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TUTTO PREVISTO

MOLISE. La lunga agonia non è stata interrotta dalla mozione di sfiducia. Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Più che i numeri è mancato il coraggio. Quello che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti.

TUTTO PREVISTO

di Paolo De Chiara

Un risultato ampiamente previsto. La mozione di sfiducia non ha portato a nulla. Non c’è stata la “cacciata” di Toma, il famoso sGovernatore del Molise. Il peggiore tra i peggiori. Ora lui pensa di essere, politicamente, forte. Quasi imbattibile. Una mera illusione. Restano i penosi risultati. Su tutti i fronti. E non potranno mai essere cancellati dalle inutili dichiarazioni. Parole che volano via, nel vento. 

Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Otto contro dodici (il “Ponzio Pilato” democristiano Iorio, il più sGovernatore di tutti, si è astenuto). Più che i numeri è mancato il coraggio e la dignità. Caratteristiche che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti: sparlano, attaccano, dichiarano, scrivono. Ma poi si accodano (votando tutti compatti) o si astengono. Pensano pure di essere degli statisti. Sono dei codardi, politicamente parlando. Potevano chiudere anzitempo la legisltaura più bislacca della storia della Regione Molise. Hanno deciso di proseguire questa commedia in maschera

Toma è salvo, i suoi assessori intercambiabili sono salvi. Gli eletti hanno salvato le loro poltrone e il loro ricco stipendio. Ma il Molise resta moribondo.

Arriverà questa Regione alla fine della legislatura?

Le responsabilità, però, vanno suddivise: chi ha messo la croce sulla scheda elettorale, scegliendo il peggio, ora cosa starà pensando? Ma starà pensando? L’elettore molisano è soddisfatto di aver scelto, in consiglio regionale, questi dilettanti?

La matematica non è un’opinione. La sconfitta politica, per i promotori del documento, è innegabile. La maggioranza ha mostrato compattezza. Si sono arroccati, hanno reagito. Si sono fatti due conti. Alla fine hanno compreso che non potevano rischiare la loro triste “carriera”. Il futuro fa paura.  

Questa è l’ennesima lezione per i molisani: la prossima volta scegliete il meglio, in quella cabina elettorale. Dimenticando le false e nocive (per l’intera comunità) promesse da marinaio. «Sì, ma non c’è alternativa» continua a dire qualcuno. Metteteci la faccia, mettetevi in gioco. La politica ha bisogno di persone perbene. Basta delegare, finitela di accontentarvi. I piccoli favori (come i grandi) non possono essere barattati con i diritti e con il futuro dei vostri figli.

Molisani, candidatevi. E spazzateli via. Per sempre.       

da WordNews.it

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

INTERVISTA al presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica: «Il diritto alla salute è sparito. I commissari sono stati creati per distruggere la sanità pubblica». Sul Covid: «Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale». Sui parlamentari 5Stelle: «Non riesco a giudicarli positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata. Mi ha fatto cadere le braccia. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia».

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

di Paolo De Chiara

«La sanità molisana è in uno stato di abbandono». Queste le parole utilizzate dal dott. Italo Testa, presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica di qualità. Il tenace professore che da qualche anno si è messo in testa di opporsi e di contestare le scelte discutibili della politica molisana su un settore molto delicato. Per il suo impegno, in passato, ha ricevuto anche pesanti minacce di morte, ma non ha mai arretrato di un millimetro. Lui, medico in pensione, ha un sogno: la sanità pubblica deve tornare ad essere di qualità. Anche in Molise. Lo abbiamo intervistato in un momento particolare per la sanità molisana, dove le contraddizioni – già denunciate negli ultimi anni – sono emerse anche grazie all’emergenza Covid.

Ma qual è la situazione attuale?

«Ci sono tre Ospedali residui in Molise: il “Cardarelli” di Campobasso, il “Veneziale” di Isernia e il “San Timoteo” di Termoli. Tutti e tre sono stati utilizzati come ospedale Covid e, quindi, chiusi per le altre specialità, con l’aggravante che già prima della patologia virale erano già molto sotto, sotto, sotto organico a causa del blocco del turnover che dura da 12 anni».

Con la legge Grillo si sono riaperti i concorsi.

«Avevano riaperto la concorsualità anche per le zone che erano in debito sanitario, ma non sono stati espletati».

Per quale ragione?

«Con la scusa che la gente non vuole venire nel Molise».

Perché la gente non vuole venire nel Molise?

«In effetti venire nel Molise diventa una scelta difficile».

Perché?

«Con il rischio di chiusura degli ospedali chi è che ci viene a lavorare se poi, dopo un anno, se ne debbono andare. Già i molisani se ne vanno tutti per la situazione che c’è. Molti medici molisani li ritroviamo ovunque, anche ad alti livelli. Gente capace che se ne è dovuta andare perché qui non trovava sfogo. Man mano che veniva depauperata la sanità pubblica si avvantaggiava notevolmente quella privata accreditata. Una situazione di grossa difficoltà, soprattutto dopo la chiusura dell’ospedale di Venafro e dopo la chiusura dell’ospedale di Larino. L’ospedale di Agnone è stato depauperato di tutti i servizi, ha solo il nome di ospedale di zona disagiata, ma non ha quei servizi. Nonostante tutto questo, compresa la riduzione del Cardarelli, dove il POS di Frattura (nei giorni scorsi è stato clamorosamente bocciato dalla Corte Costituzionale l’art.34 bisnda) aveva stabilito che ci dovevano essere due posti letto di malattie infettive, gli unici letti in tutta la Regione Molise».

E con il virus cosa è successo?

«Nel Molise per fortuna abbiamo avuto un numero limitato di decessi. Sono 22 decessi su 300mila abitanti, non è che siano proprio pochi. E c’è stata anche una grossa moria degli anziani. Molti sono morti a casa e non sappiamo come, ma sicuramente non sono andati in ospedale».

Perché non sono andati in ospedale?

«Perché gli ospedali erano chiusi, erano aperti solo per le urgenze. Anche per le urgenze i malati preferivano rimanere a casa, piuttosto che correre il rischio di andarsi a prendere il Covid19 che era considerata una condanna a morte sicura per un anziano o per un malato. C’è stata una presa di posizione dei cardiologi molisani, anche come associazione cardiologica italiana. Sono aumentati i morti per infarto perché non volevano andare in ospedale e si mantenevano i loro problemi cardiaci. Quindi c’è stata anche questa aggiunta. La disposizione di chiusura dei ricoveri e degli ambulatori per altre patologie era derivata da questo, che gli ospedali generali pubblici erano diventati tutti ospedali covid».

Secondo lei come è stata gestita questa emergenza dalla politica regionale?

«Male».

Che intende?

«È stata colta all’improvviso e non si è preparata adeguatamente a difenderci da questa situazione e, quindi, l’errore è stato proprio quello di convogliare tutto nell’ospedale generale. C’era stata un’altra grossa problematica italiana, ovvero quella di stabilire di chiudere tutti i piccoli ospedali, puntando sull’ospedale generale grande che doveva fare le grandi cose e questo ospedale generale grande si è dimostrato un gigante dai piedi d’argilla. Con il covid è crollato l’ospedale, come ospedale generale. L’altra patologia è stata disconosciuta. Ovunque, non solo in Molise. Parliamoci francamente…».

Prego…

«Con questa linea politica, partita con Berlusconi, è stata proseguita da Renzi, quindi dal Pd con Gentiloni, hanno pensato di chiudere i piccoli ospedali puntando sull’ospedale unico, come hanno cercato di fare qui nel Molise. Senza sapere che nelle situazioni gravi, come quelle del Molise, se metti un ospedale e la gente non riesce a raggiungerlo quella struttura non esiste».

Il covid ha insegnato qualcosa? La sanità pubblica molisana è preparata per una eventuale emergenza?

«No. Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale da covid. Sappiamo ormai, sia dall’andamento delle epidemie ma soprattutto dall’andamento delle pandemie, che queste situazioni non si esauriscono in tre mesi. In poco tempo riescono ad essere attutite per questioni ambientali, per questioni climatiche. Però ritornano, specialmente le pandemie. Girano tutti i continenti e siccome la terra è diventata piccola, ritornano. Come stanno ritornando in Corea, come stanno ritornando in Sud Corea. Sembravano esaurite, ma stanno ritornando. In Italia, purtroppo, tornerà. E se si vuole ripetere lo stesso errore di non isolare questi malati in ambienti specifici, chiuderanno di nuovo gli ospedali. In Molise si sta discutendo da mesi se fare una struttura isolata oppure farla nel “Cardarelli”, come è stato fatto fino ad ora».

Qual è la ratio di queste discussioni?

«Campobasso vuole mantenere l’ospedale unico. La teoria dell’ospedale unico fa comodo al “Cardarelli”. Fa comodo avere l’ospedale unico perché così si è sicuri che l’ospedale resta unico nel Molise. Questo è l’errore più grave che ci possa essere. Anche se metti un padiglione a parte dove ci metti i malati, l’ambiente è sempre quello. Devono arrivare questi soldi da Roma e se l’ospedale pubblico covid non si fa, chi lo fa?»

Chi lo fa?

«Il privato. In Molise la situazione è drammatica, questa discussione che si sta facendo sull’ospedale unico covid a Larino e misto covid al “Cardarelli” è una cosa incomprensibile ai più».

La sanità in Molise è commissariata da tanti anni. Lei come giudica l’azione di questi commissari?

«I commissari sono stati creati apposta per distruggere la sanità pubblica. Un disegno strategico statale. Il commissario era il governatore, al quale erano stati affiancati dei funzionari ministeriali come subcommissari con l’obbligo della firma e del controllo. In 12 anni ci sono stati cinque subcommissari e un co-commissario, non dobbiamo dimenticare che nell’ultimo periodo di Iorio (già sGovernatore del Molise, nda), con il governo MontiBalduzzi era ministro della Sanità, fu mandato il commissario Basso con lo scopo di fare un nuovo piano per risanare il bilancio. Questo piano non si è saputo che fine abbia fatto. È stato pubblicato ed è stato ritirato. Dopodiché fu eletto Frattura (penultimo sGovernatore del Molise, nda). C’è una grossa responsabilità dei Governi che collimava con la volontà dei commissari di gestire la sanità da soli. Tutti i funzionari dovevano fare quello che diceva il commissario. Noi adesso sappiamo che le somme che venivano pagate dai molisani per l’aumento dell’Irpef non venivano versate sul conto della sanità per ridurre il debito, ma venivano usate per pagare altre cose».

Ad esempio?

«Tipo anche i mutui che non dovevano essere pagati con quei quattrini».

Le responsabilità, quindi, non sono soltanto della politica regionale?

«No, anche dei Governi che si sono succeduti. Pensiamo, ad esempio, che il POS Frattura, con due posti letto di malattie infettive per tutta la Regione, è stato approvato con legge dello Stato, durante il governo Gentiloni. Questo ci offre la misura di quella che è la volontà. Il mio timore è che il Pd al Governo continui con questa linea. Non vedo nessun ritorno verso il pubblico».

Qual è l’obiettivo politico?

«La privatizzazione spinta verso il sistema assicurativo. Con una parvenza di sanità pubblica, che c’è sempre stata. Il diritto alla salute conquistato con legge è sparito completamente. Adesso, nei contratti di lavoro, anche dei metalmeccanici che sono la categoria più tosta dal punto di vista sindacale, hanno accettato di avere invece dell’aumento salariale la copertura assistenziale. E poi il datore di lavoro è anche azionista dell’assicurazione. Sono somme che vengono date, ma non sono pensionabili».

E l’attività del vostro Forum come prosegue?

«Stiamo lottando da anni per cercare di riportare, puntando sulla ripresa dei concorsi, il personale. In questi dodici anni sono stati dati gli incarichi temporanei e questo è un modo per tenere sotto ricatto le persone. Non possono parlare. ‘Se non sei di ruolo io ti cambio’, questo è accaduto».

È possibile invertire questa situazione?

«La Regione Molise può chiedere, come è stato fatto per la Calabria, una legge che annulli il debito sanitario la cui responsabilità, in gran parte, ricade sui Governi che si sono succeduti. Questo è il primo passaggio e su questo si è convinto anche il commissario Giustini».

Quali sono i successivi passaggi?

«Ridimensionare, come stanno chiedendo in altre regioni italiane, il privato convenzionato e ridare ossigeno al servizio pubblico. I danni sono stati a causa della privatizzazione. La gente ha capito».

Cosa potrebbero fare i cittadini? Quale potrebbe essere il loro ruolo?

«I cittadini dovrebbero muoversi anche loro. La gente teme che molti che predicano e portano avanti certe iniziative pensino poi a presentarsi alle elezioni».

È una cosa negativa?

«La gente coglie il sospetto che il fine sia soltanto personale e non generale».

Ma la gente è brava, poi, a scegliere il meglio nella cabina elettorale?

«Dopo la parentesi Frattura è successo un fatto importante. Il Molise ha tirato fuori quattro parlamentari, i molisani hanno spostato il loro voto sui Cinque Stelle, azzerando tutti gli altri partiti. Un risultato c’è stato, la gente ha risposto. Poi è chiaro che sono corsi ai ripari per le regionali, il potere è grosso. C’è stata questa situazione. Noi possiamo giudicare l’azione degli eletti, ma la gente ha dimostrato che c’è un cambiamento».

Come possiamo giudicare l’azione politica dei nuovi eletti in Parlamento?

«Non riesco a giudicarla positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Tra di loro non sono d’accordo. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata, allo stesso livello. Mi ha fatto cadere le braccia. Non si rendono conto che finanziano direttamente la sanità privata accreditata e una parte del fondo sanitario dato al privato, circa il 24%, va al profitto e non alla cura. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia fatta dalla ministra Grillo».

Sulla sanità ha registrato un impegno da parte dei parlamentari molisani?

«No, non c’è stata alcuna risposta. Quando è tornato al Governo il Pd, che ha grosse responsabilità, non so se ha cambiato idea sulla sanità convenzionata. Altrove stanno ancora parlando dell’ospedale unico. Non si sono pronunziati, non hanno chiarito sulla sanità privata e su quella pubblica. Non ho sentito una parola in questa direzione».

Lei che idea si è fatto?

«Esistono dei grossi poteri forti».

Può fare un esempio?

«Molta della sanità privata, ad esempio, è confessionale, fa capo al Vaticano. Il Vaticano è l’ago della bilancia di quello che succede nel Comune di Roma. L’intervento del Papa fece cadere il sindaco Marino, perché era un personaggio scomodo. Con la Raggi il Vaticano non è intervenuto».

Prima lei ha nominato il commissario Giustini, come giudica il suo operato in Molise?

«Si è trovato in una situazione difficile. Non mi voglio schierare, come Forum, sulla venuta di un commissario esterno. Giustini ha capito la situazione molisana e ha capito che se non si esce dal debito il Molise non avrà un futuro sanitario. Lui si è trovato con il governatore che remava contro, con la struttura che remava contro. Si è trovato isolato in questo ambiente».

Quali saranno i prossimi impegni del Forum?

«Abbiamo iniziato un’attività un po’ più larga di quella molisana. Siamo stati tra i promotori di un Comitato sanitario nazionale colloquiando con gli altri comitati delle altre regioni che andavano nella direzione nostra, subendo il disturbo di altri comitati che erano impegnati su un terreno limitato».

Perché lei, come presidente del Forum molisano, non partecipò alla manifestazione romana in difesa della sanità pubblica?

«Non partecipai alla manifestazione che si fece a Roma perché non era chiaro l’intento. Si chiedevano le stesse cose che voleva Toma e si chiedeva l’abolizione del commissario esterno e però, gli organizzatori, erano per la sanità pubblica. Dove era la logica in tutto questo? Adesso c’è la posizione sull’ospedale di Larino che deve essere ospedale completo, non solo covid, ma non riesco ad accettare questa posizione così massimalista. Per me il covid non è una scusa, ma una preoccupazione».

da WordNews.it

BOCCIATA la scelta di Frattura: l’articolo del POS è incostituzionale. Pastore: «Lo avevamo detto»

INTERVISTA a Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia. «Non so se ci sta pure un danno patrimoniale a cui dovrà rispondere il presidente e company. Non è una bella situazione, strutturata ai fini del potere». LA SENTENZA. LA CORTE COSTITUZIONALE «dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96».

BOCCIATA la scelta di Frattura: l'articolo del POS è incostituzionale. Pastore: «Lo avevamo detto»

di Paolo De Chiara

La Corte Costituzionale «dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96».

Una sentenza prevedibile. L’articolo 34-bis del Piano Operativa sanitario di Frattura (penultimo sGovernatore del Molise) era, sin dall’inizio, palesemente incostituzionale. Il Forum in difesa della Sanità Pubblica (nelle prossime ore pubblicheremo in esclusiva una intervista al leader del movimento Italo Testa), attraverso le parole del dott. Lucio Pastore (nella foto in basso), lo aveva denunciato in diverse occasioni.

Ora è ufficiale. La scelta politica è stata sonoramente bocciata. Quella scelta, tanto contestata, è stata spazzata via. Chi pagherà per i tanti danni causati? 

Abbiamo contattato il Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, per registrare il suo punto di vista.

«Ora dovrebbe cadere il POS di Frattura, si possono aprire dei contenziosi. Ma i danni fatti come si recuperano? Questa è una delle tattiche che usano».

Partiamo dall’inizio.

«Il ricorso è stato fatto dalla Neuromed, avevano tolto dei posti letto, invece di essere 156 erano diventati 145. Dopo il ricorso al Tar, la struttura ha posto la questione di legittimità a livello della Corte Costituzionale, proprio per questo famoso art. 34 bis».

Possiamo spiegare meglio?

«Per far approvare il POS (Piano Operativo Sanitario, nda) Frattura lo fece inserire nella Finanziaria. In questo modo non era più possibile fare ricorso e altre cose perché è una legge dello Stato. Questa doveva essere la ratio.»

Quali sono i danni?

«Tutto quello che hanno fatto: dalla chiusura degli Ospedali alla declassificazione delle strutture da unità complesse a unità semplici; dalla creazione e allo spostamento di alcune strutture, ad esempio da Isernia a Campobasso alla cessione, ad esempio, di oncologia e della cardiologia che sta nel piano. Tutte queste cose ormai sono avviate e i danni sono stati fatti. Come fai a recuperarli? Questo porterà a dei contenziosi».

Con il POS bocciato dalla Corte Costituzionale cosa accadrà?

«Si dovrà ritornare allo status quo ante».

Vogliamo ricordare lo status quo ante?

«Prima di tutto devono essere riaperti gli altri Ospedali che hanno chiuso».

Poi?

«Non si ci si può più affidare alla struttura stoke e hub, come hanno fatto, declassando gli Ospedali di Isernia e di Termoli. I passaggi dalle unità semplici alle unità complesse non sono più possibili. Bisognerà ridiscutere tutto da un punto di vista teorico».

Questa classe dirigente è in grado di affrontare questa situazione?

«Non è affatto in grado, ma il caos fa parte di chi gestisce il potere. Lo sapevano pure loro che era incostituzionale questa cosa. Però in questi anni hanno fatto tutti i casini possibili e inimmaginabili nell’applicazione del POS. Non so se ci sta pure un danno patrimoniale a cui dovrà rispondere il presidente e company. Non è una bella situazione, strutturata ai fini del potere».

Qual è la posizione del Forum in merito a questa vicenda?

«La nostra posizione ufficiale, fin dal primo momento, è che era incostituzionale mettere nella legge finanziaria il POS, perché è un atto amministrativo regionale e non può stare in una finanziaria. Lo avevamo detto in tempi non sospetti, ci sono anche delle interviste fatte, degli interventi pubblici in occasione di alcune manifestazioni a tutela della Costituzione. Ponemmo la questione della incostituzionalità di quest’atto che danneggiava enormemente la sanità molisana. Siamo stati sempre contrari. Abbiamo anche cercato di portarla all’attenzione della Corte Costituzionale, ma ci dissero che non eravamo legittimati a farlo, in quanto il Forum era un soggetto che non poteva esprimere un interesse per poter fare un ricorso».

Quindi è anche una vittoria del Forum?

«Una vittoria indiretta del Forum. In quanto il Forum non poteva agire a livello amministrativo, in quanto non era ritenuto un soggetto che avesse interesse a fare questo. Ovviamente, da un punto di vista legale. Noi ponemmo la questione, ma non trovammo un escamotage. Invece la Neuromed, evidentemente, è un soggetto che aveva l’interesse a poter ricorrere e ha fatto questo ricorso al Tar, che ha sollevato, a livello di Corte Costituzionale, il principio della incostituzionalità dell’art. 34 bis. Questo è stato il processo in cui si sono mossi. La nostra posizione era contraria. Quello di Frattura, e del Governo di allora (Gentiloni), era un atto incostituzionale».

Quando ha letto questa sentenza cosa ha pensato?

«Ho pensato che è il solito gioco all’italiana. Il fattore tempo viene utilizzato per derogare lo status quo. Tutti quanti sapevamo che era un atto illegittimo e se ci fosse stato un ricorso alla Corte Costituzionale questo atto sarebbe stato bocciato. Però, nel frattempo, sono avvenute una serie di trasformazioni che sarà difficile poter riportare in una situazione diversa. L’unico che ne potrà trarre vantaggio è proprio la Neuromed, nel senso che oltre a tutti i vantaggi che ha, ci sarà il fatto che gli devono dare ancora più posti. Il motivo per il quale si è opposta».

Nei giorni scorsi per il suo collega, il dott. Ettore Rispoli, è stato attivato un provvedimento disciplinare per aver rilasciato nel mese di aprile, sul nostro giornale, delle dichiarazioni. Vuole aggiungere qualcosa?

«Ho già espresso solidarietà a Rispoli, perché è assurdo che si debba censurare una persona che esprime un proprio pensiero. Ci troviamo di fronte alla violazione dell’articolo 21 della Costituzione e, questo modo di fare, è un elemento che chiaramente va nella direzione della destrutturazione della democrazia. Io mi sono opposto per quello che riguardava la posizione mia e continuerò ad oppormi anche per quella che riguarderà altre posizioni, fra cui quella del collega Rispoli».

LA SENTENZA: 

SENTENZA N. 116
ANNO 2020
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Marta CARTABIA; Giudici: Aldo CAROSI, Mario Rosario MORELLI,
Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco
MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco
VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI,
ha pronunciato la seguente


SENTENZA
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Molise nel procedimento vertente tra l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl e il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario del Molise e altri, con ordinanza del 15 novembre 2018, iscritta al n. 49 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell’anno 2019.

Visti l’atto di costituzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Giancarlo Coraggio ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto l), lettere a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 19 maggio 2020; deliberato nella camera di consiglio del 19 maggio 2020.

Ritenuto in fatto
1. Con ordinanza iscritta al reg. ord. n. 49 del 2019, il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.

1.1. La norma censurata approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23 dicembre 2014, n.190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016, così disponendo: «1. In considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, tenuto anche conto del contributo di solidarietà interregionale riconosciuto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, di cui al verbale della seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 23 dicembre 2015, nella misura di 30 milioni di euro per l’anno 2015, di 25 milioni di euro per l’anno 2016 e di 18 milioni di euro per l’anno 2017: a) il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Molise dà esecuzione al programma operativo straordinario 2015-2018, allegato all’accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (rep. atti n. 155/ CSR) e recepito con decreto del medesimo commissario ad acta n. 52 del 12 settembre 2016, che con il presente decreto è approvato, ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione; […]».

2. Il TAR Molise – nell’ambito del giudizio di impugnazione del POS e dei suoi provvedimenti attuativi –, a fronte dell’eccezione della difesa statale di improcedibilità del ricorso a seguito dell’intervento dell’art. 34-bis del d.l. n. 50 del 2017, solleva questione di legittimità costituzionale.

Il Collegio remittente premette di avere rigettato, nell’ambito di precedenti giudizi, le eccezioni d’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell’intervenuta legificazione del POS, interpretando il censurato art. 34-bis come se avesse recepito e legificato soltanto il contenuto che sopravvive al vaglio di validità di atti e provvedimenti. Sennonché, a fronte dell’opposta lettura del citato art. 34-bis adottata dal Consiglio di Stato – che assume l’improcedibilità del ricorso sull’assunto che l’avvenuto recepimento del POS ad opera di una norma di legge statale priva le parti di ogni interesse a vedere decisi dinanzi al giudice amministrativo i ricorsi giurisdizionali avverso il POS medesimo – si determina a sollevare questioni di legittimità costituzionale.

2.1. Viene sostenuta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto, in difformità dai princìpi di ragionevolezza e di non contraddizione, nonché dei princìpi di legalità e imparzialità della pubblica amministrazione, verrebbe recepito in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo che potrebbe essere affetto da vizi di illegittimità. Un particolare profilo di illogicità e contraddittorietà deriverebbe dall’inciso «ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione», non essendo chiaro se, con questa espressione, si affermi che la norma di legge possa validare anche gli atti e i provvedimenti del tutto illegittimi, ivi compresi gli atti attuativi del POS, ovvero se s’intenda l’esatto contrario, vale a dire che la validità degli atti e dei provvedimenti  recepiti nella norma di legge sia il presupposto indefettibile della legificazione e che gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base dell’attuazione del POS siano fatti salvi a condizione che gli atti e i provvedimenti adottati siano validi.

In secondo luogo, il Collegio remittente prospetta la violazione degli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, reputando la norma censurata una legge-provvedimento diretta a «disattivare» la tutela giurisdizionale avverso gli atti del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro, interferendo sulle decisioni dell’autorità giurisdizionale.

La terza questione, infine, riguarda la violazione degli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., stante la riconducibilità della disciplina legislativa in esame alla materia «tutela della salute», spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, materia nella quale alle leggi statali è riservata la sola fissazione dei princìpi fondamentali. La forza di legge conferita al POS comporterebbe inoltre rilevanti interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali e che non potrebbero essere modificati da provvedimenti unilaterali di una delle parti pubbliche, in assenza di coinvolgimento dell’altra.

La violazione deriverebbe anche dall’irragionevole estromissione degli organi regionali dalla funzione di rivedere le proprie leggi nell’ottica degli obiettivi di risanamento, il che – prosegue il TAR Molise – non sarebbe giustificabile neppure alla luce di esigenze legate al coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale. D’altronde, i limiti all’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario, che possono essere imposti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, non potrebbero tuttavia comportare una pretermissione del momento consensuale o concertativo inter-istituzionale.

3. È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o infondate.
In via preliminare viene evidenziato che la norma oggetto di sindacato risulta adottata, secondo quanto si desume anche dalla relazione tecnica, «in considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria della Regione Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

Espone l’Avvocatura generale che gli interventi di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Servizio sanitario regionale previsti nell’originario piano di rientro della Regione Molise, avviati nel 2007 e non realizzati nelle dimensioni e nei tempi ivi previsti, sono proseguiti e sono stati aggiornati con successivi programmi operativi, adottati dal commissario straordinario ai sensi dell’art. 2, commi 88 e 88-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio nnuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)». Nell’anno 2010, atteso il persistente inadempimento della Regione Molise agli obblighi derivanti dal piano di rientro e le riscontrate difficoltà nella sua attuazione, è stata attivata la procedura di cui all’art. 2, comma 84, della legge n.191 del 2009, conclusasi nell’anno 2012 con la nomina di un commissario ad acta, giusta delibera del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2012.

La funzione commissariale è stata poi nuovamente assegnata al Presidente pro-tempore della Regione non deliberazione del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2013.

Nonostante tutti gli interventi straordinari attivati in applicazione della legislazione emergenziale in materia di piani di rientro dai disavanzi sanitari, la grave situazione economica e strutturale in cui continuava a versare il Servizio sanitario regionale molisano induceva il legislatore nazionale a stanziare un ulteriore fondo straordinario, nella misura massima di 40 milioni di euro (come previsto dall’art. 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante:
«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2015»), la cui erogazione veniva condizionata alla positiva verifica, da parte dei Tavoli tecnici di monitoraggio, dell’effettiva attuazione dello specifico Accordo tra lo Stato e le Regioni sancito nella Conferenza permanente del 3 agosto 2016, concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del medesimo Servizio.

Tale intervento straordinario è stato formalizzato nel POS 2015/2018, allegato all’Accordo Stato-Regioni del 3 agosto 2016 e recepito, poi, con decreto commissariale n. 52 del 2016.

È in questo quadro – sottolinea la difesa statale – che si muove dunque la misura legislativa censurata, indirizzata a fronteggiare gli impegni assunti con gli interventi straordinari attivati, al fine di recuperare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria regionale e ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, dando concreta attuazione agli interventi strutturali previsti nel POS. 

Entrando nel dettaglio delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Molise, la difesa dell’interveniente innanzitutto valorizza la presenza di un accordo sancito in Conferenza permanente.

Con particolare riferimento alla presunta violazione degli artt. 3 e 97 Cost., l’attivazione della procedura di concertazione con le autonomie territoriali sarebbe già di per sé indicativa della ragionevolezza del successivo intervento normativo.

Quanto alla censura concernente gli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 16 e 13
CEDU, sarebbe anch’essa destituita di fondamento, perché nelle ipotesi, quale quella in esame, di riconduzione dell’atto amministrativo entro un provvedimento formalmente legislativo, la tutela giurisdizionale verrebbe comunque garantita, in quanto il passaggio dall’atto amministrativo alla legge implicherebbe solamente un mutamento delle forme della tutela giurisdizionale, passando dal giudice “comune” a quello costituzionale. La censura relativa alla asserita violazione dell’art. 103 Cost., in particolare, sarebbe inammissibile per assoluto difetto di motivazione.

Né, infine, prosegue l’Avvocatura, maggior pregio rivestirebbe il prospettato dubbio di violazione degli
artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost.

Il TAR Molise incorrerebbe, infatti, in un vistoso errore di prospettiva, poiché censura ciò che in realtà sarebbe l’effetto necessitato – e pienamente legittimo – non tanto dell’attribuzione al decreto del commissario ad acta approvativo del POS della forza e del valore di legge, quanto piuttosto – a monte – dell’esercizio dei poteri sostitutivi attribuiti al commissario straordinario per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario previamente concordato tra lo Stato e la Regione interessata.

Sostiene, dunque, l’Avvocatura che nessuna lesione della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica assegnata alle Regioni dall’art. 117, terzo comma, Cost., potrebbe derivare dalla legificazione del POS, né, tantomeno, alcuna rilevante interferenza su un atto che nasce da un processo co-decisionale potrebbe fondatamente postularsi quale conseguenza della legificazione, posto che la norma denunciata si è limitata a recepire integralmente i contenuti del POS, a sua volta approvato in Conferenza Stato-Regioni, e cioè concertato proprio con le autonomie territoriali.

4. Con memoria del 24 aprile 2020, depositata il successivo 26 aprile, si è costituito l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl.
In punto di fatto, viene segnalato che, per quanto riguarda la posizione dell’IRCCS, ricorrente nel giudizio a quo, la riorganizzazione della rete ospedaliera molisana sarebbe basata su un presupposto palesemente erroneo, che comporta il riconoscimento di un numero di posti letto inferiore rispetto a quello effettivo.

Ciò sarebbe, appunto, accaduto con il POS 2015-2018, approvato con decreto commissariale n.52 del 2016 e attuato con successivi provvedimenti (decreti del commissario ad acta n. 14 del 28 febbraio 2017, n. 47 del 28 agosto 2017, n. 10 del 16 febbraio 2018), tutti impugnati per tale motivo innanzi al TAR Molise.

Viene altresì ricordato che quest’ultimo, con ordinanza 7 dicembre 2016, n. 167, avrebbe preso atto del “mancato coordinamento” del POS con l’atto di programmazione 2014, che riconosce all’istituto 156 posti letto anziché i 145 attualmente pianificati.

Tanto premesso, aderendo alle motivazioni addotte dall’ordinanza di rimessione a sostegno della richiesta declaratoria di incostituzionalità, l’IRCCS deduce, in particolare, che la norma censurata sarebbe ispirata all’unico intento, seppure non esplicitato, di incidere direttamente sulle decisioni del giudice amministrativo nei giudizi in corso.

Inoltre, sarebbe ravvisabile un contrasto con l’art. 3 Cost., poiché non sussisterebbero elementi in grado di giustificare il regime speciale riservato alla Regione Molise.
A parere dell’IRCCS, il censurato art. 34-bis violerebbe inoltre gli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost., poiché, disponendo una generica approvazione del POS, renderebbe dubbio l’ambito della legificazione, con conseguente incertezza sulla riferibilità della stessa al solo atto presupposto o anche a quelli attuativi. 

5. In data 27 aprile 2020 l’IRCCS ha depositato una memoria, nella quale – oltre a ribadire le argomentazioni precedentemente sviluppate – sottolinea che il POS in esame è stato oggetto di accertamento giudiziale, definito con sentenze di primo grado valide ed efficaci, per lo più non sospese in via cautelare dal Consiglio di Stato.

Pertanto, posto che il giudice amministrativo ha dichiarato l’illegittimità (sotto diversi e molteplici profili) del decreto del commissario ad acta n. 52 del 2016 e dei suoi decreti attuativi e la legge provvedimento in esame interviene in modo contrastante con tali decisioni, quest’ultima – sulla base di una supposta sovrapponibilità tra giudicato e giudicato cautelare – configurerebbe un’ipotesi «del tutto assimilabile al provvedimento amministrativo, ex art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, per elusione o violazione del giudicato».

6. In forza delle nuove modalità previste dal punto 1), lettera c), del decreto della Presidente della Corte costituzionale del 20 aprile 2020, in data 12 maggio 2020, l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato brevi note, richiamando integralmente le argomentazioni precedentemente sviluppate e, in particolare, soffermandosi sulla «marginalità» delle contestazioni relative al contenuto del POS oggetto del giudizio a quo.

Considerato in diritto
1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.

La disposizione approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016.

1.1. Il rimettente lamenta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto la disposizione censurata, in contrasto con i princìpi di ragionevolezza, non contraddizione, legalità e imparzialità della pubblica amministrazione, recepirebbe in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo – il POS – potenzialmente illegittimo, con l’effetto di sanare e validare, in via postuma, i vizi di quel provvedimento programmatorio nonché quelli dei provvedimenti attuativi di esso. 

Il censurato art. 34-bis violerebbe, inoltre, gli artt. 24, 103 e 113 Cost., «posti anche in relazione agli artt. 6 e 13 della CEDU», in quanto interferirebbe con la funzione giurisdizionale, incidendo sulla risoluzione di controversie in corso aventi ad oggetto il POS legificato.
A parere del TAR Molise, infine, il legislatore statale avrebbe violato gli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., in quanto avrebbe adottato norme di dettaglio in un ambito riconducibile alla materia della tutela della salute, spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, nella quale alle leggi dello Stato è riservata la fissazione dei princìpi fondamentali.

Inoltre, il recepimento in legge del POS renderebbe quest’ultimo prevalente sull’Accordo tra Stato e Regioni, realizzando rilevanti interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali.

Tale intervento non sarebbe giustificabile neppure nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale, innanzitutto perché, a tenore dell’art. 120, secondo comma, ultimo periodo, Cost., quando il Governo si sostituisce ad organi delle Regioni, la legge deve definire sempre «le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione»;

in secondo luogo – prosegue il giudice a quo – se pure l’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario può incontrare limiti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, tuttavia il momento consensuale o concertativo inter-istituzionale non può essere del tutto pretermesso, restando pur sempre necessario che la Regione, in qualche modo, si esprima sugli interventi indicati dai programmi operativi.

2. In via preliminare, occorre considerare il riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la  salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, evocati dal giudice remittente in quanto «posti anche in relazione» agli artt. 24, 103 e 113 Cost.
La costante giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che le norme della Convenzione non sono parametri direttamente invocabili per affermare l’illegittimità costituzionale d’una disposizione dell’ordinamento nazionale, ma costituiscono norme interposte la cui osservanza è richiesta dall’art. 117, primo comma, Cost. (ex plurimis sentenza n. 236 del 2016, ordinanze n. 21 del 2014, n. 286 del 2012, n. 180 del 2011 e n. 163 del 2010).

Il giudice remittente non ha menzionato tale parametro a supporto della questione in cui sono evocate le disposizioni della CEDU, ma solo, inequivocabilmente, a supporto dell’ultima questione, unitamente al terzo comma del medesimo art. 117 Cost. e all’art. 120 Cost. 

I riferimenti alle norme convenzionali devono, dunque, considerarsi solo atti a svolgere un ruolo rafforzativo delle censure (sentenze n. 236 e n. 12 del 2016, ordinanza n. 286 del 2012).

3. Sempre al fine della perimetrazione delle questioni di legittimità costituzionale, va ricordato che, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), essa è definita unicamente dall’ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 222 del 2018, n. 327 e n. 50 del 2010).

Resta estranea quindi all’esame di questa Corte l’ulteriore questione di legittimità costituzionale
proposta dalla parte costituita in giudizio, in riferimento agli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost.

4. Non costituisce, invece, impedimento all’esame del merito la circostanza che il TAR remittente –dopo aver adottato, in precedenti giudizi, una lettura della disposizione censurata secondo cui essa avrebbe recepito e legificato soltanto il contenuto che fosse sopravvissuto al vaglio di legittimità, non determinando l’improcedibilità dei ricorsi – ha aderito all’opposta interpretazione del giudice di appello dell’art. 34-bis (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n.2501; ordinanze 12 ottobre 2018, n. 4989 e n. 4988), sottoponendolo al vaglio di legittimità costituzionale.

4.1. Questa Corte, infatti, ha riconosciuto la facoltà di scelta del giudice di primo grado esposto all’alternativa di adeguarsi, pur reputandola incostituzionale, all’interpretazione affermata dal giudice d’appello e non ancora consolidata come diritto vivente, o assumere, in contrasto con essa, una  ecisione probabilmente destinata ad essere riformata. In tali ipotesi, infatti, «la via della proposizione della questione di legittimità costituzionale costituisce l’unica via idonea ad impedire che continui a trovare applicazione una norma ritenuta costituzionalmente illegittima» (sempre sentenza n. 240 del 2016).

5. Ai fini dell’esame delle censure è opportuno precisare che oggetto del giudizio è senza dubbio una legge-provvedimento poiché – come si è detto essa eleva a livello legislativo una disciplina già oggetto di un atto amministrativo, il POS, ed è ispirata da particolari esigenze, identificabili (in base all’incipit dello stesso art. 34-bis) nella necessità di «assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise».

Essa contiene, pertanto, disposizioni che hanno contenuto particolare e concreto, in quanto recepiscono, appunto, il contenuto del Programma, così investendo le strutture sanitarie regionali.

Si tratta di un esercizio del potere legislativo che in linea di principio questa Corte ha sempre ritenuto non contrario alla Costituzione, sul presupposto che le leggi-provvedimento non sono incompatibili, in sé e per sé, con l’assetto dei poteri in essa stabilito (sentenze n. 181 del 2019 e n. 85 del 2013); esse devono però soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 182 del 2017, n. 85 del 2013 e n. 20 del 2012).

La loro legittimità costituzionale «deve essere “valutata in relazione al loro specifico contenuto” (sentenze n. 275 del 2013, n. 154 del 2013 e n. 270 del 2010), “essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della non irragionevolezza della scelta del legislatore (sentenza n. 288 del 2008)”» (sentenza n. 181 del 2019).

6. La questione è fondata.

6.1. Di fatto la tematica negli ultimi tempi è emersa con frequenza nel vagliare la legittimità delle leggi regionali che avevano provveduto in luogo dell’amministrazione, come invece prevedeva il legislatore nazionale.

In questi casi la Corte, nel sanzionare l’intervento legislativo regionale, non si è limitata a prendere atto del contrasto con il principio fondamentale formulato dalla legge statale, ma ha anche valorizzato il ruolo svolto dal procedimento amministrativo nell’amministrazione partecipativa disegnata dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).

Il portato delle numerose pronunce in materia è stato di recente puntualizzato nel senso che il procedimento amministrativo costituisce il luogo elettivo di composizione degli interessi, in quanto «[è] nella sede procedimentale […] che può e deve avvenire la valutazione sincronica degli interessi pubblici coinvolti e meritevoli di tutela, a confronto sia con l’interesse del soggetto privato operatore economico, sia ancora (e non da ultimo) con ulteriori interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità, e che trovano nei princìpi costituzionali la loro previsione e tutela.

La struttura del procedimento amministrativo, infatti, rende possibili l’emersione di tali interessi, la loro adeguata prospettazione, nonché la pubblicità e la trasparenza della loro valutazione, in attuazione dei princìpi di cui all’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n.241[…]: efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza.

Viene in tal modo garantita, in primo luogo, l’imparzialità della scelta, alla stregua dell’art. 97 Cost., ma poi anche il perseguimento, nel modo più adeguato ed efficace, dell’interesse primario, in attuazione del principio del buon andamento dell’amministrazione, di cui allo stesso art. 97 Cost.» (sentenza n. 69 del 2018).

7. L’insistente valorizzazione delle modalità dell’azione amministrativa e dei suoi pregi non può evidentemente rimanere confinata nella sfera dei dati di fatto, ma deve poter emergere a livello giuridico-formale, quale limite intrinseco alla scelta legislativa, pur senza mettere in discussione il tema della “riserva di amministrazione” nel nostro ordinamento.

In effetti, se la materia, per la stessa conformazione che il legislatore le ha dato, si presenta con caratteristiche tali da enfatizzare il rispetto di regole che trovano la loro naturale applicazione nel procedimento amministrativo, ciò deve essere tenuto in conto nel vagliare sotto il profilo della ragionevolezza la successiva scelta legislativa, pur tipicamente discrezionale, di un intervento normativo diretto.

8. L’applicazione di questo criterio al caso in esame induce a concludere nel senso della irragionevolezza della disposizione in questione.

9. Non vi è dubbio infatti che l’oggetto della legificazione abbia tutte le caratteristiche di una materia ragionevolmente inquadrabile fra quelle naturaliter amministrative, come del resto ritenuto dallo stesso legislatore statale del 2014.

Si è ricordato che la disciplina legificata era contenuta in un atto generale di pianificazione, e quindi dalle rilevanti ricadute su tutte o gran parte delle strutture sanitarie regionali.

Le scelte da effettuare, destinate a riverberarsi sulla salute dei cittadini molisani, richiedevano, dunque, al massimo grado un’adeguata conoscenza di dati di fatto complessi e di non facile lettura, dati che solo una istruttoria amministrativa approfondita, e arricchita dalla partecipazione degli enti interessati, poteva garantire. 
Non è un caso dunque che il contenzioso da cui prende le mosse la questione di legittimità costituzionale in esame sia incentrato sulla mancata partecipazione all’istruttoria e sulla conseguente inadeguatezza della stessa.

10. La complessità delle scelte e il numero degli interessi in gioco fanno presumere un ampio ricorso ad un contenzioso di questo tipo, e del resto, è essenzialmente per esorcizzare questo rischio che è stata emanata la legge in questione, secondo la condivisibile lettura del Consiglio di Stato, che, sulla base dell’art. 34-bis censurato, ha concluso nel senso della inammissibilità dei ricorsi proposti avverso il provvedimento per sopravvenuta carenza di interesse (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n. 2501).

10.1. Ciò, fra l’altro, riconduce l’intervento normativo nell’ambito delle leggi di sanatoria, in quanto inteso a fornire “copertura legislativa” a precedenti atti amministrativi (sentenza n. 356 del 1993 e ordinanza n. 52 del 2006); leggi in ordine alle quali questa Corte ha affermato che non sono costituzionalmente precluse in via di principio, ma che «tuttavia, trattandosi di ipotesi eccezionali, la loro  giustificazione deve essere sottoposta a uno scrutinio particolarmente rigoroso» (sentenza n. 14 del 1999). 

11. Il richiamo ad un maggior rigore mette in evidenza una delle caratteristiche dell’azione amministrativa che è stata già apprezzata in termini generali, e cioè l’esistenza di un successivo vaglio giurisdizionale (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012); vaglio necessario a maggior ragione in presenza di un’attività amministrativa già svolta e successivamente legificata, in cui una diminuzione di tutela delle situazioni soggettive incise dall’azione amministrative è in re ipsa ed è nella specie conclamata.

E se è vero che in linea di principio la tutela giudiziaria non viene meno per il trasferimento del
contenzioso alla giurisdizione costituzionale (così, anche di recente, sentenza n. 2 del 2018), è anche vero che non può non considerarsi che in casi come quello in esame vengano in rilievo mancanze, quali il difetto di partecipazione degli interessati, che non si potrebbero addebitare all’atto legislativo, in quanto fisiologicamente estranee al relativo procedimento.

12. In sostanza la qualificazione da parte del legislatore di una materia come tipicamente amministrativa ha una sua inevitabile proiezione anche sulla fase successiva al varo della disciplina, poiché è destinata a produrre un contenzioso altrettanto specifico, centrato sul rispetto delle regole proprie del procedimento amministrativo e sulle relative mancanze.

Questo contenzioso a sua volta costituisce il naturale oggetto del vaglio del giudice amministrativo, al quale è riconosciuta la possibilità «di spingersi “oltre” la rappresentazione dei fatti forniti dal procedimento (l’art. 64 del codice del processo amministrativo contiene una traccia, sia pure incompiuta, degli oneri di contestazione, di allegazione, di prova necessari ad ordinare in forma sequenziale un giudizio esteso al rapporto), in quanto al giudice compete l’accertamento del fatto senza essere vincolato a quanto rappresentato nel provvedimento (Consiglio di Stato, sentenza 25 febbraio 2019, n. 1321)».

Né è irrilevante che il controllo in questione sia volto non solo a sanzionare con l’annullamento l’attività amministrativa illegittima, ma anche a conformare l’attività stessa così da renderla pienamente rispettosa dei principi di efficienza, imparzialità e trasparenza costituzionalizzati dall’art. 97 Cost. Senza contare che la legificazione del provvedimento comporta anche l’inevitabile perdita della naturale elasticità dell’azione amministrativa, che trova nel potere di autotutela una fisiologica risposta alle necessità di riesame del provvedimento (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012).

13. È pertanto alla stregua degli artt. 3 e 97 Cost., che si deve concludere per l’accoglimento della questione, restando assorbiti i rimanenti parametri evocati dal rimettente.

PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.


Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2020.


F.to:
Marta CARTABIA, Presidente
Giancarlo CORAGGIO, Redattore
Roberto MILANA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 23 giugno 2020.


Il Direttore della Cancelleria
F.to: Roberto MILANA

da WordNews.it

MOSEM, la rincorsa straziante al finanziamento

MOLISE & FONDI PUBBLICI. Il sistema Mosem ha fatto arrabbiare molte persone. Una vera e propria lotteria per protocollare una semplice domanda. Abbiamo raccolto la testimonianza di Carolina (nome di fantasia) per riportare la sua triste esperienza. «Una struttura come la Regione Molise, sapendo che tante attività avevano bisogno di fare questa domanda, doveva organizzarsi al meglio. Ho perso ore di lavoro, non è facile stare quattro ore davanti al pc per continuare a premere per aggiornare. È stato straziante, non abbiamo vissuto serenamente questa cosa».

MOSEM, la rincorsa straziante al finanziamento

di Paolo De Chiara

In Molise bisogna essere “fortunati”, pure per avere un contributo economico per la propria attività. Il famoso “Click Day”, annunciato e sponsorizzato dalla politica regionale, si è dimostrato fallimentare. Ma cosa ci si può aspettare da una gestione politica fallimentare? Però molti imprenditori ci avevano fatto il pensiero, tentando almeno di protocollare una semplice domanda. Ma in questa Regione, ormai, si procede con il click delle tastiere, una regola che vale anche per i tanti “leoni” che prima criticano e poi votano sempre le stesse persone. Le domande dovevano necessariamente essere inserite nel portale chiamato Mosem. Il “sistema informatico unitario per la gestione, il monitoraggio degli investimenti pubblici e lo scambio elettronico dei dati del Molise”. Un giudizio? Lo lasciamo a Fantozzi (il ragioniere), la scena sulla Corazzata Potemkin lo descrive alla perfezione. L’assurda situazione l’ha descritta il nostro Paolo Scarabeo.

Ora è interessante ascoltare i diretti interessati, per comprendere soprattutto il loro stato d’animo, dopo questa “rincorsa straziante al finanziamento” pubblico. Abbiamo contattato Carolina (un nome di fantasiaper riportare la sua esperienza.   

«Ho cercato di entrare nel sito dalle 8:00 di ieri mattina (12 aprile 2020, nda), mi cacciava continuamente…».

Mi scusi, cosa significa?

«Mi faceva entrare, mi faceva mettere la password e mi cacciava. Poi mi faceva rientrare, come per magia alle 11:30 si è sbloccato tutto. La mia connessione era perfetta e quindi non è stato un problema di connessione a internet. Ho saputo di persone che alle 10:03 hanno potuto fare la loro domanda. perché non è stato possibile anche per noi fare questa cosa? Il problema quale è stato?»

Lei come è venuta a conoscenza di questo sistema?

«Tramite il commercialista. Mi ha detto che potevo fare questa domanda, ma dovevo farla io».

Perché lei doveva fare questa domanda?

«Per avere dei contributi a fondo perduto».

Che tipo di contributo?

«Intorno ai mille euro. Per risollevare la mia attività, dopo due mesi di inattività».

Una rincorsa al finanziamento?

«Ho fatto l’accesso tutti i giorni ed era regolare tutto. Ieri, il giorno in cui si doveva fare la domanda, mi ha cacciata dal sito. Dalle 10:00 si poteva protocollare la propria domanda…».

Lei a che ora è riuscita a fare questa domanda?

«Il mio protocollo è stato accettato alle 11:44».

Ha informato il suo commercialista?

«Sì, l’ho chiamato in continuazione. Mi diceva di continuare ad entrare».

Se lei è riuscita a fare il protocollo perché si lamenta di questo sistema?

«Una struttura come la Regione Molise, sapendo che tante attività avevano bisogno di fare questa domanda, doveva organizzarsi al meglio. Ho perso ore di lavoro, non è facile stare quattro ore davanti al pc per continuare a premere per aggiornare. È stato straziante, non abbiamo vissuto serenamente questa cosa. Fino a quando non si conosce l’esito non sappiamo se siamo stati più veloci o meno».

Una rincorsa al finanziamento?

«Una rincora straziante al finanziamento».

Vuol definire questa organizzazione?

«Pessima sotto tutti i punti di vista».

Per approfondimenti:

– FLOP DAY MOLISANO

– SISTEMA MOSEM: le reazioni

            – MOSE’, MOSE, MOSEM

da WordNews.it

FLOP DAY MOLISANO

IL GRANDE BLUFF. La politica regionale, gestita dal Toma di turno, continua ad offrire uno spettacolo indecoroso. Ma questi soggetti riescono a comprendere che sono totalmente fallimentari?

FLOP DAY MOLISANO

di Paolo De Chiara

Non bastano le statistiche, le critiche, i fallimenti. Questi Sgovernatori (delle ultime legislature) hanno tutti una cosa in comune. Più sono politicamente incapaci più continuano a fare danni. E vengono pure votati.

Ma di chi sono le responsabilità? Abbiamo oramai compreso che per Toma, e compagnia bella, la politica (quella vera, con la P maiuscola, rappresentata da giganti) è un optional. Gli attuali nani non hanno la capacità di guardare oltre il proprio naso. 

Ma, nel corso degli anni, chi ha scelto questi “nani”, distruttori di un sogno? Perchè i molisani continuano a tenere vivo questo cordone scegliendo questa gente? Ci si continua ad appassionare alle promesse? Ma queste parole vuote, queste rassicurazioni pre-elettorali per quanti valgono? Per una minoranza o per una maggioranza? Cosa deve ancora succedere per pensare all’eliminazione politica di questi dilettanti? In Molise la matita, nelle cabine elettorali, non è mai stata utilizzata per il bene comune. Gli esempi degli altri (Iorio e Frattura) e di questo (Toma) sono sotto gli occhi di tutti. Un totale fallimento. 

In queste ore si grida allo scandalo. Il sistema Mosem è stato un bluff. Rappresenta degnamente gli attuali rappresentanti politici. Quante imprese sono rimaste con la bocca aperta davanti al proprio pc? Chi è riuscito ad accedere? Chi è rimasto escluso? E’ stato un problema informatico? E’ stata una bella figura per il raggiante Toma?

Ora come risponderà la politica regionale? Un sistema del genere, che aggiudica risorse pubbliche, è trasparente? E’ ciò che vogliono gli imprenditori? I molisani? Gli elettori?

Siete i distruttori di un sogno. In questi anni avete rubato il futuro alle giovani generazioni. Che parolone, vero? Utilizzato indegnamente da chi nemmeno ne conosce il significato. 

E’ possibile continuare in questo modo? Ma non vi sentite presi in giro?

A voi, molisani, l’ardua sentenza. 

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Il fallimento dello sGovernatore

PENULTIMO. Nonostante le lacrime, le inutili parole e gli annunci vuoti il gradimento di Donato Toma (sGovernatore del Molise) rispecchia la situazione di una Regione gestita da dilettanti.

Il fallimento dello sGovernatore

di Paolo De Chiara

Serviva una statistica per comprendere il fallimento di uno Sgovernatore e di una intera classe dirigente?

Il Molise merita questi dilettanti che hanno creato solo danni? Per la cronaca, dobbiamo aggiungere che nemmeno in passato il Molise ha potuto vantare una classe dirigente adeguata. Il consiglio regionale è formato, quasi, dalle stesse persone. Che prima stanno da una parte e poi stanno dall’altra. Molti dovrebbero fare altro nella vita. La politica, quella vera (quella bella) non è per loro. Ci giocano, per il proprio tornaconto.

Le stesse facce da diversi, troppi anni. Facce che cercano solo il consenso. Devono apparire sui giornali e nelle tv locali. Ci tengono. Tutto questo sembra ridicolo. E’ ridicolo, decisamente. Una Regione affidata a chi, invece di risolverli, ne ha causati tanti. Di problemi. 

Anche da un movimento nuovo ci si aspettava di più. Indubbiamente. Dopo due legislature ancora non si vede quella “cattiveria” politica (in senso buono, meglio specificare) per far saltare il banco. Con certa gente nemmeno il caffè bisognerebbe prendere. 

«Apprendiamo, da media nazionali – scrive il consigliere regionale del M5S, Vittorio Nola – i numeri relativi ad un sondaggio, elaborato tra il 18 e il 20 maggio 2020, dal gruppo di ricerca Lab21- Università Roma Tre, pubblicato su Affari Italiani, relativo al gradimento dei governatori delle Regioni italiane. I dati, che risentono dei giudizi dei cittadini riguardo la gestione di questi mesi interessati dalla pandemia, registrano nelle prime tre posizioni i Governatori nell’ordine: Luca Zaia del Veneto, Vincenzo De Luca della Campania e Stefano Bonaccini dell’Emilia-Romagna. In ultima posizione troviamo Attilio Fontana della Lombardia».

Ma dove sono stati i cittadini in questi anni? Chi ha scelto Iorio e Frattura in passato? Chi ha scelto l’attuale sGovernatore? «Colpisce, ma non sorprende, – aggiunge Nola – la penultima posizione del Molise con Donato Toma, che ottiene solo il 37,8% tra coloro che dichiarano di conoscere il leader politico a livello nazionale ed un misero 39,2% tra i cittadini molisani residenti».

«Questi valori, dopo solo due anni dall’insediamento della XII Legislatura, avvenuta a maggio 2018, cristallizzano il fallimento complessivo dell’azione di Governo della Regione Molise, che da tempo sta mostrando tutti i suoi limiti e non solo per l’emergenza sanitaria». Il ragionamento non fa una piega. Ma il movimento del consigliere Nola è pronto per governare questa Regione? Ci sono le persone giuste per aprire la scatoletta? Per “scassare”? (una parola molto cara a De Magistris, durante la sua campagna elettorale).

I cittadini molisani, se dovessero svegliarsi, potranno scegliere finalmente una adeguata alternativa politica? Ma in tutto questo dove è finito un centro-sinistra serio? Vero, autentico e non sbiadito. Dove sta? 

Per Nola: «Donato Toma ha accentrato ultimamente su di sé un totale di 16 deleghe operative, su settori diversificati! Evidentemente queste scelte non pagano anzi, accentuano i problemi, rallentano le decisioni e non creano le giuste sinergie, né con la tecnocrazia regionale né con le parti sociali e ben che meno con le forze di opposizione che tante volte suggeriscono interventi e linee di azione, puntualmente ignorate o disattese. I giochi di potere e i perenni riposizionamenti della maggioranza di destra, propri delle campagne elettorali, proseguono imperterriti e si ha notizia anche della prossima nomina di un quinto assessore in quota Lega. In verità, sarebbe preferibile che dal garage regionale di via Genova, al posto della Ferrari (citata da Toma ad inizio mandato) uscisse un più sobrio trattore, utile a “seminare” con pragmaticità ed efficienza».

Ora servono i fatti in questa Regione. Il consigliere Nola è anche impegnato nella commissione antimafia. I cittadini vogliono i risultati. Come un registro dei Tumori che ad oggi, già sovvenzionato, ancora non c’è.

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