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LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

5 maggio 2009, il RACCONTO. Per i magistrati di Campobasso, il sequestro di persona è finalizzato ad accertare il reale contenuto delle dichiarazioni fatte dalla donna durante il programma di protezione. Il mandante del sequestro, Carlo Cosco, durante l’azione di Sabatino si trova in Calabria, davanti alla scuola che frequenta la figlia di Marisa, la sorella di Lea.

LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

di Paolo De Chiara

L’opera di riavvicinamento è iniziata. Carlo Cosco pare interessarsi al futuro di sua figlia e si dimostra diverso. Non è più violento come prima, sembra cambiato. Sembra. Invece, dentro di sé, cova solo la vendetta. L’intenzione illustrata anni prima ai suoi amici ‘ndranghetisti non si è affievolita. La richiesta fatta a Salvatore Cortese non è stata rimossa. Carlo Cosco non ama le persone come Lea. Lo preoccupa la sua temerarietà, il suo coraggio. Si mostra cambiato, affabile, disponibile, cortese. Ma è solo la dannata mistificazione di un dannato criminale.

Per sette anni, il Cosco cerca contatti con la madre di sua figlia. Le tenta tutte. Ma il programma di protezione è più forte delle sue intenzioni e dei suoi soldi. Il 5 marzo 2010 Denise racconta«Mio padre e mia madre si sono riavvicinati a seguito dell’uscita di mia madre dal programma di protezione, mia madre aveva rinfacciato a mio padre il fatto che questi aveva speso un sacco di soldi per sapere i luoghi segreti in cui mia madre e io di volta in volta ci spostavamo. Mia madre infatti gli diceva che, anche se aveva speso tutti questi soldi per avere informazioni su di noi, lui comunque era sempre venuto a saperlo dopo che ci eravamo già spostate».

Il programma funziona. Per sette lunghi anni ha protetto le due donne. La decisione di uscirne offre, per la prima volta, la possibilità a Cosco di inserirsi. Di portare a termine il suo piano. Il pretesto è Denise, il suo futuro. Un argomento che sta molto a cuore alla donna. Lea vuole provare di nuovo.

«Provare a vivere tutti insieme a Campobasso»dove l’uomo ha preso una casa in affitto.

È la stessa Denise che ricorda, durante il processo a Milano, di essere ritornata in Molise, con la madre, in auto. Cosco si rivolge a una agenzia immobiliare e trova una nuova abitazione. Non tutto, però, fila liscio. Lea non viene ammessa nella casa occupata anche dalla madre di Cosco, che non è disposta a lasciare l’abitazione. Per un paio di giorni, dorme in auto. Fuori, come un cane. È una situazione stressante, che la tiene sulle spine, comincia a preoccuparsi anche per la sua sicurezza personale.

In vita sua, non ha mai amato le imposizioni, le prepotenze. Anche questa volta si ribella.

Entra nell’abitazione e si scontra violentemente con la madre di Carlo, Piera Bongera, una torinese abituata ai trattamenti poco ortodossi del marito Domenico, il capostipite della famiglia Cosco. Lea cerca e ottiene il riscatto, sbatte fuori di casa la suocera. Comincia l’inferno.

L’anziana donna si sente male e viene ricoverata in ospedale.

Il giorno dopo si registra la seconda parte della contesa. Ritorna Carlo Cosco e la nonna di Denise inveisce contro Lea. Urla e parole grosse. La rabbia accumulata è tanta, Lea prende un coltello e minaccia madre e figlio. Sputa, secondo la sorella Marisa, in faccia alla mamma di Carlo. È stanca di certi atteggiamenti. Lea non vuole nulla da loro, vuole vivere felicemente con sua figlia. Cosco rimane impassibile. È stato sempre un vigliacco.

Come la sera del forte litigio tra la sua convivente e Antonio Comberiati. Nemmeno in questa occasione difende la sua donna. Sembra di rivivere la stessa scena.

La sfuriata di Lea sortisce i suoi effetti. Gli “ospiti” abbandonano la casa e ritornano in Calabria. Le due donne, finalmente libere, decidono di andare a Roma. Al concerto del 1° maggio. Denise parte con degli amici, la mamma la segue con la sua auto. Fino al rientro a Campobasso, non sentono Carlo Cosco. Il 5 maggio ritornano in Molise, intorno alle 5:00 del mattino, e raggiungono la loro abitazione.

Il tecnico della lavatrice

Denise, stanca per il viaggio e per la lunga vacanza, resta nel suo letto e non va a scuola. È una decisione presa all’improvviso. Ha spento il cellulare e non si accorge che il padre tenta più volte di mettersi in contatto con lei. Lui non sa, non può sapere, che in casa ci sono sia la madre che la figlia. È una mattina come tante altre. Alle nove bussano alla porta, è il tecnico della lavatrice.

Da qualche giorno, infatti, l’elettrodomestico è guasto. Ne è a conoscenza anche Carlo Cosco, che ha avvisato l’agenzia immobiliare«La lavatrice aveva effettivamente un guasto, di cui mio padre ne era a conoscenza e per cui aveva detto a mia madre che avrebbe chiamato un tecnico».

L’agenzia però ha programmato per il giorno dopo, il 6 maggio, l’arrivo del vero tecnico. Il mafioso Carlo Cosco anticipa i tempi. Lea fa entrare l’uomo con la valigetta degli attrezzi in mano e lo accompagna nel lavatoio. Il presunto tecnico poggia la valigetta vicino alla lavatrice e comincia a maneggiare, a premere tasti.

Non è il suo lavoro, si vede ad occhio che non sa dove mettere le mani.

Lea si insospettisce: va in cucina, prende un coltello e lo nasconde nella tasca dei pantaloni. La donna chiede di aprire la valigetta. Non si fida, è sveglia, vuole vederci chiaro. L’uomo poggia la cassetta degli attrezzi sulla lavatrice e, in un attimo, si avventa contro Lea. Le toglie il coltello dalle mani, la colpisce. È una lotta per la sopravvivenza. Il finto tecnico le conficca in gola due dita. Lea reagisce, stringe con violenza i suoi genitali. La donna è un osso duro, conosce alcune mosse di difesa personale, anche Denise lo conferma nel processo di Milano: «Era pratica di qualche mossa di arti marziali».

La colluttazione fa cadere a terra la cassetta degli attrezzi, il tonfo sveglia Denise, che accorre in soccorso della madre. Si accorge subito della gravità della situazione e comincia a colpire l’uomo con calci e pugni. Lea si divincola dalla presa. Le due donne lottano insieme, l’una per proteggere l’altra.

Un vicino di casa sente delle voci femminili e le urla di aiuto provenienti dall’appartamento occupato dalla Garofalo. Non sa cosa fare, cosa pensare. Si affaccia sul pianerottolo e vede un uomo di spalle correre per le scale e raggiungere il portone d’ingresso del palazzo. È scappato a gambe levate, ma ha lasciato la cassetta degli attrezzi in casa e le sue impronte digitali.

Nella valigetta un’amara sorpresa. Gli utensili per la riparazione sono stati sostituiti con rotoli di nastro adesivo, guanti in lattice, filo di ferro gommato, una corda, forbici, una lama a seghetto e una pallina. Il piano è chiaro. Per fortuna è sfumato. Sembrano dei dilettanti questi Cosco.

Il finto tecnico viene descritto dalle due donne: alto circa un metro e settanta, capelli rasati, magro, carnagione olivastra, viso lungo e tondo, senza barba o baffi, dell’età di circa 37 anni, indossa giubbotto blu, jeans e un tatuaggio sul collo, sotto l’orecchio sinistro. Questa è la descrizione che Lea fa ai carabinieri di Campobasso.

Denise rincorre l’uomo, lo segue fino all’uscio della porta. Così il 19 dicembre 2009 racconta quei momenti: «Lo sconosciuto in seguito al mio intervento e alla continua reazione di mia madre scappava via immediatamente. Voglio precisare che quando l’uomo ha raggiunto la porta di casa io l’ho bloccato chiedendogli chi lo aveva mandato e lui mi rispondeva di lasciarlo stare senza respingermi fisicamente”.

L’uomo si è impaurito. È convinto di trovare solo Lea, la presenza di Denise lo mette in fuga. Gli ordini sono chiari e non si discutono. La ragazza non si tocca.

Lea indica immediatamente il suo ex compagno come mandante di questa aggressione e di questo tentato sequestro. Il Cosco conosce il problema della lavatrice perchè ha abitato in quella abitazione con sua madre, dal 24 al 30 aprile. Lea chiama Marisa, le spiega e le racconta il grave episodio. La sorella ascolta e subito fa un’associazione di idee. Ricorda che la stessa mattina della colluttazione, ha visto Carlo Cosco fermo davanti al bar, di fronte alla scuola di sua figlia. Un alibi perfetto, costruito a tavolino. Tutto è stato studiato, tutto deve filare liscio. Ma non è stata prevista l’eventualità che Denise rimanesse a casa. Il falso tecnico ha l’ordine di tramortire e di rapire Lea e non Denise. Ecco perché scappa quando la figlia del capo lo assale. 

I carabinieri ispezionano la casa e trovano le impronte digitali dell’aggressore. Le inviano ai colleghi dei R.I.S. di Roma per gli esami dattiloscopici. Le impronte corrispondono a un soggetto fotosegnalato nel 2004 dalla questura di Brescia. Il finto tecnico si chiama Massimo Sabatino, un pregiudicato con precedenti penali. Già condannato per rapina e violenza privata, arrestato dal Gico di Reggio Calabria perché appartenente ad un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, arrestato dalla questura di Brescia per rapina.

Dalla banca dati delle forze dell’ordine emerge un dato interessante che lega il Sabatino ai Cosco. Il 16 novembre del 2008 a Milano, in via Montello, durante un controllo, si trova insieme a Carlo, Vito e Giuseppe Cosco. È il fratello di Paola, l’ex convivente di Massimiliano Floreale, amico intimo dei Cosco. È integrato bene nel gruppo malavitoso. L’altra sua sorella, Rosaria, ha avuto una relazione con Rosario Curcio. È quest’ultimo a confermarlo: «Lo conosco perché ero fidanzato con la sorella di lui, tale Rosi. Sono stato con lei circa 5 mesi fino al luglio del 2008».

È stato trovato più volte in compagnia di Rosario Curcio e Massimiliano Floreale, affiliati all’organizzazione. Sabatino è un soggetto idoneo agli studi del Lombroso. È un uomo delinquente, è portato al crimine violento ed è ben inserito nella cosca originaria di Petilia Policastro, che opera anche a Milano, e che fa capo alla famiglia di Carlo Cosco.

Anche questa volta tutto è stato preparato nei minimi dettagli. Il materiale rinvenuto nella cassetta degli attrezzi non è utile per riparare un guasto di una lavatrice. Ha un solo ed unico scopo: immobilizzare Lea, evitare le grida con la pallina da mettere in bocca, legarla con la corda, impacchettarla e sequestrarla. All’esterno dell’abitazione di via Sant’Antonio Abate a Campobasso è presente anche uno dei fratelli del Cosco. Il furgone è parcheggiato in strada, tutto è pronto per accogliere il corpo della donna. Ci sono gli scatoli di cartone e 50 litri di acido.

Una volta dentro, di Lea si sarebbero perse le tracce per sempre. Ma il piano salta per l’intervento di Denise. L’ordine non è di uccidere Lea, ma di rapirla. Altrimenti sarebbe bastata una semplice pistola con il silenziatore. Un’azione da pochi minuti. Il piano è più complesso, prevede il rapimento, l’arrivo in Puglia, l’interrogatorio e poi la morte della donna.

Per i magistrati di Campobasso, il sequestro di persona è finalizzato ad accertare il reale contenuto delle dichiarazioni fatte dalla donna durante il programma di protezione. Il mandante del sequestro, Carlo Cosco, durante l’azione di Sabatino si trova in Calabria, davanti alla scuola che frequenta la figlia di Marisa, la sorella di Lea. Per lui l’incubo non è finito. La donna è ancora viva e può di nuovo accusarlo. Cosco si preoccupa e fa bene.

Lea è una donna non adatta a lui. Se ne frega delle regole, del rispetto, del falso onore, della famiglia e della ‘ndrangheta. Lei nella mente ha solo Denise, il suo obiettivo è creare un futuro diverso alla figlia. È una donna e una madre coraggio.

Non ha paura e dichiara ai carabinieri«…ritengo che l’individuo (Massimo Sabatino, nda) che si era presentato questa mattina qualificandosi come tecnico era certamente un sicario mandato senza ombra di dubbio da Cosco Carlo, il quale ha interesse di farmi ammazzare, perché in questo periodo è venuto a conoscenza che io sono al corrente del fatto che certamente lui ha preso parte all’omicidio di mio fratello Garofalo Floriano, avvenuto nel comune di Petilia Policastro, frazione di Pagliarelle, in data 7 giugno 2005. Considerato che sono stata sotto il programma di protezione per aver rivelato particolari utili ad attività di indagini probabilmente teme che io possa riferire fatti ritenuti utili alle competenti autorità giudiziarie. Mi riservo di riferire particolari utili circa la morte di mio fratello Floriano”.

fonte: Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta, 2012

da WordNews.it

UNDICI ANNI DOPO

Campobasso, 5 maggio 2009. Lea Garofalo subisce un tentativo di sequestro nel capoluogo molisano. La ‘ndangheta tenta di mettere le mani sulla donna ribelle calabrese.

UNDICI ANNI DOPO

di Paolo De Chiara

Per i magistrati di Campobasso, il sequestro di persona è finalizzato ad accertare il reale contenuto delle dichiarazioni fatte dalla donna durante il programma di protezione. Il mandante del sequestro, Carlo Cosco, durante l’azione di Sabatino si trova in Calabria, davanti alla scuola che frequenta la figlia di Marisa, la sorella di Lea.

Cosco si preoccupa e fa bene. Lea è una donna non adatta a lui. È una donna e una madre coraggio. Non ha paura e dichiara ai carabinieri: «…ritengo che l’individuo (Massimo Sabatino, nda) che si era presentato questa mattina qualificandosi come tecnico era certamente un sicario mandato senza ombra di dubbio da Cosco Carlo, il quale ha interesse di farmi ammazzare, perché in questo periodo è venuto a conoscenza che io sono al corrente del fatto che certamente lui ha preso parte all’omicidio di mio fratello Garofalo Floriano, avvenuto nel comune di Petilia Policastro, frazione di Pagliarelle, in data 7 giugno 2005. Considerato che sono stata sotto il programma di protezione per aver rivelato particolari utili ad attività di indagini probabilmente teme che io possa riferire fatti ritenuti utili alle competenti autorità giudiziarie. Mi riservo di riferire particolari utili circa la morte di mio fratello Floriano”.

da WordNews.it

Il Coraggio di dire No… in Abruzzo #Lea

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! Ma proprio a tutti!

Una giornata intensa per ricordare #LeaGarofalo, una donna straordinaria.
#casoli con gli straordinari ragazzi, docenti e dirigenti; a #guardiagrele con la cittadinanza.

Insieme a Marisa, Tonino, Carlo e Massimiliano 📕 e tante, tantissime altre persone. Ancora grazie per questi momenti straordinari.
📕📕📕 AGENDE ROSSE 📕📕📕

Casoli, 7 dicembre 2019

Guardiagrele, 8 dicembre 2019

da Libero Quotidiano #lea

IL CORAGGIO DI DIRE NO
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #10annidopo
Libero, 20 novembre 2019
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LEA è stata lasciata sola, è stata abbandonata dallo Stato e dalle Istituzioni (e dalle Associazioni) di questo Paese.
Nessuno ha mosso un dito, prima. Nonostante la drammatica lettera dell’aprile 2009, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano e agli organi di informazione.
Viviamo in un Paese strano… succede sempre tutto dopo. Le persone si tutelano in vita, non si aspetta la morte per ricordare.
Nulla è stato fatto per salvare Lea dalla Schifosa ‘ndrangheta.
Anzi, è stata ritenuta ‘poco credibile’, una ‘pentita’, una ‘tossica’.
Questi i termini utilizzati da chi doveva proteggerla. Vergogna!!!
#10annidopo
#leagarofalo #fimmina #sfidato #ndranghetaMontagnadiMerda #leavive
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

IL CORAGGIO DI DIRE NO al Libro Aperto, Firenze

locandina

FIRENZE LIBRO APERTO
28 settembre 2018
Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara e Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi. 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

liberi sula carta tavolino

“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

#civuolecoraggio Lea Garofalo, anteprima nazionale

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#civuolecoraggio è il leit motiv di quest’anno, ben rappresentato dal libro inchiesta di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no” dedicato a Lea Garofalo ‘la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta’ edizione nuova, aggiornata fino alla sentenza di Cassazione.

“Lea Garofalo è stata uccisa più volte nell’indifferenza totale. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati perché tutti noi abbiamo girato la testa dall’altra parte. Non bastano le commemorazioni se non cambiamo individualmente ogni giorno i nostri comportamenti.- ha concluso l’autore, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo Ilaria Rambaldi nel 2014 –  La mentalità mafiosa è quella che ci spinge a non avere rispetto per gli altri pensando di essere migliori. Prendo in prestito le parole di don Milani che si interessò dei ragazzi esclusi, giudicati miseri anche intellettualmente ‘Ogni parola che non imparerete oggi è un calcio in culo che prenderete domani.’ Quanti ancora ne stiamo prendendo? Abbiamo timore di acquistare prodotti di una determinata area del sud pensando sia lì la ‘terra dei fuochi’ e non ci rendiamo conto che tutta Italia è coinvolta dal ‘business della monnezza’, vale più dello spaccio! Hanno iniziato al Nord e pian piano sono scesi fino al Sud. Ci vogliono far credere che Ilaria Alpi  e Miran Hrovatin siano andati in vacanza a Mogadiscio! No, Ilaria Alpi viene ammazzata perchè capisce che c’è un traffico internazionale che riguarda armi e rifiuti tossici. Le mafie ci sono, anche se alla guerra oggi preferiscono gli affari.”

da FORMAT RIETI.it

Una storia coraggiosa, oscura e brutale: un libro che è anche un’inchiesta su #LeaGarofalo, la donna coraggiosa che sfidò la #ndrangheta e che, per questo, fu condannata a morte e braccata fino a che non venne tolta di mezzo. Solo dopo la morte fu possibile dare seguito alle sue denunce ignorate e alle sue richieste d’aiuto, lasciate cadere da istituzioni e forze dell’ordine. Paolo De Chiara scrive un libro difficile: #IlcoraggiodidireNo per Treditre Editori. Intervista di Tommaso Caldarelli, video di Maurizio Rossi #civuolecoraggio

https://www.facebook.com/liberisullacarta/videos/2188981868005087/

 

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“E’ stata calpestata la dignità di Lea Garofalo”

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Mappano, la panchina dedicata a Lea

 

Ho terminato di leggere il libro di Paolo De Chiara, “Il Coraggio di dire no”, sulla triste e tragica vicenda di Lea Garofalo. Che dire… sono felice di averlo conosciuto e sicuramente sarà qualcosa che i miei figli avranno il piacere di apprezzare fra qualche anno mentre sarà mia cura custodirlo gelosamente oggi. Il giornalista non solo fotografa perfettamente la storia, ma credo che sia riuscito nell’intento di ridare la giusta dignità a Lea e la giusta dimensione alla vicenda nella sua totale gravità e incompetenza gestionale.

Già..la dignità! Poichè a qualcuno ha fatto comodo farla passare da ignorante ma soprattutto da pentita! Lea non era una pentita ma una testimone di giustizia, la differenza è abissale!

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Lea e Denise, Milano, 24 novembre 2009

Questa foto che pubblico rispecchia in pieno il dramma vissuto dalla mamma e da sua figlia in questa vicenda, in questo fermo immagine di una telecamera milanese c’è immortalato il coraggio ma soprattutto la solitudine. 

Già… la solitudine! Per averne percezione del freddo morale che ha patito bisognerebbe che ognuno leggesse la lettera che inviò al Presidente della Repubblica nella quale asseriva di essere conscia di quale sarebbe stato il suo futuro… di credere ancora nella giustizia nonostante l’abbandono.. ma soprattutto… la richiesta di aiuto da parte di qualcuno!

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Lea e la ‘bestia’ Carlo Cosco

 

Già… perché se la ‘ndrangheta l’ha uccisa materialmente c’è da sottolineare che i primi fendenti astratti alla sua persona li ha ricevuti da uno Stato assente e silente rispetto alle sue urlate richieste di attenzioni. Lea non voleva soldi, compassione o pena, non voleva essere a carico di nessuno, voleva solamente che gli fosse data una possibilità… una chance per essere autonoma e indipendente… per garantire sicurezza alla figlia!

La sua Denise! Nessuno si presentò prima… tutti a fare la fila dopo… casualita’! Sempre insieme Lea e Denise, legate come le maglie di una catena, spezzate dalla violenza animalesca di Carlo Cosco e dalle altre bestie che hanno deciso di cancellarla dalla faccia del pianeta!

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Denise e Lea Garofalo

Era forte Lea… Era bella Lea… era come la sua terra! Caparbia, determinata, orgogliosa e coraggiosa! Era una grande donna! Aveva respirato da piccola l’aria di ‘ndrangheta ma i suoi polmoni la rifiutavano quella puzza e dopo la nascita della figlia si tappò la bocca e le narici tanto divenne nauseabonda! Per amore di quella creatura combatté, si ribellò alla logica ‘ndranghetistica rompendo gli schemi e questo lo pagò con la vita. Il libro è meraviglioso e da leggere d’un fiato in contrapposizione all’ambiguità pilotata del film dove forse era più comodo e funzionale esaltare altro rispetto al coraggio di una donna sola, dove quasi bisogna ringraziare il pentimento di qualcuno per il ritrovamento del corpo, dove io , che sono calabrese, inorridisco al solo pensiero di acquistare una t-shirt o una bandierina da esibire come allo stadio o da sponsor su qualche prodotto sopra un qualsiasi banchetto di una qualsiasi iniziativa. Bisogna avere rispetto… quello che ha avuto il giornalista De Chiara, che a dispetto dei molti che in vita gliela “calpestarono” la dignità, lui, con questo suo stratosferico libro, le ha fatto il regalo più grande restituendogliela!

Arturo Andrea Demetrio

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Il Coraggio di dire no

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PALERMO, 13 e 14 maggio 2016

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GRAZIE DI CUORE ai dirigenti, ai docenti e ai favolosi ragazzi di Carini, Torretta e Borgetto (Palermo).

Due giorni intensi per ricordare e per urlare che le mafie sono una Montagna di Merda.

PER NON DIMENTICARE…

AUGURI Lea GAROFALO, fimmina calabrese. Uccisa a Milano dalla ‘ndrangheta

targa ponte dedicato a LEA

 

Per non dimenticare LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Kr, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009)

La donna coraggio che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.

BUON COMPLEANNO FIMMINA CALABRESE!!! 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone)…8 marzo 2014. Per non dimenticare Lea GAROFALO, la fimmina calabrese che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

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ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone)

8 marzo 2014

Per non dimenticare Lea GAROFALO,

la fimmina calabrese che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

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teresa

isola capo rizzuto, 8 marzo 2014 MANIFESTO

articolo crotonese

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angela napoli

 

CULTURA DELLA LEGALITÀ… in Molise (Isernia), 19 ottobre 2013

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CULTURA DELLA LEGALITÀ… in Molise (Isernia),

con gli studenti del Liceo Classico e Magistrale.

Per ricordare Lea GAROFALO, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta.

19 ottobre 2013

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funerali milano, 19 ottobre 2013 LEA TESTIMONE

 

Libro Lea

UN FUNERALE PER LEA GAROFALO, Milano 19 ottobre 2013

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LEA GAROFALO

“…la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]”. 

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Milano, 14 ottobre 2013 –  Una giornata dedicata alla memoria di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009. Il 19 ottobre non solo il funerale civile a quasi quattro anni dalla morte, ma anche una serie di iniziative per la lotta alla mafia. Come chiesto espressamente da Denise, figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009, si svolgeranno infatti sabato a Milano (al momento confermata piazza Beccaria, ore 10.30) i funerali di Lea Garofalo, alla presenza di personalità esempio della lotta alla mafia. Prenderanno la parola in quell’occasione, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Circoleranno 3mila bandiere per sensibilizzare sull’accaduto e sara’ stampato in migliaia di copie un segnalibro con una frase scritta da Denise: “in ricordo della mia giovane mamma, uccisa per il suo coraggio”. “L’invito a partecipare che deve arrivare ai cittadini – ha detto Don Ciotti – proviene direttamente da Denise. Tutti noi abbiamo un debito con chi e’ stato ucciso e con chi e’ rimasto solo, come Denise. In piazza leggeremo alcuni passaggi del diario di Lea. E’ importante esserci, partecipare; ed e’ importante che la gente sappia”.

Mentre ci vorra’ ancora qualche giorno per definire i dettagli del funerale, per il pomeriggio l’appuntamento e’ dalle 14 alle 19 ai giardinetti di via Montello 6, aperti al pubblico dopo che, nella stessa giornata, saranno dedicati a Lea Garofalo con una targa. Non e’ un luogo casuale: in via Montello 6, infatti, si trova il fortino delle cosche, oggi sgomberato. Dei pannelli informativi, spiegheranno cosa e’ successo alla testimone di giustizia. “Milano – ha detto Pisapia – ha voluto dimostrare con concretezza il proprio impegno di lotta alla mafia, anche costituendosi parte civile in tutti i processi. Non si puo’ dire che la citta’ sia immune alla mafia, ma oggi sono stati creati degli argini”.

da ilGiorno.it

PER NON DIMENTICARE. Pagliarelle (Petilia Policastro, Crotone)… la casa di Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la maledetta e schifosa ‘ndrangheta.

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LEA TESTIMONE

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La drammatica storia di Lea GAROFALO… a MONTENERO di BISACCIA (Campobasso), 12 ottobre 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta…

a MONTENERO di BISACCIA (Campobasso), 12 ottobre 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… ad AGNONE (Isernia), 19 settembre 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta…

ad AGNONE (Isernia), 19 settembre 2013

Teatro Italo Argentino, ore 20.00

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina), 13 settembre 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina)

venerdì 13 settembre 2013, ore 17.30

 

 

A CORI UN FESTIVAL SULLA SCRITTURA E LA LEGALITA’

In questa calda «Estate Corese 2013» la città d’Arte è pronta ad accogliere un’altra iniziativa di altissimo spessore. Nel fine settimana il Complesso Monumentale di Sant’Oliva ospiterà «Le forme della Scrittura – Festival di letteratura, teatro e musica», organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cori col suo staff, in collaborazione con la Provincia di Latina e la Regione Lazio.

La rassegna è pensata e costruita intorno al valore della scrittura che, nelle sue differenti forme espressive, diventa il mezzo per definire il mondo che ci circonda, per comprendere la quotidianità e per affrontare i temi culturali e civili della contemporaneità. Il festival vuole aprire uno spazio di confronto tra discipline e modalità di espressione diverse, che abbiano nella scrittura il loro carattere fondante. Verranno proposti eventi in cui, declinata nelle differenti forme di letteratura, teatro e musica, la scrittura sarà strumento necessario per raccontare l’attualità attraverso i linguaggi della creatività e le loro contaminazioni.

Il tema scelto per questa prima edizione è la legalità. La realtà in cui viviamo necessita di occasioni per riflettere sul suo carattere di emergenza sociale e civile, per condividere e proporre insieme idee e soluzioni di cambiamento. Il Festival nasce per unire cultura e impegno civile perché senza rispecchiare la verità,  la cultura rischia oggi di svuotarsi di contenuti. La legalità  sarà la matrice comune di tutti gli appuntamenti in programma, per creare una consapevolezza individuale su questo argomento e acquisire una coscienza collettiva sulla necessità di difendere il Nostro Paese ed il bene comune.

La manifestazione inizierà venerdì 13, alle ore 17.30, con la presentazione del libro di Paolo De Chiara, «Il coraggio di dire no. Lea Garofalo», presso la Sala conferenze del Museo della Città e del Territorio. Alle ore 21.30 seguirà il concerto dei gruppi emergenti locali in Piazza S. Oliva. Nello stesso piazzale, sabato 14, alle ore 21.30, lo spettacolo teatrale «Il paese della vergogna», conDaniele Biacchessi e i GANG. Gran finale domenica 15, nella Sala conferenze del Museo, con la proiezione, alle ore 17.30, del documentario «Il giorno prima» a cura dell’Associazione «I Cittadini Contro le Mafie». A seguire l’incontro/dibattito «L’antimafia del giorno prima, perché stare vicino alle vittime» con Antonio Turri – Presidente dell’Associazione – e la testimonianza un testimone di giustizia. Ingresso gratuito.

da http://www.h24notizie.com/news/2013/09/09/a-cori-un-festival-sulla-scrittura-e-la-legalita/

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La scelta giusta e quella sbagliata

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12/05/2013

FORLI’, 12 MAGGIO 2013 – È un aula multimediale gremita quella che ha accolto Danilo Chirico, Paolo De Chiara e il sottoscritto al Liceo Scientifico Paulucci De Calboli di Forlì il 9 maggio. La pluriennale manifestazione “Coltiviamo la legalità” offre una importante occasione di incontro e confronto fra studenti e giornalisti, ed in questo caso anche un attore prestato al giornalismo, per parlare di temi tanto delicati quanto importanti: il concetto di legalità, giustizia e diritti civili.

La scuola, come affermato da Paolo De Chiara e sottolineato in più occasioni anche da Danilo Chirico, è il primo baluardo a difesa della democrazia e della civiltà; nella scuola si trasmettono valori come la tolleranza, l’uguaglianza e il rispetto della legge, ma anche il valore delle piccole azioni quotidiane come lo studio e la fatica, il successo e il fallimento che sono parte integrante della crescita di cittadini consapevoli.

La consapevolezza è il fulcro di ciò che viene affrontato durante l’incontro. La vicenda di Lea Garofalo, esposta con grande passione da Paolo De Chiara agli studenti letteralmente rapiti, è il tragico percorso di una donna consapevole delle scelte fatte, disposta ad affrontare le conseguenze della propria ribellione in nome di una vita libera dalla schiavitù dell’anti-cultura ‘ndranghetista. Risulta tuttavia difficile per chi viene dalla tranquilla provincia romagnola non cadere nell’errore di giudicare come eroi Lea Garofalo o le molte persone ritratte in “Dimenticati”, ma è proprio l’autore di quest’ opera, Danilo Chirico, che con disarmante franchezza chiarisce che coloro i quali si sono battuti e si battono contro ogni tipo di criminalità organizzata non sono eroi e non è costruttivo considerarli tali in quanto persone alla ricerca di una vita normale, come tutti noi.

La normalità, per definizione, non deve essere eroica e dunque eccezionale ma bensì quotidiana, così come giornaliera e costante deve essere la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Per rispondere alle molte domande poste dagli studenti che vogliono principalmente sapere cosa resta ancora da fare e quale può essere il contributo di un liceale Chirico usa una metafora molto efficace: “con la cultura si fa mancare la terra sotto ai piedi della mafia”, lo studio e l’integrazione nel tessuto sociale sono il reale contrasto alla avanzata della criminalità organizzata.

Due ore dopo l’inizio di questo incontro i ragazzi sciamano fuori dalla sala non prima di avere salutato con un lungo applauso i due giornalisti uniti nella lotta per la legalità, così simili e pure così diversi: appassionata e a tratti tuonante l’eloquenza di De Chiara, riflessivo ed ipnotico Chirico con un argomentare che non lascia spazio a dubbi sulla scelta di vita che ha fatto. Il sottoscritto, nonché moderatore, ringrazia per la lezione di vita e di stile.

Alessandro Bertolucci

http://www.infooggi.it/exportArticle.php?id=42145

Il coraggio di dire no, uno spiraglio di luce nelle zone d’ombra. Anche a Forlì

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10/05/2013
A cura di GIULIA FARNETI

FORLI’ (FC), 11 MAGGIO 2013 – «Sbagliano persino a scriverla, a pronunciarla. La scrivono n’drangheta e la pronunciano andrangheta. Sbagliano in tanti, anche giornalisti o dirigenti politici, intellettuali e presentatori televisivi. Segno che per troppo tempo nessuno l’ha davvero presa sul serio, la ‘ndrangheta. E i boss calabresi ne hanno approfittato costruendo il loro impero, da Sud a Nord». Inizia con la lettura di Dimenticati “Coltiviamo la legalità” alla Fabbrica delle Candele, il percorso voluto e realizzato dal Comune di Forlì per sensibilizzare la cittadinanza e le giovani generazioni sui temi della legalità. La conferenza è stata presieduta da Danilo Chirico, direttore di “Paese sera”, presidente dell’associazione daSud e vincitore del premio Montanelli 2011 con “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, Paolo De Chiara giornalista molisano e autore del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo la donna che sfidò la ‘ndrangheta” e da Alessandro Bertolucci, collaboratore con il quotidiano Infooggi.it, oltre che attore teatrale, cinematografico e televisivo.

Quello che si è verificato in Calabria negli anni 80 ora sta succedendo al Nord Italia, purtroppo le persone non capiscono e fanno finta di non capire che la ’Ndrangheta si sta prendendo pezzi interi della loro vita. « Il silenzio che si è perpetrato con la complicità delle classi dirigenti calabresi e con l’apatia da parte dei cittadini ha determinato la forza della criminalità organizzata. Ha aggredito e ucciso, ma lo Stato non ha saputo dare una soluzione. I morti ammazzati non hanno un colpevole, le persone hanno perso fiducia e questo senso di abbandono le ha permesso di diventare ciò che è diventata oggi», ha affermato il cronista calabrese. «Lea Garofalo è una donna e una madre coraggio che ha avuto la forza di dire no e che non ha voltato la testa dall’altra parte. È una ‘fimmina’ che si è ribellata con tutte le sue forze», così Paolo De Chiara parla di Lea. É nata in una famiglia di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della mafia sin dalla culla. Ha visto morire suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro in provincia di Crotone, suo fratello Floriano, detto Fifì , i suoi cugini, gran parte dei suoi amici. Lo Stato con Lea Garofalo non ha fatto il suo dovere. Lea si è sentita abbandonata da tutto e da tutti, è lei stessa, nel suo memoriale del 28 aprile 2009 indirizzato al Capo dello Stato, a scrivere: «chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate. […].La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile […]». « Lea da sola, senza l’aiuto di nessuno, è riuscita a sconfiggere un intero clan di ‘ndrangheta. La storia di Lea insegna che è possibile immaginare un futuro diverso», ha detto il cronista molisano.

Al Nord per troppi anni è stata sottovalutata la presenza delle organizzazioni criminali. Presenti da tantissimi anni con i loro sporchi affari che odorano di sangue. Le mafie, oltre ad imporre il loro potere, hanno un enorme consenso sociale e politico. «Il faro della legalità è la scuola, il faro della legalità è la famiglia; quando poi questi ragazzi mettono il naso fuori da questi contesti e vedono concretamente esempi negativi è necessario parlare con loro». È doveroso compiere il nostro dovere di cittadini, sempre e comunque. «Gran parte di coloro che abitano al Nord del Paese sostengono che chi vive al Sud abbia gli anticorpi; non è vero. Gli anticorpi ce li hanno tutti, ma non tutti hanno le opportunità. La ‘ndrangheta va dove sente odore di soldi; un tempo al Settentrione ne circolavano molti, ora non è più così. Sono le organizzazioni criminali ad avere i soldi adesso; non deve emergere più la differenza tra Nord e Sud del Paese. Purtroppo, ora tutti siamo nella stessa situazione. Anche voi dell’Emilia Romagna non siete immuni a questo cancro. Tutto ciò che succede a Reggio Calabria ora succede anche a Milano, Bologna e anche a Forlì.», ha affermato Chirico.

Oggi l’informazione è controllata; la stampa non è libera, è strettamente collegata al potere politico; quando l’informazione è così legata non è più il cane da guardia della democrazia ma diventa il cane da compagnia o da riporto. La conferenza ha avuto un riscontro molto positivo per la città e per i suoi cittadini, i quali si sono sentiti non più semplici spettatori, ma presi per mano e parte integrante di quello che si sta estendendo in tutto il Paese, grazie a tre relatori eccellenti. Oggi più che mai dobbiamo tenere accesi i riflettori, dobbiamo avere il coraggio di no alla cattiva politica, all’imprenditoria marcia e al puzzo del compromesso. Solo così la criminalità organizzata può essere sconfitta.

Giulia Farneti

http://www.infooggi.it/articolo/il-coraggio-di-dire-no-uno-spiraglio-di-luce-nelle-zone-d-ombra-anche-a-forli/42069/?fb_action_ids=574169679302488&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

(VIDEO) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a ERCOLANO (Na) – RadioSiani

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La drammatica storia di LEA GAROFALO… RadioSiani Webradio della Legalità.

Ercolano (Na), 6 maggio 2013

Radio Siani – Libri On air – Il Coraggio di dire no

IL CORAGGIO DI DIRE NO… RadioSIANI – Libri On air

IL CORAGGIO DI DIRE NO…a FORMIA

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FORMIA 

Giovedì 18 aprile 2013, ore 17.00

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MANIFESTO2
MANIFESTO1
http://www.falcoeditore.com/il_coraggio_di_dire_no.html

CASO Lea GAROFALO. Iniziato l’APPELLO.

 “Sappia Carlo Cosco che nessuno lo perdonerà mai per quello che ha fatto. Ne’ Denise, ne’ io, ne’ tutti i miei parenti”. Lo ha detto all’Ansa, Marisa Garofalo, sorella di Lea, riferendosi alla confessione in aula a Milano, in Corte d’assise d’appello, di Carlo Cosco, compagno della vittima, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lea Garofalo.

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la 'ndrangheta

Milano, 9 aprile 2013 – I udienza, II grado di giudizio.

Dopo gli ergastoli è arrivata la strategia dei Cosco? Gli affari non si possono gestire dal carcere? Meglio avere qualche fratello (fuori) che si occupi del clan? Le prossime udienze saranno fondamentali per capire…  

Cosco in tribunale: «Ho ucciso io Lea Garofalo»

L’ex compagno, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della donna che lo aveva accusato, ammette per la prima volta la propria responsabilità

«Mi assumo la responsabilità dell’omicidio di Lea Garofalo». Carlo Cosco, ex compagno della vittima, si assume la responsabilità del delitto della testimone di giustizia che venne uccisa il 24 novembre 2009. Cosco, condannato in primo grado all’ergastolo, ha reso dichiarazioni spontanee durante la prima udienza del processo d’appello in corso a Milano. Cosco ha spiegato che avrebbe voluto ammettere prima le sue responsabilità, ma «una serie di circostanze mi ha impedito di farlo». «Renderò conto di tutto quanto – ha proseguito – dopo che che avrete ascoltato il collaboratore di giustizia Carmine Venturino», il quale ha rivelato dove si trovava il corpo della testimone di giustizia, uccisa nel 2009, che in un primo momento gli inquirenti ritenevano fosse stata sciolta nell’acido.
«Io adoro mia figlia. Merito il suo odio perché ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono», ha proseguito Cosco chiedendo scusa alla figlia Denise, coraggiosa testimone del processo di primo grado in cui l’uomo e stato condannato insieme con altri cinque imputati. E anche il collaboratore di giustizia Carmine Venturino, uno degli imputati, che grazie alle sue rivelazioni ha permesso di ritrovare i resti della donna in un campo Monza, ha chiesto: «Voglio venire in aula a raccontare la verità». Molto probabilmente i giudici potrebbero accogliere la sua richiesta già nella prossima udienza, fissata per l’11 aprile. In quella data i giudici decideranno anche se riaprire il dibattimento alla luce delle nuove prove presentate dal pm Marcello Tatangelo e dalle parti civili e si pronunceranno su tutte le richieste avanzate dalle parti.

dal Corriere della Calabria, 9 aprile 2013

 

 

Il dito sotto l’occhio destro… un segnale per qualcuno?

da TG La7 del 09/apr/2013

Per la prima volta, nel processo di appello, Carlo Cosco, già condannato all’ ergastolo, ammette l’assassinio. Ma la sua confessione non scioglie tutti i dubbi. Servizio di Guy Chiappaventi

CASO LEA GAROFALO, secondo grado di giudizio

OMICIDIO LEA GAROFALO, II GRADO.

Calendario delle UDIENZE fissate dalla Corte di Assise di Appello di Milano per il processo contro Carlo, Giuseppe e Vito Cosco, Rosario Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino.

Le DATE: 9, 11, 12 e 16 aprile 2013.

15, 16 e 21 maggio 2013.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Cassino, 22 marzo 2013

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CASSINO, 22 marzo 2013 – ore 16

L’Associazione contro le illegalità e le mafie“Antonino Caponnetto” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, con il patrocinio del Comune di Cassino, presentano

“DONNE DI ANTIMAFIA: LA STORIA DI LEA GAROFALO”

SALUTI:

Giuseppe Gollini Petrarcone (Sindaco di Cassino)

Igor Fonte (Associazione “Peppino Impastato” di Cassino)

Elvio Di Cesare (Segretario nazionale “Associazione Caponnetto”)

Antonio Turri (Presidente Associazione “I cittadini contro le mafie”)

Michele Falco (Editore)

INTERVENTI:

Patrizia Menanno e Letizia Giancola (“Associazione Caponnetto”) con Paola Primicerj (Coordinatore  dell’Ufficio del Giudice di pace di Cassino)

Enrico Fierro (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, autore della Prefazione)

Armando D’Alterio (Proc. D.D.A. di Campobasso)

Federico Cafiero De Raho (Procuratore aggiunto e Coordinatore D.D.A. di Napoli)

Paolo De Chiara (Autore del libro)

MODERA: Nello Trocchia (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”)

La presentazione si svolgerà a Cassino (FR) venerdì 22 marzo 2013 alle ore 16,00 presso la Biblioteca Comunale “Pietro Malatesta” – Centro “Arcobaleno” – Tribunale di Cassino in Via del Carmine

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(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Petilia Policastro

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Petilia Policastro 

L’intervento di Marisa Garofalo (sorella di Lea)
CALABRIA, Petilia Policastro (Crotone), 16 marzo 2013

Presentazione del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore, 2012)
http://www.falcoeditore.com

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(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Campobasso, 9 marzo 2013

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IL CORAGGIO di RICORDARE la STORIA di LEA GAROFALO a Campobasso 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30 presso la Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”, via D’Amato.

Servizio TGNorba24 di Stefano Ricci

 

Il CORAGGIO di Lea Garofalo 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30 presso la Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”, via D’Amato.

Servizio TeleMolise di Marta Martino

Programma della manifestazione di Campobasso:
SALUTI:
Luigi DI BARTOLOMEO (Sindaco Comune di Campobasso)
Nicola FRENZA (Presidente Osservatorio Molisano sulla Legalità)
Vincenzo BONCRISTIANO (Segretario CittadinanzAttiva Molise)

INTERVENTI:
Francesca FERRUCCI (tenente CC, già comandante NORM Campobasso)
Marisa GAROFALO (Sorella di Lea)
Paolo DE CHIARA (Autore del libro)

MODERA:
Giovanni MANCINONE (Giornalista RAI e Vice-presidente AssoStampa Molise)

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Venafro

locandina VENAFRO

Venerdì 22 febbraio 2013, ore 17.00

Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.
di Paolo DE CHIARA

INTERVENTI:

Lorenzo DIANA (Presidente Nazionale RETE DELLA LEGALITA’, Associazione Antiracket e Antiusura; Presidente CAAN – Centro Agro Alimentare Napoli); 
Nicola MAGRONE (già Procuratore della Repubblica di Larino); 

MODERA: Donata CAGGIANO


La Manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale ‘Movimento Giovanile Venafro’ e dal Movimento AGENDE ROSSE ‘Molise’.

Centro ‘don Luigi Orione’, via Pedemontana

(VIDEO) Lea GAROFALO. Per non dimenticare una donna e una madre coraggio.

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta di Paolo De Chiara

…Intervento disponibile dal minuto 18.57…

TeleMolise
dalla trasmissione ‘Figaro’, del 17 gennaio 2013.

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
(Falco Editore)


con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI

[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana.
Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue.
dalla Prefazione di Enrico Fierro

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà».

(dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)

Paolo De Chiara

Il coraggio di dire no
Lea Garofalo
la donna che sfidò la ’ndrangheta 
Editore FALCO
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5

http://www.falcoeditore.com/il_coraggio_di_dire_no.html

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