Tag: film

IO HO DENUNCIATO #lettori

GRAZIE di Cuore Rosa… un forte abbraccio alla tua grande mamma.
#lettori #leggeresempre
«Portato a casa sabato sera, la mia mamma, 86 anni quinta elementare, lettrice accanita, mi ha chiesto: “Lo posso leggere prima io?”.
Dico: “Certo!”.
Ieri sera torno a casa e mi dice: “Ho finito il tuo libro è bellissimo, se tutte le persone facessero così il mondo sarebbe un posto migliore…”.
Poi ha aggiunto: “mi raccomando fallo leggere alle tue figlie”.»

#iohodenunciato

Premio “Starlight Cinema International Award”, 77^ edizione Festival del CINEMA di VENEZIA. #iohodenunciato

I PREMI SI CONQUISTANO INSIEME… GRAZIE A TUTTI VOI.

IO HO DENUNCIATO. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano.
Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo De Chiara.

Gli ATTORI: Dario Inserra, Simona Di Sarno, Matteo De Buono, Matteo Lombardi, Cristian Moroni, Marilù De Nicola, Salvatore Grimaldi, Federio Baldini, Umberto Vita, Luca Mazzara, Roberta Conti, Marisa Lenzo, Marisa Vagnarelli, Silviu Ioan, Paolo Leoncavallo, Rita Lo Nardo, Fabrizio Barbato, Massimiliano Crocetti,, Federico Moro, Silvia Terriaca.
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Paolo De Chiara
AIUTO REGIA: Riccardo Trentadue
SUONO IN PRESA DIRETTA: Sandro Chillemi
MUSICHE ORIGINALI: Francesco Balzano e Lips Desire
MAKE UP ARTIST: Jessica Reitano
SEGRETARIA DI EDIZIONE: Michela Caprio
Una produzione CinemaSet
REGIA: Gabriel Cash
Genere: Drammatico, Italia 2019

#IHD in Calabria

LAMEZIA TERME, 27 gennaio 2020
Con i favolosi ragazzi dell’Istituto tecnico commerciale “De Fazio”
Grazie di cuore alla dirigente Simona Blandino, all’ex presidente Antonio Baudi, all’avvocato Guarnera e alla collega MT Notarianni.
#iohodenunciato #libri #romanziitaliani #storiavera #tdg #cosanostra #mafiemontagnadimerda #pdc #film #cinemaset

#IHD, successo a Catania

#iohodenunciato
Grande evento a Catania.
#cinemaset
Una sala strapiena di giovani.
#film

Un gruppo straordinario! Forza, la strada è lunga. Ma artisticamente e professionalmente piacevole e intrigante.
Cinema, Cultura, Cultura e Legalità.
Grazie di cuore a tutti!!!

Premio Internazionale “M. Buonarroti” #IHD

Buona lettura #IHD

GRAZIE di Cuore
Andrea


Buona lettura e buon Natale 🎄

#IoHoDenunciato su GoldTv

IO HO DENUNCIATO

#GoldTv, Roma

IHD #libro #film

Un imprenditore italiano subisce, per tanti anni, l’arroganza criminale da parte di due clan di Cosa nostra: usura, estorsioni, violenze fisiche e morali. La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere. Dopo una fortissima crisi interiore e un profondo senso di smarrimento denuncia gli aguzzini mafiosi. L’uomo entra in un mondo totalmente sconosciuto, viene trasferito in località protetta insieme ad una parte della sua famiglia. Anni di privazioni, difficili da sopportare. Estirpato dal suo territorio, perde il contatto con la sua terra, con i suoi amici, con il suo mondo lavorativo. Deve far perdere le sue tracce, diventare invisibile per scampare ad una condanna a morte sancita dai criminali senza scrupoli. Una vita da recluso, per aver compiuto il proprio dovere. I continui trasferimenti in diverse città italiane mettono a dura prova le sue certezze. Lo smarrimento, la destabilizzazione, la disperazione cominciano a convivere quotidianamente con la sua nuova vita.     

Le accuse del testimone contro i clan sono devastanti per l’organizzazione: arresti, processi, condanne, dopo un lungo travaglio e un percorso pieno di ostacoli, disseminati non solo dagli uomini del malaffare.

Esiste un abisso tra i testimoni di giustizia e i collaboratori: sono due figure completamente diverse. I cosiddetti ‘pentiti’, termine senza alcun tipo di significato, hanno fatto parte delle organizzazioni criminali e nella maggior parte dei casi sono degli assassini sanguinari che hanno deciso di “saltare il fosso” per motivi di mero opportunismo, legato alla riduzione della pena inflitta; i testimoni, al contrario, sono dei cittadini onesti, senza legami con le mafie: hanno denunciato per l’alto senso di giustizia e legalità. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato con mano, hanno subìto. Hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

IO HO DENUNCIATO è una rappresentazione realistica delle tante problematiche riferite e denunciate da chi ha speso la propria vita nella lotta contro il male. La vicenda umana raccontata tocca le corde più delicate della sua esistenza: la disperazione, le paure, le incertezze, le pressioni, i rapporti con la famiglia, con gli amici, con i parenti. I legami lavorativi distrutti. La scelta forzata di abbandonare la propria terra, provando a costruire con fatica una nuova esistenza, completamente slegata dalla precedente. Il testimone scivola velocemente in un vortice infernale, perde la sua dignità, la sua identità e la sua libertà.

Una vita devastata, reinventata, pianificata, studiata a tavolino.

La storia narrata nel libro IO HO DENUNCIATO, liberamente ispirata alla vicenda realmente accaduta all’imprenditore italiano, è stata scritta per raccogliere il grido disperato d’aiuto, per far emergere le positività ma, soprattutto, le tante difficoltà che devono affrontare e subire i testimoni di giustizia italiani, assieme alle loro famiglie; per migliorare un sistema che presenta carenze significative nella salvaguardia di chi ha denunciato le mafie; per portare molte altre persone a denunciare.

È un dovere testimoniare, ma è un diritto essere tutelati e rispettati. Il protagonista ha vinto la sua battaglia, è riuscito a guadagnarsi la sua libertà. Ma quanti mancano ancora all’appello?

Io ho Denunciato #progettoScuole #ihd

IO HO DENUNCIATO – Promozione della Legalità

Per la presentazione del libro nelle Scuole è possibile inviare una mail a: dechiarapaolo@gmail.com

Progetto SCUOLA #IHD


PROGETTO SCUOLA

www.iohodenunciato.it 


#iohodenunciato #ihd #romanzo #film #romanziitaliani #cinemaset #pdc #scuole

Locandina IO HO DENUNCIATO
Locandina del film IO HO DENUNCIATO

IO HO DENUNCIATO, #lettori

GRAZIE DI CUORE

#buona lettura

IO HO DENUNCIATO – Romanzi Italiani, 2019

Un imprenditore italiano subisce, per tanti anni, l’arroganza criminale da parte di due clan di Cosa nostra: usura, estorsioni, violenze fisiche e morali. La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere. Dopo una fortissima crisi interiore e un profondo senso di smarrimento denuncia gli aguzzini mafiosi. L’uomo entra in un mondo totalmente sconosciuto, viene trasferito in località protetta insieme ad una parte della sua famiglia. Anni di privazioni, difficili da sopportare. Estirpato dal suo territorio, perde il contatto con la sua terra, con i suoi amici, con il suo mondo lavorativo. Deve far perdere le sue tracce, diventare invisibile per scampare ad una condanna a morte sancita dai criminali senza scrupoli. Una vita da recluso, per aver compiuto il proprio dovere. I continui trasferimenti in diverse città italiane mettono a dura prova le sue certezze. Lo smarrimento, la destabilizzazione, la disperazione cominciano a convivere quotidianamente con la sua nuova vita.     

Le accuse del testimone contro i clan sono devastanti per l’organizzazione: arresti, processi, condanne, dopo un lungo travaglio e un percorso pieno di ostacoli, disseminati non solo dagli uomini del malaffare.

IO HO DENUNCIATO #mediometraggio

IO HO DENUNCIATO

di Paolo De Chiara

#libro #sceneggiatura #mediometraggio e #cortometraggio

Un imprenditore italiano subisce, per tanti anni, l’arroganza criminale da parte di due clan di Cosa nostra: usura, estorsioni, violenze fisiche e morali. La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere. Dopo una fortissima crisi interiore e un profondo senso di smarrimento denuncia gli aguzzini mafiosi. L’uomo entra in un mondo totalmente sconosciuto, viene trasferito in località protetta insieme ad una parte della sua famiglia. Anni di privazioni, difficili da sopportare. Estirpato dal suo territorio, perde il contatto con la sua terra, con i suoi amici, con il suo mondo lavorativo. Deve far perdere le sue tracce, diventare invisibile per scampare ad una condanna a morte sancita dai criminali senza scrupoli. Una vita da recluso, per aver compiuto il proprio dovere. I continui trasferimenti in diverse città italiane mettono a dura prova le sue certezze. Lo smarrimento, la destabilizzazione, la disperazione cominciano a convivere quotidianamente con la sua nuova vita.     

Le accuse del testimone contro i clan sono devastanti per l’organizzazione: arresti, processi, condanne, dopo un lungo travaglio e un percorso pieno di ostacoli, disseminati non solo dagli uomini del malaffare.

Esiste un abisso tra i testimoni di giustizia e i collaboratori: sono due figure completamente diverse. I cosiddetti ‘pentiti’, termine senza alcun tipo di significato, hanno fatto parte delle organizzazioni criminali e nella maggior parte dei casi sono degli assassini sanguinari che hanno deciso di “saltare il fosso” per motivi di mero opportunismo, legato alla riduzione della pena inflitta; i testimoni, al contrario, sono dei cittadini onesti, senza legami con le mafie: hanno denunciato per l’alto senso di giustizia e legalità. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato con mano, hanno subìto. Hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

IO HO DENUNCIATO è una rappresentazione realistica delle tante problematiche riferite e denunciate da chi ha speso la propria vita nella lotta contro il male. La vicenda umana raccontata tocca le corde più delicate della sua esistenza: la disperazione, le paure, le incertezze, le pressioni, i rapporti con la famiglia, con gli amici, con i parenti. I legami lavorativi distrutti. La scelta forzata di abbandonare la propria terra, provando a costruire con fatica una nuova esistenza, completamente slegata dalla precedente. Il testimone scivola velocemente in un vortice infernale, perde la sua dignità, la sua identità e la sua libertà.

Una vita devastata, reinventata, pianificata, studiata a tavolino.

La storia narrata nel libro IO HO DENUNCIATO, liberamente ispirata alla vicenda realmente accaduta all’imprenditore italiano, è stata scritta per raccogliere il grido disperato d’aiuto, per far emergere le positività ma, soprattutto, le tante difficoltà che devono affrontare e subire i testimoni di giustizia italiani, assieme alle loro famiglie; per migliorare un sistema che presenta carenze significative nella salvaguardia di chi ha denunciato le mafie; per portare molte altre persone a denunciare.

È un dovere testimoniare, ma è un diritto essere tutelati e rispettati. Il protagonista ha vinto la sua battaglia, è riuscito a guadagnarsi la sua libertà. Ma quanti mancano ancora all’appello?

IL SITO: http://www.iohodenunciato.it/

DISPONIBILE online su:

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IO HO DENUNCIATO.

La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano.

IO HO DENUNCIATO #libro

Un imprenditore italiano subisce, per tanti anni, l’arroganza criminale da parte di due clan di Cosa nostra: usura, estorsioni, violenze fisiche e morali. La sua storia è emblematica ed unica nel suo genere. Dopo una fortissima crisi interiore e un profondo senso di smarrimento denuncia gli aguzzini mafiosi. L’uomo entra in un mondo totalmente sconosciuto, viene trasferito in località protetta insieme ad una parte della sua famiglia. Anni di privazioni, difficili da sopportare. Estirpato dal suo territorio, perde il contatto con la sua terra, con i suoi amici, con il suo mondo lavorativo. Deve far perdere le sue tracce, diventare invisibile per scampare ad una condanna a morte sancita dai criminali senza scrupoli. Una vita da recluso, per aver compiuto il proprio dovere. I continui trasferimenti in diverse città italiane mettono a dura prova le sue certezze. Lo smarrimento, la destabilizzazione, la disperazione cominciano a convivere quotidianamente con la sua nuova vita.     

Le accuse del testimone contro i clan sono devastanti per l’organizzazione: arresti, processi, condanne, dopo un lungo travaglio e un percorso pieno di ostacoli, disseminati non solo dagli uomini del malaffare.

Esiste un abisso tra i testimoni di giustizia e i collaboratori: sono due figure completamente diverse. I cosiddetti ‘pentiti’, termine senza alcun tipo di significato, hanno fatto parte delle organizzazioni criminali e nella maggior parte dei casi sono degli assassini sanguinari che hanno deciso di “saltare il fosso” per motivi di mero opportunismo, legato alla riduzione della pena inflitta; i testimoni, al contrario, sono dei cittadini onesti, senza legami con le mafie: hanno denunciato per l’alto senso di giustizia e legalità. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato con mano, hanno subìto. Hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

IO HO DENUNCIATO è una rappresentazione realistica delle tante problematiche riferite e denunciate da chi ha speso la propria vita nella lotta contro il male. La vicenda umana raccontata tocca le corde più delicate della sua esistenza: la disperazione, le paure, le incertezze, le pressioni, i rapporti con la famiglia, con gli amici, con i parenti. I legami lavorativi distrutti. La scelta forzata di abbandonare la propria terra, provando a costruire con fatica una nuova esistenza, completamente slegata dalla precedente. Il testimone scivola velocemente in un vortice infernale, perde la sua dignità, la sua identità e la sua libertà.

Una vita devastata, reinventata, pianificata, studiata a tavolino.

La storia narrata nel libro IO HO DENUNCIATO, liberamente ispirata alla vicenda realmente accaduta all’imprenditore italiano, è stata scritta per raccogliere il grido disperato d’aiuto, per far emergere le positività ma, soprattutto, le tante difficoltà che devono affrontare e subire i testimoni di giustizia italiani, assieme alle loro famiglie; per migliorare un sistema che presenta carenze significative nella salvaguardia di chi ha denunciato le mafie; per portare molte altre persone a denunciare.

È un dovere testimoniare, ma è un diritto essere tutelati e rispettati. Il protagonista ha vinto la sua battaglia, è riuscito a guadagnarsi la sua libertà. Ma quanti mancano ancora all’appello?

sito: iohodenunciato.it

mail:iohodenunciato@virgilio.it

IL SITO: http://www.iohodenunciato.it/

DISPONIBILE online su:

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A breve disponibile nelle maggiori LIBRERIE italiane.

Data di uscita: gennaio 2019

Pagine: 152

Copertina: morbida

Editore: Romanzi Italiani

ISBN: 9788827864258

SULLA MIA PELLE, #Cucchi

PROIEZIONE DEL FILM 
++ SULLA MIA PELLE ++
14 dicembre 2018, Montenero di Bisaccia (Cb)

#stefanocucchi #micercaronolanimaaforzadibotte #giustizia #montenerodibisaccia #molise 

Il Coraggio di dire NO a SERRONE (Frosinone), 13 luglio 2017

manifestoLea

LA MAFIA UCCIDE, IL SILENZIO PURE.

Il Coraggio di dire NO a SERRONE (Frosinone), 13 luglio 2017
#ilcoraggiodidireNo #leagarofalo #ndranghetaMontagnadiMerda

ore 19.00 intervengono:
PAOLO DE CHIARA, giornalista e autore del libro “il coraggio di dire no”
WALTER BIANCHI, responsabile provinciale “Libera”
LAURA COLINNOLI, giornalista

20.30 Apericena con buffet
21.30 Proiezione del film “LEA” di Marco Tullio Giordana

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FICTION RAIUNO, LA STORIA DI LEA GAROFALO IN PRIMA SERATA #ilcoraggiodidireNO

lea2

Lea Garofalo (foto concessa dalla sorella Marisa)

RAIUNO, 18 novembre 2015

LEA

Regia di Marco Tullio Giordana
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO 

Lea Garofalo

La fimmina ribelle che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

 “La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta,

dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi

arriverà la morte! Inaspettata indegna e inesorabile”.

“Signor Presidente della Repubblica, chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate.  Siamo da circa sette anni in un programma di protezione provvisorio. In casi normali la provvisorietà dura all’incirca un anno, in questo caso si è oltrepassato ogni tempo e, permettetemi, ogni limite, in quanto quotidianamente vengono violati i nostri diritti fondamentali sanciti dalle leggi europee”. Queste le amare parole scritte dalla testimone di giustizia Lea Garofalo[1], una fimmina calabrese. Una testimone di giustizia, una ragazza ribelle, che ha avuto la forza di non girare la testa dall’altra parte. Urlando il suo No alla ‘ndrangheta.

Lea nasce in un ambiente mafioso, sente il puzzo della ‘ndrangheta sin dalla culla. Suo padre Antonio (il boss di Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro, provincia di Crotone), viene ammazzato nel 1975, otto mesi dopo la sua nascita. A colpi di lupara. Molti boss della vecchia guardia non si accorgono del nuovo business delle sostanze stupefacenti e vengono sostituiti. A colpi di lupara. Oggi, questa schifosa mafia, è la più forte e autoritaria. Presente in tutte le regioni italiane, in Europa e nel Mondo. Non conosce, se non marginalmente, il fenomeno del pentitismo. La ‘ndrangheta si fonda su legami forti, di sangue. Tra di loro non si tradiscono, ecco perché le donne fanno paura. Ecco perché vengono ammazzate, suicidate con l’acido, bruciate. Eliminate.

[1] Lea Garofalo: Figlia di Antonio Garofalo e Santina Miletta, è nata a Pagliarelle (Kr), il 24 aprile 1974

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“Ho bisogno di aiuto, qualcuno mi aiuti”, la lettera di Lea, 28 aprile 2009 (primo foglio di quattro, concessi dalla sorella Marisa Garofalo).

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Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore, Cosenza, 2012)

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

(Falco Editore, nov. 2012)

Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano), Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le testimonianze di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]

 

[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).

 

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)

targa ponte dedicato a LEA

‪#‎LATRATTATIVA‬ sTATO-MAFIA, Campobasso, 26 marzo 2015

manifesto trattativa, 26 marzo 2015

‪#‎LATRATTATIVA‬ sTATO-MAFIA
Campobasso, 26 marzo 2015
ore 19:00 APERTURA prima della proiezione con il giornalista Paolo De Chiara e Cristiana Muccilli (Libera Molise).
ore 20:00 Proiezione del Film
ore 21:45 Dibattito con l’autrice del film Sabina Guzzanti

—————————————————————————–

Corte d’Assise di Firenze, sentenza Francesco TAGLIAVIA (condannato per concorso nelle stragi del ’93), 2 marzo 2012

“Una trattativa indubbiamente ci fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia”.

———– da IL FATTO QUOTIDIANO, 3 settembre 2014 —————————————

“Senza la cosiddetta Trattativa oggi avremmo un Paese migliore. E Falcone e Borsellino sarebbero ancora in vita”. Sabina Guzzanti racconta così il suo film – La trattativa – presentato al Lido fuori concorso. Accolto splendidamente ad entrambe le proiezioni stampa, il film è stato applaudito anche durante la conferenza stampa internazionale. Ma cerimoniali a parte, il suo nuovo lavoro per il cinema è stato salutato con attenta positività dalla maggioranza degli operatori presenti in Mostra. Guzzanti, da parte sua, ha “salutato” il cinema come “quel medium artistico,così speciale, la cui dimensione collettiva gli fornisce una forza che gli altri media non hanno”. Anche, evidentemente, per opere così particolari come la sua, dal connubio forma/contenuto/sensibilità mai banali. Ne La trattativa, i fatti indiscutibilmente accaduti sono riprodotti per ricostruzione teatrale, resi da magnifica recitazione “brechtiana” da altrettanto magnifici interpreti. Seppur abituati alla precisione della “ricercatrice Guzzanti” rispetto alle fonti, in questo film colpisce la quantità raccolta alla base del progetto. Come dunque si è procurata i materiali e gli atti processuali? “Innanzitutto vi informo che a Radio Radicale sono a disposizione tutti i processi sulla questione Stato-Mafia; il mio sforzo iniziale è stato capire come funzionano i processi.. anche perché io – per fortuna – non ho una formazione giudiziaria”.

Nel corso della conferenza stampa, Sabina ha poi espresso quello che per lei è lo scopo del film, ovvero “mettere tutti – specie chi non si informa sui media e giornali – in grado di conoscere i fatti che hanno cambiato il corso della nostra democrazia. Questo perché troppo spesso si sente parlare genericamente della questione Stato-Mafia”. La raccolta e approfondimento della materia non sono stati naturalmente semplici. Ed anzi, spiega, “più studiavo e più mi sentivo vittima di depressione e paura: ho anche pensato cose tipo ‘questa volta me ne vado dall’Italia’”. Nel periodo preso in esame dalla pellicola – i primi anni ’90 – “l’Italia stava cambiando ma sembra che le istituzioni italiane avessero paura della democrazia stessa, sembra che prendessero qualunque decisione pur di evitare che si realizzasse”. Il punto a cui vuole arrivare la Guzzanti è il senso (o mancanza) di responsabilità della politica, certamente in quegli anni acuti, ma anche in generale. E non solo, “tale senso di responsabilità deve riguardare tutti i cittadini: non è giusto delegare tutto alla magistratura”.

“Tenete presente che questo è un film inattaccabile nei suoi contenuti: considerate che ogni parola del film è stata controllata 1.671 volte”. E come esempio di inattaccabilità dei fatti narrati, ripercorre la mancata perquisizione del covo di Totò Riina: “La cui perquisizione avrebbe messo al muro Cosa Nostra. Se avessero aperto quella cassaforte avrebbero trovato tutti i collaboratori di Riina, perché tutti i mafiosi tengono custoditi i nomi dei collaboratori per poterli ricattare”. Puntuale e determinata, Sabina Guzzanti precisa ancora: “Il processo è uno strumento per cercare la responsabilità penale di un reato, ma in Italia solo dal ’92/’93 l’opinione pubblica ha iniziato a ragionare anche prima che arrivino o meno le condanne”, un’affermazione che in qualche modo affronta il modus attraverso il quale media/vox populi e operatori della giustizia in senso stretto oggi tendono o meno a conformarsi. Ed altrettanto dure sono le parole arrivate rispetto alle domande sulle pressioni del presidente Giorgio Napolitano: “E’ documentato che Napolitano abbia fatto pressioni sulla Cassazione e su Grasso: la lettera di Marra scritta alla Cassazione è un fatto”. Last but not least, Sabina è stata interrogata rispetto alla sua presenza a una Mostra in cui è programmato anche il film Belluscone di Franco Maresco: “Attenzione, il mio non è un film su Berlusconi, è un film sullo Stato italiano e sulla Mafia”.

wiki (1)

La carica dei trecento che hanno scelto di sapere

Un successo la serata organizzata dal MoVimento 5 Stelle in compagnia di Sabina Guzzanti e la sua “Trattativa”

Il Molise, invece, si è distinto: ha scelto di sapere. E non capita spesso. Sono state centinaia le persone che hanno affollato il Cinema Maestoso per una serata aperta dall’introduzione storica di Franco Novelli di ‘Libera contro le Mafie’ e proseguita con le staffilate del giornalista e scrittore Paolo De Chiara: “Paolo Borsellino muore per la trattativa tra i boss corleonesi e pezzi delle istituzioni”, cita. Poi il parallelo e una nuova citazione, quella di don Peppe Diana che diceva: per amore del mio popolo non tacerò. “Neanche noi dobbiamo tacere – ha detto De Chiara – Non possiamo continuare a parlare di Molise come isola felice”. Un Molise toccato direttamente o indirettamente da traffico di rifiuti tossici, droga, addirittura, armi.

Sabina Guzzanti a Campobasso

Sabina Guzzanti a Campobasso

Paolo De Chiara

Paolo De Chiara

RIFIUTI, il film dei ragazzi del ‘Romita’ di Campobasso

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RIFIUTI

Il film dei ragazzi del liceo scientifico ‘A. Romita’ di Campobasso

5 marzo 2014 

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