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“BAZZANI UCCISO DAI PROIETTILI DELLA POLIZIA”

Le indagini sul volontario ucciso non sono ancora concluse

“BAZZANI UCCISO DAI PROIETTILI DELLA POLIZIA”

Parla Gratien Rukindikiza: “mi ha riferito un generale”. Ma il Presidente Ascom non è d’accordo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I missionari sono testimoni scomodi”. Lo aveva affermato padre Claudio Marano, riferendosi alla vicenda dell’italiano Francesco Bazzani, ucciso in Africa il 27 novembre scorson insieme alla suora croata Lukrecija Manic. Nel processo lampo, di soli tre giorni, sono stati assicurati alla giustizia i due assassini. Dalla versione ufficiale emerge la motivazione legata ad una rapina. Ma è andata proprio così?

Le indagini proseguono – ci ha assicurato il presidente dell’Associazione Ascom Giovanni Gobbi – i due banditi sono stati condannati, ma si continua ad indagare”. Ma come si indaga in Burundi se durante il processo non è stata fornita la prova balistica? Come si può appurare la verità se non si riesce a capire da dove sono partiti i proiettili? Chi ha ucciso il dottor Bazzani? La polizia o i banditi? Lo abbiamo chiesto al giornalista di ’Bujumbura NewsGratien Rukindikiza, che per primo ha sollevato la questione. Le stesse domande sono state poste alla Farnesina, che ancora non risponde.

E’ curioso anche ascoltare le motivazioni dell’Unità di Crisi della Farnesina. Due le versioni che si contrappongono. Da una parte c’è chi dice che il nostro Paese non può intervenire per il rispetto della sovranità degli Stati. Che non si può interferire nelle decisioni della magistratura locale. Dall’altra parte ci si sente rispondere che “i tempi sono quelli che sono. Non abbiamo ricevuto risposte dagli uffici competenti (l’Ambasciata, ndr). Quello che può essere fatto è sollecitare l’autorità di polizia locale”.

La stessa, che secondo la versione del collega Rukindikiza, sarebbe parte in causa. Abbiamo già raccolto la dichiarazione di Alessandro Verga, dell’Ascom, la stessa Associazione di Bazzani: “devo aggiungere che dopo il fatto la polizia del posto si è dileguata, si è nascosta”, aveva detto. Perché la polizia scappa dopo un conflitto a fuoco? Ma vediamo cosa aggiunge il giornalista del ‘Bujumbura News’. Secondo Gratien “la polizia ha fatto una missione definita da una qualche autorità”. 

Dalla tesi non ufficiale emergerebbe il coinvolgimento del deputato africano della FNDD(partito di governo), Gihahe, che avrebbe promesso una somma di denaro (pari a 3 milioni di euro) per l’omicidio della suora croata, accusata di curare i componenti del Fronte Nazionale di Liberazione. E i proiettili che hanno colpito l’italiano? 

Il dottor Bazzani è stato ucciso dai proiettili della polizia. Un generale mi ha riferito questo particolare. La polizia del Burundi ha anche fucili FAL e AK47 o Kalash. La posizione ufficiale della politica è quella di negare, ma in via ufficiosa accettano che l’hanno ucciso. Ci sono immagini che mostrano i fori di proiettile sul veicolo. I colpi sono venuti da fuori. Nessun proiettile è stato sparato dai criminali quando hanno incontrato la polizia.

Ma come faceva la polizia a sapere il tragitto dei banditi, che avevano sequestrato Bazzanie la suora italiana, poi ferita? 

La polizia ha sorvegliato l’ospedale e ha lasciato fuori i criminali con gli ostaggi (i due italiani, ndr). La polizia già conosceva la strada, il tragitto utilizzato dai criminali. Il veicolo si stava dirigendo verso l’ambulanza che attendeva i due criminali. La polizia ha aperto il fuoco per prima. Ha sparato sull’ambulanza, sapendo che c’era il dottor Bazzani e la sorella.

Ma cosa c’entra il deputato della FNDD Gihahe? Perché i due killer durante l’interrogatorio avrebbero chiesto di contattare il deputato?

I due killer volevano i soldi come ricompensa per l’uccisione, come promesso. Gihahe è stato collegato a uno degli assassini. Ha comprato dei terreni vicino casa sua. Un giovane mi ha confessato che un amico aveva già eseguito altri compiti per conto di Gihahe. Altre persone sono state uccise misteriosamente. Nessuno ha il coraggio di parlare. Quando il giudice ha dato la parola ai due assassini, questi hanno detto tutto. Gli assassini sono stati processati senza la presenza dei loro avvocati.

Secondo la sua versione, scaturita da fughe di notizie da parte della magistratura e della polizia, il giudice avrebbe distrutto il file con le dichiarazioni dei due killer.

Alcuni dei suoi capi gli hanno chiesto di distruggere la cosiddetta dichiarazione degli assassini. Il giudice lo ha fatto.

Ma perché si è consumata questa tragedia? Per motivi legati ad una rapina o alla strategia del presidente Nkurunziza, tesa ad allontanare tutti i testimoni stranieri dei crimini contro l’umanità che si stanno commettendo in Burundi?

La sorella croata e il dottor Bazzani sono stati uccisi perché accusati di curare i membri del FNL (Fronte Nazionale di Liberazione, ndr). E’ stato anche un segnale ai bianchi per lasciare il paese.

Questa è la tesi del giornalista che per primo ha messo in dubbio la versione ufficiale. Abbiamo ascoltato anche la posizione del presidente dell’Associazione Ascom di Legnago, Giovanni Gobbi, tornato dall’Africa qualche giorno fa. Sono andato per vedere un pò la situazione. Avevano concluso con la condanna di due persone, ma le indagini stanno proseguendo perchè vogliono capire se ci sono stati dei fiancheggiatori e quali altre persone hanno potuto permettere una cosa di questo genere. Le indagini sono ancora in corso”. Sul coinvolgimento del deputato Gihahe, Gobbi ha dichiarato: “sono molte le voci che si accumulano ma che non trovano riscontri né obiettivi né particolari. Abbiamo preferito non fare nessun commento perché la cosa non è assolutamente certa”. Gobbi non si è sbilanciato nemmeno sulla perizia balistica. “Le condizioni nella zona africana non permettono certe finezze che da noi sono normale prassi. In quei posti diventa un fatto estremamente difficile”.

Per il Presidente dell’Ascom si tratta di “una grande rapina” organizzata da persone “che hanno studiato le cose diversamente da quello che può succedere normalmente e che poi si è tramutata in una tragedia. La colorazione politica è sempre difficile da valutare, se c’è stata una colorazione politica”.

Alessandro Verga, uno dei componenti dell’Associazione Ascom aveva sostenuto su queste pagine che “nessuno sta indagando”, nemmeno la Farnesina. Per Gobbi la situazione è totalmente diversa. “Hanno inviato immediatamente l’Ambasciatore di Kampala, lo stesso Console ha lavorato benissimo. C’è stato il massimo dell’assistenza e della collaborazione.Devo smentire Verga, ho verificato anche personalmente. In soli tre giorni hanno rimpatriato la salma”.

Ritorna il numero perfetto. Tre giorni per condannare gli assassini e tre giorni per rimpatriare la salma. Ma il collegamento con il Fronte Nazionale di Liberazione? “Il nostro Ospedale è presente dal 1966, sono 45anni che è sul posto. E’ passato indenne attraverso tre guerre civili. Nessun dirigente o nessun volontario si è mai sbilanciato in scelte di carattere politico. Abbiamo sempre avuto operatori, medici, para-medici di tutte le etnie. Non si è mai fatta nessuna scelta nell’accogliere pazienti che fossero di una etnia o dell’altra. Questo ha permesso all’Ospedale di essere rispettato e non abbiamo mai avuto nessuna incursione, mai nessuna intimidazione. Da 45 anni non abbiamo mai fatto nessuna scelta di campo. Non per codardia, ma perché la nostra scelta è sanitaria e basta”.

da L’Indro di giovedì 29 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Bazzani-ucciso-dai-proiettili,5336#.TwH_yjXojpl

OMICIDIO BAZZANI, ANCORA MISTERO

Un volontario dell’Ascom: “nessuno sta indagando”

OMICIDIO BAZZANI, ANCORA MISTERO

Alle domande sull’indagine di Gratien Rukindikiza la Farnesina non dà risposte

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Attenzione, in questo caso vi sono molti aspetti poco chiari della vicenda”. Queste le parole dal missionario padre Claudio Marano (in Burundi dal 1991) e riportate dal settimanale ’Famiglia Cristiana’. Il riferimento è all’uccisione del volontario italiano Francesco Bazzani e della suora croata Lukrecija Manic. Uccisi il 27 novembre scorso durante un’incursione presso l’ospedale di Kiremba (Ngozi), a sud-ovest del Burundi.

Dà sempre fastidio – continua padre Claudio – avere tra i piedi persone che vedono quello che accade, che conoscono a fondo la realtà in cui sono inseriti e spesso denunciano i fatti. Siamo testimoni scomodi. Per questo finiamo nel mirino”. L’attentato è stato archiviato dalla magistratura locale e dalla gran parte della stampa mondiale, come aggressione a scopo di rapina. Ma dall’inchiesta del giornalista investigativo Gratien Rukindikiza, ripresa anche da noi nell’articolo di ieri a firma Fulvio Beltrami, emerge una realtà diversa, che mette fortemente in dubbio la versione ufficiale.

Prima la cronaca ufficiale. Cos’è successo il 27 novembre scorso? Una suora croata (Lukrecija Manic) e un medico volontario italiano (Francesco Bazzani) vengono uccisi con armi da fuoco. Due banditi, subito arrestati dalla polizia locale, vengono condannati, in un processo lampo. Un’ottima dimostrazione dell’efficienza della giustizia locale di fronte al Mondo intero. Così recita la versione ufficiale. “Gli autori del doppio omicidio sono stati arrestati verso le 13. Hanno rispettivamente 20 e 24 anni e siamo sicuri si tratti dei due assassini”. Il portavoce della polizia Pierre-Cahannel Ntarabaganyi aggiunge, “Abbiamo le prove”. Quali? Per il governatore Claude Nahayo: “Siamo sicuri che sono gli autori di questo odioso delitto perché li abbiamo trovati in possesso di 4mila euro rubati nel convento, e uno di loro è stato ferito alla gamba nello scontro a fuoco con la polizia. Siamo sicuri che si tratti di una semplice rapina”.

La suora sarebbe dunque stata uccisa durante l’incursione, mentre l’odontotecnico italiano veniva sequestrato dai banditi insieme ad un’altra suora italiana (Carla Brianza, ferita e rientrata in Italia). E qui cominciano a sorgere i primi interrogativi. Preso in ostaggio e messo dai banditi alla guida di un’autovettura dell’ospedale, Bazzani si è imbattuto in un posto di blocco della polizia. Che, secondo il giornalista locale Rukindikiza, già conosceva il tragitto. Non ci sarebbe dunque stato alcun tipo di inseguimento da parte delle forze dell’ordine. L’autovettura era attesa in un punto preciso tra l’ospedale di Kiremba e Marangara, la destinazione finale, dove un’ambulanza attendeva i malviventi.

Ma nel concreto chi ha ucciso il medico italiano? Secondo la versione ufficiale i banditi. Per il collega di ’Bujumbura News’ invece sarebbe stata la polizia a sparare nella direzione dei passeggeri, probabilmente per uccidere i due banditi e non procedere all’arresto.

Ma perché la polizia conosceva il tragitto preciso dopo l’uccisione della suora croata? Come facevano a sapere che i due assassini erano presenti sull’autovettura per fuggire e fatta guidare dal volontario italiano? Durante gli interrogatori i due avrebbero spiegato che non si trattava di un furto finito male, ma di un ordine di esecuzione impartito, secondo i killer, da un deputato del FNDD (partito di Governo) Jean Baptiste Nzigamasabo, meglio conosciuto come Gihahe. Sempre secondo i presunti autori dell’omicidio è stato il deputato africano a contattarli per uccidere la suora croata, sospettata dai servizi burundesi di fornire medicinali e assistenza sanitaria ai combattenti del Fronte Nazionale di Liberazione. Nell’interrogatorio è emerso che Gihahe avrebbe promesso anche una somma di denaro a lavoro concluso: 5 miliardi di franchi burundesi (3 milioni di euro).

Alessandro Verga, uno dei componenti dell’Associazione Ascom con sede a Legnano, a cui apparteneva Francesco Bazzani dichiara: “il problema è venuto fuori in sede di tribunale, nel momento della condanna. La perizia non è stata fatta. Su questa storia ho letto dei dati diversi. Il nostro Presidente (Giovanni Gobbi, ndr) è andato in Burundi per tirare le fila. Il prossimo fine settimana avremo diverse informazioni sull’accaduto. Esistono tesi contrastanti, da appurare. Tutto l’ambiente è in fermento. Per il momento le considero solo delle voci”.

Resta il dubbio sullo studio balistico. Perché non è stato fatto? Come è possibile appurare se l’italiano Bazzani è stato raggiunto da proiettili della polizia (AK-47) o dai fucili Fal dei banditi senza una perizia? E i misteri non finiscono qui. C’è in ballo il nome del deputato del FNND Gihahe e il fatto che, sempre secondo la versione del giornalista africano, il giudice avrebbe distrutto il dossier con la confessione degli imputati. “Ho letto e sentito anche questa tesi – ha affermato Verga – ma non ho elementi certi per fare delle supposizioni. Dobbiamo aspettare il ritorno del nostro Presidente. Come notizia generica mi risulta. Però devo aggiungere che dopo il fatto la polizia del posto si è dileguata, si è nascosta”.

Possibile supporre che Bazzani si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato? La tesi del missionario padre Claudio Marano, “i missionari sono testimoni scomodi”, avrebbe forti di elementi di connessione con quest’ultima domanda, portandoci a chiederci cosa avesse visto e cosa sapesse Bazzani 
Azioni della polizia contro testimoni scomodi e corruzioni nelle forze dell’ordine sono fenomeni che, ancora secondo Verga, “accadevano 20 anni fa. Ma non posso escludere nulla”. Così come non si sente di escludere l’ipotesi legata alla strategia del regime del Presidente Pierre Nkurunziza tesa ad allontanare o eliminare tutti i testimoni stranieri dei crimini contro l’umanità che si stanno commettendo in Burundi.

Ma qualcuno sta indagando a questo proposito? Per Verga: “No, nessuno sta indagando”.

Abbiamo contattato sia l’Ambasciata d’Italia in Uganda (in quanto competente per il Burundi) sia l’Ambasciata del Burundi in Italia. Alle nostre domande nessuno ha risposto

Ci siamo rivolti anche all’unità di Crisi della Farnesina chiedendo conto della versione non ufficiale del giornalista Rukindikiza: abbiamo domandato la loro posizione riguardo ai mancati studi balistici; al posizionamento ‘sospetto’ della polizia sul tragitto dell’auto, al presunto coinvolgimento di Gihahe e a quei 5 milioni di franchi burundesi che avrebbero ricevuto; infine abbiamo chiesto se risultasse alla Farnesina l’episodio la distruzione del dossier da parte del giudice.

Raggiunto telefonicamente, un funzionario del servizio stampa dell’Unità di Crisi della Farnesina ci ha detto: “Stiamo seguendo la vicenda, la procedura prevede approfondimenti. E’ difficile dare delle risposte. Ma il nostro compito è capire quello che è successo in Burundi”. Dopo due giorni di attesa, ancora nessuna risposta ci è pervenuta.

da lindro.it di venerdì 16 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Omicidio-Bazzani-ancora-mistero,5095#.TvRv-TXojpk

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