Giorno: 30 giugno 2020

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

INTERVISTA al presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica: «Il diritto alla salute è sparito. I commissari sono stati creati per distruggere la sanità pubblica». Sul Covid: «Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale». Sui parlamentari 5Stelle: «Non riesco a giudicarli positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata. Mi ha fatto cadere le braccia. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia».

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

di Paolo De Chiara

«La sanità molisana è in uno stato di abbandono». Queste le parole utilizzate dal dott. Italo Testa, presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica di qualità. Il tenace professore che da qualche anno si è messo in testa di opporsi e di contestare le scelte discutibili della politica molisana su un settore molto delicato. Per il suo impegno, in passato, ha ricevuto anche pesanti minacce di morte, ma non ha mai arretrato di un millimetro. Lui, medico in pensione, ha un sogno: la sanità pubblica deve tornare ad essere di qualità. Anche in Molise. Lo abbiamo intervistato in un momento particolare per la sanità molisana, dove le contraddizioni – già denunciate negli ultimi anni – sono emerse anche grazie all’emergenza Covid.

Ma qual è la situazione attuale?

«Ci sono tre Ospedali residui in Molise: il “Cardarelli” di Campobasso, il “Veneziale” di Isernia e il “San Timoteo” di Termoli. Tutti e tre sono stati utilizzati come ospedale Covid e, quindi, chiusi per le altre specialità, con l’aggravante che già prima della patologia virale erano già molto sotto, sotto, sotto organico a causa del blocco del turnover che dura da 12 anni».

Con la legge Grillo si sono riaperti i concorsi.

«Avevano riaperto la concorsualità anche per le zone che erano in debito sanitario, ma non sono stati espletati».

Per quale ragione?

«Con la scusa che la gente non vuole venire nel Molise».

Perché la gente non vuole venire nel Molise?

«In effetti venire nel Molise diventa una scelta difficile».

Perché?

«Con il rischio di chiusura degli ospedali chi è che ci viene a lavorare se poi, dopo un anno, se ne debbono andare. Già i molisani se ne vanno tutti per la situazione che c’è. Molti medici molisani li ritroviamo ovunque, anche ad alti livelli. Gente capace che se ne è dovuta andare perché qui non trovava sfogo. Man mano che veniva depauperata la sanità pubblica si avvantaggiava notevolmente quella privata accreditata. Una situazione di grossa difficoltà, soprattutto dopo la chiusura dell’ospedale di Venafro e dopo la chiusura dell’ospedale di Larino. L’ospedale di Agnone è stato depauperato di tutti i servizi, ha solo il nome di ospedale di zona disagiata, ma non ha quei servizi. Nonostante tutto questo, compresa la riduzione del Cardarelli, dove il POS di Frattura (nei giorni scorsi è stato clamorosamente bocciato dalla Corte Costituzionale l’art.34 bisnda) aveva stabilito che ci dovevano essere due posti letto di malattie infettive, gli unici letti in tutta la Regione Molise».

E con il virus cosa è successo?

«Nel Molise per fortuna abbiamo avuto un numero limitato di decessi. Sono 22 decessi su 300mila abitanti, non è che siano proprio pochi. E c’è stata anche una grossa moria degli anziani. Molti sono morti a casa e non sappiamo come, ma sicuramente non sono andati in ospedale».

Perché non sono andati in ospedale?

«Perché gli ospedali erano chiusi, erano aperti solo per le urgenze. Anche per le urgenze i malati preferivano rimanere a casa, piuttosto che correre il rischio di andarsi a prendere il Covid19 che era considerata una condanna a morte sicura per un anziano o per un malato. C’è stata una presa di posizione dei cardiologi molisani, anche come associazione cardiologica italiana. Sono aumentati i morti per infarto perché non volevano andare in ospedale e si mantenevano i loro problemi cardiaci. Quindi c’è stata anche questa aggiunta. La disposizione di chiusura dei ricoveri e degli ambulatori per altre patologie era derivata da questo, che gli ospedali generali pubblici erano diventati tutti ospedali covid».

Secondo lei come è stata gestita questa emergenza dalla politica regionale?

«Male».

Che intende?

«È stata colta all’improvviso e non si è preparata adeguatamente a difenderci da questa situazione e, quindi, l’errore è stato proprio quello di convogliare tutto nell’ospedale generale. C’era stata un’altra grossa problematica italiana, ovvero quella di stabilire di chiudere tutti i piccoli ospedali, puntando sull’ospedale generale grande che doveva fare le grandi cose e questo ospedale generale grande si è dimostrato un gigante dai piedi d’argilla. Con il covid è crollato l’ospedale, come ospedale generale. L’altra patologia è stata disconosciuta. Ovunque, non solo in Molise. Parliamoci francamente…».

Prego…

«Con questa linea politica, partita con Berlusconi, è stata proseguita da Renzi, quindi dal Pd con Gentiloni, hanno pensato di chiudere i piccoli ospedali puntando sull’ospedale unico, come hanno cercato di fare qui nel Molise. Senza sapere che nelle situazioni gravi, come quelle del Molise, se metti un ospedale e la gente non riesce a raggiungerlo quella struttura non esiste».

Il covid ha insegnato qualcosa? La sanità pubblica molisana è preparata per una eventuale emergenza?

«No. Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale da covid. Sappiamo ormai, sia dall’andamento delle epidemie ma soprattutto dall’andamento delle pandemie, che queste situazioni non si esauriscono in tre mesi. In poco tempo riescono ad essere attutite per questioni ambientali, per questioni climatiche. Però ritornano, specialmente le pandemie. Girano tutti i continenti e siccome la terra è diventata piccola, ritornano. Come stanno ritornando in Corea, come stanno ritornando in Sud Corea. Sembravano esaurite, ma stanno ritornando. In Italia, purtroppo, tornerà. E se si vuole ripetere lo stesso errore di non isolare questi malati in ambienti specifici, chiuderanno di nuovo gli ospedali. In Molise si sta discutendo da mesi se fare una struttura isolata oppure farla nel “Cardarelli”, come è stato fatto fino ad ora».

Qual è la ratio di queste discussioni?

«Campobasso vuole mantenere l’ospedale unico. La teoria dell’ospedale unico fa comodo al “Cardarelli”. Fa comodo avere l’ospedale unico perché così si è sicuri che l’ospedale resta unico nel Molise. Questo è l’errore più grave che ci possa essere. Anche se metti un padiglione a parte dove ci metti i malati, l’ambiente è sempre quello. Devono arrivare questi soldi da Roma e se l’ospedale pubblico covid non si fa, chi lo fa?»

Chi lo fa?

«Il privato. In Molise la situazione è drammatica, questa discussione che si sta facendo sull’ospedale unico covid a Larino e misto covid al “Cardarelli” è una cosa incomprensibile ai più».

La sanità in Molise è commissariata da tanti anni. Lei come giudica l’azione di questi commissari?

«I commissari sono stati creati apposta per distruggere la sanità pubblica. Un disegno strategico statale. Il commissario era il governatore, al quale erano stati affiancati dei funzionari ministeriali come subcommissari con l’obbligo della firma e del controllo. In 12 anni ci sono stati cinque subcommissari e un co-commissario, non dobbiamo dimenticare che nell’ultimo periodo di Iorio (già sGovernatore del Molise, nda), con il governo MontiBalduzzi era ministro della Sanità, fu mandato il commissario Basso con lo scopo di fare un nuovo piano per risanare il bilancio. Questo piano non si è saputo che fine abbia fatto. È stato pubblicato ed è stato ritirato. Dopodiché fu eletto Frattura (penultimo sGovernatore del Molise, nda). C’è una grossa responsabilità dei Governi che collimava con la volontà dei commissari di gestire la sanità da soli. Tutti i funzionari dovevano fare quello che diceva il commissario. Noi adesso sappiamo che le somme che venivano pagate dai molisani per l’aumento dell’Irpef non venivano versate sul conto della sanità per ridurre il debito, ma venivano usate per pagare altre cose».

Ad esempio?

«Tipo anche i mutui che non dovevano essere pagati con quei quattrini».

Le responsabilità, quindi, non sono soltanto della politica regionale?

«No, anche dei Governi che si sono succeduti. Pensiamo, ad esempio, che il POS Frattura, con due posti letto di malattie infettive per tutta la Regione, è stato approvato con legge dello Stato, durante il governo Gentiloni. Questo ci offre la misura di quella che è la volontà. Il mio timore è che il Pd al Governo continui con questa linea. Non vedo nessun ritorno verso il pubblico».

Qual è l’obiettivo politico?

«La privatizzazione spinta verso il sistema assicurativo. Con una parvenza di sanità pubblica, che c’è sempre stata. Il diritto alla salute conquistato con legge è sparito completamente. Adesso, nei contratti di lavoro, anche dei metalmeccanici che sono la categoria più tosta dal punto di vista sindacale, hanno accettato di avere invece dell’aumento salariale la copertura assistenziale. E poi il datore di lavoro è anche azionista dell’assicurazione. Sono somme che vengono date, ma non sono pensionabili».

E l’attività del vostro Forum come prosegue?

«Stiamo lottando da anni per cercare di riportare, puntando sulla ripresa dei concorsi, il personale. In questi dodici anni sono stati dati gli incarichi temporanei e questo è un modo per tenere sotto ricatto le persone. Non possono parlare. ‘Se non sei di ruolo io ti cambio’, questo è accaduto».

È possibile invertire questa situazione?

«La Regione Molise può chiedere, come è stato fatto per la Calabria, una legge che annulli il debito sanitario la cui responsabilità, in gran parte, ricade sui Governi che si sono succeduti. Questo è il primo passaggio e su questo si è convinto anche il commissario Giustini».

Quali sono i successivi passaggi?

«Ridimensionare, come stanno chiedendo in altre regioni italiane, il privato convenzionato e ridare ossigeno al servizio pubblico. I danni sono stati a causa della privatizzazione. La gente ha capito».

Cosa potrebbero fare i cittadini? Quale potrebbe essere il loro ruolo?

«I cittadini dovrebbero muoversi anche loro. La gente teme che molti che predicano e portano avanti certe iniziative pensino poi a presentarsi alle elezioni».

È una cosa negativa?

«La gente coglie il sospetto che il fine sia soltanto personale e non generale».

Ma la gente è brava, poi, a scegliere il meglio nella cabina elettorale?

«Dopo la parentesi Frattura è successo un fatto importante. Il Molise ha tirato fuori quattro parlamentari, i molisani hanno spostato il loro voto sui Cinque Stelle, azzerando tutti gli altri partiti. Un risultato c’è stato, la gente ha risposto. Poi è chiaro che sono corsi ai ripari per le regionali, il potere è grosso. C’è stata questa situazione. Noi possiamo giudicare l’azione degli eletti, ma la gente ha dimostrato che c’è un cambiamento».

Come possiamo giudicare l’azione politica dei nuovi eletti in Parlamento?

«Non riesco a giudicarla positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Tra di loro non sono d’accordo. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata, allo stesso livello. Mi ha fatto cadere le braccia. Non si rendono conto che finanziano direttamente la sanità privata accreditata e una parte del fondo sanitario dato al privato, circa il 24%, va al profitto e non alla cura. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia fatta dalla ministra Grillo».

Sulla sanità ha registrato un impegno da parte dei parlamentari molisani?

«No, non c’è stata alcuna risposta. Quando è tornato al Governo il Pd, che ha grosse responsabilità, non so se ha cambiato idea sulla sanità convenzionata. Altrove stanno ancora parlando dell’ospedale unico. Non si sono pronunziati, non hanno chiarito sulla sanità privata e su quella pubblica. Non ho sentito una parola in questa direzione».

Lei che idea si è fatto?

«Esistono dei grossi poteri forti».

Può fare un esempio?

«Molta della sanità privata, ad esempio, è confessionale, fa capo al Vaticano. Il Vaticano è l’ago della bilancia di quello che succede nel Comune di Roma. L’intervento del Papa fece cadere il sindaco Marino, perché era un personaggio scomodo. Con la Raggi il Vaticano non è intervenuto».

Prima lei ha nominato il commissario Giustini, come giudica il suo operato in Molise?

«Si è trovato in una situazione difficile. Non mi voglio schierare, come Forum, sulla venuta di un commissario esterno. Giustini ha capito la situazione molisana e ha capito che se non si esce dal debito il Molise non avrà un futuro sanitario. Lui si è trovato con il governatore che remava contro, con la struttura che remava contro. Si è trovato isolato in questo ambiente».

Quali saranno i prossimi impegni del Forum?

«Abbiamo iniziato un’attività un po’ più larga di quella molisana. Siamo stati tra i promotori di un Comitato sanitario nazionale colloquiando con gli altri comitati delle altre regioni che andavano nella direzione nostra, subendo il disturbo di altri comitati che erano impegnati su un terreno limitato».

Perché lei, come presidente del Forum molisano, non partecipò alla manifestazione romana in difesa della sanità pubblica?

«Non partecipai alla manifestazione che si fece a Roma perché non era chiaro l’intento. Si chiedevano le stesse cose che voleva Toma e si chiedeva l’abolizione del commissario esterno e però, gli organizzatori, erano per la sanità pubblica. Dove era la logica in tutto questo? Adesso c’è la posizione sull’ospedale di Larino che deve essere ospedale completo, non solo covid, ma non riesco ad accettare questa posizione così massimalista. Per me il covid non è una scusa, ma una preoccupazione».

da WordNews.it

Covid19, per il virologo Tarro: «il virus è destinato alla scomparsa»

INTERVISTA. Ci sarà il tanto annunciato colpo di coda? Dobbiamo attendere un ritorno della pandemia? Giulio Tarro, professore di fama mondiale, ci offre il suo punto di vista: «Abbiamo assistito ad una serie di bugie, una dietro l’altra. C’è stata sempre una tendenza a dire cose non vere per bloccarci. Mantenendo questa situazione di terrorismo, a loro modo, mantengono le loro sedie». E le mascherine? «In questo momento non sono di nessuna utilità».

Covid19, per il virologo Tarro: «il virus è destinato alla scomparsa»

di Paolo De Chiara

Lo avevamo contattato tempo fa, in piena emergenza Covid, ed era stato chiaro: «Certamente bisogna cambiare mentalità e bisogna cambiare, soprattutto, chi ci governa». Parole pronunciate dal professore Giulio Tarro, virologo di fama mondiale, già primario dell’Ospedale Cotugno di Napoli.

Il “figlio scientifico” del professore Albert Sabin, lo scienziato polacco che riuscì a sconfiggere la poliomelite.

Ma oggi cosa è cambiato rispetto a qualche mese fa?

«Lo avevo già annunciato che sarebbe andata a finire così».

Così come?

«Siamo entrati nella stagione quasi estiva e, quindi, il virus sta completando la sua curva epidemiologica, cosiddetta gaussiana, in base, soprattutto, alla buona stagione, al sole con i suoi raggi ultravioletti a cui il virus non resiste più di sei o sette minuti al mare o in montagna o altrove. Certamente è destinato alla scomparsa».

Possiamo stare tranquilli?

«Senza dubbio, anche perché sono i dati che contano alla fine. I dati ci dicono questo».

Molti suoi colleghi parlano, anche in maniera insistente, di una seconda ondata. Lei cosa ne pensa?

«Se sono quei colleghi che dicevano che all’inizio di febbraio non ci sarebbe stato un solo caso in Italia oppure, eventualmente, gli stessi che dicevano che praticamente ci sarebbe stata l’epidemia maggiore a giugno… allora cosa vuole che le dica? (risata) Sono dei pessimi predittori».

Ma ci sarà questa seconda ondata?

«Se noi come popolazione abbiamo fatto gran parte di anticorpi difficilmente il virus potrà circolare».

Per la questione delle scuole cosa possiamo aggiungere?

«Chi se ne occupa deve essere all’altezza della situazione, altrimenti dobbiamo mandare loro a scuola».

A cosa si riferisce? Cosa bisogna fare per essere all’altezza della situazione?

«Dovrebbero fare dei corsi, innanzitutto, di educazione. Debbono avere la capacità di trattare con i bambini, con i ragazzi, con i giovani. Determinate situazioni, chiamiamole psicologiche, vanno tenute in conto per prime, non successivamente».

Per quanto tempo ancora dobbiamo portare queste mascherine?

«Francamente la mascherina andava portata inizialmente, come si è sempre detto, per evitare di spargere il virus, semplicemente per i contagiati. E per gli operatori sanitari che erano a contatto con i pazienti. Per il resto, come dire, è tutto un eccesso».

Per quale ragione?

«È legato al fatto che l’Italia è diventata produttrice di mascherine. Alcune industrie hanno diversificato, per così dire, ed ovviamente le mascherine vanno per tutti. È diventata quasi una moda».

Ma qual è la loro utilità?

«Nessuna».

C’è stata speculazione dietro questa pandemia?

«Anche in maniera esagerata. Dalle mascherine a tutto il resto. C’è stata questa volontà di determinare sempre, diciamo, il panico con i bollettini di guerra, che hanno inciso proprio sul quel sistema immunitario che dovrebbe essere preservato. Poi aggiungiamo queste notizie continue. Ognuno può avere uno stile di vita che, certamente, non è necessariamente corretto. Lo stress provoca l’abbassamento dello stato immunitario, fondamentale non solo in riferimento al coronavirus ma anche per quanto riguarda le infezioni e la trasformazione cellulare.»

È stata gestita nel migliore dei modi questa situazione?

«Penso che sia stata gestita così come è stata gestita all’inizio».

Può spiegare meglio?

«Siamo stati la prima Nazione a bloccare i voli con la Cina, dimenticando però che bastava andare direttamente alla Malpensa o a Fiumicino. Si poteva andare in tutte le altre Capitali del Mondo. E sotto questa falsa riga hanno continuato. Come per il livello di informazione, in particolare, pubblica. Abbiamo assistito a una serie di bugie, una dietro l’altra».

Qualche esempio?

«Era importante seguire la ricerca israeliana, ovvero isolare gli anziani e far circolare il virus tra i giovani. Ancora più importante è quello che hanno fatto i tedeschi, che hanno avuto una mortalità al di sotto dell’1%. Hanno usato subito la sieroterapia e quando, addirittura, sono passati nella seconda fase e in Italia si è parlato subito di aumento dei contagi. Una bugia. Sia perché non era vero, bastava chiamare la Germania, ma soprattutto era una bugia stupida perché ci vuole il tempo di incubazione perché possano aumentare i contagi. Come in questo caso, c’è stata sempre una tendenza a dire cose non vere per bloccarci. Mantenendo questa situazione di terrorismo, a loro modo, mantengono le loro sedie».

Professore, a che punto siamo con la sieroterapia in Italia?

«La sieroterapia, per giunta, è stata approvata anche negli Stati Uniti e in Inghilterra. È già stata approvata dalla nostra federazione del farmaco. Fortunatamente, in questo momento, c’è stato meno bisogno visto che le terapie intensive si sono svuotate. Però, in ogni caso, è importante perché è l’unica terapia specifica per questa malattia».

Sanità pubblica o sanità privata?

«C’è stato un momento in cui l’Italia ha occupato il primo posto a livello mondiale, in particolare, per la sanità pubblica. Poi si è cominciato, dalla fine degli anni Novanta, a dimezzare tutti i posti letto delle terapie intensive e poi ci siamo trovati, ovviamente, di fronte a questa epidemia senza fare niente. A gennaio i francesi avevano raddoppiato i posti letto e noi abbiamo aspettato marzo, in piena epidemia.

Quando, per una epidemia di tipo influenzale che anziché svolgersi nell’arco di sei mesi si è concentrata in poche settimane, è crollato anche il fiore all’occhiello italiano, che era quello della Lombardia, con Milano capitale».

Un fiore all’occhiello sopravvalutato?

«I conti si fanno i conti alla fine. Ovviamente era sopravvalutato».

da WordNews.it

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