

Intervista RadioRid

INTERVISTA TELEFONICA 

#iohodenunciato#giovedì#17gennaio#paolodechiara#enzoguarnera#beppeconvertini#radiorid #96.8

IO HO DENUNCIATO

LA DRAMMATICA VICENDA DI UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA ITALIANO

di Paolo De Chiara

IO HO DENUNCIATO. Giovedi 17 gennaio 2019, alle ore 11:00, «RadoRID» dedicherà uno speciale spazio sul tema della legalità, un tema purtroppo quanto mai attuale, ma soprattutto si parlerà dei testimoni di giustizia. Durante la diretta radiofonica, interverranno l’autore Paolo De Chiara che presenterà il suo ultimo romanzo «IO HO DENUNCIATO», la vicenda drammatica di un testimone di giustizia italiano e l’avvocato penalista Enzo Guarnera del foro di Catania, entrambi impegnati nel settore della legalità. Il programma sarà condotto da Beppe Convertin.

Vi aspettiamo! Non mancate!!
#iohodenunciato #intervistatelefonica #paolodechiara #radiorid #tdg#lamafiaèunamontagnadimerda #romanziitaliani #nuovolibro

http://www.iohodenunciato.it

IO HO DENUNCIATO #libro

Un imprenditore italiano subisce, per tanti anni, l’arroganza criminale da parte di due clan di Cosa nostra: usura, estorsioni, violenze fisiche e morali. La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere. Dopo una fortissima crisi interiore e un profondo senso di smarrimento denuncia gli aguzzini mafiosi. L’uomo entra in un mondo totalmente sconosciuto, viene trasferito in località protetta insieme ad una parte della sua famiglia. Anni di privazioni, difficili da sopportare. Estirpato dal suo territorio, perde il contatto con la sua terra, con i suoi amici, con il suo mondo lavorativo. Deve far perdere le sue tracce, diventare invisibile per scampare ad una condanna a morte sancita dai criminali senza scrupoli. Una vita da recluso, per aver compiuto il proprio dovere. I continui trasferimenti in diverse città italiane mettono a dura prova le sue certezze. Lo smarrimento, la destabilizzazione, la disperazione cominciano a convivere quotidianamente con la sua nuova vita.     

Le accuse del testimone contro i clan sono devastanti per l’organizzazione: arresti, processi, condanne, dopo un lungo travaglio e un percorso pieno di ostacoli, disseminati non solo dagli uomini del malaffare.

Esiste un abisso tra i testimoni di giustizia e i collaboratori: sono due figure completamente diverse. I cosiddetti ‘pentiti’, termine senza alcun tipo di significato, hanno fatto parte delle organizzazioni criminali e nella maggior parte dei casi sono degli assassini sanguinari che hanno deciso di “saltare il fosso” per motivi di mero opportunismo, legato alla riduzione della pena inflitta; i testimoni, al contrario, sono dei cittadini onesti, senza legami con le mafie: hanno denunciato per l’alto senso di giustizia e legalità. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato con mano, hanno subìto. Hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

IO HO DENUNCIATO è una rappresentazione realistica delle tante problematiche riferite e denunciate da chi ha speso la propria vita nella lotta contro il male. La vicenda umana raccontata tocca le corde più delicate della sua esistenza: la disperazione, le paure, le incertezze, le pressioni, i rapporti con la famiglia, con gli amici, con i parenti. I legami lavorativi distrutti. La scelta forzata di abbandonare la propria terra, provando a costruire con fatica una nuova esistenza, completamente slegata dalla precedente. Il testimone scivola velocemente in un vortice infernale, perde la sua dignità, la sua identità e la sua libertà.

Una vita devastata, reinventata, pianificata, studiata a tavolino.

La storia narrata nel libro IO HO DENUNCIATO, liberamente ispirata alla vicenda realmente accaduta all’imprenditore italiano, è stata scritta per raccogliere il grido disperato d’aiuto, per far emergere le positività ma, soprattutto, le tante difficoltà che devono affrontare e subire i testimoni di giustizia italiani, assieme alle loro famiglie; per migliorare un sistema che presenta carenze significative nella salvaguardia di chi ha denunciato le mafie; per portare molte altre persone a denunciare.

È un dovere testimoniare, ma è un diritto essere tutelati e rispettati. Il protagonista ha vinto la sua battaglia, è riuscito a guadagnarsi la sua libertà. Ma quanti mancano ancora all’appello?

sito: iohodenunciato.it

mail:iohodenunciato@virgilio.it

IL SITO: http://www.iohodenunciato.it/

DISPONIBILE online su:

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LIBRERIA UNIVERSITARIA.it (clicca qui)

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UNILibro.it

Librerie UBIK

A breve disponibile nelle maggiori LIBRERIE italiane.

Data di uscita: gennaio 2019

Pagine: 152

Copertina: morbida

Editore: Romanzi Italiani

ISBN: 9788827864258

Odio gli indifferenti

Antonio Gramsci
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città.
Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti. E’ la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; e ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza» e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non e tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non e altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non é responsabile.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che e successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano cosi la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi da noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli
indifferenti.

Antonio Gramsci, «La Città Futura», 1917

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