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L’Isola felice e i suoi statisti

MOLISE. Oggi qualche invidioso grida allo scandalo. Ma come si permettono questi sindacalisti-comunisti? Il piccolo Molise è un’isola felice. Un’isola Beata. Mettetevelo nella testa. E su questa isola sperduta, da trent’anni, governano veri statisti che hanno sempre pensato al bene dei molisani. Troppo facile criticare, ma voi cosa ne sapete? La classe dirigente è degna di questo nome. Qui tutto va bene, Madama la Marchesa. In Molise la sanità pubblica non serve: un ospedale e due mezzi ospedali bastano. Ci sono altre strutture, private, che avanzano pure. Oggi i molisani devono ringraziare gli statisti che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni. Una lapide ci vorrebbe. A futura memoria. “Qui giace lo statista tal dei tali. Poche differenze con i precedenti. Solo continuità e passione sfrenata per il suo territorio. Mi raccomando non cambiate, o molisani, continuate a scegliere a cazzo”.

L’Isola felice e i suoi statisti

di Paolo De Chiara

È troppo facile lamentarsi. Magari spaparacchiati sul divano, con le pantofole e con una birra ghiacciata in mano. Troppo facile tuonare critiche tra un rutto e l’altro. Chi ha giustamente votato questi sGovernatori, veri e propri statisti, ha pensato al bene di tutti i molisani. Diciamolo chiaramente: in Molise si vive bene, c’è un popolo timorato di Dio (secondo un assessore del passato, detto Vitagliano), si mangia bene e ci sono risorse che fanno invidia ai principi reali. La Sanità è perfetta, le tasse sono basse, i trasporti funzionano alla grande, i treni partono e arrivano in orario. E i giovani cervelli, con entusiasmo, restano in questa terra. Il Molise è una terra fertile, è la terra promessa per le giovani generazioni. Perché la classe dirigente è adeguata e non specula sulla vita delle persone. Gli esempi sono innumerevoli e chi dice il contrario è in perfetta malafede. Vergognatevi, brutti mascalzoni. Andate a lavorare, comunistacci, invece di rompere i cabbasisi. E senza l’appoggio dei sindacati, che sono una iattura per i vostri diritti.  

Abbiamo avuto grandi statisti: uno meglio dell’altro. I molisani non hanno la memoria corta. Loro ragionano, valutano, meditano, vagliano, soppesano e poi scelgono il meglio. Der meglioIn Molise funziona così. Mai una scelta è stata sbagliata. Tutte sono state fatte per un motivo. O per tanti motivi. Hanno vinto sempre loro e continueranno a farlo. I grandi statisti della cosa pubblica. Qui Regna chi vale, non chi bara. Lunga vita a loro. Ai Re, ai Vicerè, ai vassalli e, forse, alla plebe.    

Qualche sciacallo, approfittando della pandemia, vorrebbe cavalcare l’onda. Ma tutti dobbiamo pensare solo ed esclusivamente ai bollettini di guerra che ogni giorno i nostri cari politici ci sottopongono. Presuntuosi da quattro soldi. Questo è il tempo della commozione generale, non c’è spazio per le polemiche strumentali e distruttive. Tanto non prenderete mai il posto occupato dalle loro natiche profumate. Le vostre puzzano, non sono degne e adeguate per occupare gli scranni del potere. Puzzoni. Fatevene una ragione e fatevi un bidè. E continuate pure a criticare. Le vostre parole si perdono nell’aria, se le porta via il vento. E voi resterete, come è sempre successo, con la bocca aperta. Come inutili idioti.

Ogni questione è buona per tentare di fare polemica. Nemmeno quei poveri anziani, definiti dei pacchi postali, buttati da un luogo all’altro, sono stati estromessi. Sciacalli. Rispettate queste persone che sono la storia della nostra comunità. Gli spostamenti notturni sono stati autorizzati dai nostri bravi e belli statisti.

Ma chi ha causato questa situazione? Chi è politicamente responsabile? Le responsabilità sono soltanto politiche? O ci sono responsabilità che vanno cercate all’interno delle gabine elettorali? Che domande faziose. Dopo questi condottieri cosa volete di più? Hanno degnamente rappresentato Palazzo Muffa in questi anni. Abbiamo avuto il nostro Imperatore, il caro sindaco-presidente-onorevole-senatore (oggi consigliere regionale) Michele Iorio. Come siete ingrati. Come Caligola ha permesso l’ingresso in consiglio regionale di tanti cavalli. Anche di tanti somari. Sempre bestie sono. Rispettabilissime, lavorano molto, ma sono anche testarde. E, a volte, scalciano. 

Lunghi anni di Impero regionale all’insegna della bellezza e della meritocrazia. Solo i più bravi hanno rappresentato le degne istituzioni regionali. Solo i più bravi sono stati posizionati nel mondo della sanità pubblica. Ecco, le feroci critiche sono arrivate sempre dai peggiori, da chi chiedeva immeritatamente. E nulla ha ottenuto. Giustamente. Bisognava preservare una Regione. E l’obiettivo è stato raggiunto: le mafie non sono mai arrivate, il territorio è rimasto immacolato. La gente vive bene e le malattie particolari sono solo nella testa degli esaltati. Volevano pure il Registro dei Tumori questi sprovveduti. A cosa serve se, in Molise, non esiste alcuna forma di inquinamento? Ma si sa, l’ingratitudine è la cugina degli opportunisti. Ecco perché qualcuno ancora sparla. Buffoni!

Non sono mancati i giornalisti disinformati. Di fuori Regione ovviamente. Addirittura nel 2010 un cronista del Corriere della Sera, un certo Sergio Rizzo, scriveva: “È forse accettabile che una Regione di 320 mila abitanti investa milioni per avere sedi diplomatiche a Roma e Bruxelles? È forse accettabile che paghi un numero di dipendenti otto volte superiore, in proporzione, a quelli della Lombardia? O che i politici regionali siano retribuiti più del governatore di uno Stato americano?”. Balle stratosferiche, secondo i nostri rappresentanti. Mai smentite. Non serve. Il potere precostituito deve pensare a lavorare per il bene della massa votante. Le smentite fanno perdere tempo. L’importante è instaurare la convinzione nelle menti dei sostenitori fedeli. E nonostante gli straordinari risultati l’Imperatore è stato sostituito. Anche per colpa di una magistratura politicizzata. Sempre molto presente in questa piccola Regione, insieme a una Corte dei Conti che ha sempre contato i peli nel deretano dei salvatori della Patria.

Pure gli storici hanno le loro responsabilità. Per un certo Nicola TranfagliaLa situazione del Molise è particolarmente disastrata. Per fortuna in Italia non è dovunque così. Altrove ci sono altre Regioni in cui le condizioni non sono queste. Sia per l’opposizione che per la maggioranza. Qui, evidentemente, c’è un particolare disastro anche per quanto riguarda il maggior partito del centro-sinistra”. Era il 2010. Ma il passaggio sul centro-sinistra è storicamente accertato. In Molise non c’è mai stata una opposizione che si è opposta alle scelte grandiose. Una opposizione totalmente inutile e dannosa. 

Nel 2019 un esponente di estrema destra, per prendere il posto del Comandante minimo, arrivò a dire: “Nel Molise abbiamo una grossa emergenza della politica con la ‘p’ maiuscola, del fare politica per la gente e per i progetti che riguardano il nostro territorio e non per se stessi e per le proprie clientele di potere.  Abbiamo un’occupazione del potere in modo capillare. Vedo come gestiscono e perché hanno tutti questi voti. Siamo di fronte a un’emergenza che fa paura, che indigna”. Un vero e proprio tiro Mancini.  

Dieci anni dopo cosa è cambiato? Ma nulla deve cambiare. Il Gattopardo non si abbatte con la fionda scassata. Loro hanno giustamente cambiato le giacchette. Ma son rimasti quasi gli stessi. Faccioni rassicuranti, menti stupefacenti. La matita, nella cabina elettorale, è stata sempre usata nel modo migliore.   

I molisani non si sono mai accontentati. E si sono affidati a Frattura. Un uomo, un imprenditore, un genio della politica. Una garanzia. Anni di splendore. Ecco come si deve fare per gestire la cosa pubblica. Eliminare tutte le bandiere colorate e utilizzare tutte le risorse politiche possibili per governare in santa pace. Hanno tentato di ostacolarlo. Avrebbe voluto lasciare un ricordo della sua azione politica a Campochiaro. Ma quei cittadini indisciplinati non hanno compreso la portata epocale di quelle centrali a Biomasse. Mica come gli isernini che hanno un grandioso Auditorium, che vale quasi 60 milioni di euro. Un’opera faraonica, degna del capoluogo di provincia. Peccato che alcune proteste non hanno permesso di completarlo ancora. Ma le opere incompiute sono le più belle. Profumano di passione.

Oggi il Molise sta continuando la sua stagione esaltante. Un certo Toma, conosciutissimo nell’ambiente politico mondiale, che tomo tomo e cacchio cacchio, con il vessillo della Regione tra le mani, sta conducendo la sua battaglia. Per i molisani, ovviamente. Se ne infischia delle critiche dei soliti noti. Frustrati e schierati. Lui è umano. Piange, si commuove durante i collegamenti istituzionali. E chi lo attacca affermando che è “politicamente inutile” deve solo Vergognarsi. Lui, il Toma, va avanti per la sua strada. Ignora anche le parole dei suoi alleati. Ma come si permette un consigliere di maggioranza a definire il presidentissimo “inadeguato politicamente”? Si dimetta questo scarabeo.

“In una Regione di 320 mila abitanti – disse una volta un magistrato della DDA – si aspetta il proprio turno. Oggi tocca a me, domani potrebbe toccare a te”. Ecco, continuate ad aspettate il vostro turno. Con la matita in mano. 

da WordNews.it

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