Day: 13 gennaio 2020

Tangenziale Craxi

«Se fosse stato davvero un grande statista, avrebbe affrontato i processi, sarebbe stato un collaboratore di giustizia, avrebbe contribuito in maniera decisiva al risanamento etico e giuridico della classe politica italiana. Invece è fuggito ed ha vissuto i suoi ultimi anni in latitanza, eludendo le leggi del suo Paese. Non è stata persona di cui essere orgogliosi», parola di Tinti. Nel Paese senza memoria è giusto ricordare anche le parole dell’ex procuratore Borrelli: «È indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa a un personaggio che è morto da latitante».

di Paolo De Chiara

Con il film Hammamet di Gianni Amelio ricompare prepotentemente il falso mito di Bottino Craxi. Tutto infarcito dalle vuote e insensate parole, con annessi lamenti delle persone, ideologicamente, a lui più vicine. Ovviamente si ritenta, come accade troppo spesso nel Paese senza memoria, la strada della riabilitazione dell’ex presidente del Consiglio italiano. E dopo vent’anni iniziano le vecchie litanie: un vero statista, un uomo di rispetto, l’affare Sigonella. Bisogna riabilitare Bettino.

«La riabilitazione anche se postuma e tardiva è positiva, se non si vogliono modificare i percorsi storici», affermò – in occasione del decennale – un membro della segreteria nazionale del Psi. Ma quali sono questi “percorsi storici”?

Bottino Craxi è stato condannato, in via definitiva, a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai e 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Per “morte del reo” gli altri processi sono stati estinti. Per lui tre condanne in appello (3 anni per la maxitangente Enimont, finanziamento illecito; 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel, corruzione, 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione, bancarotta fraudolenta, Banco Ambrosiano; una condanna in primo grado prescritta in appello per All-Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo). Probabilmente il riferimento è al “percorso storico” delle tangenti del condannato e fuggitivo Craxi. Resterebbe un altro percorso, quello dei soldi finiti nei conti svizzeri. 40 miliardi di lire sui conti personali. Proprio un bel Bottino.

Nel 2010, su un quotidiano molisano (ormai defunto, di ciarrapichiana memoria), appare un esplosivo (per le risate) editoriale: «Purtroppo la storia, madre di vita, ha due terribili handicap: il primo, che riabilita i suoi protagonisti solo dopo decenni e il secondo che permette a coloro che hanno tradito di essere in qualche modo protagonisti di questa azione e così sta avvenendo con quello che fu il presidente del Consiglio che si oppose all’allora presidente degli Usa Reagan per l’affaire Sigonella». Ma per questo “atto eroico”, una vergogna per il nostro Paese, non basta certo la riabilitazione o l’intitolazione di una strada o di una piazza. Molto meglio la beatificazione. Anzi, siccome parliamo di uno statista (e che statista), è d’uopo, una santificazione. Un bel biglietto da visita per il Paradiso (un termine che ritroviamo sempre nella bocca di questi falsi credenti), che potrebbe aprire a Bettino la strada per nuovi affari, tra i beati e i santi. Tangenti per le anime. Vuoi accedere nell’alto dei cieli? Ci pensa il tuo santo socialista.

È giusto. Il condannato per corruzione e finanziamento illecito deve essere ancor di più rivalutato. Anche perché in Italia è diventato un esempio. Il carisma ladruncolare è stato ampliato a dismisura, in tutti i settori della società. Oggi, se non rubi, non sei nessuno. E, quindi, da latitante e fuggitivo deve poter occupare il posto più alto. Tra i “protagonisti” della Storia. Quella di Tangentopoli. «Dove sbagliò allora, si potrebbe chiedere un ventenne di oggi?». Per la corruzione? Macchè. «Nel fidarsi di coloro – secondo l’editoriale, scritto per offrire felicità e risate gracchianti – che prima andarono in ginocchio a chiederli un passepartout e poi lo pugnalarono alle spalle, come nella migliore tradizione italiana, complice un esercito di ex sessantottini ben infiltrati strategicamente nelle istituzioni». Si legge, però, nella sentenza All-Iberian, confermata in Cassazione: «Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari. Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti». Ecco lo statista italico. «Se fosse stato davvero un grande statista, avrebbe affrontato i processi, sarebbe stato un collaboratore di giustizia, avrebbe contribuito in maniera decisiva al risanamento etico e giuridico della classe politica italiana. Invece è fuggito ed ha vissuto i suoi ultimi anni in latitanza, eludendo le leggi del suo Paese. Non è stata persona di cui essere orgogliosi», parola di Tinti. Nel Paese senza memoria è giusto ricordare anche le parole dell’ex procuratore Borrelli: «È indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa a un personaggio che è morto da latitante». Ma bisogna pur chiuderla questa ignobile vicenda all’italiana, è necessaria una soluzione definitiva. Intitolate una lunga “tangenziale” al condannato e latitante Craxi. A futura memoria. Una “tangenziale”, via Hammamet, per permettere il pellegrinaggio nei luoghi dove ha latitato il corrotto Bottino.

da WordNews.it

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