Categoria: Isernia

(dal Molise) FUGA DI CERVELLI, la lettera di Mario

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L’ISOLA INFELICE

Mario, 24 anni, neolaureato in Economia (a pieni voti), in cerca di occupazione – ISERNIA

Sò che quanto sto per scrivere non risolverà probabilmente la situazione, ma, mi sento di dover comunicare la mia frustrazione e, al di là dei social network che sono senza dubbio un mezzo veloce per condividere i propri pensieri, ho bisogno che sia la stampa a diffondere quanto riporterò qui di seguito. La ragione che mi spinge a scrivervi nasce dall’esigenza di dare libere sfogo alle mie preoccupazioni.  Innanzitutto vorrei presentarmi, mi chiamo Mario ho 24 anni e sono un giovane studente neolaureato in Economia a pieni voti, ho concluso il mio quinquennio di studi universitari lo scorso dicembre e sono in cerca di occupazione. In questo mese e mezzo da “disoccupato” ho analizzato bene il mercato del lavoro e sono arrivato alla seguente conclusione: in Italia, l’Università è diventata un parcheggio per studenti. Non esiste (se non in maniera sporadica e pagando fior di quattrini -per informazioni vedi le università private -) un punto di raccordo, un anello di congiunzione tra il percorso di studi e l’immissione successiva ad un posto di lavoro.  I giovani neolaureati sono abbandonati a se stessi, ma la cosa più sconfortante e dover pensare di migrare all’estero per cercare di poter realizzare i propri sogni. Pensavo che la fuga di cervelli fosse solo un banale di titolo di un film ma, ad oggi, mi viene più facile credere che sia la nostra, triste, realtà. Pur vivendo in epoche diverse, posso capire come si è sentito Napoleone quando è stato esiliato a Sant’Elena, un uomo strappato dalla sua terra natale e costretto vivere lontano dalla sua famiglia e noi, giovani neolaureati, ricalcheremo le sue orme, andando ad arricchire il capitale umano di chissà quale paese.

Cordialmente

Mario

Annunziato VARDE'

CARTA CANTA – VARDE’, l’Uomo delle Discariche…

Annunziato VARDE'

Annunziato VARDE’

CARTA CANTA, giugno 2012

 

VARDE’, l’Uomo delle Discariche…

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“L’arrivo di un commissario non deve essere sempre visto come un fatto negativo. Lì dove sono stato ho lasciato un bel ricordo ricevendo, in alcuni casi, anche la cittadinanza onoraria”. Annunziato Vardè, commissario Comune Isernia, 16 giugno 2012, primo piano molise

Annunziato Vardè, il contestatissimo “uomo delle discariche”, ha lasciato quasi alla chetichella l’incarico napoletano e da due giorni è il commissario del Comune di Isernia sciolto in seguito alle dimissioni simultanee di diciassette consiglieri del centrodestra. La notizia, inattesa, è esplosa ieri pomeriggio, quando il Comitato per il no alla discarica del Castagnaro  –  uno dei sei siti indicati da Vardè insieme a Chiaiano, Giugliano, Comiziano (Nola), Marano e Sant’Anastasia  –  ha invitato gli abitanti di Quarto e Pozzuoli a brindare in piazza Europa per festeggiare la buona novella. Il particolare aiuta a ritenere che tra i due fatti  –  trasferimento di Vardè e festa di piazza  –  ci sia uno stretto rapporto di causa ed effetto. La Repubblica Napoli.it, 16 giugno 2012

“Sconfitto? Neanche per idea, sono sereno e, soprattutto, sono consapevole di aver raggiunto un risultato importante. Dovevo scegliere i siti per le discariche, ne ho scelti sei, ora tocca ai sindaci attuare il mio piano. E per di più ora c’è un punto dal quale non si può prescindere: le discariche o si fanno dove ho detto io o non si fanno”. Annunziato Vardè, Repubblica Napoli.it, 16 giugno 2012

Chiaiano, Marano, Sant’Anastasia, Giugliano Comiziano. Ecco dove dovrebbero sorgere i cinque siti da adibire a discarica proposti dal commissario Annunziato Vardé. Tuttavia, alcuni sindaci dei Comuni interessati avrebbero già fatto pervenire il loro preventivo no. In particolare il primo cittadino di Giugliano, Giovanni Pianese, che ha sottoposto all’attenzione dell’ex viceprefetto di Varese una disposizione normativa del 2007 che esclude l’area, già ampiamente vessata nel passato dallo stoccaggio delle ecoballe, da qualunque altro impianto per lo smaltimento dei rifiuti. Insomma, il rischio è che oltre all’emergenza ambientale ora possa esplodere quella sociale, con focolai di protesta che già si affacciano nelle varie località prese in considerazione.  Corriere del Mezzogiorno, 7 luglio 2011

La messa sarà celebrata nella cava Castagnaro, destinata, secondo il piano di Vardè, ad una discarica. È l’ultima notizie della Diocesi di Pozzuoli, che é stata fin dall’inizio vicina ai cittadini che si sono impegnati in una lunga e difficile battaglia contro la realizzazione di una discarica nella cava del Castagnaro. L’impegno della comunità ecclesiale, infatti, si é già espresso con la partecipazione alle manifestazioni organizzate dal Comitato e l’organizzazione di processioni e fiaccolate che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone che hanno attraversato tutto il territorio di Quarto per concludersi nella piazza centrale del paese o nella stessa Cava. Basti ricordare che nella mattinata del 13 marzo tutte le campane della forania di Quarto, su disposizione del vescovo Mons. Gennaro Pascarella, hanno suonato per il lutto cittadino proclamato dall’amministrazione comunale di Quarto per ricordare “la morte del nostro ambiente in seguito alla decisione di realizzare la discarica al Castagnaro. PozzuoliToday.it, 15 giugno 2012

“Un’altra vittoria della mobilitazione popolare, che va avanti da dicembre 2011, e delle nostre buone ragioni che hanno ormai convinto tutte quelle istituzioni che vogliono  effettivamente ascoltare le popolazioni. Adesso il commissario Vardè stralci la cava del Castagnaro oppure si dimetta! Il Presidente Caldoro non può continuare a tacere! La mobilitazione popolare continua e non si fermerà fino allo stralcio della cava del Castagnaro! Comitato Castagnaro, Quarto-Pozzuoli 9 giugno 2012

Annunziato Vardè, 52 anni, calabrese di Vibo Valentia, si è già insediato ad Isernia, ma non si nega a chi gli chiede come e perché sia andato via  –  quasi una fuga  –  da Napoli: “Sono andato via perché avevo accettato di impegnarmi solo per un anno in una missione che sapevo essere, come è stato, quasi impossibile. L’anno è scaduto ad aprile e io mi sono dimesso a giugno. Non c’è niente di strano. La Repubblica Napoli.it, 16 giugno 2012

Rosa IORIO

LA SORELLA. Intervista all’Assessore ai Lavori Pubblici di Isernia Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosetta Iorio: “Solo pregiudizi sulla nostra famiglia”

La sorella del presidente della Regione, oggi assessore ai lavori pubblici al Comune di Isernia e direttore del distretto sanitario, non nasconde la possibilità di diventare sindaco del capoluogo. Sull’emergenza scuole: “La Regione ha sempre concesso i soldi per la ricostruzione. Sono i Comuni che devono chiedere i fondi”.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ stata la prima eletta al Comune di Isernia. Rosetta Iorio, la sorella del presidente della Regione Molise Michele Iorio, nella roccaforte isernina, ottenne un ottimo risultato con i suoi 339 voti. I maligni ipotizzarono l’intervento diretto del fratello presidente. “Quando sono stata eletta il sindaco Melogli, essendo la prima eletta, mi chiedeva una preferenza e vedeva bene per me, in quanto donna, le politiche sociali. Io mi sono categoricamente rifiutata di assumere un ruolo tipicamente femminile che poteva essere quello delle politiche sociali, anche se non è tipicamente femminile perché lo hanno ricoperto assessori uomini. Ho voluto assumere un incarico che mi mettesse a confronto con una realtà che non era la mia”. Noi l’abbiamo avvicinata, il 16 ottobre scorso, per parlare di scuole insicure, dei rapporti familiari e dei rapporti politici.

Perché sono trascorsi sette anni da San Giuliano senza muovere un dito per le scuole di Isernia?

“Il pregresso è sicuramente caratterizzato da due tipologie di attività: la verifica di tutte le strutture scolastiche, fatta da un pool di ingegneri, che ha portato ad una documentazione prima inesistente. Sono stati spesi dei soldi sia per fare questa indagine, sia per fare delle opere di ristrutturazione. Nel passato molte opere di ristrutturazione avevano riguardato la Giovanni XIII. La seconda azione è stata quella di progettare una “Scuola Sicura”. Questa scuola ha impiegato un po’ di tempo a venire su. Nell’ottica del politico che programma un intervento c’è questo: faccio la gara, si incominciano i lavori e si inaugura la scuola. Tutto questo non è stato. Perché c’è stata una controversia giudiziaria che ha fatto perdere un bel po’ di tempo. E questo è molto grave. Questo ha compromesso la possibilità che noi avessimo una scuola dove potevano essere alloggiati tranquillamente e in assoluta sicurezza 600 ragazzi. Io non voglio difendere nessuno. Sono qui da due anni. Mi sono trovata ad avere, quindi, una “Scuola Sicura” da portare avanti che viceversa avrei dovuto trovare pronta. Ho mandato avanti le cose. Non per mio merito le cose giudiziarie si sono risolte. Da qui ad un anno avremo una scuola sicura per 600 bambini”.

Il sindaco Melogli, sulle nostre colonne, affermò:“dopo il terremoto de L’Aquila ho fatto fare tutti i rilievi sul posto e i risultati sono stati assolutamente tranquillizzanti. Il dirigente Castiello chiese i risultati delle indagini fatte. L’ufficio tecnico del Comune mandò una sorta di foglio volante, una specie di graduatoria, fatta dalla protezione civile regionale, che classificava gli edifici scolastici di Isernia. Dal documento risultava che questi edifici scolastici avevano un certo grado di vulnerabilità”. Che ne dice di mettere un punto fermo, soprattutto, per capire bene qual è, oggi, la situazione?

“Non so a cosa si riferisca il sindaco. E’ vero che il primo cittadino nell’immediatezza ha fatto fare una verifica. Da questa verifica è emerso che non era successo nulla. Abbiamo potuto desumere che lo stato delle scuole isernine è lo stesso di quello prima del terremoto di L’Aquila. Quando parla di un foglio volante credo si riferisca ad un documento non ufficiale, al quale è inutile riferirsi visto che ci sono documenti ufficiali che testimoniano la vulnerabilità degli edifici scolastici. Gli edifici scolastici, secondo la documentazione, sono vulnerabili”.

Per il sindaco gli istituti possono essere utilizzabili e fruibili e non si può correre appresso alla legge.

“Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito. E’ vero, la legge varia di anno in anno. Nel momento in cui mi si dice che un edificio è vulnerabile mi devo attivare, giorno dopo giorno, per risolvere questa situazione”.

Però, sino ad oggi, i ragazzi continuano a frequentare strutture vulnerabili.

“Appena sono arrivata all’assessorato ai Lavori Pubblici ho chiesto la situazione delle scuole. Mi sono occupata della sicurezza per le cose più grossolane che c’erano. Ho chiesto due finanziamenti alla Regione che mi sono stati concessi. Poi è intervenuto il terremoto de L’Aquila. Le cose sono cambiate completamente”.

Durante i lavori del consiglio comunale dove erano presenti i genitori, gli addetti ai lavori, i comitati, il sindaco Melogli dichiarò: “tutti gli istituti scolastici sono agibili e fruibili ad eccezione dell’Ignazio Silone che può essere utilizzato per scopi non didattici”. Lei accetta l’affermazione del primo cittadino?

“Anche il sindaco è consapevole…”.

Ma lei è d’accordo con questa affermazione?

“Oggi le strutture sono in piedi, gli alunni sono dentro. Ovviamente sono fruibili, altrimenti saremmo…”.

Ci sono, però, gli indici di vulnerabilità sismica (PGA) che sono tutti inferiori a uno, il valore minimo previsto dalla normativa per la sicurezza in zone altamente sismiche.

“Abbiamo ancora tempo per…”

Ma Lei che dice come Assessore?

“Ho chiesto un finanziamento alla Regione…”.

Ma ha ragione il Sindaco?

“Io non sono un tecnico”.

Lei è Assessore ai Lavori Pubblici.

“Sicuramente sono fruibili, sono agibili e però questo non vuol dire che non siano vulnerabili. Io la metterei sotto un altro profilo. Direi: oggi devo risolvere il problema delle scuole. Le dico che sto lottando con il tempo. Sono interventi che richiedono un minimo di tempo”.

Però dobbiamo capire bene. La gente deve sapere qual è la reale situazione.

“Il sindaco ha fatto delle ordinanze. Quindi ha consentito l’utilizzo delle scuole. Devo ritenere che le scuole siano fruibili ed agibili. Noi abbiamo sentito i tecnici che hanno detto che potevano essere utilizzate le scuole”.

Il suo ex collega di giunta, Mancini, dice chiaramente che “qualcuno ha tirato i tecnici per la giacchetta”.

“Su questo piano non scendo, scendono altri. Quando ho qualcosa da dire e se penso che il tecnico è stato tirato per la giacchetta vado in Procura”.

Nello stesso consiglio comunale, dove si affrontavano le problematiche delle scuole sicure, il consigliere di maggioranza Potena, che è anche consigliere provinciale per il PdL, ha urlato, rivolto ai banchi della giunta:“l’amministrazione su questo tema ha completamente fallito”.

“Sulla scuola il problema è complesso. Il fallimento si stabilisce se tu dai una svolta al problema. Ma dire “hai fallito” e non dare soluzione, mi consenta, è molto semplice. Potena disse che non c’era urgenza. Programmiamo e andiamo avanti. Non accettava nessun tipo di situazione di emergenza. Nemmeno le strutture leggere che ho proposto e sto portando avanti. Lui mi ha votato contro. Ma è un suo pensiero. Ci mancherebbe che uno quando fa parte di una maggioranza, su un problema così complesso, debba condividere necessariamente. Grazie a Dio siamo in democrazia. Quante volte non ho la stessa opinione del sindaco. Non ne faccio mistero. E non per questo il sindaco mi revoca. E’ un opinione che spero sia un arricchimento e non un contrasto che fa perdere tempo”.

“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa”. Questo è quanto ha affermato Mancini. Nel consiglio comunale, dove si decideva l’approvazione dei riequilibri di bilancio, il capogruppo di Forza Italia, Fantozzi, è stato chiaro nei confronti di questa amministrazione:“solo ed esclusivamente per un senso di responsabilità, voteremo i riequilibri di bilancio e tale “senso di responsabilità” deve essere inteso come un ulteriore e definitivo “atto di fiducia” verso il sindaco”. Non è che i problemi interni al centro-destra si ripercuotono sui cittadini? E si tralasciano tematiche fondamentali come quelle delle scuole sicure?

“Sarebbe immorale. Sulle scuole andiamo avanti, condividiamo tutto e stiamo condividendo tutto anche con l’opposizione”.

Ma è vero che Lei attaccava Gabriele Melogli?

“E’ normale che un’assessore non sia schiava del sindaco perché altrimenti c’è un appiattimento e non c’è quella dialettica importante. Ogni problematica ha un punto di vista. C’è un momento di confronto. Ma si immagina una giunta che pensa esattamente tutto quello che pensa il sindaco. Facciamo il potestà che è meglio. Io faccio il mio ruolo. Ho molta stima del sindaco Melogli. Su alcuni punti, che attengono anche al fatto che io sono donna, forse non solo, io non la vedo come la vede lui. Ma questo non ci impedisce di stimarci a vicenda. Non ho mai brigato per far cadere questo sindaco. Non ho alcun interesse a far cadere questa maggioranza”.

E se il sindaco Melogli non “cacciava” il vice-sindaco Mancini?

“Si teneva Mancini. Che problema c’era. Non credo che la presenza o la non presenza di Mancini in giunta possa condizionare la politica comunale”.

Lei ha affermato che un assessore può esprimere un parere diverso. Perché Mancini non può esprimere un suo parere?

“Tra il parere e le accuse infamanti ritengo che ci sia una grande differenza”.

Ma in quel caso non ci si poteva rivolgere alla Magistratura?

“Non ho sfiduciato Mancini. Non è una cosa che mi riguarda. E’ una cosa che ha fatto il Sindaco. Mancini è l’ultimo dei miei problemi. Mi consenta. Non so se è il problema è di qualche altra persona”.

Di certo non è del giornalista che pone le domande

“Allora andiamo avanti”.

Mancini l’ha citata. E’ mio dovere, da giornalista, farle queste domande.

“Se le interessa sapere quello che penso sulle scuole sono pronta a risponderle. Se lei mi interroga ancora su Mancini, guardi, la devo solo salutare”.

E perché? Stiamo ragionando su alcuni punti che riguardano Lei.

“Mancini non mi interessa. Una persona che scrive sul giornale quello che ha scritto lui e non riesce ad avere un minimo di consapevolezza. Lei dovrebbe prendere le presenze in Giunta, vedere cosa ha fatto Mancini. Non venga a chiedere a me. Io faccio il mio lavoro, sono presente in Giunta”.

Qual è la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici di Isernia?

“Diciotto aule a San Lazzaro più sette a San Leucio. Avremo individuato a San Lazzaro un terreno che potremo avere, in parte è già comunale, a trattativa eventualmente con il proprietario. La bontà di questa procedura per costruirvi lì una scuola, sempre in prefabbricato leggero. Essendo leggere sono più adatte nelle zone sismiche”.

Quali sono i tempi?

“Un anno per la scuola di San Leucio con 500 ragazzi, diciotto aule a San Lazzaro che potremo avere a breve”.

Breve che significa?

“Le prime dieci a gennaio 2010,  le altre otto me le dovrebbero ancora finanziare, quindi passerà del tempo”.

Le altre sette di San Leucio?

“Il 12 dicembre da gara”

E poi c’è la sua ipotesi di scuola da costruire a San Lazzaro?

“Che potrebbe ospitare 600 ragazzi”.

I termini per questa ipotesi?

“Dobbiamo prevedere per l’acquisto, il finanziamento, la gara. Io penso che andiamo all’inizio dell’anno venturo. Questa nuova scuola potrebbe rimanere “scuola media” perché a San Lazzaro c’è bisogno di una scuola media”.

Questa volta in due anni facciamo tutto?

“Direi meno di due anni”

Quanto meno?

“A partire da oggi un anno”

Fine 2010?

“Vorrei che l’anno venturo scolastico veda in sicurezza una grande popolazione scolastica. Questa è una proposta dell’assessore. La porterò all’attenzione della giunta e della commissione, la condividerà con loro. Che le mamme siano d’accordo non ho dubbio. Sulle strutture leggere ho già incontrato i comitati Scuola Sicura e per quanto riguarda quest’altra struttura che dovrebbe nascere non vedo perché le mamme non dovrebbero essere d’accordo”.

Lei parlava dei finanziamenti regionali. Il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, ha scritto: “soldi stanziati per le iniziative più stravaganti, come i 600mila euro per un “parco tecnologico dell’ acqua”, 200mila euro per il Museo del profumo a Sant’ Elena Sannita,250mila euro sono stati spesi per la sperimentazione del ripopolamento della seppia nelle acque del Molise, 90mila euro per il monitoraggio dell’apis metallifera linguistica, 450mila per il museo naturalistico di Monte Vairano, 425mila per un centro di equitazione, 800mila per la sistemazione di sentieri e ippovia e ippoterapia, 1544mila per il programma televisivo On The Road su Italia Uno, 100mila per la patata turchesca di Pesche”. Dopo sette anni dal crollo di una scuola pubblica i problemi della sicurezza ancora investono tutta la Regione. Questi soldi, con una grossa emergenza, potevano essere utilizzati prima per mettere in sicurezza gli Istituiti scolastici della Regione e poi per finanziare la “patata turchesca” di Pesche ed altro?

“La Regione quando vengono chiesti i soldi per motivi ottimi come sono quelli della ricostruzione delle scuole gli ha sempre concessi, adesso patata o non patata. Abbiamo chiesto “Scuola Sicura”, siamo stati finanziati”.

“Patata o non patata”. Sono passati sette anni.

“I Comuni devono chiedere i fondi”.

Lei, quindi, dice che i Comuni non hanno chiesto i fondi per la ricostruzione?

“Non lo so. Non mi occupo ne di patate, ne di triglie, ne di quant’altro. Quando ho chiesto i fondi sono stati dati. Isernia ha chiesto i fondi e sono stati concessi”.

Dopo sette anni però?

“Gli ho chiesti e mi sono stati concessi dopo un mese”.

Sono passati sette anni dal terremoto di San Giuliano di Puglia.

“Ma le risulta che ci sono delle richieste inevase? Sono i Comuni che devono chiedere. Guardi che la Regione non può andare in un comune e dire: un momento adesso ti faccio la scuola. Sono i Comuni che rilevano i bisogni comunali. Se lei mi trova delle richieste inevase io do ragione a lei. Ma me le deve trovare le richieste inevase”. (Per il numero di dicembre sentiremo i sindaci molisani per sapere se le cose stanno effettivamente così, n.d.r.).

Allora è colpa dei Comuni?

“Non so. Perché non c’ero. Lei mi deve trovare delle richieste fatte alla Regione che sono state inevase. Cioè la Regione ci ha rifiutato un finanziamento sulle scuole. Quando ce lo ha rifiutato allora possiamo polemizzare. Non so se l’art.15 o la delibera Cipe, non so come sono stati chiesti i fondi per la scuola sicura perché non c’ero. Quando si è chiesto quello si è fatto quello. Quando si è fatta l’acqua solfurea si è fatta l’acqua solfurea, si è chiesto il parco si è fatto il parco. La Regione finanzia quelle necessità che un Sindaco ti rileva e ti inserisce in un progetto. Per le scuole l’ultimo problema che abbiamo è per i fondi, il vero problema che abbiamo è il tempo”.

In sette anni il Comune di Isernia non ha chiesto nessun finanziamento per le scuole?

“Lo chieda al Sindaco, io non c’ero. Lo chieda a Mancini, io non c’ero”.

A Lei non risulta?

“Non ho fatto questa ricerca, ho tanto da fare”.

L’ex assessore ai Lavori Pubblici Bizzarro (oggi consigliere regionale, n.d.r.) non ha mai chiesto un finanziamento per la messa in sicurezza degli Istituti scolastici di Isernia?

“Li ha chiesti e li ha ottenuti. Scuola Sicura si sono fatti con questi fondi. Non mi sembra che non ci sia Scuola Sicura. Sono 5 milioni di euro Scuola Sicura”.

Lei si sta riferendo alla Scuola di San Leucio. Quando è partito il progetto? Sette anni fa?

“E’ partito con Bizzarro. Li ha chiesti Bizzarro”.

Sette anni per fare una scuola, che ancora non è pronta.

“Lo chieda a chi ha fatto la contesa giudiziaria. Lo chieda alle procedure. Si informi. Noi abbiamo sbloccato la vicenda non più di quattro, cinque mesi fa”.

Io mi informo. Ma sono tanti sette anni per fare una scuola. All’estero sono molto più veloci, più snelli.

“Quando si fanno procedure veloci e snelli e non si sa il rispetto di quelle che sono i tempi della magistratura si va a finire dentro”.

Sembrano esagerati sette anni.

“Lei deve prendersela con altri organismi che non sono i miei. Se il Comune avesse impiegato sette anni lei avrebbe ragione. A parte che non sono sette anni”.

Da San Giuliano sono passati sette anni.

“Vada a chiedere all’Amministrazione dell’epoca. Io sono quella meno adatta”.

Che è la sua di oggi.

“Io sono arrivata due anni fa”.

Lei cosa ne pensa degli interventi di Repubblica, l’Unità e di altri giornali sulla ‘famiglia Iorio’? “Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, così Repubblica il 20 febbraio scorso.

“Se non ci uccidono siamo ancora qui. Non credo sia un delitto avere cugini, fratelli e figli. Se si abita nella stessa città si vive nella stessa città. Purtroppo noi non abbiamo questo bene. Molti sono dovuti andare fuori”.

Ci sono stati anche problemi giudiziari per suo fratello Michele Iorio per la questione del figlio.

“Mio fratello se ha questioni con la giustizia li risolverà con la giustizia. Mi sembra che stia andando avanti e stia andando avanti per la sua strada. Se la giustizia ritiene di dovere avere di chiarimenti siamo pronti a darglieli”.

Dobbiamo parlare di “parentopoli”, “saga familiare”, “dinastia” o di “meritocrazia”? Quale definizione possiamo dare?

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.

Quindi, secondo Lei, è un pregiudizio?

“Lei ha parlato con me. Le ho dato la dimostrazione di essere una sciocca? Parlo in italiano? Ha visto il mio curriculum scolastico? Lo vuole vedere? Vuole vedere quello che ho fatto nella mia vita professionale? Allora devo essere punita perché sono la sorella di Michele Iorio? Parliamo di mio marito (Sergio Tartaglione, n.d.r.), il famoso cognato del presidente che ha 60anni. Lei pensa che ha fatto carriera dopo che mio fratello è diventato Presidente di Regione?”

Lasciamo, per adesso, i casi singoli. Altrimenti dovremo approfondire la posizione del cognato Tartaglione, della sorella Rosetta, del figlio Luca, del cugino Bizzarro, della moglie del cugino De Cola, dell’altro figlio Raffaele e del terzo figlio Davide, della cugina Giovanna Bizzarro e del fratello della moglie del presidente Carnevale. Lei conferma, quindi, che sono solo dei pregiudizi?

“Assolutamente si”.

Ha letto il libro di Vinicio D’Ambrosio “Il Regno del Molise”?

“No. Lo compreremo e lo leggeremo”.

E’ intenzionata a fare il Sindaco di Isernia?

“Non ci penso proprio. Sono talmente impegnata a fare l’assessore ai Lavori Pubblici che il fatto di fare il Sindaco non mi solletica, al momento”.

In futuro?

“E per lei andare a scrivere su Repubblica?”

Tutto è possibile nella vita.

“Anche per me”.

INTERVISTA PUBBLICATA su “il Ponte”, novembre 2009

Alta moda crac – TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Alta moda crac

IL CRAC DI TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Questa mattina (9 gennaio 2012) si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Alta Moda”. Questo il nome data all’operazione che ha portato in carcere l’imprenditore isernino Tonino Perna. Il cavaliere del lavoro ed ex numero uno dell’IT Holding, gruppo aziendale di alta moda. Bancarotta fraudolenta e reati fiscali, con l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. Oltre 61 milioni di euro il valore del crac del gruppo societario It Holding, operante nel settore tessile e produttore di capi di abbigliamento con i marchi delle più famose firme (Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce e Gabbana). Perna è stato arrestato ieri pomeriggio, intorno alle 18, nella sua residenza molisana ed è stato tradotto nel carcere isernino. Il provvedimento di custodia cautelare, richiesto dal procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano e dal pm Alfredo Mattei, è stato emesso dal gip Roberta D’Onofrio del Tribunale del capoluogo pentro. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Isernia. “Il gruppo è balzato alla ribalta delle cronache – si legge nel comunicato stampa della Procura della Repubblica di Isernia – per la grave crisi aziendale che lo ha attraversato, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei dipendenti costretti alla cassa integrazione ed anche, in diversi casi, al licenziamento”. Nei mesi scorsi si è costituito anche un Comitato di lavoratori molto attivo per la difesa del proprio posto di lavoro. Al Cavaliere del lavoro Tonino Perna, con questa operazione, sono stati sequestrati tre immobili e diversi terreni a Capri, una casa a Roma, un immobile a Porto Cervo, uno a Isernia, uno yacht e somme di denaro (migliaia di euro) dai vari conti correnti. Insieme a Perna, sono state indagate altre tre persone, ex amministratori di alcune società del gruppo: Simone Feig (commercialista), Antonio Di Pasquale e Maurizio Negro (avvocati). Per i tre sono scattate le misure di interdizione dell’esercizio della professione. Altre 20 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. “Alcuni di questi atti – ha affermato telefonicamente uno dei tre indagati, l’avvocato Antonio Di Pasquale – sono riferiti a 14 anni fa. Stiamo leggendo le loro carte. Siccome non hanno trovato i documenti non capiscono come sono state fatte queste operazioni, esaminate da banche di affari e da consulenti. Sono sicuro dell’esistenza di perizie di supporto. Sono indagato per un’operazione del 1996, prima della quotazione, e poi per un compenso deliberato a favore del cavalier Perna. Non solo rigetto le accuse, ma trovo che siano state molto imprudenti le iniziative perché non c’è stata data nessuna possibilità di sentire le contestazioni prima e quindi di offrire la possibilità di chiarire le posizioni. Non c’era nessuna esigenza di intervenire prima di sentire gli indagati. La PA Investments è una società trasparente che ha fatto sempre operazioni trasparenti, molte delle quali a supporto e di sostegno alla It Holding, senza nessuna attività distrattiva. Non ci sono scatole cinesi. Sono veramente basito, le scatole cinesi sono un sistema con cui si fanno sparire soldi. Non c’è stata nessuna operazione per far sparire soldi”. Questa mattina si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia. Complessa e difficile perché l’attività distrattiva del principale indagato (Tonino Perna, ndr) e degli altri indagati si è sviluppata nell’arco di molti anni con una notevole complessità di operazioni molto difficili da ricostruire quando interviene quel cosiddetto gioco delle scatole cinesi, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari o gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo”. Una struttura ricostruita dalla Guardia di Finanza (nella foto in basso il grafico).

Nel provvedimento cautelare all’imprenditore molisano Tonino Perna vengono contestati, in concorso con gli amministratori ed i componenti del collegio sindacale, condotte penalmente rilevanti, “poste in essere – secondo il procuratore di Isernia Paolo Albano – nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato della Ittierre Spa, della IT Holding Spa, della Plus Spa, nonché quale presidente della società lussemburghese PA Investments SA, configuranti i reati di bancarotta ed evasione fiscale”, con un danno patrimoniale di oltre 61 milioni di euro. Le indagini sono state avviate nel 2009, dopo lo stato di insolvenza accertato dal Tribunale di Isernia.Per gli inquirenti le condotte distrattive si sono manifestate dopo la quotazione in borsa della It Holding e in prossimità della dichiarazione di insolvenza. “Il Perna ha posto in essere reiterate operazioni commerciali e finanziarie connotate da evidenti caratteri di antieconomicità, in quanto non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per la società, emergendo in taluni casi una dinamica degli affari e della gestione del tutto estranea alle buone norme di condotta aziendale posta a tutela degli interessi della società”. Per la Procura di Isernia “le condotte hanno evidenziato chiare e precise volontà distrattive degli interessi economico aziendali a solo vantaggio di quelli del Perna”. Al centro delle indagini compare la società controllante denominata PA Investments SA (Perna né era il presidente) con sede in Lussemburgo “al fine di godere dei vantaggi fiscali”. Il procuratore Albano è chiaro: “alla società del gruppo It Holding, che aveva al suo vertice Perna, facevano capo ben 14 società che operavano nel campo dell’abbigliamento e dell’alta moda. La società IT Holding aveva acquisito una liquidità, grazie a un numero rilevante di azioni messe sul mercato (più di 45 milioni, ndr) con un controvalore di circa 212 miliardi di lire. La PA Investment, che controllava l’intero gruppo societario, ha assunto di fatto il ruolo di cassaforte di famiglia del Perna, alla quale si attingeva di volta in volta quando era necessario disporre di una certa liquidità. Quando si è esaurita tutta la liquidità si è passate ad altre operazioni distrattive, con operazioni del tutto antieconomiche che comportavano solo ed unicamente vantaggi economici e patrimoniali per il Perna e svantaggi, quindi operazioni antieconomiche, sia per la PA Investment sia per la It Holding e per le società del gruppo. Le operazioni sono state talmente tante che è molto difficile sintetizzarle”. Un esempio può esser fatto con il cosiddetto “Progetto Capri”. Esistevano dei rapporti che intercorrevano tra la PA Investment e il Fortino Srl. Questa società del Fortino “è riconducibile all’indagato Perna o comunque alla sua famiglia”. Il capitale della società il Fortino era interamente detenuto dalla Soitpa Srl, a sua volta controllata nella misura del 100% dalla Asco Holding SA con sede a Lussemburgo. Il capitale della società Asco Holding era detenuto integralmente da un trust, denominato The River Trust, “costituito da Perna e i cui beneficiari erano la moglie e i figli”. Per Albano: “l’accordo che era intervenuto tra la PA Investment e la società Il Fortino è che quest’ultima dovesse fornire degli immobili per l’alta moda. Quindi l’enorme villa a Capri dove si dovevano svolgere sfilate di moda e le attività dell’alta moda. In realtà questa villa è servita solo ed unicamente per le vacanze di Perna e della sua famiglia”. Ulteriore esempio della “spregiudicatezza” del Perna è “evidenziato dalla decisione, adottata nel 2008, in piena crisi economia e finanziaria della It Holding Spa, di incrementare da 400mila euro a 1 milione e 400mila euro annui il proprio compenso quale presidente del consiglio di amministrazione”, con un incremento del 250%. Proprio nella fase in cui i lavoratori dell’azienda molisana non conoscevano il proprio futuro. Dopo il fallimento i tre commissari nominati dal governo nazionale (presieduto dall’allora premier Berlusconi) trasferirono l’attività produttiva ad una nuova compagine societaria (gruppo Bianchi) e la Nuova Itr Spa ha riavviato l’attività in provincia di Isernia. Si sono persi 2mila unità nell’indotto, sono sorte difficoltà con alcuni stilisti, si sono registrati problemi di mancato pagamento e si è registrato un calo dei volumi produttivi e degli occupati. Nei giorni scorsi la protesta degli operai di una cooperativa. In passato una forte polemica tra il personale rimasto in azienda e quello in attesa di essere riassorbito ha fatto parlare di “guerra tra poveri”. Una polemica che ha investito anche alcuni esponenti della politica regionale, accusati pubblicamente (insieme ad alcune sigle sindacali) di aver fornito liste di operai da riassumere. La storia dell’Itr Holding non sembra essere finita con l’arresto dell’ex padrone Tonino Perna.

da malitalia.it di lunedì 9 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/alta-moda-crac/

DR MOTOR NELLA TEMPESTA

I lavoratori in attesa di due mensilità

DR MOTOR NELLA TEMPESTA

La Fiom Molise ha richiesto un incontro per “valutare la situazione industriale”. Ma Di Risio minimizza

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intesa per Termini Imerese, per adesso, sembra aver messo tutti d’accordo. Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, il Governo, i sindacati (compresa la Fiom nazionale), la Fiat e l’imprenditore molisano Massimo Di Risio. L’ex pilota del campionato turismo, oggi presidente della Dr Motor Company.

L’unica stecca nel coro è quella di un altro molisano. L’ex pm e ministro Antonio Di Pietro che, attraverso un nota firmata insieme al responsabile Welfare e Lavoro dell’IdV Zipponi, ha attaccato con queste parole: “l’imprenditore Di Risio, che ha promesso mari e monti e che è stato presentato dal ministero dello sviluppo economico, non paga da mesi i suoi dipendenti d’azienda in Molise”. Suona strano: un imprenditore, da mesi interessato a rilevare lo stabilimento siciliano, lasci senza stipendio i suoi lavoratori, che assemblano pezzi di auto spediti, via mare, dalla Cina: eppure il problema degli stipendi va avanti da mesi.

Già dal settembre scorso, quando la Fiom Molise, attraverso una nota inviata all’Associazione Industriale e alla Dr Motor Company S.p.A. chiede “di discutere della situazione industriale”. Ma non è l’unica richiesta presentata dal sindacato. Dopo una settimana ecco cosa si legge nella seconda missiva, firmata dal segretario della Fiom regionale Giuseppe Tarantino (15 settembre): “si chiede un incontro urgente per esaminare la situazione aziendale della Dr Motor”. Ma le promesse a riguardo da parte dell’azienda non si sono maiconcretizzate. Ed ecco arrivare, il 26 settembre, una nuova nota per “discutere sul mancato pagamento delle retribuzioni e sui rapporti tra la parte datoriale e le maestranze”. Il 2 novembre la Fiom sollecita “la società al pagamento della mensilità del mese di settembre ai lavoratori della Dr che potrebbe sommarsi alla mensilità del mese di ottobre”. Questa la risposta dell’imprenditore, raccolta da ’Il Sole 24Ore’: “c’è stato al più qualche giorno di ritardo, ma tutti gli stipendi sono stati pagati”.

Abbiamo voluto sentire anche un lavoratore della Dr Motor, senza riportare il suo nome, che ha esordito così: “siamo messi in mezzo a un casino. Ci sono state telefonate da alcuni giornalisti”. Sul pagamento degli stipendi? “Oggi, forse, ci faranno finalmente l’accredito per gli stipendi arretrati (settembre e ottobre, ndr). In questi anni non era mai successa una cosa del genere”. Proprio qualche giorno fa, in un’assemblea, Massimo Di Risio avrebbe esternato la sua delusione per le notizie uscite fuori dall’Azienda e arrivate a coinvolgere il sindacato.

Ma chi è l’uomo chiamato a ridare un futuro agli ex stabilimenti Fiat di Termini Imerese? Dopo l’esperienza come pilota, ha iniziato la sua avventura con un concessionario Lancia a Macchia d’Isernia. Oggi sede del polo automobilistico La Città dell’Auto. Da concessionario è diventato assemblatore. Con la scommessa Termini Imerese (per molti una vera e propria ’pazzia’) punta a diventare produttore. Di Risio ha utilizzato per le sue ’pazzie’ diversi fondi regionali. Nel 2006 la Regione Molise destinò 4,6 milioni di euro per la “realizzazione dell’iniziativa produttiva – si legge nel bollettino ufficiale – finanziata attraverso l’estensione con finanza regionale del contratto d’area Molise InternoSoldi prelevati anche dal fondo per l’emergenza alluvionale e sismica. Come si può facilmente apprendere dalla delibera di giunta n. 698 del 2007, con oggetto: ’provvedimenti in favore della ripresa produttiva nel territorio della Regione Molise colpito da eccezionali eventi sismici e meteorologici’.

Ma Macchia di Isernia, sede dello stabilimento, non rientra né nelle zone terremotate né in quelle alluvionate. “Dopo quel finanziamento pubblico – affermò in una nota il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – ho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali. E ancora oggi dopo quattro anni, in commissione non è mai arrivata una relazione sui risultati raggiunti”. Per l’ex segretario regionale della Cgil Molise: “non è chiaro qual è il progetto dell’impresa, che non ci ha neanche comunicato un investimento così importante a Termini Imerese”.

Ma oggi cosa viene prodotto nello stabilimento di Macchia di Isernia? E, soprattutto, come?Dopo aver stretto nel 2007 un accordo di fornitura con Chery Automobil (casa automobilistica cinese, in Italia è conosciuta per l’accordo stipulato con la Fiat per portare il prodotto italiano in Cina), la Dr Motor comincia ad assemblare le componenti dell’auto che arrivano a Macchia di Isernia. La prima creatura è stata la DR1, una tre porte a basso prezzo, tutta made in Cina, venduta inizialmente attraverso i supermercati Iper. Per superare il problema delle omologazioni dei propulsori secondo le norme dell’Unione Europea sono arrivati i motori Fiat. Si è ingrandita la rete dei concessionari e si sono aggiunti nuovi modelli. Oggi la Dr Motor ha tre modelli nel listino (DR1, DR2 e DR5) che vanno dagli 8 a 18 mila euro, tutti prodotti in Cina. Nel 2010 l’exploit delle vendite.

Ma nei primi mesi del 2011 si verifica una forte flessione, con una riduzione del 26%. Questi i dati: 2.700 vetture vendute contro le 3.600 dell’anno precedente. Il dato percentuale è peggiore di quello Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Nel mese di ottobre la flessione è stata del 51%. Qual è oggi la situazione finanziaria della Dr Motor? E’ Andrea Malan su Il Sole 24Ore a fare i conti in tasca a Di Risio. “L’azienda molisana è da tempo in trattative con le banche creditrici per una ristrutturazione dei debiti e per l’ottenimento di nuovi fondi. Secondo fonti del ’Sole 24 Ore’, sul tavolo dello studio Solidoro di Milano c’è un piano che tecnicamente si definisce ’piano attestato di risanamento’, in base all’articolo 67 della legge fallimentare: una procedura introdotta dalla recente riforma che, con un accordo tra le parti validato da un professionista terzo, permette ai creditori e all’azienda una tutela in caso di difficoltà successive”.

Su questo punto è doveroso registrare la risposta di Di Risio: “abbiamo fatto predisporre allaErnst & Young un piano che abbiamo poi sottoposto alle banche, ma non c’è alcun articolo 67; credo che non ci arriveremo e anzi, con l’operazione Termini anche il piano precedente potrebbe essere superato”. Continua ’Il Sole 24Ore’: “la nota con cui il Ministero dello Sviluppo economico annunciava la scelta dei candidati per Termini Imerese parlava di aziende selezionate, tra l’altro, “sulla base della solidità finanziaria”. Dr Motor era gravata a fine 2009 da circa 74 milioni di debiti complessivi – di cui 34 con le banche –, con una posizione finanziaria netta negativa per 34 milioni a fronte di un patrimonio netto di poco meno di 10 milioni. L’approvazione del bilancio 2010 era stata rinviata dai revisori dellaKpmg in attesa di verificare il presupposto della continuità aziendale”. Anche sul bilancio DiRisio sembra essere tranquillo: il ritardo è dovuto alla definizione di alcune poste, e il bilancio è stato depositato nei giorni scorsi”. Bilancio o non bilancio, bisogna capire la logica della scelta di Termini Imerese. Secondo alcuni sindacalisti molisani: “lo stabilimento di Macchia non avrà più motivo di esistere”. 

da lindro.it di martedì 29 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Dr-Motor-nella-tempesta,4739#.TvRntjXojpk

Più forte della Camorra

Più forte della Camorra

 

“I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza”.

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

 “Come mai questi camorristi, pur vedendo amici ammazzati con ferocia e pur convivendo con la morte sin da piccoli, non smettono di vivere nell’illegalità? Me lo sono sempre chiesto benedicendo quelle salme, e la mia risposta è che nessuno aveva mai aiutato quei ragazzi perché la loro esistenza era considerata senza alcun valore”. Siamo partiti da questa affermazione, dalla quarta di copertina del libro di don Aniello Manganiello (Gesù è più forte della camorra), presentato ad Isernia, per discutere di legalità con l’ex parroco di Scampia (Napoli). Allontanato dai suoi superiori nel 2010 dopo l’ennesimo scontro. Nel libro don Aniello racconta i suoi 16anni vissuti in una terra difficile. Dove ha prestato aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti e dove ha condotto battaglie sociali, facendo visita nelle case dei camorristi. Ottenendo anche significative e importanti conversioni.

Don Aniello è così difficile rialzare la testa?
E’ difficile scrollarsi di dosso i tentacoli di questa piovra che è la camorra. Ci sono diversi fattori che provocano una sorta di fatalismo nella gente. Il primo motivo è l’assenza delle Istituzioni. La gente non si sente sufficientemente tutelata dalle forze dell’ordine, dallo Stato.

Perché ha invitato lo scrittore Roberto Saviano a Scampia?
Per conoscere bene quei territori, per capire le problematiche, per comprendere anche questo atteggiamento omertoso della gente che in altre parti d’Italia scandalizza. Bisogna vivere in certi territori. Non si possono fare affermazioni in maniera superficiale o senza dare un’occhiata sulla situazione in maniera complessiva. Non metto in contrapposizione Saviano con don Aniello, non metto in contrapposizione l’antimafia culturale con l’anticamorra delle opere. Racconto la mia esperienza durata 16anni in quel territorio, nel quale sono arrivato con molte paure che mi portavo da ragazzino.

Nel suo libro spiega di non aver mai trattato i camorristi come lebbrosi
Sono stato sempre molto fermo nelle cose. Altrimenti non gli avrei rifiutato il matrimonio, il battesimo o l’iscrizione alla prima comunione. Sono stato sempre molto cordiale, tant’è che loro nei miei confronti avevano una grande stima e anche un grande rispetto. L’organizzazione camorristica è molto diversa dall’organizzazione mafiosa. La camorra, in tutta la Campania, è frantumata in centinaia di clan, uno si alza la mattina e costituisce un clan. Pur di fare soldi facilmente, pur di succhiare il sangue alla povera gente. Ecco il perché delle faide, delle guerre che di tanto in tanto scoppiano. Sono arrivato in questo contesto e mi sono preoccupato di dare voce a quella gente, di dare speranza di fronte a tanta paura, tanta omertà. Non si può chiedere alla gente solo di denunciare, di rispettare le regole, di non rivolgersi alla camorra per risolvere i problemi o questioni grosse. Ma bisogna dare il buon esempio.

Come si dà il buon esempio?
Ho messo in conto i pericoli che potevo incontrare e ho cominciato a denunciare, a prendere posizione.

Qual è stato il gesto iniziale?
L’abbattimento del muro dei sacerdoti della mia congregazione che avevano costruito a protezione del Centro don Guanella. Un muro alto tre metri con un’inferriata di un metro. Ma non è possibile proteggersi chiudendosi al territorio, facendo capire alla gente che si hanno nei loro confronti pregiudizi. Un muro costruito abbatte i rapporti. Noi dobbiamo essere costruttori di ponti, non di muri. E’ stato uno dei primi gesti, un segnale che abbiamo voluto dare di un nuovo corso, di un mondo migliore possibile.

Un mondo migliore è possibile anche in quei territori?
I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza.

Cosa si può fare in concreto per la cultura della legalità?
Alcuni malavitosi si erano allacciati sulla tubatura dell’acqua del nostro centro e i miei confratelli, i sacerdoti, pagavano le bollette esose di 6/7 milioni di lire perché avevano paura, perché non volevano noie. Quando arrivai e mi resi conto di questa vergogna affrontai questi malavitosi, che mi offrirono dei soldi per pagare le bollette. Dopo quindici giorni tagliai gli allacci. Non ebbi nessuna solidarietà dalla mia comunità.

Come si trova questo coraggio?
E’ una terra meravigliosa la Campania, una terra dalle grandi contraddizioni. Dove i picchi di male si affrontano con i picchi di bene che ci sono. Fu una grande sofferenza per me non aver trovato una grande solidarietà, ma il gesto fu molto apprezzato dalla gente del Rione don Guanella.

E’ difficile denunciare?
Come si fa a denunciare se alle due di notte vedo due poliziotti che mangiano la pizza sul cofano della macchina di servizio con il capo della piazza di droga ‘Pollicino’ legato ai Lo Russo, a cui ho negato il matrimonio e che adesso ho denunciato ancora sui giornali perché si è appropriato di 300metri quadrati di suolo pubblico e ci ha fatto un muro di 40metri per farci il parco gioco per i figli. E la gente non ha parlato per paura. Nemmeno i vigili, nemmeno la polizia e i carabinieri si sono preoccupati di un manufatto abusivo. Ho chiamato la mia amica giornalista de Il Mattino, Giuliana Covella, e ho fatto la denuncia con la mia foto e con il titolo: Don Aniello, abbattete il muro del boss. Quello che mi ha più sconcertato, ecco perché la gente ha paura, è il silenzio assordante che moltiplica il male in quei territori. Dobbiamo cambiare la qualità della vita della gente. Dobbiamo ridurre lo spazio di azione della camorra.

Lei scrive: “Si fa presto a dire che Scampia è abitata dall’illegalità e dalla delinquenza, ma andiamoci piano. Su 80mila persone, 10mila sono coinvolte nella droga, nei furti, nella prostituzione. Gli altri 70mila abitanti sono brava e povera gente che cerca di vivere e di sopravvivere”.
Servono massici investimenti per aiutare questa gente, per avere una qualità della vita a misura d’uomo, a misura della dignità dell’uomo. Chi l’ha fatto quel peccato originale? Costruire un quartiere dormitorio che arriva a 100mila abitanti. Chi li ha messi lì? Senza un centro commerciale, senza una sala cinematografica, senza investimenti lavorativi, senza nulla. Oggi stanno costruendo due edifici per la succursale della facoltà di Medicina della Federico II. Non è possibile. Tutto l’amore per la cultura, ma non è possibile dare certe risposte. Il peccato originale non l’ha fatto la gente. La corruzione ai piani bassi è invasiva e pervasiva come quella ai piani alti, che mortifica la gente.

da MALITALIA.IT del 25 novembre 2011

http://www.malitalia.it/2011/11/piu-forte-della-camorra/

Giovandomenico Lepore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… con il Procuratore di Napoli LEPORE

Giovandomenico Lepore

Giovandomenico Lepore


Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

Cosa fare per riaffermare la Cultura della Legalità

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Lorenzo DIANA

(Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’ – Ass. Antiracket e Antiusura)

Enrico TEDESCO

(Segretario generale Fondazione POL.I.S.)

 Rossana VENDITTI

(Sostituto procuratore della Repubblica di Campobasso)

Vincenzo SINISCALCHI

(Avvocato, già parlamentare e componente CSM)


Armando D’ALTERIO

(Procuratore capo Dda Campobasso)

 Giovandomenico

LEPORE

(Procuratore della Repubblica di Napoli)

 

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia);  Guido GHIONNI (Pres. Tribunale Isernia)

 ISERNIA giovedì 17 novembre 2011 – ore 18.00

Aula Magna ITIS “E. Mattei”, viale dei Pentri

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.comhttp://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Il Molise “riconferma” per la terza volta l’imputato Michele Iorio


(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

Fino all’ultima scheda. Le elezioni regionali in Molise (16 e 17 ottobre) si sono decise, per adesso, al fotofinish. La competizione elettorale al cardiopalma non sarà facilmente dimenticata. Stati di euforia si sono mescolati a quelli di profonda depressione. Coinvolgendo entrambi gli schieramenti. Da una parte i sostenitori di Michele Iorio (Pdl) e dell’intero centro-destra, che non credevano più nella rimonta e dall’altra lo sfidante Paolo Di Laura Frattura (vittorioso alle primarie, già candidato in passato con Forza Italia) che festeggiava, a scrutini ancora aperti, la vittoria mai arrivata. Tutto faceva pensare a una storica sconfitta per il centro-destra molisano. Composto da sette liste (Pdl, Progetto Molise, Alleanza di centro, Grande Sud, Udeur, Molise Civile e Udc), ma senza l’appoggio del premier Silvio Berlusconi. Eletto parlamentare proprio in Molise, ma tenuto fuori sia dal simbolo che dalla campagna elettorale. Tanti i leader politici del centro-destra venuti in Molise per sostenere Iorio. Ma di Berlusconi nemmeno l’ombra. I “feudi” storici, utilizzati in passato per stracciare gli avversari, sono stati abbattuti anche grazie al voto disgiunto. Molti candidati hanno utilizzato questo metodo di voto. Forse per demolire lo strapotere dello sGovernatore Michele Iorio. Molti erano gli indizi, durante lo spoglio, da far pensare a una debacle del centro-destra. A Campobasso, nel capoluogo di Regione, addirittura è stata chiusa (già durante lo spoglio) la sede politica del Pdl. A Isernia, nella sede provinciale di Forza Italia, si respirava un’aria di sconfitta. I pochi presenti commentavano e analizzavano amaramente i dati che, molto lentamente, arrivavano dalla prefettura. Alle 22.45, in una sezione semi deserta, la sorella di Michele Iorio, Rosetta (assessore ai Lavori Pubblici di Isernia e direttrice del distretto sanitario), salutava i presenti anticipatamente. Dall’altra parte tutti erano pronti per stappare lo spumante. Per festeggiare la vittoria dopo i dieci anni di governo di centro-destra. La forbice tra i due candidati sembrava pendere in favore di Frattura (scelto per le primarie dal duo meravigliao Ruta-Leva, i due dirigenti del Partito Disastrato molisano. Gli stessi due soggetti che con le loro scelte hanno perso tutto quello che si poteva perdere).

Ma era una mera illusione. Alla fine della conta l’inaspettato sorpasso. Per Frattura 87.637 voti (22.858 in provincia di Isernia e 64.779 in provincia di Campobasso), mentre per Iorio 89.142 (28.077 in provincia di Isernia e 61.065 in quella di Campobasso). Per 1.505 voti di differenza Angelo Michele Iorio è stato rieletto per la terza volta alla presidenza della Regione Molise. Una rielezione che deve fare i conti con diversi procedimenti penali in corso, con diverse indagini aperte e con due richieste di rinvio a giudizio. Ma perché il Molise ha scelto nuovamente di affidarsi al centro-destra, rappresentato da Michele Iorio, conosciuto a livello nazionale, soprattutto, per la questione “parentopoli”? (“Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, Repubblica 20 febbraio 2009 – “Quanti camici bianchi a casa Iorio”, L’Espresso 10 febbraio 2011). Per il Partito Disorientato del Molise la sconfitta è da addebitare unicamente alla discesa in campo del Movimento 5 Stelle. I grillini, grazie anche all’intervento di Beppe Grillo, hanno racimolato 10.650 preferenze. Una cifra utile per battere il sistema Iorio. Ma gli strateghi (perdenti) dimenticano di citare l’alta percentuale di astensione. Forse da addebitare alla scelta di affidare a Frattura (fino a poco tempo fa molto vicino a Michele Iorio) il futuro di questa Regione? Senza dimenticare il mercato di riparazione fatto prima delle votazioni regionali. Come non citare il non eletto Tony Incollingo (fino a pochi mesi fa parte integrante del centro-destra regionale, oggi nel centrosinistra) e Massimiliano Scarabeo (nelle passate regionali del 2006 eletto nel centro-sinistra, poi passato alla corte di Michele Iorio e oggi non eletto nel centro-sinistra). La colpa, quindi è stata dei “grillini” o di un centro-sinistra che in Molise non è stato capace di fare il proprio dovere? E’ Giovanna Melandri a rispondere il 22 ottobre scorso: “Non penso che si possa dire che abbiamo perso per colpa di Grillo. Abbiamo perso perchè abbiamo fatto degli errori”. Per l’ex segretario provinciale del Pd, Nicola Messere: “in alcuni Comuni il risultato elettorale è stato disastroso. Nel Comune di Trivento dove votano circa 3mila persone, il nostro partito ha raccolto appena 22 voti pari allo 0.75%, queste cose fanno male alla nostra gente. La colpa dei grillini? Ma quando mai”. Perché i cittadini all’originale dovrebbero scegliere la fotocopia? Per ora si attende la proclamazione degli eletti. Ma si continuano a registrare forti polemiche. Anche tra gli organi di informazione. Soprattutto dopo l’inchiesta del sito molisano L’Infiltrato.it, che da giorni si sta occupando dei presunti “brogli elettorali”. La vicenda è definita come il “Watergate molisano”. Al centro della questione i dati riportati sui verbali. Le polemiche non si placano. Il candidato de La Destra Mancini, l’ex vice-sindaco di Isernia cacciato dalla giunta locale per lesa maestà nei confronti di Michele Iorio, ha già annunciato ricorso. “Tutto è molto strano – ha affermato Mancini – nel 2011 non possono accadere queste cose. Valuteremo tutte le strade possibili”. Di che tipo? “Sicuramente ricorreremo contro Romagnuolo (primo eletto con la lista Progetto Molise – 2.882 voti, ndr), contro la lista Molise Civile e contro la lista Iorio, presentata dopo le 12. Ci rivolgeremo anche alla Procura della Repubblica”. Dello stesso avviso anche il riconfermato Michele Petraroia (Pd, primo eletto con 2.839 voti): “si prevedono più ricorsi. Le persone nei seggi hanno riscontrato diverse anomalie. Credo sia scontato che Frattura porti avanti questa tesi. C’è una questione che merita di essere indagata e che riguarda le schede nulle”. Anche Petraroia, che ripesca il caso Di Stasi (l’ex presidente della giunta regionale caduto dopo pochi mesi dall’elezione per un ricorso di un cittadino-elettore) punta il dito contro Nicola Romagnuolo di Progetto Molise “per la controfirma dell’accettazione non conforme alla norma”. Anche sul candidato presidente Frattura pende un ricorso, annunciato a mezzo stampa dal senatore del Pdl Ulisse Di Giacomo, sulla presunta ineleggibilità per un contenzioso aperto nei confronti della Regione. Staremo a vedere, dopo la proclamazione degli eletti (che si prevede tra la fine ottobre e gli inizi di novembre), come finirà questa nuova telenovela, fatta di carte bollate. Per adesso i dirigenti del Partito Disastrato del Molise (sceso sotto il 10% con 17.735 preferenze) ancora non dicono mezza parola né sulla questione dei brogli sollevata subito dopo la fine dello spoglio né in merito alle loro necessarie dimissioni. Il Molise merita una nuova generazione di politici. In questa Regione esiste una classe dirigente che non conosce la parola dimissioni. Necessarie in caso di indagini della magistratura, di rinvii a giudizio e di fallimenti politici. Si continua a far finta di nulla su troppe questioni. Il Molise è la Regione degli sprechi. Della sanità malata. Dei tanti soldi buttati nel cesso. E’ la Regione dove chi ha causato il disastro nella Sanità ne è diventato il commissario. E’ la Regione del terremoto, dell’alluvione e dell’articolo 15. Soldi utilizzati per produrre clientelismo. Quello più becero. E’ la Regione, con 300mila abitanti, che ha dovuto tagliare l’assistenza domiciliare agli anziani, la manutenzione delle strade, il trasporto locale. E’ la Regione che “sogna” l’Aeroporto, senza infrastrutture. E’ la Regione che ha stanziato, con una legge regionale, 300mila euro per alcuni editori. Quelli scelti dal potere politico con un semplice comma, che offre al presidente della giunta il potere di veto per scegliere chi merita i soldi pubblici e chi no. Per comprare il silenzio. Per acquistare il consenso. Quello che fa vincere le elezioni.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/10/il-molise-%E2%80%9Criconferma%E2%80%9D-per-la-terza-volta-l%E2%80%99imputato-michele-iorio/

Il VIDEO – Dagli Inciuci al Regime… sino a Le Mille Balle Blu

Filmato girato il 18 maggio 2006 in occasione dell’iniziativa con Marco Travaglio ad Isernia “Dagli inciuci al Regime… sino a Le Mille Balle Blu”. 
Video che vuole ripercorrere i cinque anni di regime mediatico in cui i pilastri della TV pubblica (Biagi, Santoro e Luttazzi) sono stati cacciati dalla Rai. 
Nel video si possono ripercorrere gli anni del berlusconismo che ha causato seri danni ai tanti settori del nostro Paese.

DOPO 5 ANNI NULLA E’ CAMBIATO!!! ANZI MOLTO E’ PEGGIORATO…

Video realizzato da Paolo De Chiara (giornalista)

Il Video – Gli INTI ILLIMANI a Scapoli, 25 gennaio 2007. …senza dimenticare l’ESILIO e la fine del sanguinario dittatore Pinochet.

INCONTRO con gli INTI ILLIMANI a Scapoli, 25 gennaio 2007.
…senza dimenticare il loro ESILIO e la fine del sanguinario dittatore Pinochet.

Presentazione del nuovo album del gruppo “Pequeño Mundo”.
Presenti il gruppo degli Inti-lllimani, il presidente della Pro-Loco di Isernia e Scapoli e il sindaco di Scapoli.
Riprese: Pino Vecchi (operatore)
Moderatore: Paolo De Chiara (Giornalista)

da Repubblica del 4 dicembre 2006
Troppe complicità per chi ha tradito un paese
di LUIS SEPULVEDA

Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz’altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.
“Prepara i calici”, mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. È un riserva speciale e me la regalò a questo fine il mio caro amico Vittorio Gassman una sera a Trieste. “Spero che la berremo insieme”, mi disse in quell’occasione e sarà così, perché a casa mia c’è un calice che porta inciso il suo nome.
Alla radio, una voce dice che il tiranno sta davvero male e che, a quanto pare, stavolta la Parca se lo porterà all’inferno degli indegni, anche se noi cileni non ci fidiamo mai delle repentine malattie che lo colpiscono ogni volta che deve affrontare la giustizia.
Vorrei essere in Cile tra i miei cari e condividere con loro la spumeggiante allegria di sapere che finalmente finisce l’odiosa presenza del vile che ha mutilato le nostre vite, che ci ha riempito di assenze e di cicatrici. Pinochet non solo ha tradito il legittimo governo guidato da Salvador Allende, ha tradito un modello di paese e una tradizione democratica che era il nostro orgoglio, ma in più ha tradito anche i suoi stessi compagni d’armi negando che gli ordini di assassinare, torturare e far scomparire migliaia di cileni li dava lui personalmente, giorno dopo giorno. E come se non bastasse, ha tradito i suoi seguaci della destra cilena rubando a dismisura e arricchendosi insieme al suo mafioso clan familiare.
L’ex dittatore paraguayano, Alfredo Stroessner, è morto poco tempo fa nel suo esilio brasiliano, pazzo come un cavallo, dichiarando persone non gradite in Paraguay cento persone al giorno i cui nomi estraeva dall’elenco del telefono di Sau Paulo. Pinochet, invece, muore simulando una follia che gli permette fino all’ultimo minuto di fare assegni e transazioni internazionali per nascondere la fortuna che ha rubato ai cileni. Muore amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta.
Smette di respirare un’aria che non gli appartiene, di abitare in un paese che non merita, tra cittadini che per lui non provano altro che schifo e disprezzo. Ma muore, e questo è quello che importa. La sua immagine prepotente di “Capitán General Benemérito”, titolo di ridicola magniloquenza che si autoconcesse, svanisce nella figura dell’anziano ladro che nasconde il suo ultimo furto tra i cuscini della sedia a rotelle. Ma muore, e questo è quello che importa.
Prima di tornare al mio romanzo, apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia. Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell’orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell’esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un’ombra sulla nostra vita per sedici anni ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti. Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno.
(traduzione di Luis E. Moriones)

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

GRAZIE di CUORE don Aniello MANGANIELLO (Isernia 22 settembre 2011)

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA.

Ringrazio di cuore Don Aniello Manganiello per la sua importantissima testimonianza.

Il nostro Paese ha bisogno di questi uomini di Chiesa.

Un grazie particolare alle Mamme per la salute di Venafro, alle Agende Rosse di Paolo BORSELLINO e a tutti i presenti.

GRAZIE!!!

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA Don Aniello Manganiello a ISERNIA

Per la Legalità, per la Democrazia…
…per un’Italia e un MOLISE migliore

   

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA
Don Aniello Manganiello, sedici anni a Scampia

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Don Aniello MANGANIELLO
(sacerdote e autore del libro “Gesù è più forte della camorra”)

SALUTI: Caterina VALENTE (prefetto Isernia);  Vittorio DI LALLA (Capo Squadra Mobile Isernia) Don Salvatore RINALDI (direttore Caritas Diocesana)

ISERNIA giovedì 22 settembre 2011 ore 18
Sala Gialla della Provincia

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Un anno fa, nonostante le raccolte firme, le fiaccolate e le petizioni di duemila fedeli, il prete anticamorra don Aniello Manganiello è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma, ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Ma tutti pensano che la causa del trasferimento sia un’altra. Don Aniello non ha paura di alzare la voce contro la camorra.
Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2011
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26 ANNI FA. Il 23 settembre 1985 la camorra uccide il giornalista de
Il Mattino Giancarlo Siani (26anni). L’agguato avviene alle 20.50 circa in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano del Vomero. Per chiarire i motivi che hanno determinato la morte e identificare mandanti ed esecutori materiali sono stati necessari 12 anni.

Interverranno: le MAMME PER LA SALUTE (Venafro) e le AGENDE ROSSE di PAOLO BORSELLINO.

Per info: dechiarapaolo@gmail.com – http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Luca TESCAROLI e Paolo DE CHIARA

INTERVISTA AL MAGISTRATO LUCA TESCAROLI, il PM che ha sbattuto in carcere gli assassini di Giovanni FALCONE

Luca TESCAROLI e Paolo DE CHIARA

Luca TESCAROLI e Paolo DE CHIARA

“Chi serve lo Stato diventa un losco figuro e il mafioso diventa un eroe”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Luca Tescaroli, oggi, è sostituto procuratore a Roma. È stato pubblico ministero nel processo di Capaci, dove lo Stato ha condannato gli assassini del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta. Ha condotto le indagini sui mandanti occulti per le stragi e si è occupato del processo Calvi-Ambrosiano. Ha scritto Perché fu ucciso Giovanni Falcone (2001), “I misteri dell’Addaura… ma fu solo Cosa Nostra?” (2001), “Le faide mafiose nei misteri della Sicilia” (2003), “Le voci dell’oblio… Il silenzio di coloro che non possono più parlare” (2005). Il magistrato antimafia è intervenuto a Isernia per presentare il libro “Colletti Sporchi. Finanzieri collusi, giudici corrotti, imprenditori e politici a libro paga dei boss”, un volume scritto a quattro mani con il giornalista Ferruccio Pinotti.
Perché l’esigenza di scrivere un libro sui “Colletti Sporchi”?
“Le ragioni sono diverse. Innanzitutto un proposito di divulgare le ragioni della pericolosità straordinaria e delle insidie che nasconde il crimine mafioso nel nostro Paese. E questo lo si è fatto attraverso l’esperienza professionale che ho vissuto e attraverso le persone con le quali nel corso della mia attività sono entrato in contatto. Questa esigenza di raccontare in cosa consiste questa straordinaria pericolosità e insidiosità discende dalla constatazione dell’esistenza nel nostro Paese di un’informazione poco indipendente e che molto spesso diffonde le notizie con finalità strumentali, ponendo in essere attacchi servili nei confronti di coloro che sono proiettati ad individuare responsabilità considerate troppo scomode. Con questa pubblicazione si vuole colmare il ‘gap’ che si è venuto a creare tra quella che è la realtà esistente che si vive, che la collettività vive, che i magistrati conoscono, attraverso i processi, e quella che ci viene rappresentata dai media”.
Come è vista l’informazione dalle associazioni criminali?
“L’informazione basata sulla verità è fondamentale ed è fortemente temuta dalle strutture mafiose. E abbiamo degli esempi importanti. Pensiamo ai casi dei giornalisti come Mario Francese, Giuseppe Fava, Mino Pecorelli, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato che sono morti per aver raccontato cos’è la mafia, per le loro inchieste, per le accuse che hanno lanciato nei confronti dei mafiosi. L’informazione è temuta perché ostacola l’azione delle strutture mafiose, consente di tenere viva l’attenzione e permette di sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulla sua pericolosità. L’informazione consente anche di sgretolare il consenso che le associazioni mafiose, attraverso la loro azione, cercano di conquistare. Questa pubblicazione vuole essere un modo per rendere omaggio alle tante, troppe vittime del crimine mafioso e un modo per raccontare la forza inesauribile dei valori dello Stato che ancora esistono, dei valori della legalità che ancora esistono e che molti con il loro sacrificio quotidiano hanno portato avanti e stanno portando avanti”.
Molte stragi di mafia e tanti delitti eccellenti sono rimasti ancora avvolti nel mistero.
“I responsabili appartenenti alle strutture mafiose sono stati individuati, sono stati processati, sono stati condannati e i latitanti sono stati arrestati. E non è una cosa da poco. Vi è stato un lavoro continuo e incessante da parte delle forze dell’ordine e dei magistrati. Per alcuni anni, sin quando l’attenzione è rimasta concentrata sull’area militare, c’è stata anche una partecipazione attiva di settori diversi della magistratura e delle forze dell’ordine in questo impegno. Si è cercato di dare una risposta, con questo libro, sul perché nel nostro Paese più di un terzo del territorio e dell’economia, da 150 anni, sono controllate dalle strutture mafiose che contengono il potere allo Stato. E’ un qualcosa di estremamente irrazionale. Secondo una logica manichea che contrappone il bene e il male sembra impossibile che due realtà antitetiche, che dovrebbero contrastarsi l’un con l’altra, coesistano. Lo Stato è molto più forte delle strutture mafiose che sono rappresentate da alcune decine di migliaia di mafiosi. Dovrebbe agevolmente schiacciare queste realtà criminali e così è accaduto con realtà come il terrorismo che è stato annichilito. Invece con le strutture mafiose ciò non è accaduto”.
Perché la mafia ancora non è stata annichilita?
“Una delle più importanti ragioni che hanno consentito questa coesistenza, tra struttura mafiosa e Stato, è sicuramente rappresentata dalla circostanza che la linea di discrimine tra il bene e il male non è così netto. Vi sono forti aree di compenetrazione e questo spiega perché ancora ci troviamo dinanzi a questo problema. Ancora vi è l’esigenza di portare avanti cammini e percorsi di legalità per far capire questa realtà. Nella pubblicazione abbiamo cercato, attraverso l’analisi dei casi concreti, di far capire come e perché accadono questi fenomeni. Perché accade questo fenomeno della compenetrazione. E sono state prese in rassegna tutta una serie di tipologie criminali e non di condotte, che corrodono la democrazia, i nostri rapporti sociali, l’economia e il mondo del lavoro”.
Nel suo libro ‘Colletti Sporchi’ si individuano anche i rapporti tra la mafia e la politica. Lei cosa aggiunge sul legame politico che da sempre sembra essere presente nella vita delle organizzazioni criminali?
“Alcune condotte ci fanno capire come Cosa Nostra, in questo caso, abbia potuto contare su appoggi che hanno consentito di ottenere l’impunità che una mera associazione di gangster non potrebbe altrimenti ottenere. Nella categoria degli uomini politici abbiamo tutta una serie di velenose creature che sono state selezionate e condannate anche con sentenze passate in giudicato da Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, a Gianfranco Occhipinti. Vi sono anche una serie di condotte dove la magistratura non può agire perché ha dei limiti. Nel nostro Paese ci sono oltre 170 Comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni di mafia. Alcuni sono stati sciolti per due volte. In questi casi non ci sono dei reati, ma delle intese tra rappresentanti dei cittadini e coloro che appartengono alle strutture mafiose”.
Cos’è la criminalità dei colletti bianchi?
“Vi è stato uno studioso, Edwin Sutherland, che nel contesto anglosassone, già a partire dal 1939, aveva fatto quest’analisi, dicendo che la criminalità dei colletti bianchi mina la fiducia nelle leggi e nello Stato, distrugge la certezza del diritto e le motivazioni dell’agire morale. Ha sottolineato che chi detiene il potere ha i mezzi per nascondere la propria criminosità o di presentarla sotto una falsa luce oppure di dare informazioni fuorvianti. Il delitto dei colletti bianchi rimane spesso impunito. Questa analisi dell’inizio del secolo fotografa la realtà italiana che oggi viviamo, che è caratterizzata da impunità, da processi di beatificazione di politici che vengono assolti o non condannati”.
Come vive oggi un magistrato?
“I pubblici ministeri sono al centro di una campagna di demonizzazione e di delegittimazione, di attacco volgare. Vengono indicati come dei fannulloni e come degli associati a delinquere. Per converso taluni mafiosi, come ad esempio Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore, viene indicato come eroe da detentori del potere. Chi serve lo Stato diventa un losco figuro e il mafioso diventa un eroe. Questo deve far riflettere. La realtà dimentica molto spesso che tra magistrati ve ne sono 27 uccisi dalla mafia o dal terrorismo e tantissimi rappresentanti delle forze dell’ordine che sono stati uccisi. L’elenco è lunghissimo”.
Il suo volume fa riflettere anche sulla realtà che viviamo oggi.
“Oggi si propina l’esigenza e la necessità di riformare la giustizia penale. Questo proposito di riforma viene concentrato sostanzialmente su tre punti: l’esigenza di separare le carriere dei giudici da quelle del pubblico ministero, l’esigenza di togliere la dipendenza dal pubblico ministero della polizia giudiziaria e le limitazioni sull’uso delle intercettazioni, strumento fondamentale di ricerca della prova. Appare piuttosto singolare tutto questo. Il vero grave problema della giustizia è l’infinità del tempo necessario per ottenere una pronuncia sulla responsabilità dell’imputato, che un meccanismo farraginoso che si chiama processo sembra ostacolare piuttosto che agevolare”.
Giovanni Falcone in un momento di euforia per le indagini condotte contro la mafia confidò al suo collega e amico Paolo Borsellino: ‘la gente fa il tifo per noi’. Lei si è occupato del processo Capaci, dove furono condannati gli assassini di Falcone. Lei provò la stessa sensazione descritta da Giovanni Falcone? La gente fece il tifo per voi?
“Subito dopo le stragi c’era una sollevazione popolare, c’era un’indignazione. La sicurezza nel Paese era stata minata. Si avvertiva e si percepiva con forza il sostegno della popolazione. Mi sembrava che la gente facesse il tifo per noi. Questa coesione è stata anche delle Istituzioni. Si giunse in tempi rapidi, nel settembre del 1997, alla condanna in primo grado di moltissimi boss mafiosi. In quel momento si continuava a respirare un’aria di tifoseria, di appoggio, di sostegno. Man mano che il tempo passava qualcosa è cambiato, soprattutto, quando si è cominciato a cercare di dare un volto a quei committenti esterni che le sentenze ci hanno detto, è apparso probabile che abbiano avuto interessi convergenti con quelli preminenti dell’organizzazione mafiosa”.
Qual è oggi lo stato di salute di Cosa Nostra?
“L’arresto di Bernando Provenzano ha inciso notevolmente sulla struttura mafiosa. E’ stato arrestato un boss malato e il mondo dell’informazione ha presentato quell’arresto e lo ha coniugato come la fine dell’organizzazione mafiosa. In realtà le cose non stanno così. C’è un impegno costante degli inquirenti nei confronti di Cosa Nostra che ha indebolito l’organizzazione. Ma questo non significa che sia stata sconfitta. Vi sono molte altre persone pronte a prendere il posto dei capi. Quello che è accaduto in seno a Cosa Nostra è una sorta di riequilibrio, potremmo dire, tra le forze dell’organizzazione e le forze del mondo politico che naviga nel male affare. Che ha un certo interesse a mantenere l’organizzazione meno forte e meno compatta, per acquisire un potere di controllo. Oggi il politico colluso può permettersi di mandare a quel paese questo o quel boss mafioso. Perché l’organizzazione si è compressa e quindi il potere contrattuale del politico colluso è sicuramente aumentata. L’associazione mira a portare avanti l’idea di fare impresa in silenzio, immergendosi e cercando di non destare allarme sociale con il compimento di delitti eccellenti. Però l’organizzazione continua a controllare il territorio. I siciliani sono imprigionati dalle loro paure”.

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CARTA CANTA, luglio 2011 – Il PARTENONE di Melogli

Auditorium Isernia

Auditorium Isernia


 

Il Partenone di Melogli

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Il servizio televisivo sull’auditorium di Isernia mandato in onda ieri (20 luglio 2011, ndr) dal Tgr Molise, non è certo stato un esempio di corretto giornalismo. Spiace rilevare come fra tutti gli organi d’informazione regionale che hanno dato risalto alla notizia dello stato avanzato dei lavori, solo Rai3 abbia inteso caratterizzare con un accento decisamente negativo la realizzazione di un’opera che senza dubbio sarà determinante per lo sviluppo, non solo culturale, della nostra regione”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, ufficio stampa, 21 luglio 2011)

“Tra le opere pubbliche finanziate per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, c’è un monumento allo spreco: è l’Auditorium di Isernia. La struttura doveva costare – secondo un appalto bandito nel 2005 dall’amministrazione locale – cinque milioni di euro. Invece, i costi sono lievitati incredibilmente fino ad arrivare a 55 milioni di euro. Per lo stesso, identico, progetto. Una montagna di soldi per realizzare un complesso faraonico: 35 mila metri quadrati coperti (l’ex stadio comunale) con quasi tremila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e sala principale. Tutto per una cittadina di appena ventimila abitanti”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“Ad Atene nessuno voleva il Partenone, tranne Pericle. Che arrivò a proporre di pagarlo di tasca sua purchè fosse terminato. Adesso la capitale greca cosa sarebbe senza il Partenone? Da quanto nel sud Italia non si costruiva un’opera del genere? […] Se i Comuni spendono milioni di euro per un campo sportivo nessuno si scandalizza. Se lo fanno per la cultura allora si scatenano le polemiche. Con una struttura del genere possiamo portare a livello nazionale quello che produciamo in Molise […] Se il Comune non guadagnerà dall’auditorium 500mila euro all’anno, vuol dire che sarà amministrato da persone non all’altezza”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, Primo Piano Molise, 21 luglio 2011)

 

E quest’opera non sarà nemmeno completata, rimarrà incompiuta. Lo Stato ha già speso 31 milioni di euro e non ha più risorse per questa voce di bilancio. Specie da quando è scoppiato lo scandalo degli appalti che ha travolto il dipartimento delle Opere Pubbliche del Ministero e la Protezione Civile: tra G8, mondiali di nuoto e (appunto) i lavori per l’unità d’Italia. Già, perché l’Auditorium di Isernia il balzo clamoroso nei conti dello Stato  –  da una spesa di 5 milioni a 55 milioni di euro  –  lo ha fatto in un momento preciso: quando l’opera è stata inserita (nel 2007) nell’elenco dei lavori “urgenti” per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, ovvero nei cantieri dei “grandi eventi”, curati direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso ordinanze di Protezione Civile”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“Difficilmente la politica riesce a progettare un’opera, a realizzarla in tempi accettabili e renderla realmente fruibile per la comunità. L’Auditorium di Isernia rappresenta un monumento alla buona politica e alla capacità di rendere concreto un ambizioso progetto di carattere culturale e di promozione di un territorio più vasto”. (Michele Iorio, presidente Regione Molise, Altromolise.it, 21 luglio 2011)

 

“E’ stata gestita, quindi – come le altre – senza rispettare il codice degli appalti pubblici, seguendo invece la regola della “emergenza”. A prendersi “cura” del cantiere molisano è Fabio De Santis, nominato, all’epoca, responsabile unico del procedimento su incarico del Governo. Lo stesso Fabio De Santis poi travolto  –  appunto – dallo scandalo del G8, che ha visto coinvolti anche altri “attori” presenti sempre nella vicenda dell’Auditorium faraonico. Scorrendo gli altri nomi responsabili di questa mastodontica opera pubblica c’è anche Mauro Della Giovampaola, coordinatore dei lavori dell’Auditorium (anche lui arrestato per gli appalti della protezione civile). Accanto al suo, c’è anche il nome di Riccardo Micciché, anche lui finito nello stesso scandalo. Scrivono di quest’ultimo i Ros di Firenze per la vicenda G8: “il fratello di Riccardo Micciché, Fabrizio, è responsabile tecnico della ditta “Giusylenia srl”, impresa sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina, accusata di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“De Santis non è mai venuto a Isernia. L’ho visto una sola volta in tutta la mia vita. Ma chi sono questi personaggi? Queste domande nemmeno la Procura della Repubblica. Non sapete di che cazzo parlate. Questa è la verità, non sapete di che cosa state parlando. Non lo sapete. Queste persone operavano a Roma, facevano parte dell’unità di missione che ha curato il progetto di Isernia, insieme agli altri. Chi doveva firmare queste cose?”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, malitalia.it, 3 giugno 2011)

Carta Canta, luglio 2011

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il-volto-di-gomorra

IL VOLTO DI GOMORRA – Da Casal di Principe al Molise. Cosa fare per riaffermare la Legalità?

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Copertina Il volto di gomorra

Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

 IL VOLTO DI GOMORRA

Da Casal di Principe al Molise. Cosa fare per riaffermare la Legalità?

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA intervista:

 

Michele MIGNOGNA (giornalista)

Paolo ALBANO (procuratore capo Procura della Repubblica di Isernia)

Armando D’ALTERIO (procuratore capo Dda Campobasso)

 

Nicola BALDIERI

(giornalista e autore “Il volto di Gomorra”)

 

 

SALUTI: Salvatore TORRE (questore di Isernia)

ISERNIA venerdì 15 luglio  2011- ore 18.00

piazza San Pietro Celestino V (Fontana Fraterna)

 


Sciascia diceva: “I mafiosi odiano i magistrati che ricordano”. I Casalesi odiano anche gli scrittori che fanno conoscere a tutto il mondo il loro vero volto.
Franco Roberti, coordinatore della Dda di Napoli

Il volto della camorra. In questo volume che mescola sapientemente la crudezza e la realtà delle immagini a commenti pertinenti, torniamo a parlare dell’agro aversano, reso famoso, per l’appunto, dal coraggio di scrittori e magistrati che hanno mostrato il vero volto di queste zone, un tempo conosciute dal grande pubblico solo ed esclusivamente per la produzione della famigerata mozzarella di bufala campana. Casal di Principe è oggi riconosciuta come il centro delle attività criminali della camorra. […]. Il lavoro si sviluppa su 12 capitoli che si chiudono con uno sguardo di speranza grazie alle testimonianze dell’associazionismo per la riaffermazione della legalità. Con Il volto della camorra, Baldieri e Franzinelli hanno consegnato alla società un’altra dimostrazione del coraggio di coloro che credono nella giustizia.

Il volto di Gomorra di Mimmo Franzinelli e Nicola Baldieri, Mondadori Electa

 

 

Saranno presenti: le MAMME PER LA SALUTE (Venafro), ARCI Isernia e le AGENDE ROSSE di PAOLO BORSELLINO.

 

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.com - http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Intimidazioni mafiose in Molise

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Sono arrivate nel silenzio generale. In questa Regione non si è mai aperto un tavolo serio per affrontare la drammatica questione. Il pericolo delle infiltrazioni è stato sempre messo da parte. E le mafie continuano a fare i loro affari. Quelli sporchi. Che puzzano. Continuano a esserci strane presenze. Proprio qualche giorno fa a Venafro è stato prelevato e arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta Pasquale Pagano (classe 1970, da San Cipriano d’Aversa). Il “bambinone”. Un affiliato del gruppo Iovine. Clan dei casalesi. Accusato di associazione per delinquere di tipo camorristico e di concorso in detenzione illegale di armi da fuoco. Era domiciliato, con obbligo di firma, a Venafro. In provincia di Isernia. C’è stato per un mese e dodici giorni. Gli inquirenti in una perquisizione domiciliare sequestrarono un bunker ricavato nella sua abitazione. Probabilmente per nascondere il capo clan Antonio Iovine. Oggi al 41 bis. L’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia è chiaro: “Le mafie sono arrivate”. Ed è arrivata anche la camorra. Con i suoi uomini. Con i suoi mezzi. Con i suoi rifiuti che avvelenano la terra. La nostra bella terra. La famosa Isola Felice. Così dipinta dalla classe dirigente. Dalla politica. Scrive Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, a pagina 323: “Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Proprio sui rifiuti e sui traffici del basso Molise qualcuno si è sentito toccato. Gli affari non possono andare a puttane. Ed ecco arrivare le minacce. Che non sono mai mancate. Ora sono state intensificate. Qualcuno ha voluto alzare il tiro. Per meglio far comprendere. Una testa di capretto sanguinante in un sacco nero. Con un biglietto allegato. Questo gravissimo episodio è capitato a un giornalista molisano. All’amico Michele Mignogna. Il cronista che ha descritto certi movimenti. Che ha toccato certi fili. Che ha fatto il proprio dovere. Non si può più far finta di non vedere. Di non sentire. I segnali sono chiari. Anche le presenze. Come quella di Francesco Moccia. Di lui scrive la Procura della Repubblica di Larino nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il Porticciolo di Termoli: “legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. Per non parlare degli affari dietro l’eolico selvaggio regionale. Delle costruzioni, del ciclo del cemento. Del riciclaggio. Del traffico di droga. E’ giunto il momento di agire. Questi vigliacchi personaggi devono sapere che di fronte a loro hanno un esercito di persone Oneste. Di persone Perbene. Che non permettono più certi episodi. Schifosi e deplorevoli. Il Molise ha bisogno di una scossa di dignità. Da quanti anni si denunciano presenze pericolose? Quanti episodi sono stati raccontati? Quanti personaggi importanti hanno indicato la presenza delle mafie? Quante volte è stato lanciato l’allarme? Per il giornalista Alberigo Giostra: “Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione”. Secondo l’ex Procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone: “In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. In Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Le mafie ci sono e fanno affari. Esiste una “mentalità mafiosissima” che danneggia il territorio. L’unica preoccupazione è colpevolizzare chi denuncia. Chi fa il proprio dovere. Secondo Lumia: “E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità. Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il 14 giugno scorso è stata approvata all’unanimità in consiglio regionale una mozione di solidarietà al collega Mignogna. E’ un buon segnale. Ma non basta. Ora bisogna lavorare. Raddoppiare gli sforzi per tagliare i tentacoli della criminalità. Del malaffare. “Fortunatamente – secondo Paolo Albano, Procuratore della Repubblica di Isernia – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”. La politica deve dare un segnale forte. Con la cultura della Legalità. Deve cominciare a dare il buon esempio. Per troppi anni in questa Regione si è dato il cattivo esempio. Per troppi anni in Molise la classe dirigente ha dato il cattivo esempio. I cittadini devono sentirsi sicuri nell’indicare anche il più piccolo episodio. Per cominciare a dare una mano alle forze dell’ordine e ai magistrati. Per riassaporare quel “fresco profumo di libertà” auspicato dal giudice Paolo Borsellino “che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.
 
Auditorium Isernia

Auditorium, “una questione politica”. Intervista a Domenico Cerrone

Auditorium Isernia

Auditorium Isernia

Auditorium, una questione politica

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

“Melogli ha abboccato”. Non usa mezzi termini il consigliere comunale di maggioranza al Comune di Isernia Domenico Cerrone (quota An) per spiegare il suo punto di vista sull’Auditorium. Dopo l’intervista movimentata al primo cittadino ecco le parole di un rappresentante della stessa maggioranza del sindaco Melogli. Il giovane avvocato è netto nel suo giudizio. Il “gigante che si vuole liberare dalle catene”. Con questa metafora descrive il suo concetto. Bocciando senza appelli l’operato del suo sindaco e della sua amministrazione: “uno dei più grossi errori che ha fatto Melogli è quello dell’Auditorium”. Ma non dimentica di dare un giudizio complessivo (“In una scala da uno a cento non supera il 50%. Secondo me Melogli non ha amministrato bene”). Il consigliere è critico. Le sue parole sono pietre. “Puntualmente l’avanzo di amministrazione viene destinato al cemento armato e alla viabilità, sempre alle solite storielle. Loro così amministrano la città”. Cerrone, dopo il mancato allargamento della giunta comunale (era stato indicato dal vertice del suo partito ad entrare come assessore) ha da tempo deciso di togliersi i famosi sassolini dalle scarpe. Veri macigni che Cerrone scaglia contro il primo cittadino del capoluogo pentro. “Uno scempio edilizio in atto”. Queste le parole utilizzate sulla stampa locale. Per il componente della III commissione consiliare la mega struttura faraonica “resterà uno scatolone incompiuto di ferro e cemento armato”. Lo stesso concetto del giornalista di Repubblica Antonello Caporale (una montagna di soldi per realizzare un complesso faraonico: 35mila metri quadrati coperti (l’ex stadio comunale) con quasi tremila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e sala principale. Tutta per una cittadina di appena ventimila abitanti”. Per il giornalista “quest’opera non sarà nemmeno completata, rimarrà incompiuta. Lo Stato ha già speso 31 milioni di euro e non ha più risorse per questa voce di bilancio”). Ma per il primo cittadino del capoluogo pentro sull’Auditorium “sono state scritte solo cazzate”. Cosa ne pensa Cerrone? “Lui si esprime così. Probabilmente è abituato a parlare di cazzate, se usa il termine cazzate. Non sono fesserie. Perché ci sono delle delibere di giunta”.

Può spiegare meglio?

“Sei o sette mesi fa la giunta comunale fa delle delibere dove dice “cari signori, il Governo ha tagliato”. L’errore politico di Melogli è stato nel fidarsi, se poi si è fidato in buona o mala fede non lo so, di un Governo che gli ha detto “ci sono dei soldi, fai l’Auditorium”. A mio modo di vedere il Governo ha fatto vedere dei soldi che non c’erano”.

Secondo Lei per quale ragione?

“Semplicemente per far lavorare persone che dovevano fare progettazione e cemento armato. E’ una questione politica l’Auditorium, non molisana, ma a livello nazionale. E Melogli ha abboccato. Ora che sia buona o malafede ci sta dentro”.

Perché incompiuto?

“I soldi non ci sono più. A meno che il Governo non ce li rimette, ma io non ci credo, e ha ragione Melogli. E ha fatto bene a fidarsi. E’ una questione di intuito. Se lui ha avuto buon intuito ne ha i meriti. Se ha avuto un cattivo intuito ne deve pagare le conseguenze. L’indizio che ha sbagliato sono le sue delibere di giunta”.

Cosa dicono?

“Due delibere di giunta dicono che il campo sportivo non si potrà più fare. Quando fu abbattuto il X Settembre (lo storico campo di calcio cittadino, ndr) fu promessa alla cittadinanza che avrebbero fatto un nuovo campo sportivo. Poi per aver fatto funzionare l’Auditorium avrebbero fatto la Torre led, quella con tutte le insegne pubblicitarie e poi la galleria commerciale con i negozi che pagano per sostenere. La  benzina dell’Auditorium. Le delibere dicono che la torre led non si può fare, la galleria commerciale non si può fare più perché non ci stanno, attualmente, i soldi. E’ destinata ad assere una scatola di cemento armato”.

Perche Lei parla di scempio edilizio?

“Chi l’ha progettato può essere anche il più grande progettista del mondo, ma fa schifo. Sta ristretto in mezzo a dei palazzi, sembra un gigante che si vuole liberare delle catene”.

Serviva a Isernia un Auditorium di 35mila metri quadrati?

“Molti mi hanno chiesto perché non viene messa l’Università in quella struttura. E infatti ho lanciato l’idea”.

L’Auditorium rientra nei “grandi eventi”. Con una procedura di emergenza. A Lei non sembra strano che dietro l’Auditorium ci sia un certo Fabio De Santis (all’epoca nominato su incarico del Governo responsabile unico del procedimento e arrestato per gli appalti della protezione civile), Mauro Della Giovampaola (coordinatore dei lavori dell’Auditorium, arrestato per gli appalti della protezione civile) e Riccardo Miccichè (il manager di parrucchieri. Di lui i Ros di Firenze scrivono: “il fratello Fabrizio è responsabile tecnico della ditta “Giusylenia srl”, impresa sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina, accusata di aver favorito la latitanza di Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano”)?  

“Non so chi sono. Se questo che mi dici sta scritto sui giornali ed è vero è gravissimo. Questo significa che quello che pensavo ingenuamente, cioè che i soldi sono stati dati per far guadagnare progettisti e produttori di cemento armato, è vero. L’Auditorium resterà un’opera incompleta. Mi sembra che Caporale è un giornalista autorevole. E’ una vita che scrive Caporale. E’ noto, sicuramente più noto di Gabriele Melogli”.

Queste presenze saranno portate all’attenzione del consiglio comunale?

“Esiste l’interrogazione verbale. Nel prossimo consiglio comunale (27 giugno 2011, ndr) chiederò spiegazioni a Melogli”.

da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/06/auditorium-una-questione-politica/

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Auditorium Isernia, lavori in corso

Auditorium, per Melogli: scritte solo cazzate

Auditorium Isernia, lavori in corso

Auditorium Isernia, lavori in corso

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)
 La grande opera annunciata a gran voce dal sindaco di Isernia Melogli non è ancora pronta. L’auditorium faraonico è ancora in costruzione. Mancano i fondi. Milioni di euro. Il vanto dell’amministrazione comunale doveva essere inaugurato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In occasione dei festeggiamenti dei 150anni dell’Unità d’Italia. I lavori sono ancora in corso. Mancano pochi mesi alla conclusione dei festeggiamenti. Secondo Gabriele Melogli, il primo cittadino al secondo mandato, il “complesso faraonico” è necessario. Per adesso restano le polemiche. Insieme alle indagini di alcune Procure italiane. Anche la stampa nazionale si è occupata di questa vicenda. In un articolo di Repubblica.it Giuseppe Caporale (20 aprile 2011) ha scritto: “una montagna di soldi per realizzare un complesso faraonico: 35mila metri quadrati coperti (l’ex stadio comunale) con quasi tremila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e sala principale. Tutta per una cittadina di appena ventimila abitanti”. Per il giornalista “quest’opera non sarà nemmeno completata, rimarrà incompiuta. Lo Stato ha già speso 31 milioni di euro e non ha più risorse per questa voce di bilancio”. Abbiamo rigirato, qualche giorno dopo la pubblicazione dell’articolo, la questione al sindaco Melogli. Ne è uscita fuori un’intervista un po’ movimentata.
“L’auditorium degli sprechi. Un monumento allo spreco di denaro pubblico”. Così ha scritto il giornalista di Repubblica Giuseppe Caporale sull’opera in costruzione. Si sta muovendo anche la magistratura. Lei cosa ha da dire?
“Non so se avete letto la rettifica che è stata fatta proprio dall’ing. Barone, il quale ha precisato che mai si è espresso con certi termini proprio nell’intervista che è stata fatta con il giornalista Caporale. Lo stesso giornalista, da quello che mi ha scritto con un’email Barone, si era impegnato a cancellare la notizia dal sito di Repubblica. Cosa che non ha fatto”.
L’articolo si può leggere facilmente sul sito di Repubblica.it.
“La Repubblica è un giornale contrario a tutte le amministrazioni di centro-destra. Quello che mi dispiace come sindaco della città è la mistificazione della realtà. Dire che si sta facendo una politica contro la città di Isernia e che questa politica viene spinta da personaggi che operano in questa zona è poco. Vorrei ricordare a questi censori e a questi moralisti dell’ultima ora, che lo Stato sta costruendo ad Isernia da oltre trent’anni il cosiddetto Museo del Paleolitico. Lo sta costruendo il Demanio. Sono stati spesi, penso, una trentina di miliardi di vecchie lire e l’opera dopo 30anni ancora non è stata ultimata”.
Lei come spiega i costi lievitati: da 5 a 55 milioni di euro?
“E’ una falsificazione, è una mistificazione vergognosa. I 5 milioni di euro era l’importo del progetto del Concorso Internazionale di Idee che è stato bandito dal Comune di Isernia. L’ultimo punto del mio programma elettorale parlava dell’Auditorium. Ora se si vuole immaginare che nel 2002 immaginavo che ci sarebbe stato il Concorso Internazionale di Idee, ci sarebbero stati i finanziamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia e avessi portato avanti questo disegno criminoso, dal 2002 fino a oggi, mi sembra un poco esagerato”.
Quindi?
“Quando nel 2004/2005 avevo concluso, quasi, tutti quanti gli impegni che avevo assunto con la cittadinanza mancava l’Auditorium. Ho parlato con il Presidente Iorio e abbiamo fatto un Concorso Internazionale di Idee, finanziato esclusivamente dalla Regione Molise con l’importo di 400mila euro. E’ stato fatto un Concorso Internazionale, hanno partecipato gruppi di professionisti che venivano anche dall’estero. All’esito della selezione fatta dalla commissione, di cui non faccio parte, sono soltanto presidente onorario senza diritto di voto, presieduta dall’architetto Di Lonardo e della quale faceva parte il professor Scarpa dell’Università di Venezia, il professor Masiero e un incaricato nazionale dell’Ordine degli Ingegneri. Questa commissione, all’esito degli esami di tutti quanti i progetti, all’unanimità ha individuato come progetto vincitore quello del gruppo di professionisti che faceva capo al professor Culotta. Non entro nel merito della questione. La valutazione del progetto era fatta per 5milioni di euro, ma riguardava soltanto le opere strutturali”.
Come si arriva ad inserire l’opera nei festeggiamenti, che terminano il prossimo dicembre, dell’Unità d’Italia?
“Quando vengo a sapere dei finanziamenti per i festeggiamenti dei 150 anni prendo il progetto dell’Auditorium e lo porto a Roma”.
E rientra nei “grandi eventi”. Dove la procedura diventa di “emergenza”, senza un codice di appalti pubblici…
“Non so che cosa devo dirti. Ho preso il progetto e l’ho portato a Roma. Tutto il resto non è fatto dal Comune di Isernia. Non c’entra nulla il Comune di Isernia. Sono procedure che sono state individuate dal Ministero, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che allora presidente del consiglio era Prodi e di questi progetti si interessava il vice presidente del Consiglio dei Ministri Rutelli. I soldi li ho avuti dal governo di centro-sinistra. Da Rutelli, da Prodi, da Di Pietro. Questi sono i riferimenti”.
Quanti soldi ha avuto?
“Quattro milioni e mezzo di euro li ha messi la Regione Molise, quindi, sedici milioni di euro. Una cosa del genere”.
Sulla costruzione di quest’opera restano delle stranezze.
“A me non piace questo modo di condurre le interviste. Questa non è un’intervista, è un interrogatorio. A me non piace così, altrimenti la interrompo l’intervista. Perché se queste cose devono diventare fonte di… non mi sta bene. L’intervista è una cosa diversa. Le domande fatte così, per provocare…”
Sindaco, se leggiamo…
“Tu puoi leggere quello che vuoi. Non ti autorizzo a mandare questa intervista. Cosa me ne può fregare a me di quello che scrive Caporale”.
Non lo scrive solo Caporale…
“Cosa mi interessa. Leggi la risposta che ha dato Barone a Caporale”.
Cosa c’entra la risposta di Barone?
“Perché devo leggere le stupidaggini che scrive questo signore”
Le sto facendo delle domande.
“Non stai facendo delle domande. Nemmeno la Procura della Repubblica fa domande con questo tono”.
Forse perché siete abituati ai “cani da compagnia”.
“Voi siete solo giornalisti di una parte che cercate di estorcere delle dichiarazioni contraddittorie a colui che viene intervistato per poter poi pubblicare sui giornali con i vostri bei titoli ad effetto. La verità è una soltanto. Che state facendo un danno enorme alla città di Isernia. Non a Gabriele Melogli, perché l’Auditorium non è di Gabriele Melogli. Sappiate una cosa: le opere importanti che sono state realizzate nella città sono state realizzate da questa amministrazione. Che cosa è stato fatto in passato? Caporale è stato imbeccato da qualche giornalista o giornalaio di queste zone. Perché non credo che Caporale si sta a preoccupare di quello. Ci sono tante opere in Italia. Il governo centrale ha dato, per 150anni dell’Unità d’Italia, 233 milioni di euro alla città di Firenze, 190 milioni di euro alla città di Venezia e state a criticare a Isernia che ha avuto 20 milioni di euro?
Sembra strano che questi fondi aumentati…
“Ma che cosa è aumentato?”
I fondi stanziati.
“Sono 30mila metri quadri. Se vuoi mettere mille euro a metro quadro sono già 30milioni di euro. Ma di che cosa state parlando? Sono state fatte denunce alla Procura della Repubblica a Isernia, a Firenze, a Perugia…”
A Roma.
“A Roma. Alla Corte dei Conti. Ma che altro dobbiamo dire. Le indagini le fanno le Procure”
Dietro all’opera…
“Vi dovete vergognare di abitare a Isernia”.
La ringrazio. Non Le sembra strano che dietro l’Auditorium ci sia un certo Fabio De Santis (all’epoca nominato su incarico del Governo responsabile unico del procedimento e arrestato per gli appalti della protezione civile), Mauro Della Giovampaola (coordinatore dei lavori dell’Auditorium, arrestato per gli appalti della protezione civile) e Riccardo Miccichè (il manager di parrucchieri. Di lui i Ros di Firenze scrivono: “il fratello Fabrizio è responsabile tecnico della ditta “Giusylenia srl”, impresa sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina, accusata di aver favorito la latitanza di Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano”)?
“Non so neanche chi siano. Non sono mai venuti a Isernia al di là delle cazzate che stanno scritte la sopra. De Santis non è mai venuto a Isernia. L’ho visto una sola volta in tutta la mia vita. Ma chi sono questi personaggi? Queste domande nemmeno la Procura della Repubblica. Non sapete di che cazzo parlate. Questa è la verità, non sapete di che cosa state parlando. Non lo sapete. Queste persone operavano a Roma, facevano parte dell’unità di missione che ha curato il progetto di Isernia, insieme agli altri. Chi doveva firmare queste cose?”.
Non ci sono delle stranezze?
“Ma che stranezze. Queste cose qua sono oggetto di denunce fatte quotidianamente alla Procura della Repubblica”.
E quindi?
“Il modo di fare è di una scorrettezza unica. Vieni qua, registri… Che cosa fai? Questa cosa qua la mandi alla Procura della Repubblica?”
Faccio il mio dovere.
“C’è modo, modo e modo di fare il giornalista”
Perché dice che porto la registrazione di questa intervista alla Procura della Repubblica?
“Gliela puoi portare. Franco Valente me ne ha fatte 300 di denunce alla Procura della Repubblica. Da adesso in poi interviste a te non le rilascio più”.
La ringrazio.
“E stai attento a cosa scrivi”.

da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/06/auditorium-per-melogli-scritte-solo-cazzate/

da Repubblica.it (20 aprile 2011)


Isernia, l’auditorium degli sprechi
da 5 a 55 milioni, e resterà incompiuto

E’ una delle opere avviate nel 2007 tra i “lavori urgenti” per l’Unità d’Italia dalla Protezione civile: 35mila metri quadri per 20mila abitanti. E in mano alle stesse persone coinvolte nello scandalo degli appalti. Intanto 31 milioni sono stati già spesi

di GIUSEPPE CAPORALE

Terra di conquista e di omertà

CARTA CANTA, maggio 2011 (2) – MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE


 

Terra di conquista e di omertà

Molise, Terra di conquista e di omertà

MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“…Moccia (Francesco, ndr) doverosamente segnalato dalla Guardia di Finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”.

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino, Avviso di conclusione delle indagini preliminari.

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, malitalia.it, 30 luglio 2010

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”.

Francesco Forgione, già presidente Commissione Antimafia, Campobasso, agosto 2010

“In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Fortunatamente omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

Paolo Albano, Procuratore Capo della Repubblica di Isernia, manifestazione “Al di là della Notte”, Isernia, 26 gennaio 2011

Carta Canta, maggio 2011 (2)

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Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

Informatizzare la giustizia

Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

 

In attesa della visita del Ministro Brunetta il presidente del Tribunale di Isernia non si sbilancia. 

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

“In un clima così acceso, certamente stupido e inopportuno, sarebbe gettare benzina sul fuoco. Questo in un contesto nel quale io sono di quei magistrati che ritiene che il magistrato deve fare il magistrato. Non può fare l’opinionista”. Con questa avvertenza è iniziata l’intervista al Presidente del Tribunale di Isernia Guido Chionni. Con il magistrato non c’è stato verso di affrontare la “riforma” della Giustizia (“Del processo breve non voglio parlare”). Su questo argomento Chionni si è dimostrato intransigente. E, allora, abbiamo analizzato i problemi della giustizia, gli attacchi quotidiani che la magistratura subisce dalla classe politica e l’informatizzazione annunciata dal ministro Brunetta. Che nei prossimi giorni farà visita al Tribunale del capoluogo pentro.

Ma questa “riforma” risolve i problemi della giustizia? Cosa deve sapere l’opinione pubblica?

“Detto che non è mio compito parlare di questa riforma, quello che da magistrato con 42 anni di servizio, con la responsabilità di dirigere un ufficio, penso di poter dire innanzitutto una cosa. Il problema della giustizia per la lunghezza dei processi riguarda soprattutto la giustizia civile e un po’ meno la giustizia penale”.

Problemi che toccano da vicino i cittadini.

“Che toccano da vicino i cittadini come il penale. Il problema principale della situazione della giustizia, dei difetti, dei guai, dei problemi della giustizia oggi sta in due termini fondamentali. Uno: la mentalità, l’approccio, le norme. Due: la quantità del contenzioso”.

Si spieghi meglio.

“Il nostro è un Paese troppo litigioso. Si litiga anche per le cose più stupide e più piccole. E questo è un difetto enorme che ci portiamo addosso. Non so perché, si sveglia uno la mattina e dice: “adesso sai che faccio? Faccio l’esposto alla Procura della Repubblica che risolve tutto”. E quanti magistrati? Ci vorrebbero milioni di magistrati. Il che è ridicolo, è ridicolo anche solo ipotizzarlo. Il contenzioso è eccessivo”.

Il processo breve risolve i problemi della giustizia?

“Del processo breve non voglio parlare. Quando il magistrato esprime dei pareri, in qualche modo, è come se prendesse posizione e produce l’effetto di farlo incasellare in un orientamento. Il giudice deve impegnarsi con tutte le sue forze ad essere e ad apparire terzo in ogni sua manifestazione. In ogni sua opinione. E’ chiaro che il giudice ha le sue opinioni, ma se le deve tenere per sé”.

Lei crede di far parte di una casta?

“I magistrati sono uomini come gli altri. Ci sarà il magistrato più bravo, il magistrato meno bravo. Ci sarà pure il magistrato che ha qualche problema. Da qui a fare di tutta un’erba un fascio, etichettare… Io credo nella magistratura. Quello che mi dispiace è vedere il clima che si va deteriorando. Sento di fare ogni sforzo per oppormi al clima che va degenerando. E uno dei modi è quello di rimanere ciascuno nel suo ambito”.

Un suo illustre collega, Giovanni Falcone, rivolgendosi al suo amico Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. C’è oggi quell’entusiasmo intorno alla magistratura?

“Il momento è difficile, il problema è grosso. Coinvolge i mezzi di informazione. Il sistema dell’informazione è in grado di orientare molto le persone. E’ cambiata anche la gente. C’è una crisi delle Istituzioni che coinvolge un po’ tutti. Mentre prima vi era un rispetto generalizzato, le crisi che hanno caratterizzato il nostro tempo, certi problemi, certi scandali hanno minato questo sistema. Oggi chiunque si sente in diritto di esprimere giudizi che prima nessuno si sarebbe mai sognato di esprimere. Arriva uno, si sveglia e dice: “ma il presidente del consiglio dovrebbe fare così o colì. Ma la Corte Costituzionale sarebbe meglio se facesse così..”. Ma questo riguarda un po’ tutti. Oggi sono cambiati i tempi. La gente è cresciuta, forse, anche disordinatamente per effetto della televisione, dei giornali, ect. Sente, sente tante cose e ad un certo punto si sente all’altezza, se vogliamo usare questo termine, di dare dei giudizi. Di sostituirsi. La democrazia è tanto bella e apprezziamola, difendiamola e ha anche dei risvolti negativi. Certe volte mettere sempre in discussione tutto e tutti non è un bene”.

Dopo 40 anni di attività, cosa ha pensato quando ha visto il manifesto contro i magistrati: “Via le Br dalle Procure”.

“Cosa dire. E’ mortificante ed è spiacevole. Questo contrasto può portare addirittura a eccessi di questo tipo. Credo sia giusto che ognuno si faccia un esame di coscienza e si limiti. Perché, ripeto, esasperare, fino ad arrivare a questo tipo di iniziative, è un danno grave. Che resta. Probabilmente nasce o da rancori personali oppure da posizioni politiche”.

Il Tribunale di Isernia è stato scelto dal Ministero. Siete stati accolti a Roma dal ministro Brunetta che, nei prossimi giorni, sarà presente nel capoluogo pentro. A che punto siamo con l’informatizzazione?

“L’informatizzazione è una delle pochissime armi che abbiamo. Senza intervenire con modifiche normative, che sono importanti, ma in mancanza di quelle è l’unica arma che abbiamo per fare un passo avanti”.

A che punto siamo nel Tribunale di Isernia?

“Stiamo andando avanti”.

Può indicare un termine?

“Noi procederemo per gradi perché siamo in una fase in cui si sta valutando quali sono le esigenze del Tribunale a livello di macchinari. E poi procederemo per gradi perché questa trasformazione non è che si può fare presto, tutto e subito. E’ collegata a tante altre cose. Si potrà cominciare con qualcosina, poi se ne potrà fare un’altra e poi piano piano”.

L’azione di Brunetta per l’informatizzazione della giustizia sembra una riproposizione di un vecchio spot.

“Non mi sentirà dire “è uno spot”. Devo tenerla per me la mia opinione. Posso dire che l’informatizzazione è un’arma utilissima ed efficacissima”.

Forse, al contrario del processo breve, se l’informatizzazione venisse attuata in maniera ottimale un aiuto potrebbe anche darlo alla giustizia.

“Del processo breve non voglio parlarne. Per quanto riguarda l’informatizzazione è uno strumento di grande utilità. Perchè certamente ci può far recuperare dei tempi”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/informatizzare-la-giustizia/

Nicola TRANFAGLIA

L’ITALIA SI E’ FERMATA IN MOLISE di Nicola Tranfaglia, l’Unità 16marzo2010

 

 

 

Nicola TRANFAGLIA

Nicola TRANFAGLIA

 

 

 

di Nicola Tranfaglia – nicolatranfaglia.com

da l’Unità (16 marzo 2010)

C’è qualcuno in Italia che sa cosa sta succedendo da molti anni nel Molise? E’ la più piccola regione italiana (o almeno quella che ha meno abitanti, 320mila, secondo le ultime stime) governata dal presidente Michele Jorio del Popolo della Libertà, vicino a Berlusconi.

Andrà alle urne soltanto tra un anno. Ma l’opposizione composta dal partito democratico, dall’Italia dei Valori e da Sinistra e libertà, è debole, per non dire in buona parte inefficace e inefficiente.

Nello stesso tempo il regno del Molise, come lo chiama a ragione Vinicio D’Ambrosio, autore del bestseller locale uscito l’anno scorso ormai alla quarta edizione (Il Chiostro, pag. 510, euro 18) ha una serie di primati impressionanti: per esempio c’è il numero più alto a livello nazionale di dipendenti della regione: 2,79 ogni mille abitanti contro l’0,39 in Lombardia, l’0,59 del Veneto, l’0,64 del Lazio e dell’Emilia Romagna. Cioè regioni amministrate dal centro-destra e dal centro-sinistra. L’organico molisano prevede 981 dipendenti. Oltre 300 sono responsabili di ufficio. Spropositato il numero dei dirigenti: un centinaio più sei direttori generali. La Lombardia impiega tre dirigenti, ogni 100 mila abitanti, il Molise 27.

Tutto questo determina un costo di funzionamento di 171 euro l’anno per abitante, il doppio quasi dei 93 euro registrati nella media delle regioni a statuto ordinario e complessivamente 55 milioni di euro iscritti a bilancio che, dice un consigliere del Partito Democratico Michele Petraroia (8 agosto 2007), “non contemplano le decine di collaboratori che, senza alcuna procedura trasparente, entrano ed escono dai libri paga della Regione come fosse un Grand Hotel”.

Secondo un’indagine del Sole 24 ore nel Molise il 30,3 per cento dei tributi finisce in stipendi al personale.Una percentuale stratosferica, se si pensa che in Lombardia la quota è del 2,1 per cento. La media nazionale è del 10,4 per cento.

Potremmo continuare per molte pagine, segnalando le due sedi regionali (del Molise) che Jorio ha creato a Roma quando le altre regioni, anche le più grandi e lontane, ne hanno ovviamente una sola. Ci sono altre mille peculiarità del gigantesco regno creato dal presidente che è in grado di controllare la televisione locale e tutti i quotidiani regionali, in modo da non lasciare all’opposizione nessuno strumento di comunicazione, se si esclude una coraggiosa rivista mensile che si chiama Il Ponte diretta da Paolo De Chiara.

Ma vale la pena, piuttosto, spiegare ai lettori come Jorio, che è già stato per dieci anni sindaco di Isernia e che è una presenza costante da quasi vent’anni nella politica molisana, ha ottenuto il grande consenso di cui oggi, a un anno dalle prossime elezioni regionali, continua (forse) ad avere. D’Ambrosio, autore de Il regno del Molise lo ha spiegato, ricorrendo al bel libro Il costo della democrazia scritto da Massimo Villone e Cesare Salvi e pubblicato da Mondadori nel 2005: “Supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sindaco, un presidente di provincia o un governatore, ho avuto una campagna elettorale complicata, difficile e costosa, ho avuto i miei ambienti di riferimento, amici, sostenitori, squadre di volontari e imprenditori vicini a me.

Adesso si aspettano che io dia delle risposte, niente di illecito, beninteso, ma c’è l’imprenditore che vuole il sostegno all’impresa, l’associazione di volontari che vuole l’affidamento del servizio sociale, (…), allora io che faccio, mi rivolgo al dirigente messo là da una giunta precedente, persona per bene, rigorosa, onesta, pignolo, spacca il capello in quattro, osserva le regole, dice che la Pubblica Amministrazione non deve fare nessun favoritismo, dirigente come tutti i cittadini vorrebbero naturalmente, però per me è un problema.

Che cosa posso fare? Lascio lì il dirigente, però riorganizzo l’amministrazione. Prendo pezzi dagli uffici, li sposto, faccio un altro dipartimento, un’altra area. Le cose che mi interessano le metto da un’altra parte quindi il dirigente sta là ma non si occupa più delle cose mie. A capo di questa nuova struttura metto un nuovo dirigente, un esterno assunto a contratto, naturalmente un amico mio. Nei procedimenti che mi interessano, che producono gli atti che mi interessano metto un comitato di esperti. Naturalmente nel comitato di esperti lì sono tutti amici miei.

Posso fare ancora un’altra cosa: prendo un pezzo di attività che mi interessa, lo esternalizzo per così dire. Lo metto in una società a partecipazione pubblico-privato, in una Spa nella quale io partecipo come ente. Mi nomino il presidente, mi nomino i consiglieri di amministrazione, in tutto o in parte, revisori, sindaci e quindi sempre amici miei, beninteso, gente di cui mi fido, e come effetto collaterale se devono svolgere questa attività magari faccio assumere quei 30/40 giovanotti che mi hanno dato una mano ad attaccare i manifesti in campagna elettorale.

In tutto questo non c’è nessun illecito, diciamo. Io non firmo una carta, non tocco nessuno, non ci sono tangenti, non ci sono mazzette, si orienta l’amministrazione verso un risultato che è quello della produzione del consenso.”

La truffa è perfetta, come è perfetto il connubio politica-affari. Si violano leggi e costituzione nei loro articoli fondamentali, si crea un regno con poteri quasi assoluti e si ammazza l’opposizione, se non c’è subito nella società e nei partiti una grande riscossa democratica.

L’Unità – 16 marzo 2010

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Tratto da:

L’Unità.it
http://www.unita.it/news/nicola_tranfaglia/96256/litalia_si_fermata_in_molise
NicolaTranfaglia.com
http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2010/03/16/litalia-si-e-fermata-in-molise
Antimafiaduemila.com
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/26276/78/

Casal di Principe 19marzo2009

CARTA CANTA – Le Mafie in Molise

Casal di Principe 19marzo2009

Casal di Principe 19marzo2009

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi. … Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.
(Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009)

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”… “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”… “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

“Non credete che voi siete immuni da queste parti sol perché noi abbiamo la sede legale di questa holding criminale, che è il clan dei casalesi. Nessuno è escluso. Noi abbiamo i morti ammazzati. Da voi si intrecciano i percorsi affaristici”.
(Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Pietracatella, 5 dicembre 2009)

“La Tenenza di Mondragone ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Collegio per l’applicazione di misure di prevenzione – su proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, in danno di un noto imprenditore casalese, D.G. (Diana Giuseppe, n.d.r.), operante nel settore della distribuzione del gas, nei cui confronti sono stati emessi nel tempo plurimi provvedimenti giurisdizionali (sentenze ed ordinanze applicative di misure cautelari coercitive). […]. Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (provincia di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia). […]. Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro”. (Comunicato Stampa, Comando Provinciale di Caserta della Guardia di Finanza, 13 dicembre 2009)

“In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”.
(Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Larino, il Ponte, gennaio 2010)

Mafie in Molise, un argomento da affrontare

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana

“Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.


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SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009

CARTA CANTA – La classe dirigente molisana

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“…Se il Molise è come lo vediamo adesso, il merito (o la colpa?) è da attribuire a tutti quelli che nel passato hanno ricoperto ruoli più o meno determinanti nella scena politica di questa Regione”.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

La verità è che è facile, molto facile, fare le pulci a chi governa, dimenticando troppo spesso le proprie responsabilità nelle scelte fatte in un passato che non è altro che il padre del presente. Certo Iorio di errori ne avrà fatti; solo chi no fa nulla non commette errori, e tutto si può dire di  Iorio meno che sia uno che “non faccia”. Ma da qui ad addossare a lui tutto il male di questa Regione è non solo fuorviante, ma culturalmente e politicamente disonesto.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.
(Rosetta Iorio, sorella del presidente della Regione Molise, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Isernia, il Ponte, novembre 2009)

“Non credo che sia finito il tempo di Michele Iorio. Le vicende interne al Pdl non le seguo. Ho un’idea un pò particolare della politica. Spesso mi sono soffermato a dire che non faccio politica, ma faccio l’amministratore”.
(Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, il Ponte, ottobre 2009)

Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

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Il Ventre nero del Molise

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

Luca Iorio

L’Intervista a Luca Iorio

Luca Iorio

Dopo il ritorno del “figliuol prodigo” Luca Iorio nella sanità molisana (provv. direttore generale 194/2011) e la creazione dell’Equipe multidisciplinare Itinerante aziendale (provv. direttore generale n. 329/2011) ecco l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio, realizzata a Isernia dopo un’operazione di cardiochirurgia (che non poteva esser fatta nell’Ospedale “Veneziale” del capoluogo pentro).

Nell’intervista si toccano diversi punti: dall’operazione contestata anche dalla società di cardiochirurgia ai rapporti con Huscher, dai problemi del pronto soccorso alla gestione della sanità regionale.

Questa è l’intervista integrale, pubblicata (in quattro parti) su La Voce del Molise.

Buona lettura.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intervento di cardiochirurgia al “F. Veneziale” di Isernia ha innescato polemiche su polemiche. Sin ad oggi si sono registrati gli interventi di molti operatori del settore. Tutti convinti che un intervento all’aorta ascendente nella struttura pubblica isernina non poteva essere fatto. Perché la struttura non è accreditata per la cardiochirurgia. Perché presso la struttura isernina non esistono né le competenze (l’equipe è venuta da Roma) né i macchinari. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta che ha illustrato il suo punto di vista. Dello stesso avviso anche il cardiologo Centritto del “Cardarelli” di Campobasso. Alla vicenda si è interessato il consigliere regionale Petraroia con un’interrogazione in consiglio regionale. Anche il Senatore della Repubblica Giuseppe Astore ha preannunciato un’interrogazione in Parlamento. E la Procura? Era stato proprio il professor Bianchi (che a Isernia ha effettuato l’operazione insieme a Mario Albertucci e Luca Iorio), durante la conferenza stampa, a parlare di “una telefonata da parte della Procura di Isernia”. Dal Palazzo di Giustizia è tutto confermato. Dopo una segnalazione è partita l’inchiesta della magistratura. Abbiamo avvicinato, per capire il suo punto di vista, il chirurgo vascolare Luca Iorio. Il figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio.

In conferenza stampa avete “giocato” con le parole. Non avete dato una risposta sul tipo di intervento: chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Nel Piano di Rientro non sono stati previsti posti per la chirurgia vascolare a Isernia. A che titolo Bianchi viene a operare al Veneziale se non ci sono più posti di chirurgia vascolare?

“I due posti letto della chirurgia vascolare di Isernia sono due posti letto che vengono distaccati dall’UOC di Campobasso. Lo stabilimento di Isernia non ha i posti letto di vascolare, perché sono due posti distaccati di Campobasso. E’ normale che ci sia questa discrepanza sulle carte ufficiali”.

E’ ancora valida la convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma?

“No, non è più valida”.

Da quanto tempo?

“Non mi ricordo. Non è più valida per il semplice motivo che il professor Bianchi è andato in pensione”.

Se non è più valida a che titolo viene ad operare il professor Bianchi?

“Il professor Bianchi viene perché ci sta dando una grandissima mano”.

Al di fuori della convenzione?

“Ma la convenzione è stata fatta nel 2005 o nel 2006 con un progetto per andare a ridurre quella che è la mobilità passiva. Anziché far viaggiare il paziente perché non viaggia l’equipe chirurgica?”

Ma perché queste operazioni, come quella fatta giovedì scorso, non vengono effettuate presso la Cattolica? Visto che la struttura è accreditata?

“La Cattolica è accreditata per la cardiochirurgia”.

L’operazione che avete fatto a Isernia rientra nella cardiochirurgia. Per il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”), per il cardiologo Centritto e per molti medici del “Veneziale” di Isernia l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Questo intervento rientra nella chirurgia vascolare”.

Lei è assunto a Campobasso?

“Certo”.

Che tipo di contratto ha?

“Sono molto privilegiato in quanto figlio del Presidente, quindi, ho un contratto di avviso pubblico. Un contratto a termine della durata di otto mesi”.

Lei fa anche le consulenze presso le strutture ospedaliere della Regione?

“Si”.

Succede anche ad altri medici?

“Sono l’unico medico dell’Asrem che in maniera del tutto gratuita, anzi rimettendo i soldi miei, vado all’Ospedale di Termoli tutti i martedì mattina dove svolgo l’ambulatorio di chirurgia vascolare e, quando vengo chiamato, vado anche presso strutture ospedaliere”.

Quanto percepisce con queste consulenze?

“Zero”.

Qual è il suo stipendio?

“Duemila e 600euro al mese”

Ha altri emolumenti?

“Assolutamente no”

E’, quindi, un fisso.

“Non è un fisso. E’ leggermente variabile se ti chiamano in reperibilità. Con queste 2.600euro eseguiamo circa 120 visite ambulatoriali al mese e abbiamo eseguito in un anno 300 interventi di chirurgia vascolare, di cui il 30% sono di fuori Regione”.

Lei è a conoscenza che sull’operazione di cardiochirurgia di giovedì scorso è intervenuta anche la Procura con un’indagine?

“No. So che il direttore sanitario ha avuto un colloquio con il Procuratore, che voleva avere notizie in merito. Perché era stata presentata il giorno prima, se ho capito bene, una segnalazione”.

Da chi?

“Lasciamo stare. Andiamo avanti”.

E’ stato mica Huscher?

“Lo ha detto lei”.

Quali sono i rapporti attuali con Huscher?

“Di Huscher non parlo”

Ma chi lo ha portato a Isernia?

“Non voglio parlare di Huscher. L’ho querelato per diffamazione”

Se Lei è assunto a Campobasso perché opera a Isernia?

“Abbiamo un’Asrem, che è un’Azienda unica ospedaliera. Abbiamo soltanto un’UOC di chirurgia vascolare che sta a Campobasso. Se un paziente di Termoli o di Isernia o di Agnone o di Venafro  vuole fare una visita vascolare deve prendere la macchina e farsi 50,70,80 chilometri per raggiungere l’ambulatorio di Campobasso, altrimenti si può rivolgere in privato. Ad esempio a me in privato”.

In conferenza stampa Lei parlò di rapporto fiduciario tra il medico e il paziente. E’ opportuno che il paziente si rivolga al medico di fiducia per decidere dove farsi operare?

“Non ho capito la domanda”.

Tutti i pazienti possono percorrere questa strada. La regola è generale o vale solo per il paziente operato in cardiochirurgia?

“Chi vuole farsi operare qua può essere visto presso l’ambulatorio. E’ l’unico ambulatorio dove non c’è lista di attesa perché non c’è un limite al numero delle visite. Chiunque vuole, in qualsiasi momento, viene in ambulatorio. Quello che noi offriamo come chirurgia vascolare in nessun altro posto al mondo si trova. Non esiste nessun altro reparto nell’Asrem dove esegui la visita in assenza di lista di attesa. Tutti i pazienti che hanno fiducia in noi vanno in ambulatorio dove si fanno visitare. Se c’è un’indicazione chirurgica vengono ricoverati e vengono operati. Tutti quanti”.

Quali sono i vantaggi economici per questo tipo di operazione?

“Qualcuno si è divertito a dire che l’operazione è costata 50mila euro. Il costo è stato di 6mila euro. A conti fatti, da un punto di vista economico, l’Azienda ha guadagnato 14mila euro. Se si tratta di operare una persona pure se l’intervento costava 1milione e mezzo di euro lo avrei fatto senza nessun tipo di problema”.

Era opportuno fare un intervento di cardiochirurgia, ricostruendo da zero una sala operatoria perché al Veneziale di Isernia non ci sono né mezzi ne personale?

“Se lei mi trova un ospedale in Italia …”.

La Cattolica a Campobasso, che dista 50 chilometri da Isernia.

“Ha di proprietà sua i macchinari?”.

Nella Cattolica si possono trovare i macchinari già nelle sale operatorie e sono già presenti le figure professionali.

“A noi cosa ci mancava”.

Avete ricostruito da zero tutta la struttura, facendo venire da fuori Regione l’intera equipe e i macchinari. Sono venuti sia Bianchi che Albertucci, i cardio-anestesisti…

“Bianchi viene qui quattro volte al mese…”

Quanto prende Bianchi per venire a operare a Isernia?

“Penso qualcosa in meno di mille euro ogni volta che viene”.

Albertucci invece?

“E’ venuto gratuitamente”.

L’equipe, o parte dell’equipe, percepisce parte del Drg come emolumento?

“Magari”.

Si può fare una verifica su questo?

“Lavoro dalla mattina alla sera. Ti direi di si, può darsi che non mantengo l’impegno. E’ tutto sul sito dell’Asrem. Se ci sono difficoltà… c’è tutto l’interesse mio per un’inchiesta sulla vascolare. Non riesco a capire perchè tutto questo polverone su questo intervento. Se altre strutture fanno l’intervento di vascolare è normale?”.

Se sono accreditate è normale. Se non lo sono non è normale.

“Perché questa cosa qui non la volete vedere”.

Ci stiamo occupando di questo intervento.

“Lei sta facendo un’inchiesta sulla cardio vascolare”.

L’operazione fatta a Isernia è di cardiochirurgia.

“Lo dice Lei”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il cardiologo Centritto e molti operatori del settore.

“In ogni caso si allarghi l’inchiesta sulla chirurgia vascolare”.

1parte/continua (La Voce, 14 dicembre 2010)

***

Nella prima parte dell’intervista fatta al chirurgo vascolare Luca Iorio (il figlio del Presidente della Regione Molise Michele Iorio), pubblicata ieri sulle nostre colonne, abbiamo iniziato a mettere dei punti fermi. Dopo l’operazione di cardiochirurgia che “non si poteva fare” al “F. Veneziale” di Isernia è stata aperta un’indagine da parte della magistratura isernina. Abbiamo appurato che non esiste più la famosa convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma ed è rimasta in piedi quella con il chirurgo vascolare in pensione Giuseppe Bianchi. Riprendiamo l’intervista al dottor Luca Iorio con le dichiarazioni di un professionista del “Cardarelli” di Campobasso.

Il cardiologo Centritto afferma: “Dal punto di vista della salute del paziente non c’è nessuna logica. Anzi si mette a rischio. Ho letto che in conferenza stampa è stato dichiarato che il paziente ha firmato una dichiarazione per farsi operare. Ma il mio dovere è garantire al paziente, che non è un esperto, che posso fare l’intervento. Non basta il consenso informato. Il paziente, fino in fondo, ha capito che veniva operato in un contesto che non dava garanzie per la sicurezza?”.

“Se Centritto ha dichiarato questo lo quereliamo”.

A parte la querela, nell’operazione fatta giovedì scorso c’erano le garanzie per la sicurezza del paziente?

“Mario Albertucci è stato il direttore …”.

Secondo Lei c’erano tutte le garanzie per la sicurezza?

“Assolutamente si. Ed è diffamatorio chi afferma il contrario”.

Il paziente è stato informato che nel Veneziale non esistevano e non esistono le strutture interne e le professionalità interne?

“Questo lo dite voi”.

Sono venute dall’esterno le professionalità, insieme ai macchinari.

“Sono venuti dall’esterno perché è normale che in un processo di crescita per un centro vascolare abbiamo la necessità, a volte, di prendere personale esterno ma soprattutto per svolgere questi interventi in maggiore garanzia”.

Non ci sono i macchinari al “Veneziale” di Isernia.

“Se Lei mi trova un Istituto di Cardiochirurgia al mondo, di chirurgia vascolare al mondo che è proprietario della macchina cuore-polmone domani mattina non lavoro più a Isernia e chiudo il centro di chirurgia vascolare a Isernia”.

Ma la Cattolica, che dista solo 50 chilometri da Isernia, quando fa queste operazioni di cardiochirurgia deve far venire il macchinario da fuori o sono già presenti nella struttura sia il personale che il macchinario?

“Penso che i perfusionisti non debba farli venire…”.

I cardio-anestesisti?

“Sicuramente ci sono”

I chirurghi che fanno l’operazione?

“Spero di si”.

Il macchinario cuore-polmone?

“Affittato”.

Ma è già presente nella struttura, nella sala operatoria?

“Dipende dal numero degli interventi”.

Alla Cattolica devono farlo arrivare o è già presente il macchinario?

“Sulla Cattolica mi riesce difficile rispondere perché non è il mio ospedale. Lei mi fa la domanda sulla Cattolica, ma posso rispondere con la mia logica. Però non è detto che la mia logica sia quella loro”.

Sempre Centritto, in una dichiarazione, afferma: “Come si fa un intervento di cardiochirurgia in un contesto dove tutto il personale deve essere adatto per supportare un intervento del genere. Anche l’infermiere deve essere addestrato. Per non parlare della sala operatoria. Basta andare in Cattolica per rendersi conto della sala operatoria di cardiochirurgia”. A Isernia non esistono né i macchinari né il personale.

“Non è che abbiamo portato l’equipe. Ripeto il professor Bianchi…”

Con la convenzione scaduta.

“Quale convenzione scaduta”.

Quella stipulata con il San Giovanni nel 2005 e confermata in conferenza stampa dal direttore Fulvio Manfredi Selvaggi.

“E’ venuta meno perché il professor Bianchi è andato in pensione. E’ stata fatta con lui la convenzione”.

Attualmente non esiste una convenzione con il San Giovanni di Roma, ma esclusivamente con il dottor Bianchi?

“Esatto”.

Si può vedere questa convenzione?

“Non ce l’ho, altrimenti gliela davo”.

Quando è stata stipulata questa convenzione?

“Non mi ricordo”

Quando è andato in pensione?

“Grosso modo un anno e mezzo fa”.

E’ opportuno far venire a operare a Isernia il professor Mario Albertucci nonostante i provvedimenti “prescrittivi con azioni disciplinari anche di revoca e di sospensione della licenza” subiti negli Stati Uniti?

“A questa domanda deve rispondere Mario Albertucci. Un chirurgo che non ha una denuncia è un chirurgo che non opera. In genere chi opera ha denunce, chi non opera non ha denunce. Questa è la prassi”.

Come si apprende da AdnKronos Lei, insieme ad altri quattro medici, compreso Mario Albertucci e Cristiano Huscher, è stato rinviato a giudizio per concorso “nell’accusa di omicidio colposo”. Stiamo parlando della vicenda Verso, lo scenografo morto a Isernia nel 2007. Cosa vuole aggiungere?

“Stiamo alle prime udienze e speriamo che finisca subito questa storia. Perché è veramente una cosa assurda”.

E’ l’unico rinvio a giudizio?

“Per fortuna si”

Lo scenografo Alberto Verso fu portato a Isernia da Mario Albertucci?

“E’ una storia estremamente lunga. Non è stato portato a Isernia da Albertucci. Era un amico di Mario Albertucci, che non è stato mai al tavolo operatorio. Non si capisce proprio perché è stato indagato. Non c’entra veramente nulla. Mario Albertucci non ho capito bene perché è stato indagato. Lui era amico del paziente. La mia posizione è particolare. A me e a un altro collega ci danno contro per quanto riguarda il primo ricovero. Il paziente, per il secondo ricovero, si rivolse a un luminare della medicina interna romana che lo ricoverò alla MaterDei. Quando venimmo a sapere del secondo ricovero lo andammo a trovare da amici e non da medici, perché non aveva più scelto noi. Anche perché il suo problema, tendenzialmente, non era più chirurgico. Mi si addossa il problema del secondo ricovero, ma tra l’altro anche in quella cartella clinica il mio nome non risulta mai, proprio perché mi sono trovato casualmente quel giorno a trovarlo. Non sono andato lì a fare il chirurgo o altre cose. Spero che da questa situazione si esca il prima possibile perché veramente è un caso un po’ limite. Però, come si dice, confidiamo nella giustizia ”.

Centritto oltre a chiedere l’intervento della magistratura, anche se dalla Procura di Isernia sono intervenuti già la mattina dell’operazione, ha confermato che questo tipo di operazione (aorta ascendente) al “Veneziale” di Isernia non si poteva fare. Perchè non è stata fatta in una struttura idonea, accreditata?

“Lo dice Lei e Centritto che è un intervento di cardiochirurgia”

Lo afferma anche il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”) e lo affermano molti operatori sanitari. L’unica voce dissonante è la sua, di Bianchi, Albertucci e Manfredi Selvaggi. Voi giocate con le parole.

“Non riesco a capire perché il problema sta tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare”

Perché se è cardiochirurgia non si poteva fare a Isernia presso il “Veneziale”.

“Perché?”

Lo ha confermato anche Lei che a Isernia non si può fare.

“Nel senso che non è stato ricoverato un paziente che doveva fare la sostituzione di una valvola cardiaca. In questo caso se avessimo  ricoverato un paziente del genere saremmo stati noi dei matti. Qui si tratta di un paziente che due anni fa, io ero al pronto soccorso, non ha ricevuto risposte da nessuno”.

Nemmeno dalla Cattolica?

“Esatto. L’unica risposta che ho avuto è stata di Mario Albertucci che non era neanche reperibile a Roma e ce lo siamo dovuti caricare in ambulanza per portarlo a Roma dove è stato operato”.

Lei contesta Gerometta quando dice che “questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”?

“Non lo so, non sono un cardiochirurgo. Come la faccio a contestare. Se nei manuali di cardiochirurgia è descritto non lo so. Non ho mai studiato ..”.

Lui afferma che l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Non ha senso l’affermazione di Gerometta”

Non ha senso?

“Attenzione, non voglio offendere il professore. Lui ha un carisma professionale cento volte il mio, non voglio contestare il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia. Da questo discorso non se ne uscirà mai fuori”.

Usciamo da questo “pantano”. Da questa disputa tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare.

“Non ha senso”.

E’ un problema se è cardiochirurgia.

“E che problema è se è cardiochirurgia”

A Isernia, presso il “Veneziale”, non si può fare. E poi c’è la Cattolica a 50 chilometri.

“Mettere uno stand sulla coronaria dove bisogna farlo?”

A me questo non interessa. Voglio capire questo caso preciso.

“Sul caso preciso ho risposto ampiamente. Questa discussione non ci porterà mai a nulla e né un’aula di tribunale la potrà mai chiarire. Mai, perché il problema non esiste. Ben venga se si pone questa questione. Forse facciamo storia. E’ un intervento che abbiamo fatto con la totale garanzia che tutto doveva andare bene”.

E’ accreditata la struttura di Isernia per la cardiochirurgia?

“Per la cardiochirurgia no, per la chirurgia vascolare si. Ma quando si parla di accreditamento sull’ospedale pubblico non ha molto senso”.

Riprendo le affermazioni di Centritto sull’accreditamento. “E’ la Regione che lo concede (l’accreditamento, ndr) sia per le strutture private che per quelle pubbliche. L’accreditamento significa verificare tutte le condizioni per poter fare un certo tipo di lavoro. L’accreditamento varia per ogni disciplina”. Ma questo intervento è stato fatto a Isernia per il legame che lega il medico al paziente?

“Non capisco perché un cardiologo (Centritto, ndr) che lavora in un ospedale pubblico possa avere tutto questo interesse a evidenziare…”

Bisognerebbe chiederlo a Centritto.

“Poniamocelo come problema”.

2/continua (La Voce del Molise, mercoledì 15 dicembre 2010)

***

Nella terza parte dell’intervista al chirurgo vascolare Luca Iorio (figlio del presidente della Regione Molise) abbiamo affrontato, oltre il discorso dell’operazione di cardiochirurgia realizzata a Isernia (dove l’Ospedale non è accreditato per questo tipo di interventi), anche altri argomenti come i reparti doppione. Su questa questione abbiamo più volte chiesto alla dirigenza sanitaria regionale di fornirci una risposta. Abbiamo colto l’occasione per capire il punto di vista di Luca Iorio. Domani il figlio-medico del Governatore affronterà la questione, descritta come “parentopoli”, anche da molti organi di informazione nazionali.

L’operazione di cardiochirurgia è stata fatta a Isernia esclusivamente per il rapporto che esiste tra il medico e il paziente?

“E’ stata fatta a Isernia perché abbiamo tutte le condizioni non solo per farla su questo paziente, ma per fare tutti i tipi di interventi di chirurgia vascolare. Siamo in grado di affrontare qualsiasi tipo di patologia di chirurgia vascolare”.

In queste situazioni esiste un rischio per il paziente o è completamente da escludere?

“In che senso?”

Secondo il segretario Gerometta: “se non c’è un motivo di urgenza sarebbe opportuno fare queste operazioni in un centro di cardiochirurgia perché l’organizzazione è, ovviamente, più complessa. Le uniche statistiche dimostrano che al di sotto di un certo numero di interventi di cardiochirurgia c’è un incremento di mortalità e di rischio”.

“Verifichiamo se in Regione c’è un centro che fa 400 interventi di questo tipo. Se ci sta in Regione potevo anche immaginare una strategia diversa per il paziente”.

Il cardiologo Centritto ha confermato che alla Cattolica si effettuano 300 interventi l’anno di cardiochirurgia.

“In bocca al lupo”

Viene meno l’affermazione che ha fatto prima.

“Centritto come fa a sapere della Cattolica. Lavora al Cardarelli”

A Isernia quanti interventi di cardiochirurgia fate?

“Ma noi non la facciamo la cardiochirurgia”

L’avete fatta.

“Lo dice Lei”

Lo dicono gli specialisti.

“Lo dice Centritto che è un cardiologo di Campobasso e non vedo come fa a sapere …”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta.

“E cosa dice? Che è descritto in un manuale”

Per lui è cardiochirurgia. Quindi contesta l’affermazione del segretario Gerometta?

“Non sono in difficoltà a dare una spiegazione. Il problema non è se quella è chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Quello è un intervento su una patologia aortica complessa. E la deve fare chi la sa fare. Chi ha esperienza di saperla fare”.

Anche in una struttura dove non si può fare?

“Questo lo affermano loro. Ma, assolutamente, non è vero. Se non si poteva fare e non ci stavano garanzie probabilmente il paziente non sarebbe andato bene. Avrebbe avuto complicanze il paziente. E’ sotto gli occhi di tutti che il paziente, per fortuna, sta bene. Alla fine tutta questa polemica non so che cosa vuole portare. Da parte nostra ci sta la totale serenità. E se domani mattina si rivolge da noi un paziente con la stessa patologia, che vuole essere sottoposto a intervento chirurgico, rifacciamo le stesse cose fatte fino ad ora. Senza nessun tipo di problema”.

Il primario della Chirurgia Di Sandro viene informato delle attività che si svolgono nel suo reparto? L’altro giorno, in conferenza stampa, a chi si riferiva Di Sandro quando ha dichiarato: “esiste un primario e certe cose senza un primario non possono essere fatte. Voi siete entrati a casa mia senza chiedere il permesso”?

“Al direttore sanitario. A me assolutamente no. La direzione sanitaria ha organizzato la conferenza stampa di martedì pomeriggio, con le festività, forse è venuto meno il discorso di avvisarlo che si sarebbe tenuta la conferenza stampa nella sala operatoria”.

Come è finita quella storia?

“Non c’è stata alcuna storia”.

Chi ha autorizzato l’operazione?

“Nessuno. Per operare mica ho bisogno dell’autorizzazione”.

Il paziente è stato ricoverato presso il reparto il 29 novembre ed è stato operato il 2 dicembre. Quanti giorni sono rimasti, dopo l’operazione, i due medici (Bianchi e Albertucci)?

“Sono andati via di domenica”

Non è opportuno operare dove è già presente un’assistenza?

“Lei pensa che sono un muratore? Lei pensa che non sono in grado di poterla dare?”

Perché i due medici sono rimasti se c’è l’assistenza?

“Quando operiamo di casi maggiori è chiaro che l’equipe rimane sul posto. Quando operiamo di casi minori l’assistenza posso darla da solo”.

Qual è la situazione del Pronto Soccorso di Isernia?

“Non ne ho idea. Perché lo chiede a me”

Lei lavora a Isernia?

“Si, ma in che senso qual è la situazione”

Il personale ha presentato alla dirigenza due documenti firmati con delle richieste precise per uscire da una “situazione drammatica”. Hanno dichiarato anche uno stato di agitazione.

“Cioè?”

Lamentano la possibilità di poter dare la sistemazione a tutti gli utenti che arrivano nel loro servizio, specie dopo la chiusura progressiva degli Ospedali di Venafro e Agnone. Con il conseguente afflusso presso la struttura isernina. Lei non è a conoscenza di questa situazione? Se ne sono occupati anche gli organi di informazione locali.

“Non l’ho seguita la vicenda del pronto soccorso. Non so la protesta su cosa era concentrata”.

Su quello che le ho appena detto.

“La grande soluzione è quella, sicuramente, di rafforzare le strutture territoriali, nel senso di far diventare l’ospedale dove ci devono essere malati acuti”.

Perché non si fa questo?

“Parlo di me. Con due posti letto ho fatto 400interventi. L’ospedale deve diventare un posto per acuti e il paziente cronico deve essere trattato attraverso il potenziamento delle strutture”.

L’argomento Huscher Lei non lo vuole trattare. Nemmeno vuol dire perché è stato prima preso per “chiara fama”, con chiamata diretta, e poi è stato sbattuto fuori?

“Lui mi accusa di tutto. Con Huscher discuterò in altre sedi”.

E’ possibile esaudire le richieste degli utenti, per quel famoso legame che lega il medico al paziente, allestendo da zero camere operatorie con equipe e macchinari esterni. Lo stesso discorso vale, per assurdo, anche per la richiesta di una plastica facciale?

“Noi non abbiamo allestito nulla di particolare”.

Avete creato una sala operatoria con un’equipe e macchinari venuti da fuori.

“Questo sarà stato il quindicesimo intervento che si fa così”

Riepiloghiamo. Lei prima parlava di 400 interventi di chirurgia vascolare. Questi quindici interventi, allora, sono stati di cardiochirurgia?

“Quindici interventi in circolazione extra corporea. Voglio fare un esempio: a me è capitato anche, insieme a Mario Albertucci di dover viaggiare per andare al San Carlo a Milano come consulente per eseguire la circolazione extra corporea. Questo cosa vuol dire che a Milano, in un grosso ospedale, non hanno le professionalità per fare questo? Significa che a loro conveniva di più affittare il service che, in quel caso, era complessivo di cardio-chirurgo, chirurgo vascolare e macchina cuore-polmone. L’eccezionalità di questo intervento la state dando voi. Tutta questa cosa di eccezionale non la vedo. Ancora non riesco a capire perché si sta facendo tutto questo polverone”.

Perché accadono cose strane all’Ospedale di Isernia?

“Quali sono queste cose strane?”

Reparti doppione come quello di neurofisiopatologia. E’ un doppione?

“Di chi?”

Al Neuromed di Pozzilli, a soli 15 chilometri da Isernia, esiste già questo reparto. Qual è la logica di creare un reparto di Neurofisiopatologia all’ospedale del capoluogo pentro? Qual è la logica di creare un reparto di oculistica? Attualmente ce ne sono 6 tra strutture pubbliche e private.

“E quindi?”

Era opportuno creare questi doppioni?

“Bisogna chiudere il pubblico per favorire il privato?”

Non bisogna aprire reparti doppione.

“Ma doppioni di che?”

Di reparti che esistono già in altre strutture

“Quando si crea un doppione il problema…”

Ma perché non si risolvono prima i problemi veri e poi si pensa a costituire reparti già esistenti?

“Cioè?”

Ad esempio il Pronto Soccorso di Isernia dove tutto il personale ha denunciato una “situazione drammatica”. Perché la dirigenza regionale ancora non risponde ai dipendenti della struttura di primo soccorso, ma è pronta ad aprire reparti doppione? E’ normale che i problemi seri vengono messi da parte ed affrontati con calma? Era opportuno aprire il reparto di Oculistica ad Isernia?

“Non conosco in maniera specifica, cioè nel senso …sono stato per dodici anni fuori da questa struttura…”

Questa è la stessa cosa che ha detto il dirigente Fulvio Manfredi Selvaggi (“sono arrivato nel 2007 e ho trovato la convenzione già firmata”) in conferenza stampa sulla convenzione con il San Giovanni di Roma.

“Non è che sono deputato io a fare le scelte. Magari se fossi io qualche idea…”.

3/continua (La Voce del Molise, giovedì 16 dicembre 2010)

***

Chiudiamo oggi l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise. Dopo aver affrontato la questione dell’operazione di cardiochirurgia, che all’Ospedale di Isernia, “non si può fare” e il problema dei reparti doppione presenti nella struttura isernina abbiamo voluto conoscere il punto di vista di Luca Iorio sulla questione “parentopoli”. Un argomento ampiamente ripreso anche dalla stampa nazionale.

Dottor Iorio, secondo Lei è normale che la direzione di un distretto sanitario sia affidata a personaggi che non hanno nulla professionalmente a che fare con queste strutture? Parlo di Vincenzo Bizzarro, oggi consigliere regionale e Rosetta Iorio, oggi assessore ai lavori pubblici del Comune di Isernia. Perché si sono scelti dei soggetti che non sono medici per la direzione di un distretto?

“Un mendico Le sa dire qual è il curriculum che ci vuole per fare il direttore di un distretto sanitario?”.

Ma Lei da operatore del settore cosa ne pensa?

“Ora sta andando sul politico-personale”.

Perché personale? E’ vero o non è vero che prima Vincenzo Bizzarro e poi Rosetta Iorio hanno ricoperto questi ruoli nella sanità molisana?

“Ha citato mio zio e mia zia”

Loro hanno ricoperto questi ruoli.

“Li sta citando lei. Non mi va di entrare in questa… ne hanno scritto tutti”.

Quale occasione migliore per affrontare di nuovo la questione?

“Non mi va di parlare di queste cose. Quello che dico è questo, la mia personale opinione. Si sta cercando di dipingere in tutti i casi un disastro, un discorso sanitario di bassa qualità e via dicendo. Questo, francamente, è un gioco al massacro. Capisco che ci sia necessità, da parte di tutti quanti, di strumentalizzare qualche discorso…”

Il deficit della sanità pubblica lo pagano i cittadini, non la politica. E’ doveroso rispondere a queste domande per il rispetto che si deve alla gente.

“Non lo pagano i cittadini perché le tasse non sono state aumentate”

Lo pagano i cittadini con tasse e servizi. E le tasse sono state già aumentate da diversi anni.

“Mi faccia finire di parlare. In ogni caso…”

Lo pagano i cittadini.

“Francamente quello che posso notare che oggi il cittadino molisano ha da parte di Ospedali pubblici e Ospedali convenzionati un’ottima risposta sanitaria. L’ultima indagine fatta sul rapporto qualità e difficoltà degli interventi e delle procedure svolte nei diversi Ospedali italiani mi pare che il Molise è arrivato al primo posto, se non sbaglio. Ma quando esce un qualcosa di positivo, quando questa positività è certificata anche da indagini nazionali e via dicendo perché, evitando quelle che possono essere le stupide polemiche, non si cerca di costruire un qualcosa di buono”.

A livello nazionale la stampa si è occupata del Molise diverse volte con articoli, inchieste e servizi. Che hanno riguardato anche Lei, insieme alla sua famiglia. Molti hanno parlato di una “parentopoli” nella sanità pubblica molisana. Lei cosa ci dice?

“Ho la colpa che mi sono laureato in medicina e ho la grande colpa di lavorare presso l’Ospedale di Isernia che è la mia città. Mi possono scrivere e dire quello che vogliono”.

Lei lavora a Isernia, a Campobasso e, grazie a una convenzione, in tutta la Regione.

“Sono stupido, glielo dico io”

Perché?

“Vabbè, lasciamo stare”

Perché poteva andare a lavorare fuori Regione ed evitare le polemiche?

“Avrei guadagnato molto di più, me ne voglio fregare di tutto e vado avanti. Non mi fermano le polemiche o le diffamazioni. Se ho operato 400 persone l’anno ho ricevuto 400 grazie da parte di pazienti e familiari, per cui…”.

Per diffamazione cosa intende? Si riferisce agli articoli in cronaca nazionale?

“A livello nazionale. A tutti i livelli. Non me ne interessa. Vado avanti per la mia strada”.

Ma cosa ne pensa di questo interesse della stampa nazionale? Parlano di “parentopoli”.

“Cosa ne posso pensare. Parlano di parentopoli? Ognuno …”.

Lo ricorda l’articolo di Repubblica? Dove disegnarono “l’albero genealogico” della famiglia.

“Possono parlare di quello che vogliono”.

Lei la rigetta questa accusa?

“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”.

Cosa ne pensa dell’interrogazione regionale, sull’operazione di cardiochirurgia effettuata ad Isernia presentata nei giorni scorsi dal consigliere del Pd Michele Petraroia?

“Ma tanto ormai non è la prima che fa, continuasse a farle…”

E’ la prima che riguarda Lei?

“Non penso. Forse quando è arrivato il professor Huscher a Isernia, credo, ce ne siamo beccate altre. Non mi ricordo bene”.

E sull’ultima che pensa?

“Non l’ho letta”

Scrive Petraroia: “chiedo di sapere perché per fare un intervento cardochirurgico ad elevata complessità non è stato utilizzato il Centro di alta specializzazione della Cattolica di Campobasso”. Su questo che dice?

“Andiamo avanti”.

Ma su questo punto cosa dice?

“Andiamo avanti”

Come facciamo ad andare avanti se non dice nulla su questo punto?

“Su questo dico che il paziente ha scelto diversamente. Esiste la libertà di scelta da parte del paziente”.

Continua Petraroia: “chiedo di essere informato su chi ha autorizzato tale intervento cardochirurgico e se tale autorizzazione è compatibile con il regime di commissariamento della Regione Molise”.

“Cosa c’entra il commissario con un intervento chirurgico di routine, che voi rendete eccezionale”.

Nessun tipo di connessione?

“No”

Si legge nell’interrogazione del consigliere regionale: “chiedo di essere messo a conoscenza se le notizie diffuse dalla stampa locale circa gli eventuali rischi a cui si può incorrere per interventi complessi in strutture ospedaliere non dotate di macchinari e attrezzature specialistiche idonee rispondano al vero oppure no”.

“Chi dice una frase del genere, ma non solo Petraroia, ma pure Centritto…”.

Pure il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia Gerometta.

“E’ di fuori, non conosce la realtà. Gli viene chiesta una cosa del genere, è chiaro che deve rispondere così. Però, quando pure Centritto dice una cosa del genere, quando Petraroia dice una cosa del genere credo che sia offensivo per la professionalità mia, del professor Bianchi e del professor Albertucci. Posso anche essere di idee differenti a queste due persone, ma non mi permetterei mai di offendere la loro professionalità. E’ chiaro che non sono d’accordo con l’interrogazione fatta. Ma questo non mi fa dire se lui è cattivo o buono come consigliere regionale. Questa è veramente una cosa offensiva. Su Centritto, in particolar modo, penso che una querela, in questo caso, ci sia proprio tutta. In modo tale che, forse, la prossima volta ci pensa prima. Questo è il motivo per cui gli Ospedali pubblici non cresceranno mai in Italia, perché non ci sta proprio la volontà di farli crescere in favore del privato. Lei pensa che un dipendete di una struttura privata possa parlar male di un dipendente della stessa struttura privata? Lei domani mattina può scrivere che il suo giornale, è un esempio paradossale, che la redazione di Campobasso non scrive la verità, scrive articoli che non sono buoni…”.

Il mio compito è raccontare i fatti. Paradosso per paradosso, se ho le prove lo scrivo.

“Non facciamo l’esempio su di lei. Ma lei pensa che in una struttura privata se mi alzo la mattina e dico “la struttura che lavora dall’altra parte, sempre nella stessa azienda privata è così, così e così” sa che cosa mi succede? Si chiama comportamento antiaziendale e succede che vengo licenziato. Questi sono i personaggi che fanno si che gli ospedali pubblici in Italia non cresceranno mai. Questa è la vera difficoltà. Non c’è stata una persona, se non noi che abbiamo fatto una conferenza stampa, … Avessimo ricevuto mai un elogio per tutto quello che stiamo facendo su Isernia”.

Ma se sono operazioni importanti, perchè non le pubblicizzate?

“Perché ci sto io”.

In che senso?

“Vede cose succede quando c’è Luca Iorio? Secondo lei non ho difficoltà a spiegare al professor Bianchi che viene da Roma o al professor Albertucci, addirittura, che è stato 25anni in America …”.

Dove ha subito dei provvedimenti disciplinari.

“In America succede diversamente. Non conosco la situazione personale. Il “caso Verso” se fosse successo in America avremmo già avuto una sentenza. Molto probabilmente ha avuto qualche lamentela da parte dell’assicurazione del paziente. Adesso non conosco il caso specifico”.

Torniamo al segretario Gerometta. Lui dice: “In un posto dove questo non è lo standard, mettersi a fare un intervento di cardiochirurgia è anti economico e più rischioso di quanto non sia farlo in una struttura dove ne eseguono 300/400 l’anno”. E aggiunge: “è un modo non logico di fare certe scelte” riferendosi all’operazione di cardiochirurgia fatta a Isernia. “In un altro Paese – per Gerometta – non pensano nemmeno di fare queste cose”.

“In un altro Paese tutto quello che sta succedendo qua non sarebbe neanche successo. In un Paese normale. Se si fa un intervento di questo tipo non succede assolutamente nulla. Solo qui, siccome si vuole fare polemica…”.

Ma in un Paese normale alla direzione di un distretto sanitario chi viene nominato?

“Ci risiamo”.

Se parliamo di Paesi normali.

“Lei è libero di dirlo, non è un problema”.

Mettiamo da parte, per un attimo, i due direttori nominati dalla politica (Vincenzo Bizzarro e Rosetta Iorio, rispettivamente cugino e sorella del presidente della Regione Molise). Non voglio legare i due nomi alla famiglia Iorio. Vorrei capire…

“Nel momento in cui decidessi di entrare in politica ti risponderei a tutte queste domande senza difficoltà. Quando entrerò in politica, lei sarà la prima persona a saperlo…”

Ma cosa c’entra la politica con la direzione di un distretto sanitario?

“Lei allora immagina che se uno si chiama Iorio non ha le capacità?”

Che professionalità aveva Bizzarro per fare il direttore sanitario?

“Non lo so di Bizzarro, ma di mia zia le posso rispondere tranquillamente”.

Prego.

“Vada a vedere il curriculum di mia zia. Tutti i curriculum stanno sul sito dell’Asrem e vedrà se ha le competenze o meno per fare la direttrice del distretto”.

Ma non è un medico. Mentre per Bizzarro cosa dice?

“Sono un po’ di anni che Bizzarro è andato via, non me lo ricordo quale sia il suo curriculum”

Oggi Bizzarro è diventato consigliere regionale.

“Tutto è politica”

4/fine (La Voce del Molise, venerdì 17 dicembre 2010)

Versione integrale (La Voce del Molise – 14/17 dicembre 2010)

Mafie in Molise: “il pericolo è concreto”

Tedesco, Sardo, De Chiara, Albano

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. […] …proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Le mafie in Molise ci sono e fanno affari. Il concetto è stato ribadito con forza a Isernia, durante l’iniziativa pubblica dal titolo “Al di là della Notte”, con la presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del magistrato (già Procuratore della Repubblica di Larino) Nicola Magrone, del segretario generale della Fondazione Polis (politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di criminalità organizzata e beni confiscati) Enrico Tedesco, del giornalista molisano Michele Mignogna (minacciato di morte, per aver fatto il proprio dovere, da squallidi e vigliacchi soggetti) e del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo. Nel capoluogo pentro si è presentata la sua nuova opera, dedicata alle vittime innocenti della criminalità. Proprio Sardo, che conosce bene il territorio molisano, ha ribadito un concetto molto semplice.Che però trova poco spazio nel dibattito regionale. “Voi pensate – ha affermato l’autore del libro “Al di là della notte” – che il clan dei Casalesi ha radici e attività solo nel posto dove è più radicato? Non è così. Loro sono capaci e sono stati capaci negli anni di mettere radici, non solo in Italia, ma in Europa. E non solo il clan dei Casalesi”. E in Molise qual è la situazione? Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia (oggi Componente della stessa), Giuseppe Lumia, in questa Regione operano da molti anni tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. In passato in questa Regione sono stati sequestrati diversi beni e attività di proprietà di esponenti della criminalità. Per non parlare dell’Eolico, l’affare del secolo. Per non parlare delle attività che ruotano intorno allo smaltimento dei rifiuti tossici. Basta sfogliare il libro Gomorra di Roberto Saviano per capire cosa è già accaduto. “Grazie all’operazione “Mosca” – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto tra Termoli e Campomarino – per smaltire abusivamente i rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Basta leggere le inchieste della magistratura. Basta ricordare l’attività dei Ragosta nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Dove negli altiforni della Fonderghisa arrivavano i carri armati dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Gli esempi sono tanti. Troppi. Ma non sono bastati per far risvegliare le coscienze. “Queste manifestazioni – ha affermato il Procuratore Paolo Albano – sono fondamentali. Il libro di Sardo è importante per non dimenticare”. Delle mafie e delle loro illecite attività bisogna parlarne. Sempre e in ogni circostanza. Questo è il semplice modo per ostacolare questi criminali. Il silenzio è la loro arma. Non basta delegare il problema alle forze dell’ordine e alla magistratura. I cittadini devono prendere coscienza del pericolo e ribellarsi. Facendo semplicemente il proprio dovere. Un concetto rimarcato con forza da tutti i presenti. E’ passato poco tempo dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Larino sul Porticciolo di Termoli. La questione è passata sotto silenzio. Non ci si interroga più su certi temi. Eppure nelle “carte” della Procura si legge un nome legato alla criminalità organizzata. In questo caso alla camorra. Il primo che compare tra gli indagati è Francesco Moccia. Ma chi è questo soggetto? “Doverosamente segnalato – si legge – dalla guardia di finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. A parte il cattivo esempio delle classi dirigenti, nessun eletto tratta questi temi. Perché? Secondo i procuratori Magrone e Albano il problema delle infiltrazioni esiste e deve essere affrontato. La magistratura molisana, ora guidata da un Procuratore con grande esperienza come Armando D’Alterio (il pm che fece luce sull’assassinio del cronista de Il Mattino Giancarlo Siani), sta dalla parte dei cittadini. Ancora non sono bastati gli articoli della giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione. Le sue denunce non hanno fatto scattare quella molla necessaria per affrontare questo problema. Questo grave pericolo. “Fortunatamente – secondo Albano – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/mafie-in-molise-%E2%80%9Cil-pericolo-e-concreto%E2%80%9D/

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