Categoria: Rossana Venditti

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il Procuratore della Repubblica di Napoli a Isernia, per parlare della cultura della legalità

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il magistrato vicino alla pensione dopo diverse indagini su nomi importanti. “La vecchiaia ti dà libertà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ un Paese dove molto è illegale, quindi meglio parlare di legalità. Una legalità che deve nascere dal basso, da quando si è bambini perché altrimenti non si riesce a capire di cosa stiamo parlando. Non è soltanto l’osservanza delle norme penali. Ma l’osservanza delle norme del vivere civile. Se si riesce a vivere civilmente diventa molto naturale rispettare anche le norme legali”.

Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, è intervenuto a Isernia (Molise), insieme a Vincenzo Siniscalchi, Armando D’Alterio, Enrico Tedesco, Rossana Venditti e Lorenzo Diana, alla manifestazione pubblica ’Se non fossimo il Paese che siamo… come fare per riaffermare la cultura della legalità’.

Il magistrato napoletano, da otto anni alla guida della Procura più grande e difficile d’Italia, ha seguito le inchieste più bollenti degli ultimi anni: dalla camorra a Calciopoli, dai rifiuti alle indagini sull’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella fino a quella su Nicola Cosentino (sottosegretario del governo Berlusconi) e le collusioni con il crimine organizzato. Senza dimenticare le inchieste su Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola e lo scambio di battute con l’ex premier.

A dicembre andrà in pensione. “Ho avuto la fortuna o la sfortuna di imbattermi con alcune personalità e, naturalmente, sono stato subito attaccato. Così come sono stati attaccati i colleghi milanesi. La mia toga è passata da grigia, rossa, gialla. Ma non mi interessava proprio, anche perché sto per finire. Tra un po’ me ne vado in pensione, avevo la libertà di dire tutto. Perché la vecchiaia dà la possibilità di dire tutto quello che si pensa. Sono totalmente libero nel parlare. Ho sempre reagito”.

Il giudice Giovanni Falcone confidandosi con il suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. E’ cambiato qualcosa da allora?
Nell’attività che ho svolto come titolare della Procura più grande d’Italia ho ricevuto dalla gente per strada tantissima solidarietà, soprattutto per il processo al noto personaggio. In questa lotta che c’è stata è una questione soltanto di principio perchè ci si voleva sottrarre all’esame da parte dei magistrati. Su questo non abbiamo ceduto, però ci hanno fatto cedere successivamente perché le competenze le abbiamo dovute trasmettere all’autorità competente.

Cosa bisogna fare per riaffermare la cultura della legalità?
Dobbiamo partire dalle cose più ovvie. Le cose che dovrebbero essere naturali per noi italiani, ma soprattutto per noi napoletani. Abbiamo nel dna il fatto di violare le norme. Quando è necessario fare fronte comune per far ammettere una determinata cosa lo facciamo. Se ci sta il passaggio pedonale siamo portati a passare fuori dal passaggio pedonale, il rosso diventa verde e il verde diventa rosso. Sono cose un po’ strane che si vedono soprattutto a Napoli.

Che importanza hanno la famiglia e la scuola?
Si deve partire soprattutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Oggi c’è un filo di speranza concreto: la possibilità per i ragazzi di andare negli Stati esteri dove la cultura della legalità è maggiore rispetto a quella italiana. Ne ho l’esempio classico con mio figlio che è stato molto all’estero e quindi, naturalmente, quando viene a Napoli soffre vedendo queste violazioni. Riprende molte volte anche me, lo confesso, per qualche violazione lieve che riesco a fare.

Secondo l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia: “nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Cosa rischia il Molise?
Il Molise è ancora un’isola felice. Per evitare di dovere combattere la criminalità organizzata bisogna stare attenti. I cittadini devono stare attenti, perché la criminalità organizzata è insidiosa. Quando cerca di penetrare nella società sana, acquisendo imprese che hanno bisogno di denaro fresco, come sta avvenendo in Emilia Romagna e nel Veneto abbiamo l’infiltrazione della camorra. In Molise non c’è paragone con i guai che abbiamo a Napoli, però questo vi deve servire da lezione.

La legalità è un grande parolone a cui spesso non segue niente nel concreto. L’esempio che dovrebbe venire da noi, da questa generazione, è già traballante rispetto ai ragazzi piccoli. Bisogna partire dall’osservanza delle regole più banali per poi avere la cultura della legalità. Un occhio di riguardo per le giovani generazioni? 
Bisogna educare i ragazzi a osservare le regole del vivere civile. Poi, un domani, dovranno osservare anche quelle penali e le disposizioni vigenti. Altrimenti non arriveremo a niente. Avremo soltanto gli stereotipi del mafioso che va girando con la macchina potente e compra vestiti firmati. E’ una cosa effimera questa ricchezza, perché loro devono mettere in conto due cose: morte violenta oppure il carcere a vita. La giustizia è lenta, ma arriva sempre.

A che punto siamo con la ’caccia’ a Michele Zagaria, il boss latitante della camorra?
Fino ad oggi purtroppo, nonostante che tutte le forze dell’ordine gli siano addosso, non siamo riusciti. Ci siamo andati molto vicini, abbiamo anche utilizzato aerei, elicotteri e altre tecniche speciali. Ma secondo me la tecnica vecchia, quella delle investigazioni, un confidente e la notizia buona al momento buono risolverà il problema. Spero che la latitanza termini prima che me ne vada in pensione. E’ una promessa che le forze dell’ordine mi avevano fatto. Se non ci riescono non è per cattiva volontà, ma perché veramente non ci sono riusciti.

Lui sente il fiato sul collo?
Sicuramente si, basta qualche telefonata che scappa.

da lindro.it di venerdì 18 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Lepore-qui-molto-e-illegale,4532#.TuZFPLKXvq4

Giovandomenico Lepore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… con il Procuratore di Napoli LEPORE

Giovandomenico Lepore

Giovandomenico Lepore


Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

Cosa fare per riaffermare la Cultura della Legalità

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Lorenzo DIANA

(Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’ – Ass. Antiracket e Antiusura)

Enrico TEDESCO

(Segretario generale Fondazione POL.I.S.)

 Rossana VENDITTI

(Sostituto procuratore della Repubblica di Campobasso)

Vincenzo SINISCALCHI

(Avvocato, già parlamentare e componente CSM)


Armando D’ALTERIO

(Procuratore capo Dda Campobasso)

 Giovandomenico

LEPORE

(Procuratore della Repubblica di Napoli)

 

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia);  Guido GHIONNI (Pres. Tribunale Isernia)

 ISERNIA giovedì 17 novembre 2011 – ore 18.00

Aula Magna ITIS “E. Mattei”, viale dei Pentri

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.comhttp://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Terra di conquista e di omertà

CARTA CANTA, maggio 2011 (2) – MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE


 

Terra di conquista e di omertà

Molise, Terra di conquista e di omertà

MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“…Moccia (Francesco, ndr) doverosamente segnalato dalla Guardia di Finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”.

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino, Avviso di conclusione delle indagini preliminari.

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, malitalia.it, 30 luglio 2010

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”.

Francesco Forgione, già presidente Commissione Antimafia, Campobasso, agosto 2010

“In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Fortunatamente omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

Paolo Albano, Procuratore Capo della Repubblica di Isernia, manifestazione “Al di là della Notte”, Isernia, 26 gennaio 2011

Carta Canta, maggio 2011 (2)

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Molise, una Regione di frontiera

 

Rossana Venditti

Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti (nella foto): “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Questo è un regalo per chiunque delinque e ovviamente per le organizzazioni criminali. In realtà è un’agevolazione per chiunque delinqua e commette reati per i quali attualmente è prevista un’attività di intercettazione. Già oggi la legge è rigorosa nel discriminare le ipotesi. Si è parlato frequentemente di abusi. Gli abusi sono una patologia. Si interviene in maniera demolitiva sullo strumento”. In questo modo si è espresso il pubblico ministero della Procura di Campobasso Rossana Venditti. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per il distretto di Campobasso ha affrontato diverse questioni: dal disegno di legge sulle intercettazioni alle infiltrazioni della criminalità organizzata in Molise (“E’ un argomento – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Lumia – la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti”), dai problemi della giustizia molisana alla libera stampa.
La decisione del Governo di mettere mano alle intercettazioni ha scatenato diverse e legittime critiche. Molti, dall’Anm ai giornalisti, dai magistrati agli editori, dagli scrittori ai cittadini, hanno contestato con forza questo disegno governativo. Lei cosa ne pensa?
“Esiste una posizione molto netta assunta dall’Associazione Nazionale Magistrati in ambito nazionale, con comunicati del presidente Palamara e, naturalmente, la linea è quella tracciata a livello nazionale e cioè piena condivisione della posizione che viene espressa. Le riserve che vengono esternate sono tante. Le riserve di tipo generale sono sui presupposti necessari per le attività di intercettazione, più restrittivi. Sulla procedura che viene caricata di adempimenti formali, il che rende ovviamente più difficoltoso portare avanti l’iter per arrivare all’autorizzazione ad intercettare. E poi, il terzo profilo è quello relativo ai tempi che si riducono drasticamente al punto da poter vanificare del tutto l’efficacia dello strumento. Se tiriamo le somme di questi tre filoni di innovazione arriviamo a un depotenziamento molto percepibile dello strumento delle intercettazioni. Che è uno strumento preziosissimo di indagine, insostituibile, irrinunciabile. E’ illusorio dire che si può tornare a compiere le indagini preliminari come venivano eseguite prima dell’avvento delle intercettazioni. Significa indebolire molto le potenzialità di investigazione. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando. E poi decidere. Tutto è rinunciabile, naturalmente.  Però nel bilanciamento di interessi, che la collettività deve fare, tra la tutela della privacy, tra la tutela della sfera individuale e la tutela della collettività intera dal crimine, di qualunque natura e di qualunque estrazione, dobbiamo fare una scelta consapevole ed informata. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando”.
Ci sarà l’introduzione di un collegio formato da tre giudici per autorizzare l’attività di intercettazione. Quali conseguenze porterà questa innovazione?
“Nel momento in cui per autorizzare un’attività di intercettazione ci vorranno tre giudici, cioè un collegio, nel Tribunale capoluogo di distretto, nel Molise, quindi Campobasso, stiamo già immaginando che le carte si muoveranno avanti e indietro, tra Isernia e Larino. Questo viaggio di carte, peraltro così delicate tutelate da un interesse assoluto, crea già di per sé un vulnus. Figuriamoci in altre realtà. Come quelle della Sicilia, della Calabria, della vicina Puglia in cui si porranno problemi di tutela della segretezza con un’incidenza che adesso non c’è”.
Il vice-presidente del Csm Nicola Mancino ha criticato la magistratura definendo “eccessivo” lo sciopero fatto dalle toghe.
“E’ stato uno sciopero assunto come decisione estrema dopo un dibattito molto sofferto all’interno della Anm. Non è stata una decisione estemporanea presa a cuor leggero. I magistrati prima di giungere allo sciopero attraversano sempre un travaglio di categoria e poi individuale. Sanno che si tratta di una misura assolutamente eccezionale. Devo però anche dire che la partecipazione allo sciopero è stata particolarmente elevata. In campo nazionale si è raggiunto l’80/85%, mentre nel distretto di Campobasso abbiamo raggiunto il 72,4% di adesioni. Considero questo un dato davvero significativo per la nostra realtà. Probabilmente l’adesione in maniera così massiccia risponde proprio ad una necessità molto avvertita di rendersi visibili, rendere riconoscibile la nostra rivendicazione. Anche se ho visto che in realtà è stato dato poco risalto allo sciopero dei magistrati. Forse il vero risalto si è avuto dopo le dichiarazioni di Mancino”.
Gli attacchi quotidiani della politica ai magistrati, che continuano da diversi anni, portano ad una precisa delegittimazione. Sembra che questi attacchi contribuiscano ad aumentare il distacco tra i cittadini e i magistrati. Lei lo avverte questo distacco?
“Il distacco è una realtà. Ed è facilmente verificabile. Soprattutto, ancora una volta, si coglie dalle piccole cose. Nel modo come le persone si approcciano alla giustizia: con diffidenza spesso, con il timore che talune indagini siano fatte pro o contro e quindi applicando a scelte che sono solamente di tipo tecnico e procedurale una lettura dietrologica. Questo si avverte, ed evidentemente fa parte di un clima culturale, sociale, mediatico. Lo sforzo è quello di riconquistare il rapporto con le persone, gli utenti, le persone offese. Dare un’immagine autorevole, credibile, equidistante, efficiente più possibile nonostante le difficoltà operative siano davvero tante”.
Quali sono le difficoltà che si riscontrano in Molise?
“Il primo problema è quello degli organici dei magistrati, ma soprattutto del personale amministrativo, vitale per la macchina della giustizia. Non c’è più turn-over. Noi chiediamo sistematicamente degli straordinari che non saranno retribuiti. Ci fondiamo sulla buona volontà di personale che purtroppo è divenuto demotivato. Negli altri Ministeri c’è stata la cosiddetta riqualificazione del personale che ha incentivato anche la professionalità interna. Nel Ministero della Giustizia, purtroppo, ciò non è avvenuto. Le persone che vanno in pensione non vengono sostituite. È difficile operare così. È difficile essere efficienti così. È difficile fare udienza civile senza avere un cancelliere che scrive i verbali e affidandosi alla collaborazione degli avvocati che rappresentano le parti. A Campobasso noi siamo fortunati perché abbiamo il cancelliere in udienza. Già a Larino non sempre è garantita questa presenza”.
Qual è la situazione di Larino?
“Difficile. Rispetto a taluni fenomeni è un luogo di frontiera. In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale, peraltro, richiede livelli di professionalità elevatissimi. Il crimine economico non è facilmente decifrabile e non è facilmente indagabile. Un’altra esigenza è quella della collaborazione delle persone, soprattutto, dell’imprenditoria sana che dovrebbe precocemente individuare e denunciare tentativi o situazioni addirittura già esistenti”.
La crisi economica potrebbe intensificare questo rischio?
“Le difficoltà economiche dell’impresa sono il tessuto su cui si inserisce l’usura. I capitali che vengono destinati all’usura spesso sono derivanti da attività criminali organizzate di più alto livello. E quindi qui si può creare il contatto, la connessione. E se poi l’imprenditorie viene strangolato e alla fine non riesce a tenere dietro alle pretese usurarie c’è il rischio che l’imprenditore divenga solamente la facciata di una realtà gestionale…”.
Una testa di legno?
“L’immagine spendibile, rassicurante di una realtà già modificata”.
Ritornano le intercettazioni. Senza questo strumento diventa difficile capire certi strani “movimenti”?
“Alcune cose non si fanno alla luce del sole. Non lasciano tracce documentali evidenti. Alcune cose si concordano nel chiuso delle stanze. Alcune forme di intimidazione arrivano, come dire, nei discorsi a tu per tu tra due persone. In cui non ci sono testimoni e forme di ricostruibilità dall’esterno”.
La libera stampa è fondamentale per far conoscere ai cittadini l’operatività della macchina della giustizia. Lei cosa ne pensa?
“Deve esistere un controllo sociale sull’amministrazione della giustizia. Noi dobbiamo dare conto di come amministriamo giustizia ai cittadini. Informare significa anche dare ai cittadini la possibilità di verificare l’operato di chi amministra la giustizia. Quindi non è solo in un’ottica finalistica di creare la motivazione a collaborare, ma è in un’ottica anche semplicemente di controllo dell’operato dei magistrati. Le udienze sono pubbliche, salvo rarissime eccezioni, perché la pubblicità, che oggi significa pubblicità tramite i mezzi di informazione, risponde a quell’esigenza di verificabilità, di trasparenza, di possibilità per il cittadino di accedere senza ostacoli al controllo, alla partecipazione”.
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Forgione: “Il Molise non è un’isola felice”

“In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”. Con queste parole è intervenuto in Molise l’ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione (nella foto a sinistra insieme al pm di Campobasso Rossana Venditti) e autore del libro Mafia Export (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2009, euro 20). Lo stesso concetto ribadito in passato da diversi giornalisti, magistrati e operatori del settore. “In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Sulla presenza delle mafie in Molise si è espressa anche il pm Rossana Venditti: “Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”. I segnali continuano ad essere registrati. Dai sequestri di beni legati alla criminalità organizzata alla presenza di soggetti vicini o parte integrante delle organizzazioni criminali, dalle denunce fino ai vari segnali di intimidazione. Ma in questa piccola Regione continua l’assordante silenzio intorno alla presenza delle mafie. E la politica, che dovrebbe intervenire, resta a guardare e a difendere “l’isola felice”, che come ha affermato Forgione “felice non è”. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia, oggi componente dell’Antimafia: “Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”. E cosa fa la politica locale, oltre a dare il cattivo esempio? Ecco una dichiarazione dell’Assessore regionale alla Programmazione Gianfranco Vitagliano: “Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. […]. Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”. Mentre la classe dirigente molisana, quindi, continua a mettere sotto il tappeto problemi che andrebbero affrontati con onestà, coraggio e costanza è utile seguire il ragionamento del presidente dell’Anm Molise Rossana Venditti: “In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”. Fondamentale è quindi parlarne. Continuare con il concetto di “cultura della legalità”. Per cambiare le coscienze, per far conoscere la realtà, quindi anche i rischi e i pericoli. “Il giorno che è uscito questo libro – ha dichiarato Forgione – il presidente del consiglio non ha trovato di meglio che dire che non bisogna più scrivere libri di mafia perché rovinano l’immagine dell’Italia. Di mafia dobbiamo parlarne, perché dobbiamo rompere questo muro di omertà sul territorio. Mi fa piacere che è stato usato come pretesto il mio libro per aprire una riflessione in Molise, in questa isola che felice non è. Ho scritto un libro raccogliendo anche l’esperienza della Commissione Antimafia. Un libro contro l’ipocrisia. L’ipocrisia vale per il mondo. Vale per l’Australia, vale per la Germania, vale per la Lombardia e può valere anche per il Molise”. Qual è l’ipocrisia? “E’ quella che non vede le mafie fino al momento in cui le mafie non insanguinano le strade”. Ritorna il concetto che si riscontra da troppi anni in Molise. Per Forgione: “Il massimo di questa ipocrisia l’abbiamo riscontrata in questa dimensione internazionale con la strage di Duisburg. I tedeschi sapevano delle famiglie in lotta dal 1991, al punto che nel 2000 la polizia tedesca inviava un rapporto all’autorità italiane, descrivendo in modo minuzioso cosa facevano le famiglie di San Luca. Poi il problema era degli italiani. Riscoprono la ‘ndrangheta quando la notte di ferragosto del 2007 trovano per la prima volta sei corpi uccisi davanti al ristorante. L’altra faccia di questa ipocrisia qual è? Che puoi prendere, in qualunque parte dell’Italia e del Mondo, i soldi dei mafiosi con la presunzione che quando arrivano i soldi sporchi non arrivano anche i mafiosi. Quando abbiamo un fatturato criminale annuo che oscilla tra i 100 e i 150miliardi il problema non è più del rapporto tra l’economia legale e l’economia illegale. Il problema che abbiamo, che dovrebbe essere l’assillo di ogni governo e delle classi dirigenti, è tracciare la linea di confine tra economia legale ed economia illegale. La globalizzazione ha favorito la dispersione di questa traccia, di questo confine netto”. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “La ricostruzione di un’etica pubblica del nostro Paese deve riguardare la politica, ma deve riguardare anche il mondo economico, deve riguardare le categorie professionali, deve riguardare la chiesa troppo silente in alcune aree del territorio. Deve riguardare tutti. Noi abbiamo il dovere di partire ognuno dal proprio ruolo se vogliamo far superare l’esclusività della dimensione penale e giudiziaria nella lotta alla mafia”. Ma come si riconoscono le mafie?Guardate cosa avviene sul territorio, guardate quante aree agricole stanno diventando commerciali, guardate le varianti ai piani di fabbricazione, guardate alle deroghe alle normative urbanistiche esistenti e cosa avviene in deroga, guardate quanti progetti vengono realizzati con il silenzio-assenso. E cominciate a capire cosa sono le mafie. Diciamoci la verità: in nome dello snellimento nelle procedure sono stati abbattuti tutti gli strumenti di controllo in questo Paese. I fondi europei – continua Forgione – vengono gestiti tutti con l’autocertificazione. È chiaro che tutti i procedimenti sono regolari. In Italia c’è l’anagrafe dei conti correnti bancari, stabilita con legge del 2001. Il decreto attuativo della legge viene fatto a febbraio del 2008. Quanti governi sono passati e perché non è stato fatto? Perché questo santuario del mercato è intoccabile. Bisogna fare un patto con gli imprenditori su questi temi. Il sistema dei subappalti con il massimo ribasso è un sistema criminogeno”. Quale deve essere l’impegno dell’antimafia? “La nostra antimafia deve ripartire da una rilettura del territorio, dei processi di modernizzazione. Oggi le mafie sono soggetti dinamici, imprenditoriali. Sono delle grandi holding economico finanziarie. La ricostruzione di un’etica pubblica passa attraverso la ricostruzione di un meccanismo di trasparenza dei comportamenti individuali e collettivi. Se facciamo questo la lotta alla mafia cambia di significato”. Ma qual è la situazione drammatica che dobbiamo affrontare? “Siamo un Paese che ha garantito la latitanza di Bernardo Provenzano per 40anni. Non esiste una latitanza che può durare tutti questi anni senza un sistema di coperture istituzionali, politiche e sociali. Non a caso che per quella latitanza ci sono vertici dei Ros che devono rispondere anche di fronte alla giustizia. Quando si arresta un latitante, quando si aggredisce la dimensione criminale militare delle mafie è sempre un bene. Ma se da un lato aggrediamo questa dimensione, riconquistiamo fette di territorio e dell’altra, però, garantiamo alla dimensione economico finanziaria di potersi espandere e di inquinare settori interi della nostra economia, anche attraverso processi legislativi che ne favoriscono l’espansione, la lotta alla mafia non la facciamo. Questa è la questione drammatica che noi oggi abbiamo di fronte”.
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