Tag: clan cosco

LEA, 10 anni dopo…

A DIECI ANNI DALLA MORTE…
…per non dimenticare LEA GAROFALO 
Milano, novembre 2009-2019
#workinprogress #ilcoraggiodidireno
https://paolodechiara.blog/leagarofalo/

“E’ stata calpestata la dignità di Lea Garofalo”

panchina

Mappano, la panchina dedicata a Lea

 

Ho terminato di leggere il libro di Paolo De Chiara, “Il Coraggio di dire no”, sulla triste e tragica vicenda di Lea Garofalo. Che dire… sono felice di averlo conosciuto e sicuramente sarà qualcosa che i miei figli avranno il piacere di apprezzare fra qualche anno mentre sarà mia cura custodirlo gelosamente oggi. Il giornalista non solo fotografa perfettamente la storia, ma credo che sia riuscito nell’intento di ridare la giusta dignità a Lea e la giusta dimensione alla vicenda nella sua totale gravità e incompetenza gestionale.

Già..la dignità! Poichè a qualcuno ha fatto comodo farla passare da ignorante ma soprattutto da pentita! Lea non era una pentita ma una testimone di giustizia, la differenza è abissale!

lea-garofalo-milano-arco-della-pace-24-nov-2009

Lea e Denise, Milano, 24 novembre 2009

Questa foto che pubblico rispecchia in pieno il dramma vissuto dalla mamma e da sua figlia in questa vicenda, in questo fermo immagine di una telecamera milanese c’è immortalato il coraggio ma soprattutto la solitudine. 

Già… la solitudine! Per averne percezione del freddo morale che ha patito bisognerebbe che ognuno leggesse la lettera che inviò al Presidente della Repubblica nella quale asseriva di essere conscia di quale sarebbe stato il suo futuro… di credere ancora nella giustizia nonostante l’abbandono.. ma soprattutto… la richiesta di aiuto da parte di qualcuno!

lea-e-carlo-la-bestia

Lea e la ‘bestia’ Carlo Cosco

 

Già… perché se la ‘ndrangheta l’ha uccisa materialmente c’è da sottolineare che i primi fendenti astratti alla sua persona li ha ricevuti da uno Stato assente e silente rispetto alle sue urlate richieste di attenzioni. Lea non voleva soldi, compassione o pena, non voleva essere a carico di nessuno, voleva solamente che gli fosse data una possibilità… una chance per essere autonoma e indipendente… per garantire sicurezza alla figlia!

La sua Denise! Nessuno si presentò prima… tutti a fare la fila dopo… casualita’! Sempre insieme Lea e Denise, legate come le maglie di una catena, spezzate dalla violenza animalesca di Carlo Cosco e dalle altre bestie che hanno deciso di cancellarla dalla faccia del pianeta!

lea1

Denise e Lea Garofalo

Era forte Lea… Era bella Lea… era come la sua terra! Caparbia, determinata, orgogliosa e coraggiosa! Era una grande donna! Aveva respirato da piccola l’aria di ‘ndrangheta ma i suoi polmoni la rifiutavano quella puzza e dopo la nascita della figlia si tappò la bocca e le narici tanto divenne nauseabonda! Per amore di quella creatura combatté, si ribellò alla logica ‘ndranghetistica rompendo gli schemi e questo lo pagò con la vita. Il libro è meraviglioso e da leggere d’un fiato in contrapposizione all’ambiguità pilotata del film dove forse era più comodo e funzionale esaltare altro rispetto al coraggio di una donna sola, dove quasi bisogna ringraziare il pentimento di qualcuno per il ritrovamento del corpo, dove io , che sono calabrese, inorridisco al solo pensiero di acquistare una t-shirt o una bandierina da esibire come allo stadio o da sponsor su qualche prodotto sopra un qualsiasi banchetto di una qualsiasi iniziativa. Bisogna avere rispetto… quello che ha avuto il giornalista De Chiara, che a dispetto dei molti che in vita gliela “calpestarono” la dignità, lui, con questo suo stratosferico libro, le ha fatto il regalo più grande restituendogliela!

Arturo Andrea Demetrio

1

Il Coraggio di dire no

#Lunigiana. Una serata sulla legalità, 10 settembre 2016

1

IL CORAGGIO DI DIRE NO a MASSA CARRARA

Licciano Nardi, Lunigiana, 10 settembre 2016

Una serata sulla legalità con il noto giornalista antimafia Paolo De Chiara al centro polivalente “Icaro”

Lea GAROFALO, 8 marzo 2016

12

8 marzo 2016
“La DONNA”

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PIETRAMONTECORVINO (Foggia),

 ‪#‎leagarofalo‬ ‪#‎ndranghetaMontagnadiMerda‬

FESTIVAL DELLA LEGALITA’, Foligno

8

FOLIGNO, 5 marzo 2016

con gli Studenti per dire NO alle Schifose mafie.

Con IL CORAGGIO DI DIRE NO e TESTIMONI DI GIUSTIZIA.
GRAZIE di CUORE, siete un gruppo eccezionale!!!
Forza, #‎insiemesipuò‬.

SCOMPARSA DI #Lea Garofalo, Milano, 24 novembre 2009

lea1

SCOMPARSA DI LEA, per non dimenticare Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta.

‪#‎leagarofalo‬ ‪#‎ilcoraggiodidireNo‬ ‪#‎milano‬ ‪#‎arcodellapace‬ ‪#‎scomparsa‬‪#‎clancosco‬ ‪#‎vigliacchi‬ ‪#‎ndrangheta‬ ‪#‎montagnadimerda‬

“La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta,

dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi

arriverà la morte! Inaspettata indegna e inesorabile”.

Milano, 24 novembre 2009. La sequenza è stata trasmessa da tutti i telegiornali, la videocamera piazzata nei pressi dell’Arco della Pace riprende gli ultimi istanti di vita di Lea Garofalo. È possibile vedere l’arrivo del Suv di Carlo Cosco e le due donne che salgono. “Mio padre propose di andare a salutare i fratelli in viale Montello. Mia madre, dopo aver ascoltato la proposta, scese dalla macchina”. Lo scudo di Lea, Denise, viene allontanato. Con una scusa Cosco accompagna la figlia dai suoi fratelli. Lea resta da sola. Continua a passeggiare, alle 18:30 telefona alla sorella Marisa, che non risponde. È a casa di un’amica, il telefono non prende. Alle 18:37 Cosco ritorna con la sua macchina. Lea sale e sparisce per sempre. Ore 18:39, è l’ultimo momento dell’esistenza di Lea che viene registrato. Dalle 20:00 il suo cellulare risulta irraggiungibile, spento. Morto.  

 

“Personalmente non credo che esiste chissà chi o chissà cosa, però credo nella volontà delle persone, perché l’ho sperimentata personalmente e non solo per cui, se qualche avvocato legge questo articolo e volesse perseguire un’idea di giustizia accontentandosi della retribuzione del patrocinio gratuito e avendo in cambio tante soddisfazioni e una immensa gratitudine da parte di una giovane madre che crede ancora in qualcosa vagamente reale, oggi giorno in questo paese si faccia avanti, ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti. Please!”.

Secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, scritte dal presidente della I Corte d’Assise di Milano, Anna Introini (ergastoli, senza articolo 7[1], per tutti i componenti della banda: Carlo Cosco, Giuseppe Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino) Lea è stata trasportata in un appartamento, poi in un garage e, infine, in provincia di Monza. In una zona industriale, nei pressi del cimitero (oggi c’è una targa del Comune che ricorda il coraggio di questa donna), dove è stata interrogata brutalmente, uccisa con un colpo di pistola alla nuca e sciolta nell’acido. Da sei ‘vigliacchi’, sei ‘bestie’. Parole utilizzate dal PM di Milano Marcello Tatangelo e da Salvatore Dolce, il primo magistrato che raccolse la testimonianza di Lea.

 

I resti di Lea

Nel novembre 2012 il colpo di scena. Carmine Venturino (“un soldato dei Cosco disposto a tutto”) ‘canta’, inizia a collaborare con i magistrati. Indica la tecnica utilizzata per eliminare la donna e fa ritrovare i resti di Lea: i denti, la collana che porta sempre al collo e un coltellino. La consulente della procura, l’antropologa e patologa forenze Cristina Cattaneo, indica nella sua perizia circa 2.812 frammenti ossei, ritrovati in un tombino.

Le parole del collaboratore di giustizia Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise (dopo la morte di Lea, Carlo Cosco comincia ad aver paura anche di sua figlia e le piazza il soldato Venturino alle calcagna), rimettono tutto in discussione. Cambia la strategia difensiva. Nel primo grado di giudizio gli avvocati difensori ‘giocano’ con il corpo di Lea mai ritrovato (“sognava l’Australia. È viva, cercatela in Australia”). Nel secondo grado Carlo Cosco, dalla prima udienza, si assume tutte le responsabilità. Entra in aula, ‘gioca’ a fare il boss, con la giacchetta sulle spalle. Legge in maniera stentata una lettera e, mentre abbandona l’aula, si tocca con il dito l’orecchio, la bocca, gli occhi. Non sento, non parlo, non vedo. Una nuova strategia per evitare conseguenze più gravi: “ho ucciso Lea in preda ad un raptus, mi aveva offeso. Volevo far vedere quella casa a Lea perché poi a Natale volevo fare una sorpresa e portarci mia figlia Denise. Le ho mostrato il bagno e le stanze e, mentre ho detto a Venturino di fare un caffè, non so cosa è successo… Lea mi ha detto delle brutte parole e che non mi avrebbe fatto più vedere Denise e non ci ho visto più… L’ho presa a pugni e buttata per terra con la testa…”[2]. Balle. Ancora balle. Il progetto di uccidere Lea risale ai primi anni del 2000. Quando, in carcere, cerca il consenso per uccidere la sua convivente.

            Il contributo di Venturino è fondamentale per capire, per comprendere gli ultimi attimi di vita. È lui che ripete, in aula, la frase pronunciata da Cosco: “la bastarda se n’era accorta”. Spiega: “si incontrò con Lea sotto l’Arco della Pace e la portò con una scusa in un appartamento dove attendeva Vito Cosco”[3]. Indica Carlo Cosco come il responsabile del brutale omicidio: “Abbiamo acceso la luce. Il corpo era disteso per terra nel salotto. Era a faccia in giù, in una pozza di sangue. Il viso aveva grossi lividi. Era stata strangolata, intorno al collo aveva una corda verde, che io riconobbi come quella che era a casa mia e che serviva a chiudere le tende”. Il corpo di Lea, ormai senza vita, viene spostato. “Io e Curcio – svela Venturino – abbiamo portato il cadavere prima presso il box di Floreale e la mattina successiva Vito Cosco e Curcio l’hanno portato nel terreno di Gaetano Crivaro. Qui, già dal 25 (novembre 2009, ndr), è iniziata la distruzione del cadavere che non è stato sciolto nell’acido, ma carbonizzato”. E continua: “Abbiamo preso un grosso fusto di metallo, di quelli alti dove si tiene il petrolio. Abbiamo messo il cadavere dentro spingendo il corpo in modo che non uscisse fuori, a testa in giù, dal bordo si intravedevano le scarpe. Abbiamo versato benzina e dato fuoco. A un certo punto Curcio mi ha detto che forse non bruciava perché non c’era abbastanza aria dentro, e allora con un piccone ho fatto dei buchi al fusto. Anche dopo però il cadavere si consumava lentamente”. Conclude: “Curcio lo aveva messo su dei bancali di legno che bruciavano col corpo. La testa praticamente non c’era più, erano rimasti le cosce e il busto. C’erano frammenti di ossa, con una pala li abbiamo messi insieme ai pezzi di legno, nel fusto, con altra benzina che avevo portato. Alla fine il corpo era carbonizzato, anche se si continuava a vedere una parte del bacino che non bruciava e allora abbiamo fatto un altro fusto. Mentre il corpo bruciava spaccavamo le ossa”. In questo modo muore Lea Garofalo, in questo modo viene bruciato e distrutto il suo corpo.

 

            Oggi, la testimone di giustizia Lea Garofalo (ufficialmente ancora ‘collaboratrice di giustizia’), è diventata un esempio, una speranza per tantissimi giovani. La fimmina ribelle da sola, senza l’aiuto dello Stato, senza l’aiuto di nessuno e con una figlia piccola, è riuscita a sconfiggere un intero clan di ‘ndrangheta. La I Corte d’Assise d’Appello di Milano, presieduta da Anna Conforti, ha confermato gli ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, ha concesso le attenuanti generiche a Carmine Venturino e ha assolto il primo dei fratelli Cosco, Giuseppe. Ancora detenuto per traffico di droga. 

[1] Articolo 7, Aggravante mafiosa, legge n. 203 del 1991. Il reato viene commesso per avvantaggiare un’associazione a delinquere di stampo mafioso. “Rafforza – secondo il procuratore della DDA di Campobasso, Armando D’Alterio – nei suo componenti il sentimento soggettivo di impunità e la forza del vincolo associativo, oltre a ridurre il rischio di future collaborazioni (nell’ottica distorta e delinquenziale – propria di tutte le organizzazioni delinquenziali organizzate – del “colpirne uno per ‘educarne’ cento”.

[2] “Lea Garofalo: Venturino, spaccavamo le ossa mentre il corpo bruciava”, cn24tv, 11 aprile 2013

[3] “Ecco la corda che strangolò Lea”, Il Quotidiano della Calabria, 20 marzo 2013

lea2

quadro Lea

 

#Cultura della #Legalità con gli Studenti di Campobasso

0.jpg

GRAZIE DI CUORE.

Siete una risorsa per il futuro. Con i ragazzi dell’Istituto ‘Petrone’ di Campobasso, 20 novembre 2015.

#‎insiemesipuò‬

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

4

di Miriam Iacovantuono e Davide Vitiello

Una giornata all’insegna della legalità, attraverso il ricordo e la testimonianza di donne e uomini che hanno sfidato la “schifosa mafia”: da Paolo Borsellino a don Pino Puglisi, fino alla testimone di giustizia Lea Garofalo. Davanti alla platea dei piccoli studenti dell’istituto comprensivo Petrone di Campobasso, il giornalista Paolo De Chiara ha lanciato il monito: “la mafia la si combatte attraverso il rispetto delle regole e pensando con la propria testa”.

Parlare di legalità, partendo dalle scuole e tra i giovani, è un progetto che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso sta portando avanti da diversi mesi. Lo scrittore e giornalista Paolo De Chiara ha accettato di sostenere questo progetto incontrando e parlando agli studenti dell’Istituto Comprensivo “I. Petrone” del capoluogo.

L’Assessore alla Cultura, Emma De Capoa, presentando il progetto sulla legalità e introducendo il giornalista, ha rivolto un monito ai ragazzi “Studiate, crescete culturalmente, perché solo la cultura vi renderà liberi e vi farà contrastare chi vi potrà portare sulla strada dell’illegalità. Rimanete sempre fedeli a voi stessi e non abbassate mai la testa.”

Partendo proprio dalla facoltà di scelta che ogni individuo deve avere, Paolo De Chiara spiega ai ragazzi che cos’è la mafia, che un atteggiamento mafioso è anche non rispettare le semplici regole di ogni giorno, non rispettare le persone che hanno il colore della pelle diverso dal nostro o professano un’altra religione o semplicemente buttare la carta per terra, rompere un banco o scrivere su un muro.

Ha parlato di criminalità organizzata, ma soprattutto ha voluto raccontare l’esempio di tanti eroi che la mafia, supportata “dallo stato con la s minuscola”, l’hanno combattuta opponendosi ad essa e trovando la morte. De Chiara ha citato l’esempio di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Alberto Dalla Chiesa, don Pino Puglisi, don Peppe Diana, Peppino Impastato.

Ha parlato dei testimoni di giustizia, quelle persone che hanno deciso di non rimanere inermi, denunciando l’arroganza mafiosa. In particolare donne coraggiose, come Lea Garofalo, che si sono ribellate al sistema mafioso, opponendosi finanche alle loro famiglie, alle loro madri, ai loro padri, ai loro mariti, per proteggere i propri figli e portarli fuori da quel mondo.

“Quella contro la mafia è una battaglia che si può vincere ragionando, pensando con la propria testa per cambiare la mentalità mafiosa – ha detto De Chiara – . Oggi e soprattutto domani dovete scegliere con la vostra testa” e citando ancora il magistrato Borsellino ha detto: “la rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa nella cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”.

Alla fine dell’incontro il giornalista ha risposto alle tante domande che gli studenti, che lo hanno seguito attenti e incuriositi, gli hanno rivolto su un argomento così ampio e importante come quello della legalità.

Il messaggio che il giornalista e scrittore molisano ha voluto lasciare ai giovani, che sono il futuro del Paese, è quello che ognuno liberamente deve decidere da che parte stare, ragionando con la propria testa, studiando e rispettando gli altri e soprattutto che tutti insieme si può fare di più anche per rendere onore a chi è stato lasciato da solo.

1.jpg

9.jpg

13.jpg

TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬

libri con tdg

TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬, dal 7 al 9 novembre 2014 @giulioperroneditore

STAND 142

‪#‎pbf2014‬ ‪#‎pisa‬ ‪#‎tdg‬ ‪#‎testimonidigiustizia ‬‪#‎perroneeditore‬ ‪#‎novembre2014‬

FOTO inst perrone

cop giulio perrone inst

AUGURI Lea GAROFALO, fimmina calabrese. Uccisa a Milano dalla ‘ndrangheta

targa ponte dedicato a LEA

 

Per non dimenticare LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Kr, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009)

La donna coraggio che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.

BUON COMPLEANNO FIMMINA CALABRESE!!! 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

lea1

lea2

lea3

7

6

5

4

2

1

copertina libro LEA G

La storia di Lea GAROFALO in Francia, su Canal +

DVD copertina documentario CANAL + di Barbara Conforti

 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO… è appena arrivato il DVD della bravissima collega Barbara ConfortiSpécial Investigation.

“Mafia: la trahison des femmes”, il documentario è stato girato in Italia (Milano e Calabria) e racconta anche la storia di Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la schifosa ‘ndrangheta.

Grazie di Cuore a Barbara e a CANAL + per la bellissima esperienza lavorativa. 

http://paolodechiara.com/2014/01/28/il-coraggio-di-dire-no-lea-garofalo-in-francia/?relatedposts_exclude=3290

 

funerali milano, 19 ottobre 2013

 

lea targa milano

LEA TESTIMONE

 

mosaico

 

targa ponte dedicato a LEA

 

copertina libro LEA G

IL PIACERE DI LEGGERE… da PoliziaModerna (febbraio 2014), mensile ufficiale della Polizia di Stato.

IL PIACERE DI LEGGERE... Il Coraggio di dire no, da PoliziaModerna, febbraio 2014

 

IL PIACERE DI LEGGERE…

da PoliziaModerna (febbraio 2014), mensile ufficiale della Polizia di Stato.

GRAZIE DI CUORE!!!

COPERTINA, PoliziaModerna, febbraio 2014

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FORLI’ DEL SANNIO (Isernia)

libro

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta… a FORLÌ del SANNIO (Isernia), sabato 9 novembre 2013

L’INTERVISTA – Il coraggio di Lea Garofalo

LEA TESTIMONE
lea3

Il coraggio di Lea Garofalo

Il sangue si lava con il sangue

E se fosse capitato a Voi di nascere in una famiglia malavitosa, cosa avreste fatto? Avreste chinato il capo e subito una vita di soprusi o avreste avuto il coraggio di ribellarvi e di dire no?

La storia di Lea Garofalo è una storia di coraggio ma come spesso accade non è una storia a lieto fine anzi è l’ennesima tragedia di un mondo dove le donne faticano ancora a farsi rispettare. Lea è morta per dire NO, Lea è morta per la libertà, facciamo in modo che il suo sacrificio non sia stato vano.

Ne ho parlato con Paolo De Chiara giornalista ed autore del libro Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

Iniziamo dalla fine dal funerale di Lea che si è svolto ieri a Milano? Possibile che in Italia debba passare tanto per rendere onore a chi è stato dalla parte dello Stato?

“È lo stesso Stato (quando parlo di Stato, mi riferisco a tutte quelle Istituzioni rappresentante da certi personaggi) che nella storia di Lea, come in altre storie drammatiche, non ha fatto il suo dovere. Lea ha chiesto aiuto, ha scritto al Capo dello Stato (secondo l’ex portavoce del Quirinale Pasquale Cascella la lettera non è mai arrivata), ai giornali nazionali. Nessuno si è accorto del dolore di questa donna. Anche nel servizio di protezione (ha collaborato dal 2002 al 2009, non è iniziato nessun processo) ha riscontrato problemi. Oggi è importante ricordare questa donna coraggio, questa fimmina calabrese che ha avuto la forza, da sola, di sfidare la schifosa ‘ndrangheta. Ha vinto la sua battaglia, Lea è con noi. Dobbiamo continuare a combattere, come ha fatto Lea Garofalo, per ostacolare l’avanzata di questi delinquenti brutali, senza scrupoli”.

Chi era Lea Garofalo e qual è la sua storia?

“Lea nasce in una famiglia criminale, di ‘ndrangheta. Sin dalla culla sente il puzzo di questa mafia. Nel 1975 viene ammazzato suo padre, Antonio. Il vecchio boss di Pagliarelle (Crotone). Lei tocca con mano, osserva, è testimone della lunga faida tra i Garofalo e i Mirabelli. La nonna, davanti ai morti, le dice: “il sangue si lava con il sangue”. Nasce e cresce in questa cultura. Floriano Garofalo, detto Fifì, ammazzato a colpi di lupara nel 2005, è il contabile della cosca dei petilini a Milano. Le mafie al Nord sono presenti da 40anni. Oggi si stanno accorgendo di queste strane presenze, di questi strani traffici. I Cosco, gli assassini della Garofalo, operavano a Milano, in viale Montello 6. Nel ‘fortino’ della ‘ndrangheta”.

Quando e perchè hai deciso di scrivere il libro?

“Dopo i fatti di Campobasso. Il 5 maggio 2009 Lea Garofalo subisce un tentativo di sequestro in via Sant’Antonio Abate, nel centro storico del capoluogo molisano. L’esempio di questa donna è straordinario. È necessario parlare dei buoni esempi, delle persone che hanno messo in gioco la propria vita per dire ‘No’. Lea si è ribellata a una cultura mafiosa, è morta per proteggere sua figlia Denise. Una giovane coraggiosa, come sua madre. Queste storie di speranza devono essere diffuse, soprattutto tra i giovani. Il nostro futuro, il futuro di questo Paese”.

Oltre alla mafia quanto conta il ruolo della donna nella nostra società?

“Le donne sono la ‘giusta chiave’ per sconfiggere questi maledetti criminali. Tanti sono gli esempi di donne che hanno avuto la stessa forza di Lea. Oggi, la donna, deve ancora ottenere quel riconoscimento mai assegnato per colpa di una cultura sbagliata. Devono faticare di più, devono dimostrare sempre il loro valore. In questo Paese ogni 72 ore muore una donna per mano di un uomo. La cultura della legalità, del rispetto deve entrare nelle scuole, i ragazzi devono capire che il rispetto, verso tutti, è fondamentale. Lo dice l’articolo 3 della nostra Carta Costituzione: tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di sesso…”

Oggi è diversa la situazione in Calabria o il sacrificio di LEA è stato vano?

“La Calabria è una terra bellissima, con persone straordinarie. Ci sono tanti esempi di persone che fanno il loro dovere, con la schiena dritta. È la politica, locale e nazionale, che continua a dare cattivi esempi. A esprimere rappresentanti indagati, imputati e condannati. Loro, i criminali, sono entrati nelle Istituzioni, le controllano. Da Nord a Sud. Tutti siamo coinvolti, tutti dobbiamo ‘sporcarci’ le mani. “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca”, diceva don Lorenzo Milani. I problemi della Calabria, della Sicilia, della Campania, della Puglia, della Basilica, del Sud non riguardano solo gli abitanti del posto. Riguardano tutti noi. È arrivato il momento di dare il ben servito a questa gentaglia, partendo dalle piccole cose. Rispettando le regole, denunciando le tante ‘stranezze’ quotidiane. La drammatica storia di Lea ci fa capire che è possibile immaginare un futuro diverso.

di Antonio Savarese

http://www.bloglive.it/il-coraggio-lea-garofalo-125018.html

copertina LIBRO Lea

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PISA, 27 settembre 2013

invito LIBRO2

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la Donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta… a PISA,

venerdì 27 settembre 2013

…con la bravissima cantastorie calabrese Francesca Prestia

 

Venerdì 27 settembre

Liceo scientifico U. Dini

ore 10.30 – incontro degli studenti con la cantastorie Francesca Prestia e lo scrittore Paolo De Chiara

 

Auditorium del Centro Polifunzionale “Maccarrone”, via S. Pellico 6

ore 17.30 – presentazione del libro di Paolo De Chiara “Il Coraggio di dire no, Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

Relatore Prof. Eugenio Ripepe.

Interverrà la cantastorie calabrese Francesca Prestia

Seguirà una tavola rotonda sul femminicidio, presenti esperti, rappresentanti delle istituzioni.

Moderatrice la Prof.ssa Maria Antonella Galanti, Prorettrice dell’Università di Pisa

 libro manifesto2

Festa Calabrese

Una settimana di eventi per conoscere la Calabria. Dal 23 al 29 settembre

Dal liquore alla liquirizia alla ‘nduja, dalle ceramiche di Seminara ai canti folkloristici, ma spazio sarà dato alla vicenda umana di Lea Garofalo e alle storie degli imprenditori che ce l’hanno fatta. Tutta la Calabria, con le sue eccellenze, i prodotti tipici, i risultati raggiunti e gli sforzi ancora da fare per rialzarsi, sarà protagonista di una settimana di eventi dal 23 al 29 settembre. Il programma

Torna infatti, per il nono anno la Festa della Cultura Calabrese, a cura dell’associazione “Esperia” che, da dieci anni, riunisce i calabresi che vivono e lavorano nel territorio pisano. «una comunità numerosa che in tutta la provincia conta 6.000 residenti, senza contare gli studenti e chi la residenza l’ha mantenuta nel territorio d’origine» commenta il presidente Antonio Zampaglione, presidente dell’associazione.

Tra gli appuntamenti spicca, venerdì 27, alle 17.30, presso l’auditorium Maccarrone, la presentazione del libro di Paolo De Chiara “Il Coraggio di dire no, Lea Garofalo – la donna che sfidò la ‘ndrangheta”. Oltre all’autore, sarà presente la cantastorie Francesca Prestia, autrice di una ballata dedicata a Lea. «Tengo molto a questo evento e non è la prima volta che ci occupiamo di donne coraggioseche, come Lea, hanno messo in discussione la propria incolumità in nome della giustizia» racconta Marilù Chiofalo, assessore alle Politiche Socio Educative e originaria di Reggio Calabria. La presentazione sarà preceduta dall’incontro con gli studenti del Liceo Dini.

Ci sarà anche spazio per il dibattito: sabato 28 settembre, alle 17.30, presso il Palazzo dei Cavalieri di S. Stefano, Giuseppe Agliano, Ufficio di Presidenza Regione Calabria, Massimo Augello, Rettore Università di Pisa, Valerio Donato, Presidente del collegio dei Probi  Viri di Confindustria Calabria e Giuseppe Speziali,  Presidente di Confindustria Calabria, parleranno di “Eccellenze, etica ed innovazione dell’imprenditoria calabrese”; a coordinare il tavolo il vicepresidente di Esperia, Fabrizio Giuliano.

«Questa festa che abbraccia così tanti aspetti dell’essere calabrese dimostra tutta la complessità e le sfumature della parola “cultura” – commenta l’assessore alla Cultura Dario Danti – questo è un approccio intelligente che sposo appieno».

E come ogni anno tornerà, da giovedì fino a domenica, la mostra-mercato di prodotti tipici in Logge de’ Banchi. Non mancheranno prelibatezze come la rosa marina, la ‘nduja, i salumi, i liquori alla liquirizia e, per la prima volta, le ceramiche di Seminara. «Un appuntamento importante, apprezzato e che va in direzione della qualità – commenta l’assessore al Commercio David Gay – e quindi ha quel qualcosa in più».

Domenica, nell’ultima giornata della festa, ci sarà come ogni anno l’estrazione del biglietto vincente dellalotteria; in palio una macchina fotografica, un lettore per i-book, un cesto di prodotti tipici e buoni spesa messi a disposizione dalla Coop. I biglietti sono acquistabili presso lo stand dell’associzione Esperia in Logge de’ Banchi.

Graziana Maggi

da pisainformaflash.it

manifesto

Il Coraggio di dire No

Il Coraggio di dire No

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PIETRAMONTECORVINO (Foggia), 21 settembre 2013

Invito

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO…

a PIETRAMONTECORVINO (Foggia)

21 settembre 2013

 

manifesto

AGNONE (Isernia) – IL CORAGGIO DI DIRE NO, 19 settembre 2013

Invito 03

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta…

ad AGNONE, 19 settembre 2013, Teatro Italo Argentino

CAMPAGNA REGIONALE CONTRO IL FEMMINICIDIO

1 2 3 4 5 6 7 10 VertCoraggioDireNO

Il Coraggio di dire No

Il Coraggio di dire No

 

20/09/2013, 17:05 ATTUALITÀ

Festival dell’Avanti, Paolo De Chiara: “In Molise la mafia c’è ma la politica la nasconde”

Agnone: Il giornalista isernino ospite dell’evento organizzato dal Psi sul femminicidio

AGNONE – Continuano gli appuntamenti del Festival dell’Avanti ed il terzo evento è stato dedicato al femminicidio. Ospite della serata è stato Paolo De Chiara, giornalista e scrittore isernino, che si è occupato del caso di Lea Garofalo, una testimone di giustizia che ha pagato con la vita la difficile scelta di testimoniare contro quel sistema corrotto che è la ‘Ndrangheta.

De Chiara, non si sente parlare molto di associazioni a delinquere da queste parti. Come mai ha scelto di dedicarsi a questo tema?
“Da anni le mafie fanno i loro sporchi affari qui nella nostra regione. Rifiuti tossici, acquisto di aziende, droga e altro ancora. Il problema è che non se ne parla molto perché trattare questi argomenti è difficile anche per la situazione che vive buona parte dell’informazione regionale. Quest’ultimo, è un settore che troppo spesso è legato al potere politico che preferisce nascondere problematiche simili. Di fatto le associazioni a delinquere operano anche qui ed è bene rendersene conto. Per questi motivi era necessario parlare della donna-coraggio che ha avuto la forza di voltare la testa e di denunciare il contesto mafioso dal quale proveniva.”

La Garofalo affronta ben sette anni di isolamento nel programma protezione testimoni, subisce le minacce del clan Cosco, viene aggredita a casa sua ed infine rapita, interrogata sotto tortura ed uccisa. Passano gli anni e finalmente il processo. A proposito delle condanne lei nel suo libro scrive: ‘(…) è il trionfo dello stato, della legge, della legalità.’ Che cosa ha significato il verdetto per tutti coloro sono ancora in attesa di vedere il mafioso di turno dietro le sbarre?
“L’esempio di Lea è straordinario. Questa giovane donna ha sconfitto da sola, senza l’aiuto di nessuno, un intero clan. Ci ha insegnato che se tutti insieme ci unissimo e facessimo i cittadini, poiché non è necessario essere eroi, potremmo immaginare un futuro migliore. La macchina della giustizia è grande e lenta ma alla fine va dove deve andare.”

Lei ha fatto dell’insegnamento della legalità un mantra. Svolge questa attività educativa nelle scuole dove ai ragazzi vengono fatti vedere generalmente solo dei film. Non pensa che far leggere loro qualcosa su questo argomento possa essere più utile?
“Credo che basterebbe che i giovani leggessero la costituzione e il problema potrebbe risolversi. È sufficiente parlare di legalità.”

In base alla sua esperienza, quanto sanno gli adolescenti sulla mafia?
“Dirò questo: le iniziative più belle le ho fatte all’interno degli istituti scolastici. La conoscenza è ottima. Sarebbe il caso che fossero i ragazzi ad insegnare agli adulti.”

La legalità è un concetto che inizia a diventare centrale nell’educazione. Ci si chiede: tutte queste fiction a tema mafioso, non sono controproducenti?
“Be’ non tutte. Le fiction in cui il boss è l’esaltazione del boss sono molto dannose per i ragazzi che pensano che i capi-cosca abbiano una vita a base di lusso e donne. In realtà quel tipo di vita finisce o con la morte o dietro le sbarre.”

di Giovanni Giaccio

 

CORI (Latina)… IL CORAGGIO DI DIRE NO, 13 settembre 2013

8

 

CORI (Latina), 13 settembre 2013

 

Presentazione de IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

 

GRAZIE di CUORE per la bellissima iniziativa,

GRAZIE di Cuore per il vostro necessario impegno. 

 

9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 articolo CORI articolo2 CORI articolo3 CORI manifesto

 

CORI…

 

1 2 3 4 5 7

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina), 13 settembre 2013

manifesto

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina)

venerdì 13 settembre 2013, ore 17.30

 

 

A CORI UN FESTIVAL SULLA SCRITTURA E LA LEGALITA’

In questa calda «Estate Corese 2013» la città d’Arte è pronta ad accogliere un’altra iniziativa di altissimo spessore. Nel fine settimana il Complesso Monumentale di Sant’Oliva ospiterà «Le forme della Scrittura – Festival di letteratura, teatro e musica», organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cori col suo staff, in collaborazione con la Provincia di Latina e la Regione Lazio.

La rassegna è pensata e costruita intorno al valore della scrittura che, nelle sue differenti forme espressive, diventa il mezzo per definire il mondo che ci circonda, per comprendere la quotidianità e per affrontare i temi culturali e civili della contemporaneità. Il festival vuole aprire uno spazio di confronto tra discipline e modalità di espressione diverse, che abbiano nella scrittura il loro carattere fondante. Verranno proposti eventi in cui, declinata nelle differenti forme di letteratura, teatro e musica, la scrittura sarà strumento necessario per raccontare l’attualità attraverso i linguaggi della creatività e le loro contaminazioni.

Il tema scelto per questa prima edizione è la legalità. La realtà in cui viviamo necessita di occasioni per riflettere sul suo carattere di emergenza sociale e civile, per condividere e proporre insieme idee e soluzioni di cambiamento. Il Festival nasce per unire cultura e impegno civile perché senza rispecchiare la verità,  la cultura rischia oggi di svuotarsi di contenuti. La legalità  sarà la matrice comune di tutti gli appuntamenti in programma, per creare una consapevolezza individuale su questo argomento e acquisire una coscienza collettiva sulla necessità di difendere il Nostro Paese ed il bene comune.

La manifestazione inizierà venerdì 13, alle ore 17.30, con la presentazione del libro di Paolo De Chiara, «Il coraggio di dire no. Lea Garofalo», presso la Sala conferenze del Museo della Città e del Territorio. Alle ore 21.30 seguirà il concerto dei gruppi emergenti locali in Piazza S. Oliva. Nello stesso piazzale, sabato 14, alle ore 21.30, lo spettacolo teatrale «Il paese della vergogna», conDaniele Biacchessi e i GANG. Gran finale domenica 15, nella Sala conferenze del Museo, con la proiezione, alle ore 17.30, del documentario «Il giorno prima» a cura dell’Associazione «I Cittadini Contro le Mafie». A seguire l’incontro/dibattito «L’antimafia del giorno prima, perché stare vicino alle vittime» con Antonio Turri – Presidente dell’Associazione – e la testimonianza un testimone di giustizia. Ingresso gratuito.

da http://www.h24notizie.com/news/2013/09/09/a-cori-un-festival-sulla-scrittura-e-la-legalita/

21

IL CORAGGIO DI DIRE NO… VITULAZIO (Caserta), 6 settembre 2013

manifesto VITULAZIO

IL CORAGGIO DI DIRE NO

La storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta a…

VITULAZIO (Caserta)

6 settembre 2013, ore 18.30

 

GRAZIE di CUORE!!!

foto targa

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CIRO’ MARINA (Cosenza), 21 agosto 2013

 

foto

CIRO’ MARINA (Crotone), 21 agosto 2013.

Presentazione del libro “IL CORAGGIO DI DIRE NO”. La storia drammatica di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

foto1 foto2 foto3 foto4 locandina

 

cirò3 cirò2 cirò cirò4

 

21

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAPRACOTTA (Isernia), 17 agosto 2013

foto1

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAPRACOTTA (Isernia).

Grazie di Cuore per la bellissima iniziativa e per aver voluto ricordare Lea GAROFALO, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta.

foto2 foto3 foto4 logo manifesto

 

21

LEA GAROFALO, per non dimenticare…

lea3

 

LEA GAROFALO, per non dimenticare la donna che sfidò la maledetta e schifosa ‘ndrangheta.

In FRANCIA, nel gennaio 2014, andrà in onda un documentario realizzato da CanalPlus (Spécial Investigation) per far conoscere la storia di una Donna-Coraggio, che non ha girato la testa dall’altra parte…

lea1 lea2

IMG_1459[1]

 

Il Coraggio di dire No

Il Coraggio di dire No

MILANO, per non dimenticare LEA GAROFALO. 16-19 luglio 2013

Arco della Pace

Arco della Pace

 

MILANO, per non dimenticare LEA GAROFALO.

La donna che sfidò la ‘ndrangheta

16-19 luglio 2013

arco della pace notte corso sempione1 corso sempione2 corso sempione3

 

palazzo di giustizia San Fruttuoso1 San Fruttuoso2 San Fruttuoso3 San Fruttuoso4 San Fruttuoso5 targa monza1 targa monza2 targa monza3 via montello1 via montello2 via montello3

 

duomo milano1 milano2 milano3 milano5 milano6 milano7 milano8 milano9 milano10 milano11

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PESCARA, 25 giugno 2013

fascia

PESCARA, 25 giugno, La Feltrinelli 

con 
Marco ALESSANDRINI, avvocato, figlio di Emilio ALESSANDRINI, magistrato che ha indagato sul terrorismo nero e rosso degli anni di piombo, ucciso dai terroristi di Prima Linea nel 1979 a Milano.

Saverio OCCHIUTO, giornalista

Roberta PELLEGRINO, sociologa e resp. ‘Ananke’ Centro Antiviolenza Donne. 

SARA’ PRESENTE L’AUTORE
————————————–

Locandina PESCARA

Locandina PESCARA

IL CORAGGIO DI DIRE NO.
La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

  • Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano)
  • Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le TESTIMONIANZE di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Per ORDINI: www.falcoeditore.com

EVENTO su FB: https://www.facebook.com/events/319256414874206/

LEA GAROFALO, fan page Facebook: https://www.facebook.com/LeaGarofaloIlCoraggioDiDireNo 

Il Coraggio di dire No

Il Coraggio di dire No

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Il lavoro dei ragazzi di Quarto (Scuola ‘Gadda’)

manifesto ragazzi

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia drammatica di Lea GAROFALO a QUARTO (Na)… il lavoro dei Ragazzi (straordinari) della Scuola ‘Gadda’, progetto “Il Coraggio di dire No”.

Grazie per il vostro impegno, grazie a tutti voi… NON MOLLATE, NON TEMETE I VIGLIACCHI DEL CLAN POLVERINO, SIETE VOI IL FUTURO!!!

Paolo De Chiara

21

restoalsud.it – LEA GAROFALO, abbandonata dallo Stato. Confermati quattro ergastoli

2

 

di  | 30 maggio 2013

Ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Venticinque anni (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine Venturino, assoluzione per Giuseppe Cosco. Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco.

Risarcimento economico a Denise Garofalo. Questa la sentenza di secondo grado emessa dalla I Corte d’Assise d’Appello di Milano per la morte di Lea Garofalo. La donna coraggio, la fimmina ribelle, la mamma di Denise, che ha avuto la forza di sfidare, da sola, la ‘ndrangheta. Una donna nata e vissuta in una famiglia mafiosa. Suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, viene ammazzato nel 1975; suo fratello Floriano (detto Fifì), boss e contabile della cosca dei petilini a Milano, nel 2005. Fifì è il ‘canale’ utilizzato da Carlo Cosco per scalare l’organizzazione. “Lui è convivente mio e lo lasciano fare” dirà la donna ai magistrati. Una fimmina che ha conosciuto da vicino la ‘ndrangheta e, per amore di sua figlia Denise (nata dall’unione con Carlo), ha cercato con tutte le sue forze di allontanarsi. Per cambiare vita.

E’ stata lasciata da sola. Si è sentita abbandonata da tutti, anche dallo Stato. Il suo memoriale indirizzato al Presidente della Repubblica, scritto nell’aprile del 2009 (un mese prima del tentativo di sequestro di Campobasso), verrà pubblicato sui giornali solo dopo la sua morte (novembre 2009). Testimone di giustizia, nel programma di protezione dal 2002 al 2009. Anni difficili, città diverse, poche amicizie, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Nessun processo nato dalle sue dichiarazioni. Sempre rinchiusa in casa, con la pressione, le minacce e le intimidazioni del clan Cosco. Già agli inizi degli anni 2000 il suo convivente, nel carcere dove era detenuto per fatti di droga, chiese il consenso alla ‘ndrangheta per eliminare la donna. Un delitto d’onore, per cancellare il tradimento. Anni difficili anche per la ‘ndrangheta, una guerra in corso fa saltare i piani di Carlo Cosco.

Che non si ferma, è ossessionato dalla collaborazione di Lea, la rincorre senza ottenere alcun tipo di risultato. Con la fine della protezione dello Stato arriva il nuovo piano criminale, con la complicità del falso tecnico della lavatrice: il pluripregiudicato di Pagani (Sa), Massimo Sabatino (condannato definitivamente a Campobasso a sei anni di reclusione, con l’aggravante mafiosa). Il clan studia e tenta nuovamente l’eliminazione.

La donna ha parlato con i magistrati degli affari dei Cosco, del traffico di droga, degli omicidi, della scalata. Ma il piano di morte del clan fallisce miseramente, per la presenza di Denise, lo scudo protettivo di Lea. Pochi mesi dopo, il 24 novembre 2009, a Milano (sede operativa dei Cosco, in viale Montello) la ‘soluzione finale’. Con una scusa le due donne vengono separate. Denise viene portata dai parenti in viale Montello e Lea, ripresa per l’ultima volta da una telecamera per le strade di Milano, finirà con i suoi carnefici. In primo grado (sentenza del 30 marzo 2012) sei persone (i tre fratelli Cosco, Curcio, Venturino e Sabatino) vengono condannate all’ergastolo, senza l’applicazione dell’articolo 7 (l’aggravante mafiosa) e senza il corpo della donna. Nel novembre scorso il colpo di scena: Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise (dopo la morte di Lea, Carlo Cosco teme la reazione della figlia e utilizza Venturino per controllare la ragazzina) parla e fa ritrovare i resti del corpo di Lea. In un campo in Brianza.

Resti riconosciuti grazie al test del dna e alla collana che Lea portava al collo. Non è stata sciolta nell’acido, è stata bruciata con la benzina. È Carmine Venturino che descrive la scena agli inquirenti: “C’era un fusto di quelli che si usano per la benzina, lo spostiamo, lo mettiamo in una zona coperta, apriamo lo scatolo e rovesciamo il cadavere nel fusto e gli diamo fuoco completamente. Spuntavano solo le scarpe. Il cadavere bruciava lentamente. Allora Curcio ha preso dei bancali di legno, ha messo il corpo in mezzo e gli ha dato fuoco di nuovo. In quel modo la testa si era consumata ma restavano il busto e metà delle cosce. Faceva fumo, si sentiva puzzo di bruciata, io sono stato tutto il tempo con il naso coperto, l’odore era fortissimo. Mentre bruciava il corpo per accelerare la distruzione spaccavamo le ossa”.

Nel secondo grado di giudizio la musica è cambiata, la strategia difensiva non si poteva basare più sull’assenza del corpo. Gli avvocati difensori non potevano più parlare di fuga all’estero. “Lea amava l’Australia”. I resti del corpo hanno messo in difficoltà gli ergastolani. Nella prima udienza la confessione di Carlo Cosco: “mi assumo la responsabilità per l’omicidio di Lea Garofalo”. Per il pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura è diventato un boss ancora più potente. Poi le deposizioni di Carmine Venturino (“un delitto di ‘ndrangheta”) che hanno scagionato il fratello maggiore dei Cosco, Giuseppe. Secondo Carlo Cosco un semplice ‘raptus’, non un’azione pianificata nel tempo. “Lei mi aveva fatto soffrire e minacciava di non farmi più vedere mia figlia e questa minaccia mi ha fatto impazzire. Ci tengo a sottolineare che chiesi io a Venturino, dopo la sentenza, di assumersi la responsabilità, perché lui era l’unico testimone quando io la uccisi in preda a un raptus”. Un delitto passionale, non di ‘ndrangheta. Secondo la loro ‘comune strategia’. Il pubblico ministero Tatangelo nella sua requisitoria ha parlato di “un’intesa comune tra gli imputati, ma non ho prova certa”. La stessa tesi dell’avvocato Roberto D’Ippolito, legale di Marisa e della signora Santina (la madre di Lea morta nel novembre scorso): “si sono messi d’accordo tra loro per contenere i danni e quella mazzata di sei ergastoli che era arrivata”.

L’impianto accusatorio ha tenuto, la sentenza di secondo grado ha confermato quattro ergastoli, senza l’aggravante mafiosa. Per Venturino 25 anni di reclusione, per Giuseppe Cosco l’assoluzione. Il gip del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, descrive con queste parole ‘Smith’ (Giuseppe Cosco): “delinquente professionista, con una lunghissima serie di precedenti, gestore principale delle usure, dedito a sistematica vendita di stupefacenti, sua tradizionale attività di elezione. Dopo venti anni a commettere reati, il pericolo di reiterazione è una certezza”. Nei mesi scorsi strane lettere (scritte da Carmine Venturino) sono state pubblicate sul ‘Quotidiano della Calabria’, con minacce di morte indirizzate a Rosario, figlio di Marisa (sorella di Lea). L’unico figlio maschio della famiglia Garofalo. Con l’assoluzione del ‘delinquente professionista’ si possono ipotizzare nuove azioni intimidatorie? E Denise? Per Giuseppe Lumia, componente della Commissione Antimafia: “lo Stato deve stare accanto a Denise senza fare gli errori che ha fatto con Lea”.

da restoalsud.it 

 

21

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo… a NETTUNO, 22 maggio 2013

paolo de chiara

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore)… a NETTUNO, 22 maggio 2013.

Per ORDINI:www.falcoeditore.com

12

 

10 9

 

8 1 2 3 4 5 6 7

 

11

 

13

(Video) A LEA GAROFALO. Il Coraggio di dire NO

1

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO
La Storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
(Falco Editore, nov. 2012)

con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI

 

A LEA… 

 

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ‘ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ‘ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ‘ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!
È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento — soprattutto — di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]
——-
[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).
—–
[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)
FALCO EDITORE (Cosenza)
http://www.falcoeditore.com/index.html
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5
PER ORDINAZIONI ON LINE: http://www.falcoeditore.com

Immagini del Video tratte dal TG La7 e da TeleCosenza

10

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FIRENZE

8

Sabato 11 maggio 2013, ore 18:30

“Il coraggio di dire no”
Circolo Colli Alti, Via Indicatorio 41 – Signa
Introduzione: 
Maria Grazia Pugliese (Portavoce Donne PD FI Metropolitno)
 
Interventi:
Silvia Della Monica (Magistrato, già componente della Commissione Antimafia)
Marisa Garofalo (sorella di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta)
Paolo De Chiara (Autore del Libro “Il coraggio di dire No”)
 
Moderatore: 
Costanza Tortù (Forum Sicurezza e Legalità PD Metropolitano Firenze)
13 1 2 3 4 5 6 7 9 10 11 12

Il coraggio di dire no, uno spiraglio di luce nelle zone d’ombra. Anche a Forlì

38
10/05/2013
A cura di GIULIA FARNETI

FORLI’ (FC), 11 MAGGIO 2013 – «Sbagliano persino a scriverla, a pronunciarla. La scrivono n’drangheta e la pronunciano andrangheta. Sbagliano in tanti, anche giornalisti o dirigenti politici, intellettuali e presentatori televisivi. Segno che per troppo tempo nessuno l’ha davvero presa sul serio, la ‘ndrangheta. E i boss calabresi ne hanno approfittato costruendo il loro impero, da Sud a Nord». Inizia con la lettura di Dimenticati “Coltiviamo la legalità” alla Fabbrica delle Candele, il percorso voluto e realizzato dal Comune di Forlì per sensibilizzare la cittadinanza e le giovani generazioni sui temi della legalità. La conferenza è stata presieduta da Danilo Chirico, direttore di “Paese sera”, presidente dell’associazione daSud e vincitore del premio Montanelli 2011 con “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, Paolo De Chiara giornalista molisano e autore del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo la donna che sfidò la ‘ndrangheta” e da Alessandro Bertolucci, collaboratore con il quotidiano Infooggi.it, oltre che attore teatrale, cinematografico e televisivo.

Quello che si è verificato in Calabria negli anni 80 ora sta succedendo al Nord Italia, purtroppo le persone non capiscono e fanno finta di non capire che la ’Ndrangheta si sta prendendo pezzi interi della loro vita. « Il silenzio che si è perpetrato con la complicità delle classi dirigenti calabresi e con l’apatia da parte dei cittadini ha determinato la forza della criminalità organizzata. Ha aggredito e ucciso, ma lo Stato non ha saputo dare una soluzione. I morti ammazzati non hanno un colpevole, le persone hanno perso fiducia e questo senso di abbandono le ha permesso di diventare ciò che è diventata oggi», ha affermato il cronista calabrese. «Lea Garofalo è una donna e una madre coraggio che ha avuto la forza di dire no e che non ha voltato la testa dall’altra parte. È una ‘fimmina’ che si è ribellata con tutte le sue forze», così Paolo De Chiara parla di Lea. É nata in una famiglia di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della mafia sin dalla culla. Ha visto morire suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro in provincia di Crotone, suo fratello Floriano, detto Fifì , i suoi cugini, gran parte dei suoi amici. Lo Stato con Lea Garofalo non ha fatto il suo dovere. Lea si è sentita abbandonata da tutto e da tutti, è lei stessa, nel suo memoriale del 28 aprile 2009 indirizzato al Capo dello Stato, a scrivere: «chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate. […].La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile […]». « Lea da sola, senza l’aiuto di nessuno, è riuscita a sconfiggere un intero clan di ‘ndrangheta. La storia di Lea insegna che è possibile immaginare un futuro diverso», ha detto il cronista molisano.

Al Nord per troppi anni è stata sottovalutata la presenza delle organizzazioni criminali. Presenti da tantissimi anni con i loro sporchi affari che odorano di sangue. Le mafie, oltre ad imporre il loro potere, hanno un enorme consenso sociale e politico. «Il faro della legalità è la scuola, il faro della legalità è la famiglia; quando poi questi ragazzi mettono il naso fuori da questi contesti e vedono concretamente esempi negativi è necessario parlare con loro». È doveroso compiere il nostro dovere di cittadini, sempre e comunque. «Gran parte di coloro che abitano al Nord del Paese sostengono che chi vive al Sud abbia gli anticorpi; non è vero. Gli anticorpi ce li hanno tutti, ma non tutti hanno le opportunità. La ‘ndrangheta va dove sente odore di soldi; un tempo al Settentrione ne circolavano molti, ora non è più così. Sono le organizzazioni criminali ad avere i soldi adesso; non deve emergere più la differenza tra Nord e Sud del Paese. Purtroppo, ora tutti siamo nella stessa situazione. Anche voi dell’Emilia Romagna non siete immuni a questo cancro. Tutto ciò che succede a Reggio Calabria ora succede anche a Milano, Bologna e anche a Forlì.», ha affermato Chirico.

Oggi l’informazione è controllata; la stampa non è libera, è strettamente collegata al potere politico; quando l’informazione è così legata non è più il cane da guardia della democrazia ma diventa il cane da compagnia o da riporto. La conferenza ha avuto un riscontro molto positivo per la città e per i suoi cittadini, i quali si sono sentiti non più semplici spettatori, ma presi per mano e parte integrante di quello che si sta estendendo in tutto il Paese, grazie a tre relatori eccellenti. Oggi più che mai dobbiamo tenere accesi i riflettori, dobbiamo avere il coraggio di no alla cattiva politica, all’imprenditoria marcia e al puzzo del compromesso. Solo così la criminalità organizzata può essere sconfitta.

Giulia Farneti

http://www.infooggi.it/articolo/il-coraggio-di-dire-no-uno-spiraglio-di-luce-nelle-zone-d-ombra-anche-a-forli/42069/?fb_action_ids=574169679302488&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: