Tag: coraggio

TUTTO PREVISTO

MOLISE. La lunga agonia non è stata interrotta dalla mozione di sfiducia. Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Più che i numeri è mancato il coraggio. Quello che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti.

TUTTO PREVISTO

di Paolo De Chiara

Un risultato ampiamente previsto. La mozione di sfiducia non ha portato a nulla. Non c’è stata la “cacciata” di Toma, il famoso sGovernatore del Molise. Il peggiore tra i peggiori. Ora lui pensa di essere, politicamente, forte. Quasi imbattibile. Una mera illusione. Restano i penosi risultati. Su tutti i fronti. E non potranno mai essere cancellati dalle inutili dichiarazioni. Parole che volano via, nel vento. 

Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Otto contro dodici (il “Ponzio Pilato” democristiano Iorio, il più sGovernatore di tutti, si è astenuto). Più che i numeri è mancato il coraggio e la dignità. Caratteristiche che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti: sparlano, attaccano, dichiarano, scrivono. Ma poi si accodano (votando tutti compatti) o si astengono. Pensano pure di essere degli statisti. Sono dei codardi, politicamente parlando. Potevano chiudere anzitempo la legisltaura più bislacca della storia della Regione Molise. Hanno deciso di proseguire questa commedia in maschera

Toma è salvo, i suoi assessori intercambiabili sono salvi. Gli eletti hanno salvato le loro poltrone e il loro ricco stipendio. Ma il Molise resta moribondo.

Arriverà questa Regione alla fine della legislatura?

Le responsabilità, però, vanno suddivise: chi ha messo la croce sulla scheda elettorale, scegliendo il peggio, ora cosa starà pensando? Ma starà pensando? L’elettore molisano è soddisfatto di aver scelto, in consiglio regionale, questi dilettanti?

La matematica non è un’opinione. La sconfitta politica, per i promotori del documento, è innegabile. La maggioranza ha mostrato compattezza. Si sono arroccati, hanno reagito. Si sono fatti due conti. Alla fine hanno compreso che non potevano rischiare la loro triste “carriera”. Il futuro fa paura.  

Questa è l’ennesima lezione per i molisani: la prossima volta scegliete il meglio, in quella cabina elettorale. Dimenticando le false e nocive (per l’intera comunità) promesse da marinaio. «Sì, ma non c’è alternativa» continua a dire qualcuno. Metteteci la faccia, mettetevi in gioco. La politica ha bisogno di persone perbene. Basta delegare, finitela di accontentarvi. I piccoli favori (come i grandi) non possono essere barattati con i diritti e con il futuro dei vostri figli.

Molisani, candidatevi. E spazzateli via. Per sempre.       

da WordNews.it

“Per la Sacra Corona Unita sono un morto che cammina” #Lottallemafie (restoalsud.it)

fotoincendio2

di Paolo De Chiara

“Sei un morto che cammina”, “Nessuna protezione ti salverà insieme a te e per quelle puttane di Brindisi Oggi per quella merda del tuo avvocato e per tuo padre per primo”. Queste sono alcune minacce indirizzate a Paride Margheriti, un ex assicuratore di Erchie (Brindisi), oggi presidente dell’Associazione Antiracket-Antimafia che dal 2013 opera attivamente nel brindisino, in Puglia. Dove è presente la Sacra Corona Unita, una delle mafie più sanguinarie e sottovalutate dell’intero panorama nazionale. Paride è, a tutti gli effetti, un testimone di giustizia, ma non sulla carta. Per la sua scelta di denunciare riceve continue minacce: proiettili, macchine incendiate, lettere anonime. Nel 2012 inizia la sua triste storia. Si presenta dai carabinieri per denunciare, per togliersi un grosso peso dalla coscienza. È vittima di racket e di usura da parte di appartenenti della criminalità organizzata di Mesagne e Manduria, in provincia di Brindisi. Le indagini delle forze dell’ordine portano all’arresto di due soggetti, oggi in stato di libertà. Ma non si dà per vinto. Mette insieme un gruppo di persone e comincia a diffondere sul territorio la sua Associazione antimafia: a Erchie, a Torre Santa Susanna, a Oria, a Villa Castelli, a Brindisi, a San Pancrazio Salentino (dove risiede stabilmente la figlia di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra). Organizza eventi pubblici nei luoghi infestati dalla criminalità organizzata pugliese, invita persone impegnate a diffondere la cultura della legalità come Rita Borsellino e Marisa Garofalo, la sorella di Lea, presenta libri sul tema, incontra i ragazzi nelle scuole. Denuncia pubblicamente la mafia pugliese, i suoi affari e gli schifosi criminali. Risponde, insieme al legale dell’associazione Pasquale Fistetti e ai suoi compagni d’avventura, colpo su colpo alle continue intimidazioni. Sono vittima di minacce da parte di due clan appartenenti alla Sacra Corona Unita. La mia unica tutela è parlarne. La denuncia è stata la mia rinascita, dopo due anni in cui la mia dignità è stata calpestata dalla SCU”. Il 18 aprile scorso un nuovo ‘attestato’ di stima da parte dei criminali. “Erano le tre di notte – si legge nella denuncia rilasciata ai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana -, mi trovavo nella camera da letto della mia abitazione, in una fase di dormiveglia, quando ad un tratto ho sentito un forte odore di bruciato. Accanto al portone del mio garage ignoti avevano appiccato il fuoco ad un contenitore di plastica della raccolta differenziata dei rifiuti”. Per Margheriti sono nuove minacce, riconducibili alla sua attività sul territorio. “Questa è l’ultima di una lunga serie – precisa –, che si va ad inserire nelle attività che stiamo conducendo. Sono due anni che ricevo continue attenzioni”.

Partiamo dal 2012, dalla prima denuncia.

“Avevo un’agenzia assicurativa, sono stato vittima di usura e di racket per due anni. Il 28 agosto del 2012 decido di denunciare i miei aguzzini”.

Perché dopo due anni?

“Inizialmente mi rivolgo ad una potenziale conoscenza per un prestito. Questo soggetto mi porta dritto dagli usurai, che non avevo mai conosciuto. Da un lato la vergogna, dall’altro la paura. Queste angherie sono diventate sempre più pressanti. Sono stato anche aggredito, in un agguato mi hanno rotto due costole”.

A quando risale l’aggressione?

“A fine giugno 2012. Due sono i soggetti che mi hanno lasciato a terra: Gianfranco Mezzola, l’usuraio, e Angelo Librato, un appartenente alla Sacra Corona Unita, cognato di Francesco Campana. Stiamo parlando di uno dei capi indiscussi della SCU mesagnese”.

Qual è l’episodio che fa scoccare la scintilla, che porterà alla denuncia?

Grazie ad uno sfogo con mio fratello, è lui che mi dice di andare immediatamente dalle forze dell’ordine per sporgere la denuncia. Con i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana parlo della mia esperienza e dei miei errori”.

Quali errori?

“Ho denunciato anche me stesso. Ho creato diversi ammanchi nelle casse della compagnia assicurativa e ho giostrato, sbagliando, i soldi dei miei clienti. Per cercare di risolvere la situazione. In merito a questi episodi ho già avuto tre assoluzioni”.

Che succede dopo la denuncia?

“Dobbiamo fare una precisazione: sono vittima di usura e di estorsione. Un giorno, armati di martelli e tirapugni, sono venuti a prendere la mia auto, ritrovata qualche tempo dopo dai carabinieri, che hanno accertato la validità delle mie dichiarazioni. Per accertare il reato di usura, invece, bisognava mettersi in gioco. Ho collaborato con i militari e ho incontrato i miei aguzzini munito di microfoni e microcamere. Devo ringraziare anche Tiziana Di Gaetani, all’epoca mia compagna, protagonista e testimone di questi incontri. Anche lei ha incontrato questi delinquenti, sventando una rapina nell’ufficio postale dove lavorava (a San Pancrazio Salentino, ndr), un’azione studiata a tavolino dai criminali per decurtare il debito che avevano calcolato. Invece della sua complicità hanno trovato i carabinieri ad attenderli. Grazie al materiale raccolto, il 1° ottobre del 2012, sono scattati gli arresti per i due soggetti (Gianfranco Mezzola e Angelo Librato, ndr)”.

Che vengono scarcerati dopo quindici giorni.

“La prima volta per un vizio di forma vengono liberati dal Riesame. Essendo stata contestata l’associazione mafiosa il caso viene trasferito alla DDA di Lecce. Vengono  nuovamente arrestati all’inizio di novembre dello stesso anno, ma liberati nuovamente dopo quindici giorni per un errore procedurale. Oggi questi soggetti sono a piede libero e continuano a fare il loro business”.

Quando iniziano le minacce?

“Nel luglio del 2013, dopo la morte di mia madre. Il 24 settembre bruciano, sotto la mia abitazione, prima la mia macchina e poi quella di Tiziana”.

Nello stesso anno nasce l’Associazione.

“Nasce dalla mia volontà e grazie alla presenza di amici, per creare un’antimafia sociale in questo territorio. Per troppo tempo il silenzio ha regnato, portando alla normalità certi atteggiamenti, portando la gente a staccarsi dal problema reale. Ci siamo messi insieme per smuovere le coscienze, per troppi anni, assopite. Oggi siamo più di cento associati, tutti insieme portiamo avanti questi temi sul territorio. Ci stiamo allargando anche nel tarantino e nel leccese”.

Paride Margheriti non è un testimone di giustizia?

“La giustizia ordinaria è andata avanti nei miei confronti e la sto affrontando. Paradossalmente, però, non c’è stato nemmeno un rinvio a giudizio nei confronti di questi criminali che ho denunciato, nonostante il materiale raccolto e le minacce ricevute. In diverse intercettazioni telefoniche i due soggetti arrestati parlano degli interessi pagati e di quelli ancora da pagare. Mi hanno anche chiesto di spacciare le sostanze stupefacenti nelle discoteche per il debito che pretendevano. Però siamo fiduciosi e in attesa dei rinvii a giudizio. Mi sento un testimone di giustizia, ho fatto il mio dovere fino in fondo. Tutti siamo dei testimoni di giustizia. Spero che ci sia anche una giusta tutela. Mettendo da parte il rapporto umano con i carabinieri e con il capitano Maggio, il grado di protezione è blando. Una macchina che passa fino a un certo orario sotto la mia abitazione”.

Nessun rinvio a giudizio, nessun programma di protezione e una blanda tutela da parte delle forze dell’ordine. Lei come spiega questa situazione?

Considerando gli interventi pubblici del Procuratore Capo della DDA di Lecce, Cataldo Motta, in cui mette spesso in evidenza l’assenza di denunce in questo territorio, specie di reati legati all’usura e al racket, che sono quasi pari a zero, spero che si tratti di un sovraccarico di lavoro. Ma voglio essere fiducioso. Credo nello Stato e nelle Istituzioni. È vero, esistono delle falle, ma voglio essere propositivo. Spero che si risolvano con l’ascolto e con lo stare accanto alle persone che hanno la forza e il coraggio di denunciare. È chiaro che la burocrazia è eccessiva e crea danni, ma non bisogna perdere la speranza”.

Cosa si aspetta dallo Stato?

Una risposta reale, noi lo stiamo dimostrando con i fatti. Ma dobbiamo essere costantemente supportati dagli uomini che rappresentano lo Stato. Personalmente ancora non ho fatto i conti con la mia situazione dal punto di vista psicologico. L’impegno mi porta ad andare avanti, probabilmente quando mi fermerò mi accorgerò di tutto quello che mi sta accadendo. Le difficoltà sono enormi, sul territorio è impossibile ripartire lavorativamente”.

Qual è stata la risposta del territorio?

“Non è un territorio facile, ma devo dire che con la presenza dell’Associazione qualcosa si sta muovendo. Una risposta che inizia a diventare positiva e questo mi fa ben sperare”.

da RESTOALSUD.IT

Paride Margheriti con Rita Borsellino

Paride Margheriti con Rita Borsellino

FOSSANO (Cuneo) RICORDA LEA GAROFALO, 28 marzo 2015

LEA

A FOSSANO (Cuneo)
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO, Castello degli Acaja, 28 marzo 2015.

INAUGURAZIONE DELLA VIA CITTADINA DEDICATA A LEA… la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta!!!

per non dimenticare LEA

cop mano quarto

una via per lea garofalo

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE

Gennaro C.

di Paolo De Chiara

“Sono carico, non ho paura di questa gente e dei loro avvocati”. È Gennaro Ciliberto che parla, che urla la sua rabbia. Il Testimone di Giustizia che ha denunciato la criminalità organizzata, la corruzione e le infiltrazioni negli appalti pubblici. L’ex carabiniere ausiliario che non ha dato tregua ai suoi datori di lavoro: la famiglia Vuolo, ‘imprenditori’ di Castellammare di Stabia “con precedenti penali alle spalle – scrive nell’interrogazione parlamentare del 2013 Luca Frusone del M5Stelle – e sospetti legami con il clan camorristico D’Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto ‘Capa storta’ viene definito figura emergente del clan e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D’Alessandro”. Un bel quadro criminale. Gennaro ha lavorato per questa gente, per il “re delle autostrade” Mario Vuolo. Doveva diventare il ‘garante’, la testa di legno. Nel 2008, anno del crollo del casello di Cherasco (Cuneo), viene nominato responsabile della sicurezza, con un appalto Anas-Impregilo (“Anas gira l’appalto a Impregilo e quest’ultima gira l’appalto a Mario Vuolo, qui c’è la corruzione”), per la realizzazione della passerella ciclopedonale ss36 di Cinisello Balsamo (Milano). Un’opera pubblica mai aperta al pubblico, sotto sequestro e costata diversi milioni di euro. “Incomincio a lavorare e c’è il crollo del casello di Cherasco”. Il casello è stato costruito dalla Carpenfer Roma srl, una delle tante aziende di Mario Vuolo, “un appalto preso da una ditta di Agrigento, poi dato a Vuolo dietro pressioni di un funzionario di Autostrade”. La pensilina di Cherasco, come precisa e denuncia Ciliberto, non è un caso isolato. L’ex carabiniere si accorge della situazione, comincia ad indagare. Fotocopia i documenti, fotografa, registra le conversazioni. “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. I rapporti tra Gennaro e i Vuolo cominciano a deteriorarsi, troppi problemi. Troppi pericoli. Il 14 settembre 2010 subisce una strana rapina. Un tizio si avvicina e urla “dammi l’orologio”. Non finisce nemmeno la frase e scarrella la pistola. Ma commette un errore. “C’è già un colpo in canna, il proiettile cade a terra. Ho il tempo per colpirlo con due calci. Mi spara e mi colpisce di striscio alla tibia destra. Mi mette la pistola in testa e preme il grilletto, il colpo non parte. Comincia a colpirmi con il calcio della pistola. Mi portano in ospedale, il medico non chiama la polizia”. Dopo la sparatoria si interrompono definitivamente i rapporti con i Vuolo. Il 4 febbraio 2011 la prima denuncia alla DIA di Milano. Racconta tutto quello che ha visto, consegna i documenti, scoperchia la pentola. Parla degli affari, dell’attività criminale, della famiglia Vuolo, del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Presenta denunce in tutta Italia. Parla dei Punti Blu sulle autostrade (“i Vuolo vincono, con affidamento diretto, i lavori per la realizzazione di tutti i Punti Blu d’Italia. Appalto di quattro milioni di euro”), del tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria, del ponte sullo stretto di Messina, di ponti, caselli (Rosignano, Senigallia, Settebagni), del casello di Firenze, dei lavori sull’autostrada A11 e A12 (scrivono i periti: “gravi cedimenti strutturali, grave pericolo”), dell’appalto sull’A22 (bando europeo, società Brennero, per le barriere fonoassorbenti), di una gara pubblica a Locate Triulzi (Milano), di un appalto al carcere di Larino (barriere fonoassorbenti, per un valore di un milione di euro). Parla, un anno prima, dei lavori realizzati sul tratto autostradale nei pressi di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), dove nel dicembre del 2012 crollerà la segnaletica. Non si è mai arreso Gennaro: “tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”. La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie, Giulio Perrone Editore.

MONZA: Il Processo nel Processo. Il primo atto è iniziato il 26 gennaio di quest’anno. Tutto ruota intorno alla costruzione della passerella di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata dalla Procura il 17 giugno del 2011.“Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia – ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Molte dichiarazioni sono state confermate dalla DIA di Firenze e dalla Procura Generale di Monza. “Ma i difensori dei Vuolo e degli altri imputati puntano a delegittimarmi”, per far ‘cadere’ il testimone di giustizia. L’unico a confermare in aula le accuse. Lo avevano già avvisato. “Il manager Impregilo, Alfio Cirami, oggi imputato nel processo di Monza per la passerella mi disse: ‘Tu non lavorerai mai più in nessun appalto, tu non sai noi chi siamo. Ti prenderanno per un folle’”. Gennaro, invece, è ritenuto credibile, ha squarciato il muro di omertà. “A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”. Gli otto avvocati degli imputati, per la prossima udienza fissata lunedì 23 marzo a Monza, “hanno chiesto più di sette ore di controesame. Sono pronto”. Gennaro è assistito (“quasi gratis”) dall’avvocato Giacinto Inzillo, “mentre loro hanno avvocati che pagano con fior di quattrini. Perché lo Stato non tutela legalmente i testimoni di giustizia? Dov’è lo Stato?” Dov’era lo Stato quando sono stati affidati gli appalti alle aziende in odor di camorra? Chi effettua i controlli antimafia in questo Paese? “Sarà un processo difficile – ha dichiarato dopo la prima udienza il testimone – ma io ci sarò sempre. Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza ha lasciato Gennaro con l’amaro in bocca: “non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”. Cosa accadrà il prossimo 23 marzo? Il testimone sarà nuovamente lasciato solo? Le persone perbene vanno difese in vita.

da RESTO AL SUD

_MG_6402_1 copia

GENNARO CILIBERTO – TESTIMONE DI GIUSTIZIA

Ex carabiniere ausiliario, già dirigente di una ditta legata alla camorra di Castellammare di Stabia. Ha denunciato i lavori sulle autostrade italiane, da Nord a Sud; nei carceri; gli appalti conferiti da alcuni dirigenti corrotti di Autostrade per l’Italia, Anas e Impregilo.

La sua testimonianza, presso svariate Procure della Repubblica, ha permesso di scoperchiare la pentola della corruzione. Milioni di euro, camorra, malaffare. Tutto in cambio di nulla. Ha subìto l’isolamento, la solitudine, il silenzio. Non ha girato la testa dall’altra parte. Ha continuato la sua battaglia. Non si è fatto intimorire, ha subìto minacce, attentati. Ha lottato per la legalità. Grazie alla sua testimonianza oggi, a Monza, è iniziato un procedimento penale per la costruzione della pensilina ciclopedonale, dove sono stati buttati 16 milioni di euro. È stato utilizzato del materiale scadente, i lavori sono stati fatti dalla camorra.

Dopo tre anni di attesa, dalla prima denuncia, è arrivato il programma di protezione. Solo dopo una raccolta firme su change.org, più di 40mila firme raccolte in rete. Oggi Gennaro C. è un testimone di giustizia, per le pressioni si è ammalato, soffre di una grave patologia. Ma non si sente vinto. La battaglia è appena cominciata.

La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Editore, Roma, 2014) di Paolo De Chiara. Pagg. 34-68.

 Ecco un breve estratto del libro (pagine 66-67):

La petizione e il programma di protezione

Nel novembre del 2013, durante lo sciopero della fame davanti al Viminale, Gennaro si sente male e viene portato in ospedale, ma rifiuta il ricovero (“per la paura – scrive l’avvocato Inzillo – di essere rintracciato”). Nello stesso giorno apprende dai giornali che Nicola ’O mostro è sfuggito ad un blitz delle forze dell’ordine (“sul giornale c’era la sua foto e l’ho riconosciuto. Lo vidi negli uffici di Vuolo, dove consegnò un barattolo con 200 mila euro”). “Ho toccato con mano quella parte di Stato che non funziona, quella parte di Stato fatta di uomini distratti che fanno della lotta alla criminalità un bluff. Una macchina burocratica che rende tutto una finzione”. Il 14 gennaio 2014 arriva, per Gennaro, una nuova richiesta di protezione, questa volta firmata dall’avvocato Giacinto Inzillo, che mette in risalto “il grave e attuale stato di pericolo” per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. Una “situazione che  inevitabilmente richiede e merita un adeguato intervento da parte dello Stato”. La rete si mobilita per il testimone. In pochi mesi più di 42mila firme vengono raccolte da Change.org, il 28 febbraio l’annuncio: “Il calvario di Gennaro C., da tre anni in fuga per l’Italia per aver denunciato infiltrazioni della camorra negli appalti pubblici autostradali, è finito. Il PM della DDA di Napoli, Claudio Siragusa, ha riconosciuto il suo ruolo di testimone di giustizia, consentendone l’inserimento all’interno del programma di protezione”. Ma come vive oggi l’ex addetto alla sicurezza? “Nell’anonimato, nell’ombra. Non riesco a vivere una vita normale, ancora non ho un’assistenza sanitaria, non riesco ad avere i documenti di copertura. Vivo con la mia compagna, sotto protezione, e con un neonato […]”. Una piccola consolazione per Gennaro. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio 2014 i Carabinieri hanno individuato e arrestato Nicola Esposito, ’O mostro, latitante dal novembre 2013, capo del clan Cesarano. Era rimasto nascosto nel suo territorio. Gennaro e la sua famiglia, per adesso, invece, devono dimenticarlo il loro territorio.

IMG_7222

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza

Gennaro C.

GENNARO C., un testimone oculare in fuga dalla Camorra

“Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto” (Testimoni di Giustizia, Giulio Perrone Editore, 2014, Gennaro C., pagg. 34-68).

 

MONZA. Il processo è iniziato. Lunedì 26 gennaio 2015, ore 9:15, la prima udienza. Per la passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata il 17 giugno 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza, un’opera “mostruosa” costata diversi milioni di euro e mai aperta al pubblico. “Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia -, ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Per l’ex carabiniere “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. Gennaro C., l’ex dirigente della fabbrica di Castellammare di Stabia (famiglia Vuolo, “legata – come si legge nell’interrogazione del novembre del 2013 di Cristian Iannuzzi, M5S – al clan della camorra  D’Alessandro”) si è presentato in aula. Senza paura. Per ribadire e per confermare le sue denunce. “Entrando nell’aula del Tribunale a Monza ho sentito il profumo della legalità, ho rivisto i volti degli uomini dello Stato, ero nuovamente presente a fare il mio dovere, come lo fui il 17 marzo scorso, giorno in cui mi sono costituito parte civile contro gli imputati che si sono resi autori dei capi di imputazione”. Gennaro è raggiante, soddisfatto per aver compiuto il suo dovere: “Nel percorrere quella strada che mi portava all’ingresso del Tribunale il mio passo era lento, forse stanco per quei quattro anni di sofferenza e dolore che ho dovuto subire, ma una volta giunto nell’aula e incrociando lo sguardo del pubblico ministero e quel mite sorriso di compiacimento per la mia presenza in aula tutto il dolore è rimasto fuori da quell’aula. Il ribadire a voce alta “presente signor giudice” mi ha ripagato di tutto. Sarà un processo difficile, ma io ci sarò sempre. E’ il desiderio che ho manifestato al p.m., nella prima udienza molte verità sono state confermate, dando valore alle mie denunce”. Il testimone di giustizia non si è mai pentito della sua scelta. “Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza, tanto attesa, ha lasciato con l’amaro in bocca Gennaro: “ciò che mi ha ferito nuovamente è il fatto che non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”.

Il 23 febbraio la prossima udienza, con la deposizione del testimone di giustizia Gennaro C.

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

primo piano tdg

TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬

libri con tdg

TESTIMONI di GIUSTIZIA… al ‪#‎pisabookfest‬, dal 7 al 9 novembre 2014 @giulioperroneditore

STAND 142

‪#‎pbf2014‬ ‪#‎pisa‬ ‪#‎tdg‬ ‪#‎testimonidigiustizia ‬‪#‎perroneeditore‬ ‪#‎novembre2014‬

FOTO inst perrone

cop giulio perrone inst

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a UnoMattina Caffè

saxa

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a UnoMattina Caffè

Saxa Rubra, Roma

IN ONDA venerdì 31 ottobre 2014, ore 6.08, RaiUno

unomattina caffè foto

1 giulio perrone inst in onda 31 ott 2014 prossimamente RaiUno

puzzle raiuno tdg studio saxa rubra unomattina caffè

IL CORAGGIO DI LEA GAROFALO

lea foto articolo fiction rai

 

Una fiction Rai per raccontare la morte di Lea 
«Presenteremo un modello civile di coraggio» 

L’idea è stata annunciata dal direttore di Rai Fiction. La regia è stata affidata a Marco Tullio Giordana con la sceneggiatura di Monica Zapelli. Le riprese inizieranno in estate mentre sono stati avviati i casting

Marco Tullio Giordana tornerà in tv come regista di una fiction per la Rai su Lea Garofalo, la testimone di giustizia vittima della ’ndrangheta nel 2009. «Giordana è anche sceneggiatore con Monica Zapelli, a produrre c’è la Bibi Film di Barbagallo – spiega Tinni Andreatta, direttore di Rai Fiction, in una pausa della giornata 100 parole e 100 mestieri per la Rai in corso a Roma -. Siamo in fase di casting per le protagoniste, le riprese inizieranno quest’estate per una messa in onda l’anno prossimo». 

La fiction racconta «un modello civile di coraggio – aggiunge -. Parla di due giovani donne, Lea e poi sua figlia Denise, che si contrappongono con coraggio allo stile di vita mafioso che appartiene alla loro famiglia, affiliata da tre generazioni . E’ una storia in cui c’è da una parte la tragedia, dall’altra la speranza». E’ in preparazione inoltre un film tv sulla Terra dei fuochi:«E’ un progetto ancora in fase iniziale, la sceneggiatrice sarà sempre Monica Zapelli».

lunedì 23 giugno 2014 18:40

da Il Quotidiano della Calabria 

il coraggio

Una fiction Rai per raccontare la storia di Lea Garofalo

L’idea è stata annunciata dal direttore di Rai Fiction. La regia è stata affidata a Marco Tullio Giordana con la sceneggiatura di Monica Zapelli. Le riprese inizieranno in estate mentre sono stati avviati i casting

di Caterina Sorbara

Della triste storia e del coraggio di Lea Garofalo ne hanno parlato i media nazionali e internazionali, sono stati anche pubblicati due libri, “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta” di Paolo De Chiara e “La scelta di Lea. Lea Garofalo. La ribellione di una donna della ‘ndrangheta di Marika Demaria. Qualche giorno fa il regista Marco Tullio Giordana, ha annunciato che quest’estate inizierà le riprese di una fiction su Lea Garofalo e sua figlia Denise. La sceneggiatura, oltre che dello stesso regista è di Monica Zapelli. La produzione è targata BiBi Film di Angelo Barbagallo. Per quanto riguarda le attrici che interpreteranno le protagoniste, il regista ha affermato che ancora non hanno deciso e, che le stanno cercando. Lea e sua figlia Denise, sono due figure importantissime, che si contrappongono con molto coraggio alla ‘ndrangheta. Nella loro storia c’è la tragedia ma anche tanta speranza. Ricordiamo che Marco Tullio Giordana, nel 2003

ha prodotto per la televisione “La meglio gioventù” e ha vinto al Festival di Cannes “Un Certain Regard”. Durante la presentazione del progetto su Lea Garofalo, il direttore di Rai Fiction, Tinni Andreatta, ha sottolineato l’importanza della figura della Garofalo e di sua figlia che rappresentano un modello civile di coraggio.

http://www.approdonews.it/index.php/italia/42/46590.html#.U6xMunITzew.facebook

targa ponte dedicato a LEA

 

IL PIACERE DI LEGGERE… da PoliziaModerna (febbraio 2014), mensile ufficiale della Polizia di Stato.

IL PIACERE DI LEGGERE... Il Coraggio di dire no, da PoliziaModerna, febbraio 2014

 

IL PIACERE DI LEGGERE…

da PoliziaModerna (febbraio 2014), mensile ufficiale della Polizia di Stato.

GRAZIE DI CUORE!!!

COPERTINA, PoliziaModerna, febbraio 2014

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA

targa monza1

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA.

Il DOCUMENTARIO sulla storia di Lea GAROFALO, prodotto dalla televisione francese e girato dalla giornalista Barbara CONFORTI,

andrà in onda il 17 febbraio 2014 su Canal +

 

“Una bellissima esperienza con dei colleghi straordinari… grazie di Cuore”.

Paolo De Chiara 

 

MILANO, 16-17-18-19 luglio 2013

arco della pace giorno

arco della pace notte

corso sempione1

corso sempione2

corso sempione3

duomo

IMG_1380

IMG_1382

IMG_1384

IMG_1385

IMG_1386

IMG_1387

IMG_1389

IMG_1390

IMG_1391

IMG_1392

IMG_1396

IMG_1397

IMG_1398

IMG_1399

IMG_1400

IMG_1401

IMG_1402

IMG_1403

IMG_1404

IMG_1405

IMG_1406

IMG_1408

IMG_1409

IMG_1410

IMG_1411

IMG_1412

IMG_1413

IMG_1414

IMG_1415

IMG_1416

IMG_1417

milano1

milano2

milano3

milano5

milano6

milano7

milano8

milano9

milano10

milano11

palazzo di giustizia

 

San Fruttuoso2

San Fruttuoso3

San Fruttuoso4

San Fruttuoso5

targa monza1

targa monza2

targa monza3

via montello1

via montello2

via montello3

 

CALABRIA, 20-21-22-23 luglio 2013

pagliarelle1

pagliarelle2

spari secchi1

spari secchi2

spari secchi3

 

 

 

LA CASA DI LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Petilia Policastro, Crotone) 

1

2

3

4

5

6

7

IMG_1467

IMG_1471

IMG_1472

IMG_1473

lea1 lea1

lea2

lea3

doppia

 

PARTI DA UN LIBRO. Il Coraggio di dire NO a ROMA, 5-8 dicembre 2013

PIU' LIBRI, Roma, dicembre 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta… a ROMA. 

Più LIBRI più LIBERI

la Fiera nazionale della piccola e media editoria

dal 5 all’8 dicembre 2013

EUR – Palazzo dei Congressi

FALCO EDITORE

Stand M07

PIU' LIBRI2, Roma, dicembre 2013

 

libro e-Book

quadro Lea, casa Marisa

libro-ristampa2.jpg

21

LEA GAROFALO: CONFERMATI QUATTRO ERGASTOLI

lea per milano

PROCESSO LEA GAROFALO, II GRADO DI GIUDIZIO, I Corte d’Assise d’Appello di Milano, 29 maggio 2013.

ERGASTOLI per Carlo e Vito COSCO (detto ‘Sergio’), Rosario CURCIO e Massimo SABATINO (il falso tecnico della lavatrice, già condannato a Campobasso a sei anni di reclusione con l’aggravante mafiosa).

VENTICINQUE anni di reclusione (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine VENTURINO (l’ex fidanzatino di Denise).

ASSOLUZIONE per Giuseppe COSCO (detto ‘Smith’).

Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco. Risarcimento economico a Denise GAROFALO.

Le ultime immagini di Lea in corso Sempione

La lettura della sentenza

CHI E’ GIUSEPPE COSCO, detto Smith?
“Come lo conosco io, un affiliato in tutto e per tutto alla ‘ndrangheta. All’epoca c’era Vincenzo Comberiati, il capo di Petilia Policastro (Crotone), c’era il Castagnino, se non ricordo male c’era pure un certo Curcio. Stiamo parlando di un’organizzazione criminale del tipo ‘ndranghetistica e della più feroce e agguerrita, come ne parlano le storie. Della vicenda di mio zio non si sarebbe occupato uno Smith qualsiasi, ma una persona di considerevole spessore ‘ndranghetistico”.

da Resto al Sud (restoalsud.it) – Caso Lea Garofalo, il ‘pentito’: “Delitto di ‘Ndrangheta”

21

(VIDEO) Lea GAROFALO. Per non dimenticare una donna e una madre coraggio.

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta di Paolo De Chiara

…Intervento disponibile dal minuto 18.57…

TeleMolise
dalla trasmissione ‘Figaro’, del 17 gennaio 2013.

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
(Falco Editore)


con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI

[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana.
Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue.
dalla Prefazione di Enrico Fierro

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà».

(dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)

Paolo De Chiara

Il coraggio di dire no
Lea Garofalo
la donna che sfidò la ’ndrangheta 
Editore FALCO
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5

http://www.falcoeditore.com/il_coraggio_di_dire_no.html

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: