Tag: il fatto quotidiano

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO. I PESI della Democrazia

 

L’INTERVENTO di Enzo CIMINO (Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti) e la REPLICA di Enrico FIERRO (inviato de Il Fatto Quotidiano e autore della Prefazione del libro su Lea Garofalo)

-Interventi Integrali –

N.B.: Il consigliere regionale, in carica dal 2001, è Vincenzo NIRO (Udeur), inserito nel listino del centro-sinistra (candidato Presidente FRATTURA) per le prossime elezioni regionali (febbraio 2013).

ISERNIA. Venerdì 8 febbraio 2013, ore 17.30
Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO. L’Intervento di Nicola MAGRONE

 

L’INTERVENTO di Nicola MAGRONE, già Procuratore della Repubblica di Larino (Cb)


…dalla drammatica storia di Palmina MARTINELLI (la ragazza di 14anni, bruciata viva con alcol e fiammiferi perchè si rifiutava di prostituirsi) ai bambini di San Giuliano (morti sotto la scuola, costruita male).


– Intervento integrale –

ISERNIA. Venerdì 8 febbraio 2013, ore 17.30
Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

Con:
Enrico FIERRO (Giornalista de il Fatto Quotidiano);
Nicola MAGRONE (già Proc. della Repubblica di Larino);
On. Angela NAPOLI (Comp. Commissione Parlamentare Antimafia).

Vincenzo CIMINO (Cons. naz. Ordine dei Giornalisti);
Don Paolo SCARABEO (Prete-Giornalista).

AULA MAGNA, ITIS ‘E. MATTEI’, viale dei Pentri (già S.S. 17)

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO. L’Intervento di Enrico FIERRO

L’INTERVENTO di Enrico FIERRO (inviato de Il Fatto Quotidiano e autore della Prefazione del libro su Lea Garofalo)

I parte

II parte

ISERNIA. Venerdì 8 febbraio 2013, ore 17.30
Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

Con:
Enrico FIERRO (Giornalista de il Fatto Quotidiano);
Nicola MAGRONE (già Proc. della Repubblica di Larino);
On. Angela NAPOLI (Comp. Commissione Parlamentare Antimafia).

Vincenzo CIMINO (Cons. naz. Ordine dei Giornalisti);
Don Paolo SCARABEO (Prete-Giornalista).

AULA MAGNA, ITIS ‘E. MATTEI’, viale dei Pentri (già S.S. 17)

UN POSTO AL SOLE PER LA LEGA

Gli investimenti del partito in Africa, la base insorge

UN POSTO AL SOLE PER LA LEGA

La delusione dell’elettorato e i dubbi disseminati dalla stampa

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Altro che la casa di Montecarlo”, questo l’amaro commento de quella gente che, sino a poco tempo fa, si identificava nella Lega. La vicenda dei soldi, dei tanti soldi (i rimborsi elettorali del Carroccio) investiti all’estero fa allontanare ancor di più la base dai vertici del partito.

La vicenda legata al presidente della Camera, Gianfranco Fini era un argomento portato ad esempio soprattutto da Bossi (il padre-padrone della Lega) nei suoi comizi elettorali. Ma oggi quella storia è diventata un boomerang e l’elettorato della Lega vuol vederci chiaro. Per l’eurodeputato Matteo Salvini: “ci sono diverse sezioni che chiedono 100euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania, il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania. Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino speso”.

Nel partito c’è maretta. Ieri a Milano è stato convocato un consiglio federale sull’argomento. Per Bossi: “A maneggiare i soldi bisogna stare attenti, ma lui (il tesoriere Francesco Belsito, ndr) ha fatto bene, è un investimento che va bene”. L’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che si è detto anche favorevole all’arresto di Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica (“non esiste alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare”) sulla vicenda dei milioni di euro investiti all’estero ha dichiarato di essere rimasto all’oscuro.

Di tutt’altro avviso il tesoriere del partito lombardo Francesco Belsito, molto vicino a Umberto Bossi, che su ’Il Fatto Quotidiano’ ha dichiarato: “queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie”, aggiungendo “noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo. Non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole. Noi investiamo con concretezza, ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori”.

Ma quali sono le cose migliore contestate dalla base? E’ il ’Secolo XIX’ a far emergere la vicenda. Si legge nell’edizione di domenica 8 gennaio: “Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero. E’ proprio il tesoriere Belsito, che parla di privacy (con i soldi pubblici), ad essere indicato come il motore dell’intera operazione. “È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive”.

Ma ecco il dettaglio dei movimenti. Secondo il ’Secolo XIX’: “un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania”.

In Africa. E’ possibile che un partito politico, sempre molto critico nei confronti degli extra-comunitari, investa i propri soldi in quei Paesi? Un partito, secondo l’analisi del giornalista Philippe Ridet, ’Le Monde’, che negli ultimi anni ha moltiplicato le provocazioni razziste. “Verona, 260mila abitanti, nel ricco Veneto, mille chilometri a nord da Rosarno. Qui regna – ha scritto nel suo reportage Ridet – il partito anti-immigrati della Lega Nord. Flavio Tosi, il giovane sindaco leghista è stato da poco condannato in via definitiva per istigazione all’odio razziale. Sospensione per tre anni dai pubblici comizi”. Dello stesso avviso anche il sociologo dell’Università La Sapienza di Roma Enrico Pugliese: “Per la prima volta in Italia dopo il fascismo, forme di razzismo vengono assunte al vertice delle istituzioni. Questa legittimazione della xenofobia porta a condotte violente sempre più esplicite”.

Il giornalista francese rincara la dose, ricordando alcuni comportamenti della Lega Nord durante i suoi anni di Governo:”forte di quattro ministri tra cui quello dell’Interno, è proprio questo il partito che moltiplica le provocazioni razziste. La ’criminalizzazione’ dell’immigrazione clandestina, passibile oggi di sei mesi di galera? Opera della Lega. La legalizzazione delle ’ronde cittadine’ per far regnare l’ordine e la tranquillità? Ancora la Lega. L’operazione ’Bianco Natale’ in una piccola città della Lombardia per recensire ed espellere gli immigrati clandestini prima delle feste? La Lega, sempre lei”. E proprio la Lega, attraverso il suo tesoriere e il suo padrone (la famiglia Bossi: padre, madre e figlio), sfrutta gli investimenti finanziari in un Paese africano. I soldi non obbediscono ad alcuna forma di razzismo. Servono alla causa. Ma qual è il tesoro della Lega? E’ una firma de Il Giornale, Paolo Bracalini, attraverso il suo libro ’Partiti SPA’ a rendere l’idea.

Nel libro c’è proprio un capitolo dedicato alle finanze della Lega, “dagli esordi a oggi: milioni di euro in banca, terreni, case e tante Srl leghiste”. Partiamo dalla domanda del giornalistaBracalini: “Ma a quanto ammontano i soldi pubblici ricevuti dalla Lega Nord, in rimborsi elettorali? Abbiamo tentato, per la prima volta, di ricostruire lo storico del finanziamento pubblico al movimento di Umberto Bossi (presumendo il totale sulla base delle rate annuali disposte dai presidenti delle Camere). Solo negli ultimi dieci anni (2001-2011) la Lega ha ricevuto circa 140 milioni di euro di fondi pubblici (anche escludendo i soldi destinati alla Padania e tutti gli stipendi che lo Stato versa ai suoi parlamentari). (…). La Lega (dal 1989,l’nizio della sua storia) ha quindi incassato dallo Stato quasi 170 milioni di euro in rimborsi elettorali. Ce l’avessero anche certe piccole e medie imprese del Nord un aiuto del genere(…)”.

E gli iscritti? I simpatizzanti? Ora cosa pensano delle strategie leghiste? Ecco alcuni commenti sul profilo facebook di Stefano Candiani, ex segretario provinciale del partito e molto vicino a Maroni. “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?”,

Il punto non è valutare la bontà dell’investimento (attenzione: sono più o meno gli stessi che hanno fatto affondare la Banca della Padania); il punto è che la cassa di un partito (e sono parecchi soldi) è tenuta dalla famiglia Bossi come meglio crede! Altro che casa a Montecarlo!”, “Se un giorno si dovesse sciogliere il partito Lega Nord, dove finirebbe quei soldi? Con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, “La notizia fa venire a galla uno scandalo del sistema: come vengono gestiti i soldi dei partiti. E scopriamo che non c’è nessun controllo. Nel caso Lega c’è da capire perchè la famiglia Bossi avesse interesse a spostare il denaro all’estero”, “E’ il caso di continuare a far finta di nulla? La società in questione ha come soci Umberto Bossi,Manuela Marrone, Giuseppe Leoni e un altro paio di esponenti. Ergo, se un giorno la Lega Nord dovesse liquefarsi oppure passare sotto il controllo di un altro gruppo di potere, i beni contenuti nella Pontidafin a chi resterebbero?, “In venti anni di governo cosa ha portato a casa la lega… un pugno di mosche”, “Penso alla grande fatica che fanno i nostri militanti, privandosi della pensione o dei risparmi, per tenere aperte le sedi o per sostenere l’attività politica del movimento…”.

Lo Statuto della Lega Nord (art. 25) parla chiaro. Le operazioni finanziarie devono essere autorizzate dal comitato amministrativo del partito. Peccato che nessuno, tranne Bossi e Belsito (e magari altri intimi), ne sapesse nulla. O facevano finta di non sapere?

da lindro.it di martedì 10 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Un-posto-al-sole-per-la-Lega,5526#.Tw3L6aXojpk

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

In corso una causa civile della Regione contro la Rai

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

Una legge regionale finanzia soltanto alcuni editori. Ma i giornalisti stanno a guardare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Per troppi la classe dirigente di questa Regione non ha fatto il proprio dovere”. Queste le parole pronunciate nel 2009 a Campobasso dall’ex Presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia (oggi componente dell’Antimafia), riferendosi alle infiltrazioni malavitose in Molise e agli affari delle tre organizzazioni criminali (‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) presenti nella seconda Regione più piccola d’Italia. Il concetto può essere facilmente esteso anche all’informazione regionale. Per troppi anni in Molise si è preferito sostituire i fatti con le opinioni. Soprattutto quelle dei politici. Che riempiono quotidianamente quasi tutti gli organi di informazione. Legati, per diverse ragioni, alla politica. Nell’informazione molisana si registra un cortocircuito tra controllore e controllato. In questa Regione, oltre ai bavagli, agli auto-bavagli, alle censure e alle diffide, esistono troppi cani da compagnia o da riporto. In Molise gli scendiletto amano coltivare le amicizie con i politici. Invece di controllare. Di fare i cani da guardia del potere. Furio Colombo, tempo fa, scrisse sulle colonne de ’Il Fatto Quotidiano’: “Dobbiamo prendere atto dei fatti”. A Cassino si sta svolgendo una causa civile, intentata dalla Regione Molise, contro il servizio pubblico locale (Rai Molise). Scriveva lo scorso 14 dicembre il segretario nazionale della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), Franco Siddi: “oggi a Cassino c’è stata un’altra tappa di una causa assurda e temeraria”. Ma perché la Regione Molise ha chiesto 3 milioni di euro di risarcimento per presunti danni subiti in seguito alla pubblicazione di notizie ritenute diffamatorie? Perché ha ritenuto opportuno diffidare la Rai e altri organi di informazione, attraverso un avvocato (Francesco Fimmanò) pagato con i soldi pubblici, per evitare l’inserimento nella rassegna stampa di un quotidiano fallito? “Siamo a tre anni dall’apertura di questo procedimento – ha aggiunto Siddi – senza che l’ente regionale abbia potuto cavarne un ragno dal buco, e difficilmente potrebbe essere così perché si fonda su presupposti inesistenti. I colleghi hanno esercitato il diritto di cronaca, limitandosi a leggere i titoli dei quotidiani. Hanno rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati”. Ecco cosa si può leggere nella diffida firmata da Fimmanò: “si diffidano le altre testate dal propagare, come sinora fatto, mediante la rassegna mattutina dei quotidiani o la riproduzione in siti di informazione via internet (e nei relativi archivi storici), le diffamazioni della Regione Molise, della sua Giunta Regionale e del suo Presidente (eletto per la terza volta, ndr) e dei suoi Assessori, pubblicate dal quotidiano Nuovo Molise”.Il Presidente dell’Associazione Stampa del Molise (ASM), Giuseppe Di Pietro, ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti. Mentre mancano le risorse per assicurare sanità, trasporti, servizi essenziali – ha affermato – si spendono decine di migliaia di euro per una causa che peserà sulle tasche delle famiglie e contribuirà ad intasare la giustizia. Una domanda che porremo anche al consiglio regionale, appena eletto, e alla nuova giunta”. Alla domanda nessuno ancora ha risposto.In Molise, intorno a questa assurda vicenda si è registrato un assordante silenzio. E i giornalisti? Pochi contestano il modus operandi della politica. Troppi interessi legano molti iscritti all’Ordine con chi dovrebbe gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica. Giuseppe D’Avanzo, giornalista di ’Repubblica’, amava dire: “Chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha, vuol dire che qualcosa non va…”. E in questa piccola, ma sfortunata Regione, sono molte le cose che non vanno. Lo spot dell’’Isola Felice’ e del ’Modello Molise’ serve soltanto per continuare a mettere sotto il tappeto le tante questioni irrisolte. Si chiudono, da un giorno all’altro, trasmissioni di approfondimento? Pochi s’indignano. E l’Ordine dei Giornalisti? Sembra non esistere in Molise. Perché i giornalisti per lavorare devono raccogliere la pubblicità? Il dovere di ogni giornalista, con la schiena dritta, è raccontare quello che vede, che sente e che accade. E come si fa a raccontare i fatti se quasi tutto è controllato da chi finanzia quotidiani e televisioni private? Compresa la politica, che sottobanco (senza una legge regionale sull’editoria), elargisce somme di denaro per l’informazione.In Molise il problema della libera stampa, al contrario di come afferma qualcuno, non dipende da una legge regionale o da un centro-sinistra che non si è mai fatto un organo di informazione tutto suo. Dipende dalla libertà di ciascun operatore del settore. In questo mestiere non si possono accettare compromessi, di alcun tipo. Per la propria dignità e per il rispetto che si deve al lettore o al telespettatore. Che restano gli unici padroni. Come si può controllare la politica e, quindi, anche il centro-sinistra se un organo di informazione è editato da una parte politica? Sin dove arriva il controllo degli editori? Per molti deve esserci l’equilibrio (un’altra parola magica) tra la proprietà e il giornalista. Sono gli editori che dettano le regole? Chi deve decidere cosa si può dire e cosa non si può dire?Il consiglio regionale del Molise, il 12 ottobre del 2009, ha licenziato una legge dal titolo ’Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata’. “In questa legge – scrive Riccardo Tamburro, all’epoca consigliere regionale di maggioranza – non si fa altro che rimborsare alcune spese agli editori e non c’è accenno neanche alla regolarità contributiva sui contratti di lavoro”. Il fedele consigliere regionale di maggioranza, che ha affermato “di aver votato a favore per spirito di servizio” e che non condivide “in pieno il testo” pone un problema molto serio. Ma perché misure urgenti? Per chi? Per cosa? La legge si disinteressa dei lavoratori non assunti, pagati in nero e resi schiavi dai propri editori. Ma cosa ancor più grave è che il provvedimento, finanziato con soldi pubblici (300mila euro), sembra disegnato apposta per alcuni giornali. Amici? Compiacenti? Complici? Si legge al comma 7 dell’articolo 2: “La cancellazione delle imprese dall’albo è parimenti disposta dal Presidente della Giunta regionale con decreto motivato”. Il potere di veto messo in mano al Presidente della Giunta Regionale è una vera arma di ricatto. Gli editori che beneficeranno di questi spiccioli si guarderanno bene dal criticare, dal prendere posizioni.Per il giornalista Marco Travaglio: “c’è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C’è chi nasconde i fatti perchè ha paura delle querele, delle cause civili. C’è chi nasconde i fatti perchè altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C’è chi nasconde i fatti perchè contraddicono la linea del giornale. C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso perchè ha paura di dover cambiare opinione. C’è chi nasconde i fatti perchè così, poi, magari, ci scappa una consulenza col Governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l’unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo. C’è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi”.

da lindro.it di giovedì 22 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/L-informazione-malata-in-Molise,5226#.TvSdijXojpk

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

Mario Monti ufficializza la squadra del governo tecnico

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

Personalità di alto profilo con qualche trascorso. Per il ’Financial Times’ “è l’ultima chance”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ l’ultima chance” per il ’Financial Times’, che spiega: “se un fallimento in Grecia sarebbe un semplice fastidio, in Italia sarebbe devastante. Quello che dovrà fare Monti sarà estremamente difficile”, gli servirà “una grossa dose di fortuna”. Ma non solo. Servirà impegno, serietà e coerenza per risollevare le sorti del Paese, gestito in questi ultimi anni in modo molto approssimativo.

La squadra di tecnici, composta dal nuovo Presidente del consiglio, è stata resa pubblica. Dopo diverse ore di colloquio con il Capo dello Stato, Monti ha ufficializzato i nomi dei nuovi ministri. Ecco la lista: Mario Monti, Presidente del consiglio con delega alle Economia e alle Finanze; Corrado Passera, allo Sviluppo e Infrastrutture; Giampaolo Di Paola, alla Difesa;Anna Maria Cancellieri, all’Interno; Paola Severino, alla Giustizia; Giulio Terzi di Santagata,agli Esteri; Elsa Fornero, al Lavoro e alle Politiche Sociali; Francesco Profumo, all’Istruzione, Università e Ricerca; Lorenzo Ornaghi, ai Beni culturali; Renato Balduzzi, alla Salute; Mario Catania, alle Politiche Agricole e forestali; Corrado Clini, all’Ambiente. Cinque ministri senzaportafoglio: Enzo Moavero Milanesi, Affari Europei; Piero Gnudi, Turismo e Sport; Fabrizio Barca, Coesione territoriale; Piero Giarda, Rapporti con il Parlamento; Andrea Riccardi, Cooperazione internazionale. Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, sottosegretariodella Presidenza del Consiglio.

Il programma di Governo sarà presentato domani. Ma chi sono gli uomini del presidenteMonti?

Partiamo dal banchiere Corrado Passera, ministro allo Sviluppo Economico e alle Infrastrutture. Uno dei protagonisti della privatizzazione dell’Alitalia, dove gli italiani si sono preoccupati delle perdite e la nuova cordata ha investito nella società sana. Durante la conferenza stampa lo stesso Monti ha tenuto a precisare: “ho considerato la sua storia come una importante premessa e promessa di una sua attività proficua senza che ci siano nelle sue nuove funzioni possibili intralci legati alla sua attività passata”. Ma chi è Passera e perché, anche dopo Berlusconi, si torna a parlare di conflitto di interessi? E’ l’amministratoredelegato di Intesa Sanpaolo. Membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi e della Fondazione Teatro alla Scala, è consigliere e membro del comitato esecutivodell’Associazione Bancaria Italiana. E’ stato anche direttore generale di Cir, direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e del gruppo L’Espresso. Da ’Il Fatto Quotidiano’ del2 settembre 2010 si apprende: “la banca guidata da Passera, finanzia la compravendita di una società di cui lo stesso Passera è azionista. E i Fontana (industriali brianzoli, ndr),secondo quanto dichiarano all’epoca, sono pronti ad acquistare, oltre alla quota di controllo parcheggiata in una finanziaria lussemburghese, anche le azioni dei piccoli soci dell’Hotel. Quindi, in teoria, anche quelle dei Passera. Per togliersi dall’imbarazzo il banchiere avrebbe potuto rendere nota la sua posizione agli altri consiglieri di amministrazione di Intesa chiamati ad approvare il prestito. Ma Passera tace”. La stessa famiglia Fontana entrò nella cordata organizzata dal banchiere per rilevare Alitalia.

Giampaolo Di Paola, Ministro della Difesa, ammiraglio. Presidente del comitato militaredella Nato. E’ stato Capo di stato maggiore della Difesa e capo di gabinetto con il ministrodella Difesa Carlo Scognamiglio (centro-destra) e con Sergio Mattarella (centrosinistra).

Anna Maria Cancellieri, Ministro dell’Interno. Già commissario prefettizio a Bologna, dopo le dimissioni di Del Bono per il ’Cinziagate’. Nominata da poco commissario a Parma. Ha ricoperto anche il ruolo di commissario del teatro Bellini di Catania.

Paola Severino, Ministro della Giustizia. Vicina all’ex presidente del consiglio Romano Prodi. Avvocato penalista, ha difeso Cesare Geronzi, i Caltagirone, Roberto Formigoni, Romano Prodi, Gaetano Gifuni (ex segretario della presidenza della Repubblica) e Salvatore Buscemi, il capomandamento della famiglia mafiosa di Passo di Rigano. Ha assistito uno dei dirigenti di polizia imputati per l’irruzione nella scuola Diaz.

Giulio Terzi di Santagata, Ministro degli Esteri. Attuale ambasciatore italiano a Washington. Ha ricoperto la carica di consigliere politico della rappresentanza d’Italia presso la Nato. E’ di casa alla Farnesina, dove ha già ricoperto l’incarico di vice segretario generale, direttore generale per la cooperazione politica multilaterale e diritti umani e direttore politico. E’ stato ambasciatore d’Italia in Israele e rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York. Giurerà domani.

Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Vicepresidente del Consiglio disorveglianza d’Intesa San Paolo, docente di Economia Politica (facoltà di Economia) all’Università di Torino e componente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro. Ha fondato il Cerp, Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, a Moncalieri.

Il dopo Gelmini si chiama Francesco Profumo, Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca.Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. E’ stato Visiting Professor in USA, in Giappone, in Repubblica Ceca e in Argentina. Membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia.

Lorenzo Ornaghi, Ministro ai Beni Culturali. Rettore dell’Università Cattolica di Milano, al terzo mandato. Direttore dell’Aseri (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali), dellarivista Vita e Pensiero. E’ vicepresidente di Avvenire e della Fondazione Vittorino Colombo di Milano. Membro del Cda della Fondazione Policlinico Irccs di Milano. Pochi anni fa ha ricevuto dal Comune di Milano “l’Ambrogino d’Oro”.

Renato Balduzzi, Ministro alla Salute. Professore di diritto costituzionale nell’Università delPiemonte Orientale. Ha presieduto la commissione ministeriale per la riforma sanitaria.Consigliere giuridico del Ministro delle politiche per la famiglia.

Mario Catania, Ministro alle Politiche Agricole e Forestali. Capo dipartimento delle politiche europee e internazionali del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Corrado Clini, all’Ambiente. Direttore generale del ministero dell’Ambiente. Indagato per l’inquinamento prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect, difeso dall’avvocato Carlo Taormina. Posizione archiviata. Clini rientra anche in una vicenda sollevata dai cambogiani e dal ’Corriere della Sera’, dopo una denuncia presentata da padre Alex Zanotelli. Che, nel corso di una conferenza stampa, aveva posto interrogativi legati al risanamento e trasferimento della più grande discarica di Dandora (Nairobi). Il neo ministro utilizzò queste parole per rispondere: “forse disturbiamo the lords of pauperty, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati”. La storia la racconta Gianni Ballarini sulla rivista ’Nigrizia’: “A gestire, direttamente da Roma, l’operazione è Corrado Clini. Sarà lui che il 14 e il 15 agosto del 2007 scenderà a Nairobi per incontrare le autorità locali e gli stessi comboniani, per convincerli della bontàdell’iniziativa e per garantire su Eurafrica (una società italiana con uffici in Kenya e 10mila euro di capitale sociale, ndr.). Perché, nel frattempo, compare questa società, con sedi a Napoli e Roma, alla quale è stato affidato lo studio di fattibilità. E qui i misteri iniziano a infittirsi. Innanzitutto, non è chiaro chi le abbia assegnato l’incarico. Clini, nei suoi documenti, scarica la responsabilità sui colleghi kenyani. I quali cascano dalle nuvole”. “Al dottor Clini – hanno commentato Greenpeace, Legambiente e Wwf – vanno le nostre congratulazioni per il prestigioso incarico che gli è stato conferito. Ci aspettiamo che il suo impegno nel gabinetto Monti possa segnare una svolta positiva e un cambio di direzione nelle politiche italiane sull’ambiente a partire da quelle sui cambiamenti climatici”.

Enzo Moavero Milanesi, Ministro per le Politiche Europee. Giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue. Collaboratore storico di Mario Monti.

Piero Gnudi, Ministro dello Sport e del Turismo. Consigliere di amministrazione di Unicredit, Astaldi e de ’Il Sole 24Ore’. Membro direttivo di Confindustria, della giunta direttiva di Assonime (associazione tra le società per azioni), del comitato esecutivo dell’Aspen Institute. E’ stato presidente di Iri e di Enel. Amico di bicicletta di Romano Prodi.

Fabrizio Barca, Ministro alla Coesione Territoriale. Direttore generale presso il ministerodell’Economia e delle Finanze. Un curriculum di studi internazionale. Figlio di Luciano Barca, partigiano, deputato nelle fila del Pci, direttore dell’Unità ed economista. Collaboratore diEnrico Berlinguer. E’ stato accolto da Calderoli (Lega) con queste parole: “se il buongiorno si vede dal mattino, allora è notte”. Il neo ministro è stato nominato presidente del comitato per le Politiche territoriali dell’Ocse.

Piero Giarda, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Responsabile del Laboratorio di Analisi Monetaria dell’Università Cattolica di Milano e componente del Comitato direttivodella scuola per il dottorato in Economia e finanza delle amministrazioni pubbliche. Ha insegnato all’Università Cattolica, all’Università degli Studi della Calabria all’Università di Harvard. Vice presidente della Fondazione Milano per la Scala, presidente della Fondazione Internazionale Monte Rosa, componente del Consiglio di amministrazione del Teatrodell’Opera di Roma. Così rispondeva ad una domanda, dello scorso 4 novembre, sulla famosa lettera inviata dal Governo italia all’Europa: “L’Italia ha bisogno di provvedimenti concreti e non di lettere. Nello specifico la lettera contiene pochissime indicazioni concrete ed è firmata da un personaggio che ha perso molta della sua credibilità”.

Andrea Riccardi, Ministro della Cooperazione Internazionale. Professore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha fondato la Comunità di Sant’Egidio. Per molti è uno dei rappresentanti del Vaticano.

Antonio Catricalà, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Presidente dell’Antitrust.Consigliere e presidente di sezione del Consiglio di Stato. Professore di Diritto Privato all’Università di Tor Vergata, insegna Diritto dei Consumatori alla Luiss. Capo di gabinettodel Ministro delle Poste Maccanico. Ha collaborato con Berlusconi come segretario generale di Palazzo Chigi.

Per il giornalista economico Claudio Kaufmann, vice direttore di Borsa e Finanza: “E’ l’ultima chance. E’ il migliore dei governi possibili. Viviamo una situazione peggiore di come veniva raccontata. L’unico rischio per questo governo è la politica”.

da lindro.it di mercoledì 16 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Tutti-gli-uomini-del-Presidente,4481#.TuZAy7KXvq4

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