Categoria: Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo

LEA GAROFALO, la Testimone di giustizia abbandonata dallo Stato e bruciata dalla ‘ndrangheta

SPECIALE LEA GAROFALO. UNDICI ANNI DOPO – Il 24 novembre del 2009 il clan Cosco mette le sue mani sporche su una fimmina calabrese. Una donna, nata in un contesto mafioso, che mai aveva commesso reati. In vita abbandonata dallo Stato (ma non solo), bruciata in un bidone dalla ‘ndrangheta e inserita, erroneamente, tra i collaboratori di giustizia.

LEA GAROFALO, la Testimone di giustizia abbandonata dallo Stato e bruciata dalla 'ndrangheta
Lea Garofalo, la testimone di giustizia abbandonata

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una
grande amarezza. Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.
L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla post-fazione (Il Coraggio di dire No, 2012 e 2018) di Enrico Fierro

Lea Garofalo è una fimmina ribelle calabrese, una donna che non ha girato la testa dall’altra parte, che l’ha alzata davanti ai mafiosi vigliacchi.

Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. All’età di otto mesi, nel 1975, la prima tragedia: viene ammazzato a colpi di lupara suo padre Antonio, il boss di un paesino in provincia di Crotone.

Nel 2005 tocca a suo fratello Floriano, detto Fifì, il boss dei petilini a Milano, il contabile del clan. Checché ne dica l’ex ministro dell’Interno Maroni (addirittura chiese una puntata riparatrice alla Rai per rispondere a una denuncia dettagliata sulla presenza delle mafie nell’Italia settentrionale). Le mafie al Nord ci sono e fanno i loro sporchi affari da quarant’anni.

Lea Garofalo nasce in questo contesto criminale: con la morte del padre inizia la faida con i Mirabelli, l’altra famiglia mafiosa di Pagliarelle, una piccola frazione di Petilia Policastro (Kr). Sono gli anni della prima guerra di ‘ndrangheta che toccherà tutta la Calabria.

I vecchi boss, che si pisciano nelle mutande, vengono sostituiti dai nuovi capi bastone. Sul mercato sono prepotentemente apparse le sostanze stupefacenti, il grosso business dell’epoca che permetterà alla mafia calabrese di fare il salto di qualità e di trasformarsi nell’organizzazione criminale più forte al mondo, oggi, capace di mercanteggiare direttamente con i cartelli colombiani e di avere il monopolio in Europa per il traffico di cocaina.

Anche a Pagliarelle si spara. E si uccideranno per molto tempo, sino agli anni ’90. Quindici anni di faida, quindici anni di sangue. La nonna di Lea, davanti ai morti ammazzati della sua famiglia, ripeterà in continuazione: «il sangue si lava con il sangue».

Ma la giovane Lea è diversa, non è fatta di quella pasta. Incontra un piccolo e insignificante guappo di paese, Carlo Cosco. E si innamora.

Una mera illusione per la giovane donna, intenzionata ad affidare il suo cuore nelle mani di un uomo (in questo caso, di un quaquaraquà). Ma commette un grave errore: il guappo non ha sentimenti, è solo una bestia assetata di sangue e potere.

Lui sfrutterà l’amore della donna, la figlia del boss ammazzato e la sorella del contabile Fifì, per tentare la scalata criminale, per conquistare la piazza di spaccio milanese, in via Montello.

Un comprensorio, all’epoca, di proprietà dell’Ospedale Maggiore in mano alla ‘ndrangheta.

Trent’anni di anarchia criminale (spaccio di droga, omicidi, covo di latitanti, traffico di armi, locali affittati e venduti illegalmente agli immigrati), nella totale impunità, dove nessuno ha mai mosso un dito per riappropriarsi di una struttura pubblica.

Lea seguirà il suo uomo, il guappo diventato gregario di Fifì, proprio in via Montello.

Abbandona la sua terra per allontanarsi da un ambiente malsano. Ha una figlia piccola, Denise, concepita con il criminale dopo la tradizionale fuitina, da tutelare e proteggere.

Arriva nel comprensorio, ma la situazione non è affatto migliorata. Sembra di rivivere la faida di Pagliarelle. Non può uscire di casa, è succube del suo compagno violento. È costretta a subire la violenza animalesca della bestia, che conosce solo un linguaggio, e non è quello della ragione. Assiste anche a un omicidio, di un certo Antonio Comberiati, eliminato dai Cosco per completare la scalata criminale.

La donna decide di abbandonare il suo uomo, la sua “famiglia” e il covo mafioso. Prende sua figlia Denise e scappa. Ma una donna, secondo quella mentalità criminale, non può decidere con la propria testa. Comincia l’inferno per Lea Garofalo. Subisce due aggressioni durante i colloqui in carcere, dopo aver comunicato la sua definitiva decisione: il piccolo mafiosetto che colpisce senza pietà e due vigliacchi, il padre e uno dei fratelli, che guardano senza muovere un dito. 

La seguono, tentano continue mediazioni, anche il fratello boss prende posizione e la schiaffeggia in pubblica piazza. Tutti devono vedere, tutti devono sapere.

Ma sua sorella è calabrese, ha la testa dura, continua per la sua strada. Denise deve respirare un’altra aria.

Le bruciano tre macchine«Non mi volete far vivere in pace?»si confida con la sorella Marisa«Adesso vi sistemo io e dico tutto quello che so».

Capisce che l’unica strada da seguire è quella della Giustizia e si affida allo Stato. Incontra un magistrato, Salvatore Dolce, a Catanzaro («Dopo numerose minacce psichiche, verbali e mentali di denunciare tutti»scriverà nel suo memoriale nell’aprile del 2009«vengo ascoltata da un magistrato dopo un mese dalle mie dichiarazioni in presenza di un maresciallo e di un legale assegnatomi, mi dissero che bisognava aspettare di trovare un magistrato che non fosse corrotto dopo oltre un mese passato scappando di città in città con una figlia piccola, i carabinieri ci condussero alla procura della Repubblica di Catanzaro e lì fui sentita in presenza di un avvocato»e comincia a raccontare la sua storia, il suo dramma: parla della morte del padre, della faida di Pagliarelle, dei traffici e degli affari della sua famiglia, parla del fratello boss, degli affari dei Cosco, delle attività a Milano.

Svela ciò che non andava svelato e rompe il codice secolare della maledetta ‘ndrangheta. Diventa una collaboratrice di giustiziasenza aver commesso mai alcun tipo di reato.

Entra nel programma di protezione, dal 2002 al 2009: sette anni di tribolazioni. Le sue dichiarazioni non servono a nulla, non verrà mai istruito un processo.

In vita Lea Garofalo non viene ritenuta credibile. Anzi, viene definita una «pentita», una «prostituta», una «tossica». Il suo testamento, il memoriale scritto nel 2009, indirizzato al Capo dello Stato dell’epoca (Giorgio Napolitano, nda) e agli organi di informazione nazionali, verrà pubblicato solo dopo la sua tragica morte.

Non è mai stata aiutata da nessuno.

Negli anni della protezione cambia continuamente città, con sua figlia Denise è costretta a scappare da questi criminali che hanno deciso la sua condanna a morte. Durante il programma la protezione funziona. I tentativi dei Cosco, di mettere le mani sulla donna, risultano inutili. Ma questa nuova vita non soddisfa le esigenze delle due donne: sono anni difficili, pieni di sacrifici, non riescono nemmeno ad arrivare alla fine del mese.

A Bojano, in Molise, Lea chiama sua sorella e chiede di poter rientrare in Calabria. Svela la sua residenza protetta e viene cacciata, insieme a sua figlia, dal programma. Dopo un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato, le due donne, riacquistano la protezione. Per poco tempo.

Rientrano in Calabria, con il permesso della ‘ndrangheta, e dopo diversi anni, la donna ribelle, si rivede con il suo ex convivente Carlo Cosco.

Nella sua mente criminale c’è il piano, nato agli inizi degli anni 2000, per l’eliminazione della donna. Sta cercando l’occasione giusta per sopprimere fisicamente la madre di sua figlia. Denise sta frequentando il secondo anno delle superiori a Campobasso e decidono di ritornare in Molise per permettere alla giovane di terminare l’anno scolastico.

È Cosco che si preoccupa di tutto, sembra cambiato, diverso. Ma è solo una tattica, una strategia. Tramite un’agenzia immobiliare affitta un’abitazione nel capoluogo molisano, in via Sant’Antonio Abate, numero 58.

Le due donne, insieme al Cosco e alla madre, ritornano in Molise. Ma Lea non è autorizzata a dormire nella nuova casa, deve restare in macchina.  

Dopo diversi giorni, stanca di essere trattata peggio di una bestia, fa irruzione in casa e affronta la suocera, la madre del mafiosetto di provincia.

Campobasso, via Sant’Antonio Abate, 58 (ph Paolo De Chiara)

Il 5 maggio 2009, il clan Cosco mette in pratica il piano preparato qualche anno prima. Un falso tecnico della lavatrice si presenta nell’abitazione molisana. La fimmina calabrese si accorge che il soggetto non è adatto ad aggiustare l’elettrodomestico rotto. È solo un sicario inviato dal clan per raggiungere l’obiettivo stabilito: stordire la donna, impacchettarla con dei cartoni, nasconderla in un furgone (prestato da un cinese, titolare di un’attività commerciale in via Montello a Milano), trasportala in Puglia, in aperta campagna, interrogarla, ucciderla e scioglierla nell’acido.

Secondo i magistrati di primo grado nel furgone parcheggiato davanti all’abitazione di Campobasso è presente un fusto con 50 litri di acido.

Il piano fallisce.

Miseramente.

Lea e Denise riescono ad avere la meglio. Sembrano dei dilettanti questi Cosco.

L’appuntamento con la morte è solo rinviato.

Il 24 novembre 2009, a Milano, dopo altri innumerevoli tentativi falliti, sei uomini si scagliano vigliaccamente contro una donna. Lea viene allontanata da sua figlia Denise, la fimmina che ha rotto il maledetto codice secolare della mafia calabrese deve morire.

La uccidono brutalmente in un appartamento. Per questi vigliacchi non basta, devono cancellare anche il suo corpo, che viene bruciato in un bidone in provincia di Monza.

Il luogo del delitto, San Fruttuoso – Monza (ph Paolo De Chiara)

Alla fine del primo grado di giudizio (30 marzo 2012), senza il corpo della donna, i magistrati parlano (e lo scrivono nelle motivazioni della sentenza) dei 50 litri di acido utilizzati per cancellare ogni traccia della donna.

Sei ergastoli: Carlo, Giuseppe e Vito Cosco, Rosario Curcio, Carmine Venturino e il falso tecnico della lavatrice Massimo Sabatino.

Tra il primo e il secondo grado si registra il colpo di scena. Uno dei soggetti condannati all’ergastolo diventa collaboratore di giustizia. Venturino (ritenuto dai magistrati parzialmente credibile), l’ex fidanzatino di Denise, utilizzato dal padre per controllare la figlia, offre la sua versione.

Lea Garofalo non è stata sciolta nell’acido. È stata uccisa a colpi di pugni, poi strangolata, poi trasportata in un magazzino a San Fruttuoso (Monza) e bruciata in un bidone.

Il bidone della morte (archivio Tribunale di Milano)

In un tombino – tre anni dopo la morte – verranno ritrovati 2.810 frammenti ossei della donna. Non riconosciuti con l’esame del DNA, ma utilizzando una vecchia lastra dentaria di Lea. Fornita da sua figlia Denise.  

Hanno distrutto una vita e un corpo, ma non sono riusciti a cancellare la memoria di una eroina che ha avuto la forza e il coraggio di dire No.

La fimmina calabrese ha vinto la sua battaglia: il clan è stato annientato con gli ergastoli. Nel secondo grado (29 maggio 2013) viene riformata parzialmente la precedente sentenza.

Quattro ergastoli: Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino; venticinque anni di reclusione per il collaboratore di giustizia Venturino e un’assoluzione per Giuseppe Cosco, detto Smith).

Il 18 dicembre del 2014 la Cassazione ha messo la parola fine, respingendo i ricorsi dei condannati. Denise, la figlia con lo stesso coraggio di sua madre, vive in località protetta, lontana da tutti e da tutto.

Oggi, Lea Garofalo, è ricordata in molte piazze, in molte città, in molte scuole. Perché la memoria, nel Paese senza memoria, è di vitale importanza.

Cimitero Monumentale, Milano (foto Paolo De Chiara)

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UNDICI ANNI DOPO. SPECIALE LEA GAROFALO

– LA LETTERAIl grido d’aiuto (inascoltato) di Lea Graofalo

– LE TESTIMONIANZE. «Lea Garofalo è una testimone di giustizia»

Leggi anche: 

– «Lea Garofalo è una testimone di giustizia»

 Il grido d’aiuto (inascoltato) di Lea Garofalo

– “Lea, in vita, non è stata mai creduta”

– «Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili»

– LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

– UNDICI ANNI DOPO

Lea Garofalo, undici anni dopo

Per non dimenticare Lea Garofalo
TESTIMONE DI GIUSTIZIA

#11annidopo #milano
#ilcoraggiodidireno #leagarofalo #ndranghetamontagnadimerda

Lea Garofalo, vera testimone di giustizia


LEA è stata lasciata sola, è stata abbandonata dallo Stato e dalle Istituzioni (e dalle Associazioni) di questo Paese.
Nessuno ha mosso un dito, prima. Nonostante la drammatica lettera dell’aprile 2009, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano e agli organi di informazione.
Viviamo in un Paese strano… succede sempre tutto dopo. Le persone si tutelano in vita, non si aspetta la morte per ricordare.
Nulla è stato fatto per salvare Lea dalla Schifosa ‘ndrangheta.
Anzi, è stata ritenuta ‘poco credibile’, una ‘pentita’, una ‘tossica’.
Questi i termini utilizzati da chi doveva proteggerla. Vergogna!!!

Bruciata a Milano il 24 novembre 2009.


#11annidopo
#leagarofalo #fimmina #sfidato #ndranghetaMontagnadiMerda #leavive
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello

MILANO. Cerimonia di intitolazione dei Giardini a Lea Garofalo in viale Montello.

Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
fonte sito Comune di Milano

Lo svelamento della targa di intitolazione del giardino di viale Montello, di fronte al civico 4, alla testimone di giustizia Lea Garofalo.

Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé, la coordinatrice di Libera Milano Lucilla Andreucci e il referente di Giardini in transito Vincenzo Strambio, la cui associazione gestisce il giardino dal 2011 per realizzarne uno spazio condiviso con finalità di aggregazione e inclusione sociale e promozione culturale. 

Presenti all’evento anche i ragazzi del presidio Libera Lea Garofalo, che hanno letto alcuni brani.

fonte sito Comune di Milano

PER APPROFONDIMENTI:

– «Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili»

– LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

– UNDICI ANNI DOPO

“Lea, in vita, non è stata mai creduta”

Marisa Garofalo ricorda la fimmina coraggio uccisa dalla ‘ndrangheta: «Mi fa rabbia vedere tante donne che festeggiano questa giornata. Non c’è niente da festeggiare». «Lea è stata una vittima di ‘ndrangheta, anche se la magistratura ha definito la sua morte un delitto passionale. Lo Stato non ha tutelato Lea».

Lea Garofalo

«A Lea non è mai stata offerta una mimosa e chi doveva offrirla, purtroppo, l’ha uccisa. Di mia sorella ho dei bellissimi ricordi: una ragazza molto solare, sorridente, fin da piccola molto combattiva. È stata sempre molto generosa e pronta ad aiutare tutti. A volte, però, penso anche alle cose brutte che mi raccontava. Tipo quando, dopo la fuoriuscita dal programma di protezione, subì il tentativo di sequestro a Campobasso ed era molto preoccupata. Ho sempre tentato di rassicurala, ma lei mi diceva sempre che queste persone (i Cosco, nda) erano pronte a fare tutto. Ci sono bei ricordi, ma anche pensieri brutti. Ad esempio, quando la vedevo stare male, perché aveva capito che l’avrebbero uccisa». Queste sono le parole di Marisa Garofalo, la sorella della fimmina calabrese, uccisa dalla ‘ndrangheta, nel novembre del 2009, a Milano. Dove  qualcuno ancora continua a dire che le mafie non esistono e che non fanno affari. Nella Giornata internazionale delle donne abbiamo voluto raccogliere il pensiero di un’altra donna combattiva che, oltre a costituirsi parte civile nei processi contro gli assassini di sua sorella, da diversi anni porta avanti la sua testimonianza, in tutto il Paese, per raccontare e far conoscere la storia di sua sorella. Nel Paese senza memoria è necessario continuare a ricordare. «Mi fa rabbia vedere tante donne che festeggiano questa giornata. Non c’è niente da festeggiare, non abbiamo nulla da festeggiare. Ricordo Lea tutti i giorni, non c’è una giornata in cui non penso a mia sorella. Festeggiare questa giornata è mancanza di rispetto per tutte quelle persone che sono state uccise».

Marisa Garofalo
Marisa Garofalo

Sono passati dieci anni dalla morte di una donna, che ha avuto il coraggio di rompere il codice secolare della ‘ndrangheta. Cosa è cambiato in questi anni nella sua vita?

«È cambiato quasi tutto, non si vive più la normalità. C’è sempre la preoccupazione che possa succedere qualcosa, personalmente non ho paura. Ma sono preoccupata per i miei figli. Alla fine ti ritrovi sola a combattere queste battaglie, perché anche gli amici più cari si allontanano, compresi i parenti che non sanno da che parte stare. Ma questo lo avevo messo in conto, come diceva sempre Lea. Già sapevo che, con la costituzione di parte civile, nel paese la gente si sarebbe allontanata. A me non interessa nulla, ho ritenuto di fare quello che ho fatto non solo perché era mia sorella, ma perché era giusto farlo».

Lei e sua madre, la signora Santina, vi siete costituite parte civile e grazie alla vostra testimonianza, sommata a quella di Denise, si è arrivati alla condanna degli assassini di Lea. Però, nei mesi scorsi, si è registrata una polemica, ripresa dagli organi di informazione. La Prefettura di Crotone ha bloccato il risarcimento accordato dai giudici milanesi. Lei cosa può aggiungere?

«Sì, in realtà è stata respinta la domanda per quanto riguarda il risarcimento. La Prefettura di Crotone afferma che non ho diritto al risarcimento in quanto avevo delle conoscenze delinquenziali. Ma questo non è assolutamente vero. Nella mia famiglia non c’è più nessuno: mio padre e mio fratello sono morti, lo stesso vale per i miei cugini e i miei parenti. Sono rimasta soltanto io. E, comunque, non ho nessuna conoscenza e nemmeno frequento queste persone nel mio paese. Se così fosse dovrebbero fare nomi e cognomi delle persone che frequento. Questa decisione mi ha fatto male, non hanno tenuto conto di quello che sto facendo. Non solo mi sono costituita parte civile, ma ogni porto la testimonianza di Lea in tutta Italia, racconto la storia di mia sorella anche, e soprattutto, ai ragazzi nelle scuole».

C’è un ricorso su questa decisione?

«In aprile ci sarà una prima udienza».

Lea è morta per salvare un’altra vita, quella di sua figlia Denise. Quali sono i rapporti con sua nipote?

«La motivazione principale è stata proprio quella di salvare Denise. Lea diceva sempre: io non voglio che mia figlia cresca con un padre ‘ndranghetista. Questa decisione è stata presa, soprattutto, per allontanare mia nipote da quell’ambiente criminale. Per quanto riguarda i rapporti con Denise devo dire che ci vediamo poco durante l’anno, facciamo tre o quattro incontri. Denise, per me, non è solo la figlia di Lea ma è anche mia figlia. L’ho sempre seguita, sin da piccola. Denise si faceva le vacanze estive a casa mia con i miei figli, mentre Lea era a lavorare. Per me c’è un affetto particolare e penso anche da parte sua, almeno per quello che ci scriviamo e ci raccontiamo ogni volta che ci incontriamo».

Come vive oggi Denise?

«Purtroppo vive sotto protezione, non è una ragazza libera. Se anche, a volte, mi scrive che vorrebbe stare insieme ai cugini e con noi, questo, purtroppo non è possibile».

Lea ufficialmente, secondo la sentenza definitiva che ha condannato i suoi aguzzini mafiosi, non è una vittima di mafia. Lei concorda con questa tesi?

«No, assolutamente. Non concordo perché Lea è stata una vittima di ‘ndrangheta, anche se la magistratura ha definito la sua morte un delitto passionale. Ma non sono mai stata d’accordo. Ci sono anche grosse responsabilità istituzionali che, purtroppo, nessuno pagherà mai. È una vittima di ‘ndrangheta e di femminicidio».

Lea è una vittima di Stato?

«Sì, perché lo Stato non l’ha tutelata a sufficienza. Non ha tutelato Lea come doveva fare. Lea non è stata mai creduta quando era in vita. È dovuta morire per essere credibile. Tanto è vero che dopo la sua morte ci sono state decine di arresti grazie alle sue dichiarazioni. È una cosa che fa rabbia, non si deve morire per diventare credibili».  

Ha avuto contatti, anche indiretti, in questi anni, con il maggiore dei fratelli Cosco, Giuseppe (detto Smith), assolto definitivamente dai giudici milanesi?

«Mai nessun contatto. L’ultima volta che l’ho visto è stato in Tribunale, durante le udienze del processo, erano tutti in gabbia».

Alcuni componenti della famiglia Cosco risiedono nel territorio dove lei vive?

«Sì, ci sta anche un fratello uscito dal carcere. C’è anche il padre».

Cosa pensa di Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise, oggi collaboratore di giustizia?

«Non l’ho mai ritenuto credibile al cento per cento. È stato doppiamente vigliacco: avrebbe dovuto collaborare fin dal primo momento e non aspettare la condanna all’ergastolo».

Lei, donna e madre, ha perdonato gli assassini mafiosi di sua sorella?

«No. Credo che non accadrà mai. Non ci sarà mai perdono per queste persone».

Il Coraggio di dire No… in Abruzzo #Lea

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! Ma proprio a tutti!

Una giornata intensa per ricordare #LeaGarofalo, una donna straordinaria.
#casoli con gli straordinari ragazzi, docenti e dirigenti; a #guardiagrele con la cittadinanza.

Insieme a Marisa, Tonino, Carlo e Massimiliano 📕 e tante, tantissime altre persone. Ancora grazie per questi momenti straordinari.
📕📕📕 AGENDE ROSSE 📕📕📕

Casoli, 7 dicembre 2019

Guardiagrele, 8 dicembre 2019

Lea, #10annidopo

Milano, 24 novembre 2009

Sono le 18:39 del 24 novembre 2009. E’ sera, c’è poca gente per strada. All’Arco della Pace, una telecamera di sorveglianza riprende una donna che cammina sul marciapiedi. Questo è l’ultimo momento in cui è documentata l’esistenza in vita di Lea Garofalo.

#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Per non dimenticare la fimmina calabrese che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

#Milano, 24 novembre 2009.
La sequenza è stata trasmessa da tutti i telegiornali, la videocamera piazzata nei pressi dell’Arco della Pace riprende gli ultimi istanti di vita di Lea Garofalo. È possibile vedere l’arrivo del Suv di Carlo Cosco e le due donne che salgono.
“Mio padre propose di andare a salutare i fratelli in viale Montello. Mia madre, dopo aver ascoltato la proposta, scese dalla macchina”.
Lo scudo di Lea, Denise, viene allontanato. Con una scusa Cosco accompagna la figlia dai suoi fratelli. Lea resta da sola. Continua a passeggiare, alle 18:30 telefona alla sorella Marisa, che non risponde. È a casa di un’amica, il telefono non prende. Alle 18:37 Cosco ritorna con la sua macchina. Lea sale e sparisce per sempre. Ore 18:39, è l’ultimo momento dell’esistenza di Lea che viene registrato. Dalle 20:00 il suo cellulare risulta irraggiungibile, spento. Morto.

da Libero Quotidiano #lea

IL CORAGGIO DI DIRE NO
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #10annidopo
Libero, 20 novembre 2019
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LEA è stata lasciata sola, è stata abbandonata dallo Stato e dalle Istituzioni (e dalle Associazioni) di questo Paese.
Nessuno ha mosso un dito, prima. Nonostante la drammatica lettera dell’aprile 2009, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano e agli organi di informazione.
Viviamo in un Paese strano… succede sempre tutto dopo. Le persone si tutelano in vita, non si aspetta la morte per ricordare.
Nulla è stato fatto per salvare Lea dalla Schifosa ‘ndrangheta.
Anzi, è stata ritenuta ‘poco credibile’, una ‘pentita’, una ‘tossica’.
Questi i termini utilizzati da chi doveva proteggerla. Vergogna!!!
#10annidopo
#leagarofalo #fimmina #sfidato #ndranghetaMontagnadiMerda #leavive
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

Il Paese del giorno dopo. #Lea

LEA è stata lasciata sola, è stata abbandonata dallo Stato e dalle Istituzioni (e dalle Associazioni) di questo Paese.
Nessuno ha mosso un dito, prima. Nonostante la drammatica lettera dell’aprile 2009, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano e agli organi di informazione.
Viviamo in un Paese strano… succede sempre tutto dopo. Le persone si tutelano in vita, non si aspetta la morte per ricordare.
Nulla è stato fatto per salvare Lea dalla Schifosa ‘ndrangheta.
Anzi, è stata ritenuta ‘poco credibile’, una ‘pentita’, una ‘tossica’.
Questi i termini utilizzati da chi doveva proteggerla. Vergogna!!!
#10annidopo
#leagarofalo #fimmina #sfidato #ndranghetaMontagnadiMerda #leavive
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

LEA, 10 anni dopo…

A DIECI ANNI DALLA MORTE…
…per non dimenticare LEA GAROFALO 
Milano, novembre 2009-2019
#workinprogress #ilcoraggiodidireno
https://paolodechiara.blog/leagarofalo/

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Martina Franca e Cisternino, Puglia

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Martina Franca, 9 marzo 2019
Con i favolosi ragazzi dell’Istituto Comprensivo ‘Chiarelli’.

e
#leagarofalo#ragazzi#scuola#giovani

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Cisternino, 9 marzo 2019
Con i cittadini e con i ragazzi dell’Ist. Comprensivo di Cisternino.


#leagarofalo#ilcoraggiodidireno#ndranghetamontagnadimerda

Il Coraggio di dire No in #Puglia


IL CORAGGIO DI DIRE NO
Martina Franca
Cisternino

#ilcoraggiodidireno #leagarofalo
#scuola #incontri #ragazzi #studenti #sapere
9 marzo 2019



PREMIO letterario “Uniti per la Legalità”

PREMIO letterario “Uniti per la Legalità”

3^ edizione- Sezione “narrativa edita”


III classificato “Il coraggio di dire No”, Paolo De Chiara (Targa – diploma e motivazione)

Radio Rai1 #IlCoraggiodidireNO

RAI RADIO1. Omicidio a Pesaro, ‘ndrangheta e Programma di Protezione. 
Domani su «Radio anch’io».
ore 9:05-9:30 

#intervento #tdg #ilcoraggiodidireno #leagarofalo #pesaro #testimonidigiustizia #radio #programma

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)
24 novembre 2018

– NOVE ANNI DOPO –

 
#ilcoraggiodidireno #leagarofalo 

#paolodechiara #ndrangheta #calabria #milano 

#ilsanguesilavaconilsangue

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone) 24 novembre 2018

manifesto lea petilia, nov 2018

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)
24 novembre 2018

– NOVE ANNI DOPO –

 
#ilcoraggiodidireno #leagarofalo 

#paolodechiara #ndrangheta #calabria #milano #molise #italia #tdg #ilsanguesilavaconilsangue

(TrediTre Editori, 2018)
Nuova Edizione Aggiornata

 

Per acquistare l’opera: https://goo.gl/zv311Z
++++ presto nelle librerie ++++

LA CAMORRA è una MONTAGNA di MERDA!!!

INCONTRO PUBBLICO
#camorravalangadimerda

manifesto 19 ottobre 2018

PER IL BENE COMUNE CONTRO LA CAMORRA!!!

#camorravalangadimerda

Somma Vesuviana (Napoli), 19 ottobre 2018

manifesto

 

FIRENZE LIBRO APERTO, 28 settembre 2018 #ilcoraggiodidireNo

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Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara, Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

PER ACQUISTARE IL LIBRO clicca qui
Treditre Editori
www.treditreeditori.it

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FIRENZE LIBRO APERTO, 28 settembre 2018
Presentazione del libro
IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo
la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
Nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO la casa editrice TrediTre Ed. ha presentato il libro “Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” (2018, Nuova Edizione Aggiornata).

“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”

Salvatore Dolce, DNA, 28sett2018, Firenze foto e frase.jpg

“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”
Salvatore DOLCE, Procura Nazionale Antimafia, FirenzeLIBROAperto, 28 settembre 2018 

#ilcoraggiodidireno #secondaversionememoriale #leagarofalo#ndranghetamontagnadimerda #firenze

Salvatore Dolce, DNA, 28sett2018, Firenze

IL CORAGGIO DI DIRE NO, Firenze Libro Aperto, 28 settembre 2018

libro antonia garofalo

treditre editori –  STAND 10

FIRENZE LIBRO APERTO

Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini

Presentazione del libro


Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo

 la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO, venerdì 28 settembre alle 17:00 Paolo De Chiara presenterà il suo libro Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Editori, 2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’autore esporrà tutte le novità contenute in questa edizione aggiornata, a partire da una seconda lettera autografa di Lea di cui è venuto in possesso in esclusiva e di cui nessuno era a conoscenza, e molti altri documenti, foto e interviste inediti.

Insieme all’autore avranno il piacere di dialogare con i lettori anche il magistrato Salvatore DOLCE (Procura Nazionale Antimafia) che per primo raccolse la testimonianza di Lea, e l’editrice Rita Genovesi.

 

«È la drammatica storia di una fimmina ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Però la giovane Lea è diversa, capisce che l’unica strada da seguire è quella della Legalità e si affida allo Stato, diventa Testimone di Giustizia consapevole che pagherà con la vita la scelta di sfidare la ‘ndrangheta:“….arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile”

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una grande amarezza.

Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.

L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postfazione di Enrico Fierro

 

 

Paolo DE CHIARA: giornalista, scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole.

Nel 2012 ha pubblicato Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Ed., Cosenza); nel 2103 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Ed., Cosenza), vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’; nel 2014 Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Ed., Roma); nel 2018 Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano (Sceneggiatura) e Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (nuova edizione aggiornata, Treditre Editori).

Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014.

 

Treditre Editori: casa editrice abruzzese indipendente NOEAP. Da anni pubblica narrativa, poesia e saggistica selezionando solo autori di indiscusso valore, sia conosciuti e apprezzati che esordienti. Molte delle opere sono state presentate con patrocini di spessore in importanti eventi letterari. Alcune vantano pre e postfazioni importanti (Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Antonio Petrocelli, Andrea Di Consoli, Enrico Fierro, Massimiliano Bruno, …) ed hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Treditre editori:  https://goo.gl/zv311Z         0863070986 – 3492523295

http://firenzelibroaperto2018.it/   – 

http://firenzelibroaperto2018.it/wp-content/uploads/2018/09/programma-fla-2018.pdf

locandina

ESCLUSIVA #leagarofalo

la seconda versione inedita del memoriale

+++ LA SECONDA VERSIONE INEDITA DEL MEMORIALE +++ 
dalla nuova edizione aggiornata del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (TrediTre Editori, 2018)

Qual è il memoriale originale? 
Lea Garofalo ha scritto due lettere? 


Per acquistare l’opera: https://goo.gl/zv311Z
#leagarofalo #memoriale #lasecondaversione

libro antonia garofalo

IL CORAGGIO DI DIRE NO al Libro Aperto, Firenze

locandina

FIRENZE LIBRO APERTO
28 settembre 2018
Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara e Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi. 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

liberi sula carta tavolino

“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

#civuolecoraggio Lea Garofalo, anteprima nazionale

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#civuolecoraggio è il leit motiv di quest’anno, ben rappresentato dal libro inchiesta di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no” dedicato a Lea Garofalo ‘la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta’ edizione nuova, aggiornata fino alla sentenza di Cassazione.

“Lea Garofalo è stata uccisa più volte nell’indifferenza totale. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati perché tutti noi abbiamo girato la testa dall’altra parte. Non bastano le commemorazioni se non cambiamo individualmente ogni giorno i nostri comportamenti.- ha concluso l’autore, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo Ilaria Rambaldi nel 2014 –  La mentalità mafiosa è quella che ci spinge a non avere rispetto per gli altri pensando di essere migliori. Prendo in prestito le parole di don Milani che si interessò dei ragazzi esclusi, giudicati miseri anche intellettualmente ‘Ogni parola che non imparerete oggi è un calcio in culo che prenderete domani.’ Quanti ancora ne stiamo prendendo? Abbiamo timore di acquistare prodotti di una determinata area del sud pensando sia lì la ‘terra dei fuochi’ e non ci rendiamo conto che tutta Italia è coinvolta dal ‘business della monnezza’, vale più dello spaccio! Hanno iniziato al Nord e pian piano sono scesi fino al Sud. Ci vogliono far credere che Ilaria Alpi  e Miran Hrovatin siano andati in vacanza a Mogadiscio! No, Ilaria Alpi viene ammazzata perchè capisce che c’è un traffico internazionale che riguarda armi e rifiuti tossici. Le mafie ci sono, anche se alla guerra oggi preferiscono gli affari.”

da FORMAT RIETI.it

Una storia coraggiosa, oscura e brutale: un libro che è anche un’inchiesta su #LeaGarofalo, la donna coraggiosa che sfidò la #ndrangheta e che, per questo, fu condannata a morte e braccata fino a che non venne tolta di mezzo. Solo dopo la morte fu possibile dare seguito alle sue denunce ignorate e alle sue richieste d’aiuto, lasciate cadere da istituzioni e forze dell’ordine. Paolo De Chiara scrive un libro difficile: #IlcoraggiodidireNo per Treditre Editori. Intervista di Tommaso Caldarelli, video di Maurizio Rossi #civuolecoraggio

https://www.facebook.com/liberisullacarta/videos/2188981868005087/

 

libro antonia garofalo

 

 

 

 

 

 

LA STORIA DI LEA GAROFALO arriva alla Fiera dei Libri ‘LIBERI SULLA CARTA’ #coraggio

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IL CORAGGIO DI DIRE NO

Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

(Treditre Editori, 2018)

NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA

fieraANTEPRIMA NAZIONALE

‘LIBERI SULLA CARTA’

X Edizione

FIERA DELL’EDITORIA INDIPENDENTE

Rieti, 14 settembre 2018

il coraggio di dire no

Venerdì 14 settembre 2018, alle ore 17.30, durante la rassegna letteraria LIBERI SULLA CARTA, la Fiera dell’editoria indipendente giunta alla X Edizione, verrà presentata, in anteprima nazionale, la nuova edizione aggiornata del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Ed., 2018). La drammatica storia di una donna ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Ma la giovane Lea è diversa, non è fatta di quella pasta. Capisce che l’unica strada da seguire è quella della Giustizia e si affida allo Stato.

Il 5 maggio 2009 il clan Cosco mette in pratica il piano preparato qualche anno prima. Un falso tecnico della lavatrice si presenta nell’abitazione molisana. A Campobasso. Il piano fallisce. Miseramente. Lea e Denise riescono ad avere la meglio. Ma l’appuntamento con la morte è solo rinviato.

Il 24 novembre 2009, a Milano, dopo altri innumerevoli tentativi falliti, sei uomini si scagliano vigliaccamente contro una donna. La uccidono brutalmente in un appartamento. Ma per questi vigliacchi non basta, devono cancellare anche il suo corpo, che viene bruciato in un bidone in provincia di Monza. Però non riusciranno a cancellare la memoria di una eroina che ha avuto la forza e il coraggio di dire No. La fimmina calabrese ha vinto la sua battaglia: il clan è stato annientato con gli ergastoli.

Oggi, Lea Garofalo, è ricordata in molte piazze, in molte città, in molte scuole. Perché la memoria, nel Paese senza memoria, è di vitale importanza.

L’autore, vincitore del premio nazionale di giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ nel 2014, oltre a riportare puntualmente tutti gli avvenimenti, ne documenta autenticità e drammaticità con documenti inediti, foto e testimonianze. La versione aggiornata del testo è arricchita di quattro nuovi capitoli, dal secondo memoriale inedito scritto da Lea, da un album fotografico composta da 36 fotografie e da interviste esclusive.  

 

Per ORDINI (TrediTre Editori.it) clicca qui.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PRIVERNO

agendine rosse

”La verità vive”, campus della legalità e della cittadinanza attiva. Priverno, 25 e 26 maggio 2018
Sabato 26 maggio
Ore 9:30
Inaugurazione murales dedicato a Lea Garofalo e sua figlia Denise.
Momento musicale “La ballata di Lea”, a cura dei Canusia.
Ore 10:00
“Donne Coraggio. Storie di ndrangheta e violenza”
Incontro con l’autore Paolo De Chiara e presentazione del libro “Il coraggio di dire no” con la partecipazione di Marisa Garofalo.
Ballo “Maria Coraggio” a cura delle studentesse e delle docenti dell’ISISS T. Rossi.

Manifesto Priverno

 

INTERVISTA TGR Molise, #mafieMolise

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IN RICORDO DI LEA GAROFALO. 
NO MAFIE, INTERVISTA TGR MOLISE. 

dal minuto 6’30” 
#tgrMolise #tgrNoMafie #intervista #libri #ilcoraggiodidireNo #ilvelenodelmolise#testimonidigiustizia #scuole #ragazzi #giovani #presenteefuturo#costiquelchecosti #mafiemontagnadimerda

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-4e4a4050-684b-4b16-ba2a-b8bedb163276.html

In ricordo di LG, Tgr Molise, 24 maggio 2018

IL CORAGGIO DI DIRE NO a ROSSANO

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IL CORAGGIO DI DIRE NO con i ragazzi di ROSSANO (Calabria) 
23 maggio 2018
#stragediCapaci #GiovanniFalcone #23maggio1992 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #calabria #ndranghetamontagnadimerda

IL CORAGGIO DI DIRE NO… in ABRUZZO, 17 maggio 2018

manifesto

IL CORAGGIO DI DIRE NO a CASOLI (Chieti), 17 maggio 2018
Stragi & Vittime di mafia e di Stato


manifesto

IL CORAGGIO DI DIRE NO a TREGLIO (Lanciano), 17 maggio 2018
Stragi & Vittime di mafia e di Stato

IL CORAGGIO DI DIRE NO con i ragazzi di BORGARO (Torino), 14 maggio 2018

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IL CORAGGIO DI DIRE NO con i favolosi ragazzi di BORGARO (Torino), 14 maggio 2018

 #leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

I GIOVANI SONO PRONTI. 
«Salve, oggi è venuto nella mia scuola, volevo dirle grazie. 
Avevo una domanda:
Paolo, un uomo con tutti, perché ha deciso di intraprendere una strada così? Una strada dove aiuta anche i più scarsi di noi… io sono la ragazza Strana, con la ”s” maiuscola. 
Lei mi ha fatto capire che anche solo una persona può cambiare il presente, mi ha fatto capire che noi abbiamo in mano tutto, con tutto intendo le scelte di oggi…»

 #forzaragazzi #giovani #studenti #borgaro #torino  

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