Tag: classe politica

Il Partito Disorientato del Molise

Partito Disastrato del Molise

Partito Disastrato del Molise

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non trova pace la creatura politica del giovane segretario regionale Danilo Leva. Sono partiti gli attacchi. I dirigenti cominciano a criticare le scelte illogiche e fallimentari. Anche gli iscritti e i simpatizzanti cominciano a prendere le distanze. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra. Una risposta un po’ tardiva. Ma non inutile. Si poteva chiedere un confronto serio, ad esempio, dopo l’inciucio di Venafro? Dopo le sconfitte politiche di Roberto Ruta? Dopo il ritorno di quest’ultimo alla vita politica attiva (“Ho realizzato il sogno della mia vita, quello di fare politica ai massimi livelli. Oggi prendo atto della sconfitta e mi faccio da parte”)? Dopo la disfatta di Termoli e Montenero? Dopo la sconfitta alle provinciali di Isernia? Dopo le Provinciali di Campobasso? Non si è mai aperta una discussione dopo queste prevedibili sconfitte. Personali e di partito. Nessuno ha mai fatto un’analisi. Si è andati avanti senza curarsi degli errori fatti in passato. Per non parlare, poi, dei soggetti politici acquistati, persi e nuovamente riconquistati nel corso degli ultimi anni. Un esempio per tutti: Massimiliano Scarabeo da Venafro. L’autore dell’Inciucio venafrano. Dove sinistra e destra si erano allineate senza vergogna. Per sostenere uno dei tanti delfini di Michele Iorio. Il sindaco Nicandro Cotugno sonoramente contestato dalla cittadinanza. Le scelte sbagliate sono state tante. Forse quasi tutte. Da Roma la dirigenza del Partito Disastrato non è mai intervenuta per capire le ragioni di questa infinita Waterloo. Una questione di incapacità politica o lucida strategia per la sconfitta? Errori evidenti sono stati commessi un po’ da tutti. Tralasciando per un attimo lo scellerato patto di ferro tra Danilo Leva (proveniente dalla Sinistra Giovanile) e Roberto Ruta (il democristiano proveniente dalla Margherita), è importante ricordare anche altri episodi. Subito dopo le primarie per la scelta del segretario regionale (vinte da Leva) sembrava aprirsi il fronte interno. “Meglio perdere da poeta, che vincere da mercante” strillò il consigliere regionale Michele Petraroia. Dopo pochi giorni di nuovo l’assordante silenzio. Anzi proprio l’ex segretario della Cgil Molise accettò di entrare nella nuova segreteria. Ora Petraroia aspetta la risposta da Roma per le primarie. Sino ad oggi, dalla Capitale, mai nessuno si è interessato al fallimento del partito in Molise. Probabilmente non interverranno nemmeno per le primarie. Troppi sono gli esempi negativi sull’intero territorio nazionale. Come si può fare la battaglia interna in queste condizioni? Perché dall’interno, come amano dire gli iscritti, mai nessuno ha chiesto seriamente le dimissioni della dirigenza “disorientata”? Rinunciando agli incarichi, ai ruoli, mettendo i bastoni tra le ruote. Creando un fronte compatto. Perché mai nessuno si è contrapposto a questa politica? Sembra di rivedere un vecchio film. Il copione sembra essere lo stesso. Succede la stessa cosa tra una coalizione e l’altra. Arrivano i rinvii a giudizio per i politici di questa Regione? Pochi chiedono le dimissioni. Tutto va bene. Si va avanti. Non basta chiedere le dimissioni? Allora si utilizzino altri sistemi. Se il presidente del consiglio regionale (Michele Picciano), ad esempio, viene rinviato a giudizio per voto di scambio come dovranno comportarsi i consiglieri di opposizione eletti in consiglio regionale? Far finta di nulla o ribadire quotidianamente che per un politico (in Molise ne sono molti), che ricopre cariche pubbliche, non è opportuno ricevere questo tipo di contestazione giudiziaria? Dove è finita la questione morale? In questa Regione si continua a far finta di nulla su troppe questioni. Il Molise è la Regione degli sprechi. Delle ruberie, dell’articolo 15, dell’alluvione, del terremoto, della Sanità malata. Dei tanti soldi buttati nel cesso. Regalati agli amici e agli amici degli amici. Con una legge regionale sono stati stanziati 300mila euro per alcuni editori. Per comprare il silenzio. Per acquistare il consenso. Quello che fa vincere le elezioni. Chi si è occupato concretamente dei costi della politica? Chi si è schierato apertamente contro l’informazione di regime? Pochissimi eletti hanno dato il buon esempio. Chi si è ridotto lo stipendio? Chi ha rifiutato un’intervista o un’apparizione in un organo di informazione regionale controllato dal potere politico? L’importante è apparire. Per loro. I cittadini e gli elettori, a loro volta disorientati, ne hanno le palle piene. Non sanno più che pesci prendere. Guardano da una parte e vedono il vuoto, il nulla. Si girano dall’altra parte e assistono impotenti allo sfascio. Poi ci si chiede perché vince il sistema Iorio. La gente (compresa quella che si accontenta della clientela, del favore o della pacca sulla spalla del signorotto di turno) alla fotocopia preferisce l’originale. E, attualmente, il Partito Disastrato del Molise è una fotocopia sbiadita del PdL. Gli manca una semplice L. Questa Regione ha bisogno di avere una classe dirigente che conosca la parola dimissioni. Il Molise merita una nuova generazione di politici. Con il “metodo Fanelli” (che ha portato all’ultima sconfitta in un Ente governato negli ultimi 20anni dal centro-sinistra) si è invertito il rapporto. I dirigenti perdenti, invece di scappare via per la vergogna, fanno dimettere i loro stessi iscritti. Così spiega le dimissioni il segretario del circolo PD di Palata, Giovanni Salvatore: “per prendere le distanze dalla scelta di candidare alla Presidenza della Regione Molise un esponente proveniente dal PDL”. Questo è solo uno degli esempi di questi ultimi giorni. La situazione si sta complicando per questi pseudo-dirigenti, ma non per chi crede nella politica. Quella con la P maiuscola. Quella che fa sognare e sperare in un futuro migliore. Bisognerà, però, togliere il tappo. Altrimenti le parole pronunciate dal regista Nanni Moretti (“con questi dirigenti non vinceremo mai”) continueranno ad accompagnare per molto tempo questi dilettanti della politica. Dilettanti pericolosi per il futuro dei cittadini. E di un intero territorio. Capaci di far governare questa Regione da un PdL ben assortito (composto dai vari Iorio, Patriciello, Di Giacomo, Vitagliano, Picciano, Melogli, Silvestri, Di Bartolomeo, Mazzuto e via dicendo). Solo la lettura di questi nomi dovrebbe portare a uno scatto di dignità da parte di tutti. Per aprire gli occhi. Non per continuare a turarsi il naso.

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Mio marito Gheorghe è morto come un cane

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Nel 2008 il bracciante rumeno aveva 35 anni. Dopo tre anni sua moglie chiede giustizia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Con queste parole Maria, la moglie del giovane rumeno morto di lavoro in Molise, è intervenuta alla manifestazione organizzata per commemorare il bracciante agricolo. Che il 29 luglio del 2008, a soli 35 anni, trovò la morte nei campi di lavoro di Nuova Cliternia. Una piccola frazione di Campomarino. In Molise. Dove il lavoro nero è pratica quotidiana. Soprattutto in quei territori, dove esiste un’alta percentuale di caporalato. Nel rapporto Istat del 2010 (Noi Italiani. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo) si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma in Molise il dibattito sul lavoro nero non è mai stato aperto. Nessuno ne parla. Nessuno s’indigna. I lavoratori sfruttati hanno paura di perdere il “lavoro”. E dormono anche nei campi. Si attrezzano e restano attaccati all’unica speranza lavorativa. In condizioni disumane. L’esempio di Gheorghe sembra non essere servito a niente. Proprio nel giorno della sua commemorazione, nel posto in cui è stata posizionata la croce in ricordo di quel vergognoso episodio, erano presenti dei braccianti che raccoglievano i finocchi. Nel giorno della festa dei lavoratori. “Viviamo in un mondo cattivo – ha aggiunto Maria Radu nella chiesa di Nuova Cliternia – non esiste solidarietà tra le persone. Ho subito un incidente stradale, sono finita in una cunetta. Ho avuto difficoltà a ricevere dei soccorsi. Le persone fanno finta di niente. Ma questa è la cosa più sbagliata”. Dopo le celebrazioni sul campo di lavoro, dove Gheorghe Radu è stato abbandonato e lasciato morire “come un cane”, la manifestazione si è spostata nella piazza di Nuova Cliternia. Dove il parroco ha messo a disposizione la sua chiesa per i vari interventi. Per non dimenticare un lavoratore. Che si pagava i contributi da solo. Che sperava in un futuro migliore per la sua famiglia. Per sua figlia Valentina. Che ha commosso tutti con la sua lettera indirizzata al caro papà. “Mi manchi tanto, ogni giorno che passa sento la tua mancanza, sempre di più. Vorrei che tu fossi qui con me e con la mamma. Sto crescendo in fretta, peccato che non sei qui vicino a me. Ti voglio abbracciare forte e non lasciarti mai più andar via. Tutti mi chiedono perché sono triste. Ma loro non sanno che io sto soffrendo, perché mi manchi tu”. Quanto tempo ancora, Maria e Valentina, devono attendere per conoscere la verità? Troppe sono le domande senza risposte. Quel giorno Gheorghe si sentì male. Non venne soccorso. Chi era presente? Chi non ha offerto i soccorsi? Probabilmente, Gheorghe, poteva essere salvato. Perché è calato un assordante silenzio su questa vicenda? Perché le Istituzioni regionali non si sono comportate da Istituzioni? L’Assessore regionale Angela Fusco Perrella ha così risposto, dopo diversi mesi dal fatto, a un’interrogazione regionale: “Non ci sono elementi di conoscenza per rispondere a questa interrogazione, ricordo che la delega alla sicurezza è dell’Assessorato alla Sanità. Per quanto mi riguarda ho solo competenza per il problema dell’emersione del lavoro nero e il controllo di alcune fasi lavorative in determinate aziende. Comunque sono a conoscenza dell’argomento, ma in maniera indiretta”. Ecco come argomenta la classe dirigente molisana. Che continua a non fare il proprio dovere. Per il secondo anno consecutivo a Campomarino si è voluto ricordare Gheorghe. Grazie anche all’impegno di una dignitosissima donna, come Maria Radu. Per il secondo anno consecutivo si è registrata la totale assenza delle Istituzioni regionali, della classe politica. E anche di un’opposizione spenta, dormiente, distruttiva e incapace di contrastare un centro-destra fallimentare. Impegnata con le campagne elettorali e con le continue sconfitte. In una Regione in cui le mafie fanno i loro sporchi affari. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia in Molise operano tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. Per il ciclo del cemento, per il riciclaggio, per il traffico di sostanze stupefacenti, per i rifiuti tossici, per l’affare dell’eolico. E per il lavoro nero. L’isola felice, termine molto caro alla classe dirigente (impegnata a mettere sotto il tappeto i problemi invece di risolverli), è contraddistinta soltanto dalla capacità di sostituire magistralmente il diritto con il favore. Del signorotto di turno che, con le pacche sulle spalle, attua il clientelismo più becero. Per fini elettorali. L’unico obiettivo della politica molisana. Sono trascorsi tre anni da quel maledetto giorno. L’indagine della Procura della Repubblica di Larino ancora non è stata chiusa. Risultano indagati tre soggetti: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano (con il quale Gheorghe aveva già lavorato in altre due occasioni). “Chiediamo con forza – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – che la Procura della Repubblica di Larino dia delle risposte. Gheorghe Radu è la fotografia del nostro tempo di chi cerca una vita migliore e si ritrova clandestino e preda del caporalato. Di chi viene messo su un furgone quando è ancora notte e rientra a casa quando è nuovamente notte. Di chi nelle campagne è spremuto, sfruttato e privato di qualsiasi diritto nell’indifferenza e nell’ignavia di una società distratta, assente, collusa e silente”. Per Tiziano di Clemente del PCL Molise è necessario che il Comune di Campomarino individui un luogo da intitolare al giovane lavoratore rumeno. “Chiediamo che questa storia, proprio perché emblematica, sia rappresentata con una tabella esplicativa, nel luogo  che sarà individuato, perché tutti ricordino e tutti sappiano in quale società viviamo e quali sono le spietate leggi del modo di produzione dominante. Perché si rompa il silenzio e l’oblio su una vicenda che invece deve rimanere viva nell’opinione pubblica e nei lavoratori molisani”. Dallo sdegno e dall’indignazione deve nascere il riscatto.
(
02/05/2011)
da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/05/mio-marito-gheorghe-e-morto-come-un-cane/

da Articolo 21.info
http://www.articolo21.org/3107/notizia/morti-sul-lavoro–mio-marito-gheorghe.html


Nicola TRANFAGLIA

L’ITALIA SI E’ FERMATA IN MOLISE di Nicola Tranfaglia, l’Unità 16marzo2010

 

 

 

Nicola TRANFAGLIA

Nicola TRANFAGLIA

 

 

 

di Nicola Tranfaglia – nicolatranfaglia.com

da l’Unità (16 marzo 2010)

C’è qualcuno in Italia che sa cosa sta succedendo da molti anni nel Molise? E’ la più piccola regione italiana (o almeno quella che ha meno abitanti, 320mila, secondo le ultime stime) governata dal presidente Michele Jorio del Popolo della Libertà, vicino a Berlusconi.

Andrà alle urne soltanto tra un anno. Ma l’opposizione composta dal partito democratico, dall’Italia dei Valori e da Sinistra e libertà, è debole, per non dire in buona parte inefficace e inefficiente.

Nello stesso tempo il regno del Molise, come lo chiama a ragione Vinicio D’Ambrosio, autore del bestseller locale uscito l’anno scorso ormai alla quarta edizione (Il Chiostro, pag. 510, euro 18) ha una serie di primati impressionanti: per esempio c’è il numero più alto a livello nazionale di dipendenti della regione: 2,79 ogni mille abitanti contro l’0,39 in Lombardia, l’0,59 del Veneto, l’0,64 del Lazio e dell’Emilia Romagna. Cioè regioni amministrate dal centro-destra e dal centro-sinistra. L’organico molisano prevede 981 dipendenti. Oltre 300 sono responsabili di ufficio. Spropositato il numero dei dirigenti: un centinaio più sei direttori generali. La Lombardia impiega tre dirigenti, ogni 100 mila abitanti, il Molise 27.

Tutto questo determina un costo di funzionamento di 171 euro l’anno per abitante, il doppio quasi dei 93 euro registrati nella media delle regioni a statuto ordinario e complessivamente 55 milioni di euro iscritti a bilancio che, dice un consigliere del Partito Democratico Michele Petraroia (8 agosto 2007), “non contemplano le decine di collaboratori che, senza alcuna procedura trasparente, entrano ed escono dai libri paga della Regione come fosse un Grand Hotel”.

Secondo un’indagine del Sole 24 ore nel Molise il 30,3 per cento dei tributi finisce in stipendi al personale.Una percentuale stratosferica, se si pensa che in Lombardia la quota è del 2,1 per cento. La media nazionale è del 10,4 per cento.

Potremmo continuare per molte pagine, segnalando le due sedi regionali (del Molise) che Jorio ha creato a Roma quando le altre regioni, anche le più grandi e lontane, ne hanno ovviamente una sola. Ci sono altre mille peculiarità del gigantesco regno creato dal presidente che è in grado di controllare la televisione locale e tutti i quotidiani regionali, in modo da non lasciare all’opposizione nessuno strumento di comunicazione, se si esclude una coraggiosa rivista mensile che si chiama Il Ponte diretta da Paolo De Chiara.

Ma vale la pena, piuttosto, spiegare ai lettori come Jorio, che è già stato per dieci anni sindaco di Isernia e che è una presenza costante da quasi vent’anni nella politica molisana, ha ottenuto il grande consenso di cui oggi, a un anno dalle prossime elezioni regionali, continua (forse) ad avere. D’Ambrosio, autore de Il regno del Molise lo ha spiegato, ricorrendo al bel libro Il costo della democrazia scritto da Massimo Villone e Cesare Salvi e pubblicato da Mondadori nel 2005: “Supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sindaco, un presidente di provincia o un governatore, ho avuto una campagna elettorale complicata, difficile e costosa, ho avuto i miei ambienti di riferimento, amici, sostenitori, squadre di volontari e imprenditori vicini a me.

Adesso si aspettano che io dia delle risposte, niente di illecito, beninteso, ma c’è l’imprenditore che vuole il sostegno all’impresa, l’associazione di volontari che vuole l’affidamento del servizio sociale, (…), allora io che faccio, mi rivolgo al dirigente messo là da una giunta precedente, persona per bene, rigorosa, onesta, pignolo, spacca il capello in quattro, osserva le regole, dice che la Pubblica Amministrazione non deve fare nessun favoritismo, dirigente come tutti i cittadini vorrebbero naturalmente, però per me è un problema.

Che cosa posso fare? Lascio lì il dirigente, però riorganizzo l’amministrazione. Prendo pezzi dagli uffici, li sposto, faccio un altro dipartimento, un’altra area. Le cose che mi interessano le metto da un’altra parte quindi il dirigente sta là ma non si occupa più delle cose mie. A capo di questa nuova struttura metto un nuovo dirigente, un esterno assunto a contratto, naturalmente un amico mio. Nei procedimenti che mi interessano, che producono gli atti che mi interessano metto un comitato di esperti. Naturalmente nel comitato di esperti lì sono tutti amici miei.

Posso fare ancora un’altra cosa: prendo un pezzo di attività che mi interessa, lo esternalizzo per così dire. Lo metto in una società a partecipazione pubblico-privato, in una Spa nella quale io partecipo come ente. Mi nomino il presidente, mi nomino i consiglieri di amministrazione, in tutto o in parte, revisori, sindaci e quindi sempre amici miei, beninteso, gente di cui mi fido, e come effetto collaterale se devono svolgere questa attività magari faccio assumere quei 30/40 giovanotti che mi hanno dato una mano ad attaccare i manifesti in campagna elettorale.

In tutto questo non c’è nessun illecito, diciamo. Io non firmo una carta, non tocco nessuno, non ci sono tangenti, non ci sono mazzette, si orienta l’amministrazione verso un risultato che è quello della produzione del consenso.”

La truffa è perfetta, come è perfetto il connubio politica-affari. Si violano leggi e costituzione nei loro articoli fondamentali, si crea un regno con poteri quasi assoluti e si ammazza l’opposizione, se non c’è subito nella società e nei partiti una grande riscossa democratica.

L’Unità – 16 marzo 2010

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Tratto da:

L’Unità.it
http://www.unita.it/news/nicola_tranfaglia/96256/litalia_si_fermata_in_molise
NicolaTranfaglia.com
http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2010/03/16/litalia-si-e-fermata-in-molise
Antimafiaduemila.com
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/26276/78/

Mafie in Molise, un argomento da affrontare

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana

“Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.


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SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009

CARTA CANTA – La classe dirigente molisana

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“…Se il Molise è come lo vediamo adesso, il merito (o la colpa?) è da attribuire a tutti quelli che nel passato hanno ricoperto ruoli più o meno determinanti nella scena politica di questa Regione”.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

La verità è che è facile, molto facile, fare le pulci a chi governa, dimenticando troppo spesso le proprie responsabilità nelle scelte fatte in un passato che non è altro che il padre del presente. Certo Iorio di errori ne avrà fatti; solo chi no fa nulla non commette errori, e tutto si può dire di  Iorio meno che sia uno che “non faccia”. Ma da qui ad addossare a lui tutto il male di questa Regione è non solo fuorviante, ma culturalmente e politicamente disonesto.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.
(Rosetta Iorio, sorella del presidente della Regione Molise, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Isernia, il Ponte, novembre 2009)

“Non credo che sia finito il tempo di Michele Iorio. Le vicende interne al Pdl non le seguo. Ho un’idea un pò particolare della politica. Spesso mi sono soffermato a dire che non faccio politica, ma faccio l’amministratore”.
(Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, il Ponte, ottobre 2009)

Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

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Eolico selvaggio, in Molise il vento delle mafie

Allevamento ai piedi delle pale

Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”. Queste parole sono state pronunciate dall’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nel settembre 2010. Dello stesso avviso l’attuale presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu. L’ex ministro degli Interni è chiaro sul concreto pericolo delle infiltrazioni malavitose in questo settore. “Le indagini dimostrano che criminali di un certo peso riescono a individuare anche gli strumenti più sofisticati di intercettazione e ricorrono con abilità a intrecci finanziari e societari per muovere i loro capitali. Mi riferisco all’abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quel che stanno facendo nel settore della cosiddetta green economy e delle energie alternative […]. Un esempio posso farlo tranquillamente, quello dell’accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti o investendovi direttamente ovvero rivendendoli a società esterne”. Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone. Gli slogan sono arrivati sino a Palazzo Moffa. La sede della Regione Molise. Dove è stata approvata una legge (con un accordo bipartisan), che prende il nome dal consigliere regionale Berardo (l’ex presidente del Campobasso Calcio). Una legge, la numero 22 del 2009, che ha reso selvaggio l’eolico molisano. Che non pone limiti all’installazione di pali. Che ha trasformato il Molise in una terra di conquista, dove non esiste una seria regolamentazione dell’installazione degli impianti. Che dà la possibilità di sventrare il territorio molisano. Anche dove sono presenti i vincoli paesaggistici e storici. Il business è troppo grande. 60 miliardi di euro in venti anni. Nella piccola Regione italiana, dove il diritto è stato sostituito con il favore e dove per troppi anni le classi dirigenti non hanno fatto il proprio dovere, i segnali sono chiari. “Qui – si legge nel ricorso presentato all’Unione Europea – si registra ormai da tempo la presenza di ambigui soggetti che hanno lo scopo di procacciare autorizzazioni, affitti e/o acquisti di terreni dove allocare nuovi impianti, profittando della non felice condizione economica tanto degli enti locali quanto degli sprovveduti agricoltori in ben note difficoltà. Non bisogna ricorrere ad alcun fantasioso racconto per chiarire l’identità di detti soggetti, in quanto le indagini svolte dalle autorità giudiziarie delle altre regioni interessate dal fenomeno (in primis le confinanti Puglia e Campania) ci svelano che trattasi di persone che svolgono tale opera di procacciamento per conto di piccole società, di solito s.r.l., con capitali di non più di 10.000 €, che fungono da prestanome a lobby affaristiche politico-economiche che stanno investendo nel business dell’eolico per riciclare capitali illeciti […]. I rappresentanti dei cittadini presso i Comuni firmano convenzioni con le citate s.r.l. che svaniscono appena ottenuta la sospirata Autorizzazione Unica, barattando così illegittimamente il territorio e la sua tutela con somme di denaro”. Già è stato sciolto un consiglio comunale di un piccolo centro in provincia di Campobasso. A Ururi si sono registrate le dimissioni del primo cittadino per il coinvolgimento di due consiglieri comunali per presunte tangenti e conflitti di interesse sulla cessione di terreni. Dove sono presenti i pali eolici. A Guardiaregia, sempre nella stessa provincia, si è verificato l’incendio di due automezzi in sosta che trasportavano pale. Minacce sono state rivolte a un esponente e funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il dato drammatico si può facilmente desumere dalle dimissioni di un assessore regionale. Franco Giorgio Marinelli, titolare dei settori del turismo e dell’energia, aveva motivato così la sua decisione: “soprattutto di fronte alla possibilità che venga incrementato il numero limite delle installazioni eoliche sul territorio, dopo che una lunga fase di concertazione aveva sostanzialmente trovato la quasi unanimità sul limite attuale (545) stabilito dalla Legge 15 del 2008 […]. Essere al contempo assessore al turismo e all’energia mi crea ormai dei forti conflitti interni. Sono completamente teso a difendere finché potrò il paesaggio molisano in funzione dello sviluppo turistico, nonché gli interessi del nostro ambiente, che tutti ci invidiano, e della nostra agricoltura, che già è in allarme per le ripercussioni dovute alla presenza crescente delle torri eoliche”. Subito dopo queste dimissioni è stata approvata la legge Berardo. Che ha abolito ogni limite numerico all’installazione di pali eolici. “La situazione è drammatica – scrivono le associazioni firmatarie del ricorso inviato all’Ue – la legge regionale ha svenduto il territorio alle multinazionali del vento ed al vento di mafia, se andassero a buon fine anche tutte le richieste in itinere, che non cessano di giungere, in una regione di 4438 km² si conterebbero 5000 pali eolici. Più di una per km². Il protocollo di Kyoto ha imposto all’Italia che, entro il 2020 una quota pari al 17% di consumo di energia provenga da fonti rinnovabili; il Molise nel 2010 è al 20%”. Ma c’è da registrare un ultimo dato. Nella “terra di conquista” chi fa il proprio dovere viene punito. Il Ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inviato un’ispezione alla direzione dei Beni Culturali quando l’unico organo dello Stato che ha difeso il Molise dall’invasione dell’eolico selvaggio è stata proprio la direzione regionale di quel Ministero. Il direttore Famiglietti ha tentato di tutelare il territorio, rigettando gli interessi stratosferici delle ditte dell’eolico. Secondo il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: “pur di fare profitti non si bada a nulla, scompare l’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, si calpesta il Codice Nazionale dei Beni Culturali del 2004 e si impedisce alle Regioni di porre qualsiasi tutela territoriale ed ambientale. Il Governo Berlusconi non ha mosso un dito per fermare installazioni invasive finanziate con 5,7 miliardi annui pagate da tutti i cittadini con gli aggravi nelle bollette dell’Enel. Col pretesto dell’energia pulita si permette la devastazione dei paesaggi, dei crinali, delle aree archeologiche e dei beni monumentali”. E la politica regionale? “La Giunta Regionale fa buon viso a cattivo gioco. Perde tempo nel recepire le Linee Guida Nazionali sulle fonti rinnovabili, vara una legge semplicissima di tutela ambientale (la numero 23 del 2010, ndr) e non la difende politicamente col Governo, non si costituisce in giudizio nei contenziosi aperti con le imprese eoliche e consente il peggior sacco che abbia mai subito il Molise dalla distruzione di Silla nell’ultima guerra sannitica del I secolo a.c.”. Ma da che parte sta la Regione Molise?

da malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/02/eolico-selvaggio-in-molise-il-vento-delle-mafie/

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