Casal di Principe 19marzo2009

CARTA CANTA – Le Mafie in Molise

Casal di Principe 19marzo2009

Casal di Principe 19marzo2009

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi. … Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.
(Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009)

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”… “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”… “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

“Non credete che voi siete immuni da queste parti sol perché noi abbiamo la sede legale di questa holding criminale, che è il clan dei casalesi. Nessuno è escluso. Noi abbiamo i morti ammazzati. Da voi si intrecciano i percorsi affaristici”.
(Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Pietracatella, 5 dicembre 2009)

“La Tenenza di Mondragone ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Collegio per l’applicazione di misure di prevenzione – su proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, in danno di un noto imprenditore casalese, D.G. (Diana Giuseppe, n.d.r.), operante nel settore della distribuzione del gas, nei cui confronti sono stati emessi nel tempo plurimi provvedimenti giurisdizionali (sentenze ed ordinanze applicative di misure cautelari coercitive). […]. Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (provincia di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia). […]. Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro”. (Comunicato Stampa, Comando Provinciale di Caserta della Guardia di Finanza, 13 dicembre 2009)

“In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”.
(Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Larino, il Ponte, gennaio 2010)

Mafie in Molise, un argomento da affrontare

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana

“Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.


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SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009

Giuseppe Lumia

Lumia: “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”

Giuseppe Lumia

Giuseppe Lumia

“Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Secondo Giuseppe Lumia, senatore e membro della commissione Antimafia: “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”. Il senatore Lumia, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, è intervenuto a Campobasso in un incontro pubblico organizzato da Libera Molise e dall’Associazione Culturale “G. Tedeschi”. All’incontro era presente il coordinatore dell’associazione di Don Ciotti, il professore Franco Novelli, insieme al consigliere regionale, ex segretario della Cgil Molise, Michele Petraroia. Giuseppe Lumia si è soffermato molto sulla questione della presenza delle mafie in Molise. “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Ma qual’è, secondo l’ex presidente della commissione Antimafia, il primo grande dovere contro le mafie? “Fare prevenzione. Conoscere le mafie e impedire che possano radicarsi. E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il senatore siciliano Lumia mette anche in evidenza il ruolo del clan dei casalesi, già da molti anni “impegnato” con i suoi sporchi affari in Molise. “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “è un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati. Nell’Operazione “Piedi d’Argilla”, anche allora, quante vesti si stracciarono. Quanta indignazione per chi diceva attenzione, capiamo quello che sta avvenendo, denunciamo, preveniamo, riorganizziamo una dinamica pubblica diversa da quella che già allora cominciava a strutturarsi. Che era quella, appunto, del clientelismo sfrenato, dell’uso distorto delle risorse pubbliche, della confusione, del tentativo di infiltrare gli apparati, anche investigativi. Si perse una grande occasione, una grande opportunità. Un’altra operazione nel 2007. Quando la lezione non è ben digerita, ecco che ancora una volta appalti e smaltimento dei rifiuti. Poi ancora procedimento “Operazione Mosca”. Quando da San Giuseppe Vesuviano sono arrivati, già allora, dei clan vicini a Fabio Ciro, che è stato uno degli epiloghi dell’organizzazione della mafia dei casalesi. Raccolta e trasformazioni dei metalli ad Isernia. E qui la cosa è stata gravissima, perché si sono infiltrati proprio nelle industrie che facevano questo lavoro, con le discariche abusive. E ancora un procedimento, quello per ignoti. Addirittura il rinvenimento di 300 mila tonnellate di rifiuti in una cava a confine tra Campania e Molise. Anche qui segnali ben precisi. Quando l’autorità giudiziaria se ne occupa i fatti già si sono consumati. E, quindi, se non apri gli occhi di fronte a questi fatti consumati e così manifesti le responsabilità sono ancor più gravi. Sono responsabilità non tollerabili. Di portata devastante”. Cosa dovevano fare le classi dirigenti molisane? “Le classi dirigenti dovevano prevenire. Non l’hanno fatto. Le presenze ci sono già state nel passato e non hanno organizzato un controllo di legalità all’altezza di una difesa che bisognava fare nei vostri territori. Gli appalti sono stati controllati cantiere per cantiere? Si sono fatti i protocolli di legalità, quelli di nuova generazione? Si sono controllati a monte le imprese? Si sono visti chi forniva il cemento, il materiale? Chi faceva l’intermediazione? Si è strutturato un sistema di controllo a rete? Si è evitato quel mercimonio che porta alla moderna schiavitù, che è l’organizzazione del lavoro nero? Si sono accesi i riflettori sul riciclaggio, sugli investimenti? Non si sono fatti. Non mi risulta. Non li conosco. Si è sollecitata un’azione di prevenzione tecnica, quella che fa la cosiddetta misura di prevenzione patrimoniale, per sequestrare i beni alle organizzazioni mafiose che mettono piede nella vostra Regione? Non mi risulta. Tranne qualche piccola cosa, non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. Non penso che si sia fatto quel discorso di crescita della cultura della legalità. In cui il cittadino conosce bene quali sono i propri diritti e i propri doveri. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute. Dove utilizzare le risorse del terremoto per scatenare appetiti e clientele. Dove fare delle assunzioni clientelari, a partire dalla Regione, un metodo per conquistare il consenso, piuttosto che mettersi al servizio, in modo efficiente, per i bisogni dei cittadini e delle imprese. Gli esempi potrebbero continuare”. Senza dimenticare le responsabilità “delle classi dirigenti”, cominciamo tutti a guardarci allo specchio, per chiederci: “noi questa cosa che puzza di morte (e non solo), che umilia, che distrugge e che spezza i sogni e le speranze nostre e dei nostri figli, la vogliamo?”. Riassaporiamo tutti insieme “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come amava dire il giudice Paolo Borsellino, ammazzato da questi uomini per il suo costante e leale impegno. Onoriamo la memoria anche con i fatti.

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“Il Volantino”, 25 luglio 2009

DE MAGISTRIS e le INTERCETTAZIONI

 

Luigi de Magistris e Paolo De Chiara

“Ho voluto scrivere questo libro per lasciare una testimonianza. So benissimo come funzionano le cose in Italia, come si disintegrano le indagini, come si polverizzano, come si modifica, come si falsifica. Nel libro c’è la mia verità e il racconto di un uomo e di un magistrato che ha vissuto e pagato in prima persona il torto di aver cercato di applicare, fino in fondo e fino alla fine, senza fare valutazioni di opportunità, la Costituzione e, in particolare, l’articolo 3 che dice che la legge è uguale per tutti”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com) 

Il popolo c’è. E quando il popolo è presente c’è motivo per essere ottimisti. E se il popolo si mette in movimento lo siamo ancora di più tutti quanti”. In questo modo è intervenuto, qualche giorno fa ad Isernia, l’ex magistrato di Catanzaro, oggi europarlamentare, Luigi de Magistris. Toccando con mano lo sconforto (per l’attuale situazione del nostro Paese e del nostro piccolo, ma sfortunato, Molise) delle tante persone intervenute alla presentazione del suo libro Assalto al Pm (Chiarelettere, 14,00 euro). Insieme all’ex componente della commissione antimafia Lorenzo Diana e al direttore di Altromolise.it Antonio Sorbo. Nel corso dell’incontro non poteva mancare il riferimento all’ex collega, già governatore forzista della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, indagato proprio da de Magistris per associazione per delinquere nella famosa inchiesta Poseidone. In un’intercettazione telefonica, registrata il 16 novembre 2005 con la sua segretaria, l’ex presidente parla in questi termini del suo collega: “Questa gliela facciamo pagare… lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana… saprà con chi ha a che fare… c’è quella sorta di principio di Archimede: a ogni azione corrisponde una reazione… siamo così tanti ad avere subìto l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata!… Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi…”.

L’intera intercettazione è contenuta nel libro, impreziosito dalla prefazione del giornalista Marco Travaglio e dalla postfazione del magistrato antimafia Antonio Ingroia. L’autore di quella “profonda” conversazione è stato messo sotto inchiesta anche dai magistrati di Salerno per corruzione giudiziaria e minacce. “Chiaravalloti nonostante sia o sia stato indagato, non sto seguendo più di tanto le vicende giudiziarie, per fatti gravissimi e oltre ad essere l’autore delle minacce, attualmente è vice-presidente dell’Autorità nazionale per la privacy. Il motivo fondante della legge per le intercettazioni. Ci sarebbe già questo per non discutere su questa legge”. Per de Magistris la profezia di Chiaravalloti si è avverata: “Non mi avvalgo del legittimo impedimento. Ancora oggi, a distanza di anni, complessivamente, sono stati aperti sulla mia vicenda cento procedimenti. Nel momento apicale di Mani Pulite, mi hanno raccontato i colleghi, al massimo hanno potuto raggiungere i trenta-quaranta procedimenti penali a testa. Dobbiamo aggiungere i procedimenti disciplinari. Sono stato messo sotto procedimento disciplinare perché avevo osato dire la verità, accertata dalla Procura di Salerno. Che alcuni magistrati in Calabria sono collusi. Se non lo dice un cittadino che è stato magistrato e che ha visto con i propri occhi, con le proprie mani, con la propria testa e con il proprio cuore la collusione dei magistrati ma chi lo deve dire. Non ci si pone il problema di andare a vedere se è vero. Il fatto solo che abbia osato dire che alcuni magistrati sono collusi, cioè esattamente la verità, perché se la ‘ndrangheta, che conosco meglio per ragioni professionali, non viene sconfitta è per le sue collusioni con la politica, con le Istituzioni, con pezzi della magistratura, con pezzi delle forze dell’ordine, con pezzi dei servizi e con pezzi delle burocrazie. Poi ci sono i procedimenti civili. Ho una causa dove Mastella mi ha chiesto cinque milioni di euro. La profezia di Chiaravalloti si è avverata”.

Ma perché de Magistris ha scritto Assalto al Pm. Storia di un cattivo magistrato? “Ho voluto scrivere questo libro per lasciare una testimonianza. So benissimo come funzionano le cose in Italia, come si disintegrano le indagini, come si polverizzano, come si modifica, come si falsifica. Nel libro c’è la mia verità e il racconto di un uomo e di un magistrato che ha vissuto e pagato in prima persona il torto di aver cercato di applicare, fino in fondo e fino alla fine, senza fare valutazioni di opportunità, la Costituzione e, in particolare, l’articolo 3 che dice che la legge è uguale per tutti”. In questo momento particolare, dove “i deviati sono diventati normali e i normali sono diventati deviati”, è in pericolo, per la legge sulle intercettazioni, l’intero sistema democratico del Paese. “Questa è una legge che ha un obiettivo molto semplice. È fatta per favorire la criminalità, e soprattutto, la criminalità dei colletti bianchi. Questa legge non consentirà più di individuare i reati di mafia dei colletti bianchi, le truffe ai fondi europei. I reati più pericolosi. Tutte le intercettazioni telefoniche non nascono con delitto di mafia. Alla mafia ci si arriva con i cosiddetti “reati fine”.

Per arrivare al delitto di associazione mafiosa si deve cominciare a indagare sulla rapina, sull’estorsione, sull’usura, sull’omicidio, sul traffico di droga. Il tema è quello di portare a compimento il disegno piduista di Licio Gelli sul controllo della magistratura e dei mezzi di comunicazione. Vogliono che il Paese non venga a conoscenza. Per lasciarlo nell’ignoranza, nel pensiero unico, nella normalizzazione. Far passare il messaggio che tutto è normale”. Anche l’ex componente della commissione antimafia, Lorenzo Diana, minacciato di morte dal clan camorristico dei casalesi, non sembra aver dubbi sul provvedimento governativo: “E’ la pretesa di tagliare le mani, di fermare le inchieste della magistratura e quindi la pretesa delle mani libere negli affari, nell’illegalità. La pretesa di mettere il bavaglio ai giornalisti e ai giornali perché non forniscano informazioni. Non siamo di fronte a fenomeni nuovi. Già Gramsci e molti studiosi liberali hanno parlato dei tentativi eversivi di pezzi di classe dirigente e di pezzi di borghesia stracciona come questa. Rozza, che non accetta nemmeno di stare dentro le regole. Esiste la pretesa di essere intoccabili. Quelli che vogliono muoversi senza alcuna regola, senza alcun rispetto delle leggi dello Stato, per imporre il proprio dominio, le proprie logiche affaristiche dentro le Istituzioni. Questo deve far riflettere i cittadini. Chiunque abbia a cuore un impianto di Stato che possa rispondere meglio agli interessi generali e a garantire i diritti dei cittadini non può che ribellarsi rispetto a quanto sta avvenendo nel Paese”. Lo stesso concetto espresso dal maestro del cinema italiano Mario Monicelli, nella trasmissione di Santoro Rai per una notte (realizzata per rispondere alla decisione censoria del servizio pubblico di non mandare in onda i programmi di approfondimento durante la campagna elettorale per le Regionali): “Spero che il nostro film finisca con quello che in Italia non c’è mai stato… una bella rivoluzione…”.

Per l’europarlamentare è necessaria una differenza fondamentale: “Fino alla morte, oltre che alla Costituzione, difenderò l’indipendenza, il pluralismo e la libertà dell’informazione, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, ben nella consapevolezza che ci sono giornalisti e magistrati che meritano queste libertà e magistrati e giornalisti che se la privano e che sono indegni di fare questi mestieri. Alcuni giornalisti sono megafono della propaganda di regime e alcuni magistrati sono il collante giudiziario di un disegno criminale e immorale che sta massacrando la nostra democrazia”. È necessaria, quindi, quella cultura della legalità auspicata dall’ex presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia, sotto scorta per le minacce di morte della mafia siciliana. Ma cos’è la legalità? “Le più grandi nefandezze non avvengono con la mafia delle coppole e della lupara, ma le più gravi operazioni stanno avvenendo con l’istituto della legalità. Quando mi chiedono di parlare di legalità comincio ad avere un po’ di imbarazzo. Perché legalità è la legge sulle intercettazioni, il lodo Alfano, il processo breve, il legittimo impedimento, la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, i tagli alla scuola. Non avvengono con moti eversivi di piazza, ma attraverso leggi. Diceva Giovanni Falcone che senza una straordinaria mobilitazione culturale e civile le mafie e il malaffare, la corruzione non le sconfiggiamo”. Ed ecco di nuovo comparire il senso civico dei cittadini. L’impegno di ciascuno di noi per cambiare veramente le cose. “È chiaro che ci vuole una grande mobilitazione. Possono comprare tutto, ma non la coscienza e la dignità delle persone. Non critico chi non se la sente, perché mi rendo conto che di fronte a questo tsunami istituzionale qualcuno dice “io non ce la faccio, non reggo”. Ma chi sente dentro una fiamma civile deve fare qualcosa in più. Trovare forme di protagonismo attivo, di cittadinanza attiva, di partecipazione democratica nelle forme che ritiene più idonee alla propria indole.

L’ultimo segmento che ci è rimasto è la coscienza civile di un popolo in movimento, come ci consegna quell’immagine straordinaria del Quarto Stato. Dobbiamo mettere in moto una pacifica e sana ribellione sociale. Ci dobbiamo ribellare di fronte alle ingiustizie manifeste. Lo dobbiamo fare per noi stessi, ma ancor di più, per chi viene dopo di noi”.

*http://www.malitalia.it/2010/06/de-magistris-e-le-intercettazioni/

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CARTA CANTA – La classe dirigente molisana

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“…Se il Molise è come lo vediamo adesso, il merito (o la colpa?) è da attribuire a tutti quelli che nel passato hanno ricoperto ruoli più o meno determinanti nella scena politica di questa Regione”.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

La verità è che è facile, molto facile, fare le pulci a chi governa, dimenticando troppo spesso le proprie responsabilità nelle scelte fatte in un passato che non è altro che il padre del presente. Certo Iorio di errori ne avrà fatti; solo chi no fa nulla non commette errori, e tutto si può dire di  Iorio meno che sia uno che “non faccia”. Ma da qui ad addossare a lui tutto il male di questa Regione è non solo fuorviante, ma culturalmente e politicamente disonesto.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.
(Rosetta Iorio, sorella del presidente della Regione Molise, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Isernia, il Ponte, novembre 2009)

“Non credo che sia finito il tempo di Michele Iorio. Le vicende interne al Pdl non le seguo. Ho un’idea un pò particolare della politica. Spesso mi sono soffermato a dire che non faccio politica, ma faccio l’amministratore”.
(Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, il Ponte, ottobre 2009)

Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

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Molise, una Regione di frontiera

 

Rossana Venditti

Il presidente dell’Anm, per il distretto di Campobasso, Rossana Venditti (nella foto): “il Molise è una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. Dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale richiede livelli di professionalità elevatissimi”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Questo è un regalo per chiunque delinque e ovviamente per le organizzazioni criminali. In realtà è un’agevolazione per chiunque delinqua e commette reati per i quali attualmente è prevista un’attività di intercettazione. Già oggi la legge è rigorosa nel discriminare le ipotesi. Si è parlato frequentemente di abusi. Gli abusi sono una patologia. Si interviene in maniera demolitiva sullo strumento”. In questo modo si è espresso il pubblico ministero della Procura di Campobasso Rossana Venditti. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per il distretto di Campobasso ha affrontato diverse questioni: dal disegno di legge sulle intercettazioni alle infiltrazioni della criminalità organizzata in Molise (“E’ un argomento – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Lumia – la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti”), dai problemi della giustizia molisana alla libera stampa.
La decisione del Governo di mettere mano alle intercettazioni ha scatenato diverse e legittime critiche. Molti, dall’Anm ai giornalisti, dai magistrati agli editori, dagli scrittori ai cittadini, hanno contestato con forza questo disegno governativo. Lei cosa ne pensa?
“Esiste una posizione molto netta assunta dall’Associazione Nazionale Magistrati in ambito nazionale, con comunicati del presidente Palamara e, naturalmente, la linea è quella tracciata a livello nazionale e cioè piena condivisione della posizione che viene espressa. Le riserve che vengono esternate sono tante. Le riserve di tipo generale sono sui presupposti necessari per le attività di intercettazione, più restrittivi. Sulla procedura che viene caricata di adempimenti formali, il che rende ovviamente più difficoltoso portare avanti l’iter per arrivare all’autorizzazione ad intercettare. E poi, il terzo profilo è quello relativo ai tempi che si riducono drasticamente al punto da poter vanificare del tutto l’efficacia dello strumento. Se tiriamo le somme di questi tre filoni di innovazione arriviamo a un depotenziamento molto percepibile dello strumento delle intercettazioni. Che è uno strumento preziosissimo di indagine, insostituibile, irrinunciabile. E’ illusorio dire che si può tornare a compiere le indagini preliminari come venivano eseguite prima dell’avvento delle intercettazioni. Significa indebolire molto le potenzialità di investigazione. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando. E poi decidere. Tutto è rinunciabile, naturalmente.  Però nel bilanciamento di interessi, che la collettività deve fare, tra la tutela della privacy, tra la tutela della sfera individuale e la tutela della collettività intera dal crimine, di qualunque natura e di qualunque estrazione, dobbiamo fare una scelta consapevole ed informata. Dobbiamo sapere a cosa stiamo rinunciando”.
Ci sarà l’introduzione di un collegio formato da tre giudici per autorizzare l’attività di intercettazione. Quali conseguenze porterà questa innovazione?
“Nel momento in cui per autorizzare un’attività di intercettazione ci vorranno tre giudici, cioè un collegio, nel Tribunale capoluogo di distretto, nel Molise, quindi Campobasso, stiamo già immaginando che le carte si muoveranno avanti e indietro, tra Isernia e Larino. Questo viaggio di carte, peraltro così delicate tutelate da un interesse assoluto, crea già di per sé un vulnus. Figuriamoci in altre realtà. Come quelle della Sicilia, della Calabria, della vicina Puglia in cui si porranno problemi di tutela della segretezza con un’incidenza che adesso non c’è”.
Il vice-presidente del Csm Nicola Mancino ha criticato la magistratura definendo “eccessivo” lo sciopero fatto dalle toghe.
“E’ stato uno sciopero assunto come decisione estrema dopo un dibattito molto sofferto all’interno della Anm. Non è stata una decisione estemporanea presa a cuor leggero. I magistrati prima di giungere allo sciopero attraversano sempre un travaglio di categoria e poi individuale. Sanno che si tratta di una misura assolutamente eccezionale. Devo però anche dire che la partecipazione allo sciopero è stata particolarmente elevata. In campo nazionale si è raggiunto l’80/85%, mentre nel distretto di Campobasso abbiamo raggiunto il 72,4% di adesioni. Considero questo un dato davvero significativo per la nostra realtà. Probabilmente l’adesione in maniera così massiccia risponde proprio ad una necessità molto avvertita di rendersi visibili, rendere riconoscibile la nostra rivendicazione. Anche se ho visto che in realtà è stato dato poco risalto allo sciopero dei magistrati. Forse il vero risalto si è avuto dopo le dichiarazioni di Mancino”.
Gli attacchi quotidiani della politica ai magistrati, che continuano da diversi anni, portano ad una precisa delegittimazione. Sembra che questi attacchi contribuiscano ad aumentare il distacco tra i cittadini e i magistrati. Lei lo avverte questo distacco?
“Il distacco è una realtà. Ed è facilmente verificabile. Soprattutto, ancora una volta, si coglie dalle piccole cose. Nel modo come le persone si approcciano alla giustizia: con diffidenza spesso, con il timore che talune indagini siano fatte pro o contro e quindi applicando a scelte che sono solamente di tipo tecnico e procedurale una lettura dietrologica. Questo si avverte, ed evidentemente fa parte di un clima culturale, sociale, mediatico. Lo sforzo è quello di riconquistare il rapporto con le persone, gli utenti, le persone offese. Dare un’immagine autorevole, credibile, equidistante, efficiente più possibile nonostante le difficoltà operative siano davvero tante”.
Quali sono le difficoltà che si riscontrano in Molise?
“Il primo problema è quello degli organici dei magistrati, ma soprattutto del personale amministrativo, vitale per la macchina della giustizia. Non c’è più turn-over. Noi chiediamo sistematicamente degli straordinari che non saranno retribuiti. Ci fondiamo sulla buona volontà di personale che purtroppo è divenuto demotivato. Negli altri Ministeri c’è stata la cosiddetta riqualificazione del personale che ha incentivato anche la professionalità interna. Nel Ministero della Giustizia, purtroppo, ciò non è avvenuto. Le persone che vanno in pensione non vengono sostituite. È difficile operare così. È difficile essere efficienti così. È difficile fare udienza civile senza avere un cancelliere che scrive i verbali e affidandosi alla collaborazione degli avvocati che rappresentano le parti. A Campobasso noi siamo fortunati perché abbiamo il cancelliere in udienza. Già a Larino non sempre è garantita questa presenza”.
Qual è la situazione di Larino?
“Difficile. Rispetto a taluni fenomeni è un luogo di frontiera. In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto. Questo tipo di infiltrazione criminale, peraltro, richiede livelli di professionalità elevatissimi. Il crimine economico non è facilmente decifrabile e non è facilmente indagabile. Un’altra esigenza è quella della collaborazione delle persone, soprattutto, dell’imprenditoria sana che dovrebbe precocemente individuare e denunciare tentativi o situazioni addirittura già esistenti”.
La crisi economica potrebbe intensificare questo rischio?
“Le difficoltà economiche dell’impresa sono il tessuto su cui si inserisce l’usura. I capitali che vengono destinati all’usura spesso sono derivanti da attività criminali organizzate di più alto livello. E quindi qui si può creare il contatto, la connessione. E se poi l’imprenditorie viene strangolato e alla fine non riesce a tenere dietro alle pretese usurarie c’è il rischio che l’imprenditore divenga solamente la facciata di una realtà gestionale…”.
Una testa di legno?
“L’immagine spendibile, rassicurante di una realtà già modificata”.
Ritornano le intercettazioni. Senza questo strumento diventa difficile capire certi strani “movimenti”?
“Alcune cose non si fanno alla luce del sole. Non lasciano tracce documentali evidenti. Alcune cose si concordano nel chiuso delle stanze. Alcune forme di intimidazione arrivano, come dire, nei discorsi a tu per tu tra due persone. In cui non ci sono testimoni e forme di ricostruibilità dall’esterno”.
La libera stampa è fondamentale per far conoscere ai cittadini l’operatività della macchina della giustizia. Lei cosa ne pensa?
“Deve esistere un controllo sociale sull’amministrazione della giustizia. Noi dobbiamo dare conto di come amministriamo giustizia ai cittadini. Informare significa anche dare ai cittadini la possibilità di verificare l’operato di chi amministra la giustizia. Quindi non è solo in un’ottica finalistica di creare la motivazione a collaborare, ma è in un’ottica anche semplicemente di controllo dell’operato dei magistrati. Le udienze sono pubbliche, salvo rarissime eccezioni, perché la pubblicità, che oggi significa pubblicità tramite i mezzi di informazione, risponde a quell’esigenza di verificabilità, di trasparenza, di possibilità per il cittadino di accedere senza ostacoli al controllo, alla partecipazione”.
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Forgione: “Il Molise non è un’isola felice”

“In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”. Con queste parole è intervenuto in Molise l’ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione (nella foto a sinistra insieme al pm di Campobasso Rossana Venditti) e autore del libro Mafia Export (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2009, euro 20). Lo stesso concetto ribadito in passato da diversi giornalisti, magistrati e operatori del settore. “In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Sulla presenza delle mafie in Molise si è espressa anche il pm Rossana Venditti: “Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”. I segnali continuano ad essere registrati. Dai sequestri di beni legati alla criminalità organizzata alla presenza di soggetti vicini o parte integrante delle organizzazioni criminali, dalle denunce fino ai vari segnali di intimidazione. Ma in questa piccola Regione continua l’assordante silenzio intorno alla presenza delle mafie. E la politica, che dovrebbe intervenire, resta a guardare e a difendere “l’isola felice”, che come ha affermato Forgione “felice non è”. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia, oggi componente dell’Antimafia: “Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”. E cosa fa la politica locale, oltre a dare il cattivo esempio? Ecco una dichiarazione dell’Assessore regionale alla Programmazione Gianfranco Vitagliano: “Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. […]. Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”. Mentre la classe dirigente molisana, quindi, continua a mettere sotto il tappeto problemi che andrebbero affrontati con onestà, coraggio e costanza è utile seguire il ragionamento del presidente dell’Anm Molise Rossana Venditti: “In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”. Fondamentale è quindi parlarne. Continuare con il concetto di “cultura della legalità”. Per cambiare le coscienze, per far conoscere la realtà, quindi anche i rischi e i pericoli. “Il giorno che è uscito questo libro – ha dichiarato Forgione – il presidente del consiglio non ha trovato di meglio che dire che non bisogna più scrivere libri di mafia perché rovinano l’immagine dell’Italia. Di mafia dobbiamo parlarne, perché dobbiamo rompere questo muro di omertà sul territorio. Mi fa piacere che è stato usato come pretesto il mio libro per aprire una riflessione in Molise, in questa isola che felice non è. Ho scritto un libro raccogliendo anche l’esperienza della Commissione Antimafia. Un libro contro l’ipocrisia. L’ipocrisia vale per il mondo. Vale per l’Australia, vale per la Germania, vale per la Lombardia e può valere anche per il Molise”. Qual è l’ipocrisia? “E’ quella che non vede le mafie fino al momento in cui le mafie non insanguinano le strade”. Ritorna il concetto che si riscontra da troppi anni in Molise. Per Forgione: “Il massimo di questa ipocrisia l’abbiamo riscontrata in questa dimensione internazionale con la strage di Duisburg. I tedeschi sapevano delle famiglie in lotta dal 1991, al punto che nel 2000 la polizia tedesca inviava un rapporto all’autorità italiane, descrivendo in modo minuzioso cosa facevano le famiglie di San Luca. Poi il problema era degli italiani. Riscoprono la ‘ndrangheta quando la notte di ferragosto del 2007 trovano per la prima volta sei corpi uccisi davanti al ristorante. L’altra faccia di questa ipocrisia qual è? Che puoi prendere, in qualunque parte dell’Italia e del Mondo, i soldi dei mafiosi con la presunzione che quando arrivano i soldi sporchi non arrivano anche i mafiosi. Quando abbiamo un fatturato criminale annuo che oscilla tra i 100 e i 150miliardi il problema non è più del rapporto tra l’economia legale e l’economia illegale. Il problema che abbiamo, che dovrebbe essere l’assillo di ogni governo e delle classi dirigenti, è tracciare la linea di confine tra economia legale ed economia illegale. La globalizzazione ha favorito la dispersione di questa traccia, di questo confine netto”. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “La ricostruzione di un’etica pubblica del nostro Paese deve riguardare la politica, ma deve riguardare anche il mondo economico, deve riguardare le categorie professionali, deve riguardare la chiesa troppo silente in alcune aree del territorio. Deve riguardare tutti. Noi abbiamo il dovere di partire ognuno dal proprio ruolo se vogliamo far superare l’esclusività della dimensione penale e giudiziaria nella lotta alla mafia”. Ma come si riconoscono le mafie?Guardate cosa avviene sul territorio, guardate quante aree agricole stanno diventando commerciali, guardate le varianti ai piani di fabbricazione, guardate alle deroghe alle normative urbanistiche esistenti e cosa avviene in deroga, guardate quanti progetti vengono realizzati con il silenzio-assenso. E cominciate a capire cosa sono le mafie. Diciamoci la verità: in nome dello snellimento nelle procedure sono stati abbattuti tutti gli strumenti di controllo in questo Paese. I fondi europei – continua Forgione – vengono gestiti tutti con l’autocertificazione. È chiaro che tutti i procedimenti sono regolari. In Italia c’è l’anagrafe dei conti correnti bancari, stabilita con legge del 2001. Il decreto attuativo della legge viene fatto a febbraio del 2008. Quanti governi sono passati e perché non è stato fatto? Perché questo santuario del mercato è intoccabile. Bisogna fare un patto con gli imprenditori su questi temi. Il sistema dei subappalti con il massimo ribasso è un sistema criminogeno”. Quale deve essere l’impegno dell’antimafia? “La nostra antimafia deve ripartire da una rilettura del territorio, dei processi di modernizzazione. Oggi le mafie sono soggetti dinamici, imprenditoriali. Sono delle grandi holding economico finanziarie. La ricostruzione di un’etica pubblica passa attraverso la ricostruzione di un meccanismo di trasparenza dei comportamenti individuali e collettivi. Se facciamo questo la lotta alla mafia cambia di significato”. Ma qual è la situazione drammatica che dobbiamo affrontare? “Siamo un Paese che ha garantito la latitanza di Bernardo Provenzano per 40anni. Non esiste una latitanza che può durare tutti questi anni senza un sistema di coperture istituzionali, politiche e sociali. Non a caso che per quella latitanza ci sono vertici dei Ros che devono rispondere anche di fronte alla giustizia. Quando si arresta un latitante, quando si aggredisce la dimensione criminale militare delle mafie è sempre un bene. Ma se da un lato aggrediamo questa dimensione, riconquistiamo fette di territorio e dell’altra, però, garantiamo alla dimensione economico finanziaria di potersi espandere e di inquinare settori interi della nostra economia, anche attraverso processi legislativi che ne favoriscono l’espansione, la lotta alla mafia non la facciamo. Questa è la questione drammatica che noi oggi abbiamo di fronte”.
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malitalia.it
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Gheorghe RADU, un morto dimenticato!

USA E GETTA - Copertina Il Ponte, febbraio 2010

Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ calato un assordante silenzio sulla triste vicenda di Gheorghe Radu. Il giovane lavoratore rumeno lasciato morire nei campi di Campomarino durante la raccolta dei pomodori. Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino. “Se fosse stato soccorso – scrisse l’ex segretario della Cgil Molise Michele Petraroia – forse poteva salvarsi ma nessuno ha avuto pietà ed è prevalsa la paura”. C’è stata omissione di soccorso? Chi era presente sul posto? Chi poteva intervenrire e non lo ha fatto? La Procura di Larino aprì un’indagine. Tre gli indagati: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano. Per capire cosa accadde quel maledetto 29 luglio di due anni fa. “Quel giorno – ci spiegò la signora Maria (una donna dignitosissima) – mio marito è partito da casa alle 5.50. Intorno alle 12.50 ho provato a telefonare, ma non mi ha risposto. Nel pomeriggio, intorno alle 16, ho messo a lavare i miei panni neri. Un segno che Dio mi ha dato. Gheorghe a quell’ora era già morto”. Il bracciante rumeno raccoglieva, per un’azienda di Torremaggiore, i pomodori insieme ad altri lavoratori. Per tanto tempo si è registrato un assordante silenzio anche da parte delle Istituzioni regionali. Gheorghe è morto di lavoro in Molise. Di lavoro nero. Proprio nel 2010 l’Istat in un rapporto ha spiegato: “Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria, seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma nessuno s’indigna.

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LA VOCE NUOVA DEL MOLISE, 28 ottobre 2010

De Lucia: “I CATURANO non trasportano rifiuti” – II parte. Intervista al gruppo Caturano di Maddaloni

CATURANO a Venafro

CATURANO a Venafro

“Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La prima parte dell’intervista al direttore amministrativo del gruppo Caturano, di ieri, ci ha lasciato dei dubbi. I Caturano, oggi, trasportano i rifiuti? Secondo De Lucia, è dal 2003 che non li trasportano più. (“Noi i rifiuti non li facciamo più”). Ma perché, allora, se dal 2003 l’Azienda Caturano non trasporta più i rifiuti sul sito della ditta, nella lista dei servizi offerti, si trova anche la dicitura “trasporto rifiuti”? Lo abbiamo chiesto a De Lucia. “Il sito non è stato più aggiornato”.  E per quanto riguarda il compost? Abbiamo capito male noi? E’ facile cadere in errore. Per due distinte risposte sempre alla stessa domanda. Con la seconda parte chiudiamo l’intervista al gruppo Caturano. Partendo dal Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro. Oggi un vero deserto, con pochissime realtà industriali. Ma qualche anno fa era talmente florido che si era tentata la stessa strada, poi intrapresa dal Commissario Del Torto per il depuratore del Nucleo di Termoli. “L’attuale discarica – si legge nelle cronache del 2004 – sta per essere allargata. Se così fosse i rifiuti speciali di mezza Italia sarebbero scaricati, assemblati e forse bruciati. […]”. Riprendiamo l’intervista con il direttore amministrativo, Salvatore De Lucia, del gruppo Autotrasporti Caturano dall’ultima parte dell’interrogazione di Vendola del 25 novembre 2004.

“Ad oggi resta da accertare quali siano le attività dell’imprenditore Caturano nella provincia di Isernia”. Quali sono le vostre attività? Operate nel Nucleo Industriale di Pozzilli-Venafro?

“Può capitare. Precal è cliente nostro”.

Anche la Fonderghisa dei Ragosta lo era?

“Mai avuto rapporti”.

Nel vostro comunicato si può ancora leggere: “il gruppo ritiene gravi e lesiva l’associazione del nome dell’Azienda a vicende legate al crimine organizzato”. Però la società – si legge su Il Mattino del 3 novembre scorso – è stata tirata in ballo da alcuni collaboratori di giustizia”, Raffaele Piccolo (ex braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone) ed Emiliano Di Caterino. Il primo, come ha scritto Rosaria Capacchione, “ha fatto riferimento agli autotrasporti maddalonesi in un verbale allegato agli atti dell’inchiesta Normandia2 (l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex consigliere regionale dell’Udeur ed ex titolare dell’Ecocampania Nicola Ferraro)”. Il secondo collaboratore di giustizia ha dichiarato: “Ho detto che i Caturano non pagavano. Ho poi saputo che avevano denunciato richieste estorsive ma solo relative al gruppo Belforte operante in Marcianise e San Felice a Cancello. Non ci sono mai state denunce nei confronti del gruppo Bidognetti o del gruppo Schiavone”.

“Le ho lette dal Mattino. Conosco l’Azienda e quello che succede nell’Azienda. Queste frasi, secondo me, sono riportate male. Se uno non paga è colpevole? Allora  siamo colpevoli. Le estorsioni non le paghiamo”.

Non avete mai pagato?

“Assolutamente no. Se vengono li denunciamo. Nelle zone delicate non ci lavoriamo proprio. Non ci andiamo nemmeno”.

Il Sannio Quotidiano, nel 2003, scrive: “Incendiate due betoniere di un’impresa. Nel mirino i mezzi della “Calcestruzzi Volturnia”, una ditta di Maddaloni che opera nel settore del cemento, di cui è amministratore unico il 33enne (oggi 40enne, ndr) Aniello Caturano”. Per gli investigatori l’incendio fu di natura dolosa. Che accadde?

“Abbiamo denunciato il fatto. In provincia di Benevento non abbiamo ricevuto nessuna intimidazione. Non si è capito perché e chi ha deciso di fare questa cosa”.

Conferma che Luigi e Antonio Caturano sono imputati nel processo Re Mida? (L’operazione nata nel 2003 e che prende il nome da una telefonata intercettata del trafficante Luigi Cardiello che dice: “E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro, ndr”)?

“E’ una cosa vera”.

Qual è l’accusa?

“Traffico illecito (di rifiuti, ndr). Ma il processo è ancora in svolgimento. Non è concluso e non ci sono condanne. Sarà dimostrata la completa estraneità”.

Ci penseranno i magistrati.

“Certo”.

Siamo al primo grado?

“A Napoli, ancora in primo grado”.

Perché sono stati imputati entrambi i Caturano: Antonio e Luigi?

“Uno era l’amministratore e Antonio essendo responsabile della logistica aveva parlato a telefono con uno dei personaggi”.

Il 12 dicembre del 2008 il NOE di Caserta denunciò Luigi Caturano per numerose irregolarità relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti speciali. Abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali. Lo conferma?

“Fecero un controllo a una nostra sede operativa e secondo i Noe c’erano delle irregolarità. Che abbiamo sanato immediatamente. Erano prodotti derivanti dall’officina, che secondo loro stavano stoccati male prima del ritiro. I contenitori non erano perfettamente idonei”.

E la denuncia a Luigi Caturano?

“Ancora non si è discussa. Le irregolarità contestate le abbiamo sanate. Credo che è stata archiviata, ma non sono sicuro al cento per cento. Devo sentire il legale. L’ultima volta che l’ho sentito mi pare che la procedura era stata archiviata”.

Nel dicembre del 2007 dei Comitati civici contro il degrado ambientale di Maddaloni lamentarono il forte e cattivo odore proveniente dall’autoparco Caturano. Lo conferma?

“Si, ma è una vicenda… Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale.  (A questo punto il direttore amministrativo De Lucia non risparmia un feroce attacco all’editore de Il Mattino, Caltagirone, ndr). Se di industriali, di persone per bene vogliamo fare un bel dossier, iniziamo da cinquanta anni fa, da quando è nato ad oggi, tutte le multe che ha preso, eventuali problemi, magari ha litigato con un amico, problemi di vicinato, cause per incidente della strada, li mettiamo tutti insieme, in un arco di tempo molto stretto per farlo apparire… come il peggiore criminale del mondo. Stiamo parlando di un’Azienda che fa milioni e milioni di fatturato, quindi ha dei volumi di cose, che fanno ogni giorno, che tutti questi piccoli eventi, rapportati ai volumi complessivi, sono zero praticamente”.

Non si sta dando del criminale a nessuno.

“Analizziamole una alla volta le problematiche. Stiamo parlando della questione che ci dicono che noi veniamo in Molise. Noi veniamo nella zona, ma non abbiamo mai fatto niente di illecito”. 

Nell’estate del 2003 il Reparto Operativo tutela ambientale dei carabinieri di Caserta fotografò un camion dei Caturano mentre usciva dalla cava Ma.gest.

“E’ quello là. Un solo trasporto contestato”.

Cosa si contesta?

“Che questo camion ha trasportato questo prodotto che poi alla fine non era conforme”.

La cava Ma.gest. dove si trova?

“A Giugliano, mi pare. Una cosa del genere”.

Chi è Patrizia Colimoro?

“Mai sentita nominare”

La cava di Giugliano è gestita dalla Ma.gest. Service di Patrizia Colimoro?

“Non so chi è Patrizia Colimoro”.

Per Caserta7 Toni Gattola era l’effettivo controllore. Gattola, già convivente di Brigida Cacciapuoti, la sorella di Alfonso. Proprio quest’ultimo venne individuato da Sandokan come capozona di Cancello Arnone.

“Non li conosco, mai sentiti nominare. Non abbiamo nessuno interesse”.

Del gruppo Caturano fa parte anche la Ve.Ca. Sud?

“No assolutamente. Sono dei parenti, ma hanno un’Azienda loro che non fa parte del gruppo”.

Ma Ve.Ca. non sta per Ventrone e Caturano?

“Fu fondata da Ventrone e Caturano, però poi l’ha gestita il cognato negli ultimi trent’anni. I Caturano sono usciti dalla gestione dell’Azienda”.

Da che anno?

“Da oltre vent’anni”.

Scrive Rosaria Capacchione: “nel 2009 la Ve.Ca. Sud si era aggiudicata dal Commissario straordinario di governo l’appalto per il trasporto delle ceneri del termovalorizzatore nonostante la condanna del responsabile della società per traffico illecito di rifiuti. Nel luglio scorso la ditta è finita ancora nei pasticci: i carabinieri del Nas hanno scoperto che nei cassoni dei camion ancora sporchi di cenere contaminata, durante il viaggio di ritorno dalla Systema Ambiente di Brescia, finiva il masi destinato ai mangimifici e caricato in Veneto e in Emilia Romagna. Mangime mescolato a metalli pesanti e utilizzato negli allevamenti di bestiame del centro-sud”.

“E’ un’azienda terza. Non so le notizie precise nel merito”.

Quanti camion, di solito, vengono in Molise ogni giorno?

“Dipende dal lavoro che ci sta. Una decina in questo periodo qua”.

2/fine

SECONDA PARTE, La Voce Nuova del Molise, 13 novembre 2010

CATURANO a Venafro

CATURANO, parla il direttore amministrativo De Lucia – I parte

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Dopo la nota inviata dal gruppo Caturano alle redazioni dei giornali molisani abbiamo avvicinato il ragioniere Salvatore De Lucia, direttore amministrativo dell’Azienda citata dalla giornalista Rosaria Capacchione nei suoi articoli pubblicati su Il Mattino. Per la verità dovevamo parlare con il responsabile del gruppo Antonio Caturano. Già citato negli articoli dei quotidiani locali del 2003 e da un’interrogazione parlamentare del 2004 di Vendola. Ma siccome De Lucia “conosce vita, morte e miracoli dell’Azienda e conosce le cose come sono andate” abbiamo approfittato per rivolgere alcune domande. Siamo partiti dalle frasi riportate, nella nota, dalla Caturano Autotrasporti Srl.

Si apprende dal vostro comunicato stampa che “la ditta Caturano Autotrasporti Srl non ha mai trasportato rifiuti da, o per, il Molise ma solo materie prime”. Quali sono le vostre attività in Molise?

“Noi lavoriamo con diverse aziende del Molise, in particolare con lo stabilimento della Colacem di Sesto Campano, che è un nostro cliente storico da almeno quaranta anni. I nostri mezzi sono spesso in zona, nel numero di quaranta, cinquanta mezzi al giorno che fanno la spola  con lo stabilimento e trasportano materie prime sia in entrata che in uscita. Materie prime e prodotti finiti”.

Poi, a parte la Colacem?

“In Molise, tra i clienti principali, c’è questo e lo Zuccherificio di Termoli. Perché noi facciamo anche trasporto alimentare”. Qual è il vostro percorso in Molise?

“O ci fermiamo a Sesto Campano per scaricare e caricare alla Colacem oppure attraversiamo tutto il Molise per arrivare fino in fondo a Termoli. Dipende dove capita il lavoro”.

Sempre nella vostra nota si legge che “il gruppo apprende con piacere da altre fonti stampa molisane, che il consorzio industriale di Termoli ha smentito la circostanza secondo la quale il gruppo Caturano sarebbe fra i suoi clienti/fornitori”. Voi, quindi, non siete mai entrati, con i vostri mezzi, nel Nucleo Industriale di Termoli?

“No assolutamente. Il depuratore di Termoli non sappiamo nemmeno chi è. Non abbiamo nemmeno i mezzi per fare quel tipo di trasporto”.

Perché, allora, nell’articolo de Il Mattino e di Primonumero.it si attesta il contrario? Rosaria Capacchione scrive: “la ditta Caturano di Maddaloni che trasporta il percolato a Termoli”, mentre su primonumero.it si apprende: “…si aggiungono i mezzi dei Caturano, inconfondibili nelle loro scritte gialle”.

“La cosa strana è che il Mattino è andato a pubblicare una notizia già apparsa su altri organi di stampa che abbiamo querelato, che diceva proprio queste cose inesatte…”.

Lei dice, quindi, che nessun automezzo della ditta Caturano è mai entrato nel Nucleo Industriale di Termoli. Ma ci sono testimoni che hanno visto entrare e uscire i vostri mezzi con la scritta Autotrasporti Caturano?

“Non ci stanno i testimoni. Il giornalista ha affermato questa questione”.

Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri camion.

“Noi andiamo allo Zuccherificio del Molise”.

Ci sono dei testimoni che affermano di aver visto entrare e uscire dal Nucleo Industriale di Termoli i vostri mezzi.

“Il nostro cliente è lo Zuccherificio del Molise”.

Lasciamo perdere lo Zuccherificio del Molise. Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri mezzi entrare e uscire nel Nucleo.

“Ma cosa di intende per Nucleo Industriale”.

E’ quello che voi nominate nel vostro comunicato stampa.

“Quello che ha fatto la smentita che non ci conoscono”.

Si.

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

Le testimonianze parlano di camion con scritta Autotrasporti Caturano.

“In questo impianto non ci sono mai andati”

Mentre per la discarica di Montagano?

“Sempre in Molise sta?”

Sempre in Molise e anche in questo caso ci sono dei testimoni.

“In Molise non abbiamo mai trasportato i rifiuti”.

Nel comunicato stampa si legge che Antonio Caturano non è mai stato arrestato presso il cementificio della Colacem di Sesto Campano”. Perché allora il 25 novembre del 2004 Vendola in una interrogazione parlamentare dice: “nel cementificio di Sesto Campano e nelle vicinanze, tempo fa, è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, un pericoloso trafficante di rifiuti, tale Antonio Caturano di Maddaloni”?

“Non riusciamo a spiegarci Vendola dove ha preso queste informazioni”.

Vendola parla di pericoloso trafficante.

“Non penso che Vendola conosca le cose del Molise. Qualcuno della zona gli avrà preparato un dossier di inchiesta contro la Colacem e in un passaggio, verso la fine, diceva questo trafficante pericoloso è stato arrestato. Non è mai successo questo evento”.

Sempre nell’interrogazione di Vendola si legge: “l’associazione a delinquere venne stroncata dalla Dda di Napoli con l’Operazione Re Mida che svelò gli intrecci criminali tra gli imprenditori e il pericoloso clan dei Casalesi di Casal di Principe che da anni lucra nel traffico dei rifiuti”. Su questo passaggio cosa ci dice?

“L’Operazione Re Mida con il Molise non ha niente a che fare”.

Su questo passaggio che dice?

“L’unica cosa esatta è l’Operazione Re Mida. Stiamo parlando del 2003. Un cliente ci aveva commissionato dei trasporti di rifiuti speciali da Milano per Napoli. Nemmeno di rifiuti speciali, erano di compost. Da Milano per una cava di Napoli che era in decomposizione ambientale”.

Voi trasportate anche il compost?

“Esatto, sarebbe un terriccio praticamente. Per l’inchiesta Re Mida la questione era che questo materiale non  fosse perfettamente conforme ai requisiti di compost e, quindi, è scattata questa cosa. Avendo la magistratura classificato come rifiuto, automaticamente sarebbe generato un trasporto di rifiuti irregolare. Essendo semplici trasportatori se un cliente ci chiama e ci dice “fammi questo servizio, trasportami questo prodotto” noi inviamo i nostri mezzi, il nostro personale”.

Da come ha detto, voi fate il semplice trasporto. Potrebbe accadere, quindi, che trasportiate anche materiale irregolare, rifiuti tossici, rifiuti pericolosi?

“I rifiuti non li facciamo, noi facciamo materie prime”.

Il compost per l’agricoltura?

“Quello perché è terriccio”.

Nell’operazione Agricoltura Biologica (luglio 2004), dove si parla di traffico illecito di rifiuti, si capisce bene come può essere trattato il compost. Attraverso varie operazioni si declassificava la pericolosità dei rifiuti. Potrebbe capitare in un’operazione di trasposto di caricare compost illegale e dannoso? “Dall’esperienza del 2003, per una nostra leggerezza e per fidarci dei clienti, abbiamo avuto questo problema qualsiasi cosa ci chiedono e se c’è il minimo sospetto che ci può essere qualcosa di poco chiaro, se non ci forniscono tutti gli elementi del caso rinunciamo al lavoro”.

E quali sono gli elementi del caso? Come fate a capire che è una cosa strana?

“Se c’è il minimo sospetto. C’è maggiore attenzione su quel settore”.

Come fate?

“Ci sono delle procedure nostre interne che vengono attuate giorno per giorno”.

Come siete accorti nell’evitare queste situazioni?

“Se ci viene chiesta qualche tipologia nuova di trasporto noi ci accertiamo documentalmente, perché non possiamo fare sopralluoghi sul posto”.

Se i documenti non corrispondono al vero?

“Non facciamo la digos noi”.

Potrebbe capitare?

“Non può capitare”.

Vi chiamano, per voi sta tutto a poSto e la documentazione sta in regola. Come fate ad avere la certezza?

“Dipende uno come valuta le cose. Se una volta ogni due anni viene scoperto un problema del genere bisogna vedere in che contesto si individua. Se su cento milioni di trasporti effettuati ne vengono individuati tre o dieci irregolari …”.

Ma potrebbe capitare?

“Ma non potrebbe perché noi i rifiuti non li facciamo più”.

Sto parlando del compost.

“Ma non facciamo nemmeno quello”.

Non lo fate più?

“Dal 2003 non facciamo nulla di tutto questo”.

Mi ha detto prima che il compost lo continuate a trasportare?

“Avete capito male”.

continua…

LA VOCE NUOVA DEL MOLISE – PRIMA PARTE, 11 nov 2010

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Il Ventre nero del Molise

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

Luca Iorio

L’Intervista a Luca Iorio

Luca Iorio

Dopo il ritorno del “figliuol prodigo” Luca Iorio nella sanità molisana (provv. direttore generale 194/2011) e la creazione dell’Equipe multidisciplinare Itinerante aziendale (provv. direttore generale n. 329/2011) ecco l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio, realizzata a Isernia dopo un’operazione di cardiochirurgia (che non poteva esser fatta nell’Ospedale “Veneziale” del capoluogo pentro).

Nell’intervista si toccano diversi punti: dall’operazione contestata anche dalla società di cardiochirurgia ai rapporti con Huscher, dai problemi del pronto soccorso alla gestione della sanità regionale.

Questa è l’intervista integrale, pubblicata (in quattro parti) su La Voce del Molise.

Buona lettura.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intervento di cardiochirurgia al “F. Veneziale” di Isernia ha innescato polemiche su polemiche. Sin ad oggi si sono registrati gli interventi di molti operatori del settore. Tutti convinti che un intervento all’aorta ascendente nella struttura pubblica isernina non poteva essere fatto. Perché la struttura non è accreditata per la cardiochirurgia. Perché presso la struttura isernina non esistono né le competenze (l’equipe è venuta da Roma) né i macchinari. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta che ha illustrato il suo punto di vista. Dello stesso avviso anche il cardiologo Centritto del “Cardarelli” di Campobasso. Alla vicenda si è interessato il consigliere regionale Petraroia con un’interrogazione in consiglio regionale. Anche il Senatore della Repubblica Giuseppe Astore ha preannunciato un’interrogazione in Parlamento. E la Procura? Era stato proprio il professor Bianchi (che a Isernia ha effettuato l’operazione insieme a Mario Albertucci e Luca Iorio), durante la conferenza stampa, a parlare di “una telefonata da parte della Procura di Isernia”. Dal Palazzo di Giustizia è tutto confermato. Dopo una segnalazione è partita l’inchiesta della magistratura. Abbiamo avvicinato, per capire il suo punto di vista, il chirurgo vascolare Luca Iorio. Il figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio.

In conferenza stampa avete “giocato” con le parole. Non avete dato una risposta sul tipo di intervento: chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Nel Piano di Rientro non sono stati previsti posti per la chirurgia vascolare a Isernia. A che titolo Bianchi viene a operare al Veneziale se non ci sono più posti di chirurgia vascolare?

“I due posti letto della chirurgia vascolare di Isernia sono due posti letto che vengono distaccati dall’UOC di Campobasso. Lo stabilimento di Isernia non ha i posti letto di vascolare, perché sono due posti distaccati di Campobasso. E’ normale che ci sia questa discrepanza sulle carte ufficiali”.

E’ ancora valida la convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma?

“No, non è più valida”.

Da quanto tempo?

“Non mi ricordo. Non è più valida per il semplice motivo che il professor Bianchi è andato in pensione”.

Se non è più valida a che titolo viene ad operare il professor Bianchi?

“Il professor Bianchi viene perché ci sta dando una grandissima mano”.

Al di fuori della convenzione?

“Ma la convenzione è stata fatta nel 2005 o nel 2006 con un progetto per andare a ridurre quella che è la mobilità passiva. Anziché far viaggiare il paziente perché non viaggia l’equipe chirurgica?”

Ma perché queste operazioni, come quella fatta giovedì scorso, non vengono effettuate presso la Cattolica? Visto che la struttura è accreditata?

“La Cattolica è accreditata per la cardiochirurgia”.

L’operazione che avete fatto a Isernia rientra nella cardiochirurgia. Per il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”), per il cardiologo Centritto e per molti medici del “Veneziale” di Isernia l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Questo intervento rientra nella chirurgia vascolare”.

Lei è assunto a Campobasso?

“Certo”.

Che tipo di contratto ha?

“Sono molto privilegiato in quanto figlio del Presidente, quindi, ho un contratto di avviso pubblico. Un contratto a termine della durata di otto mesi”.

Lei fa anche le consulenze presso le strutture ospedaliere della Regione?

“Si”.

Succede anche ad altri medici?

“Sono l’unico medico dell’Asrem che in maniera del tutto gratuita, anzi rimettendo i soldi miei, vado all’Ospedale di Termoli tutti i martedì mattina dove svolgo l’ambulatorio di chirurgia vascolare e, quando vengo chiamato, vado anche presso strutture ospedaliere”.

Quanto percepisce con queste consulenze?

“Zero”.

Qual è il suo stipendio?

“Duemila e 600euro al mese”

Ha altri emolumenti?

“Assolutamente no”

E’, quindi, un fisso.

“Non è un fisso. E’ leggermente variabile se ti chiamano in reperibilità. Con queste 2.600euro eseguiamo circa 120 visite ambulatoriali al mese e abbiamo eseguito in un anno 300 interventi di chirurgia vascolare, di cui il 30% sono di fuori Regione”.

Lei è a conoscenza che sull’operazione di cardiochirurgia di giovedì scorso è intervenuta anche la Procura con un’indagine?

“No. So che il direttore sanitario ha avuto un colloquio con il Procuratore, che voleva avere notizie in merito. Perché era stata presentata il giorno prima, se ho capito bene, una segnalazione”.

Da chi?

“Lasciamo stare. Andiamo avanti”.

E’ stato mica Huscher?

“Lo ha detto lei”.

Quali sono i rapporti attuali con Huscher?

“Di Huscher non parlo”

Ma chi lo ha portato a Isernia?

“Non voglio parlare di Huscher. L’ho querelato per diffamazione”

Se Lei è assunto a Campobasso perché opera a Isernia?

“Abbiamo un’Asrem, che è un’Azienda unica ospedaliera. Abbiamo soltanto un’UOC di chirurgia vascolare che sta a Campobasso. Se un paziente di Termoli o di Isernia o di Agnone o di Venafro  vuole fare una visita vascolare deve prendere la macchina e farsi 50,70,80 chilometri per raggiungere l’ambulatorio di Campobasso, altrimenti si può rivolgere in privato. Ad esempio a me in privato”.

In conferenza stampa Lei parlò di rapporto fiduciario tra il medico e il paziente. E’ opportuno che il paziente si rivolga al medico di fiducia per decidere dove farsi operare?

“Non ho capito la domanda”.

Tutti i pazienti possono percorrere questa strada. La regola è generale o vale solo per il paziente operato in cardiochirurgia?

“Chi vuole farsi operare qua può essere visto presso l’ambulatorio. E’ l’unico ambulatorio dove non c’è lista di attesa perché non c’è un limite al numero delle visite. Chiunque vuole, in qualsiasi momento, viene in ambulatorio. Quello che noi offriamo come chirurgia vascolare in nessun altro posto al mondo si trova. Non esiste nessun altro reparto nell’Asrem dove esegui la visita in assenza di lista di attesa. Tutti i pazienti che hanno fiducia in noi vanno in ambulatorio dove si fanno visitare. Se c’è un’indicazione chirurgica vengono ricoverati e vengono operati. Tutti quanti”.

Quali sono i vantaggi economici per questo tipo di operazione?

“Qualcuno si è divertito a dire che l’operazione è costata 50mila euro. Il costo è stato di 6mila euro. A conti fatti, da un punto di vista economico, l’Azienda ha guadagnato 14mila euro. Se si tratta di operare una persona pure se l’intervento costava 1milione e mezzo di euro lo avrei fatto senza nessun tipo di problema”.

Era opportuno fare un intervento di cardiochirurgia, ricostruendo da zero una sala operatoria perché al Veneziale di Isernia non ci sono né mezzi ne personale?

“Se lei mi trova un ospedale in Italia …”.

La Cattolica a Campobasso, che dista 50 chilometri da Isernia.

“Ha di proprietà sua i macchinari?”.

Nella Cattolica si possono trovare i macchinari già nelle sale operatorie e sono già presenti le figure professionali.

“A noi cosa ci mancava”.

Avete ricostruito da zero tutta la struttura, facendo venire da fuori Regione l’intera equipe e i macchinari. Sono venuti sia Bianchi che Albertucci, i cardio-anestesisti…

“Bianchi viene qui quattro volte al mese…”

Quanto prende Bianchi per venire a operare a Isernia?

“Penso qualcosa in meno di mille euro ogni volta che viene”.

Albertucci invece?

“E’ venuto gratuitamente”.

L’equipe, o parte dell’equipe, percepisce parte del Drg come emolumento?

“Magari”.

Si può fare una verifica su questo?

“Lavoro dalla mattina alla sera. Ti direi di si, può darsi che non mantengo l’impegno. E’ tutto sul sito dell’Asrem. Se ci sono difficoltà… c’è tutto l’interesse mio per un’inchiesta sulla vascolare. Non riesco a capire perchè tutto questo polverone su questo intervento. Se altre strutture fanno l’intervento di vascolare è normale?”.

Se sono accreditate è normale. Se non lo sono non è normale.

“Perché questa cosa qui non la volete vedere”.

Ci stiamo occupando di questo intervento.

“Lei sta facendo un’inchiesta sulla cardio vascolare”.

L’operazione fatta a Isernia è di cardiochirurgia.

“Lo dice Lei”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il cardiologo Centritto e molti operatori del settore.

“In ogni caso si allarghi l’inchiesta sulla chirurgia vascolare”.

1parte/continua (La Voce, 14 dicembre 2010)

***

Nella prima parte dell’intervista fatta al chirurgo vascolare Luca Iorio (il figlio del Presidente della Regione Molise Michele Iorio), pubblicata ieri sulle nostre colonne, abbiamo iniziato a mettere dei punti fermi. Dopo l’operazione di cardiochirurgia che “non si poteva fare” al “F. Veneziale” di Isernia è stata aperta un’indagine da parte della magistratura isernina. Abbiamo appurato che non esiste più la famosa convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma ed è rimasta in piedi quella con il chirurgo vascolare in pensione Giuseppe Bianchi. Riprendiamo l’intervista al dottor Luca Iorio con le dichiarazioni di un professionista del “Cardarelli” di Campobasso.

Il cardiologo Centritto afferma: “Dal punto di vista della salute del paziente non c’è nessuna logica. Anzi si mette a rischio. Ho letto che in conferenza stampa è stato dichiarato che il paziente ha firmato una dichiarazione per farsi operare. Ma il mio dovere è garantire al paziente, che non è un esperto, che posso fare l’intervento. Non basta il consenso informato. Il paziente, fino in fondo, ha capito che veniva operato in un contesto che non dava garanzie per la sicurezza?”.

“Se Centritto ha dichiarato questo lo quereliamo”.

A parte la querela, nell’operazione fatta giovedì scorso c’erano le garanzie per la sicurezza del paziente?

“Mario Albertucci è stato il direttore …”.

Secondo Lei c’erano tutte le garanzie per la sicurezza?

“Assolutamente si. Ed è diffamatorio chi afferma il contrario”.

Il paziente è stato informato che nel Veneziale non esistevano e non esistono le strutture interne e le professionalità interne?

“Questo lo dite voi”.

Sono venute dall’esterno le professionalità, insieme ai macchinari.

“Sono venuti dall’esterno perché è normale che in un processo di crescita per un centro vascolare abbiamo la necessità, a volte, di prendere personale esterno ma soprattutto per svolgere questi interventi in maggiore garanzia”.

Non ci sono i macchinari al “Veneziale” di Isernia.

“Se Lei mi trova un Istituto di Cardiochirurgia al mondo, di chirurgia vascolare al mondo che è proprietario della macchina cuore-polmone domani mattina non lavoro più a Isernia e chiudo il centro di chirurgia vascolare a Isernia”.

Ma la Cattolica, che dista solo 50 chilometri da Isernia, quando fa queste operazioni di cardiochirurgia deve far venire il macchinario da fuori o sono già presenti nella struttura sia il personale che il macchinario?

“Penso che i perfusionisti non debba farli venire…”.

I cardio-anestesisti?

“Sicuramente ci sono”

I chirurghi che fanno l’operazione?

“Spero di si”.

Il macchinario cuore-polmone?

“Affittato”.

Ma è già presente nella struttura, nella sala operatoria?

“Dipende dal numero degli interventi”.

Alla Cattolica devono farlo arrivare o è già presente il macchinario?

“Sulla Cattolica mi riesce difficile rispondere perché non è il mio ospedale. Lei mi fa la domanda sulla Cattolica, ma posso rispondere con la mia logica. Però non è detto che la mia logica sia quella loro”.

Sempre Centritto, in una dichiarazione, afferma: “Come si fa un intervento di cardiochirurgia in un contesto dove tutto il personale deve essere adatto per supportare un intervento del genere. Anche l’infermiere deve essere addestrato. Per non parlare della sala operatoria. Basta andare in Cattolica per rendersi conto della sala operatoria di cardiochirurgia”. A Isernia non esistono né i macchinari né il personale.

“Non è che abbiamo portato l’equipe. Ripeto il professor Bianchi…”

Con la convenzione scaduta.

“Quale convenzione scaduta”.

Quella stipulata con il San Giovanni nel 2005 e confermata in conferenza stampa dal direttore Fulvio Manfredi Selvaggi.

“E’ venuta meno perché il professor Bianchi è andato in pensione. E’ stata fatta con lui la convenzione”.

Attualmente non esiste una convenzione con il San Giovanni di Roma, ma esclusivamente con il dottor Bianchi?

“Esatto”.

Si può vedere questa convenzione?

“Non ce l’ho, altrimenti gliela davo”.

Quando è stata stipulata questa convenzione?

“Non mi ricordo”

Quando è andato in pensione?

“Grosso modo un anno e mezzo fa”.

E’ opportuno far venire a operare a Isernia il professor Mario Albertucci nonostante i provvedimenti “prescrittivi con azioni disciplinari anche di revoca e di sospensione della licenza” subiti negli Stati Uniti?

“A questa domanda deve rispondere Mario Albertucci. Un chirurgo che non ha una denuncia è un chirurgo che non opera. In genere chi opera ha denunce, chi non opera non ha denunce. Questa è la prassi”.

Come si apprende da AdnKronos Lei, insieme ad altri quattro medici, compreso Mario Albertucci e Cristiano Huscher, è stato rinviato a giudizio per concorso “nell’accusa di omicidio colposo”. Stiamo parlando della vicenda Verso, lo scenografo morto a Isernia nel 2007. Cosa vuole aggiungere?

“Stiamo alle prime udienze e speriamo che finisca subito questa storia. Perché è veramente una cosa assurda”.

E’ l’unico rinvio a giudizio?

“Per fortuna si”

Lo scenografo Alberto Verso fu portato a Isernia da Mario Albertucci?

“E’ una storia estremamente lunga. Non è stato portato a Isernia da Albertucci. Era un amico di Mario Albertucci, che non è stato mai al tavolo operatorio. Non si capisce proprio perché è stato indagato. Non c’entra veramente nulla. Mario Albertucci non ho capito bene perché è stato indagato. Lui era amico del paziente. La mia posizione è particolare. A me e a un altro collega ci danno contro per quanto riguarda il primo ricovero. Il paziente, per il secondo ricovero, si rivolse a un luminare della medicina interna romana che lo ricoverò alla MaterDei. Quando venimmo a sapere del secondo ricovero lo andammo a trovare da amici e non da medici, perché non aveva più scelto noi. Anche perché il suo problema, tendenzialmente, non era più chirurgico. Mi si addossa il problema del secondo ricovero, ma tra l’altro anche in quella cartella clinica il mio nome non risulta mai, proprio perché mi sono trovato casualmente quel giorno a trovarlo. Non sono andato lì a fare il chirurgo o altre cose. Spero che da questa situazione si esca il prima possibile perché veramente è un caso un po’ limite. Però, come si dice, confidiamo nella giustizia ”.

Centritto oltre a chiedere l’intervento della magistratura, anche se dalla Procura di Isernia sono intervenuti già la mattina dell’operazione, ha confermato che questo tipo di operazione (aorta ascendente) al “Veneziale” di Isernia non si poteva fare. Perchè non è stata fatta in una struttura idonea, accreditata?

“Lo dice Lei e Centritto che è un intervento di cardiochirurgia”

Lo afferma anche il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”) e lo affermano molti operatori sanitari. L’unica voce dissonante è la sua, di Bianchi, Albertucci e Manfredi Selvaggi. Voi giocate con le parole.

“Non riesco a capire perché il problema sta tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare”

Perché se è cardiochirurgia non si poteva fare a Isernia presso il “Veneziale”.

“Perché?”

Lo ha confermato anche Lei che a Isernia non si può fare.

“Nel senso che non è stato ricoverato un paziente che doveva fare la sostituzione di una valvola cardiaca. In questo caso se avessimo  ricoverato un paziente del genere saremmo stati noi dei matti. Qui si tratta di un paziente che due anni fa, io ero al pronto soccorso, non ha ricevuto risposte da nessuno”.

Nemmeno dalla Cattolica?

“Esatto. L’unica risposta che ho avuto è stata di Mario Albertucci che non era neanche reperibile a Roma e ce lo siamo dovuti caricare in ambulanza per portarlo a Roma dove è stato operato”.

Lei contesta Gerometta quando dice che “questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”?

“Non lo so, non sono un cardiochirurgo. Come la faccio a contestare. Se nei manuali di cardiochirurgia è descritto non lo so. Non ho mai studiato ..”.

Lui afferma che l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Non ha senso l’affermazione di Gerometta”

Non ha senso?

“Attenzione, non voglio offendere il professore. Lui ha un carisma professionale cento volte il mio, non voglio contestare il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia. Da questo discorso non se ne uscirà mai fuori”.

Usciamo da questo “pantano”. Da questa disputa tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare.

“Non ha senso”.

E’ un problema se è cardiochirurgia.

“E che problema è se è cardiochirurgia”

A Isernia, presso il “Veneziale”, non si può fare. E poi c’è la Cattolica a 50 chilometri.

“Mettere uno stand sulla coronaria dove bisogna farlo?”

A me questo non interessa. Voglio capire questo caso preciso.

“Sul caso preciso ho risposto ampiamente. Questa discussione non ci porterà mai a nulla e né un’aula di tribunale la potrà mai chiarire. Mai, perché il problema non esiste. Ben venga se si pone questa questione. Forse facciamo storia. E’ un intervento che abbiamo fatto con la totale garanzia che tutto doveva andare bene”.

E’ accreditata la struttura di Isernia per la cardiochirurgia?

“Per la cardiochirurgia no, per la chirurgia vascolare si. Ma quando si parla di accreditamento sull’ospedale pubblico non ha molto senso”.

Riprendo le affermazioni di Centritto sull’accreditamento. “E’ la Regione che lo concede (l’accreditamento, ndr) sia per le strutture private che per quelle pubbliche. L’accreditamento significa verificare tutte le condizioni per poter fare un certo tipo di lavoro. L’accreditamento varia per ogni disciplina”. Ma questo intervento è stato fatto a Isernia per il legame che lega il medico al paziente?

“Non capisco perché un cardiologo (Centritto, ndr) che lavora in un ospedale pubblico possa avere tutto questo interesse a evidenziare…”

Bisognerebbe chiederlo a Centritto.

“Poniamocelo come problema”.

2/continua (La Voce del Molise, mercoledì 15 dicembre 2010)

***

Nella terza parte dell’intervista al chirurgo vascolare Luca Iorio (figlio del presidente della Regione Molise) abbiamo affrontato, oltre il discorso dell’operazione di cardiochirurgia realizzata a Isernia (dove l’Ospedale non è accreditato per questo tipo di interventi), anche altri argomenti come i reparti doppione. Su questa questione abbiamo più volte chiesto alla dirigenza sanitaria regionale di fornirci una risposta. Abbiamo colto l’occasione per capire il punto di vista di Luca Iorio. Domani il figlio-medico del Governatore affronterà la questione, descritta come “parentopoli”, anche da molti organi di informazione nazionali.

L’operazione di cardiochirurgia è stata fatta a Isernia esclusivamente per il rapporto che esiste tra il medico e il paziente?

“E’ stata fatta a Isernia perché abbiamo tutte le condizioni non solo per farla su questo paziente, ma per fare tutti i tipi di interventi di chirurgia vascolare. Siamo in grado di affrontare qualsiasi tipo di patologia di chirurgia vascolare”.

In queste situazioni esiste un rischio per il paziente o è completamente da escludere?

“In che senso?”

Secondo il segretario Gerometta: “se non c’è un motivo di urgenza sarebbe opportuno fare queste operazioni in un centro di cardiochirurgia perché l’organizzazione è, ovviamente, più complessa. Le uniche statistiche dimostrano che al di sotto di un certo numero di interventi di cardiochirurgia c’è un incremento di mortalità e di rischio”.

“Verifichiamo se in Regione c’è un centro che fa 400 interventi di questo tipo. Se ci sta in Regione potevo anche immaginare una strategia diversa per il paziente”.

Il cardiologo Centritto ha confermato che alla Cattolica si effettuano 300 interventi l’anno di cardiochirurgia.

“In bocca al lupo”

Viene meno l’affermazione che ha fatto prima.

“Centritto come fa a sapere della Cattolica. Lavora al Cardarelli”

A Isernia quanti interventi di cardiochirurgia fate?

“Ma noi non la facciamo la cardiochirurgia”

L’avete fatta.

“Lo dice Lei”

Lo dicono gli specialisti.

“Lo dice Centritto che è un cardiologo di Campobasso e non vedo come fa a sapere …”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta.

“E cosa dice? Che è descritto in un manuale”

Per lui è cardiochirurgia. Quindi contesta l’affermazione del segretario Gerometta?

“Non sono in difficoltà a dare una spiegazione. Il problema non è se quella è chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Quello è un intervento su una patologia aortica complessa. E la deve fare chi la sa fare. Chi ha esperienza di saperla fare”.

Anche in una struttura dove non si può fare?

“Questo lo affermano loro. Ma, assolutamente, non è vero. Se non si poteva fare e non ci stavano garanzie probabilmente il paziente non sarebbe andato bene. Avrebbe avuto complicanze il paziente. E’ sotto gli occhi di tutti che il paziente, per fortuna, sta bene. Alla fine tutta questa polemica non so che cosa vuole portare. Da parte nostra ci sta la totale serenità. E se domani mattina si rivolge da noi un paziente con la stessa patologia, che vuole essere sottoposto a intervento chirurgico, rifacciamo le stesse cose fatte fino ad ora. Senza nessun tipo di problema”.

Il primario della Chirurgia Di Sandro viene informato delle attività che si svolgono nel suo reparto? L’altro giorno, in conferenza stampa, a chi si riferiva Di Sandro quando ha dichiarato: “esiste un primario e certe cose senza un primario non possono essere fatte. Voi siete entrati a casa mia senza chiedere il permesso”?

“Al direttore sanitario. A me assolutamente no. La direzione sanitaria ha organizzato la conferenza stampa di martedì pomeriggio, con le festività, forse è venuto meno il discorso di avvisarlo che si sarebbe tenuta la conferenza stampa nella sala operatoria”.

Come è finita quella storia?

“Non c’è stata alcuna storia”.

Chi ha autorizzato l’operazione?

“Nessuno. Per operare mica ho bisogno dell’autorizzazione”.

Il paziente è stato ricoverato presso il reparto il 29 novembre ed è stato operato il 2 dicembre. Quanti giorni sono rimasti, dopo l’operazione, i due medici (Bianchi e Albertucci)?

“Sono andati via di domenica”

Non è opportuno operare dove è già presente un’assistenza?

“Lei pensa che sono un muratore? Lei pensa che non sono in grado di poterla dare?”

Perché i due medici sono rimasti se c’è l’assistenza?

“Quando operiamo di casi maggiori è chiaro che l’equipe rimane sul posto. Quando operiamo di casi minori l’assistenza posso darla da solo”.

Qual è la situazione del Pronto Soccorso di Isernia?

“Non ne ho idea. Perché lo chiede a me”

Lei lavora a Isernia?

“Si, ma in che senso qual è la situazione”

Il personale ha presentato alla dirigenza due documenti firmati con delle richieste precise per uscire da una “situazione drammatica”. Hanno dichiarato anche uno stato di agitazione.

“Cioè?”

Lamentano la possibilità di poter dare la sistemazione a tutti gli utenti che arrivano nel loro servizio, specie dopo la chiusura progressiva degli Ospedali di Venafro e Agnone. Con il conseguente afflusso presso la struttura isernina. Lei non è a conoscenza di questa situazione? Se ne sono occupati anche gli organi di informazione locali.

“Non l’ho seguita la vicenda del pronto soccorso. Non so la protesta su cosa era concentrata”.

Su quello che le ho appena detto.

“La grande soluzione è quella, sicuramente, di rafforzare le strutture territoriali, nel senso di far diventare l’ospedale dove ci devono essere malati acuti”.

Perché non si fa questo?

“Parlo di me. Con due posti letto ho fatto 400interventi. L’ospedale deve diventare un posto per acuti e il paziente cronico deve essere trattato attraverso il potenziamento delle strutture”.

L’argomento Huscher Lei non lo vuole trattare. Nemmeno vuol dire perché è stato prima preso per “chiara fama”, con chiamata diretta, e poi è stato sbattuto fuori?

“Lui mi accusa di tutto. Con Huscher discuterò in altre sedi”.

E’ possibile esaudire le richieste degli utenti, per quel famoso legame che lega il medico al paziente, allestendo da zero camere operatorie con equipe e macchinari esterni. Lo stesso discorso vale, per assurdo, anche per la richiesta di una plastica facciale?

“Noi non abbiamo allestito nulla di particolare”.

Avete creato una sala operatoria con un’equipe e macchinari venuti da fuori.

“Questo sarà stato il quindicesimo intervento che si fa così”

Riepiloghiamo. Lei prima parlava di 400 interventi di chirurgia vascolare. Questi quindici interventi, allora, sono stati di cardiochirurgia?

“Quindici interventi in circolazione extra corporea. Voglio fare un esempio: a me è capitato anche, insieme a Mario Albertucci di dover viaggiare per andare al San Carlo a Milano come consulente per eseguire la circolazione extra corporea. Questo cosa vuol dire che a Milano, in un grosso ospedale, non hanno le professionalità per fare questo? Significa che a loro conveniva di più affittare il service che, in quel caso, era complessivo di cardio-chirurgo, chirurgo vascolare e macchina cuore-polmone. L’eccezionalità di questo intervento la state dando voi. Tutta questa cosa di eccezionale non la vedo. Ancora non riesco a capire perché si sta facendo tutto questo polverone”.

Perché accadono cose strane all’Ospedale di Isernia?

“Quali sono queste cose strane?”

Reparti doppione come quello di neurofisiopatologia. E’ un doppione?

“Di chi?”

Al Neuromed di Pozzilli, a soli 15 chilometri da Isernia, esiste già questo reparto. Qual è la logica di creare un reparto di Neurofisiopatologia all’ospedale del capoluogo pentro? Qual è la logica di creare un reparto di oculistica? Attualmente ce ne sono 6 tra strutture pubbliche e private.

“E quindi?”

Era opportuno creare questi doppioni?

“Bisogna chiudere il pubblico per favorire il privato?”

Non bisogna aprire reparti doppione.

“Ma doppioni di che?”

Di reparti che esistono già in altre strutture

“Quando si crea un doppione il problema…”

Ma perché non si risolvono prima i problemi veri e poi si pensa a costituire reparti già esistenti?

“Cioè?”

Ad esempio il Pronto Soccorso di Isernia dove tutto il personale ha denunciato una “situazione drammatica”. Perché la dirigenza regionale ancora non risponde ai dipendenti della struttura di primo soccorso, ma è pronta ad aprire reparti doppione? E’ normale che i problemi seri vengono messi da parte ed affrontati con calma? Era opportuno aprire il reparto di Oculistica ad Isernia?

“Non conosco in maniera specifica, cioè nel senso …sono stato per dodici anni fuori da questa struttura…”

Questa è la stessa cosa che ha detto il dirigente Fulvio Manfredi Selvaggi (“sono arrivato nel 2007 e ho trovato la convenzione già firmata”) in conferenza stampa sulla convenzione con il San Giovanni di Roma.

“Non è che sono deputato io a fare le scelte. Magari se fossi io qualche idea…”.

3/continua (La Voce del Molise, giovedì 16 dicembre 2010)

***

Chiudiamo oggi l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise. Dopo aver affrontato la questione dell’operazione di cardiochirurgia, che all’Ospedale di Isernia, “non si può fare” e il problema dei reparti doppione presenti nella struttura isernina abbiamo voluto conoscere il punto di vista di Luca Iorio sulla questione “parentopoli”. Un argomento ampiamente ripreso anche dalla stampa nazionale.

Dottor Iorio, secondo Lei è normale che la direzione di un distretto sanitario sia affidata a personaggi che non hanno nulla professionalmente a che fare con queste strutture? Parlo di Vincenzo Bizzarro, oggi consigliere regionale e Rosetta Iorio, oggi assessore ai lavori pubblici del Comune di Isernia. Perché si sono scelti dei soggetti che non sono medici per la direzione di un distretto?

“Un mendico Le sa dire qual è il curriculum che ci vuole per fare il direttore di un distretto sanitario?”.

Ma Lei da operatore del settore cosa ne pensa?

“Ora sta andando sul politico-personale”.

Perché personale? E’ vero o non è vero che prima Vincenzo Bizzarro e poi Rosetta Iorio hanno ricoperto questi ruoli nella sanità molisana?

“Ha citato mio zio e mia zia”

Loro hanno ricoperto questi ruoli.

“Li sta citando lei. Non mi va di entrare in questa… ne hanno scritto tutti”.

Quale occasione migliore per affrontare di nuovo la questione?

“Non mi va di parlare di queste cose. Quello che dico è questo, la mia personale opinione. Si sta cercando di dipingere in tutti i casi un disastro, un discorso sanitario di bassa qualità e via dicendo. Questo, francamente, è un gioco al massacro. Capisco che ci sia necessità, da parte di tutti quanti, di strumentalizzare qualche discorso…”

Il deficit della sanità pubblica lo pagano i cittadini, non la politica. E’ doveroso rispondere a queste domande per il rispetto che si deve alla gente.

“Non lo pagano i cittadini perché le tasse non sono state aumentate”

Lo pagano i cittadini con tasse e servizi. E le tasse sono state già aumentate da diversi anni.

“Mi faccia finire di parlare. In ogni caso…”

Lo pagano i cittadini.

“Francamente quello che posso notare che oggi il cittadino molisano ha da parte di Ospedali pubblici e Ospedali convenzionati un’ottima risposta sanitaria. L’ultima indagine fatta sul rapporto qualità e difficoltà degli interventi e delle procedure svolte nei diversi Ospedali italiani mi pare che il Molise è arrivato al primo posto, se non sbaglio. Ma quando esce un qualcosa di positivo, quando questa positività è certificata anche da indagini nazionali e via dicendo perché, evitando quelle che possono essere le stupide polemiche, non si cerca di costruire un qualcosa di buono”.

A livello nazionale la stampa si è occupata del Molise diverse volte con articoli, inchieste e servizi. Che hanno riguardato anche Lei, insieme alla sua famiglia. Molti hanno parlato di una “parentopoli” nella sanità pubblica molisana. Lei cosa ci dice?

“Ho la colpa che mi sono laureato in medicina e ho la grande colpa di lavorare presso l’Ospedale di Isernia che è la mia città. Mi possono scrivere e dire quello che vogliono”.

Lei lavora a Isernia, a Campobasso e, grazie a una convenzione, in tutta la Regione.

“Sono stupido, glielo dico io”

Perché?

“Vabbè, lasciamo stare”

Perché poteva andare a lavorare fuori Regione ed evitare le polemiche?

“Avrei guadagnato molto di più, me ne voglio fregare di tutto e vado avanti. Non mi fermano le polemiche o le diffamazioni. Se ho operato 400 persone l’anno ho ricevuto 400 grazie da parte di pazienti e familiari, per cui…”.

Per diffamazione cosa intende? Si riferisce agli articoli in cronaca nazionale?

“A livello nazionale. A tutti i livelli. Non me ne interessa. Vado avanti per la mia strada”.

Ma cosa ne pensa di questo interesse della stampa nazionale? Parlano di “parentopoli”.

“Cosa ne posso pensare. Parlano di parentopoli? Ognuno …”.

Lo ricorda l’articolo di Repubblica? Dove disegnarono “l’albero genealogico” della famiglia.

“Possono parlare di quello che vogliono”.

Lei la rigetta questa accusa?

“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”.

Cosa ne pensa dell’interrogazione regionale, sull’operazione di cardiochirurgia effettuata ad Isernia presentata nei giorni scorsi dal consigliere del Pd Michele Petraroia?

“Ma tanto ormai non è la prima che fa, continuasse a farle…”

E’ la prima che riguarda Lei?

“Non penso. Forse quando è arrivato il professor Huscher a Isernia, credo, ce ne siamo beccate altre. Non mi ricordo bene”.

E sull’ultima che pensa?

“Non l’ho letta”

Scrive Petraroia: “chiedo di sapere perché per fare un intervento cardochirurgico ad elevata complessità non è stato utilizzato il Centro di alta specializzazione della Cattolica di Campobasso”. Su questo che dice?

“Andiamo avanti”.

Ma su questo punto cosa dice?

“Andiamo avanti”

Come facciamo ad andare avanti se non dice nulla su questo punto?

“Su questo dico che il paziente ha scelto diversamente. Esiste la libertà di scelta da parte del paziente”.

Continua Petraroia: “chiedo di essere informato su chi ha autorizzato tale intervento cardochirurgico e se tale autorizzazione è compatibile con il regime di commissariamento della Regione Molise”.

“Cosa c’entra il commissario con un intervento chirurgico di routine, che voi rendete eccezionale”.

Nessun tipo di connessione?

“No”

Si legge nell’interrogazione del consigliere regionale: “chiedo di essere messo a conoscenza se le notizie diffuse dalla stampa locale circa gli eventuali rischi a cui si può incorrere per interventi complessi in strutture ospedaliere non dotate di macchinari e attrezzature specialistiche idonee rispondano al vero oppure no”.

“Chi dice una frase del genere, ma non solo Petraroia, ma pure Centritto…”.

Pure il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia Gerometta.

“E’ di fuori, non conosce la realtà. Gli viene chiesta una cosa del genere, è chiaro che deve rispondere così. Però, quando pure Centritto dice una cosa del genere, quando Petraroia dice una cosa del genere credo che sia offensivo per la professionalità mia, del professor Bianchi e del professor Albertucci. Posso anche essere di idee differenti a queste due persone, ma non mi permetterei mai di offendere la loro professionalità. E’ chiaro che non sono d’accordo con l’interrogazione fatta. Ma questo non mi fa dire se lui è cattivo o buono come consigliere regionale. Questa è veramente una cosa offensiva. Su Centritto, in particolar modo, penso che una querela, in questo caso, ci sia proprio tutta. In modo tale che, forse, la prossima volta ci pensa prima. Questo è il motivo per cui gli Ospedali pubblici non cresceranno mai in Italia, perché non ci sta proprio la volontà di farli crescere in favore del privato. Lei pensa che un dipendete di una struttura privata possa parlar male di un dipendente della stessa struttura privata? Lei domani mattina può scrivere che il suo giornale, è un esempio paradossale, che la redazione di Campobasso non scrive la verità, scrive articoli che non sono buoni…”.

Il mio compito è raccontare i fatti. Paradosso per paradosso, se ho le prove lo scrivo.

“Non facciamo l’esempio su di lei. Ma lei pensa che in una struttura privata se mi alzo la mattina e dico “la struttura che lavora dall’altra parte, sempre nella stessa azienda privata è così, così e così” sa che cosa mi succede? Si chiama comportamento antiaziendale e succede che vengo licenziato. Questi sono i personaggi che fanno si che gli ospedali pubblici in Italia non cresceranno mai. Questa è la vera difficoltà. Non c’è stata una persona, se non noi che abbiamo fatto una conferenza stampa, … Avessimo ricevuto mai un elogio per tutto quello che stiamo facendo su Isernia”.

Ma se sono operazioni importanti, perchè non le pubblicizzate?

“Perché ci sto io”.

In che senso?

“Vede cose succede quando c’è Luca Iorio? Secondo lei non ho difficoltà a spiegare al professor Bianchi che viene da Roma o al professor Albertucci, addirittura, che è stato 25anni in America …”.

Dove ha subito dei provvedimenti disciplinari.

“In America succede diversamente. Non conosco la situazione personale. Il “caso Verso” se fosse successo in America avremmo già avuto una sentenza. Molto probabilmente ha avuto qualche lamentela da parte dell’assicurazione del paziente. Adesso non conosco il caso specifico”.

Torniamo al segretario Gerometta. Lui dice: “In un posto dove questo non è lo standard, mettersi a fare un intervento di cardiochirurgia è anti economico e più rischioso di quanto non sia farlo in una struttura dove ne eseguono 300/400 l’anno”. E aggiunge: “è un modo non logico di fare certe scelte” riferendosi all’operazione di cardiochirurgia fatta a Isernia. “In un altro Paese – per Gerometta – non pensano nemmeno di fare queste cose”.

“In un altro Paese tutto quello che sta succedendo qua non sarebbe neanche successo. In un Paese normale. Se si fa un intervento di questo tipo non succede assolutamente nulla. Solo qui, siccome si vuole fare polemica…”.

Ma in un Paese normale alla direzione di un distretto sanitario chi viene nominato?

“Ci risiamo”.

Se parliamo di Paesi normali.

“Lei è libero di dirlo, non è un problema”.

Mettiamo da parte, per un attimo, i due direttori nominati dalla politica (Vincenzo Bizzarro e Rosetta Iorio, rispettivamente cugino e sorella del presidente della Regione Molise). Non voglio legare i due nomi alla famiglia Iorio. Vorrei capire…

“Nel momento in cui decidessi di entrare in politica ti risponderei a tutte queste domande senza difficoltà. Quando entrerò in politica, lei sarà la prima persona a saperlo…”

Ma cosa c’entra la politica con la direzione di un distretto sanitario?

“Lei allora immagina che se uno si chiama Iorio non ha le capacità?”

Che professionalità aveva Bizzarro per fare il direttore sanitario?

“Non lo so di Bizzarro, ma di mia zia le posso rispondere tranquillamente”.

Prego.

“Vada a vedere il curriculum di mia zia. Tutti i curriculum stanno sul sito dell’Asrem e vedrà se ha le competenze o meno per fare la direttrice del distretto”.

Ma non è un medico. Mentre per Bizzarro cosa dice?

“Sono un po’ di anni che Bizzarro è andato via, non me lo ricordo quale sia il suo curriculum”

Oggi Bizzarro è diventato consigliere regionale.

“Tutto è politica”

4/fine (La Voce del Molise, venerdì 17 dicembre 2010)

Versione integrale (La Voce del Molise – 14/17 dicembre 2010)

“Al di là della Notte” – Fuori le mafie dal Molise –

Al di là della notte

Per la Legalità, per la Democrazia…

…per un’Italia e un MOLISE migliore!!!

“Al di là della Notte”

-Fuori le mafie dal Molise-

Paolo De Chiara (giornalista)

incontra:

Michele MIGNOGNA (giornalista)

Antonio MONACO (sindaco di Capracotta)

Raffaele SARDO (giornalista e scrittore)

Autore del libro “Al di là della notte. Storie di vittime innocenti della criminalità”

Continua a leggere ““Al di là della Notte” – Fuori le mafie dal Molise –”

VENGHINO, SIGNORI VENGHINO… ECCO L’EQUIPE ITINERANTE.

Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ una cosa scandalosa. E’ una grossa indecenza”. Non sono andati leggeri nei commenti alcuni operatori sanitari della struttura ospedaliera pentra. Dal “Veneziale” di Isernia, dove il caos regna sovrano, è partita l’indignazione sull’attivazione dell’Equipe multidisciplinare itinerante Aziendale. Per molti questo provvedimento, del direttore generale Angelo Percopo (329/2011), è fatto per Luca Iorio. Il “figliuol prodigo” del presidente della Regione Molise, Michele Iorio. Vincitore di concorso a Rovigo ma subito rientrato in Molise, grazie al provvedimento del direttore generale del 22 febbraio 2011 (n. 194). Ecco cosa si legge nell’oggetto del comando: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Ma perché il vincitore di un concorso, con un contratto a tempo indeterminato, rientra con un provvedimento dell’Asrem molisana?Nemmeno il tempo delle presentazioni nella nuova sede. E’ talmente necessaria la presenza di Luca Iorio per la sanità regionale? O, tutto questo, era già deciso in partenza? “E’ andato via, per ora”. Aveva dichiarato il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio? A questa domanda ancora nessuno ha risposto. Si è solo stabilito “che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Tutto a spese dell’Asrem Molise. Quindi, dei cittadini. Rovigo può attendere. Se in altri reparti serve il personale (ma non solo) non sono problemi di questa dirigenza molisana. Anche i pazienti imbufaliti possono attendere nei disagi. E nelle lunghe liste d’attesa. Volete fare, ad esempio, un esame al cuore (un’ecocardiografia) al “Veneziale” di Isernia? Ci vogliono quattro mesi di attesa. Però le cose inutili vengono subito fatte. Lì non esiste attesa che tenga. Nel caos generale, nello spreco dei fondi pubblici, nell’aumento del debito e in una situazione di deficit (che ha portato a questa disorganizzazione: chiusura degli ospedali, intasamento dei pronti soccorsi, mancanza di risposte e di speranze) è arrivata quest’ultima trovata. Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?
La novità nella sanità: l’equipe multidisciplinare itinerante Aziendale.“In Africa queste strutture sono fondamentali. Solo dove non ci sono strutture è necessario organizzarsi in questo modo”. Ma a cosa serve questa Equipe? Nel provvedimento il direttore generale Angelo Percopo (329/2011), insieme al direttore amministrativo Gianfranca Testa e al direttore sanitario Giancarlo Paglione, ha ritenuto di attivare presso l’Uoc di Chirurgia Vascolare del “Cardarelli” di Campobasso, “una equipe multidisciplinare itinerante su tutto il territorio Asrem, abilitata a svolgere l’attività di Chirurgia Vascolare (ambulatoriale e interventistica) presso i PP.OO. stabilimenti aziendali con priorità a svolgere interventi con carattere di emergenza-urgenza”. Ma era necessario questo provvedimento? Le strutture esistenti saranno soppresse? A cosa serviranno con questa equipe itinerante? “Tale equipe multidisciplinare itinerante – si legge nel provvedimento – potrà ridurre, ove possibile, la mobilità dei cittadini affetti da patologie correlate alla Chirurgia Vascolare”. Ecco le figure professionali, che andranno a comporre l’equipe, indicate nel provvedimento: due chirurghi vascolari (di cui uno responsabile dell’equipe), un chirurgo toracico, un radiologo interventista, un cardioanestesista ed eventuali figure professionali “da individuare secondo necessità clinico-operativa dal responsabile dell’equipe”. Ci sarà, a spese del contribuente molisano, anche il potere discrezionale di scegliere figure professionali “secondo necessità”. Ma, in questa fase acuta di crisi sanitaria, era necessario questo provvedimento? Quanto costerà? Perché i problemi esistenti vengono accantonati e se ne continuano a creare sempre di nuovi e costosi? Che ruolo avrà nell’equipe il figlio del presidente della Regione Molise? Che, guarda caso, è anche un chirurgo vascolare. Si taglia tutto per rientrare dal debito (per molti generato anche dal padre, Michele), però si continuano a fare scelte (“familiari”, “clientelari”, o come dobbiamo definirle?) anche a scapito della popolazione anziana. Per soddisfare quali tipo di esigenze? Per molti il provvedimento, già esecutivo, è “una cosa scandalosa”. Come è scandalosa la situazione del pronto soccorso di Isernia e delle altre strutture pubbliche. Dove i pazienti devono affidarsi al destino per un posto letto. Gli operatori, in diverse occasioni, hanno illustrato il proprio stato d’animo. Per Lucio Pastore, già responsabile facente funzioni della struttura pentra: “Abbiamo indetto, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, lo stato di agitazione per segnalare anche all’opinione pubblica la problematicità del servizio. In seguito ad un incontro con la dirigenza sanitaria regionale ci sono state assicurate delle possibili soluzioni. Siamo ancora in attesa, comprendendo le difficoltà, che ci siano date delle risposte”. L’intervista a Pastore era del 6 gennaio, Oggi, nulla è ancora arrivato. Né risposte, né provvedimenti per risolvere la drammatica questione. Ecco cosa scrivono al Prefetto, in una lettera dell’8 febbraio, i dipendenti: “il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili”. Ma le proteste non sono servite a nulla. La situazione negli ospedali pubblici molisani continua ad essere di estremo caos. Voluto da chi ha gestito la sanità regionale. “L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze prodotte dal mondo del lavoro deve prevalere sul potere del denaro”. Hessel nella sua opera “Indignatevi” è ancora più preciso: “In questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. …L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti”. Anche l’indifferenza (delle classi dirigenti, della politica e di molti cittadini) è uno dei mali molisani.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/sanita-ecco-l%E2%80%99equipe-itinerante/

Depuratore Carpinone

Eldorado Molise. Il pericoloso depuratore consortile

Depuratore Carpinone

Depuratore Carpinone

Dopo le autorizzazioni, la gestione, il traffico di rifiuti pericolosi, le irregolarità, le ispezioni dell’Arpa Molise e dei carabinieri, le interrogazioni parlamentari e regionali, la revoca delle autorizzazioni, la messa in liquidazione e il fallimento della società di gestione (la Carpino Ecologia a r.l.) rimangono ancora troppi punti oscuri.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un tanfo incredibile. Una puzza insopportabile. Intorno al depuratore consortile, che inizialmente doveva “servire” solo tre Comuni della provincia di Isernia (Carpinone, Pesche e Pettoranello di Molise), ci sono anche diverse abitazioni. Dal 2002, anno di nascita della struttura pericolosamente abbandonata, restano ancora diversi interrogativi. Dopo le autorizzazioni, la gestione, il traffico di rifiuti pericolosi, le irregolarità, le ispezioni dell’Arpa Molise e dei carabinieri, le interrogazioni parlamentari e regionali, la revoca delle autorizzazioni, la messa in liquidazione e il fallimento della società di gestione (la Carpino Ecologia a r.l.) rimangono ancora troppi punti oscuri. Scrive l’Arpa Molise nella relazione del 7 agosto 2003: “si ritiene che siano state violate le prescrizioni contenute nelle due determinazioni dirigenziali (128/2002 e 4/2003)”. Nelle conclusioni si legge: “i rifiuti pericolosi codice CER 07.07.01 vengono stoccati presso l’impianto in maniera non idonea e tale da provocare danno o pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente”. Ma la relazione dice anche altro. “Le operazioni relative alla movimentazione dei rifiuti non vengono condotte con mezzi e sistemi tali da evitare perdite o dispersioni” e “non sono state annotate le operazioni relative allo scarico di rifiuti”. Perché è stato commesso tutto questo? L’Arpa, nella relazione, chiese la revoca delle determinazioni dirigenziali. Che arriverà con il provvedimento regionale 144 del 15 settembre 2003. Da allora cosa è cambiato? Perché si sente ancora quel forte tanfo? Cosa c’è ancora lì dentro? Come mai l’impianto, ancora oggi, è lasciato incustodito? Mentre la classe dirigente molisana continua a difendere l’indifendibile (“Questa regione – dichiarò lo scorso 24 novembre il governatore Iorio – non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”) il depuratore continua ad essere accessibile a tutti. Il cancello d’ingresso è sempre aperto (perché danneggiato) e la rete metallica di protezione è stata tagliata a mestiere. Dentro si possono ancora trovare bottiglie di plastica con del liquido colorato, cisterne danneggiate con simboli che avvisano dei rischi per la salute, attrezzi, bidoni, recipienti aperti. Vasche di cemento piene (di cosa?), con chiari segnali di perdite. Rivestimenti inchiodati con tavole di legno. Già nel controllo ispettivo del 30 luglio 2003 si avvertono “forti odori, sgradevoli, acri e fastidiosi non solo in tutta l’area dell’impianto”. L’impianto di depurazione, per gli esperti, “viene utilizzato in modo difforme da quanto previsto in sede progettuale”. In che senso? “Le due vasche di ossidazione risultano utilizzate una come vasca di stabilizzazione dei fanghi e l’altra come vasca di stoccaggio dei rifiuti classificati con codice Cer 07.07.01”. Cioè pericolosi. “Di contro, le vasche progettate per la digestione dei fanghi vengono attualmente utilizzate per l’ossidazione dei reflui”. Nel registro di carico e scarico “sono annotate esclusivamente le operazioni riferite al carico dei rifiuti in ingresso all’impianto in parola e non quelle di scarico”. Il 22 luglio 2003 si è registrata anche la presenza (ma non solo) di una ditta del Nord (la Nuova Esa srl di Marcon, Venezia) impegnata a scaricare rifiuti pericolosi. Perché questo modus operandi? Sul depuratore continuano ad essere prodotti esposti. L’ultimo è stato inviato alla Procura di Isernia e alla Corte dei Conti di Campobasso dal coordinatore del Pcl Molise. “Perché gli ingenti danni ambientali – scrive Tiziano Di Clemente lo scorso 21 febbraio – causati dalla mala gestio amministrativa ed imprenditoriale devono rimanere a carico della collettività?”.
Ma perché nacque il depuratore consortile? Per smaltire le acque reflue di un’area industriale della provincia di Isernia. I Comuni interessati erano tre: Carpinone, Pettoranello e Pesche. Nel 2002 venne costituita la Carpino Ecologica per la gestione dell’impianto di depurazione. La società a responsabilità limitata, oggi dichiarata fallita, era costituita dal Consorzio Campano Trasporti Rifiuti con una quota pari a 50 mila euro e dai tre Comuni (Pesche, Carpinone e Pettoranello del Molise) con una quota di 25 mila euro. Con un capitale sociale sottoscritto (125mila euro) e un versato di 37 mila e 515 euro. Il Consorzio Campano Trasporti Ecologici (oggi Consorzio Campale Stabile), con sede legale a Benevento e guidato dal beneventano Alberigo Porcaro, attualmente è composto da 22 aziende consorziate. Che operano nel settore dei rifiuti. Nella relazione (6060 del 2003) del servizio prevenzione e tutela ambiente della Regione Molise emerge che il carico giornaliero per le esigenze dei tre Comuni era pari a 750 metri cubi. La potenzialità arrivava, però, sino a 4mila metri cubi al giorno. Nel novembre del 2002 (con determina dirigenziale n. 128) la Regione Molise autorizza, per cinque anni, la società Carpino Ecologica al “trattamento biologico-chimico-fisico e all’eventuale deposito preliminare nell’impianto di depurazione di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da insediamenti esterni e conferiti con autobotti”. Dopo qualche mese la seconda autorizzazione. Il 9 gennaio 2003 (d.d. n.4) arriva il permesso per i rifiuti pericolosi. Nello stesso anno interviene l’Arpa con il controllo ispettivo, arrivato dopo le tante “segnalazioni telefoniche di alcuni cittadini residenti nel comune di Pesche, che lamentavano la diffusione di forti odori sgradevoli provenienti dal depuratore consortile”. Il quadro è drammatico. La relazione è chiara. Si elencano dettagliatamente i rischi, i pericoli e le operazioni che non si potevano fare. Il 21 agosto dello stesso anno arriva anche la diffida della Regione Molise. Entro 10 giorni la società doveva provvedere alla “totale eliminazione degli inconvenienti riscontrati nel corso degli accertamenti”. Con l’obbligo “di sospendere il conferimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi”, autorizzati dalle due determinazioni dirigenziali (128/2002 e 4 del 2003). Subito dopo l’interrogazione parlamentare di Nichi Vendola (Prc) e regionale del consigliere Italo Di Sabato (Prc) arriva la revoca delle autorizzazioni. Il 15 settembre 2003 (d.d. 144) viene revocata con effetto immediato “l’autorizzazione per il trattamento dei rifiuti classificati con il codice Cer 07.07.01 (pericolosi, ndr)”. Si fissa anche un termine. “Nella considerazione dei gravi inconvenienti ambientali determinati per aver acquisito e sottoposto a trattamento rifiuti pericolosi aventi caratteristiche e requisiti non conformi a quelli fissati dal provvedimento di autorizzazione” il dirigente regionale prescrive alla Società Carpino Ecologia di “provvedere, entro trenta giorni dalla notifica, alla rimozione ed al successivo smaltimento di tutti i rifiuti pericolosi giacenti presso l’impianto”. E’ stata mai rispettata la richiesta di bonifica della Regione Molise? Perché il puzzo fastidioso continua ad essere presente? Come mai è andata deserta la gara per la bonifica dell’area? Forse perchè i fondi (300mila euro) stanziati non coprirebbero i costi di bonifica? Da questa storia solo un funzionario “preposto alla gestione dell’impianto” è stato allontanato dalla Società consortile. Dichiarata fallita dal Tribunale di Roma nel 2008. Ma perché la sede legale, nel 2005, viene trasferita a Roma? E’ possibile accertare, oggi, che tipologia di rifiuti sono presenti nella struttura abbandonata e “aperta” a tutti? Perché l’impianto è stato lasciato incustodito? Ci sono prodotti pericolosi al suo interno? Con il nuovo esposto si attendono le mosse della magistratura pentra. Per capire cosa accade nella regione “eldorado”. Dove si continua a negare la presenza decennale delle organizzazioni malavitose. C’è l’imbarazzo della scelta. Per l’ex presidente dell’Antimafia Giuseppe Lumia: “le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita (la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza) la camorra”. Troppi i segnali. A partire dalle inchieste, dalle denunce, dalle “strane” presenze, dagli affari, dagli arresti, dai sequestri di beni. Pochi giorni fa l’interrogazione parlamentare di Pina Picierno (Pd): “quali azioni intenda mettere in atto il ministro dell’Interno al fine di far piena luce sulla presenza di traffici di rifiuti e sversamenti abusivi in terreni e acque del Molise, tenuto conto che dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Larino emergono contatti con aziende campane a rischio più volte attenzionate per i loro rapporti con la criminalità organizzata”. Anche la poca chiarezza “danneggia i cittadini o il territorio in cui vivono”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/eldorado-molise-il-pericoloso-depuratore-consortile/

da youtube – IL VIDEO. 

Il Pericoloso DEPURATORE di Carpinone

http://www.youtube.com/watch?v=1zHDc5dcz7k&feature=plcp&context=C3774434UDOEgsToPDskIOo5EHzrrsasQX5E8cuYQG

L’INTERVISTA AL PRIMO CITTADINO DI CARPINONE, PASQUALE SARAO

http://www.youtube.com/watch?v=7PgZbiCpQvk&feature=plcp&context=C3774434UDOEgsToPDskIOo5EHzrrsasQX5E8cuYQG

Mafie in Molise: “il pericolo è concreto”

Tedesco, Sardo, De Chiara, Albano

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. […] …proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Le mafie in Molise ci sono e fanno affari. Il concetto è stato ribadito con forza a Isernia, durante l’iniziativa pubblica dal titolo “Al di là della Notte”, con la presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del magistrato (già Procuratore della Repubblica di Larino) Nicola Magrone, del segretario generale della Fondazione Polis (politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di criminalità organizzata e beni confiscati) Enrico Tedesco, del giornalista molisano Michele Mignogna (minacciato di morte, per aver fatto il proprio dovere, da squallidi e vigliacchi soggetti) e del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo. Nel capoluogo pentro si è presentata la sua nuova opera, dedicata alle vittime innocenti della criminalità. Proprio Sardo, che conosce bene il territorio molisano, ha ribadito un concetto molto semplice.Che però trova poco spazio nel dibattito regionale. “Voi pensate – ha affermato l’autore del libro “Al di là della notte” – che il clan dei Casalesi ha radici e attività solo nel posto dove è più radicato? Non è così. Loro sono capaci e sono stati capaci negli anni di mettere radici, non solo in Italia, ma in Europa. E non solo il clan dei Casalesi”. E in Molise qual è la situazione? Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia (oggi Componente della stessa), Giuseppe Lumia, in questa Regione operano da molti anni tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. In passato in questa Regione sono stati sequestrati diversi beni e attività di proprietà di esponenti della criminalità. Per non parlare dell’Eolico, l’affare del secolo. Per non parlare delle attività che ruotano intorno allo smaltimento dei rifiuti tossici. Basta sfogliare il libro Gomorra di Roberto Saviano per capire cosa è già accaduto. “Grazie all’operazione “Mosca” – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto tra Termoli e Campomarino – per smaltire abusivamente i rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Basta leggere le inchieste della magistratura. Basta ricordare l’attività dei Ragosta nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Dove negli altiforni della Fonderghisa arrivavano i carri armati dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Gli esempi sono tanti. Troppi. Ma non sono bastati per far risvegliare le coscienze. “Queste manifestazioni – ha affermato il Procuratore Paolo Albano – sono fondamentali. Il libro di Sardo è importante per non dimenticare”. Delle mafie e delle loro illecite attività bisogna parlarne. Sempre e in ogni circostanza. Questo è il semplice modo per ostacolare questi criminali. Il silenzio è la loro arma. Non basta delegare il problema alle forze dell’ordine e alla magistratura. I cittadini devono prendere coscienza del pericolo e ribellarsi. Facendo semplicemente il proprio dovere. Un concetto rimarcato con forza da tutti i presenti. E’ passato poco tempo dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Larino sul Porticciolo di Termoli. La questione è passata sotto silenzio. Non ci si interroga più su certi temi. Eppure nelle “carte” della Procura si legge un nome legato alla criminalità organizzata. In questo caso alla camorra. Il primo che compare tra gli indagati è Francesco Moccia. Ma chi è questo soggetto? “Doverosamente segnalato – si legge – dalla guardia di finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. A parte il cattivo esempio delle classi dirigenti, nessun eletto tratta questi temi. Perché? Secondo i procuratori Magrone e Albano il problema delle infiltrazioni esiste e deve essere affrontato. La magistratura molisana, ora guidata da un Procuratore con grande esperienza come Armando D’Alterio (il pm che fece luce sull’assassinio del cronista de Il Mattino Giancarlo Siani), sta dalla parte dei cittadini. Ancora non sono bastati gli articoli della giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione. Le sue denunce non hanno fatto scattare quella molla necessaria per affrontare questo problema. Questo grave pericolo. “Fortunatamente – secondo Albano – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/mafie-in-molise-%E2%80%9Cil-pericolo-e-concreto%E2%80%9D/

Luca Iorio

E’ tornato il “figliuol prodigo” Luca Iorio

Luca Iorio
Luca Iorio

Gli operatori del pronto soccorso e gli utenti da mesi aspettano risposte, mai arrivate

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ andato via, per ora”. Lo aveva dichiarato lo scorso 2 febbraio il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Luca Iorio, il figlio del presidente della giunta regionale del Molise (vincitore di concorso a Rovigo) è tornato. Il 31 gennaio, dopo la bufera per l’operazione di cardiochirurgia che a Isernia non poteva esser fatta, il chirurgo aveva scritto e firmato una comunicazione, nella quale era possibile leggere: “si comunica che dal 30 gennaio 2011 l’attività del reparto di chirurgia vascolare è stata sospesa”. La missiva era stata inviata alla direzione sanitaria del “F. Veneziale” di Isernia. Senza Luca Iorio non poteva esistere il reparto. Anche se era già stato ampiamente illustrato dal piano di rientro. E confermato dallo stesso direttore Fulvio Manfredi Selvaggi: “la chiusura del reparto l’ha decisa il commissario ad acta (il padre di Luca Iorio, ndr.) con un decreto”. Ma allora perché Luca Iorio, nella comunicazione, parla di reparto? “Ha sbagliato. Il reparto non è mai esistito. Doveva parlare di attività”. E’ passato meno di un mese da quella comunicazione che è apparso, come di incanto, il provvedimento del direttore generale. Firmato dallo stesso Angelo Percopo, dal direttore amministrativo Gianfranca Testa e dal direttore sanitario Giancarlo Paglione. Il documento dell’Asrem, numero 194 del 22 febbraio 2011, ha per oggetto: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Probabilmente se n’è sentita la mancanza. Nello stesso giorno “il direttore generale, Angelo Percopo prende in esame, per le determinazioni di competenza l’argomento in oggetto”. Presenti anche i due firmatari (Testa e Paglione), insieme al direttore dell’Unità Operativa Complessa Loredana Paolozzi. In quella sede si propone “di valutare, in conformità alla legge 191/2009 e ai decreti commissariali (55/2010 e 65/2010) l’opportunità di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo”. Si sentiva proprio la necessità. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio. Scrive il direttore generale Angelo Percopo “alla stregua dell’istruttoria espletata dalla competente unità operativa, nonché dell’espressa dichiarazione della stessa resa con la firma apposta in calce alla proposta per le connesse responsabilità, vagliate e fatte proprie le valutazioni espresse dal dirigente dell’Unità operativa complessa gestione risorse umane, acquisito il parere favorevole del direttore amministrativo e del direttore sanitario, per quanto di competenza dispone di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca (dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo, ndr)”, di “stabilire che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Luca Iorio, quindi, resterà in Molise per un anno. Rovigo può attendere. La sanità molisana, che non riesce a dare delle risposte ai dipendenti e agli utenti del pronto soccorso di Isernia, si è immediatamente attivata per il ritorno del “figliuol prodigo”. Ma chi paga? “Questa azienda – si legge nel provvedimento del direttore generale – provvederà direttamente ed a proprio carico alla relativa spesa” e “quindi alle liquidazioni mensili delle retribuzioni”. Il provvedimento è immediatamente esecutivo. Una bella risposta alle tante richieste degli operatori del pronto soccorso. Ci sono problemi più importanti da affrontare. I pazienti possono attendere nei disagi. Luca Iorio no. La sanità attende il suo trionfale rientro.

La Voce del Molise, 23 febbraio 2011

Eolico selvaggio, in Molise il vento delle mafie

Allevamento ai piedi delle pale

Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”. Queste parole sono state pronunciate dall’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nel settembre 2010. Dello stesso avviso l’attuale presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu. L’ex ministro degli Interni è chiaro sul concreto pericolo delle infiltrazioni malavitose in questo settore. “Le indagini dimostrano che criminali di un certo peso riescono a individuare anche gli strumenti più sofisticati di intercettazione e ricorrono con abilità a intrecci finanziari e societari per muovere i loro capitali. Mi riferisco all’abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quel che stanno facendo nel settore della cosiddetta green economy e delle energie alternative […]. Un esempio posso farlo tranquillamente, quello dell’accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti o investendovi direttamente ovvero rivendendoli a società esterne”. Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone. Gli slogan sono arrivati sino a Palazzo Moffa. La sede della Regione Molise. Dove è stata approvata una legge (con un accordo bipartisan), che prende il nome dal consigliere regionale Berardo (l’ex presidente del Campobasso Calcio). Una legge, la numero 22 del 2009, che ha reso selvaggio l’eolico molisano. Che non pone limiti all’installazione di pali. Che ha trasformato il Molise in una terra di conquista, dove non esiste una seria regolamentazione dell’installazione degli impianti. Che dà la possibilità di sventrare il territorio molisano. Anche dove sono presenti i vincoli paesaggistici e storici. Il business è troppo grande. 60 miliardi di euro in venti anni. Nella piccola Regione italiana, dove il diritto è stato sostituito con il favore e dove per troppi anni le classi dirigenti non hanno fatto il proprio dovere, i segnali sono chiari. “Qui – si legge nel ricorso presentato all’Unione Europea – si registra ormai da tempo la presenza di ambigui soggetti che hanno lo scopo di procacciare autorizzazioni, affitti e/o acquisti di terreni dove allocare nuovi impianti, profittando della non felice condizione economica tanto degli enti locali quanto degli sprovveduti agricoltori in ben note difficoltà. Non bisogna ricorrere ad alcun fantasioso racconto per chiarire l’identità di detti soggetti, in quanto le indagini svolte dalle autorità giudiziarie delle altre regioni interessate dal fenomeno (in primis le confinanti Puglia e Campania) ci svelano che trattasi di persone che svolgono tale opera di procacciamento per conto di piccole società, di solito s.r.l., con capitali di non più di 10.000 €, che fungono da prestanome a lobby affaristiche politico-economiche che stanno investendo nel business dell’eolico per riciclare capitali illeciti […]. I rappresentanti dei cittadini presso i Comuni firmano convenzioni con le citate s.r.l. che svaniscono appena ottenuta la sospirata Autorizzazione Unica, barattando così illegittimamente il territorio e la sua tutela con somme di denaro”. Già è stato sciolto un consiglio comunale di un piccolo centro in provincia di Campobasso. A Ururi si sono registrate le dimissioni del primo cittadino per il coinvolgimento di due consiglieri comunali per presunte tangenti e conflitti di interesse sulla cessione di terreni. Dove sono presenti i pali eolici. A Guardiaregia, sempre nella stessa provincia, si è verificato l’incendio di due automezzi in sosta che trasportavano pale. Minacce sono state rivolte a un esponente e funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il dato drammatico si può facilmente desumere dalle dimissioni di un assessore regionale. Franco Giorgio Marinelli, titolare dei settori del turismo e dell’energia, aveva motivato così la sua decisione: “soprattutto di fronte alla possibilità che venga incrementato il numero limite delle installazioni eoliche sul territorio, dopo che una lunga fase di concertazione aveva sostanzialmente trovato la quasi unanimità sul limite attuale (545) stabilito dalla Legge 15 del 2008 […]. Essere al contempo assessore al turismo e all’energia mi crea ormai dei forti conflitti interni. Sono completamente teso a difendere finché potrò il paesaggio molisano in funzione dello sviluppo turistico, nonché gli interessi del nostro ambiente, che tutti ci invidiano, e della nostra agricoltura, che già è in allarme per le ripercussioni dovute alla presenza crescente delle torri eoliche”. Subito dopo queste dimissioni è stata approvata la legge Berardo. Che ha abolito ogni limite numerico all’installazione di pali eolici. “La situazione è drammatica – scrivono le associazioni firmatarie del ricorso inviato all’Ue – la legge regionale ha svenduto il territorio alle multinazionali del vento ed al vento di mafia, se andassero a buon fine anche tutte le richieste in itinere, che non cessano di giungere, in una regione di 4438 km² si conterebbero 5000 pali eolici. Più di una per km². Il protocollo di Kyoto ha imposto all’Italia che, entro il 2020 una quota pari al 17% di consumo di energia provenga da fonti rinnovabili; il Molise nel 2010 è al 20%”. Ma c’è da registrare un ultimo dato. Nella “terra di conquista” chi fa il proprio dovere viene punito. Il Ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inviato un’ispezione alla direzione dei Beni Culturali quando l’unico organo dello Stato che ha difeso il Molise dall’invasione dell’eolico selvaggio è stata proprio la direzione regionale di quel Ministero. Il direttore Famiglietti ha tentato di tutelare il territorio, rigettando gli interessi stratosferici delle ditte dell’eolico. Secondo il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: “pur di fare profitti non si bada a nulla, scompare l’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, si calpesta il Codice Nazionale dei Beni Culturali del 2004 e si impedisce alle Regioni di porre qualsiasi tutela territoriale ed ambientale. Il Governo Berlusconi non ha mosso un dito per fermare installazioni invasive finanziate con 5,7 miliardi annui pagate da tutti i cittadini con gli aggravi nelle bollette dell’Enel. Col pretesto dell’energia pulita si permette la devastazione dei paesaggi, dei crinali, delle aree archeologiche e dei beni monumentali”. E la politica regionale? “La Giunta Regionale fa buon viso a cattivo gioco. Perde tempo nel recepire le Linee Guida Nazionali sulle fonti rinnovabili, vara una legge semplicissima di tutela ambientale (la numero 23 del 2010, ndr) e non la difende politicamente col Governo, non si costituisce in giudizio nei contenziosi aperti con le imprese eoliche e consente il peggior sacco che abbia mai subito il Molise dalla distruzione di Silla nell’ultima guerra sannitica del I secolo a.c.”. Ma da che parte sta la Regione Molise?

da malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/02/eolico-selvaggio-in-molise-il-vento-delle-mafie/

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