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Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

INTERVISTA al presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica: «Il diritto alla salute è sparito. I commissari sono stati creati per distruggere la sanità pubblica». Sul Covid: «Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale». Sui parlamentari 5Stelle: «Non riesco a giudicarli positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata. Mi ha fatto cadere le braccia. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia».

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

di Paolo De Chiara

«La sanità molisana è in uno stato di abbandono». Queste le parole utilizzate dal dott. Italo Testa, presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica di qualità. Il tenace professore che da qualche anno si è messo in testa di opporsi e di contestare le scelte discutibili della politica molisana su un settore molto delicato. Per il suo impegno, in passato, ha ricevuto anche pesanti minacce di morte, ma non ha mai arretrato di un millimetro. Lui, medico in pensione, ha un sogno: la sanità pubblica deve tornare ad essere di qualità. Anche in Molise. Lo abbiamo intervistato in un momento particolare per la sanità molisana, dove le contraddizioni – già denunciate negli ultimi anni – sono emerse anche grazie all’emergenza Covid.

Ma qual è la situazione attuale?

«Ci sono tre Ospedali residui in Molise: il “Cardarelli” di Campobasso, il “Veneziale” di Isernia e il “San Timoteo” di Termoli. Tutti e tre sono stati utilizzati come ospedale Covid e, quindi, chiusi per le altre specialità, con l’aggravante che già prima della patologia virale erano già molto sotto, sotto, sotto organico a causa del blocco del turnover che dura da 12 anni».

Con la legge Grillo si sono riaperti i concorsi.

«Avevano riaperto la concorsualità anche per le zone che erano in debito sanitario, ma non sono stati espletati».

Per quale ragione?

«Con la scusa che la gente non vuole venire nel Molise».

Perché la gente non vuole venire nel Molise?

«In effetti venire nel Molise diventa una scelta difficile».

Perché?

«Con il rischio di chiusura degli ospedali chi è che ci viene a lavorare se poi, dopo un anno, se ne debbono andare. Già i molisani se ne vanno tutti per la situazione che c’è. Molti medici molisani li ritroviamo ovunque, anche ad alti livelli. Gente capace che se ne è dovuta andare perché qui non trovava sfogo. Man mano che veniva depauperata la sanità pubblica si avvantaggiava notevolmente quella privata accreditata. Una situazione di grossa difficoltà, soprattutto dopo la chiusura dell’ospedale di Venafro e dopo la chiusura dell’ospedale di Larino. L’ospedale di Agnone è stato depauperato di tutti i servizi, ha solo il nome di ospedale di zona disagiata, ma non ha quei servizi. Nonostante tutto questo, compresa la riduzione del Cardarelli, dove il POS di Frattura (nei giorni scorsi è stato clamorosamente bocciato dalla Corte Costituzionale l’art.34 bisnda) aveva stabilito che ci dovevano essere due posti letto di malattie infettive, gli unici letti in tutta la Regione Molise».

E con il virus cosa è successo?

«Nel Molise per fortuna abbiamo avuto un numero limitato di decessi. Sono 22 decessi su 300mila abitanti, non è che siano proprio pochi. E c’è stata anche una grossa moria degli anziani. Molti sono morti a casa e non sappiamo come, ma sicuramente non sono andati in ospedale».

Perché non sono andati in ospedale?

«Perché gli ospedali erano chiusi, erano aperti solo per le urgenze. Anche per le urgenze i malati preferivano rimanere a casa, piuttosto che correre il rischio di andarsi a prendere il Covid19 che era considerata una condanna a morte sicura per un anziano o per un malato. C’è stata una presa di posizione dei cardiologi molisani, anche come associazione cardiologica italiana. Sono aumentati i morti per infarto perché non volevano andare in ospedale e si mantenevano i loro problemi cardiaci. Quindi c’è stata anche questa aggiunta. La disposizione di chiusura dei ricoveri e degli ambulatori per altre patologie era derivata da questo, che gli ospedali generali pubblici erano diventati tutti ospedali covid».

Secondo lei come è stata gestita questa emergenza dalla politica regionale?

«Male».

Che intende?

«È stata colta all’improvviso e non si è preparata adeguatamente a difenderci da questa situazione e, quindi, l’errore è stato proprio quello di convogliare tutto nell’ospedale generale. C’era stata un’altra grossa problematica italiana, ovvero quella di stabilire di chiudere tutti i piccoli ospedali, puntando sull’ospedale generale grande che doveva fare le grandi cose e questo ospedale generale grande si è dimostrato un gigante dai piedi d’argilla. Con il covid è crollato l’ospedale, come ospedale generale. L’altra patologia è stata disconosciuta. Ovunque, non solo in Molise. Parliamoci francamente…».

Prego…

«Con questa linea politica, partita con Berlusconi, è stata proseguita da Renzi, quindi dal Pd con Gentiloni, hanno pensato di chiudere i piccoli ospedali puntando sull’ospedale unico, come hanno cercato di fare qui nel Molise. Senza sapere che nelle situazioni gravi, come quelle del Molise, se metti un ospedale e la gente non riesce a raggiungerlo quella struttura non esiste».

Il covid ha insegnato qualcosa? La sanità pubblica molisana è preparata per una eventuale emergenza?

«No. Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale da covid. Sappiamo ormai, sia dall’andamento delle epidemie ma soprattutto dall’andamento delle pandemie, che queste situazioni non si esauriscono in tre mesi. In poco tempo riescono ad essere attutite per questioni ambientali, per questioni climatiche. Però ritornano, specialmente le pandemie. Girano tutti i continenti e siccome la terra è diventata piccola, ritornano. Come stanno ritornando in Corea, come stanno ritornando in Sud Corea. Sembravano esaurite, ma stanno ritornando. In Italia, purtroppo, tornerà. E se si vuole ripetere lo stesso errore di non isolare questi malati in ambienti specifici, chiuderanno di nuovo gli ospedali. In Molise si sta discutendo da mesi se fare una struttura isolata oppure farla nel “Cardarelli”, come è stato fatto fino ad ora».

Qual è la ratio di queste discussioni?

«Campobasso vuole mantenere l’ospedale unico. La teoria dell’ospedale unico fa comodo al “Cardarelli”. Fa comodo avere l’ospedale unico perché così si è sicuri che l’ospedale resta unico nel Molise. Questo è l’errore più grave che ci possa essere. Anche se metti un padiglione a parte dove ci metti i malati, l’ambiente è sempre quello. Devono arrivare questi soldi da Roma e se l’ospedale pubblico covid non si fa, chi lo fa?»

Chi lo fa?

«Il privato. In Molise la situazione è drammatica, questa discussione che si sta facendo sull’ospedale unico covid a Larino e misto covid al “Cardarelli” è una cosa incomprensibile ai più».

La sanità in Molise è commissariata da tanti anni. Lei come giudica l’azione di questi commissari?

«I commissari sono stati creati apposta per distruggere la sanità pubblica. Un disegno strategico statale. Il commissario era il governatore, al quale erano stati affiancati dei funzionari ministeriali come subcommissari con l’obbligo della firma e del controllo. In 12 anni ci sono stati cinque subcommissari e un co-commissario, non dobbiamo dimenticare che nell’ultimo periodo di Iorio (già sGovernatore del Molise, nda), con il governo MontiBalduzzi era ministro della Sanità, fu mandato il commissario Basso con lo scopo di fare un nuovo piano per risanare il bilancio. Questo piano non si è saputo che fine abbia fatto. È stato pubblicato ed è stato ritirato. Dopodiché fu eletto Frattura (penultimo sGovernatore del Molise, nda). C’è una grossa responsabilità dei Governi che collimava con la volontà dei commissari di gestire la sanità da soli. Tutti i funzionari dovevano fare quello che diceva il commissario. Noi adesso sappiamo che le somme che venivano pagate dai molisani per l’aumento dell’Irpef non venivano versate sul conto della sanità per ridurre il debito, ma venivano usate per pagare altre cose».

Ad esempio?

«Tipo anche i mutui che non dovevano essere pagati con quei quattrini».

Le responsabilità, quindi, non sono soltanto della politica regionale?

«No, anche dei Governi che si sono succeduti. Pensiamo, ad esempio, che il POS Frattura, con due posti letto di malattie infettive per tutta la Regione, è stato approvato con legge dello Stato, durante il governo Gentiloni. Questo ci offre la misura di quella che è la volontà. Il mio timore è che il Pd al Governo continui con questa linea. Non vedo nessun ritorno verso il pubblico».

Qual è l’obiettivo politico?

«La privatizzazione spinta verso il sistema assicurativo. Con una parvenza di sanità pubblica, che c’è sempre stata. Il diritto alla salute conquistato con legge è sparito completamente. Adesso, nei contratti di lavoro, anche dei metalmeccanici che sono la categoria più tosta dal punto di vista sindacale, hanno accettato di avere invece dell’aumento salariale la copertura assistenziale. E poi il datore di lavoro è anche azionista dell’assicurazione. Sono somme che vengono date, ma non sono pensionabili».

E l’attività del vostro Forum come prosegue?

«Stiamo lottando da anni per cercare di riportare, puntando sulla ripresa dei concorsi, il personale. In questi dodici anni sono stati dati gli incarichi temporanei e questo è un modo per tenere sotto ricatto le persone. Non possono parlare. ‘Se non sei di ruolo io ti cambio’, questo è accaduto».

È possibile invertire questa situazione?

«La Regione Molise può chiedere, come è stato fatto per la Calabria, una legge che annulli il debito sanitario la cui responsabilità, in gran parte, ricade sui Governi che si sono succeduti. Questo è il primo passaggio e su questo si è convinto anche il commissario Giustini».

Quali sono i successivi passaggi?

«Ridimensionare, come stanno chiedendo in altre regioni italiane, il privato convenzionato e ridare ossigeno al servizio pubblico. I danni sono stati a causa della privatizzazione. La gente ha capito».

Cosa potrebbero fare i cittadini? Quale potrebbe essere il loro ruolo?

«I cittadini dovrebbero muoversi anche loro. La gente teme che molti che predicano e portano avanti certe iniziative pensino poi a presentarsi alle elezioni».

È una cosa negativa?

«La gente coglie il sospetto che il fine sia soltanto personale e non generale».

Ma la gente è brava, poi, a scegliere il meglio nella cabina elettorale?

«Dopo la parentesi Frattura è successo un fatto importante. Il Molise ha tirato fuori quattro parlamentari, i molisani hanno spostato il loro voto sui Cinque Stelle, azzerando tutti gli altri partiti. Un risultato c’è stato, la gente ha risposto. Poi è chiaro che sono corsi ai ripari per le regionali, il potere è grosso. C’è stata questa situazione. Noi possiamo giudicare l’azione degli eletti, ma la gente ha dimostrato che c’è un cambiamento».

Come possiamo giudicare l’azione politica dei nuovi eletti in Parlamento?

«Non riesco a giudicarla positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Tra di loro non sono d’accordo. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata, allo stesso livello. Mi ha fatto cadere le braccia. Non si rendono conto che finanziano direttamente la sanità privata accreditata e una parte del fondo sanitario dato al privato, circa il 24%, va al profitto e non alla cura. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia fatta dalla ministra Grillo».

Sulla sanità ha registrato un impegno da parte dei parlamentari molisani?

«No, non c’è stata alcuna risposta. Quando è tornato al Governo il Pd, che ha grosse responsabilità, non so se ha cambiato idea sulla sanità convenzionata. Altrove stanno ancora parlando dell’ospedale unico. Non si sono pronunziati, non hanno chiarito sulla sanità privata e su quella pubblica. Non ho sentito una parola in questa direzione».

Lei che idea si è fatto?

«Esistono dei grossi poteri forti».

Può fare un esempio?

«Molta della sanità privata, ad esempio, è confessionale, fa capo al Vaticano. Il Vaticano è l’ago della bilancia di quello che succede nel Comune di Roma. L’intervento del Papa fece cadere il sindaco Marino, perché era un personaggio scomodo. Con la Raggi il Vaticano non è intervenuto».

Prima lei ha nominato il commissario Giustini, come giudica il suo operato in Molise?

«Si è trovato in una situazione difficile. Non mi voglio schierare, come Forum, sulla venuta di un commissario esterno. Giustini ha capito la situazione molisana e ha capito che se non si esce dal debito il Molise non avrà un futuro sanitario. Lui si è trovato con il governatore che remava contro, con la struttura che remava contro. Si è trovato isolato in questo ambiente».

Quali saranno i prossimi impegni del Forum?

«Abbiamo iniziato un’attività un po’ più larga di quella molisana. Siamo stati tra i promotori di un Comitato sanitario nazionale colloquiando con gli altri comitati delle altre regioni che andavano nella direzione nostra, subendo il disturbo di altri comitati che erano impegnati su un terreno limitato».

Perché lei, come presidente del Forum molisano, non partecipò alla manifestazione romana in difesa della sanità pubblica?

«Non partecipai alla manifestazione che si fece a Roma perché non era chiaro l’intento. Si chiedevano le stesse cose che voleva Toma e si chiedeva l’abolizione del commissario esterno e però, gli organizzatori, erano per la sanità pubblica. Dove era la logica in tutto questo? Adesso c’è la posizione sull’ospedale di Larino che deve essere ospedale completo, non solo covid, ma non riesco ad accettare questa posizione così massimalista. Per me il covid non è una scusa, ma una preoccupazione».

da WordNews.it

#Lunigiana. Una serata sulla legalità, 10 settembre 2016

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a MASSA CARRARA

Licciano Nardi, Lunigiana, 10 settembre 2016

Una serata sulla legalità con il noto giornalista antimafia Paolo De Chiara al centro polivalente “Icaro”

“La gente del Molise merita di meglio”

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“Mi chiamo N. C. sono di Guglionesi e da anni sono emigrato a Milano per lavoro non più con la valigia di cartone ma con una Laurea.
Ho appena finito di leggere “Il Veleno Del Molise”, lettura illuminante, la ringrazio, in fondo nella Regione che non c’è, non c’è lavoro, non ci sono investimenti, non ci sono piani di sviluppo, non c’è futuro c’è il marcio.
Io credo che la gente del Molise merita di meglio dei politici ignoranti, figli di politici ignoranti che dicevano alla gente “non ti preoccupà, ci pensiamo noi” ed hanno veleggiato sul vento dell’ignoranza della povera gente, che si doveva spaccare la schiena per vivere una volta e adesso è troppo legata a quel posticino statale o a quel poco di benessere che si è creato per ribellarsi. 
Le chiedo come mai se si spara ad un persona è omicidio e se si fanno ammalare e morire centinaia di persone è solo la vita?
Comunque Grazie”. 

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’.

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VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’ (clicca qui).

SANITA’ in MOLISE. Il presidente della Regione Molise incontra i sindaci della Provincia di Isernia (1 febbraio 2016) per illustrare il suo ‘piano sanitario’. La sala è strapiena di cittadini delusi e incazzati. Urla e proteste contro Frattura: “Hai fallito, vattene a casa. Noi vogliamo una sanità pubblica. La salute è un diritto, non è una merce”.

Diversi gli interventi dei sindaci e dei Comitati.
Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, replica alla lunga relazione di Frattura: “Solo numeri, devi raccontare la verità” (CLICCA QUI).

 

 

IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO, 4 giugno 2015 #insiemesipuò

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CENSIMENTO ONCOLOGICO

Il veleno del Molise

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Venafro (Is), 4 giugno 2015
Il veleno del Molise

— a Venafro.

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BIOMASSE in MOLISE, i comitati dicono NO a risarcimento

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Bojano (Campobasso), 3 gennaio 2015
Palazzo Colagrosso
Convegno AMBIENTE & SALUTE

Servizio TeleMolise (Giovanni Minicozzi), 5 gennaio 2015

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬, dal 7 al 9 novembre 2014 @giulioperroneditore

STAND 142

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MOLISE: E’ TUTTO UN CONFLITTO DI INTERESSI?

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MOLISE: E’ TUTTO UN CONFLITTO DI INTERESSI?

di Paolo De Chiara

“Nel Comune di Campochiaro, in provincia di Campobasso (dove volevano far sorgere anche l’inutile aeroporto del Molise), verrà costruito un impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse legnose della potenza di 0.99 MWe. L’autorizzazione unica, contenuta nella determina dirigenziale n. 45 del 2012, porta la data del 4 maggio. A distanza di quasi due mesi continua il silenzio intorno a questa vicenda. Che vede tre società interessate, secondo le visure camerali, tra cui una che fa capo direttamente al leader dell’opposizione in Molise, Paolo Di Laura Frattura. L’imprenditore prestato alla politica […]. Il 20 luglio del 2010 la società Gap Consulting srl “ha chiesto l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio, nella zona del Consorzio per lo sviluppo Industriale Campobasso-Bojano del Comune di Campochiaro, di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse”, si legge nella determina, “utilizzante biomassa legnosa ed assimilati”. [… ]. Potrebbe configurarsi la fattispecie di conflitto di interessi per il capo dell’opposizione Frattura? A questa domanda, i suoi colleghi di centro-sinistra, non hanno risposto. Non hanno saputo rispondere, non hanno voluto rispondere. Devono leggere prima le carte”.

Biomasse in Molise, Conflitto di interessi?, 2 luglio 2012. In quella data lo sGovernatore del Molise era Michele Iorio (centro-destra).

 

Non ne so nulla, non ho notizie. Prima dovrei vedere le carte. Sull’impianto specifico non ho nessun documento. Sono stato l’unico a mettermi contro la centrale ad olio vegetali a Trivento e Montefalcone. Il mio parere è scontato su questi argomenti. Se mi devo mettere a battibeccare con questi personaggi di nuova generazione, scelgo io il terreno. […] le centrali a biomasse sono semplicemente degli espedienti. Nascono per le biomasse e alla fine diventano potenziali destinatari, diciamo, di rifiuti”.

Michele Petraroia, cons. regionale Pd, Biomasse in Molise, Conflitto di interessi?, 2 luglio 2012

 

Non ho letto la determina. Mi serve il tempo per leggerla. Devo capire meglio, devo approfondire l’argomento. Se dovesse essere vera la notizia bisogna capire se Frattura è ancora socio. Se dovesse essere socio chiederemo spiegazioni di questa situazione. Devo capire come stanno le cose”. 

Cristiano Di Pietro, cons. regionale IdV,  Biomasse in Molise, Conflitto di interessi?, 2 luglio 2012

 

“[…] è sufficiente vedere quando questo iter autorizzativo è partito, così si rende conto della data in cui è partito. Data nella quale non avevo nessun impegno politico di nessuna natura. Ci sono gli atti ufficiali, le cose si fanno con la tracciabilità, non si fanno con l’obiettivo di nascondere le questioni. Tenga presente, per dovere di cronaca, che io come professionista e come imprenditore il campo dell’energia l’ho sempre seguito. Sono stato un fermo assertore della bontà dell’iniziativa biomasse come fonte di energia. Ma se si dovesse considerare speculativa la mia posizione, di un lavoro di sviluppo prima che mi impegnassi politicamente, non mi sembra corrispondente al vero”.

Paolo Di Laura Frattura, capo opposizione ‘centro-sinistra’ Regione Molise, 2 luglio 2012

 

“[…] in una logica organizzata sul territorio poteva essere una buona iniziativa considerando l’incentivo che c’era rispetto a queste centrali. E’ chiaro però che devono nascere sulla base dell’esigenze del territorio. Se diventano mere operazioni speculative, finalizzate esclusivamente all’importazione da altre Regioni o da altri Paesi di biomasse, è chiaro che non mi vede d’accordo”.

Paolo Di Laura Frattura, capo opposizione ‘centro-sinistra’ Regione Molise, 2 luglio 2012

 

“Dal giorno in cui ho deciso di partecipare alle Primarie per l’individuazione del candidato presidente del centrosinistra, è iniziata la caccia allo scoop … ultima di una lunga ed inutile serie la questione attinente l’impianto di biomasse da realizzarsi a Campochiaro … per questo motivo, con la forza degli atti pubblici, ritengo di dover replicare alle recenti indiscrezioni giornalistiche con la trasparenza: la documentazione evidenzia la cessione a titolo gratuito – effettuata dalla Gap Consulting alla Civitas srl – dell’intera procedura relativa all’iter autorizzativo dell’impianto di Campochiaro. L’atto è datato 28 gennaio 2012. Per completezza delle informazioni, è possibile anche visionare gli assetti societari della Civitas, della Proter e della Gap. Per qualsiasi delucidazione, come sapete, sono sempre a disposizione”.

Paolo Di Laura Frattura, capo opposizione ‘centro-sinistra’ Regione Molise, facebook, 4 luglio 2012

 

“Con le biomasse non ho nulla a che fare. Quando l’iter autorizzativo è partito non avevo nessun impegno politico. Se faccio politica non posso fare l’imprenditore», taglia corto. Passa un anno e diventa governatore, ventotto anni dopo suo padre Ferdinando, democristiano. Ma qui cominciano i problemi. Perché quando si hanno tanti interessi già è difficile guidare l’opposizione, figuriamoci la giunta”.

Compagne e cognati, relazioni e parentele. Vecchie Parentopoli nel «nuovo» Molise, Corriere.it. Sergio Rizzo, Corriere.it, 14 maggio 2013

“L’ok della Giunta regionale nonostante la pronuncia del Tar il giorno prima l’approvazione di una moratoria che prevede per un anno la sospensione di autorizzazioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici eolici e da altre strutture per la produzione di energia. Ovviamente il sì alle centrali ha fatto andare su tutte le furie amministratori e associazioni e cittadini dell’intero comprensorio matesino che da qui in avanti hanno promesso al governo regionale battaglia legale e mobilitazione generale. L’avvocato Alfono Mainelli ala dura del movimento ambientalista di Bojano precisa: «La nostra regione è sotto assedio, qui siamo di fronte a superamenti della legge. Chiediamo, perciò, agli organi di Sato e giudiziari di intervenire. Abbiamo una documentazione ampia e chiara delle irregolarità e delle illegalità. La Regione Molise a nostro avviso prevedendo impianti del genere viola la legge sui controlli obbligatori degli inquinanti classificati cancerogeni dall’Oms»”.

Cresce il fronte del no alle centrali a biomasse, Il Tempo Molise, 3 luglio 2014

 

“Tanto per esercitare la memoria prima mia e poi degli altri, nel 2011 proprio Iorio approvava, con i suoi assessori, compresa la consigliera Angiolina Fusco Perrella, altra estemporanea paladina della difesa dell’aria matesina, l’incremento di dotazione finanziaria con contestuale approvazione di graduatoria per progetti di impresa innovativa, tra questi la società Di Zio Costruzioni Meccaniche per la realizzazione di una centrale a biomasse da 10 megawatt. Il megaimpianto che, misteri di una informazione che ricerca in ogni dove presunti conflitti di interessi, oggi fa molto meno notizia del ben più piccolo impianto da 0,999″

Paolo Di Laura Frattura, Governatore Molise, Ansa.it, 2 ottobre 2014

“I sindaci dei comuni matesini mi chiedono di bloccare le autorizzazioni per la realizzazione di una centrale a biomassa di 0.999 MWe rilasciate a seguito del parere favorevole espresso in Conferenza dei servizi dalla Provincia di Campobasso, dall’Arpa Molise e dai Servizi regionali di valutazione ambientale, biodiversità e sviluppo sostenibile e tutela ambientale. Questi soggetti, tutti, hanno espresso parere favorevole all’impianto. Malgrado questo, ora si prova ad ignorare che un minuto dopo l’approvazione da parte del Consiglio regionale della mozione che mi impegnava a provvedere per l’annullamento delle autorizzazioni ho interpellato il dirigente del Servizio energia della Regione Molise affinché si attivasse sulla vicenda. Dando atto al dirigente della tempestività e della professionalità dimostrate, la risposta è arrivata in tempi altrettanto, anzi, straordinariamente celeri. Noi per primi, anche e forse soprattutto come padri di figli che si vorrebbe veder crescere e diventare adulti a casa propria, perseguiamo l’idea di uno sviluppo compatibile con il nostro ambiente, patrimonio che intendiamo tutelare e valorizzare con i fatti non con i divieti a prescindere”.

Paolo Di Laura Frattura, Governatore Molise, comunicato stampa, 2 ottobre 2014

 

Oltre 3 mila firme in poco meno di una settimana. L’opposizione di ben 12 consigli comunali con relativo ricorso al Tar. Il NO del consiglio provinciale. E ancora, il NO del consiglio regionale che ha richiesto l’annullamento delle autorizzazioni. Le mamme coraggio, che da due settimane insieme a cittadini comuni, associazioni, movimenti, amministratori locali, presidiano il nucleo industriale di Campochiaro, giorno e notte, per contrastare e impedire la realizzazione delle tanto discusse centrali a biomasse a valle del Matese. Gli artisti e le 5mila persone che ieri hanno animato e reso possibile la maratona musicale “Matese in Musica”.

‘Matese in Musica’: l’esercito dei 5 mila per la battaglia a difesa della natura e della salute, cblive.it, 12 ottobre 2014

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IL VELENO DEL MOLISE… a Sant’Agapito (Isernia), 2 maggio 2014

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IL VELENO DEL MOLISE… a SANT’AGAPITO (Isernia)

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IL VELENO DEL MOLISE al MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

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MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! 

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PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE per IL VELENO DEL MOLISE, Lanciano (Chieti), 11 aprile 2014

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PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE

‘Ilaria RAMBALDI’, II Edizione 2014

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La Premiazione de IL VELENO DEL MOLISE (Falco Editore, Cosenza).

Nella foto con il presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Abruzzo Stefano PALLOTTA

con la collega di Rai3 Maria Rosaria LA MORGIA

con il collega de L’Espresso Primo DI NICOLA

e con l’avv. Maria Grazia PICCININI, madre di ILARIA.

Grazie di Cuore a tutti!!!

Il Premio è DEDICATO alle MAMME per la Salute e l’Ambiente di Venafro e a tutti i MOLISANI perbene.

INSIEME SI PUO’!!!

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IL VELENO DEL MOLISE VINCE IL PREMIO GIORNALISTICO “ILARIA RAMBALDI”

Il Libro Di Paolo De Chiara. Proprio nel giorno in cui il Molise viene coinvolto nella maxi operazione “Black Land” sullo smaltimento di rifiuti illeciti, Paolo De Chiara con il suo “Il veleno del Molise” si aggiudica il premio giornalistico nazionale ‘Ilaria Rambaldi’ 2014. «Sono molto felice di questo riconoscimento – afferma il giornalista – ma allo stesso tempo rammaricato per quel che la mia Regione ha tenuto nascosto in tutti questi anni».

Paolo De Chiara, giornalista da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, con il suo “Il Veleno del Molise”, che nel frattempo è arrivato alla seconda edizione, ricostruisce trent’anni di omertà partendo da quella parte di territorio che gli è più cara, il venafrano, per finire sulle coste termolesi. Un dossier che oltre a ripercorrere cronologicamente i fatti accaduti è impreziosito anche dalle tante interrogazioni parlamentari presentate negli anni, dallo studio epidemiologico fatto dalla Fondazione Milani e, in questa seconda ristampa, da un’intervista a Ferdinando Imposimato presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione e da sempre impegnato nella lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo: è stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l’attentato al papa Giovanni Paolo II del 1981, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

La premiazione è avvenuta, nella serata di oggi, nello splendido scenario dell’Auditorium Diocleziano di Lanciano in provincia di Chieti. Il premio, arrivato alla sua seconda edizione, è dedicato alla giovane studentessa di ingegneria morta durante il terremo del L’Aquila di cinque anni fa. «Colgo questa occasione – chiosa De Chiara – per ricordare non solo le vittime del terremoto aquilano ma anche quello di San Giuliano di Puglia. Bisogna non dimenticare e ricordare sempre il passato, i suoi errori, le sue omissioni e suoi silenzi attraverso un’informazione puntuale e libera»:

A decretare la vittoria di Paola De Chiara è sta una giuria composta dal Presidente Stefano Pallotta (Ordine Giornalisti Abruzzo), Primo Di Nicola (Espresso), Giuseppe Caporale (La Repubblica), Maria Rosaria La Morgia (RaiTre), Maria Grazia Piccinini (presidente Ilaria Rambaldi Onlus).

Alessandro Corroppoli

http://www.primonumero.it/attualita/news/1397237711_il-libro-di-paolo-de-chiara-il-veleno-del-molise-vince-il-premio-giornalistico-ilaria-rimbaldi.html#.U0go68UIavg.twitter

il veleno a uno mattina, raiuno

IL VELENO DEL MOLISE. La lettera del Ministro Clini del 2012… 10 anni buttati nel cesso!!!

copertine

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

La lettera del Ministro Clini del 2012

…10 anni buttati nel cesso!!! 

la lettera del ministro

mix libro

SFRATTI ZERO, ANCHE L’ITALIA SI MOBILITA. Intervista a Massimo Pasquini, della segreteria Unione Inquilini di Roma

Intervista a Massimo Pasquini, della segreteria Unione Inquilini di Roma

SFRATTI ZERO, ANCHE L’ITALIA SI MOBILITA

Nel 2011 in Italia sono state emesse 64mila sentenza di sfratto. Senza che mai venisse garantito il passaggio da casa a casa: “O la legge si applica o il Governo abbia il coraggio di eliminarla”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Campagna Sfratti Zero. Questo è lo slogan lanciato dall’International Alliance of Inhabitants(IAI) a Mumbai nel gennaio del 2004, per mobilitare la solidarietà internazionale, per ridare la speranza della dignità e della sicurezza abitativa utilizzando tutti gli strumenti necessari.

L’obiettivo è il diritto alla casa per tutti, perché nessuna persona deve essere sgomberata. In caso di trasferimento necessario si devono trovare preventivamente soluzioni abitative dignitose, sicure e concordate con gli abitanti interessati. Un segnale di civiltà importante. Dall’IAI fanno sapere che “un miliardo di persone in tutto il mondo soffre attualmente per l’insicurezza abitativa causata da grandi investimenti del capitale finanziario ed immobiliare, discriminazioni sociali, economiche e razziali, guerre, disastri naturali. Questo numero di senzatetto e mal alloggiati, anziché diminuire di 100 milioni entro il 2015 come stabilito dall’obiettivo n. 7 dei Millennium Development Goals, è destinato a crescere di altri 700 milioni entro il 2020”.

Dati drammatici che fanno immaginare storie drammatiche. Ma quali sono le cause principali? Secondo l’Interntional Alliance of Inhabitants le ragioni devono essere ricercate nelle regole “neoliberali dettate dal FMI e dalla Banca Mondiale” che impongono i tagli alle politiche sociali e le privatizzazioni del settore.

Anche in Italia, da ieri, sono partite le giornate dedicate all’iniziativa ’Sfratti Zero’: un centinaio le manifestazioni, organizzate da oltre 500 promotori per sensibilizzare i governi nazionali e locali a rispettare il diritto alla casa, stabilito dall’art. 11 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (PIDESC). Ratificato dall’Italia con la legge 881/77,“quotidianamente e pesantemente violato dalle scelte governative nazionali e locali”.

Per l’IAI “il governo Monti e gli enti locali lasciano fare al libero mercato, tagliano la spesa pubblica, azzerando il fondo per gli affitti e il finanziamento delle case popolari, in particolare provocando sfratti senza alternativa, sono responsabili delle pesanti violazioni degli obblighi legali assunti dall’Italia con la ratifica del PIDESC”.

La relatrice speciale ONU sul Diritto alla casa, Raquel Rolnilk, partecipando al Tribunale Internazionale sugli sfratti organizzato a Napoli, è rimasta sconcertata dalle denunce presentate e ha dichiarato che l’Italia è ormai in cima all’agenda delle sue prossime missioni ufficiali.

Abbiamo contattato Massimo Pasquini, componente della segreteria dell’Unione Inquilini di Roma e autore del documento sulle iniziative partite ieri, per capire meglio la situazione italiana. “Noi siamo partiti dai dati diffusi dal Ministero degli Interni qualche mese, relativi al 2011. Quei dati dicevano che nel solo 2011 erano state emesse 64mila sentenze di sfratto, 56mila per morosità. Nove sfratti su dieci sono tanti e la crisi economica sta mordendo, in particolare, le famiglie che stanno in locazione”.

Il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali è stato ratificato con legge 881 del 1977.

Non è stato mai applicato. Nella norma si dice che i governi e gli enti locali si impegnano a garantire il passaggio da casa a casa. Questo non avviene in Italia. Due sono le cose: o si applica o il Governo italiano abbia il coraggio di eliminarlo, perché non è capace di metterlo in pratica.

Come si sta comportando il governo dei tecnici su questa tematica?

Il governo Berlusconi aveva tagliato dell’85 per cento il fondo nazionale contributo affitto, il governo Monti lo ha completamente azzerato. Faccio presente che al contributo affitto, in Italia, partecipano 300mila famiglie, che senza il contributo vanno in morosità.

Quali sono le ragioni di questi comportamenti?

Il governo, da Berlusconi a Monti, e le Regioni, hanno continuato a fare piani casa per le grandi aree urbane. L’ultimo è il piano città, due miliardi per 70mila appartamenti privati. Si continua a pensare che il problema casa sia un problema delle grandi aree urbane, ma abbiamo visto che il problema casa aggredisce soprattutto i piccoli e medi centri.

Perché si continua a intervenire nelle grandi aree urbane?

Perché la speculazione, la rendita fondiaria ha maggiori introiti. Bisogna uscire da questa logica, bisogna ragionare su fatti e su situazioni reali. In Italia ci sono 650mila famiglie collocate nelle graduatorie.

E l’impegno del Parlamento?

Dal punto di vista parlamentare c’è un’arretratezza dei singoli parlamentari, da parte di tutti. Il governo ha ottimi e affidabili amici, nessuno si è mai posto il problema della questione casa in maniera chiara e concreta, a partire dai fabbisogni reali. Continuiamo a lavorare come se nulla fosse e come se fossimo ancora a trent’anni fa. È una situazione allarmante e sconcertante, però prima o poi dovranno fare i conti con noi.

Su questa questione è intervenuta anche la relatrice speciale ONU, Raquel Rolnilk.

Il suo intervento non è stato minimamente preso in considerazione. La relatrice Onu sarà in Italia a breve, per venire a verificare lo stato di attuazione dell’articolo 11. Pare strano che si parla di Europa soltanto quando si parla di banche. Vorrei ricordare che in Europa, ad esempio, hanno quattro volte le case popolari che ci sono in Italia. La Francia, a partire anche da Sarkozy, ha deciso di costruire nei prossimi anni 150mila alloggi sociali all’anno. Esattamente il contrario di quello che facciamo in Italia.

La campagna ‘sfratto zero’ è partita nel 2004…

Si, l’Alleanza Internazionale degli Abitanti che è un organismo internazionale che associa strutture, sindacati, comitati, associazioni, architetti, enti locali di tutto il mondo, ha lanciato il mese di mobilitazione. In Italia è la prima volta, quest’anno, che arriviamo a questa campagna in maniera così forte, così articolata e così presente sul territorio. Abbiamo voluto lanciare un segno, che in Italia il problema casa esiste, che non è un problema di una minoranza e che non è una questione da sottovalutare. L’azione continua, abbiamo programmato picchetti antisfratto in tutt’Italia nei prossimi giorni. Il 26 ci sarà un’iniziativa unitaria dei ’sindacati inquilini’ davanti a tutte le prefetture e a metà novembre è prevista una manifestazione davanti al Ministero delle Infrastrutture. Proseguiamo nella battaglia e saremo anche noi in questo autunno di rivendicazioni e di diritti sociali.

da L’INDRO.IT di giovedì 11 Ottobre 2012, ore 18:47

http://www.lindro.it/Sfratti-Zero-anche-l-Italia-si,10943#.UIWGU28xooc

‘NUCLEARE IN ITALIA? UN’ESPERIENZA FALLIMENTARE’

Parla l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino

‘NUCLEARE IN ITALIA? UN’ESPERIENZA FALLIMENTARE’

Nonostante la volontà dei cittadini, si continua a parlarne. Lo ha fatto anche Veronesi, ma “ognuno deve occuparsi del proprio mestiere”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ passato un anno dal secondo referendum. Gli italiani hanno bocciato l’ipotesi del ritorno del nucleare nel Paese. Un anno fa – scrivono in una nota congiunta l’ISDELegambiente, ilWwf e Italia Nostra – si registrò il fermo pronunciamento del popolo italiano contro la ripresa di programmi di produzione di energia elettronucleare nel nostro Paese. Quel grande successo avvenne a pochi mesi di distanza dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone (11 marzo 2011). Il disastro nucleare in Giappone ha cambiato il panorama e le prospettive internazionali. L’industria nucleare mondiale è in crisi: questa fonte energetica era già fuori mercato e si sorreggeva sui sussidi pubblici, ma l’adeguamento delle norme e dei sistemi di sicurezza la rende definitivamente antieconomica come dimostrano le recenti e ripetute cancellazioni di ordini in diversi Paesi”.

Ma in Italia, nonostante la volontà popolare, molti continuano a parlare di energia nucleare.Anche nel Governo tecnico di Monti si sono registrate affermazioni pro nucleare. E’ il Ministro dell’Ambiente Clini, l’8 giugno scorso, ad affermare: “Noi dobbiamo lavorare sulla ricerca per un nuovo nucleare. E questa è una linea assolutamente coerente con gli impegni presi per la sostenibilità. Del resto basta leggersi i documenti internazionali: questo è il contesto e non quello della polemica spicciola anche locale, che serve solo a deviare la discussione dai temi più seri di fronte ai quali ci troviamo oggi”. Una posizione che sposa alla perfezione quella dell’oncologo Veronesi: “senza nucleare l’Italia è un Paese morto”. 

Abbiamo contattato l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino (che nei mesi scorsi è intervenuto anche sulla Torino-Lione: “la montagna sotto cui si scaverebbe il tunnel è radioattiva”e siamo partiti proprio dal referendum: tecnicamente ci sarebbe ancora spazio per un ritorno al nucleare, tuttavia la volontà dei cittadini è stata molto netta. La volontà dell’opinione pubblica è nettamente contraria ad un ritorno al nucleare. Sono rimasto un pò perplesso dalle uscite del Governo attuale. Mi sono sembrate imprudenti”.

Perché?

C’è ancora parecchio da fare per gestire l’eredità del nucleare passato. Abbiamo quattro centrali nucleari solo parzialmente smantellate e c’è ancora da lavorarci sopra persmantellarle, per chiuderle. Soprattutto per la popolazione che ci vive intorno. C’è da lavorare per moltissimi anni. Abbiamo bisogno di un sito, di un deposito sia per le scorie ad elevata attività, quando rientreranno dall’estero, sia per le scorie a bassa e media attività. La situazione è spiacevole, perché abbiamo l’Italia punteggiata da alcune decine di posti dove questi materiali sono messi. Cominciamo a chiudere questa fallimentare esperienza.

Come interpreta queste ‘uscite’ da parte dell’attuale Governo?

Credo, così come anche sull’alta velocità, sulle grandi opere e su molte altre cose, che questo Governo abbia e ha inteso lo sviluppo con questo tipo di imprese. Ed è un’idea antica.

E sulle affermazioni di Veronesi cosa aggiunge?

Ho molto rispetto per il professor Veronesi. Lo considero un ottimo oncologo del seno. Io sono un professore ordinario di impianti nucleari, lei si farebbe operare da me per un tumore al seno?

No.

Ecco, ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere. Sono un po’ duro, però mi stupisco molto che il professor Veronesi, per essere stato investito da questa carica che avrebbe dovuto, dopo il referendum, lasciare per coerenza, continui a fare queste dichiarazioni. L’Italia non è assolutamente morta senza nucleare. Anche perché il contributo che il nucleare potrebbe dare, anche nel caso in cui si cambiasse tutti opinione, è veramente marginale. Noi dobbiamoconcentraci molto e investire su qualcosa di marginale che però ha delle buone prospettive. Dobbiamo investire sulle rinnovabili, che sono in forte crescita. Quella è la novità, quello è il punto in cui si può fare eccellenza reale. E anche quello che ci chiede l’Unione Europea, con la direttiva 20/20/20 che noi non stiamo per nulla ottemperando. Come speriamo fra pochi anni di allinearci? Non certo con il nucleare.

Perché lei è contro il nucleare?

Ecco (ride, ndr)… non sono contro il nucleare. Sono convinto che l’Italia in questo momento non abbia bisogno di impianti nucleari. Sono contro la costruzione di impianti nucleari in Italia. Sono molto favorevole alla ricerca.

Come l’astrofisica Margherita Hack, che ha affermato: “Il no al nucleare non può essere però un no alla ricerca”.

Condivido a pieno l’opinione di Margherita Hack, che ha fatto un percorso ed è arrivata a indicare di votare a favore dei quattro ‘si’ proprio perché sostiene che l’Italia non ha nessun vantaggio a imbarcarsi in questa esperienza. E’ molto meglio investire sulle rinnovabili e sul risparmio energetico. Con poche cose potremmo ottenere quello che voleva ottenere il Governo passato costruendo gli impianti nucleari. Veramente con poco.

In Italia, in futuro, ci sarà spazio per il nucleare?

Occorre riparlarne una volta che i reattori di quarta generazione siano provati. Almeno tra una quindicina d’anni.

da L’INDRO.IT di sabato 16 Giugno 2012, ore 12:33

http://lindro.it/Nucleare-in-Italia-Un-esperienza,9041#.T-iOoBedBbc

LA RISCOSSA CONTRO EQUITALIA

Parte da Napoli il movimento nazionale. Testimonial Maradona

LA RISCOSSA CONTRO EQUITALIA

Il fiscalista Silvio Ceci: “lo Stato non può pretendere le tasse se non paga i debiti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Parte da Napoli la ‘riscossa’ contro Equitalia. “Non siamo un partito – ha tenuto subito a precisare il fiscalista milanese Silvio Ceci  ma un movimento nazionale. Con testimonial Diego Armando Maradona, che ha un’annosa questione con il fisco italiano”.

L’ex campione del Napoli e della nazionale Argentina è intenzionato a portare avanti questa ‘battaglia’ ed è in compagnia di Sergio Paganelli, figlio dell’uomo che ha tentato il suicidio a Napoli per una cartella pazza. Scrive ‘Lettera43.it: “Doveva 15 mila euro a Equitalia, che aveva provveduto al fermo amministrativo della sua auto, una vecchia 600, e aveva iscritto un’ipoteca su una casa di sua proprietà a Giugliano (Na). Per questo Pietro Paganelli, artigiano napoletano 72enne, ha tentato di suicidarsi il 5 maggio sparandosi un colpo di pistola alla testa”.

Casi di suicidi si sono verificati in molte realtà del Paese. Molte anche le proteste dei cittadini che ormai vedono in Equitalia un nemico: “sono degli usurai e fanno più vittime della camorra”. Il movimento è stato presentato questa mattina nel capoluogo campano. Ne abbiamo parlato con Cerci, il commercialista di Milano che ha illustrato le motivazioni e gli obiettivi.

“Oggi è nato il movimento. Erano presenti a Napoli l’avvocato Angelo Pisani, l’avvocato Scala e il figlio del signor Paganelli, il signore che ha tentato il suicidio e che è in fin di vita all’ospedale di Napoli per aver ricevuto una cartella sbagliata, uno di tanti errori. Il movimento nasce da Napoli, ma penso che molto facilmente avrà una diffusione nazionale. Il problema è ormai nazionale”.

Basta leggere le cronache quotidiane per accorgersi dell’indignazione nei confronti diEquitalia che, in questi ultimi tempi, sta rendendo la vita difficile a molti cittadini. Nei giorni scorsi è stato aperto lo sportello Codici Sos debiti: difenditi da Equitalia. In poche ore centinaia le segnalazioni. “Molte le testimonianze sconcertanti, come quella di un cittadino che, per un debito residuo di 0,58 centesimi, si è visto recapitare una cartella Equitalia di ben 218,50 euro. Ma spesso le storie sono ancora più drammatiche”.

Come quella di un cittadino che per tanti anni ha dovuto condurre una battaglia personale contro la criminalità. Un negoziante lotta duramente per tutta la vita contro la mafia che minaccia di bruciare il suo negozio – precisa il Codici – per anni riesce a salvare la sua attività, non senza paura di ritorsioni. Oggi, ormai anziano, è costretto a temere Equitalia. L’Agenzia, per poche migliaia di euro, gli ha ipotecato tutto quello che fino a quel momento aveva salvato dalla criminalità. Ancora: “una ragazza madre, con uno stipendio di mille euro al mese, di cui 400 per l’affitto, a causa di multe non pagate si ritrova con un debitorateizzato di 800 euro al mese con Equitalia. Ma la rateizzazione proposta dall’agenzia non le permette di continuare a pagare il suo debito, che crescerà inesorabilmente. Tre anni fa riceve dall’Agenzia delle Entrate un avviso di pagamento di 3 mila euro non versate a causa di un errore relativo al modello unico”.

“L’obiettivo del movimento – ha spiegato il commercialista Ceci – non è contro Equitalia, ma per riformare la legge di riscossione dei tributi e colmare questa assenza politica.Un’assenza in Parlamento fuori dalla realtà, che non tiene conto di queste situazioni dei contribuenti. Il nostro obiettivo è colmare questa assenza e portare avanti le istanze dei cittadini. Ogni italiano ha un problema con Equitalia. Non siamo contro Equitalia che fa il suo lavoro, ma è una legge datata, che va riformata e va portata al giusto equilibrio tra il contribuente e lo Stato che deve riscuotere le sue tasse. Sono delle cose assurde. Lo Stato non paga i suoi debiti, non paga i suoi fornitori però pretende poi le tasse”.

Quali sono le proposte del movimento nato a Napoli? “Proporre dove c’è un credito da parte di un’azienda o di un contribuente che si possa compensare con il debito di Equitalia. Non vedo perché se lo Stato non paga i suoi debiti, il contribuente dovrebbe pagare le tasse. E’ una cosa ovvia, così ovvia che la politica non ne prende atto perché la politica è distratta e non si occupa dei reali problemi del Paese. Ci sono tante proposte di cui la politica oggi non tiene conto. Noi vogliamo riformare Equitalia per renderla più equa. Si chiama Equitalia, ma non è abbastanza equa. E’ giusto che ci sia un agente della riscossione, perché le tasse è giusto che si pagano, è giusto che vengano incassate tramite un agente della riscossione, però va riformato il sistema. E’ la legge che è superata. Ma la politica non se ne è accorta, e come tutte le cose iniziano dal basso”.

Perché è stato scelto ‘El pibe de oro’ come testimonial? Anche Maradona è stato vittima di questo sistema. L’ha molto scosso, è rimasto molto sorpreso e in qualche modo ha appoggiato questa iniziativa. Il suo sarà un impegno informativo per far conoscere ai media quali sono le cose che si potrebbero fare, rendere edotti anche i contribuenti e i cittadini per quello che si può fare avendo una valenza psicologica. Per evitare di gettare nello sconforto i contribuenti, per non arrivare all’estremo. Maradona è rimasto molto scosso da questi suicidi che avvengono in Italia. In nessun Paese, nemmeno in Argentina, succedono queste cose”. 

da L’INDRO.IT di martedì 15 Maggio 2012, ore 19:17

http://lindro.it/La-riscossa-contro-Equitalia,8469#.T-iGWxedBbc

AMMINISTRATIVE, UN BILANCIO PESANTE

Si prevede un’astensione altissima alle politiche

AMMINISTRATIVE, UN BILANCIO PESANTE

Elio Veltri:”Ci sono state perdite, c’è un rancore terribile nei confronti della politica”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Le amministrative hanno confermato una grandissima disaffezione. C’è un rancore terribile nei confronti della politica, dei partiti e, purtroppo, questo diventa anche rancore e disprezzo, spesso, nei confronti delle Istituzioni”. Per commentare i dati delle amministrative di ieri, 10 milioni i cittadini chiamati alle urne (poco più della metà ha votato), abbiamo contattato Elio Veltri, giornalista, scrittore, già parlamentare e autore di diversi libri. L’ultimo si intitola: ‘I soldi dei partiti’ (Marsilio Editore). I cittadini hanno chiaramente punito i partiti (dal Pdl alla Lega, fino al Terzo Polo), che secondo Napolitano devono “riflettere”. Sorprese non si sono registrate, i cittadini hanno mostrato tutta la loro indignazione nei confronti della casta. Il pronostico della vigilia è stato rispettato. Per Elio Veltri: “Il calo di sette punti di partecipazione è molto pesante per due ragioni: in genere nelle elezioni amministrative, storicamente in Italia, la percentuale era altissima per le caratteristiche stesse dell’Istituzione. Perché la gente, prima di conoscere qualsiasi altra Istituzione, conosce il Comune. Abbiamo avuto in Italia punte dell’85-90% di partecipazione nelle elezioni amministrative. E’ pesante e lascia prevedere alle politiche, se non succedono miracoli, il disimpegno dei cittadini. L’astensione sarà altissima”.

Qual è la seconda conferma?

Ci sono state perdite pesanti e questo dimostra che i partiti sono messi veramente male.

A cosa è dovuto il rancore?

E’ dovuto al fatto che i partiti non godono di buona salute e hanno subito un processo di degenerazione. Alcuni sono delle oligarchie in cui comandano pochi, altri sono dei partiti personali e padronali: da quello di Mastella che adesso, credo, sia sparito all’Idv, alla Lega. Sono partiti familisti e personali. I fatti lo dimostrano tutti i giorni.

Il presidente Napolitano ricorda “solo il boom degli anni ‘60”. Secondo lei il Movimento 5 stelle di Grillo ha fatto registrare un ‘boom’ di consensi?

Anche io penso che il tipo di opposizione contro tutto e contro tutti e, soprattutto, questa opposizione che dice ‘liquidiamo i partiti’ non solo non mi convince, ma non la condivido. Non conosco democrazia senza partiti. Il voto a Grillo, in alcune città c’è stato il boom, è molto differenziato in Italia. Ho visto, ad esempio, alcuni risultati al Sud dove il Movimento non esiste oppure esiste in minime percentuali, mentre nel centro-nord e nel nord ha avuto un grande successo. L’aspetto che giudico positivo è che tutta la politica italiana è vecchia. Quando dei ragazzi si impegnano e si cominciano a impegnare per amministrare la loro città e il loro Paese questa è una cosa positiva. Va considerata con grande favore. Si comincia ad avere consapevolezza di che cosa sono le Istituzioni, cos’è la politica. Bisogna cominciare dal Comune, perché se uno viene paracadutato in Parlamento non va bene. Se questi ragazzi cominciano dal Comune, una grande palestra di democrazia e di capacità di governo, lo considero un fatto molto positivo.

Chi è il vincitore di queste amministrative?

L’unico partito che ha tenuto è il Partito Democratico. In questo Paese si mette tutto in discussione, mettere in discussione i numeri diventa un po’ difficile. Adesso bisogna vedere cosa succede al ballottaggio, però l’orientamento è che il centro-sinistra al ballottaggio vincerà. In alcune città, a cominciare da Genova, il risultato del Pd ha fatto registrare un calo notevole. Le difficoltà le hanno anche loro in maniera notevole, però i numeri non sono un’opinione.

Dopo questo risultato continueranno i vertici tra Alfano, Bersani e Casini?

Loro si devono chiarire con Monti. Loro devono fare delle proposte innovative. Perché se facessero delle proposte innovative, delle riforme vere, a questo punto metterebbero anche Monti con le spalle al muro e non potrebbe dire di no. Invece loro non vogliono cambiare nulla. Anziché mettere Monti di fronte alle proprie responsabilità è Monti che è costretto a richiamarla al fatto che lui non può fare una gestione che lo porta a galleggiare. E’ stato chiamato per salvarci dal default, ma anche per fare alcune riforme. E i partiti non sono avanti a Monti, ma sempre indietro con le loro proposte.

E’ finita l’esperienza politica di Bossi o della Lega?

La Lega è in gravissime difficoltà. I risultati amministrativi dimostrano che senza accordi con il partito di Berlusconi non vanno da nessuna parte, loro pensavano di vincere da soli. E poi questo scandalo enorme che riguarda i soldi pubblici ha inciso profondamente.

da L’INDRO.IT di martedì 8 Maggio 2012, ore 19:30

http://lindro.it/Amministrative-un-bilancio-pesante,8331#.T-iBDBedBbc

(VIDEO) COMUNE ISERNIA/6 Nel chiostro comunale

COMUNE ISERNIA/6 Nel chiostro comunale

 

 

Isernia, 11 giugno 2012

Nel chiostro comunale, dopo la conferenza stampa di De Vivo.

CHI SONO I DIMISSIONARI?
Rosa Iorio, Gianni Fantozzi, Stefano Testa, Raffaele Teodoro e Mario Lastoria (Pdl);

Antonio Scuncio, Pietro Paolo Di Perna, Angelica Morelli e Giancarlo Chiacchiari (Alleanza per il Molise);


Mike Matticoli, Clelia Iadisernia e Andrea Galasso (Udc);


Domenico Chiacchiari, Mario Lombardi e Antonio Furioso (Progetto Molise);

Cesare Pietrangelo (Adc);


Piero Sassi (Grande Sud);


Domenoco Di Baggio (Udeur).

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) COMUNE/4 – La Conferenza Stampa di De Vivo: “Interessi personali”

La Conferenza Stampa di De Vivo:

“Interessi personali”

 

 

Isernia, 11 giugno 2012

La Conferenza Stampa del Sindaco Ugo DE VIVO, tra Bilancio, problemi e futuro: “Il Comune di Isernia è privo di dirigenti. Le carte sono in disordine”.

CHI SONO I DIMISSIONARI?
Rosa Iorio, Gianni Fantozzi, Stefano Testa, Raffaele Teodoro e Mario Lastoria (Pdl), Antonio Scuncio, Pietro Paolo Di Perna, Angelica Morelli e Giancarlo Chiacchiari (Alleanza per il Molise);
Mike Matticoli, Clelia Iadisernia e Andrea Galasso (Udc);
Domenico Chiacchiari, Mario Lombardi e Antonio Furioso (Progetto Molise); Cesare Pietrangelo (Adc);
Piero Sassi (Grande Sud);
Domenoco Di Baggio (Udeur).

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) PALEOLITICO/2 – Parla Antonella MINELLI

PALEOLITICO/2 – Parla Antonella MINELLI

 

Isernia, 15 aprile 2012


Parla l’archeologo Antonella MINELLI

Secondo giorno di apertura… Dopo 26 di attesa.

A cura di Paolo De Chiara

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