Tag: infiltrazioni

SCUOLA Media Statale "D'Annunzio", Sesto Campano

CULTURA della LEGALITA’. Gli studenti Molisani e la Legalità/2

SCUOLA Media Statale "D'Annunzio", Sesto Campano

SCUOLA Media Statale “D’Annunzio”, Sesto Campano

GRAZIE DI CUORE

ai Ragazzi (preparatissimi),

agli Insegnanti

e alla Preside della Scuola Media ‘D’Annunzio’ di Sesto Campano per la bellissima iniziativa sulla “Cultura della Legalità”.

Abbiamo ricordato, insieme, le stragi di mafia, don Peppe DIANA, Giovanni FALCONE, Paolo BORSELLINO, Giancarlo SIANI, don Pino PUGLISI

senza dimenticare il Molise, le infiltrazioni della criminalità organizzata e i cattivi esempi (come la malapolitica locale e la disinformazione).

LA MAFIE SONO UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Paolo De Chiara

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’opera costerà 3.500 milioni di euro. Il Cda della Società 300mila euro

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’allarme della DNA: “interessi di persone vicine a consorterie mafiose”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“In questi giorni stiamo assistendo a nuovi annunci trionfalistici per il via libera al progetto preliminare per la costruzione della Termoli-San Vittore. L’autostrada non serve al Molise”. Queste le parole utilizzate dal segretario generale della Fillea-Cgil Molise Pasquale Sisto, dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Era stato il presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio (imputato e rieletto per la terza volta) a chiedere, nei giorni scorsi, al ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera diaccelerare tutti i passaggi per attivare, entro pochi mesi, le procedure di appalto dell’autostrada Termoli-S.Vittore”.Siamo contrari – ha affermato il segretario Pasquale Sisto alla eventuale costruzione di questa infrastruttura (se mai si arriverà alla realizzazione) in quanto, non serve allo sviluppo del Molise. I problemi del Molise sono ben altri come la chiusura della struttura Commissariale decisa dal Governo Nazionale per la ricostruzione post sisma del 31 ottobre 2002”.

Del tremendo terremoto che portò (per colpe umane) al crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, con la morte di 27 bambini e di una maestra. Per Sisto la “ricostruzione nelle zone terremotate già con la struttura Commissariale è andato a rilento con ricostruzioni parziali e in alcuni casi addirittura non ancora iniziati. In altri casi invece le opere ricostruite e costruite ex novo sono opere sproporzionate che non servono a nessuno come alcune strutture di San Giuliano di Puglia simbolo degli sprechi e del mal costume molisano. Adesso con la chiusura della struttura Commissariale ancora più di prima quelle zone saranno abbandonate a se stesse senza nessuna garanzia per il futuro con la possibilità concreta di nuova emigrazione”.

Nelle zone terremotate del Molise i cittadini abitano ancora nei moduli di legno.Quelle casette dopo quasi 10 anni dai tragici eventi sono tutte deteriorate, ci piove dentro, e all’interno le condizioni igienico-ambientali sono al limite. Si vuole costruire un ennesimo monumento allo spreco e al malcostume”.

I lavori sono fermi per mancanza di fondi, quelli che l’articolo 15 spartiva tra aiuti per l’alluvione e per i terremoti. Il concetto espresso dal pm di Campobasso, Fabio Papa, in una manifestazione pubblica resta illuminante. Per capire il modus operandi della politica in Molise. “In una Regione di 300mila persone è ovvio che alla fine si crei una compattezza sociale in senso negativo. Perché si aspetta il proprio turno e ‘prima o poi deve capitare quello che poi mi fa il favore a me, che mi sistema a quello e a quell’altro’. E’ evidente che un terreno di coltura del genere è un terreno pericoloso”. E tutto questo decadimento porta all’omertà, all’assuefazione di un intero popolo.

I soldi, sprecati dalla gestione locale, non ci sono più per la ricostruzione. Basta fare un giro nei centri abitati – continua il segretario della Fillea Cgil – del cosiddetto cratere sismico per rendersi conto della drammaticità della situazione. A Santa Croce di Magliano le case sono ancora puntellate, la stessa cosa vale per Bonefro. Gli alunni di questa comunità frequentano le scuole ancora nei moduli prefabbricati frutto della solidarietà italiana. Per non parlare di Montelongo, di Rotello, di Ururi e della stessa Larino che si trovano nelle medesime condizioni. La priorità deve essere la rinascita economica e sociale di quelle zone devastate dal sisma e per cui gli investimenti vanno indirizzati in quella direzione”.

Invece, in Molise, sono altre le priorità. Dopo l’annuncio dell’Aeroporto, ecco arrivare l’accelerata per l’Autostrada del Molise. Tutto ha inizio nel 2008, quando viene costituita l’Autostrada del Molise Spa, che ha sede a Campobasso, con un capitale sociale di 3 milioni di euro. Una società mista Anas-Regione Molise, per la realizzazione del nuovo collegamento Termoli (Molise) – San Vittore (Lazio). Un tracciato di 150 chilometri, con due corsie per senso di marcia, 121 viadotti, 15 gallerie e 35 svincoli di collegamento. “Il progetto preliminare – si legge nel sito dell’Anas – prevede 13 lotti, di cui il lotto due, lungo circa 9 km, denominato ’Variante di Venafro’. L’importo complessivo dell’investimento necessario ammonta ad oltre 3.500 milioni di euro. La nuova arteria discende essenzialmente dalla inadeguatezza del sistema delle comunicazioni e dei trasporti del Molise e dalla mancanza di un collegamento trasversale tra il Tirreno e l’Adriatico, con il duplice obiettivo quindi di migliorare il livello di servizio in termini di mobilità, accessibilità e sicurezza del collegamento stradale tra la dorsale adriatica e la dorsale centrale, e di valorizzare e sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Isernia e Campobasso”.

Un investimento importante, da tenere sotto controllo. Proprio intorno alla ’Variante di Venafro’ esistono infatti dei rapporti che parlano di infiltrazioni malavitose. Si legge nella Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) del dicembre 2010: si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonché al controllo degli appalti pubblici”. E proprio su quest’ultimo settore si sofferma la relazione.

Nel mese di maggio 2008, la Procura della Repubblica di Isernia ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti delle 8 persone indagate nell’ambito della nota indagine ‘Piedi d’Argilla’, che aveva accertato il tentativo di infiltrazione di un imprenditore contiguo alla cosca ‘ndranghetista dei Garofalo di Petilia Policastro (Kr), affidatario di subcontratti nell’ambito dei lavori per la realizzazione del primo tratto della cosiddetta Autostrada del Molise”.

Si sono già registrate le prime infiltrazioni. I soldi sono tanti e attirano la criminalità organizzata. Quasi sempre presente negli appalti pubblici. Al di là della prova processuale non raggiunta – scrivono dalla DNA – sul piano dell’analisi e della prevenzione tale procedimento è sintomatico di interessi nella Regione di persone comunque vicine a consorterie mafiose”.

Per adesso restano gli annunci della politica. Ma i tempi per la realizzazione? Per l’ex Ministro Matteolil’Autostrada Termoli-San Vittore si farà. I ritardi nella costruzione saranno recuperati con il piano tecnico che è stato messo a punto”. Era il 12 maggio del 2011.

L’autostrada ancora non esiste, ma sono partite le nomine. Gli stipendi, circa 100mila euro all’anno, ai componenti del Consiglio di Amministrazione della società ’Autostrada del Molise’. Cinque sono le persone che compongono il cda: Vincenzo Di Grezia (presidente); Michele Minenna (amministratore delegato dal 14 luglio 2011) e i consiglieri Vincenzo Colalillo, Settimio Nucci e Alberto Montano (già sindaco di Termoli). “Per l’incarico – tiene a puntualizzare Montano – prendo circa 7.500 euro l’anno. Dal gennaio 2010 ho l’onore di lavorare direttamente a questo progetto nel consiglio di Amministrazione della Società, pubblica al cento per cento senza nessun socio privato così come falsamente di recente affermato da qualcuno, costituita dall’ANAS e dalla Regione Molise per tale scopo. Ho partecipato sinora a più di dieci sedute di consiglio in cui ho dovuto vagliare insieme agli altri componenti scelte, progetti, soluzioni. Ho dovuto approvare bilanci e assumermi responsabilità di firma, pur sapendo di questi tempi quanto sia difficile e pericoloso esporsi per una firma, che, anche se messa in buona fede, può avere conseguenze spaventose per chi ha sempre fatto dell’onestà un valore personale e pubblico imprescindibile”.

Oltre al Cda, ci sono anche i componenti del collegio sindacale della Società. Il presidente è Carmine Franco D’Abate, mentre i sindaci effettivi sono Francesco Mancini e Riccardo Tiscini. Giulia De Martino e Cristian Lombardozzi sono i sindaci supplenti.

Ma quanto costa la macchina amministrativa di questa società? Secondo il presidente dell’Anas Pietro Ciucci nel “triennio 2010-2012 il presidente della società e l’amministratore delegato hanno intascato e intascheranno ventimila euro l’anno ciascuno, mentre i consiglieri Colalillo, Montano e Nucci quindicimila euro l’anno. Poco meno di diecimila euro l’anno vengono destinati ai componenti del collegio dei revisori”. Trecento mila euro, per il triennio 2010-2012, solo per il Cda della Società. In attesa di poter percorrere l’opera di ’importanza strategica’.

da L’Indro.it di giovedì 26 Gennaio 2012, ore 16:52

http://www.lindro.it/L-autostrada-in-Molise-sospetti-di,5948#.TzulaoGa2p4

Più forte della Camorra

Più forte della Camorra

 

“I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza”.

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

 “Come mai questi camorristi, pur vedendo amici ammazzati con ferocia e pur convivendo con la morte sin da piccoli, non smettono di vivere nell’illegalità? Me lo sono sempre chiesto benedicendo quelle salme, e la mia risposta è che nessuno aveva mai aiutato quei ragazzi perché la loro esistenza era considerata senza alcun valore”. Siamo partiti da questa affermazione, dalla quarta di copertina del libro di don Aniello Manganiello (Gesù è più forte della camorra), presentato ad Isernia, per discutere di legalità con l’ex parroco di Scampia (Napoli). Allontanato dai suoi superiori nel 2010 dopo l’ennesimo scontro. Nel libro don Aniello racconta i suoi 16anni vissuti in una terra difficile. Dove ha prestato aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti e dove ha condotto battaglie sociali, facendo visita nelle case dei camorristi. Ottenendo anche significative e importanti conversioni.

Don Aniello è così difficile rialzare la testa?
E’ difficile scrollarsi di dosso i tentacoli di questa piovra che è la camorra. Ci sono diversi fattori che provocano una sorta di fatalismo nella gente. Il primo motivo è l’assenza delle Istituzioni. La gente non si sente sufficientemente tutelata dalle forze dell’ordine, dallo Stato.

Perché ha invitato lo scrittore Roberto Saviano a Scampia?
Per conoscere bene quei territori, per capire le problematiche, per comprendere anche questo atteggiamento omertoso della gente che in altre parti d’Italia scandalizza. Bisogna vivere in certi territori. Non si possono fare affermazioni in maniera superficiale o senza dare un’occhiata sulla situazione in maniera complessiva. Non metto in contrapposizione Saviano con don Aniello, non metto in contrapposizione l’antimafia culturale con l’anticamorra delle opere. Racconto la mia esperienza durata 16anni in quel territorio, nel quale sono arrivato con molte paure che mi portavo da ragazzino.

Nel suo libro spiega di non aver mai trattato i camorristi come lebbrosi
Sono stato sempre molto fermo nelle cose. Altrimenti non gli avrei rifiutato il matrimonio, il battesimo o l’iscrizione alla prima comunione. Sono stato sempre molto cordiale, tant’è che loro nei miei confronti avevano una grande stima e anche un grande rispetto. L’organizzazione camorristica è molto diversa dall’organizzazione mafiosa. La camorra, in tutta la Campania, è frantumata in centinaia di clan, uno si alza la mattina e costituisce un clan. Pur di fare soldi facilmente, pur di succhiare il sangue alla povera gente. Ecco il perché delle faide, delle guerre che di tanto in tanto scoppiano. Sono arrivato in questo contesto e mi sono preoccupato di dare voce a quella gente, di dare speranza di fronte a tanta paura, tanta omertà. Non si può chiedere alla gente solo di denunciare, di rispettare le regole, di non rivolgersi alla camorra per risolvere i problemi o questioni grosse. Ma bisogna dare il buon esempio.

Come si dà il buon esempio?
Ho messo in conto i pericoli che potevo incontrare e ho cominciato a denunciare, a prendere posizione.

Qual è stato il gesto iniziale?
L’abbattimento del muro dei sacerdoti della mia congregazione che avevano costruito a protezione del Centro don Guanella. Un muro alto tre metri con un’inferriata di un metro. Ma non è possibile proteggersi chiudendosi al territorio, facendo capire alla gente che si hanno nei loro confronti pregiudizi. Un muro costruito abbatte i rapporti. Noi dobbiamo essere costruttori di ponti, non di muri. E’ stato uno dei primi gesti, un segnale che abbiamo voluto dare di un nuovo corso, di un mondo migliore possibile.

Un mondo migliore è possibile anche in quei territori?
I cambiamenti possono avvenire. Chi dice che Napoli non può cambiare è un uomo senza speranza. Perché gli irrecuperabili non esistono, sono frutto della nostra fantasia. Le conversioni che racconto sono la testimonianza che le conversioni possono avvenire. I cambiamenti avvengono con il coraggio della verità e con il sangue, un elemento molto fertile. I martiri sono una grande testimonianza.

Cosa si può fare in concreto per la cultura della legalità?
Alcuni malavitosi si erano allacciati sulla tubatura dell’acqua del nostro centro e i miei confratelli, i sacerdoti, pagavano le bollette esose di 6/7 milioni di lire perché avevano paura, perché non volevano noie. Quando arrivai e mi resi conto di questa vergogna affrontai questi malavitosi, che mi offrirono dei soldi per pagare le bollette. Dopo quindici giorni tagliai gli allacci. Non ebbi nessuna solidarietà dalla mia comunità.

Come si trova questo coraggio?
E’ una terra meravigliosa la Campania, una terra dalle grandi contraddizioni. Dove i picchi di male si affrontano con i picchi di bene che ci sono. Fu una grande sofferenza per me non aver trovato una grande solidarietà, ma il gesto fu molto apprezzato dalla gente del Rione don Guanella.

E’ difficile denunciare?
Come si fa a denunciare se alle due di notte vedo due poliziotti che mangiano la pizza sul cofano della macchina di servizio con il capo della piazza di droga ‘Pollicino’ legato ai Lo Russo, a cui ho negato il matrimonio e che adesso ho denunciato ancora sui giornali perché si è appropriato di 300metri quadrati di suolo pubblico e ci ha fatto un muro di 40metri per farci il parco gioco per i figli. E la gente non ha parlato per paura. Nemmeno i vigili, nemmeno la polizia e i carabinieri si sono preoccupati di un manufatto abusivo. Ho chiamato la mia amica giornalista de Il Mattino, Giuliana Covella, e ho fatto la denuncia con la mia foto e con il titolo: Don Aniello, abbattete il muro del boss. Quello che mi ha più sconcertato, ecco perché la gente ha paura, è il silenzio assordante che moltiplica il male in quei territori. Dobbiamo cambiare la qualità della vita della gente. Dobbiamo ridurre lo spazio di azione della camorra.

Lei scrive: “Si fa presto a dire che Scampia è abitata dall’illegalità e dalla delinquenza, ma andiamoci piano. Su 80mila persone, 10mila sono coinvolte nella droga, nei furti, nella prostituzione. Gli altri 70mila abitanti sono brava e povera gente che cerca di vivere e di sopravvivere”.
Servono massici investimenti per aiutare questa gente, per avere una qualità della vita a misura d’uomo, a misura della dignità dell’uomo. Chi l’ha fatto quel peccato originale? Costruire un quartiere dormitorio che arriva a 100mila abitanti. Chi li ha messi lì? Senza un centro commerciale, senza una sala cinematografica, senza investimenti lavorativi, senza nulla. Oggi stanno costruendo due edifici per la succursale della facoltà di Medicina della Federico II. Non è possibile. Tutto l’amore per la cultura, ma non è possibile dare certe risposte. Il peccato originale non l’ha fatto la gente. La corruzione ai piani bassi è invasiva e pervasiva come quella ai piani alti, che mortifica la gente.

da MALITALIA.IT del 25 novembre 2011

http://www.malitalia.it/2011/11/piu-forte-della-camorra/

Giovandomenico Lepore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… con il Procuratore di Napoli LEPORE

Giovandomenico Lepore

Giovandomenico Lepore


Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

Cosa fare per riaffermare la Cultura della Legalità

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Lorenzo DIANA

(Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’ – Ass. Antiracket e Antiusura)

Enrico TEDESCO

(Segretario generale Fondazione POL.I.S.)

 Rossana VENDITTI

(Sostituto procuratore della Repubblica di Campobasso)

Vincenzo SINISCALCHI

(Avvocato, già parlamentare e componente CSM)


Armando D’ALTERIO

(Procuratore capo Dda Campobasso)

 Giovandomenico

LEPORE

(Procuratore della Repubblica di Napoli)

 

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia);  Guido GHIONNI (Pres. Tribunale Isernia)

 ISERNIA giovedì 17 novembre 2011 – ore 18.00

Aula Magna ITIS “E. Mattei”, viale dei Pentri

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.comhttp://paolodechiaraisernia.splinder.com/

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

GRAZIE di CUORE don Aniello MANGANIELLO (Isernia 22 settembre 2011)

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

don Aniello MANGANIELLO e Paolo DE CHIARA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA.

Ringrazio di cuore Don Aniello Manganiello per la sua importantissima testimonianza.

Il nostro Paese ha bisogno di questi uomini di Chiesa.

Un grazie particolare alle Mamme per la salute di Venafro, alle Agende Rosse di Paolo BORSELLINO e a tutti i presenti.

GRAZIE!!!

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Mio marito Gheorghe è morto come un cane

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Nel 2008 il bracciante rumeno aveva 35 anni. Dopo tre anni sua moglie chiede giustizia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Con queste parole Maria, la moglie del giovane rumeno morto di lavoro in Molise, è intervenuta alla manifestazione organizzata per commemorare il bracciante agricolo. Che il 29 luglio del 2008, a soli 35 anni, trovò la morte nei campi di lavoro di Nuova Cliternia. Una piccola frazione di Campomarino. In Molise. Dove il lavoro nero è pratica quotidiana. Soprattutto in quei territori, dove esiste un’alta percentuale di caporalato. Nel rapporto Istat del 2010 (Noi Italiani. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo) si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma in Molise il dibattito sul lavoro nero non è mai stato aperto. Nessuno ne parla. Nessuno s’indigna. I lavoratori sfruttati hanno paura di perdere il “lavoro”. E dormono anche nei campi. Si attrezzano e restano attaccati all’unica speranza lavorativa. In condizioni disumane. L’esempio di Gheorghe sembra non essere servito a niente. Proprio nel giorno della sua commemorazione, nel posto in cui è stata posizionata la croce in ricordo di quel vergognoso episodio, erano presenti dei braccianti che raccoglievano i finocchi. Nel giorno della festa dei lavoratori. “Viviamo in un mondo cattivo – ha aggiunto Maria Radu nella chiesa di Nuova Cliternia – non esiste solidarietà tra le persone. Ho subito un incidente stradale, sono finita in una cunetta. Ho avuto difficoltà a ricevere dei soccorsi. Le persone fanno finta di niente. Ma questa è la cosa più sbagliata”. Dopo le celebrazioni sul campo di lavoro, dove Gheorghe Radu è stato abbandonato e lasciato morire “come un cane”, la manifestazione si è spostata nella piazza di Nuova Cliternia. Dove il parroco ha messo a disposizione la sua chiesa per i vari interventi. Per non dimenticare un lavoratore. Che si pagava i contributi da solo. Che sperava in un futuro migliore per la sua famiglia. Per sua figlia Valentina. Che ha commosso tutti con la sua lettera indirizzata al caro papà. “Mi manchi tanto, ogni giorno che passa sento la tua mancanza, sempre di più. Vorrei che tu fossi qui con me e con la mamma. Sto crescendo in fretta, peccato che non sei qui vicino a me. Ti voglio abbracciare forte e non lasciarti mai più andar via. Tutti mi chiedono perché sono triste. Ma loro non sanno che io sto soffrendo, perché mi manchi tu”. Quanto tempo ancora, Maria e Valentina, devono attendere per conoscere la verità? Troppe sono le domande senza risposte. Quel giorno Gheorghe si sentì male. Non venne soccorso. Chi era presente? Chi non ha offerto i soccorsi? Probabilmente, Gheorghe, poteva essere salvato. Perché è calato un assordante silenzio su questa vicenda? Perché le Istituzioni regionali non si sono comportate da Istituzioni? L’Assessore regionale Angela Fusco Perrella ha così risposto, dopo diversi mesi dal fatto, a un’interrogazione regionale: “Non ci sono elementi di conoscenza per rispondere a questa interrogazione, ricordo che la delega alla sicurezza è dell’Assessorato alla Sanità. Per quanto mi riguarda ho solo competenza per il problema dell’emersione del lavoro nero e il controllo di alcune fasi lavorative in determinate aziende. Comunque sono a conoscenza dell’argomento, ma in maniera indiretta”. Ecco come argomenta la classe dirigente molisana. Che continua a non fare il proprio dovere. Per il secondo anno consecutivo a Campomarino si è voluto ricordare Gheorghe. Grazie anche all’impegno di una dignitosissima donna, come Maria Radu. Per il secondo anno consecutivo si è registrata la totale assenza delle Istituzioni regionali, della classe politica. E anche di un’opposizione spenta, dormiente, distruttiva e incapace di contrastare un centro-destra fallimentare. Impegnata con le campagne elettorali e con le continue sconfitte. In una Regione in cui le mafie fanno i loro sporchi affari. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia in Molise operano tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. Per il ciclo del cemento, per il riciclaggio, per il traffico di sostanze stupefacenti, per i rifiuti tossici, per l’affare dell’eolico. E per il lavoro nero. L’isola felice, termine molto caro alla classe dirigente (impegnata a mettere sotto il tappeto i problemi invece di risolverli), è contraddistinta soltanto dalla capacità di sostituire magistralmente il diritto con il favore. Del signorotto di turno che, con le pacche sulle spalle, attua il clientelismo più becero. Per fini elettorali. L’unico obiettivo della politica molisana. Sono trascorsi tre anni da quel maledetto giorno. L’indagine della Procura della Repubblica di Larino ancora non è stata chiusa. Risultano indagati tre soggetti: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano (con il quale Gheorghe aveva già lavorato in altre due occasioni). “Chiediamo con forza – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – che la Procura della Repubblica di Larino dia delle risposte. Gheorghe Radu è la fotografia del nostro tempo di chi cerca una vita migliore e si ritrova clandestino e preda del caporalato. Di chi viene messo su un furgone quando è ancora notte e rientra a casa quando è nuovamente notte. Di chi nelle campagne è spremuto, sfruttato e privato di qualsiasi diritto nell’indifferenza e nell’ignavia di una società distratta, assente, collusa e silente”. Per Tiziano di Clemente del PCL Molise è necessario che il Comune di Campomarino individui un luogo da intitolare al giovane lavoratore rumeno. “Chiediamo che questa storia, proprio perché emblematica, sia rappresentata con una tabella esplicativa, nel luogo  che sarà individuato, perché tutti ricordino e tutti sappiano in quale società viviamo e quali sono le spietate leggi del modo di produzione dominante. Perché si rompa il silenzio e l’oblio su una vicenda che invece deve rimanere viva nell’opinione pubblica e nei lavoratori molisani”. Dallo sdegno e dall’indignazione deve nascere il riscatto.
(
02/05/2011)
da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/05/mio-marito-gheorghe-e-morto-come-un-cane/

da Articolo 21.info
http://www.articolo21.org/3107/notizia/morti-sul-lavoro–mio-marito-gheorghe.html


Giuseppe Lumia

INFILTRAZIONI MAFIOSE, IL MOLISE TACE!

 

Giuseppe Lumia

Giuseppe Lumia

Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”.

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

“Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui pertrafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”.

“Non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”.

Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”.

Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”.

“Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.

(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Casal di Principe 19marzo2009

CARTA CANTA – Le Mafie in Molise

Casal di Principe 19marzo2009

Casal di Principe 19marzo2009

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi. … Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.
(Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009)

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”… “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”… “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)

“Non credete che voi siete immuni da queste parti sol perché noi abbiamo la sede legale di questa holding criminale, che è il clan dei casalesi. Nessuno è escluso. Noi abbiamo i morti ammazzati. Da voi si intrecciano i percorsi affaristici”.
(Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Pietracatella, 5 dicembre 2009)

“La Tenenza di Mondragone ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Collegio per l’applicazione di misure di prevenzione – su proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, in danno di un noto imprenditore casalese, D.G. (Diana Giuseppe, n.d.r.), operante nel settore della distribuzione del gas, nei cui confronti sono stati emessi nel tempo plurimi provvedimenti giurisdizionali (sentenze ed ordinanze applicative di misure cautelari coercitive). […]. Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (provincia di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia). […]. Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro”. (Comunicato Stampa, Comando Provinciale di Caserta della Guardia di Finanza, 13 dicembre 2009)

“In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”.
(Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Larino, il Ponte, gennaio 2010)

Mafie in Molise, un argomento da affrontare

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana

“Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.


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SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009

Forgione: “Il Molise non è un’isola felice”

“In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”. Con queste parole è intervenuto in Molise l’ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione (nella foto a sinistra insieme al pm di Campobasso Rossana Venditti) e autore del libro Mafia Export (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2009, euro 20). Lo stesso concetto ribadito in passato da diversi giornalisti, magistrati e operatori del settore. “In questo territorio – secondo il procuratore di Larino Nicola Magrone – la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Sulla presenza delle mafie in Molise si è espressa anche il pm Rossana Venditti: “Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”. I segnali continuano ad essere registrati. Dai sequestri di beni legati alla criminalità organizzata alla presenza di soggetti vicini o parte integrante delle organizzazioni criminali, dalle denunce fino ai vari segnali di intimidazione. Ma in questa piccola Regione continua l’assordante silenzio intorno alla presenza delle mafie. E la politica, che dovrebbe intervenire, resta a guardare e a difendere “l’isola felice”, che come ha affermato Forgione “felice non è”. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia, oggi componente dell’Antimafia: “Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”. E cosa fa la politica locale, oltre a dare il cattivo esempio? Ecco una dichiarazione dell’Assessore regionale alla Programmazione Gianfranco Vitagliano: “Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. […]. Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”. Mentre la classe dirigente molisana, quindi, continua a mettere sotto il tappeto problemi che andrebbero affrontati con onestà, coraggio e costanza è utile seguire il ragionamento del presidente dell’Anm Molise Rossana Venditti: “In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”. Fondamentale è quindi parlarne. Continuare con il concetto di “cultura della legalità”. Per cambiare le coscienze, per far conoscere la realtà, quindi anche i rischi e i pericoli. “Il giorno che è uscito questo libro – ha dichiarato Forgione – il presidente del consiglio non ha trovato di meglio che dire che non bisogna più scrivere libri di mafia perché rovinano l’immagine dell’Italia. Di mafia dobbiamo parlarne, perché dobbiamo rompere questo muro di omertà sul territorio. Mi fa piacere che è stato usato come pretesto il mio libro per aprire una riflessione in Molise, in questa isola che felice non è. Ho scritto un libro raccogliendo anche l’esperienza della Commissione Antimafia. Un libro contro l’ipocrisia. L’ipocrisia vale per il mondo. Vale per l’Australia, vale per la Germania, vale per la Lombardia e può valere anche per il Molise”. Qual è l’ipocrisia? “E’ quella che non vede le mafie fino al momento in cui le mafie non insanguinano le strade”. Ritorna il concetto che si riscontra da troppi anni in Molise. Per Forgione: “Il massimo di questa ipocrisia l’abbiamo riscontrata in questa dimensione internazionale con la strage di Duisburg. I tedeschi sapevano delle famiglie in lotta dal 1991, al punto che nel 2000 la polizia tedesca inviava un rapporto all’autorità italiane, descrivendo in modo minuzioso cosa facevano le famiglie di San Luca. Poi il problema era degli italiani. Riscoprono la ‘ndrangheta quando la notte di ferragosto del 2007 trovano per la prima volta sei corpi uccisi davanti al ristorante. L’altra faccia di questa ipocrisia qual è? Che puoi prendere, in qualunque parte dell’Italia e del Mondo, i soldi dei mafiosi con la presunzione che quando arrivano i soldi sporchi non arrivano anche i mafiosi. Quando abbiamo un fatturato criminale annuo che oscilla tra i 100 e i 150miliardi il problema non è più del rapporto tra l’economia legale e l’economia illegale. Il problema che abbiamo, che dovrebbe essere l’assillo di ogni governo e delle classi dirigenti, è tracciare la linea di confine tra economia legale ed economia illegale. La globalizzazione ha favorito la dispersione di questa traccia, di questo confine netto”. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “La ricostruzione di un’etica pubblica del nostro Paese deve riguardare la politica, ma deve riguardare anche il mondo economico, deve riguardare le categorie professionali, deve riguardare la chiesa troppo silente in alcune aree del territorio. Deve riguardare tutti. Noi abbiamo il dovere di partire ognuno dal proprio ruolo se vogliamo far superare l’esclusività della dimensione penale e giudiziaria nella lotta alla mafia”. Ma come si riconoscono le mafie?Guardate cosa avviene sul territorio, guardate quante aree agricole stanno diventando commerciali, guardate le varianti ai piani di fabbricazione, guardate alle deroghe alle normative urbanistiche esistenti e cosa avviene in deroga, guardate quanti progetti vengono realizzati con il silenzio-assenso. E cominciate a capire cosa sono le mafie. Diciamoci la verità: in nome dello snellimento nelle procedure sono stati abbattuti tutti gli strumenti di controllo in questo Paese. I fondi europei – continua Forgione – vengono gestiti tutti con l’autocertificazione. È chiaro che tutti i procedimenti sono regolari. In Italia c’è l’anagrafe dei conti correnti bancari, stabilita con legge del 2001. Il decreto attuativo della legge viene fatto a febbraio del 2008. Quanti governi sono passati e perché non è stato fatto? Perché questo santuario del mercato è intoccabile. Bisogna fare un patto con gli imprenditori su questi temi. Il sistema dei subappalti con il massimo ribasso è un sistema criminogeno”. Quale deve essere l’impegno dell’antimafia? “La nostra antimafia deve ripartire da una rilettura del territorio, dei processi di modernizzazione. Oggi le mafie sono soggetti dinamici, imprenditoriali. Sono delle grandi holding economico finanziarie. La ricostruzione di un’etica pubblica passa attraverso la ricostruzione di un meccanismo di trasparenza dei comportamenti individuali e collettivi. Se facciamo questo la lotta alla mafia cambia di significato”. Ma qual è la situazione drammatica che dobbiamo affrontare? “Siamo un Paese che ha garantito la latitanza di Bernardo Provenzano per 40anni. Non esiste una latitanza che può durare tutti questi anni senza un sistema di coperture istituzionali, politiche e sociali. Non a caso che per quella latitanza ci sono vertici dei Ros che devono rispondere anche di fronte alla giustizia. Quando si arresta un latitante, quando si aggredisce la dimensione criminale militare delle mafie è sempre un bene. Ma se da un lato aggrediamo questa dimensione, riconquistiamo fette di territorio e dell’altra, però, garantiamo alla dimensione economico finanziaria di potersi espandere e di inquinare settori interi della nostra economia, anche attraverso processi legislativi che ne favoriscono l’espansione, la lotta alla mafia non la facciamo. Questa è la questione drammatica che noi oggi abbiamo di fronte”.
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malitalia.it
link: http://www.malitalia.it/2010/08/molise-di-cultura-e-legalita/

Mafie in Molise: “il pericolo è concreto”

Tedesco, Sardo, De Chiara, Albano

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. […] …proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Le mafie in Molise ci sono e fanno affari. Il concetto è stato ribadito con forza a Isernia, durante l’iniziativa pubblica dal titolo “Al di là della Notte”, con la presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del magistrato (già Procuratore della Repubblica di Larino) Nicola Magrone, del segretario generale della Fondazione Polis (politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di criminalità organizzata e beni confiscati) Enrico Tedesco, del giornalista molisano Michele Mignogna (minacciato di morte, per aver fatto il proprio dovere, da squallidi e vigliacchi soggetti) e del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo. Nel capoluogo pentro si è presentata la sua nuova opera, dedicata alle vittime innocenti della criminalità. Proprio Sardo, che conosce bene il territorio molisano, ha ribadito un concetto molto semplice.Che però trova poco spazio nel dibattito regionale. “Voi pensate – ha affermato l’autore del libro “Al di là della notte” – che il clan dei Casalesi ha radici e attività solo nel posto dove è più radicato? Non è così. Loro sono capaci e sono stati capaci negli anni di mettere radici, non solo in Italia, ma in Europa. E non solo il clan dei Casalesi”. E in Molise qual è la situazione? Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia (oggi Componente della stessa), Giuseppe Lumia, in questa Regione operano da molti anni tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. In passato in questa Regione sono stati sequestrati diversi beni e attività di proprietà di esponenti della criminalità. Per non parlare dell’Eolico, l’affare del secolo. Per non parlare delle attività che ruotano intorno allo smaltimento dei rifiuti tossici. Basta sfogliare il libro Gomorra di Roberto Saviano per capire cosa è già accaduto. “Grazie all’operazione “Mosca” – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto tra Termoli e Campomarino – per smaltire abusivamente i rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Basta leggere le inchieste della magistratura. Basta ricordare l’attività dei Ragosta nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Dove negli altiforni della Fonderghisa arrivavano i carri armati dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Gli esempi sono tanti. Troppi. Ma non sono bastati per far risvegliare le coscienze. “Queste manifestazioni – ha affermato il Procuratore Paolo Albano – sono fondamentali. Il libro di Sardo è importante per non dimenticare”. Delle mafie e delle loro illecite attività bisogna parlarne. Sempre e in ogni circostanza. Questo è il semplice modo per ostacolare questi criminali. Il silenzio è la loro arma. Non basta delegare il problema alle forze dell’ordine e alla magistratura. I cittadini devono prendere coscienza del pericolo e ribellarsi. Facendo semplicemente il proprio dovere. Un concetto rimarcato con forza da tutti i presenti. E’ passato poco tempo dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Larino sul Porticciolo di Termoli. La questione è passata sotto silenzio. Non ci si interroga più su certi temi. Eppure nelle “carte” della Procura si legge un nome legato alla criminalità organizzata. In questo caso alla camorra. Il primo che compare tra gli indagati è Francesco Moccia. Ma chi è questo soggetto? “Doverosamente segnalato – si legge – dalla guardia di finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. A parte il cattivo esempio delle classi dirigenti, nessun eletto tratta questi temi. Perché? Secondo i procuratori Magrone e Albano il problema delle infiltrazioni esiste e deve essere affrontato. La magistratura molisana, ora guidata da un Procuratore con grande esperienza come Armando D’Alterio (il pm che fece luce sull’assassinio del cronista de Il Mattino Giancarlo Siani), sta dalla parte dei cittadini. Ancora non sono bastati gli articoli della giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione. Le sue denunce non hanno fatto scattare quella molla necessaria per affrontare questo problema. Questo grave pericolo. “Fortunatamente – secondo Albano – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/mafie-in-molise-%E2%80%9Cil-pericolo-e-concreto%E2%80%9D/

Eolico selvaggio, in Molise il vento delle mafie

Allevamento ai piedi delle pale

Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”. Queste parole sono state pronunciate dall’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nel settembre 2010. Dello stesso avviso l’attuale presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu. L’ex ministro degli Interni è chiaro sul concreto pericolo delle infiltrazioni malavitose in questo settore. “Le indagini dimostrano che criminali di un certo peso riescono a individuare anche gli strumenti più sofisticati di intercettazione e ricorrono con abilità a intrecci finanziari e societari per muovere i loro capitali. Mi riferisco all’abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quel che stanno facendo nel settore della cosiddetta green economy e delle energie alternative […]. Un esempio posso farlo tranquillamente, quello dell’accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti o investendovi direttamente ovvero rivendendoli a società esterne”. Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone. Gli slogan sono arrivati sino a Palazzo Moffa. La sede della Regione Molise. Dove è stata approvata una legge (con un accordo bipartisan), che prende il nome dal consigliere regionale Berardo (l’ex presidente del Campobasso Calcio). Una legge, la numero 22 del 2009, che ha reso selvaggio l’eolico molisano. Che non pone limiti all’installazione di pali. Che ha trasformato il Molise in una terra di conquista, dove non esiste una seria regolamentazione dell’installazione degli impianti. Che dà la possibilità di sventrare il territorio molisano. Anche dove sono presenti i vincoli paesaggistici e storici. Il business è troppo grande. 60 miliardi di euro in venti anni. Nella piccola Regione italiana, dove il diritto è stato sostituito con il favore e dove per troppi anni le classi dirigenti non hanno fatto il proprio dovere, i segnali sono chiari. “Qui – si legge nel ricorso presentato all’Unione Europea – si registra ormai da tempo la presenza di ambigui soggetti che hanno lo scopo di procacciare autorizzazioni, affitti e/o acquisti di terreni dove allocare nuovi impianti, profittando della non felice condizione economica tanto degli enti locali quanto degli sprovveduti agricoltori in ben note difficoltà. Non bisogna ricorrere ad alcun fantasioso racconto per chiarire l’identità di detti soggetti, in quanto le indagini svolte dalle autorità giudiziarie delle altre regioni interessate dal fenomeno (in primis le confinanti Puglia e Campania) ci svelano che trattasi di persone che svolgono tale opera di procacciamento per conto di piccole società, di solito s.r.l., con capitali di non più di 10.000 €, che fungono da prestanome a lobby affaristiche politico-economiche che stanno investendo nel business dell’eolico per riciclare capitali illeciti […]. I rappresentanti dei cittadini presso i Comuni firmano convenzioni con le citate s.r.l. che svaniscono appena ottenuta la sospirata Autorizzazione Unica, barattando così illegittimamente il territorio e la sua tutela con somme di denaro”. Già è stato sciolto un consiglio comunale di un piccolo centro in provincia di Campobasso. A Ururi si sono registrate le dimissioni del primo cittadino per il coinvolgimento di due consiglieri comunali per presunte tangenti e conflitti di interesse sulla cessione di terreni. Dove sono presenti i pali eolici. A Guardiaregia, sempre nella stessa provincia, si è verificato l’incendio di due automezzi in sosta che trasportavano pale. Minacce sono state rivolte a un esponente e funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il dato drammatico si può facilmente desumere dalle dimissioni di un assessore regionale. Franco Giorgio Marinelli, titolare dei settori del turismo e dell’energia, aveva motivato così la sua decisione: “soprattutto di fronte alla possibilità che venga incrementato il numero limite delle installazioni eoliche sul territorio, dopo che una lunga fase di concertazione aveva sostanzialmente trovato la quasi unanimità sul limite attuale (545) stabilito dalla Legge 15 del 2008 […]. Essere al contempo assessore al turismo e all’energia mi crea ormai dei forti conflitti interni. Sono completamente teso a difendere finché potrò il paesaggio molisano in funzione dello sviluppo turistico, nonché gli interessi del nostro ambiente, che tutti ci invidiano, e della nostra agricoltura, che già è in allarme per le ripercussioni dovute alla presenza crescente delle torri eoliche”. Subito dopo queste dimissioni è stata approvata la legge Berardo. Che ha abolito ogni limite numerico all’installazione di pali eolici. “La situazione è drammatica – scrivono le associazioni firmatarie del ricorso inviato all’Ue – la legge regionale ha svenduto il territorio alle multinazionali del vento ed al vento di mafia, se andassero a buon fine anche tutte le richieste in itinere, che non cessano di giungere, in una regione di 4438 km² si conterebbero 5000 pali eolici. Più di una per km². Il protocollo di Kyoto ha imposto all’Italia che, entro il 2020 una quota pari al 17% di consumo di energia provenga da fonti rinnovabili; il Molise nel 2010 è al 20%”. Ma c’è da registrare un ultimo dato. Nella “terra di conquista” chi fa il proprio dovere viene punito. Il Ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inviato un’ispezione alla direzione dei Beni Culturali quando l’unico organo dello Stato che ha difeso il Molise dall’invasione dell’eolico selvaggio è stata proprio la direzione regionale di quel Ministero. Il direttore Famiglietti ha tentato di tutelare il territorio, rigettando gli interessi stratosferici delle ditte dell’eolico. Secondo il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: “pur di fare profitti non si bada a nulla, scompare l’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, si calpesta il Codice Nazionale dei Beni Culturali del 2004 e si impedisce alle Regioni di porre qualsiasi tutela territoriale ed ambientale. Il Governo Berlusconi non ha mosso un dito per fermare installazioni invasive finanziate con 5,7 miliardi annui pagate da tutti i cittadini con gli aggravi nelle bollette dell’Enel. Col pretesto dell’energia pulita si permette la devastazione dei paesaggi, dei crinali, delle aree archeologiche e dei beni monumentali”. E la politica regionale? “La Giunta Regionale fa buon viso a cattivo gioco. Perde tempo nel recepire le Linee Guida Nazionali sulle fonti rinnovabili, vara una legge semplicissima di tutela ambientale (la numero 23 del 2010, ndr) e non la difende politicamente col Governo, non si costituisce in giudizio nei contenziosi aperti con le imprese eoliche e consente il peggior sacco che abbia mai subito il Molise dalla distruzione di Silla nell’ultima guerra sannitica del I secolo a.c.”. Ma da che parte sta la Regione Molise?

da malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/02/eolico-selvaggio-in-molise-il-vento-delle-mafie/

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