“Al di là della Notte” – Fuori le mafie dal Molise –

Al di là della notte

Per la Legalità, per la Democrazia…

…per un’Italia e un MOLISE migliore!!!

“Al di là della Notte”

-Fuori le mafie dal Molise-

Paolo De Chiara (giornalista)

incontra:

Michele MIGNOGNA (giornalista)

Antonio MONACO (sindaco di Capracotta)

Raffaele SARDO (giornalista e scrittore)

Autore del libro “Al di là della notte. Storie di vittime innocenti della criminalità”

Continua a leggere ““Al di là della Notte” – Fuori le mafie dal Molise –”

VENGHINO, SIGNORI VENGHINO… ECCO L’EQUIPE ITINERANTE.

Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ una cosa scandalosa. E’ una grossa indecenza”. Non sono andati leggeri nei commenti alcuni operatori sanitari della struttura ospedaliera pentra. Dal “Veneziale” di Isernia, dove il caos regna sovrano, è partita l’indignazione sull’attivazione dell’Equipe multidisciplinare itinerante Aziendale. Per molti questo provvedimento, del direttore generale Angelo Percopo (329/2011), è fatto per Luca Iorio. Il “figliuol prodigo” del presidente della Regione Molise, Michele Iorio. Vincitore di concorso a Rovigo ma subito rientrato in Molise, grazie al provvedimento del direttore generale del 22 febbraio 2011 (n. 194). Ecco cosa si legge nell’oggetto del comando: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Ma perché il vincitore di un concorso, con un contratto a tempo indeterminato, rientra con un provvedimento dell’Asrem molisana?Nemmeno il tempo delle presentazioni nella nuova sede. E’ talmente necessaria la presenza di Luca Iorio per la sanità regionale? O, tutto questo, era già deciso in partenza? “E’ andato via, per ora”. Aveva dichiarato il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio? A questa domanda ancora nessuno ha risposto. Si è solo stabilito “che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Tutto a spese dell’Asrem Molise. Quindi, dei cittadini. Rovigo può attendere. Se in altri reparti serve il personale (ma non solo) non sono problemi di questa dirigenza molisana. Anche i pazienti imbufaliti possono attendere nei disagi. E nelle lunghe liste d’attesa. Volete fare, ad esempio, un esame al cuore (un’ecocardiografia) al “Veneziale” di Isernia? Ci vogliono quattro mesi di attesa. Però le cose inutili vengono subito fatte. Lì non esiste attesa che tenga. Nel caos generale, nello spreco dei fondi pubblici, nell’aumento del debito e in una situazione di deficit (che ha portato a questa disorganizzazione: chiusura degli ospedali, intasamento dei pronti soccorsi, mancanza di risposte e di speranze) è arrivata quest’ultima trovata. Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?
La novità nella sanità: l’equipe multidisciplinare itinerante Aziendale.“In Africa queste strutture sono fondamentali. Solo dove non ci sono strutture è necessario organizzarsi in questo modo”. Ma a cosa serve questa Equipe? Nel provvedimento il direttore generale Angelo Percopo (329/2011), insieme al direttore amministrativo Gianfranca Testa e al direttore sanitario Giancarlo Paglione, ha ritenuto di attivare presso l’Uoc di Chirurgia Vascolare del “Cardarelli” di Campobasso, “una equipe multidisciplinare itinerante su tutto il territorio Asrem, abilitata a svolgere l’attività di Chirurgia Vascolare (ambulatoriale e interventistica) presso i PP.OO. stabilimenti aziendali con priorità a svolgere interventi con carattere di emergenza-urgenza”. Ma era necessario questo provvedimento? Le strutture esistenti saranno soppresse? A cosa serviranno con questa equipe itinerante? “Tale equipe multidisciplinare itinerante – si legge nel provvedimento – potrà ridurre, ove possibile, la mobilità dei cittadini affetti da patologie correlate alla Chirurgia Vascolare”. Ecco le figure professionali, che andranno a comporre l’equipe, indicate nel provvedimento: due chirurghi vascolari (di cui uno responsabile dell’equipe), un chirurgo toracico, un radiologo interventista, un cardioanestesista ed eventuali figure professionali “da individuare secondo necessità clinico-operativa dal responsabile dell’equipe”. Ci sarà, a spese del contribuente molisano, anche il potere discrezionale di scegliere figure professionali “secondo necessità”. Ma, in questa fase acuta di crisi sanitaria, era necessario questo provvedimento? Quanto costerà? Perché i problemi esistenti vengono accantonati e se ne continuano a creare sempre di nuovi e costosi? Che ruolo avrà nell’equipe il figlio del presidente della Regione Molise? Che, guarda caso, è anche un chirurgo vascolare. Si taglia tutto per rientrare dal debito (per molti generato anche dal padre, Michele), però si continuano a fare scelte (“familiari”, “clientelari”, o come dobbiamo definirle?) anche a scapito della popolazione anziana. Per soddisfare quali tipo di esigenze? Per molti il provvedimento, già esecutivo, è “una cosa scandalosa”. Come è scandalosa la situazione del pronto soccorso di Isernia e delle altre strutture pubbliche. Dove i pazienti devono affidarsi al destino per un posto letto. Gli operatori, in diverse occasioni, hanno illustrato il proprio stato d’animo. Per Lucio Pastore, già responsabile facente funzioni della struttura pentra: “Abbiamo indetto, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, lo stato di agitazione per segnalare anche all’opinione pubblica la problematicità del servizio. In seguito ad un incontro con la dirigenza sanitaria regionale ci sono state assicurate delle possibili soluzioni. Siamo ancora in attesa, comprendendo le difficoltà, che ci siano date delle risposte”. L’intervista a Pastore era del 6 gennaio, Oggi, nulla è ancora arrivato. Né risposte, né provvedimenti per risolvere la drammatica questione. Ecco cosa scrivono al Prefetto, in una lettera dell’8 febbraio, i dipendenti: “il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili”. Ma le proteste non sono servite a nulla. La situazione negli ospedali pubblici molisani continua ad essere di estremo caos. Voluto da chi ha gestito la sanità regionale. “L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze prodotte dal mondo del lavoro deve prevalere sul potere del denaro”. Hessel nella sua opera “Indignatevi” è ancora più preciso: “In questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. …L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti”. Anche l’indifferenza (delle classi dirigenti, della politica e di molti cittadini) è uno dei mali molisani.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/sanita-ecco-l%E2%80%99equipe-itinerante/

Depuratore Carpinone

Eldorado Molise. Il pericoloso depuratore consortile

Depuratore Carpinone

Depuratore Carpinone

Dopo le autorizzazioni, la gestione, il traffico di rifiuti pericolosi, le irregolarità, le ispezioni dell’Arpa Molise e dei carabinieri, le interrogazioni parlamentari e regionali, la revoca delle autorizzazioni, la messa in liquidazione e il fallimento della società di gestione (la Carpino Ecologia a r.l.) rimangono ancora troppi punti oscuri.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un tanfo incredibile. Una puzza insopportabile. Intorno al depuratore consortile, che inizialmente doveva “servire” solo tre Comuni della provincia di Isernia (Carpinone, Pesche e Pettoranello di Molise), ci sono anche diverse abitazioni. Dal 2002, anno di nascita della struttura pericolosamente abbandonata, restano ancora diversi interrogativi. Dopo le autorizzazioni, la gestione, il traffico di rifiuti pericolosi, le irregolarità, le ispezioni dell’Arpa Molise e dei carabinieri, le interrogazioni parlamentari e regionali, la revoca delle autorizzazioni, la messa in liquidazione e il fallimento della società di gestione (la Carpino Ecologia a r.l.) rimangono ancora troppi punti oscuri. Scrive l’Arpa Molise nella relazione del 7 agosto 2003: “si ritiene che siano state violate le prescrizioni contenute nelle due determinazioni dirigenziali (128/2002 e 4/2003)”. Nelle conclusioni si legge: “i rifiuti pericolosi codice CER 07.07.01 vengono stoccati presso l’impianto in maniera non idonea e tale da provocare danno o pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente”. Ma la relazione dice anche altro. “Le operazioni relative alla movimentazione dei rifiuti non vengono condotte con mezzi e sistemi tali da evitare perdite o dispersioni” e “non sono state annotate le operazioni relative allo scarico di rifiuti”. Perché è stato commesso tutto questo? L’Arpa, nella relazione, chiese la revoca delle determinazioni dirigenziali. Che arriverà con il provvedimento regionale 144 del 15 settembre 2003. Da allora cosa è cambiato? Perché si sente ancora quel forte tanfo? Cosa c’è ancora lì dentro? Come mai l’impianto, ancora oggi, è lasciato incustodito? Mentre la classe dirigente molisana continua a difendere l’indifendibile (“Questa regione – dichiarò lo scorso 24 novembre il governatore Iorio – non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”) il depuratore continua ad essere accessibile a tutti. Il cancello d’ingresso è sempre aperto (perché danneggiato) e la rete metallica di protezione è stata tagliata a mestiere. Dentro si possono ancora trovare bottiglie di plastica con del liquido colorato, cisterne danneggiate con simboli che avvisano dei rischi per la salute, attrezzi, bidoni, recipienti aperti. Vasche di cemento piene (di cosa?), con chiari segnali di perdite. Rivestimenti inchiodati con tavole di legno. Già nel controllo ispettivo del 30 luglio 2003 si avvertono “forti odori, sgradevoli, acri e fastidiosi non solo in tutta l’area dell’impianto”. L’impianto di depurazione, per gli esperti, “viene utilizzato in modo difforme da quanto previsto in sede progettuale”. In che senso? “Le due vasche di ossidazione risultano utilizzate una come vasca di stabilizzazione dei fanghi e l’altra come vasca di stoccaggio dei rifiuti classificati con codice Cer 07.07.01”. Cioè pericolosi. “Di contro, le vasche progettate per la digestione dei fanghi vengono attualmente utilizzate per l’ossidazione dei reflui”. Nel registro di carico e scarico “sono annotate esclusivamente le operazioni riferite al carico dei rifiuti in ingresso all’impianto in parola e non quelle di scarico”. Il 22 luglio 2003 si è registrata anche la presenza (ma non solo) di una ditta del Nord (la Nuova Esa srl di Marcon, Venezia) impegnata a scaricare rifiuti pericolosi. Perché questo modus operandi? Sul depuratore continuano ad essere prodotti esposti. L’ultimo è stato inviato alla Procura di Isernia e alla Corte dei Conti di Campobasso dal coordinatore del Pcl Molise. “Perché gli ingenti danni ambientali – scrive Tiziano Di Clemente lo scorso 21 febbraio – causati dalla mala gestio amministrativa ed imprenditoriale devono rimanere a carico della collettività?”.
Ma perché nacque il depuratore consortile? Per smaltire le acque reflue di un’area industriale della provincia di Isernia. I Comuni interessati erano tre: Carpinone, Pettoranello e Pesche. Nel 2002 venne costituita la Carpino Ecologica per la gestione dell’impianto di depurazione. La società a responsabilità limitata, oggi dichiarata fallita, era costituita dal Consorzio Campano Trasporti Rifiuti con una quota pari a 50 mila euro e dai tre Comuni (Pesche, Carpinone e Pettoranello del Molise) con una quota di 25 mila euro. Con un capitale sociale sottoscritto (125mila euro) e un versato di 37 mila e 515 euro. Il Consorzio Campano Trasporti Ecologici (oggi Consorzio Campale Stabile), con sede legale a Benevento e guidato dal beneventano Alberigo Porcaro, attualmente è composto da 22 aziende consorziate. Che operano nel settore dei rifiuti. Nella relazione (6060 del 2003) del servizio prevenzione e tutela ambiente della Regione Molise emerge che il carico giornaliero per le esigenze dei tre Comuni era pari a 750 metri cubi. La potenzialità arrivava, però, sino a 4mila metri cubi al giorno. Nel novembre del 2002 (con determina dirigenziale n. 128) la Regione Molise autorizza, per cinque anni, la società Carpino Ecologica al “trattamento biologico-chimico-fisico e all’eventuale deposito preliminare nell’impianto di depurazione di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da insediamenti esterni e conferiti con autobotti”. Dopo qualche mese la seconda autorizzazione. Il 9 gennaio 2003 (d.d. n.4) arriva il permesso per i rifiuti pericolosi. Nello stesso anno interviene l’Arpa con il controllo ispettivo, arrivato dopo le tante “segnalazioni telefoniche di alcuni cittadini residenti nel comune di Pesche, che lamentavano la diffusione di forti odori sgradevoli provenienti dal depuratore consortile”. Il quadro è drammatico. La relazione è chiara. Si elencano dettagliatamente i rischi, i pericoli e le operazioni che non si potevano fare. Il 21 agosto dello stesso anno arriva anche la diffida della Regione Molise. Entro 10 giorni la società doveva provvedere alla “totale eliminazione degli inconvenienti riscontrati nel corso degli accertamenti”. Con l’obbligo “di sospendere il conferimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi”, autorizzati dalle due determinazioni dirigenziali (128/2002 e 4 del 2003). Subito dopo l’interrogazione parlamentare di Nichi Vendola (Prc) e regionale del consigliere Italo Di Sabato (Prc) arriva la revoca delle autorizzazioni. Il 15 settembre 2003 (d.d. 144) viene revocata con effetto immediato “l’autorizzazione per il trattamento dei rifiuti classificati con il codice Cer 07.07.01 (pericolosi, ndr)”. Si fissa anche un termine. “Nella considerazione dei gravi inconvenienti ambientali determinati per aver acquisito e sottoposto a trattamento rifiuti pericolosi aventi caratteristiche e requisiti non conformi a quelli fissati dal provvedimento di autorizzazione” il dirigente regionale prescrive alla Società Carpino Ecologia di “provvedere, entro trenta giorni dalla notifica, alla rimozione ed al successivo smaltimento di tutti i rifiuti pericolosi giacenti presso l’impianto”. E’ stata mai rispettata la richiesta di bonifica della Regione Molise? Perché il puzzo fastidioso continua ad essere presente? Come mai è andata deserta la gara per la bonifica dell’area? Forse perchè i fondi (300mila euro) stanziati non coprirebbero i costi di bonifica? Da questa storia solo un funzionario “preposto alla gestione dell’impianto” è stato allontanato dalla Società consortile. Dichiarata fallita dal Tribunale di Roma nel 2008. Ma perché la sede legale, nel 2005, viene trasferita a Roma? E’ possibile accertare, oggi, che tipologia di rifiuti sono presenti nella struttura abbandonata e “aperta” a tutti? Perché l’impianto è stato lasciato incustodito? Ci sono prodotti pericolosi al suo interno? Con il nuovo esposto si attendono le mosse della magistratura pentra. Per capire cosa accade nella regione “eldorado”. Dove si continua a negare la presenza decennale delle organizzazioni malavitose. C’è l’imbarazzo della scelta. Per l’ex presidente dell’Antimafia Giuseppe Lumia: “le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita (la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza) la camorra”. Troppi i segnali. A partire dalle inchieste, dalle denunce, dalle “strane” presenze, dagli affari, dagli arresti, dai sequestri di beni. Pochi giorni fa l’interrogazione parlamentare di Pina Picierno (Pd): “quali azioni intenda mettere in atto il ministro dell’Interno al fine di far piena luce sulla presenza di traffici di rifiuti e sversamenti abusivi in terreni e acque del Molise, tenuto conto che dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Larino emergono contatti con aziende campane a rischio più volte attenzionate per i loro rapporti con la criminalità organizzata”. Anche la poca chiarezza “danneggia i cittadini o il territorio in cui vivono”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/eldorado-molise-il-pericoloso-depuratore-consortile/

da youtube – IL VIDEO. 

Il Pericoloso DEPURATORE di Carpinone

http://www.youtube.com/watch?v=1zHDc5dcz7k&feature=plcp&context=C3774434UDOEgsToPDskIOo5EHzrrsasQX5E8cuYQG

L’INTERVISTA AL PRIMO CITTADINO DI CARPINONE, PASQUALE SARAO

http://www.youtube.com/watch?v=7PgZbiCpQvk&feature=plcp&context=C3774434UDOEgsToPDskIOo5EHzrrsasQX5E8cuYQG

Mafie in Molise: “il pericolo è concreto”

Tedesco, Sardo, De Chiara, Albano

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. […] …proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Le mafie in Molise ci sono e fanno affari. Il concetto è stato ribadito con forza a Isernia, durante l’iniziativa pubblica dal titolo “Al di là della Notte”, con la presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del magistrato (già Procuratore della Repubblica di Larino) Nicola Magrone, del segretario generale della Fondazione Polis (politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di criminalità organizzata e beni confiscati) Enrico Tedesco, del giornalista molisano Michele Mignogna (minacciato di morte, per aver fatto il proprio dovere, da squallidi e vigliacchi soggetti) e del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo. Nel capoluogo pentro si è presentata la sua nuova opera, dedicata alle vittime innocenti della criminalità. Proprio Sardo, che conosce bene il territorio molisano, ha ribadito un concetto molto semplice.Che però trova poco spazio nel dibattito regionale. “Voi pensate – ha affermato l’autore del libro “Al di là della notte” – che il clan dei Casalesi ha radici e attività solo nel posto dove è più radicato? Non è così. Loro sono capaci e sono stati capaci negli anni di mettere radici, non solo in Italia, ma in Europa. E non solo il clan dei Casalesi”. E in Molise qual è la situazione? Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia (oggi Componente della stessa), Giuseppe Lumia, in questa Regione operano da molti anni tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. In passato in questa Regione sono stati sequestrati diversi beni e attività di proprietà di esponenti della criminalità. Per non parlare dell’Eolico, l’affare del secolo. Per non parlare delle attività che ruotano intorno allo smaltimento dei rifiuti tossici. Basta sfogliare il libro Gomorra di Roberto Saviano per capire cosa è già accaduto. “Grazie all’operazione “Mosca” – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto tra Termoli e Campomarino – per smaltire abusivamente i rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Basta leggere le inchieste della magistratura. Basta ricordare l’attività dei Ragosta nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Dove negli altiforni della Fonderghisa arrivavano i carri armati dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Gli esempi sono tanti. Troppi. Ma non sono bastati per far risvegliare le coscienze. “Queste manifestazioni – ha affermato il Procuratore Paolo Albano – sono fondamentali. Il libro di Sardo è importante per non dimenticare”. Delle mafie e delle loro illecite attività bisogna parlarne. Sempre e in ogni circostanza. Questo è il semplice modo per ostacolare questi criminali. Il silenzio è la loro arma. Non basta delegare il problema alle forze dell’ordine e alla magistratura. I cittadini devono prendere coscienza del pericolo e ribellarsi. Facendo semplicemente il proprio dovere. Un concetto rimarcato con forza da tutti i presenti. E’ passato poco tempo dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Larino sul Porticciolo di Termoli. La questione è passata sotto silenzio. Non ci si interroga più su certi temi. Eppure nelle “carte” della Procura si legge un nome legato alla criminalità organizzata. In questo caso alla camorra. Il primo che compare tra gli indagati è Francesco Moccia. Ma chi è questo soggetto? “Doverosamente segnalato – si legge – dalla guardia di finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. A parte il cattivo esempio delle classi dirigenti, nessun eletto tratta questi temi. Perché? Secondo i procuratori Magrone e Albano il problema delle infiltrazioni esiste e deve essere affrontato. La magistratura molisana, ora guidata da un Procuratore con grande esperienza come Armando D’Alterio (il pm che fece luce sull’assassinio del cronista de Il Mattino Giancarlo Siani), sta dalla parte dei cittadini. Ancora non sono bastati gli articoli della giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione. Le sue denunce non hanno fatto scattare quella molla necessaria per affrontare questo problema. Questo grave pericolo. “Fortunatamente – secondo Albano – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/mafie-in-molise-%E2%80%9Cil-pericolo-e-concreto%E2%80%9D/

Luca Iorio

E’ tornato il “figliuol prodigo” Luca Iorio

Luca Iorio
Luca Iorio

Gli operatori del pronto soccorso e gli utenti da mesi aspettano risposte, mai arrivate

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ andato via, per ora”. Lo aveva dichiarato lo scorso 2 febbraio il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Luca Iorio, il figlio del presidente della giunta regionale del Molise (vincitore di concorso a Rovigo) è tornato. Il 31 gennaio, dopo la bufera per l’operazione di cardiochirurgia che a Isernia non poteva esser fatta, il chirurgo aveva scritto e firmato una comunicazione, nella quale era possibile leggere: “si comunica che dal 30 gennaio 2011 l’attività del reparto di chirurgia vascolare è stata sospesa”. La missiva era stata inviata alla direzione sanitaria del “F. Veneziale” di Isernia. Senza Luca Iorio non poteva esistere il reparto. Anche se era già stato ampiamente illustrato dal piano di rientro. E confermato dallo stesso direttore Fulvio Manfredi Selvaggi: “la chiusura del reparto l’ha decisa il commissario ad acta (il padre di Luca Iorio, ndr.) con un decreto”. Ma allora perché Luca Iorio, nella comunicazione, parla di reparto? “Ha sbagliato. Il reparto non è mai esistito. Doveva parlare di attività”. E’ passato meno di un mese da quella comunicazione che è apparso, come di incanto, il provvedimento del direttore generale. Firmato dallo stesso Angelo Percopo, dal direttore amministrativo Gianfranca Testa e dal direttore sanitario Giancarlo Paglione. Il documento dell’Asrem, numero 194 del 22 febbraio 2011, ha per oggetto: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Probabilmente se n’è sentita la mancanza. Nello stesso giorno “il direttore generale, Angelo Percopo prende in esame, per le determinazioni di competenza l’argomento in oggetto”. Presenti anche i due firmatari (Testa e Paglione), insieme al direttore dell’Unità Operativa Complessa Loredana Paolozzi. In quella sede si propone “di valutare, in conformità alla legge 191/2009 e ai decreti commissariali (55/2010 e 65/2010) l’opportunità di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo”. Si sentiva proprio la necessità. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio. Scrive il direttore generale Angelo Percopo “alla stregua dell’istruttoria espletata dalla competente unità operativa, nonché dell’espressa dichiarazione della stessa resa con la firma apposta in calce alla proposta per le connesse responsabilità, vagliate e fatte proprie le valutazioni espresse dal dirigente dell’Unità operativa complessa gestione risorse umane, acquisito il parere favorevole del direttore amministrativo e del direttore sanitario, per quanto di competenza dispone di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca (dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo, ndr)”, di “stabilire che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Luca Iorio, quindi, resterà in Molise per un anno. Rovigo può attendere. La sanità molisana, che non riesce a dare delle risposte ai dipendenti e agli utenti del pronto soccorso di Isernia, si è immediatamente attivata per il ritorno del “figliuol prodigo”. Ma chi paga? “Questa azienda – si legge nel provvedimento del direttore generale – provvederà direttamente ed a proprio carico alla relativa spesa” e “quindi alle liquidazioni mensili delle retribuzioni”. Il provvedimento è immediatamente esecutivo. Una bella risposta alle tante richieste degli operatori del pronto soccorso. Ci sono problemi più importanti da affrontare. I pazienti possono attendere nei disagi. Luca Iorio no. La sanità attende il suo trionfale rientro.

La Voce del Molise, 23 febbraio 2011

Eolico selvaggio, in Molise il vento delle mafie

Allevamento ai piedi delle pale

Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”. Queste parole sono state pronunciate dall’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nel settembre 2010. Dello stesso avviso l’attuale presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu. L’ex ministro degli Interni è chiaro sul concreto pericolo delle infiltrazioni malavitose in questo settore. “Le indagini dimostrano che criminali di un certo peso riescono a individuare anche gli strumenti più sofisticati di intercettazione e ricorrono con abilità a intrecci finanziari e societari per muovere i loro capitali. Mi riferisco all’abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quel che stanno facendo nel settore della cosiddetta green economy e delle energie alternative […]. Un esempio posso farlo tranquillamente, quello dell’accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti o investendovi direttamente ovvero rivendendoli a società esterne”. Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone. Gli slogan sono arrivati sino a Palazzo Moffa. La sede della Regione Molise. Dove è stata approvata una legge (con un accordo bipartisan), che prende il nome dal consigliere regionale Berardo (l’ex presidente del Campobasso Calcio). Una legge, la numero 22 del 2009, che ha reso selvaggio l’eolico molisano. Che non pone limiti all’installazione di pali. Che ha trasformato il Molise in una terra di conquista, dove non esiste una seria regolamentazione dell’installazione degli impianti. Che dà la possibilità di sventrare il territorio molisano. Anche dove sono presenti i vincoli paesaggistici e storici. Il business è troppo grande. 60 miliardi di euro in venti anni. Nella piccola Regione italiana, dove il diritto è stato sostituito con il favore e dove per troppi anni le classi dirigenti non hanno fatto il proprio dovere, i segnali sono chiari. “Qui – si legge nel ricorso presentato all’Unione Europea – si registra ormai da tempo la presenza di ambigui soggetti che hanno lo scopo di procacciare autorizzazioni, affitti e/o acquisti di terreni dove allocare nuovi impianti, profittando della non felice condizione economica tanto degli enti locali quanto degli sprovveduti agricoltori in ben note difficoltà. Non bisogna ricorrere ad alcun fantasioso racconto per chiarire l’identità di detti soggetti, in quanto le indagini svolte dalle autorità giudiziarie delle altre regioni interessate dal fenomeno (in primis le confinanti Puglia e Campania) ci svelano che trattasi di persone che svolgono tale opera di procacciamento per conto di piccole società, di solito s.r.l., con capitali di non più di 10.000 €, che fungono da prestanome a lobby affaristiche politico-economiche che stanno investendo nel business dell’eolico per riciclare capitali illeciti […]. I rappresentanti dei cittadini presso i Comuni firmano convenzioni con le citate s.r.l. che svaniscono appena ottenuta la sospirata Autorizzazione Unica, barattando così illegittimamente il territorio e la sua tutela con somme di denaro”. Già è stato sciolto un consiglio comunale di un piccolo centro in provincia di Campobasso. A Ururi si sono registrate le dimissioni del primo cittadino per il coinvolgimento di due consiglieri comunali per presunte tangenti e conflitti di interesse sulla cessione di terreni. Dove sono presenti i pali eolici. A Guardiaregia, sempre nella stessa provincia, si è verificato l’incendio di due automezzi in sosta che trasportavano pale. Minacce sono state rivolte a un esponente e funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il dato drammatico si può facilmente desumere dalle dimissioni di un assessore regionale. Franco Giorgio Marinelli, titolare dei settori del turismo e dell’energia, aveva motivato così la sua decisione: “soprattutto di fronte alla possibilità che venga incrementato il numero limite delle installazioni eoliche sul territorio, dopo che una lunga fase di concertazione aveva sostanzialmente trovato la quasi unanimità sul limite attuale (545) stabilito dalla Legge 15 del 2008 […]. Essere al contempo assessore al turismo e all’energia mi crea ormai dei forti conflitti interni. Sono completamente teso a difendere finché potrò il paesaggio molisano in funzione dello sviluppo turistico, nonché gli interessi del nostro ambiente, che tutti ci invidiano, e della nostra agricoltura, che già è in allarme per le ripercussioni dovute alla presenza crescente delle torri eoliche”. Subito dopo queste dimissioni è stata approvata la legge Berardo. Che ha abolito ogni limite numerico all’installazione di pali eolici. “La situazione è drammatica – scrivono le associazioni firmatarie del ricorso inviato all’Ue – la legge regionale ha svenduto il territorio alle multinazionali del vento ed al vento di mafia, se andassero a buon fine anche tutte le richieste in itinere, che non cessano di giungere, in una regione di 4438 km² si conterebbero 5000 pali eolici. Più di una per km². Il protocollo di Kyoto ha imposto all’Italia che, entro il 2020 una quota pari al 17% di consumo di energia provenga da fonti rinnovabili; il Molise nel 2010 è al 20%”. Ma c’è da registrare un ultimo dato. Nella “terra di conquista” chi fa il proprio dovere viene punito. Il Ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inviato un’ispezione alla direzione dei Beni Culturali quando l’unico organo dello Stato che ha difeso il Molise dall’invasione dell’eolico selvaggio è stata proprio la direzione regionale di quel Ministero. Il direttore Famiglietti ha tentato di tutelare il territorio, rigettando gli interessi stratosferici delle ditte dell’eolico. Secondo il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: “pur di fare profitti non si bada a nulla, scompare l’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, si calpesta il Codice Nazionale dei Beni Culturali del 2004 e si impedisce alle Regioni di porre qualsiasi tutela territoriale ed ambientale. Il Governo Berlusconi non ha mosso un dito per fermare installazioni invasive finanziate con 5,7 miliardi annui pagate da tutti i cittadini con gli aggravi nelle bollette dell’Enel. Col pretesto dell’energia pulita si permette la devastazione dei paesaggi, dei crinali, delle aree archeologiche e dei beni monumentali”. E la politica regionale? “La Giunta Regionale fa buon viso a cattivo gioco. Perde tempo nel recepire le Linee Guida Nazionali sulle fonti rinnovabili, vara una legge semplicissima di tutela ambientale (la numero 23 del 2010, ndr) e non la difende politicamente col Governo, non si costituisce in giudizio nei contenziosi aperti con le imprese eoliche e consente il peggior sacco che abbia mai subito il Molise dalla distruzione di Silla nell’ultima guerra sannitica del I secolo a.c.”. Ma da che parte sta la Regione Molise?

da malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/02/eolico-selvaggio-in-molise-il-vento-delle-mafie/

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