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PINO MANIACI: ‘LOMBARDO SI DEVE DIMETTERE’

Disposta l’imputazione coatta per concorso esterno e voto di scambio aggravato

PINO MANIACI: ‘LOMBARDO SI DEVE DIMETTERE’

Amministrative in Sicilia sempre più nel caos. Intervista a PinoManiaci, il giornalista direttore di Telejato

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che noncostituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”.

Era il 26 gennaio del 1989, quando Paolo Borsellino, il giudice ucciso barbaramente da Cosa Nostra (insieme alla sua scorta), parla dei rapporti tra politica e mafia in un incontro con gli studenti dell’Istituto professionale ’Remondini’ di Bassano del Grappa. Cosa è cambiato da allora? Nulla, si direbbe. Totò Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia, anche conosciuto come “vasa-vasa”, si trova in carcere a scontare una condanna definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessanell’ambito del processo ’talpe alla Dda’.

E ora tocca all’attuale governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone, non accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura di Catania, ha disposto l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. La stessa sorte è toccata al fratello del Governatore, Angelo, deputato nazionale del Mpa. “Su questa vicenda scriverò un memoriale” ha affermato Lombardo. E le dimissioni? “Se ci sarà il rinvio a giudizio”. E le conseguenze per il voto amministrativo? E’ sempre Lombardo a rispondere: “Non sono candidato”.

La Sicilia sembra l’immagine di un intero Paese, che non si riesce a liberare di una politica fatta di tanti indagati e di troppi condannati. Gli esempi di altri politici in altri Paesi non vengono proprio presi in considerazione. Un esempioper tutti, quello in Molise, del governatore Iorio, che è stato condannato in primo grado a 18 mesi per aver favorito il figlio. Dopo la sentenza è ancora sulla sua poltrona. Sempre Paolo Borsellino diceva: “il grosso sospetto dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia,non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”.

In molti casi ci sono pure i reati. “Lombardo – ha affermato in una nota il leader dell’IdV,Antonio Di Pietro – rassegni subito le dimissioni. In un paese civile chi amministra la respublica non puo’ essere coperto da ombre di questo genere. In una terra come la Sicilia dove la linea di confine tra legalità e illegalità è risultata, spesso, molto labile occorre che chi fa politica sia al di sopra di ogni sospetto. Le carte processuali fanno emergere una realtà inquietante che pesa come un macigno sulla storia del nostro Paese e dei siciliani”.

Anche per il direttore di Telejato, il giornalista Pino Maniaci “Lombardo si deve dimettere”. Perché?

Noi abbiamo dei paradossi qui in Sicilia. Gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana sono stati indagati, condannati, incarcerati o rinviati a giudizio per fatti di mafia. Ovviamente è un messaggio devastante per la terra di Sicilia, ma anche per la Nazione intera. La politica non deve aspettare i giudici, la sentenza o il rinvio a giudizio, ma dovrebbe praticare quella che è l’etica, la morale, la dignità che in Sicilia e in Italia manca.

Fabio Granata, il vice-coordinatore nazionale di Fli, ha dichiarato: “Lombardo si comporterà anche in questa circostanza con correttezza e coerenza rispetto alla complessa vicenda giudiziaria che lo riguarda, se e quando dovesse perfezionarsi il rinvio a giudizio”. Cosa ne pensi?

Sono prese in giro. Granata ieri era con Cuffaro e lo invitava a non dimettersi, immagina se oggi invita alle dimissioni Raffaele Lombardo, che ancora non è rinviato a giudizio. Non sono solo paradossi, ma ipocrisie politiche. La stessa cosa riguarda il Pd, che ieri faceva la parte del giustizialista con Cuffaro.

La vicenda Lombardo potrebbe avere ripercussioni sulle già delicate amministrative siciliane?

Questo è dirompente. A parte il fatto che non abbiamo ancora capito chi appoggeràLombardo, è ancora tutto da capire. Il manovratore di tutta questa situazione, e la cosa mi dispiace, si chiama Lumia, già Presidente della Commissione Antimafia e oggi componente della Commissione Antimafia, Gragolici, Crocetta e Sonia Alfano. Poi ci sono gli altri paradossi: Italia dei Valori, contro Italia dei Valori, Ferrandelli contro Orlando e un eurodeputato dell’Italia dei Valori che si chiama Sonia Alfano che si mette al di fuori del partito, appoggiando Ferrandelli. E’ una situazione veramente terribile. Come si fa a diventare credibili, se un partito al suo interno, non solo ha delle dirompenti spaccature, ma dove uno dichiara che si dovrebbe continuare questa esperienza fino a quando non c’è il rinvio a giudizio.

E se ci sarà il rinvio a giudizio?

Aspetteranno il primo grado. Forse qualcuno dimentica qualcosa che nel 1992 Lombardo è stato arrestato, nel 1993 Lombardo è stato arrestato, nel 2010 lo stesso Lombardo all’Assemblea regionale siciliana, in un discorso fiume durato più di quattro ore, dichiara che ha avuto contatti con questi mafiosi, che magari poi, le solite cavolate, non li conosceva. Sono questi paradossi e queste ipocrisie che noi dobbiamo cercare di sconfiggere e con cui facciamo i conti ogni giorno.

L’Indro.it di venerdì 30 Marzo 2012, ore 19:17

http://www.lindro.it/Pino-Maniaci-Lombardo-si-deve,7672#.T6UFpug9X3Q

La moderna lotta alle mafie

Il rating di legalità per le imprese

La moderna lotta alle mafie

Lumia: “Una proposta geniale, che coniuga legalità e sviluppo”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un rating anti-mafia per premiare le imprese virtuose in tema di legalità può essere uno strumento in più per combattere il crimine organizzato, ma c’è ancora molto da fare sul piano della necessaria rottura delle connivenze con il potere e le istituzioni”. Con queste parole Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, commenta la proposta del responsabile legalità di Confindustria Antonello Montante. Il rating di legalità sarà utilizzato per sostenere le imprese che operano nel rispetto delle regole, che si oppongono al controllo della criminalità organizzata. Montante su ’L’Unità’ spiega la sua idea: “lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l’andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Bisogna cominciare a prendere sul serio l’idea di intervenire sullo spread delle aziende che investono e vivono nei mercati grazie a processi di legalità e a codici anti-corruzione, per non parlare di quelle imprese che si sono messe in prima linea contro la mafia e che oggi meriterebbero formali riconoscimenti imprenditoriali”.

Il rating di legalità potrebbe essere lo strumento ideale per misurare la credibilità di un’azienda. Per verificare che non scenda a compromessi con il sistema mafioso. Che combatta le illegalità. E lo Stato, sulla base dei risultati, dovrebbe rispondere con agevolazioni e incentivi. Per il componente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia: “introdurre un rating di legalità per valorizzare e premiare le imprese oneste è un’idea valida. Uno strumento utile per sostenere tutte quelle realtà che rispettano le leggi, denunciano le estorsioni, le infiltrazioni mafiose, i condizionamenti esercitati dalla mafia. A queste imprese si potrebbero concedere agevolazioni fiscali per promuovere la crescita dell’economia sana e legale”. Favorevole alla proposta anche il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (“Bisogna far crescere la cultura della fiducia. La proposta di Montante di attivare un rating per le aziende sane è molto interessante e dovremmo approfondirla”) e molti rappresentanti politici di tutti gli schieramenti. “Si tratterebbe – ha aggiunto Lumia – di un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata e contro l’economia illegale, che toglie ricchezza e posti di lavoro a quella legale e nega ai lavoratori e ai cittadini i loro diritti”.

Sulla questione è intervenuto anche il magistrato della Dda di Palermo, Antonio Ingroia: “un’ottima idea che dà continuità alle proposte di Confindustria. Ora però tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo: iniziando ad espellere i collusi con Cosa Nostra. E proprio sulle colonne de ’L’Unità’ Ingroia aggiunge: “Il salto di qualità sul fronte antimafia è stato fatto attraverso proposte che cercano di rendere conveniente lo stare dentro le regole. Ecco, l’idea di costruire un rating antimafia per le aziende va proprio in questa direzione. Non soltanto punendo quelle colluse con la criminalità o affidando il tutto a richieste di facciata per il rispetto dell’eticità, ma premiando quelle che invece si impegnano per la legalità intesa come rispetto delle regole. L’economia illegale è la palla al piede, la zavorra della Sicilia; l’economia legale al contrario deve diventare conveniente anche dal punto di vista economico”.

Abbiamo avvicinato il Senatore Giuseppe Lumia, da anni sotto scorta perché minacciato di morte da Cosa Nostra, che non ha usato mezzi termini per giudicare l’idea lanciata da Antonello Montante. “E’ una proposta geniale, un altro passo in avanti nell’impostare una moderna lotta alla mafia, che sa coniugare legalità e sviluppo. In questo rapporto possiamo ottenere dei risultati senza precedenti. Il rating antimafia responsabilizza le imprese a sposare la legalità e in cambio fa ottenere dei benefici dal sistema del credito e, quindi, fa ottenere dei risultati in termini di sviluppo”.

Senatore, si stanno registrando commenti positivi trasversali intorno al ’rating antimafia’. Lei come giudica le aperture dei rappresentanti dei partiti?
Naturalmente è un ottimo risultato. Certo, bisogna stare molto attenti che non sia la classica condivisione che lascia poi lo stato delle cose inalterato. E’ necessario dare concretezza a questa proposta e realizzarla al più presto possibile.

Per il giudice siciliano Antonio Ingroia: “tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo”. Lei condivide?
Condivido pienamente e da tempo mi batto in Parlamento perché si approvi una legge sulla cosiddetta incandidabilità di chi ha ricevuto un rinvio a giudizio e si trova di fronte al processo per reati contro la mafia e contro la pubblica amministrazione. Da tempo mi batto perché il codice etico, sottoscritto in Commissione Antimafia da tutti i partiti, si trasformi in legge. Per evitare le inapplicazioni che abbiamo dovuto constatare, sempre in Commissione, nelle ultime elezioni locali e regionali, senza mai escludere lo stesso livello nazionale ed europeo.

Come mai la proposta di Montante trova tutti i rappresentanti di partito d’accordo e, poi, in Aula si grida allo scandalo contro le richieste di arresto dei magistrati nei confronti dei parlamentari ritenuti collusi con le organizzazioni criminali?
La lotta alla mafie non è nell’agenda del Paese una priorità intorno a cui raccogliere tutte le migliori energie. Ritengo che facendola diventare una grande priorità potremmo riorganizzare al meglio il Paese, farlo uscire dalle secche dell’immobilismo, della sfiducia, della crisi economica in cui si trova e potrebbe diventare anche un’occasione per selezionare la classe dirigente che sa coniugare, appunto, legalità e sviluppo piuttosto che ancora colludere con le mafie.

da L’Indro.it di martedì 31 Gennaio 2012, ore 18:51

http://www.lindro.it/La-moderna-lotta-alle-mafie,6082#.TzuyJoGa2p4

TESTIMONI DI GIUSTIZIA, LO STATO LATITA

Una petizione per garantire lavoro e sicurezza

TESTIMONI DI GIUSTIZIA, LO STATO LATITA

La protesta di Luigi Coppola: “La camorra ha iniziato, ma le istituzioni stanno continuando il lavoro”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Oggi e dopo tutti i precedenti mi chiedo ancora come ho potuto anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia”. Queste le drammatiche parole scritte da Lea Garofalo, la donna coraggio anti-‘ndrangheta sciolta nell’acido, dopo il tentativo di sequestro consumato a Campobasso, che aveva deciso di staccarsi dai legami criminali familiari.

Lea, prima di morire, decise di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica. Il suo testamento morale venne pubblicato dai vari giornali solo dopo il suo assassinio. Non è semplice la vita dei testimoni di giustizia, che non hanno nulla a che fare con i collaboratori di giustizia. I testimoni di giustizia sono persone che hanno avuto coraggio a denunciare. “Oggi – scrive il comitato per la tutela dei testimoni di giustizia – in Italia decine e decine di testimoni di giustizia sono abbandonati a se stessi, in attesa di avere dallo Stato non solo la protezione che era stata loro garantita, ma persino un lavoro per poter vivere. Buona parte dei settanta testimoni di giustizia italiani hanno manifestato a Palermo per chiedere il rispetto degli accordi presi”.

E’ stata promossa da Movimenti Civici, Movimento Radical Socialista, Movimento Agende Rosse e da Democrazia e Legalità una petizione per garantire lavoro e sicurezza ai testimoni di giustizia. Tra i primi firmatari Salvatore Borsellino, Angela Napoli, Sonia Alfano, Giuseppe Lumia, Elio Veltri, Doris Lo Moro e Franco Laratta. Ma qual è la situazione dei testimoni di giustizia, oggi, in Italia? “La situazione – secondo Italo Campagnoli del comitato promotore della petizione per la tutela dei testimoni di giustizia – è veramente pesante. Il passato Governo, in particolare la figura del sottosegretario Mantovano, ha smantellato in maniera sistematica tutti i progetti di protezione. Ci sono situazioni tragiche, sconvolgenti. In Italia non sono centinaia i testimoni di giustizia e quindi non è un costo così gravoso, ma la maggior parte di loro sono stati progressivamente abbandonati. Abbiamo preparato anche una lettera destinata al Presidente Napolitano sottoscritta da una quindicina di testimoni di giustizia”.

Con il cambio di esecutivo le cose non cambiano. “L’attuale Governo, in questo momento, è del tutto latitante. Ci sono state delle risposte ufficiali e ufficiose: ‘faremo’, ‘ci stiamo interessando’, ‘stiamo prendendo atto della situazione’ ma non c’è stato assolutamente niente di concreto fino ad oggi. I testimoni non hanno avuto nessun segnale”.

Ma che tipo di tutela hanno oggi i testimoni di giustizia? “L’unica cosa che viene sempre lasciata, fino alla fine, è la scorta. Che tecnicamente, forse, è la cosa più importante ma non è assolutamente la soluzione del problema. Vicende più drammatiche ci raccontano di persone che sono state abbandonate anche dalla famiglia, altre che sono impazzite. C’è chi si è dato fuoco, chi è andato a protestare continuamente di fronte ai Ministeri, chi ha dei processi perché ha protestato in maniera esasperata. Ci sono delle situazioni tragiche”.

E’ importante ricordare la vicenda di Luigi Coppola, imprenditore di Pompei, che ha avuto il coraggio di fare il proprio dovere e denunciare. Sfrattato dall’hotel, dov’era momentaneamente sistemato, si trova ora in strada con tutta la sua famiglia. Ha una scorta, ma è costretto a vivere in auto. Il neo Ministro agli interni, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che “si interesserà del caso”. Ma come vive oggi Coppola? “Abbiamo trovato – risponde lui – ospitalità presso un mio parente per pochissimi giorni. Viviamo senza un centesimo e la situazione è problematica”.

Grazie alle denunce di Luigi Coppola, nel 2001, vennero arrestati il boss di Boscoreale (Na) Giuseppe Pesacane, i suoi affiliati e un componente del clan Cesarano di Pompei (appartenenti al clan Gionta) per estorsioni, sfociate in usura. In totale 30 persone. “Ho pagato l’usura sull’estorsione”. Coppola ha la scorta ma “so che stanno tentando di togliermela. Sono l’unico dei testimoni di giustizia che è riuscito a ritornare nel proprio paese di origine. Chi va in località protetta, e io ci sono stato, non fa una bella vita. Mi devono mostrare uno che è andato in località protetta e si è realizzato. Tutti hanno problemi”. La situazione coinvolge anche i parenti più stretti di Coppola “La mia famiglia mi sta facendo rendere conto che, forse, aver denunciato…”. Si interrompe “Vorrei avere a che fare con uno Stato responsabile. Nonostante ciò conduco uno sportello Anti-camorra nel Comune di Boscoreale (sciolto due volte per infiltrazione camorristica, ndr) e mi batto per la legalità. Adesso ho paura per gli altri che avrei convinto a denunciare”.

Passiamo poi al capitolo minacce: “nel 2010, a seguito delle proposte di revoca delle misure di sicurezza, mi fu tolta la vigilanza fissa e prontamente la camorra pressò. Fecero trovare alla Polizia una bottiglia con del liquido infiammabile più una cartuccia di pistola inesplosa. Non era folklore napoletano, ma un segnale di apprezzamento nei confronti dello Stato che indietreggiava. La camorra mi faceva capire la fine che avevo fatto. La camorra ha iniziato, ma lo Stato sta continuando il lavoro”. Ma ha paura? “Si, ho paura anche per chi ci ospita. Per questo motivo sono stato sempre portato ad evitare contatti stretti con i familiari. Noi siamo degli isolati nello stesso nostro Paese. Lo Stato dovrebbe dare dignità alle persone che hanno fatto ciò che ho fatto io. Lo Stato pubblicizza le sue vittorie attraverso chi mette veramente la vita in gioco. Dovrebbero evitare le pubblicità e rendere degne le persone per ciò che hanno fatto”.

Coppola è rimasto solo con la sua famiglia. “Al di là della legalità che vediamo nei salotti, al di là di quella fatta dai professionisti della legalità che non dicono mai ciò che guadagnano facendo questo, non ho ricevuto nessuna telefonata di vicinanza dai famosi associazionismi titolati. Queste persone a Coppola non lo conoscono, perché Coppola sarebbe la prova che non funziona qualcosa. Le telefonate che sto ricevendo sono di persone che soffrono come me, di Italo Campagnoli e di alcuni personaggi della politica, degni di questo nome”.

Ciononostante l’imprenditore è ottimista sul futuro del paese “Tutti insieme ce la faremo. Con la politica giusta fondata sulla legalità e non sulle collusioni criminali e politiche. Allora non avremo bisogno di scorte”. Questo è lo Stato che dà il cattivo esempio? “Se miniamo – ha concluso Campagnoli – questa base di legalità chi avrà più il coraggio di denunciare? Pino Masciari, che ha sofferto le pene dell’inferno, grazie solo alla mobilitazione e a Beppe Grillo che lanciò per primo il problema, oggi è completamente coperto e ha anche degli incarichi per continuare a portare avanti questo tipo di azione. Una mosca bianca all’interno di una situazione dove gli altri sono stati completamente abbandonati”. Ultima nota dolente, l’informazione “Totalmente latitante. L’unica informazione che ha sostenuto la nostra campagna è quella alternativa. C’è un muro di gomma”.

da lindro.it di martedì 27 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Testimoni-di-giustizia-lo-Stato,5270#.TvsvDjXojpk

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

In corso una causa civile della Regione contro la Rai

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

Una legge regionale finanzia soltanto alcuni editori. Ma i giornalisti stanno a guardare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Per troppi la classe dirigente di questa Regione non ha fatto il proprio dovere”. Queste le parole pronunciate nel 2009 a Campobasso dall’ex Presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia (oggi componente dell’Antimafia), riferendosi alle infiltrazioni malavitose in Molise e agli affari delle tre organizzazioni criminali (‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) presenti nella seconda Regione più piccola d’Italia. Il concetto può essere facilmente esteso anche all’informazione regionale. Per troppi anni in Molise si è preferito sostituire i fatti con le opinioni. Soprattutto quelle dei politici. Che riempiono quotidianamente quasi tutti gli organi di informazione. Legati, per diverse ragioni, alla politica. Nell’informazione molisana si registra un cortocircuito tra controllore e controllato. In questa Regione, oltre ai bavagli, agli auto-bavagli, alle censure e alle diffide, esistono troppi cani da compagnia o da riporto. In Molise gli scendiletto amano coltivare le amicizie con i politici. Invece di controllare. Di fare i cani da guardia del potere. Furio Colombo, tempo fa, scrisse sulle colonne de ’Il Fatto Quotidiano’: “Dobbiamo prendere atto dei fatti”. A Cassino si sta svolgendo una causa civile, intentata dalla Regione Molise, contro il servizio pubblico locale (Rai Molise). Scriveva lo scorso 14 dicembre il segretario nazionale della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), Franco Siddi: “oggi a Cassino c’è stata un’altra tappa di una causa assurda e temeraria”. Ma perché la Regione Molise ha chiesto 3 milioni di euro di risarcimento per presunti danni subiti in seguito alla pubblicazione di notizie ritenute diffamatorie? Perché ha ritenuto opportuno diffidare la Rai e altri organi di informazione, attraverso un avvocato (Francesco Fimmanò) pagato con i soldi pubblici, per evitare l’inserimento nella rassegna stampa di un quotidiano fallito? “Siamo a tre anni dall’apertura di questo procedimento – ha aggiunto Siddi – senza che l’ente regionale abbia potuto cavarne un ragno dal buco, e difficilmente potrebbe essere così perché si fonda su presupposti inesistenti. I colleghi hanno esercitato il diritto di cronaca, limitandosi a leggere i titoli dei quotidiani. Hanno rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati”. Ecco cosa si può leggere nella diffida firmata da Fimmanò: “si diffidano le altre testate dal propagare, come sinora fatto, mediante la rassegna mattutina dei quotidiani o la riproduzione in siti di informazione via internet (e nei relativi archivi storici), le diffamazioni della Regione Molise, della sua Giunta Regionale e del suo Presidente (eletto per la terza volta, ndr) e dei suoi Assessori, pubblicate dal quotidiano Nuovo Molise”.Il Presidente dell’Associazione Stampa del Molise (ASM), Giuseppe Di Pietro, ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti. Mentre mancano le risorse per assicurare sanità, trasporti, servizi essenziali – ha affermato – si spendono decine di migliaia di euro per una causa che peserà sulle tasche delle famiglie e contribuirà ad intasare la giustizia. Una domanda che porremo anche al consiglio regionale, appena eletto, e alla nuova giunta”. Alla domanda nessuno ancora ha risposto.In Molise, intorno a questa assurda vicenda si è registrato un assordante silenzio. E i giornalisti? Pochi contestano il modus operandi della politica. Troppi interessi legano molti iscritti all’Ordine con chi dovrebbe gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica. Giuseppe D’Avanzo, giornalista di ’Repubblica’, amava dire: “Chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha, vuol dire che qualcosa non va…”. E in questa piccola, ma sfortunata Regione, sono molte le cose che non vanno. Lo spot dell’’Isola Felice’ e del ’Modello Molise’ serve soltanto per continuare a mettere sotto il tappeto le tante questioni irrisolte. Si chiudono, da un giorno all’altro, trasmissioni di approfondimento? Pochi s’indignano. E l’Ordine dei Giornalisti? Sembra non esistere in Molise. Perché i giornalisti per lavorare devono raccogliere la pubblicità? Il dovere di ogni giornalista, con la schiena dritta, è raccontare quello che vede, che sente e che accade. E come si fa a raccontare i fatti se quasi tutto è controllato da chi finanzia quotidiani e televisioni private? Compresa la politica, che sottobanco (senza una legge regionale sull’editoria), elargisce somme di denaro per l’informazione.In Molise il problema della libera stampa, al contrario di come afferma qualcuno, non dipende da una legge regionale o da un centro-sinistra che non si è mai fatto un organo di informazione tutto suo. Dipende dalla libertà di ciascun operatore del settore. In questo mestiere non si possono accettare compromessi, di alcun tipo. Per la propria dignità e per il rispetto che si deve al lettore o al telespettatore. Che restano gli unici padroni. Come si può controllare la politica e, quindi, anche il centro-sinistra se un organo di informazione è editato da una parte politica? Sin dove arriva il controllo degli editori? Per molti deve esserci l’equilibrio (un’altra parola magica) tra la proprietà e il giornalista. Sono gli editori che dettano le regole? Chi deve decidere cosa si può dire e cosa non si può dire?Il consiglio regionale del Molise, il 12 ottobre del 2009, ha licenziato una legge dal titolo ’Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata’. “In questa legge – scrive Riccardo Tamburro, all’epoca consigliere regionale di maggioranza – non si fa altro che rimborsare alcune spese agli editori e non c’è accenno neanche alla regolarità contributiva sui contratti di lavoro”. Il fedele consigliere regionale di maggioranza, che ha affermato “di aver votato a favore per spirito di servizio” e che non condivide “in pieno il testo” pone un problema molto serio. Ma perché misure urgenti? Per chi? Per cosa? La legge si disinteressa dei lavoratori non assunti, pagati in nero e resi schiavi dai propri editori. Ma cosa ancor più grave è che il provvedimento, finanziato con soldi pubblici (300mila euro), sembra disegnato apposta per alcuni giornali. Amici? Compiacenti? Complici? Si legge al comma 7 dell’articolo 2: “La cancellazione delle imprese dall’albo è parimenti disposta dal Presidente della Giunta regionale con decreto motivato”. Il potere di veto messo in mano al Presidente della Giunta Regionale è una vera arma di ricatto. Gli editori che beneficeranno di questi spiccioli si guarderanno bene dal criticare, dal prendere posizioni.Per il giornalista Marco Travaglio: “c’è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C’è chi nasconde i fatti perchè ha paura delle querele, delle cause civili. C’è chi nasconde i fatti perchè altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C’è chi nasconde i fatti perchè contraddicono la linea del giornale. C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso perchè ha paura di dover cambiare opinione. C’è chi nasconde i fatti perchè così, poi, magari, ci scappa una consulenza col Governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l’unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo. C’è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi”.

da lindro.it di giovedì 22 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/L-informazione-malata-in-Molise,5226#.TvSdijXojpk

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il Procuratore della Repubblica di Napoli a Isernia, per parlare della cultura della legalità

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il magistrato vicino alla pensione dopo diverse indagini su nomi importanti. “La vecchiaia ti dà libertà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ un Paese dove molto è illegale, quindi meglio parlare di legalità. Una legalità che deve nascere dal basso, da quando si è bambini perché altrimenti non si riesce a capire di cosa stiamo parlando. Non è soltanto l’osservanza delle norme penali. Ma l’osservanza delle norme del vivere civile. Se si riesce a vivere civilmente diventa molto naturale rispettare anche le norme legali”.

Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, è intervenuto a Isernia (Molise), insieme a Vincenzo Siniscalchi, Armando D’Alterio, Enrico Tedesco, Rossana Venditti e Lorenzo Diana, alla manifestazione pubblica ’Se non fossimo il Paese che siamo… come fare per riaffermare la cultura della legalità’.

Il magistrato napoletano, da otto anni alla guida della Procura più grande e difficile d’Italia, ha seguito le inchieste più bollenti degli ultimi anni: dalla camorra a Calciopoli, dai rifiuti alle indagini sull’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella fino a quella su Nicola Cosentino (sottosegretario del governo Berlusconi) e le collusioni con il crimine organizzato. Senza dimenticare le inchieste su Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola e lo scambio di battute con l’ex premier.

A dicembre andrà in pensione. “Ho avuto la fortuna o la sfortuna di imbattermi con alcune personalità e, naturalmente, sono stato subito attaccato. Così come sono stati attaccati i colleghi milanesi. La mia toga è passata da grigia, rossa, gialla. Ma non mi interessava proprio, anche perché sto per finire. Tra un po’ me ne vado in pensione, avevo la libertà di dire tutto. Perché la vecchiaia dà la possibilità di dire tutto quello che si pensa. Sono totalmente libero nel parlare. Ho sempre reagito”.

Il giudice Giovanni Falcone confidandosi con il suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. E’ cambiato qualcosa da allora?
Nell’attività che ho svolto come titolare della Procura più grande d’Italia ho ricevuto dalla gente per strada tantissima solidarietà, soprattutto per il processo al noto personaggio. In questa lotta che c’è stata è una questione soltanto di principio perchè ci si voleva sottrarre all’esame da parte dei magistrati. Su questo non abbiamo ceduto, però ci hanno fatto cedere successivamente perché le competenze le abbiamo dovute trasmettere all’autorità competente.

Cosa bisogna fare per riaffermare la cultura della legalità?
Dobbiamo partire dalle cose più ovvie. Le cose che dovrebbero essere naturali per noi italiani, ma soprattutto per noi napoletani. Abbiamo nel dna il fatto di violare le norme. Quando è necessario fare fronte comune per far ammettere una determinata cosa lo facciamo. Se ci sta il passaggio pedonale siamo portati a passare fuori dal passaggio pedonale, il rosso diventa verde e il verde diventa rosso. Sono cose un po’ strane che si vedono soprattutto a Napoli.

Che importanza hanno la famiglia e la scuola?
Si deve partire soprattutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Oggi c’è un filo di speranza concreto: la possibilità per i ragazzi di andare negli Stati esteri dove la cultura della legalità è maggiore rispetto a quella italiana. Ne ho l’esempio classico con mio figlio che è stato molto all’estero e quindi, naturalmente, quando viene a Napoli soffre vedendo queste violazioni. Riprende molte volte anche me, lo confesso, per qualche violazione lieve che riesco a fare.

Secondo l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia: “nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Cosa rischia il Molise?
Il Molise è ancora un’isola felice. Per evitare di dovere combattere la criminalità organizzata bisogna stare attenti. I cittadini devono stare attenti, perché la criminalità organizzata è insidiosa. Quando cerca di penetrare nella società sana, acquisendo imprese che hanno bisogno di denaro fresco, come sta avvenendo in Emilia Romagna e nel Veneto abbiamo l’infiltrazione della camorra. In Molise non c’è paragone con i guai che abbiamo a Napoli, però questo vi deve servire da lezione.

La legalità è un grande parolone a cui spesso non segue niente nel concreto. L’esempio che dovrebbe venire da noi, da questa generazione, è già traballante rispetto ai ragazzi piccoli. Bisogna partire dall’osservanza delle regole più banali per poi avere la cultura della legalità. Un occhio di riguardo per le giovani generazioni? 
Bisogna educare i ragazzi a osservare le regole del vivere civile. Poi, un domani, dovranno osservare anche quelle penali e le disposizioni vigenti. Altrimenti non arriveremo a niente. Avremo soltanto gli stereotipi del mafioso che va girando con la macchina potente e compra vestiti firmati. E’ una cosa effimera questa ricchezza, perché loro devono mettere in conto due cose: morte violenta oppure il carcere a vita. La giustizia è lenta, ma arriva sempre.

A che punto siamo con la ’caccia’ a Michele Zagaria, il boss latitante della camorra?
Fino ad oggi purtroppo, nonostante che tutte le forze dell’ordine gli siano addosso, non siamo riusciti. Ci siamo andati molto vicini, abbiamo anche utilizzato aerei, elicotteri e altre tecniche speciali. Ma secondo me la tecnica vecchia, quella delle investigazioni, un confidente e la notizia buona al momento buono risolverà il problema. Spero che la latitanza termini prima che me ne vada in pensione. E’ una promessa che le forze dell’ordine mi avevano fatto. Se non ci riescono non è per cattiva volontà, ma perché veramente non ci sono riusciti.

Lui sente il fiato sul collo?
Sicuramente si, basta qualche telefonata che scappa.

da lindro.it di venerdì 18 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Lepore-qui-molto-e-illegale,4532#.TuZFPLKXvq4

Intimidazioni mafiose in Molise

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Sono arrivate nel silenzio generale. In questa Regione non si è mai aperto un tavolo serio per affrontare la drammatica questione. Il pericolo delle infiltrazioni è stato sempre messo da parte. E le mafie continuano a fare i loro affari. Quelli sporchi. Che puzzano. Continuano a esserci strane presenze. Proprio qualche giorno fa a Venafro è stato prelevato e arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta Pasquale Pagano (classe 1970, da San Cipriano d’Aversa). Il “bambinone”. Un affiliato del gruppo Iovine. Clan dei casalesi. Accusato di associazione per delinquere di tipo camorristico e di concorso in detenzione illegale di armi da fuoco. Era domiciliato, con obbligo di firma, a Venafro. In provincia di Isernia. C’è stato per un mese e dodici giorni. Gli inquirenti in una perquisizione domiciliare sequestrarono un bunker ricavato nella sua abitazione. Probabilmente per nascondere il capo clan Antonio Iovine. Oggi al 41 bis. L’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia è chiaro: “Le mafie sono arrivate”. Ed è arrivata anche la camorra. Con i suoi uomini. Con i suoi mezzi. Con i suoi rifiuti che avvelenano la terra. La nostra bella terra. La famosa Isola Felice. Così dipinta dalla classe dirigente. Dalla politica. Scrive Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, a pagina 323: “Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Proprio sui rifiuti e sui traffici del basso Molise qualcuno si è sentito toccato. Gli affari non possono andare a puttane. Ed ecco arrivare le minacce. Che non sono mai mancate. Ora sono state intensificate. Qualcuno ha voluto alzare il tiro. Per meglio far comprendere. Una testa di capretto sanguinante in un sacco nero. Con un biglietto allegato. Questo gravissimo episodio è capitato a un giornalista molisano. All’amico Michele Mignogna. Il cronista che ha descritto certi movimenti. Che ha toccato certi fili. Che ha fatto il proprio dovere. Non si può più far finta di non vedere. Di non sentire. I segnali sono chiari. Anche le presenze. Come quella di Francesco Moccia. Di lui scrive la Procura della Repubblica di Larino nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il Porticciolo di Termoli: “legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. Per non parlare degli affari dietro l’eolico selvaggio regionale. Delle costruzioni, del ciclo del cemento. Del riciclaggio. Del traffico di droga. E’ giunto il momento di agire. Questi vigliacchi personaggi devono sapere che di fronte a loro hanno un esercito di persone Oneste. Di persone Perbene. Che non permettono più certi episodi. Schifosi e deplorevoli. Il Molise ha bisogno di una scossa di dignità. Da quanti anni si denunciano presenze pericolose? Quanti episodi sono stati raccontati? Quanti personaggi importanti hanno indicato la presenza delle mafie? Quante volte è stato lanciato l’allarme? Per il giornalista Alberigo Giostra: “Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione”. Secondo l’ex Procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone: “In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. In Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Le mafie ci sono e fanno affari. Esiste una “mentalità mafiosissima” che danneggia il territorio. L’unica preoccupazione è colpevolizzare chi denuncia. Chi fa il proprio dovere. Secondo Lumia: “E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità. Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il 14 giugno scorso è stata approvata all’unanimità in consiglio regionale una mozione di solidarietà al collega Mignogna. E’ un buon segnale. Ma non basta. Ora bisogna lavorare. Raddoppiare gli sforzi per tagliare i tentacoli della criminalità. Del malaffare. “Fortunatamente – secondo Paolo Albano, Procuratore della Repubblica di Isernia – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”. La politica deve dare un segnale forte. Con la cultura della Legalità. Deve cominciare a dare il buon esempio. Per troppi anni in questa Regione si è dato il cattivo esempio. Per troppi anni in Molise la classe dirigente ha dato il cattivo esempio. I cittadini devono sentirsi sicuri nell’indicare anche il più piccolo episodio. Per cominciare a dare una mano alle forze dell’ordine e ai magistrati. Per riassaporare quel “fresco profumo di libertà” auspicato dal giudice Paolo Borsellino “che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.
 

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Giuseppe Lumia

INFILTRAZIONI MAFIOSE, IL MOLISE TACE!

 

Giuseppe Lumia

Giuseppe Lumia

Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”.

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

“Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui pertrafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”.

“Non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”.

Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”.

Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”.

“Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.

(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Casal di Principe 19marzo2009

CARTA CANTA – Le Mafie in Molise

Casal di Principe 19marzo2009

Casal di Principe 19marzo2009

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi. … Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.
(Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009)

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”… “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”… “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

“Non credete che voi siete immuni da queste parti sol perché noi abbiamo la sede legale di questa holding criminale, che è il clan dei casalesi. Nessuno è escluso. Noi abbiamo i morti ammazzati. Da voi si intrecciano i percorsi affaristici”.
(Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Pietracatella, 5 dicembre 2009)

“La Tenenza di Mondragone ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Collegio per l’applicazione di misure di prevenzione – su proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, in danno di un noto imprenditore casalese, D.G. (Diana Giuseppe, n.d.r.), operante nel settore della distribuzione del gas, nei cui confronti sono stati emessi nel tempo plurimi provvedimenti giurisdizionali (sentenze ed ordinanze applicative di misure cautelari coercitive). […]. Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (provincia di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia). […]. Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro”. (Comunicato Stampa, Comando Provinciale di Caserta della Guardia di Finanza, 13 dicembre 2009)

“In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”.
(Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Larino, il Ponte, gennaio 2010)

Mafie in Molise, un argomento da affrontare

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana

“Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.


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SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009

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