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Covid19 e Sanità: «Un atto di criminalità politica»

INTERVISTA al penalista siciliano Enzo Guarnera: «La nostra Costituzione stabilisce che il diritto alla salute è un diritto fondamentale, intangibile. Una classe politica, trasversalmente, da trent’anni a questa parte, ha messo in atto una politica che ha depotenziato le strutture pubbliche, che sono quelle che garantiscono il diritto alla salute a tutti i cittadini. Se come classe dirigente depotenzio quelle strutture che servono a garantire il diritto alla salute, politicamente, compio un atto criminale».

Covid19 e Sanità: «Un atto di criminalità politica»

di Paolo De Chiara

«Il 10 agosto 2009, l’assessore alla sanità della Regione Siciliana, Massimo Russo, firmò un dettagliato piano per le pandemie in Sicilia. Si tratta di un piano molto articolato, che doveva essere messo in atto da tutte le aziende sanitarie, a cura dei manager e dei vari assessori succedutisi negli anni. Nulla è stato fatto. Questa è la tipica “notitia criminis”. Credo sia il caso che se ne occupino tutte le Procure della Repubblica competenti per territorio». Siamo partiti da questo post dell’avvocato siciliano Enzo Guarnera (foro di Catania), scritto sulla propria pagina Facebook, per capire cosa è successo in questi anni in Sicilia. Il penalista, molto famoso nel suo ambiente per il suo impegno per la diffusione della cultura della legalità e per il suo passato politico (è stato per due legislature deputato, con “La Rete” dell’Assemblea regionale siciliana), è molto attivo sui social. Oggi, per le minacce di morte ricevute, vive sotto scorta. Lo abbiamo avvicinato per capire il suo pensiero sui maggiori temi di attualità di quest’ultimo periodo: dalla situazione siciliana alla sanità, dall’azione del governo al protagonismo di alcuni politicanti nostrani. «Undici anni fa la Regione siciliana ha approvato un dettagliatissimo piano per la prevenzione e l’intervento, qualora arrivassero, delle pandemie. Credo che siano almeno 50 pagine di piano. Individua una serie di compiti, da parte di tutte le aziende sanitarie, con i responsabili, con tutte le attività che bisogna fare in sede preventiva. In modo che, qualora si fosse presentata una disgrazia, come quella attuale, le strutture sanitarie dell’isola sarebbero state già pronte a intervenire. Questo piano è stato redatto su volontà dell’assessore di allora, Massimo Russo, un ex PM della Procura di Palermo, e fu inviato a tutte le realtà apicali dell’isola. Ognuno aveva un compito da eseguire».

Che fine ha fatto questo piano?

«È rimasto sulla carta e lo è ancora. Se si fossero approntate, in questi undici anni, tutte quelle strutture che il piano prevedeva, probabilmente, oggi in Sicilia non avremmo avuto quei problemi che abbiamo, anche se rispetto ad altre realtà in Italia il problema è minore. Però il problema esiste».

Di chi sono le responsabilità?

«La responsabilità non è soltanto politica. Il decreto della regione ha forza di legge, è un atto del governo e va attuato. Chi non l’ha fatto ha commesso, a mio giudizio, il reato di omissione di atti di ufficio. Ma se si trova, ed è un problema di accertamento investigativo, un nesso di causalità tra la mancata applicazione del decreto della Regione con i casi di coronavirus che si sono verificati in Sicilia e con i contagi, evidentemente, c’è una responsabilità penale più grave. Parliamo di pandemia colposa. Questo è un aspetto che, ovviamente, ipotizzo ed è compito delle varie Procure accertare. Se questa mia ipotesi ha un fondamento, essendo una omissione messa in atto da tutte le aziende sanitarie, sarebbero interessate tutte le Procure dell’isola per competenza territoriale, sicuramente tutte le provincie. E poi bisogna vedere se all’interno delle aziende ci sono altri responsabili. Ho sollevato un problema, vediamo se qualche Procura si pone il tema e decide di approfondire. L’approvazione del piano è stata confermata dal presidente della Regione dell’epoca Raffaele Lombardo. Nessuno ha pensato di tirare fuori dal cassetto questo piano».

Come si sta affrontando l’emergenza nella sua Regione?

«Credo che si stia affrontando un po’ come in altre regioni».

Cosa intende?

«C’è un’ansia di protagonismo che io non comprendo, c’è una gara quasi, tra alcuni presidenti a chi è più bravo, a chi dice le cose più belle, a chi fa gli interventi più utili. Purtroppo Musumeci non è alieno da questa logica, come se facesse una gara con i suoi colleghi del nord, in particolare il presidente Fontana, il presidente Zaia. Ognuno tira fuori una cosa, a integrazione delle disposizioni del Governo quasi per dire “voi fate questo, ma io sono più bravo”. Si seguono gli umori dell’opinione pubblica. Ad esempio, Musumeci è passato da una fase nella quale era ancora più restrittivo nelle sue determinazioni a un’altra fase, nella quale adesso comincia a dire che bisogna aprire qualcosa, bisogna ripartire, bisogna incentivare il turismo. Ma è la stessa logica che personaggi minori hanno seguito, penso ad esempio al sindaco di Messina, ma penso anche a qualche parlamentare nazionale. La vicenda di Salvini è emblematica. A distanza di pochi giorni, una volta si deve chiudere e una volta si deve aprire, secondo gli umori che percepisce nell’opinione pubblica. La politica fatta così, non è seria. Non ha scenari complessivi, non ha razionalità, si cerca soltanto il consenso. Qualunque situazione viene utilizzata strumentalmente in prospettiva, questo significa che i problemi non si affrontano in maniera frazionale, si pensa sempre alla prossima elezione. E questo, purtroppo, è avvenuto anche in Sicilia, dove ci sono vari candidati in questo momento, in pectore, nel centrodestra, per le prossime regionali. C’è Musumeci che pensa di ricandidarsi, anche se disse che questa era la sua ultima esperienza politica; c’è De Luca, questo sindaco macchiettistico di Messina che avrebbe velleità simili. E, quindi, c’è questa battaglia, con altri parlamentari regionali che sgomitano per avere visibilità. È chiaro che in questa situazione si perde di vista l’interesse collettivo».

Rimaniamo su De Luca. Nei giorni scorsi si è registrata la polemica sul funerale del fratello di un personaggio vicino alla criminalità organizzata celebrato a Messina. Lei che idea si è fatto?

«Un funerale anomalo rispetto a quello che, in base alle disposizioni, doveva avvenire. La prima responsabilità è della Curia, in questo caso al parroco che avrebbe dovuto dire che in questo momento funerali non se ne possono fare. Il parroco, invece, ha celebrato il funerale in chiesa, con la presenza di parenti. E questo non è consentito dalle normative. Questo è il primo errore. In molte realtà la chiesa locale ha ancora difficoltà a seguire le indicazioni del Papa, nel contrastare duramente certi ambienti. Magari per paura, per timidezza. Gli emuli di Don Abbondo abbondano. Il parroco ha dimostrato debolezza. Poi c’è stato un corteo. Trenta o cento persone? Il problema non è questo, il corteo non si poteva tenere. È impensabile che il sindaco di Messina, così attento, così munito di droni con la sua voce tonante e insultante, non abbia saputo, non si sia accorto che c’era questo funerale, questa cerimonia in chiesa. Evidentemente anche qui c’è lo stesso discorso fatto per il parroco. Nei confronti di alcuni ambienti vi è un certo timore. Certi ambienti possono essere pericolosi. Quando il sindaco nel suo intervento giustificatorio tentò di sminuire la portata del funerale ottenne il ringraziamento dei parenti. Questa è una cartina di tornasole, perché i parenti devono ringraziare il sindaco. Questa tolleranza è stata gradita dai parenti. Tutte queste cose caratterizzano non solo la Sicilia, ma tutto il meridione d’Italia. Un timore, un’attenzione nei confronti di zone, di ambienti della società che possono anche tornare scomodi se vengono contrastati. E allora faccio finta di non sapere. La zona grigia è molto ampia nel nostro Paese e riguarda molti fenomeni legati alla criminalità. Una zona grigia fatta da persone che tollerano, che chiudono gli occhi, che fanno finta di non sapere. Questa è la zona grigia peggiore, dove la criminalità può maggiormente prosperare».

Lei, in un suo post su Facebook, richiamando l’articolo 32 della Costituzione, ha scritto: “Nel 1981 in Italia, negli ospedali pubblici, vi erano 530 mila posti letto; nel 2017 si erano ridotti a 191 mila posti letto. Contemporaneamente sono aumentati i finanziamenti e le convenzioni in favore delle strutture sanitarie private. Le cronache giudiziarie hanno rivelato che, in parallelo, i fenomeni di corruzione in questo settore hanno subito una impennata. Formigoni uno degli ultimi esempi. Tale progressiva riduzione è stata operata da tutti i governi, sia di centrodestra (negli ultimi 20 anni Forza Italia, Lega, Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia) che di centrosinistra (Ulivo, Progressisti, PD, Rifondazione Comunista, cespugli vari). Non esito a definirli, tutti, criminali politici”. Cosa intende quando dice “criminali”?

«Politicamente è criminale non attuare in pieno il diritto alla salute previsto dalla nostra Costituzione. Questo è un atto di criminalità politica. La nostra Costituzione stabilisce che il diritto alla salute è un diritto fondamentale, intangibile. Una classe politica, trasversalmente, da trent’anni a questa parte, ha messo in atto una politica che ha depotenziato le strutture pubbliche e gli ospedali, che sono quelle che garantiscono il diritto alla salute a tutti i cittadini, soprattutto a quelli meno abbienti, ai poveri, agli emarginati, perché sono questi soggetti che vanno tutelati secondo i principi costituzionali. Se come classe dirigente depotenzio quelle strutture che servono a garantire il diritto alla salute agli ultimi, politicamente, compio un atto criminale. A parte il fatto che disattendo, nei fatti, un principio costituzionale. Questo significa per me politicamente criminale. Poi, è anche doppiamente criminale, sempre dal punto di vista politico, e potrebbe anche non esserlo solo dal punto di vista politico, perché le somme che ho distolto alla sanità pubblica le ho stornate per riversarle nella sanità privata convenzionata, che trae profitto. Una sanità che, in parte, pesa anche sulle tasche dei cittadini e che può essere accessibile, soprattutto quella di eccellenza, soltanto ai cittadini ricchi. Si evidenzia, di fatto, una discriminazione quasi classista. Ecco perché è doppiamente criminale. Una scelta fatta da tutti, centrodestra e centrosinistra».

Come giudica le restrizioni contenute nei vari decreti emanati?

«Confuse. Credo che bisognava avere maggiore rapidità e maggiore chiarezza. I cittadini non sanno più quali sono. Fra provvedimenti del presidente del consiglio e decreti legge del Governo è difficile orientarsi, perché non si sa se quello che arriva dopo è ad integrazione o in sostituzione di quello precedente. Se ho questa difficoltà io, che di mestiere faccio l’avvocato, figuriamoci il cittadino normale. Questo Governo, per carità, si è trovato improvvisamente ad affrontare una crisi non prevista, anche se il Ministero poteva prevedere un piano contro le pandemie. Oggi c’è una grossa difficoltà. Questa proliferazione, adesso, di enti, di gruppi di studio e di lavoro rischia di appesantire. C’è un po’ di fatica, in questo momento, da parte del Governo. Conte fa quello che può, ma non è il massimo. Questo Governo non è il massimo, ci sono ministri messi a caso. Non basta essere avvocati o docenti universitari per essere in grado di governare un Paese».

Lei parla di “ministri messi a caso”. Fino a qualche mese fa il Ministero dell’Interno era rappresentato da Salvini. Lei è molto critico con il leader della Lega. Perché?

«Il leader leghista è un grande mistificatore politico. Una persona che, intanto, non ha mai lavorato, ha solo vissuto di politica: dai consigli comunali al consiglio regionale, dal parlamento europeo al parlamento nazionale. È una persona senza cultura istituzionale. Una persona che ha una grande bramosia di potere personale. Nei momenti particolari lui ha rivelato la sua vera natura. Una persona che, in una democrazia parlamentare, dice “voglio i pieni poteri” rivela la propria indole».

Che tipo di indole?

«Antidemocratica e assetata di potere personale. Diffido di queste persone, che hanno una grande voglia di avere il potere comunque, che esprimono un narcisismo. Una patologia della personalità. Diffido dai narcisisti. Persone prive di umiltà, della capacità di capire gli altri, privi di alcuni valori come la solidarietà, l’attenzione verso gli ultimi. Diffido di chi utilizza strumentalmente le emozioni e la pancia del popolo. Questi sono quelli che aspirano ad essere dittatori. Per me gli uomini sono tutti uguali e tutti hanno gli stessi diritti. Per me i primi dodici articoli della Costituzione rappresentano il faro, dovrebbero essere il faro per chi fa politica. Invece no, questa Costituzione viene, a mio giudizio, abbondantemente dimenticata, messa da parte. Salvini, in questo momento, è l’emblema di tutto ciò che non dovrebbe essere uno statista. Una persona che non vorrei mai che fosse a capo del Governo. Tutto sommato questo Governo, con tutte le critiche che posso fare, è il male minore. Resta il grande tema del cambiamento della politica in questo Paese. L’unico politico che ho apprezzato è stato Enrico Berlinguer, una persona perbene. Il futuro possiamo costruirlo con i giovani».

da WordNews.it

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