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Salvatore Borsellino: «Paolo ucciso per la Trattativa»

ANTICIPAZIONE. «La mafia era il nemico che mio fratello combatteva e quando in guerra si viene ucciso dal nemico è una cosa quasi normale. Non è normale, invece, che si venga uccisi dal fuoco che ti arriva dalle spalle. Gli assassini di Paolo sono dentro lo Stato.»

Salvatore Borsellino: «Paolo ucciso per la Trattativa»
Ph Patricia & Guido Di Gennaro

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«Mio fratello è stato condannato a morte da pezzi deviati dello Stato. E il suo comportamento, negli ultimi giorni della sua vita, ne è un chiaro esempio.

Paolo non solo sapeva che sarebbe stato ucciso ma sapeva chi aveva deciso di ucciderlo, chi non lo avrebbe protetto, ed erano proprio quei pezzi dello Stato che avrebbero dovuto assicurare la sua sicurezza.

Pietro Giammanco non gli comunica neanche che è arrivato a Palermo il tritolo che poteva servire per lui. Paolo, negli ultimi giorni della sua vita, si comporta proprio come un condannato a morte. Saluta i suoi amici come se, appunto, non dovesse vederli più. Lo vedo come una persona che non solo sa che deve essere ucciso, ma è rassegnato ad essere ucciso. La sua fiducia nello Stato è venuta a crollare, perché sa che dall’interno, da pezzi deviati dello Stato, è arrivata la sua condanna a morte. E si comporta in questa maniera.»

Salvatore Borsellino, WordNews, agosto 2020 

(La prima parte dell’intervista, realizzata dal direttore Paolo De Chiara, è programmata per domani, lunedì 24 agosto 2020)

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