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LA LEGA BIFRONTE: “Avete salvato un camorrista”

Bufera nel partito del Carroccio

LA LEGA BIFRONTE

E’ polemica nella base elettorale dopo il voto per Cosentino: “avete salvato un camorrista”
Nicola Cosentino, foto ilgiornaledelsud.net

Nicola Cosentino, foto ilgiornaledelsud.net

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Avete salvato un camorrista. Questo l’amaro commento degli iscritti e dei simpatizzanti del Carroccio. La vicenda Cosentino, il voto espresso ieri alla Camera contro la richiesta di arresto dei giudici (“consapevole volontà – si legge nell’ordinanza – di contribuire alla realizzazione di un progetto facente capo alla famiglia camorrista Russo-Schiavone (e al clan dei Casalesi), un progetto nel quale sono stati impiegati capitali mafiosi e che avrebbe dovuto consentire il riciclaggio di ulteriori capitali mafiosi”) sta creando serie preoccupazioni alla Lega Nord.

Due sono i fronti (dirigenti ed elettori) che stanno mettendo a dura prova il cosiddetto ’cerchio magico’. Quel gruppo di persone vicine al padre-padrone Umberto Bossi. Le prime avvisaglie si sono registrate dopo l’articolo del ’Secolo XIX’ sui fondi (i rimborsi elettorali) investiti all’estero. Proteste riaccese dopo la decisione di salvare l’ex coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino, ritenuto dai magistrati come il referente nazionale di un’organizzazione criminale.

Un vero e proprio terremoto interno sta mettendo alla prova la tenuta del partito del Nord. Pronto a “ingoiare molti rospi” (definizione dell’ex Ministro degli Interni Maroni) durante il Governo Berlusconi. Per restare più a lungo possibile alla guida del Paese. Ora il partito di opposizione del Governo Monti (attualmente l’unico) è impegnato nella guerra per la leadership. Da una parte i ’bossiani’, che difendono le scelte del Senatur e dall’altra i ’maroniani’. Non è andata giù la storia dei soldi in Tanzania. “Il punto – si legge in uno dei commenti apparsi sulla pagina Facebook dell’ex segretario provinciale Stefano Candiani –non è valutare la bontà dell’investimento (attenzione: sono più o meno gli stessi che hanno fatto affondare la Banca della Padania); il punto è che la cassa di un partito (e sono parecchi soldi) è tenuta dalla famiglia Bossi come meglio crede! Altro che casa a Montecarlo!”.

Ma nemmeno il voto per salvare dal carcere Cosentino è stato condiviso. Basta ascoltare qualche minuto Radio Padania per accorgersi delle feroci critiche. Gli iscritti e i simpatizzanti non si riconoscono più nel partito che fino a qualche tempo fa criticava la casta, le rendite di posizione, che definiva la capitale “Roma ladrona. Che, ai tempi di Tangentopoli, faceva il tifo per i magistrati. Oggi la Lega Nord non è più quel partito. Utilizzando gli spazi lasciati vuoti da una politica poco attenta ai bisogni e alle richieste dei cittadini. Oggi la Lega è un partito in declino. Continua a perdere consensi nel Nord del Paese. Dove ha promesso mari e monti ed è riuscita a portare solo un paio di uffici ministeriali. Un’operazione inutile e controproducente.

E’ palpabile il conflitto interno. “Maroni – ha affermato Bossi – è scontento per il voto su Cosentino? Non piangeremo”. E il web sembra essere diventato il termometro della Lega. La gente trova il suo sfogo attraverso diversi social network. Su facebook Maroni, a caldo, esterna uno dei suoi primi commenti: “La Camera non deve giudicare se un deputato è colpevole o innocente, ma solo se l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è un atto persecutorio o no. In altre parole: l’ONOREVOLE Cosentino sarebbe stato arrestato anche se era solo il SIGNOR Cosentino? La mia risposta (letti gli atti) è stata SÌ e quindi ho votato a favore dell’autorizzazione all’arresto. Non possiamo salvare un parlamentare solo perchè è parlamentare (come è avvenuto oggi), perchè cosi non è giustizia, ma un’intollerabile favore ad una casta di privilegiati. E ha ragione la gente a incazzarsi”.

E la gente è parecchio ’incazzata’. Come Annalisa Bravi, che in questo modo commenta sulla pagina di Maroni: “Sono militante e avvocatessa. La penso come te Roberto, il signor Cosentino sarebbe stato arrestato. L’onorevole è stato protetto. È una violazione dell’art.3 della Costituzione. Non tutti i cittadini sono uguali. Il punto è che la custodia cautelare è per legge, anche se abusata, deve valere per tutti”. Flavio Goffi è ancora più esplicito: “E’ dal 1990 che sono tesserato alla Lega Nord, pensavo di avere trovato una famiglia con le stesse mie idee. Non lascerò che quei quattro “ruba galline” del cerchio magico distruggano quanto abbiamo lavorato per far capire alla gente che noi eravamo diversi dagli altri. Questi, hanno sete del potere, ecco perchè leccano il c… al Berlusca, questa non è la Lega che io ho amato.Bobo vai avanti, facciamo il congresso e in quella sede gli facciamo vedere cosa vuol dire essere Leghista”. Per Massimo Cozzi: “siamo veramente stanchi di andare sul territorio e dover difendere l’indifendibile come quello accaduto oggi (ieri pomeriggio, ndr) in Parlamento!!! La Lega ha sempre messo al primo posto l’onestà e simili episodi non riusciamo proprio a capirli… la Lega è una cosa e il Pdl l’opposto!!! Ma poi nei gazebo, nelle strade e nei bar ogni giorno ci andiamo noi a fare figuracce… ma la dirigenza ascolta o no la base leghista??? Va bene tutto ma essere presi in giro no!”.

E’ lampante che tra la base e il partito qualcosa si è rotto. La guerra è appena all’inizio. Per il presidente dell’Istituto di Ricerca Tecnè, Carlo Buttarini: “La Lega sta giocando una doppia partita. Con il voto di ieri ha voluto evitare un danno al Pd e, nello stesso tempo, ha rilanciato il Pdl. Creando un forte disorientamento tra i suoi elettori. Ma la stessa cosa è successa nel 1994, anche in quel periodo si registrò una spaccatura tra Bossi e Maroni. Ma non credo possano esserci degli effetti”. L’analisi del presidente Buttarini parte da lontano. “La crisi è vecchia. La Lega sta perdendo consensi al Nord, il malcontento è legato alla politica del partito”.

Alle aspettative dei suoi elettori e alle promesse mai mantenute quando era forza di Governo. Ma quali sono le intenzioni politiche della Lega? “Sta giocando su due fronti, ma potrà anche correre da sola”. Per Buttarini la Lega non tralascia nemmeno la strada di un possibile accordo con il centro-sinistra. “Ma l’elettorato potrebbe prendere molto male questa ipotetica alleanza. Molto dipenderà anche dalla legge elettorale”. E la futura leadership? “Bossi è un’icona della Lega, senza di lui la Lega non esiste. L’elettorato sta con Bossi, anche se Maroni riesce ad avvicinarsi molto alla pancia della gente. Bisogna anche aggiungere però che Bossi sta perdendo la partita della successione”.

E i dirigenti cosa ne pensano di questa situazione? Abbiamo voluto ascoltare il segretario provinciale della Lega a Milano. E siamo partiti proprio dal caso Cosentino. “I nostri elettori – ha affermato Igor Iezzi – non hanno capito. Ma devo anche aggiungere che ci sono state molte strumentalizzazioni, anche da parte dei giornalisti. E’ necessario che queste decisioni vengano spiegate. Si sono registrati anche problemi di comunicazione”. E sul rapporto conflittuale tra Bossi e Maroni, per Iezzi non esiste alcun conflitto. “E’ una divergenza di opinioni. Maroni è un amico di Bossi. Nell’immediato non vedo un partito senza Bossi e non credo ci saranno successioni dinastiche”.

Il riferimento è abbastanza chiaro. Ma il rapporto con Berlusconi? “Ha finito il suo percorso politico. E’ cotto. Per il futuro la Lega dovrà dialogare con tutti, molto dipenderà dalla legge elettorale”. Per l’assessore leghista della Provincia di Milano, Stefano Bolognini: “la Lega ha in mente solo l’indipendenza della Padania. C’è qualcuno che strumentalizza anche fuori dal partito. Non esiste nessuna distanza con la base. L’esperienza con Berlusconi è finita e magari si riprenderà. Oggi è molto improbabile. Devo anche aggiungere, però, che l’attività di Berlusconi volge al termine, lo dicono i fatti”. E quella di Bossi? “No, non credo. E’ ancora capace di guidare il partito”. I maroniani sono avvisati.

da lindro.it di venerdì 13 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/La-Lega-bifronte,5619#.TxWvSKXojpk

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

Per i magistrati il parlamentare del Pdl è il referente della camorra

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

309 voti contrari e 298 favorevoli. E il 78% degli italiani si dichiara contrario alla reintroduzione dell’immunità.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono assolutamente sereno e tranquillo. Confido molto sulla lettura degli incartamenti che sono a disposizione dei parlamentari”. L’ex sottosegretario del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino (meglio conosciuto nelle sue zone come ’Nick O ‘Mericano’), ha così commentato in mattinata l’avvicinarsi del voto parlamentare. Il coordinatore regionale del PdL in Campania è ritenuto dalla magistratura il referente politico nazionale del sanguinario clan deiCasalesi, decimato dagli ultimi arresti.

Nel pomeriggio, intorno alle 14, la Camera (con 309 voti contrari e 298 favorevoli) ha bocciato la richiesta di arresto. La vicenda Cosentino ha creato seri problemi tra il PdL e la Lega Nord (molti sono gli esponenti che non vogliono più “ingoiare rospi”). Proprio l’ex Ministro degli Interni Roberto Maroni (che si è sempre vantato della linea dura nei confronti delle organizzazioni criminali) ha dichiarato: “non esiste alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare”.

Ma cosa si contesta a Cosentino? Lo scrive chiaramente Rosaria Capacchione su ’Il Mattino’ di Napoli: “all’interno di un’inchiesta di pura camorra, che la Dda viene a sapere dell’esistenza delle società Sirio e Vian, controllate da Nicola Di Caterino e gli imprenditori La Rocca di Frosinone. E’ così che arriva alla filiale di via Po di Unicredit e che assiste all’incrontro tra DiCaterino, i funzionari di banca Protino e Zara, Mario SantocchioLuigi Cesaro (Presidente della Provincia di Napoli, ndr) e Nicola Cosentino; proprio l’incontro documentato dalla Dia con un’intera sequenza fotografica. Ed è solo allora, dopo la riunione romana del 7 febbraio 2007, che nasce il fascicolo-stralcio che ha dato vita all’inchiesta bis sul parlamentare di Casal di Principe, un anno dopo diventato sottosegretario all’Economia con delega al Cipe”.

Tutto ruota intorno alla vicenda legata al tentativo di realizzazione del Centro Commerciale ‘Il Principe’ “sotto il profilo delle promesse – si legge nell’ordinanza – di assunzione che hanno consentito il ‘voto di scambio elettorale’, delle irregolarità ed illeciti che hanno caratterizzato l’iter amministrativo delle autorizzazioni urbanistiche, degli illeciti che hanno puntellato la concessione dei finanziamenti bancari e, infine, del reimpiego nel progetto di profitto di natura camorrista”. Scrivono i giudici del Tribunale di Napoli, Nicola Quatrano, Mariarosaria Orditura e Francesca Pandolfi: “ciò che viene contestato all’on. Cosentino sono i suoi interventi in due momenti cruciali dell’iter di avvio del progetto menzionato, quello delle autorizzazioni amministrative e quello del finanziamento bancario, interventi che sono risultati decisivi per superare ostacoli altrimenti insuperabili, nella consapevole volontà di contribuire alla realizzazione di un progetto facente capo alla famiglia camorrista Russo-Schiavone (e al clan dei Casalesi), un progetto nel quale sono stati impiegati capitali mafiosi e che avrebbe dovuto consentire il riciclaggio di ulteriori capitali mafiosi”.

Per i magistrati ci si trova di fronte ad “un esempio da manuale di riciclaggio”. Se Cosentino si difende sostenendo che esiste “un violentissimo pregiudizio, anche di carattere politico”, la politica sembra prendere le contromosse. Il caso Papa (l’altro parlamentare del PdLcondotto nel carcere di Poggioreale, proprio oggi ritornato nel pieno delle sue funzioni) ha scosso molto i rappresentanti del Parlamento. Proprio Cosentino, prima del voto alla Camera, come ha scritto lettera43.it: “si è fermato a lungo a parlare con Amedeo Laboccetta, con Luigi Cesaro, Presidente della Provincia di Napoli, e con Marco Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti per il quale la Camera ha rigettato a settembre una richiesta di arresto.

Con lui Cosentino avrebbe discusso dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunitàparlamentare, trovandolo concorde nel ritenere che la formulazione introdotta nel ‘93 ai tempi di Tangentopoli – l’autorizzazione serve per l’arresto ma non per autorizzare le indagini e il processo -, vada adesso rivista. La ‘casta’ comincia a preoccuparsi ed ecco arrivare le proposte, in varie ipotesi. Per l’ex ministro Giovanni Rotondi (che in questi anni non si è messo d’accordo nemmeno con se stesso sulla reintroduzione dell’immunitàparlamentare) potrebbero esserci due soluzioni. O ritornare all’immunità parlamentare(quindi autorizzare anche le indagini e il processo) o decidere di trattare il parlamentare come un qualunque cittadino. 

Nel 2009 la Lega, oggi spaccata e protagonista del salvataggio di Cosentino, attraverso il Ministro per la Semplificazione Calderoli faceva sapere: “la Lega aveva votato nel ‘93(quando esponeva i cappi in Parlamento, ndr) contro l’immunità parlamentare e resta contraria alla sua reintroduzione perchè se un politico sbaglia deve essere processato, come qualsiasi cittadino”. Nei fatti, però, accade quasi sempre il contrario.

Una frase del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, su cosa rincorrono i rappresentanti del popolo: “oggi la candidatura politica serve da copertura per averelimmunità parlamentare: è un processo che si è capovolto. Non tocca alla magistratura fare le liste o curare operazioni di cosiddetta ‘bonifica politica’, però i cittadini che votano candidati discutibili puntano a un vantaggio personale, fanno parte del meccanismo del voto di scambio”. Peccato che, con l’attuale legge elettorale, i cittadini non possano sceglieri più nemmeno i propri rappresentanti.

Proprio qualche mese fa (maggio 2011) un deputato dell’Udc, Pierluigi Mantini, ha depositato un disegno di legge per riformare l’articolo 68 della Costituzione (lo stesso argomento trattato ieri da Cosentino) sull’immunità parlamentare. Secondo il disegno di legge di Mantini (mai smentito dal suo partito) tutti i parlamentari che vengono rinviati a giudizio non sono sottoposti a processo fino alla fine del proprio mandato parlamentare.

Era il febbraio del 2011 quando la senatrice del Pd, Franca Chiaromonte, lanciò la proposta di ripristinare l’immunità. Firmando, insieme a Luigi Compagna (PdL)un disegno di legge per la reintroduzione dell’articolo 68 della Carta costituzionale. “La mia proposta – si difese la senatrice – non aiuterebbe Berlusconi perché è una revisione della Carta costituzionale e perciò prevede un iter lungo, quattro letture parlamentari e una maggioranza di due terzi”.

E gli italiani? Cosa pensano dell’immunità parlamentare? Secondo una indagine condotta dall’Istituto Nazionale di ricerche Demopolis (febbraio 2011) quasi l’80% degli italiani ritiene che la corruzione sia oggi ampiamente diffusa, che poco nel Paese sia cambiato rispetto agli anni di Tangentopoli. Oltre un terzo dei cittadini ritiene che il fenomeno si è addirittura aggravato, mentre per il 45% il livello di corruzione non è mai scomparso. Quasi nessuno vuole che venga oggi ripristinato l’istituto dell’autorizzazione a procedere abolito negli anni di Mani Pulite. Il 78% si dichiara infatti contrario alla reintroduzionedell’immunità parlamentare. “Assoluta e trasversale alla collocazione degli intervistati – secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis – è l’opposizione all’immunità per i parlamentari;sulla proposta appaiono divisi i simpatizzanti del PDL; nettamente contrari non solo gli elettori del Centro Sinistra e del Terzo Polo, ma anche quelli della Lega”.

da lindro.it di giovedì 12 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Cosentino-bocciata-richiesta-Via,5587#.TxWsuqXojpk

Più forte della Camorra

Più forte della Camorra

 

“I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza”.

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

 “Come mai questi camorristi, pur vedendo amici ammazzati con ferocia e pur convivendo con la morte sin da piccoli, non smettono di vivere nell’illegalità? Me lo sono sempre chiesto benedicendo quelle salme, e la mia risposta è che nessuno aveva mai aiutato quei ragazzi perché la loro esistenza era considerata senza alcun valore”. Siamo partiti da questa affermazione, dalla quarta di copertina del libro di don Aniello Manganiello (Gesù è più forte della camorra), presentato ad Isernia, per discutere di legalità con l’ex parroco di Scampia (Napoli). Allontanato dai suoi superiori nel 2010 dopo l’ennesimo scontro. Nel libro don Aniello racconta i suoi 16anni vissuti in una terra difficile. Dove ha prestato aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti e dove ha condotto battaglie sociali, facendo visita nelle case dei camorristi. Ottenendo anche significative e importanti conversioni.

Don Aniello è così difficile rialzare la testa?
E’ difficile scrollarsi di dosso i tentacoli di questa piovra che è la camorra. Ci sono diversi fattori che provocano una sorta di fatalismo nella gente. Il primo motivo è l’assenza delle Istituzioni. La gente non si sente sufficientemente tutelata dalle forze dell’ordine, dallo Stato.

Perché ha invitato lo scrittore Roberto Saviano a Scampia?
Per conoscere bene quei territori, per capire le problematiche, per comprendere anche questo atteggiamento omertoso della gente che in altre parti d’Italia scandalizza. Bisogna vivere in certi territori. Non si possono fare affermazioni in maniera superficiale o senza dare un’occhiata sulla situazione in maniera complessiva. Non metto in contrapposizione Saviano con don Aniello, non metto in contrapposizione l’antimafia culturale con l’anticamorra delle opere. Racconto la mia esperienza durata 16anni in quel territorio, nel quale sono arrivato con molte paure che mi portavo da ragazzino.

Nel suo libro spiega di non aver mai trattato i camorristi come lebbrosi
Sono stato sempre molto fermo nelle cose. Altrimenti non gli avrei rifiutato il matrimonio, il battesimo o l’iscrizione alla prima comunione. Sono stato sempre molto cordiale, tant’è che loro nei miei confronti avevano una grande stima e anche un grande rispetto. L’organizzazione camorristica è molto diversa dall’organizzazione mafiosa. La camorra, in tutta la Campania, è frantumata in centinaia di clan, uno si alza la mattina e costituisce un clan. Pur di fare soldi facilmente, pur di succhiare il sangue alla povera gente. Ecco il perché delle faide, delle guerre che di tanto in tanto scoppiano. Sono arrivato in questo contesto e mi sono preoccupato di dare voce a quella gente, di dare speranza di fronte a tanta paura, tanta omertà. Non si può chiedere alla gente solo di denunciare, di rispettare le regole, di non rivolgersi alla camorra per risolvere i problemi o questioni grosse. Ma bisogna dare il buon esempio.

Come si dà il buon esempio?
Ho messo in conto i pericoli che potevo incontrare e ho cominciato a denunciare, a prendere posizione.

Qual è stato il gesto iniziale?
L’abbattimento del muro dei sacerdoti della mia congregazione che avevano costruito a protezione del Centro don Guanella. Un muro alto tre metri con un’inferriata di un metro. Ma non è possibile proteggersi chiudendosi al territorio, facendo capire alla gente che si hanno nei loro confronti pregiudizi. Un muro costruito abbatte i rapporti. Noi dobbiamo essere costruttori di ponti, non di muri. E’ stato uno dei primi gesti, un segnale che abbiamo voluto dare di un nuovo corso, di un mondo migliore possibile.

Un mondo migliore è possibile anche in quei territori?
I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza.

Cosa si può fare in concreto per la cultura della legalità?
Alcuni malavitosi si erano allacciati sulla tubatura dell’acqua del nostro centro e i miei confratelli, i sacerdoti, pagavano le bollette esose di 6/7 milioni di lire perché avevano paura, perché non volevano noie. Quando arrivai e mi resi conto di questa vergogna affrontai questi malavitosi, che mi offrirono dei soldi per pagare le bollette. Dopo quindici giorni tagliai gli allacci. Non ebbi nessuna solidarietà dalla mia comunità.

Come si trova questo coraggio?
E’ una terra meravigliosa la Campania, una terra dalle grandi contraddizioni. Dove i picchi di male si affrontano con i picchi di bene che ci sono. Fu una grande sofferenza per me non aver trovato una grande solidarietà, ma il gesto fu molto apprezzato dalla gente del Rione don Guanella.

E’ difficile denunciare?
Come si fa a denunciare se alle due di notte vedo due poliziotti che mangiano la pizza sul cofano della macchina di servizio con il capo della piazza di droga ‘Pollicino’ legato ai Lo Russo, a cui ho negato il matrimonio e che adesso ho denunciato ancora sui giornali perché si è appropriato di 300metri quadrati di suolo pubblico e ci ha fatto un muro di 40metri per farci il parco gioco per i figli. E la gente non ha parlato per paura. Nemmeno i vigili, nemmeno la polizia e i carabinieri si sono preoccupati di un manufatto abusivo. Ho chiamato la mia amica giornalista de Il Mattino, Giuliana Covella, e ho fatto la denuncia con la mia foto e con il titolo: Don Aniello, abbattete il muro del boss. Quello che mi ha più sconcertato, ecco perché la gente ha paura, è il silenzio assordante che moltiplica il male in quei territori. Dobbiamo cambiare la qualità della vita della gente. Dobbiamo ridurre lo spazio di azione della camorra.

Lei scrive: “Si fa presto a dire che Scampia è abitata dall’illegalità e dalla delinquenza, ma andiamoci piano. Su 80mila persone, 10mila sono coinvolte nella droga, nei furti, nella prostituzione. Gli altri 70mila abitanti sono brava e povera gente che cerca di vivere e di sopravvivere”.
Servono massici investimenti per aiutare questa gente, per avere una qualità della vita a misura d’uomo, a misura della dignità dell’uomo. Chi l’ha fatto quel peccato originale? Costruire un quartiere dormitorio che arriva a 100mila abitanti. Chi li ha messi lì? Senza un centro commerciale, senza una sala cinematografica, senza investimenti lavorativi, senza nulla. Oggi stanno costruendo due edifici per la succursale della facoltà di Medicina della Federico II. Non è possibile. Tutto l’amore per la cultura, ma non è possibile dare certe risposte. Il peccato originale non l’ha fatto la gente. La corruzione ai piani bassi è invasiva e pervasiva come quella ai piani alti, che mortifica la gente.

da MALITALIA.IT del 25 novembre 2011

http://www.malitalia.it/2011/11/piu-forte-della-camorra/

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il Procuratore della Repubblica di Napoli a Isernia, per parlare della cultura della legalità

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il magistrato vicino alla pensione dopo diverse indagini su nomi importanti. “La vecchiaia ti dà libertà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ un Paese dove molto è illegale, quindi meglio parlare di legalità. Una legalità che deve nascere dal basso, da quando si è bambini perché altrimenti non si riesce a capire di cosa stiamo parlando. Non è soltanto l’osservanza delle norme penali. Ma l’osservanza delle norme del vivere civile. Se si riesce a vivere civilmente diventa molto naturale rispettare anche le norme legali”.

Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, è intervenuto a Isernia (Molise), insieme a Vincenzo Siniscalchi, Armando D’Alterio, Enrico Tedesco, Rossana Venditti e Lorenzo Diana, alla manifestazione pubblica ’Se non fossimo il Paese che siamo… come fare per riaffermare la cultura della legalità’.

Il magistrato napoletano, da otto anni alla guida della Procura più grande e difficile d’Italia, ha seguito le inchieste più bollenti degli ultimi anni: dalla camorra a Calciopoli, dai rifiuti alle indagini sull’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella fino a quella su Nicola Cosentino (sottosegretario del governo Berlusconi) e le collusioni con il crimine organizzato. Senza dimenticare le inchieste su Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola e lo scambio di battute con l’ex premier.

A dicembre andrà in pensione. “Ho avuto la fortuna o la sfortuna di imbattermi con alcune personalità e, naturalmente, sono stato subito attaccato. Così come sono stati attaccati i colleghi milanesi. La mia toga è passata da grigia, rossa, gialla. Ma non mi interessava proprio, anche perché sto per finire. Tra un po’ me ne vado in pensione, avevo la libertà di dire tutto. Perché la vecchiaia dà la possibilità di dire tutto quello che si pensa. Sono totalmente libero nel parlare. Ho sempre reagito”.

Il giudice Giovanni Falcone confidandosi con il suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. E’ cambiato qualcosa da allora?
Nell’attività che ho svolto come titolare della Procura più grande d’Italia ho ricevuto dalla gente per strada tantissima solidarietà, soprattutto per il processo al noto personaggio. In questa lotta che c’è stata è una questione soltanto di principio perchè ci si voleva sottrarre all’esame da parte dei magistrati. Su questo non abbiamo ceduto, però ci hanno fatto cedere successivamente perché le competenze le abbiamo dovute trasmettere all’autorità competente.

Cosa bisogna fare per riaffermare la cultura della legalità?
Dobbiamo partire dalle cose più ovvie. Le cose che dovrebbero essere naturali per noi italiani, ma soprattutto per noi napoletani. Abbiamo nel dna il fatto di violare le norme. Quando è necessario fare fronte comune per far ammettere una determinata cosa lo facciamo. Se ci sta il passaggio pedonale siamo portati a passare fuori dal passaggio pedonale, il rosso diventa verde e il verde diventa rosso. Sono cose un po’ strane che si vedono soprattutto a Napoli.

Che importanza hanno la famiglia e la scuola?
Si deve partire soprattutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Oggi c’è un filo di speranza concreto: la possibilità per i ragazzi di andare negli Stati esteri dove la cultura della legalità è maggiore rispetto a quella italiana. Ne ho l’esempio classico con mio figlio che è stato molto all’estero e quindi, naturalmente, quando viene a Napoli soffre vedendo queste violazioni. Riprende molte volte anche me, lo confesso, per qualche violazione lieve che riesco a fare.

Secondo l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia: “nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Cosa rischia il Molise?
Il Molise è ancora un’isola felice. Per evitare di dovere combattere la criminalità organizzata bisogna stare attenti. I cittadini devono stare attenti, perché la criminalità organizzata è insidiosa. Quando cerca di penetrare nella società sana, acquisendo imprese che hanno bisogno di denaro fresco, come sta avvenendo in Emilia Romagna e nel Veneto abbiamo l’infiltrazione della camorra. In Molise non c’è paragone con i guai che abbiamo a Napoli, però questo vi deve servire da lezione.

La legalità è un grande parolone a cui spesso non segue niente nel concreto. L’esempio che dovrebbe venire da noi, da questa generazione, è già traballante rispetto ai ragazzi piccoli. Bisogna partire dall’osservanza delle regole più banali per poi avere la cultura della legalità. Un occhio di riguardo per le giovani generazioni? 
Bisogna educare i ragazzi a osservare le regole del vivere civile. Poi, un domani, dovranno osservare anche quelle penali e le disposizioni vigenti. Altrimenti non arriveremo a niente. Avremo soltanto gli stereotipi del mafioso che va girando con la macchina potente e compra vestiti firmati. E’ una cosa effimera questa ricchezza, perché loro devono mettere in conto due cose: morte violenta oppure il carcere a vita. La giustizia è lenta, ma arriva sempre.

A che punto siamo con la ’caccia’ a Michele Zagaria, il boss latitante della camorra?
Fino ad oggi purtroppo, nonostante che tutte le forze dell’ordine gli siano addosso, non siamo riusciti. Ci siamo andati molto vicini, abbiamo anche utilizzato aerei, elicotteri e altre tecniche speciali. Ma secondo me la tecnica vecchia, quella delle investigazioni, un confidente e la notizia buona al momento buono risolverà il problema. Spero che la latitanza termini prima che me ne vada in pensione. E’ una promessa che le forze dell’ordine mi avevano fatto. Se non ci riescono non è per cattiva volontà, ma perché veramente non ci sono riusciti.

Lui sente il fiato sul collo?
Sicuramente si, basta qualche telefonata che scappa.

da lindro.it di venerdì 18 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Lepore-qui-molto-e-illegale,4532#.TuZFPLKXvq4

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

GRAZIE di CUORE don Aniello MANGANIELLO (Isernia 22 settembre 2011)

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA.

Ringrazio di cuore Don Aniello Manganiello per la sua importantissima testimonianza.

Il nostro Paese ha bisogno di questi uomini di Chiesa.

Un grazie particolare alle Mamme per la salute di Venafro, alle Agende Rosse di Paolo BORSELLINO e a tutti i presenti.

GRAZIE!!!

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

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