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Appalti e camorra, tutti rinviati a giudizio

Il processo romano ruota intorno ai lavori pubblici dati in appalto alla camorra, alle false certificazioni e al reato di attentato alla sicurezza dei trasporti.

di Paolo De Chiara

ROMA. È arrivato il rinvio a giudizio per tutti gli imputati del processo di Roma, partito grazie alle dichiarazioni del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Tutti i capi di imputazione sono stati confermati dal Gup Attura, durante l’udienza di questa mattina. Nemmeno questa volta, nelle gabbie, si sono presentati i due esponenti della famiglia Vuolo, Mario e Pasquale, padre e figlio. Per la verità, nemmeno il loro legale si è fatto vedere. Il processo romano ruota intorno ai lavori pubblici dati in appalto alla camorra, alle false certificazioni e al reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Il Gup si è ritirato in camera di consiglio per ben due volte, per rispondere alle richieste degli avvocati degli imputati. In entrambi i casi, il giudice per l’udienza preliminare, ha bocciato la richiesta di improcedibilità, confermando i capi di imputazione e la costituzione delle parti civili. È stata ammessa, infatti, quella dello stesso testimone di giustizia, dell’Associazione Caponnetto,  dell’Associazione AssoConsumatori e di Autostrade. Anche se Ciliberto ha richiesto i danni, proprio, ad Autostrade e a Pavimental, perché i dirigenti erano funzionari delle due società. Quindi, dopo snervanti rinvii, è arrivato il rinvio a giudizio per Mario Vuolo, Pasquale Vuolo, Vittorio Giovannercole, Riccardo Scorsone, Gianni Marchi, Pasquino Stati, Vincenzo Esposito, Giuseppe Pace, Agostino Cafiero, Antonino De Angelis, Giuseppina Cardone. La prossima udienza è stata fissata per mercoledì 1 aprile 2020. «Dopo circa otto anni – ha affermato il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto -, dopo migliaia e migliaia di pagine, dopo le attività investigative di varie Procure, per me, questa è già una vittoria. In veste di denunciante e testimone di giustizia vedo confermate tutte le mie denunce. Senza le stesse mai nessun procedimento penale sarebbe partito».

È raggiante il testimone. «Già dal 2011 svelavo alla DIA di Milano il modus operandi, definito dalle Procure, criminale. Come dei camorristi, con la compiacenza di funzionari collusi, riuscivano a lavorare in appalti pubblici, nonostante le condanne per mafia passate in Cassazione e con una interdittiva antimafia, che vedeva coinvolta la ditta dei Vuolo e che la stessa società Autostrade nè era stata messa a conoscenza dalla Prefettura di Napoli. Interdittiva confermata dal consiglio di Stato, che diceva l’ultima parola, certificando il collegamento tra l’azienda di Vuolo e il clan sanguinario dei D’Alessandro. Il mio rammarico è che, nonostante le denunce e gli accertamenti da parte della polizia giudiziaria, le ditte di Vuolo hanno continuato a lavorare in Autostrade, ricevendo anche un appalto presso il carcere di Larino. Anche in questo caso le mie denunce, che vanno sino al 2015, hanno evitato che questo gruppo continuasse ad eseguire lavori».

E continua, con una punta polemica nei confronti delle istituzioni: «Non capisco come si possa abbandonare un uomo come me, che ha rotto le uova nel paniere a criminali e corrotti, facendo sequestrare milioni di euro, che sarebbero finiti nelle casse della camorra. Vengo abbandonato nella fase processuale più delicata, poiché tutte le denunce dovranno essere confermate in aula, durante il contraddittorio. In quella sede troverò quindici avvocati ed io, testimone di giustizia, sarò solo. Senza neanche lo Stato al mio fianco. Quello Stato che parla tanto di giustizia, che parla tanto di revoca della concessione autostradale. Stranamente il ministero delle Infrastrutture, insieme alla Presidenza del Consiglio, non si è costituito parte civile in questo procedimento. Sono certo di avere dato tanto alla giustizia e allo Stato italiano. In cambio ho ricevuto la condanna a morte da parte della camorra che ha memoria e vendetta nei confronti di chi denuncia».

Ciliberto ha confermato la sua presenza per la prossima udienza. «Ci sarò il prossimo 1 aprile 2020 e come non sono mai mancato a nessuna udienza anche per la prossima sarò presente. In data odierna ho inviato l’ennesima mail al Presidente della Commissione Antimafia, senatore Morra, ma come da prassi lo stesso non risponde ad un testimone di giustizia che chiede solo di poter vedere crescere i propri figli per riuscire a dimostrare che la corruzione è il vero cancro che devasta la nostra Nazione». 

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/appalti-e-camorra-tutti-rinviati-a-giudizio

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone) 24 novembre 2018

manifesto lea petilia, nov 2018

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)
24 novembre 2018

– NOVE ANNI DOPO –

 
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(TrediTre Editori, 2018)
Nuova Edizione Aggiornata

 

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LA CAMORRA è una MONTAGNA di MERDA!!!

INCONTRO PUBBLICO
#camorravalangadimerda

manifesto 19 ottobre 2018

PER IL BENE COMUNE CONTRO LA CAMORRA!!!

#camorravalangadimerda

Somma Vesuviana (Napoli), 19 ottobre 2018

manifesto

 

FIRENZE LIBRO APERTO, 28 settembre 2018 #ilcoraggiodidireNo

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Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara, Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

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FIRENZE LIBRO APERTO, 28 settembre 2018
Presentazione del libro
IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo
la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
Nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO la casa editrice TrediTre Ed. ha presentato il libro “Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” (2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’Italia che crolla. Il testimone di giustizia lancia l’allarme

Parla il testimone: «Le opere sono pericolose, ci saranno altri disastri»

“Sull’A1 è sparita la cartellonistica. Una cosa gravissima”

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di Paolo De Chiara

Non è stata colpa del forte vento. Ne è convinto il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Il portale è crollato, il caso non è isolato. È già successo in passato, nonostante le denunce e i vari esposti fatti presso le DDA, gli organi preposti e il Ministero delle Infrastrutture. Nulla è cambiato, nulla è successo. “Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto”. Ciliberto, testimone attendibile secondo le Procure, da anni denuncia i lavori e gli appalti gestiti dalle mafie. Ma non solo: nelle sue denunce indica i lavori pericolosi: “Tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”; “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione”, nella perizia del settembre 2011 gli esperti scrivono di “saldature mal eseguite”; “intervento criminale”; “certificati falsi”; “porcherie che si celavano all’interno della struttura”. E ancora: “Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, gemello di quello di Ferentino sull’A1, è un ponte molto pericoloso con diverse anomalie”. Nel 2008 crolla il casello di Cherasco (Cuneo), nel 2013 viene posto sotto sequestro il ponte di Ferentino, due anni prima, il 25 dicembre del 2011, sull’autostrada Napoli-Roma, collassa la segnaletica sulla carreggiata. Ed è successo di nuovo qualche giorno fa. Il pesante portale con le indicazioni stradali è crollato sulla Nola-Villa Literno. “E non è stato il forte vento”. La tragedia del ponte Morandi non ha insegnato nulla, i controlli sono un optional in questo Paese orribilmente sporco. E proprio sul nuovo crollo abbiamo intervistato il testimone Ciliberto per raccogliere il suo punto di vista. Siamo partiti dalle sue osservazioni.

“La prima cosa che ho fatto, appena mi hanno girato le fotografie, è stato ingrandire l’angolo retto e ho avuto di nuovo la conferma che la saldatura, oggetto dei tanti crolli, era collassata. Inoltre mi sono opposto al fatto, tesi sostenuta da alcuni organi di informazione, che fosse stato il vento. Io ribadisco con forza che se anche ci fosse stato il vento quel portale a bandiera non sarebbe dovuto crollare in maniera verticale, ma si sarebbe dovuto piegare verso l’alto”.

Ecco, soffermiamoci sull’oggetto dei tanti crolli: le saldature.

Da molti anni denuncio non solo un modus operandi delle saldature ma la mancanza di certificazioni e di verifiche. Bisogna stabilire con forza e con serietà che anche una saldatura fatta male, e l’ho sempre detto in questi anni, se accertata non idonea può essere recuperata prima che il portale o qualche altro elemento venga montato. Il vero problema è che i controlli non ci sono e chi esegue queste opere spesso ha delle certificazioni fasulle e della manodopera non idonea.

Ritorniamo al 25 dicembre del 2011: sull’autostrada Napoli-Roma collassa, sulla carreggiata, la segnaletica. Lei ci vede delle analogie con l’ultimo crollo?

È proprio un doppione, anche se le dimensioni dei portali sono differenti perché quello autostradale era più grande, ma si può dire che l’episodio è simile, perché dopo le mie denunce in molti portali è stato aggiunto un angolo di acciaio che va a sostegno di questi elementi. In molte vicende che si sono registrate, spesso, sia Anas che Autostrade quasi hanno vergogna ad ammettere che ci sono delle anomalie. Anche sul ponte Morandi di Genova stanno uscendo documentazioni in cui si evidenzia che Autostrade era a conoscenza di anomalie critiche della struttura.

Lei ha sempre dichiarato che «i lavori, in regime di monopolio per tutte le strutture metalliche delle autostrade, sono stati fatti in fretta e male». Cosa è successo dopo le sue innumerevoli denunce?

Abbiamo una rete autostradale che può sembrare nuova, ma è datata. La mia rabbia è che tuttora, nonostante i solleciti, le verifiche non sono state fatte. Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, fatto dai Vuolo, gemello di quello di Ferentino sull’A1, già sequestrato da Pignatone e riscontrato con anomalie, è molto pericoloso. Perché questo ponte non viene verificato? Perché i pannelli fonoassorbenti sulla tangenziale di Napoli non vengono verificati? Perché i cavalcavia dal tratto di San Giorgio a Cremano fino a Castellammare non vengono verificati? Ci sta un doppio problema: non solo il lucro e il modo criminale di chi ha seguito queste opere, ma anche la mancanza di volere intervenire. Il portale che è caduto è l’ennesimo miracolo.

Perchè?

Perché non ci sono state vittime. Guardando le foto non si ha la percezione di quanto può essere pesante tutto l’assemblaggio del cartello e del portale. In questo Paese industrializzato possiamo sempre sperare nei miracoli? Il portale si è spezzato nell’angolo dove la saldatura deve essere fatta a regola d’arte e, anche in questo caso, la saldatura non è stata eseguita a regola d’arte.

Adesso cosa succederà?

La ditta che ha eseguito questo benedetto portale dichiarerà che lo ha dato in subappalto e, sicuramente, la ditta in subappalto risulterà chiusa e tutto finirà nell’ennesima bolla di sapone. E dopo qualche giorno la vicenda sarà dimenticata. Ma quanti portali ci sono in queste condizioni, quante pensiline, quanti cavalcavia? Il sottoscritto, ritenuto attendibile perché tutto ciò che ha denunciato è stato riscontrato, perché deve ancora sgolarsi con l’Anac, con il Ministero, con le Procure? Perché deve passare per un ossessionato giustizialista? Assumendomi la piena responsabilità, posso aggiungere che non sarà l’ultimo a cadere. Ed è successa una cosa gravissima nelle ultime ore.

A cosa si riferisce?

I cartelloni sull’A1, con l’indicazione uscita Santa Maria Capua Vetere-Roma, lato Nord e uscita Santa Maria Capua Vetere-Napoli, lato Sud, prodotti dalla Carpenfer Roma (ditta legata ai Vuolo, nda), in subappalto Piccolo Costruzioni Srl, già oggetto di crollo, sono spariti. La cartellonistica è sparita, una cosa gravissima.

Lei ha denunciato la famiglia Vuolo, legata ad un clan di camorra, dirigenti Anas, Impregilo, Autostrade per l’Italia. A cosa hanno portato le sue denunce?

Ci sono due processi molto importanti, dove sono state riscontrate le anomalie. Ma tutta questa situazione ha portato alla distruzione e all’esclusione di Ciliberto Gennaro. Io vengo visto, nell’ambito dei lavori e appalti pubblici, come un nemico. Sono necessarie delle persone incorruttibili all’interno delle strutture. La camorra e la corruzione sono il collante, se non vi fosse stata la partecipazione e la benevolenza di funzionari, i camorristi non avrebbero mai avuto i lavori. Questo è il vero problema, la predisposizione di certi esseri umani che permettono che tutto questo avvenga.

Vogliamo spendere qualche parola sui processi..

Purtroppo non posso approfondire, posso però dire che tra gli imputati, oltre ad elementi della criminalità organizzata, ci sono alti funzionari che tuttora ricoprono ruoli importanti. La mia preoccupazione è che questi processi che tardano a partire, e non capisco il motivo, possano finire in una bolla di sapone, come spesso succede. Un uomo solo ha sfidato l’impero Autostrade, non dimentichiamo che in un’intercettazione del processo di Monza viene detto “dobbiamo farlo passare per pazzo, nessuno lo crederà” e quella frase grave di quel dirigente di Autostrade che dice: “anche se cade un ponte, quanti morti può fare?”. Il ponte è caduto e ha fatto 45 vittime. Ci saranno altri crolli, perché le opere sono pericolose. Spero tanto che il ministro Toninelli mantenga le promesse: gli esperti devono intervenire subito sulle opere, ma il problema è a monte, molte opere che vengono consegnate non sono collaudate e, troppo spesso, le carte sono fasulle. I Governi cambiano, ma i funzionari e i dirigenti restano. Serve una vera e propria rigenerazione della classe dirigenziale o dei manager all’interno di queste società partecipate o che hanno la gestione pubblica. Stiamo parlando di persone che hanno fatto la loro carriera su una spinta politica.

Perché le opere non vengono verificate?

Oggi le persone imputate nei miei processi ricoprono ancora ruoli di vertice, qualcuno è imputato nel crollo del ponte Morandi. Questi sono i personaggi di cui parliamo. Con le verifiche uscirebbero molte anomalie e le posizioni di queste persone, che occupano ruoli di comando, andrebbero a peggiorarsi. Autostrade, Arpi e Anas vogliono quotidianamente tranquillizzare l’utenza che è tutto a posto, ma non è vero. I controlli innesterebbero nell’opinione pubblica quel dubbio, perché i controlli delle opere che ho denunciato non si possono fare di nascosto, bisogna interrompere i tratti autostradali, vanno fatte le prove invasive. Non si fanno i controlli perché loro sanno che c’è stato il dolo, perché affidare in monopolio i lavori ai Vuolo o ad altre persone, significava dare del lavoro, con manodopera non specializzata, a delle ditte in odore di camorra, già interdette per camorra, ditte con certificazioni fasulle. Come può nascere un qualcosa di buono se a priori le SOA erano taroccate, se il ferro non era di prima qualità. I funzionari sanno, Autostrade sa, Anas sa, tutti sanno, ma tutti mentono.       

Secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Bisogna iniziare dal basso, cambiare tutte le procedure di accertamento. Iniziare dalle SOA, una certificazione importante che permette alla ditta di poter partecipare agli appalti pubblici. Se le SOA sono false, come dichiarato e accertato nel mio processo di Monza, dove è stato anche condannato uno della ItalSoa, quante SOA false ci sono ancora in giro? Queste ditte, che non potrebbero lavorare perché non hanno i requisiti, come fanno a lavorare?

Oggi come vive il testimone di giustizia Ciliberto?

Mi sono dovuto rivalutare lavorativamente, ma vivo con un dolore interno. Questo dolore mi rende quasi inutile. Oggi vivo con una scorta in località protetta, però mi sento impotente. Le mie denunce, fatte di spontanea volontà all’apice della mia carriera, sono state inutili. Perché ho dovuto sacrificare la mia vita, quella della mia famiglia, il mio lavoro, la mia carriera? Per quale motivo? Per ricevere continue minacce, come i sette proiettili che mi hanno fatto ritrovare sulla macchina? Per vedere ancora crollare delle opere e vedere gli imputati o i condannati fare carriera? Io a questo non ci sto e lo griderò sino alla fine. Il testimone di giustizia deve essere tutelato, deve essere protetto. Invece ancora stiamo a lesinare sulla protezione. Il sottoscritto ha denunciato la camorra, ha bloccato appalti per milioni di euro. Ma uno che rompe le uova nel paniere alla camorra e ai colletti bianchi è un uomo che può vivere senza protezione? Può vivere una vita tranquilla? Se allora è così me lo scrivessero su un pezzo di carta, così me ne farò una ragione.    

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO, Firenze Libro Aperto, 28 settembre 2018

libro antonia garofalo

treditre editori –  STAND 10

FIRENZE LIBRO APERTO

Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini

Presentazione del libro


Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo

 la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO, venerdì 28 settembre alle 17:00 Paolo De Chiara presenterà il suo libro Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Editori, 2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’autore esporrà tutte le novità contenute in questa edizione aggiornata, a partire da una seconda lettera autografa di Lea di cui è venuto in possesso in esclusiva e di cui nessuno era a conoscenza, e molti altri documenti, foto e interviste inediti.

Insieme all’autore avranno il piacere di dialogare con i lettori anche il magistrato Salvatore DOLCE (Procura Nazionale Antimafia) che per primo raccolse la testimonianza di Lea, e l’editrice Rita Genovesi.

 

«È la drammatica storia di una fimmina ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Però la giovane Lea è diversa, capisce che l’unica strada da seguire è quella della Legalità e si affida allo Stato, diventa Testimone di Giustizia consapevole che pagherà con la vita la scelta di sfidare la ‘ndrangheta:“….arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile”

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una grande amarezza.

Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.

L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postfazione di Enrico Fierro

 

 

Paolo DE CHIARA: giornalista, scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole.

Nel 2012 ha pubblicato Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Ed., Cosenza); nel 2103 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Ed., Cosenza), vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’; nel 2014 Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Ed., Roma); nel 2018 Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano (Sceneggiatura) e Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (nuova edizione aggiornata, Treditre Editori).

Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014.

 

Treditre Editori: casa editrice abruzzese indipendente NOEAP. Da anni pubblica narrativa, poesia e saggistica selezionando solo autori di indiscusso valore, sia conosciuti e apprezzati che esordienti. Molte delle opere sono state presentate con patrocini di spessore in importanti eventi letterari. Alcune vantano pre e postfazioni importanti (Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Antonio Petrocelli, Andrea Di Consoli, Enrico Fierro, Massimiliano Bruno, …) ed hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Treditre editori:  https://goo.gl/zv311Z         0863070986 – 3492523295

http://firenzelibroaperto2018.it/   – 

http://firenzelibroaperto2018.it/wp-content/uploads/2018/09/programma-fla-2018.pdf

locandina

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

liberi sula carta tavolino

“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

Il Coraggio di dire NO, appuntamenti

PDC con libro LEA

IL CORAGGIO DI DIRE NO 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno 
MAGGIO 2018, appuntamenti:

 #urbino#milano;#torino#priverno

IL CORAGGIO DI DIRE NO a LARINO, 21 aprile 2018

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LARINO, 21 aprile 2018
IL CORAGGIO DI DIRE NO.
Lea Garofalo, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta
#ilcoraggiodidireno
– mattina: incontro con le scuole 
– pomeriggio: incontro pubblico

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a VARESE

rosa-gialla

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a VARESE, 14 marzo 2018
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno 

#ndranghetaMontagnadiMerda

stamparegionale

‘Lea Garofalo. Il Coraggio di dire No’: Paolo De Chiara fa tappa a Varese‘Lea Garofalo. Il Coraggio di dire No’: Paolo De Chiara fa tappa a Varese

2 primo incontro BContinuano gli incontri di Paolo De Chiara con gli studenti delle scuole, dopo l’iniziativa che si è tenuta lo scorso 12 marzo presso l’Istituto di Petrella Tifernina, dove ha presentato il libro ‘Il Veleno Del Molise’ oggi, 14 marzo, il giornalista molisano ha fatto tappa a Varese. Nella cittadina lombarda De Chiara ha parlato di Lea Garofalo una donna, testimone di giustizia italiana, vittima della ‘ndrangheta e lo ha fatto presentando il suo libro ‘Lea Garofalo. Il Coraggio di dire No’.

 

…CONTINUA

IL VELENO DEL MOLISE con gli #studenti 

manifesto studenti Isernia, 17 febbraio 2018

 

IL VELENO DEL MOLISE con gli #studenti di #Isernia.
17 febbraio 2018
#ilvelenodelmolise #molise #veleni #conoscenza #sapere #cambiamento

 

ilvelenopremio

IL VELENO DEL MOLISE a LARINO

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IL VELENO DEL MOLISE a LARINO, 9 febbraio 2018 

#ilvelenodelmolise (foto Travaglini Massimiliano).

Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'

Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!! #scuole

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CULTURA & LEGALITA’
Percorso formativo per gli studenti di Campobasso 

#insiemesipuò

 

LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!!
15 dicembre 2017, ore 10:30
2° appuntamento con gli STUDENTI del Liceo Scientifico “A. Romita”

 

“La mafia teme la scuola più della giustizia,
l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”
Antonino CAPONNETTO

Cultura&Legalità secondo appuntamento al Liceo Romita di Campobasso

Secondo appuntamento con l’iniziativa ‘Cultura&Legalità‘, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso in collaborazione con il giornalista e scrittore Paolo De Chiara e l’Associazione ‘I Care‘. L’evento, dal titolo ‘Le mafie in Italia e in Molise… nessuno è escluso’, questa volta ha coinvolto gli alunni  delle classi quarte del liceo scientifico ‘Romita’ del capoluogo che, attenti, hanno ascoltato e interagito con gli ospiti che sono intervenuti.

A moderare l’incontro la giornalista Manuela Garofalo che ha subito dato la parola alla Preside dell’Istituto, la professoressa Anna Gloria Carlini che, ringraziando l’amministrazione per aver coinvolto la scuola in questa iniziativa, ha sottolineato che questi momenti si incarnano in quella che è l’offerta formativa del liceo.

L’Assessore alla Cultura al Comune di Campobasso, Emma de Capoa ha commentato che promuovere queste iniziative nelle scuole significa sottolineare sempre di più il ruolo della cultura e della legalità, aspetti fondamentali per lo sviluppo della persona e poi rivolgendosi ai ragazzi ha detto che “lo spirito critico e la libertà di pensiero sono fondamentali per analizzare la società in cui viviamo”.

Tra gli ospiti è intervenuta Palmina Giannino, testimone oculare e parente di vittime dei disastri ambientali di Venafro, che ha raccontato come si è trovata coinvolta, da testimone, nella questione dei rifiuti ambientali che da tempo coinvolge il territorio venafrano e che nel silenzio di tutti, comprese le istituzioni, ha trovato il coraggio per denunciare. “Ho visto e ho voluto raccontare e quando tutti mi dicevano che ero un eroe per quello che ho fatto ho detto che tutti averebbero dovuto farlo”. Rivolgendosi ai giovani studenti poi ha continuato che mafia, legalità ed ecologia sono tre parole che vanno insieme, se si vedono cose illegali  ha detto – si devono denunciare, io ho avuto il coraggio di farlo e se vedete qualcosa di illegale dovete dirlo”.

In merito a questa situazione la signora Palmina ha spiegato che il comune di Venafro ha fatto molto poco e ancora si sta aspettando il registro dei tumori e delle malattie rare e ha concluso categorica “chi ha rubato la nostra aria deve pagare”.

Tre anni fa dunque la testimone venafrana ha avuto il coraggio di smuovere una situazione che però dura da 30 anni e che coinvolge un territorio completamente inquinato, “un Molise nella mani della criminalità organizzata”, queste le parole del giornalista e scrittore Paolo De Chiara che nel suo libro ‘Il veleno del Molise – trent’anni di omertà sui rifiuti tossici’ racconta come sono andati i fatti e parlando quindi della nostra regione dice che chi la definisce isola felice “vuole nascondere sotto il tappeto problematiche che non si vogliono risolvere. Ancora oggi si parla di ipotetico traffico di rifiuti tra Pozzilli e Sesto Campano, ma ci sono fatti concreti e non ipotesi e già nel 2010  un’interrogazione parlamentare parlava di vero cimitero di veleni e ancora prima nel 2004 in un’altra  si parlava dell’arresto di Antonio Caturano che scaricava rifiuti tossici in quella zona. Dobbiamo sempre tenere i riflettori accesi, – ha continuato – solo così andiamo a risolvere il problema”.

Il giornalista ha sottolineato che è importante conoscere i fatti anche se molte volte su alcuni organi di informazione si leggono solo opinioni e i cittadini devono avere il coraggio di testimoniare ciò che di illegale vedono. I giovani – ha continuato De Chiara – devono invertire la rotta, tutti devono decidere da che parte stare, se essere schivi o uomini liberi e per essere uomini liberi bisogna sapere, avere la conoscenza e avere sempre la testa alta, per cambiare lo stato delle cose non dobbiamo girare la testa dall’altra parte, ma dobbiamo entrare in campo e fare il cittadino”. 

Il Tenente Colonnello dei Carabinieri Forestali di Isernia, Gianluca Grossi si è sempre occupato di ambiente e continua a occuparsi del problema delle ecomafie,“siamo una  specialità dell’Arma e ci occupiamo di proteggere l’ambiente e il nostro compito è quello, in caso di reati, di riferirlo alla magistratura. L’inquinamento ambientale – ha continuato – è qualcosa che riguarda ognuno di noi e nessuno può e deve sentirsi estraneo da questo. Ci vuole consapevolezza, l’inquinatore è un criminale e un ladro di futuro che compromette le generazioni future” e poi concludendo ha invitato i giovani a essere sempre impegnati e ha detto “ricordatevi che le strade corte non portano da nessuna parte, ma abbiate sempre fiducia,  coraggio e la forza di rialzarvi”.

Un incontro dunque formativo e pieno di riflessioni per i giovani studenti che hanno seguito con attenzione e interesse i diversi interventi e racconti che riguardano il nostro territorio, una terra non immune da situazioni che a volte ci sembrano troppo lontane.

MI

da Moliseweb.it

 

LEA Garofalo… 8 anni dopo la morte!

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OTTO ANNI FA! …per NON DIMENTICARE una grande donna: LEA GAROFALO (abbandonata da tutti, in vita) 
#ndranghetamontagnadimerda
Milano, 24 novembre 2009 

La sequenza è stata trasmessa da tutti i telegiornali, la videocamera piazzata nei pressi dell’Arco della Pace riprende gli ultimi istanti di vita di Lea Garofalo. È possibile vedere l’arrivo del Suv di Carlo Cosco e le due donne che salgono. “Mio padre propose di andare a salutare i fratelli in viale Montello. Mia madre, dopo aver ascoltato la proposta, scese dalla macchina”. Lo scudo di Lea, Denise, viene allontanato. Con una scusa Cosco accompagna la figlia dai suoi fratelli. Lea resta da sola. Continua a passeggiare, alle 18:30 telefona alla sorella Marisa, che non risponde. È a casa di un’amica, il telefono non prende.
Alle 18:37 Cosco ritorna con la sua macchina. Lea sale e sparisce per sempre.
Ore 18:39, è l’ultimo momento dell’esistenza di Lea che viene registrato.
Dalle 20:00 il suo cellulare risulta irraggiungibile, spento.
Morto.

 

TESTIMONI DI GIUSTIZIA a MODENA

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TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a MODENA
venerdì 17 marzo 2017, dalle ore 21:00 – 
Organizzato da Associazione culturale L’Asino che vola
presso La Tenda
viale Monza, angolo viale Monte Kosica

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Casoli&Altino

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UNA BELLISSIMA GIORNATA. Grazie a tutti!!!

11 novembre 2017

A CASOLI (Chieti) con gli straordinari ragazzi dell’Ist. Comprensivo ‘G. De Petra’ e dell’Ist. Superiore ‘A. Marino’.

Ad ALTINO (Chieti), incontro con la cittadinanza.

 

agendine rosse

 

Dopo le minacce al testimone parla il sindaco di Somma Vesuviana: “Noi non facciamo sconti a nessuno”

 

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

E il primo cittadino di Camposano rilancia: “da noi può fare l’assessore alla legalità”

“Ero andato a portare un fiore ai miei cari defunti al cimitero di Somma Vesuviana. Non solo uno sguardo, non solo quella parola (“lota”) gridata al passaggio dell’auto blindata. Ma una frase che fa tremare chiunque”. Questo è lo sfogo di Gennaro Ciliberto, cittadino di Somma Vesuviana e testimone di giustizia che ha denunciato le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.

Ciliberto ha deciso da che parte stare, affidandosi completamente allo Stato, portando alla luce i lavori dati in affidamento alle mafie, i rapporti illeciti tra i malavitosi e i dirigenti dell’Anas, dell’Impregilo e delle forze dell’ordine. Le sue dichiarazioni sono servite a svelare gli affari della camorra imprenditrice. Inserito nel programma di protezione è stato costretto ad abbandonare la sua terra, il suo lavoro e i suoi legami di amicizia. Per il giorno dei morti è tornato nel suo paese ed è stato accolto, insieme agli agenti della sua scorta, con la vergognosa frase “con il kalashnikov sfondiamo la blindata”.

L’impegno di Gennaro Ciliberto non si è fermato con le denunce presentate nelle Procure italiane, ma è costante, continua nel quotidiano con i suoi interventi pubblici. “Questi criminali non mi vogliono nel territorio e lo hanno dichiarato a viso aperto. Un grazie ai carabinieri, in particolare al personale di scorta”. Sulla vicenda abbiamo sentito il primo cittadino di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno: “A me dispiace, penso che sia normale che mi dispiaccia, non potrei non essere dispiaciuto”.

A parte il dispiacere, da primo cittadino cosa può aggiungere?

“Noi non facciamo sconti a nessuno, perché se capitasse a noi saremmo i primi a denunciare e a chiedere l’intervento della forza pubblica. È una cosa naturale, per un primo cittadino che è anche maresciallo della guardia di finanza”.

Perché accadono questi episodi?

“La questione precisa non la conosco, immagino che abbiano chiesto i soldi a qualcuno, penso che sia successa questa cosa. Non lo so il fatto che è successo fuori al cimitero, perché io non c’ero”.

C’è stata una frase urlata contro il testimone e la sua scorta: “i kalashnikov sfondano la blindata”.

“Questa è una cosa gravissima, questa è una cosa non solo da risalto mediatico ma penso che ci sia anche qualche risvolto penale. Spero che il Ciliberto abbia fatto la denuncia”.

Cosa possiamo aggiungere sulla figura dei testimoni di giustizia?

“Ben vengano, a me fa piacere quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità e di mettersi dalla parte della giustizia. Sono vicino umanamente al testimone di giustizia Ciliberto”.

Che messaggio, da primo cittadino, sente di dare alla collettività quando accadono questi episodi?

“Bisogna ribellarsi, andare nelle sedi opportune e denunciare”.

Cosa bisogna fare per invertire la rotta?

“La prima cosa da fare è organizzare dei convegni sul tema, essere cittadini delle istituzioni e coinvolgere le scuole. Questo è il primo passo. Entrare nelle scuole con dei messaggi, essere dei cittadini che vogliono la legalità e che si battono per quello”.

Qual è il compito delle Istituzioni?

“Come sindaco sono vicino alla figura del testimone di giustizia Ciliberto che in questo momento ha avuto questa problematica. La prima cosa che dico è che sono vicino a lui”.

Che significa “sono vicino”?

“Cosa mi vuol far dire? Come Istituzione sono vicino a chi denuncia, ma se mi vuole far dire qualche altra cosa mi aiuti lei”.

In che modo si è vicini? Concretamente cosa si può fare per stare vicini a un testimone di giustizia che ha denunciato la camorra?

“Da uomo sono vicino a chi fa questo, da sindaco lo stesso. In questo momento se devo trovare un modo, non vorrei dire una baggianata, quindi mi astengo in questo momento. Vorrei capire come aiutarlo. Come sindaco posso fare ben poco per un testimone di giustizia, posso stargli vicino, posso organizzare un incontro, possiamo fare tutto ciò che potrebbe dare lustro e risalto a ciò che fa questo testimone di giustizia. Ma se ci sono dei risvolti che non sono solo mediatici, ma sono di natura penale il sindaco che può fare? Non penso che possa fare tantissimo. Stargli vicino, poi il modo lo troveremo insieme, questo è poco ma sicuro. Io non mi tiro indietro se devo stare vicino a una persona che soffre, perché è nella mia indole. Si figuri per uno che si batte per la legalità tutti i giorni. È l’educazione di vita che porta a fare delle scelte di vita, è ovvio che stia vicino a Ciliberto come sto vicino ai disadattati, come sto vicino… però purtroppo a volte i modi per aiutare determinate persone sono molto burocratici e ti fanno perdere tempo”.

Tocchiamo l’argomento camorra e presenze malavitose: qual è la situazione a Somma Vesuviana?

“A Somma Vesuviana non ci sono delle attenzioni eccezionali, qualcuno è fuori da questa località, altri sono nelle patrie galere. C’è qualcuno che purtroppo spaccia, però penso che i carabinieri stiano facendo un ottimo lavoro”.

Il territorio è attenzionato dalle forze dell’ordine?

“Assolutamente si. C’è una presenza quotidiana sul territorio, io li vedo e li sento quasi giornalmente, per scambiarci opinioni e per fare qualche cosa”.

Ma una frase del genere, secondo il suo punto di vista, è stata detta da semplici balordi o potrebbe esserci una regia legata alle denunce del testimone?

“Spero che siano dei balordi, però non sono frasi che si dicono tutti i giorni: è una via di mezzo. Io penso che chi fa il crimine seriale come fa a dire una stronzata del genere a un testimone di giustizia, per alzare l’attenzione? Glielo dice uno che conosce un po’ la materia, spero siano dei balordi perché altrimenti sono proprio stupidi”.

Anche il primo cittadino del Comune di Camposano, in provincia di Napoli, Franco Barbato, già onorevole con l’Italia dei Valori, è intervento, parlando di un “fatto gravissimo, che va stigmatizzato nel modo più viscerale possibile, condannando questi sbandati e delinquenti che pensano ancora di poter dettare legge su questi territori”. Per Barbato “c’è una mentalità che va oltre la camorra,un modo violento, arrogante di porsi e di muoversi all’interno della società. Ricordo le posizioni dei testimoni di giustizia quando si incatenarono davanti al ministero dell’Interno per contestare la poca attenzione da parte dei rappresentanti del Viminale durante il governo Berlusconi, rispetto a chi si schierava contro le mafie e aiutava la giustizia per continuare questo tipo di battaglie. Ora posso anche pensare, da uomo dello Stato, che sarebbe un bel gesto se lo Stato aprisse le braccia e accogliesse ancora di più Gennaro affinché potesse vivere in società in modo normale, riportando la sua vita alla normalità”.

In che modo?

“Sto immaginando che una risposta del genere potrebbe essere quella di proporlo come assessore alla legalità nel mio Comune, per dire che c’è lo Stato”.

Per quanto riguarda la situazione dei testimoni di giustizia, però, poco è cambiato.

“Sui testimoni di giustizia c’è stato uno scarto in positivo tra il periodo di Berlusconi e l’attuale governo… se ad esempio penso che Grasso oggi è la seconda carica dello Stato. Questo già dà un termometro diverso dell’attenzione, io parlo da osservatore esterno in questo momento. Quando sono stato parlamentare si faceva ben poco in merito alla lotta alle mafie, addirittura uomini di governo come Cosentino condividevano affari con la camorra”.

Ma le Istituzioni continuano a latitare su questi temi. 

“La politica presente nelle Istituzioni non sta rispondendo alle richieste che vengono dai cittadini e dai testimoni di giustizia, ed è la ragione per la quale c’è oggi un malessere diffuso rispetto alla politica istituzionale”.

Fonte: restoalsud.it

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Legalità e beni comuni: storia di un impegno, 7 Agosto a #Ururi

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“Legalità e beni comuni … Storia di un impegno”: Paolo De Chiara, giornalista di inchiesta e scrittore molisano, si racconta a Ururi lunedì 7 Agosto in occasione della Notte Bianca organizzata dall’Amministrazione Comunale lungo le strade principali del paese. De Chiara interverrà alle ore 18.30 nella seconda Villa Comunale, dove sarà intervistato dal giornalista Davide Vitiello. L’evento culturale sarà introdotto dai saluti del Sindaco di Ururi, Raffaele Primiani.

Legalità e beni comuni: storia di un impegno Il 7 Agosto Paolo De Chiara ospite a Ururi per la Notte Bianca

TESTIMONI DI GIUSTIZIA al MARTINBOOKFESTIVAL 2017

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GLI OSPITI DEL MARTINBOOKFESTIVAL 2017:
Sabato 29 luglio, Torrione Carlo V, ore 21.00

L’AUTORE:
Paolo De Chiara (Isernia, 8 maggio 1979) è un giornalista e scrittore molisano.
La sua attività di scrittore ha inizio nel 2012, quando decide di pubblicare le risultanze di ricerche effettuate sul caso mafioso della testimone di giustizia Lea Garofalo, la donna che si ribellò alla mafia intitolato “Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.” Attivista nella diffusione della cultura della legalità soprattutto all’interno delle scuole, si occupa di infiltrazioni criminali. Nel 2013 ha pubblicato “Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici”.
Come giornalista, De Chiara collabora con il quotidiano online Resto al Sud e con la testata nazionale online contro le mafie Malitalia. Nel Molise ha svolto collaborazioni con alcuni organi di informazione regionale, lavorando per il quotidiano Nuovo Molise Oggi, Il Quotidiano del Molise, La Gazzetta del Molise, TeleRegione e la Voce del Molise.
Ha collaborato con CANAL + alla realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, dal 16 luglio al 25 luglio 2013, con la collega di Special Investigation (MagnetoPresse) Barbara Conforti. Il film è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. 
Con la Giulio Perrone editore, nel 2014 ha pubblicato “Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie.”

manifesto evento

IL LIBRO:
“Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie.”
In un Paese ben lontano dall’aver sconfitto le mafie esistono ancora cittadini che hanno il coraggio di diffondere la voce della legalità e credono che denunciare sia segno di civiltà e premessa di libertà. Sono i testimoni di giustizia, figura introdotta legalmente nel 2001 per permetterne una coerente giurisdizione e soprattutto per differenziarne la natura e la disciplina rispetto ai collaboratori di giustizia, meglio noti come “pentiti”.
Il testimone di giustizia sceglie, per dovere civico, di non abbassare la testa di fronte alle prepotenze, è un testimone oculare, un imprenditore piegato dagli estorsori o, in alcuni casi, un cittadino che rivendica la propria onestà pur appartenendo a contesti mafiosi, come Lea Garofalo e Maria Concetta Cacciola.
Lo stato opera un’azione di ascolto e utilizzo delle informazioni fornite dai testimoni di giustizia e garantisce loro misure speciali di protezione: allontanamento dal paese di origine, trasferimento in località protette, identità false e sussidi che dovrebbero assicurare una vita dignitosa. Ma molti testimoni lamentano l’inadeguatezza di queste misure, il peggioramento del loro tenore di vita e l’abbandono in cui versano. isolati, privi di un sostegno psicologico adeguato, costantemente alle prese con i limiti dei servizi assistenziali e sanitari, e con i problemi legati ai numerosi trasferimenti: solitudine, spaesamento, distacco dagli affetti e impossibilità di trovare un lavoro.
Paolo De Chiara ripercorre alcune di queste storie attraverso una ricostruzione puntuale dei fatti, grazie a dichiarazioni, atti processuali, intercettazioni rese pubbliche, interviste e testimonianze, creando uno spettro il più possibile esaustivo di una realtà – quella del testimone di giustizia – che ancora vive, invece, in uno stato di ingiustizia.

da Ultimavoce.it – Intervista A Paolo De Chiara – Il Coraggio Di Scrivere La Verità

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Paolo de Chiara: “Una sana informazione, quella che racconta i fatti, è fondamentale per un Paese civile. È il sale della democrazia.”

 

Paolo de Chiara è uno scrittore che non si tira certo indietro quando si tratta di dire la verità. Infatti, le sue opere: Il Coraggio di dire NoIl veleno del Molise e Testimoni di Giustizia, affrontano tre temi complessi di cui l’autore parla con estrema chiarezza. Paolo de Chiara è giornalista e collaboratore con diversi giornali on-line, tra cui Resto al Sud, Caporedattore presso La Voce Nuova del Molise, ideatore e conduttore della trasmissione di approfondimento Diritto di Cronaca, vincitore del Premio Giornalistico Nazionale ‘Ilaria RAMBALDI 2014’.

In tutti i libri di Paolo de Chiara si percepisce il grande desiderio di raccontare, come un obiettivo primario. Da dove nasce questa vocazione?

Solo passione per questo bellissimo mestieraccio. Informare semplicemente i lettori, i cittadini, senza alcun filtro, senza padroni e con la schiena dritta. Il sapere è il primo passo per cambiare e, quindi, solo attraverso la conoscenza è possibile prendere coscienza ed affrontare le tante problematiche che coinvolgono la nostra esistenza quotidiana. Una sana informazione, quella che racconta i fatti, è fondamentale per un Paese civile. È il sale della democrazia. Ecco perché il potere tende a mettere le mani sul sistema dell’informazione. Ecco perché la funzione del giornalista, come quella dello scrittore, è necessaria. Per controllare e non essere controllati dal potere. Per fare i “cani da guardia” e non gli scendiletto di qualcuno. Nella mia Regione, in Molise, il primo problema – tra i tanti – da risolvere è proprio quello dell’informazione. Una piccola Regione dove è quasi tutto controllato dal potente, o meglio dai potenti, di turno. L’informazione è debole, i cittadini non sono adeguatamente informati e il “signorotto di turno” può fare, e fa, ciò che vuole. Abbiamo un consigliere regionale, eletto da diverse legislature, per due anni e mezzo – addirittura – presidente del consiglio regionale, che negli anni ’80 faceva tutt’altro mestiere: era impiegato nella polizia penitenziaria. È stato arrestato e condannato, in via definitiva, per aver portato in carcere, dove era detenuto Raffaele Cutolo (il capo indiscusso della NCO), delle armi. Ha beneficiato della riabilitazione – una stortura per la democrazia – e, il galeotto, ha fatto carriera. In politica, gestendo il futuro dei molisani. Non c’è un dibattito nella mia Regione, questo perché la maggior parte degli organi di informazione non fanno il proprio dovere. E questo è solo un piccolo esempio.

Lea Garofolo, il Coraggio di dire NO,  è la storia drammatica di una giovane donna calabrese che ha avuto il coraggio di sfidare l‘ndrangheta, e che ora è diventato anche un film. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire la sua famiglia ed i suoi amici, sterminati da uomini senza cuore. Parlare e raccontare queste verità, secondo te, possono aiutare a cambiare il futuro e combattere questa prepotenza criminale?

Lo diceva Paolo Borsellino, il magistrato ucciso (insieme agli uomini della sua scorta) dalla mafia e da pezzi dello Stato: “parlatene sempre”, in ogni luogo. Il nostro dovere – e riguarda tutti – è informare, raccontare e, possibilmente, delegittimare questi schifosi criminali attraverso la parola. Ma anche utilizzando la cultura. Perché il problema è anche culturale. “Per combattere la mafia – scriveva Rita Atria, la picciridda di Paolo Borsellino – bisogna prima farsi un auto esame di coscienza e poi sconfiggere la mafia che è dentro di noi”. Il futuro lo si cambia tutti insieme, rispettando semplicemente le regole. Gli eroi non esistono, non servono. Sventurato è quel Paese che ha bisogno di eroi. Servono persone perbene, con le mani pulite. Continuiamo a commemorare, giustamente, ma ci dimentichiamo delle persone vive che vengono abbandonate al proprio destino. Le persone che oggi ricordiamo sono morte, ammazzate, perché noi ci siamo distratti. È successo ieri, con Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Chinnici, Puglisi, Pasolini, De Mauro, Rostagno e tantissimi altri, e continua a succedere oggi. Cosa è cambiato? Le persone che lottano sul fronte restano isolate. E ancora non riusciamo ad aprire la cassaforte dei misteri sui fatti sconvolgenti di ieri.

Il libro Testimoni di Giustizia di Paolo de Chiara, scritto con grande trasparenza, è composto da diversi episodi di persone che in qualche modo sono state testimoni e/o vittime di crimini mafiosi, e che sono ben diversi dei collaboratori di giustizia. Puoi spiegarci la differenza tra collaboratori e testimoni di giustizia?

Sono due figure completamente diverse. Qualcuno ancora tende a confonderle – la convenienza è evidente -, ma è necessario differenziare. I collaboratori di giustizia, i cosiddetti “pentiti”, sono personaggi che facevano parte di un’organizzazione criminale e, per motivi opportunistici, decidono di “saltare il fosso”, di passare dalla parte dello Stato. Loro sono necessari per permettere agli inquirenti di entrare all’interno di queste schifose mafie per disarticolarle. Ci sono stati degli esempi destabilizzanti, come il sedicente “pentito” Scarantino, imbeccato dalle “menti raffinatissime” per raccontare una storia completamente sballata, inventata a tavolino, sulla strage di via d’Amelio. Un depistaggio di Stato, uno dei tanti. E per tanti anni siamo stati presi per il culo da un sistema che da sempre governa le nostre vite. I testimoni di giustizia, invece, sono tutta un’altra cosa. Sono cittadini onesti che hanno fatto il loro dovere. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato con mano, hanno subito l’arroganza criminale delle mafie e hanno denunciato i loro aguzzini. Si sono opposti al metodo mafioso, fatto di estorsioni, minacce, violenza e sangue. Loro non provengono dalle organizzazioni criminali, loro hanno subito. Loro sono necessari per credere nella legalità, quella vera, che è diversa da quella utilizzata per fare carriera. Hanno fatto condannare tanti mafiosi. Però lo Stato (quello con la ‘s’ minuscola, rappresentato da personaggi indegni), con alcuni di loro non si è comportato in maniera degna. Molti lamentano, ancora oggi, l’abbandono, l’insensibilità, la freddezza, il menefreghismo di funzionari inutili e dannosi. Proprio la settimana scorsa sono stati arrestati degli appartenenti alle forze di polizia, accusati di aver sottratto ingenti somme di denaro destinati ai collaboratori e ai testimoni. E non è l’unico ammanco. Esiste una legge, la n. 45 del 2001, che disciplina queste due figure. Per i testimoni c’è solo il titolo e qualche articolo. La relazione di Angela Napoli del 2008 parla chiaro. In questo Paese i testimoni sono trattati come un peso e non come una risorsa. Oggi esiste qualche provvedimento per migliorare la loro condizione, ma è tutto bloccato. Non esiste la volontà politica. Molti testimoni sono stati abbandonati dallo Stato e uccisi dalle mafie. Non c’è riconoscenza verso chi cerca di fare il proprio dovere, nel Paese impregnato dalle schifose mafie.        

Raccontaci quali difficoltà hai dovuto affrontare per scrivere questo libro e qual è stato l’episodio che più ti ha coinvolto?

È necessario cambiare inquadratura. Le difficoltà non sono di chi racconta, ma di chi subisce. Ho iniziato ad approfondire le storie dei testimoni di giustizia dopo aver conosciuto la drammatica esistenza di Lea Garofalo, la fimmina calabrese che ha sentito il puzzo della ‘ndrangheta (l’organizzazione criminale più potente nel mondo) sin dalla culla: padre mafioso, fratello mafioso, «famiglia» mafiosa. Ha visto scorrere il sangue, è cresciuta in una cultura mafiosa, ma si è ribellata. Come Peppino Impastato, come Rita Atria, come tanti altri. Da sola e con una figlia piccola, più coraggiosa della madre, ha sconfitto un intero clan, ha salvato sua figlia Denise e ha fatto capire a tutti noi che è possibile contrastare questi ominicchi del disonore. E Lea è una testimone di giustizia, anche se molti continuano a definirla “pentita”.

Ti occupi di diversi eventi letterari e manifestazioni, soprattutto nelle scuole superiori. Com’è il riscontro dei ragazzi a queste storie e cosa si può fare per raccontare loro il pericolo delle mafie?

La cosa più bella è confrontarsi con i ragazzi, anche delle superiori. Loro hanno la voglia di apprendere, hanno la forza di combattere. Sono pronti ad affrontare e risolvere i problemi che abbiamo lasciato e che non abbiamo mai risolto. I loro occhi parlano, sono vivi, come le loro menti. I ragazzi sono diversi dagli adulti, bisogna puntare sulle “giovani generazioni” per distruggere e annientare questa maledetta mentalità mafiosa. Ma non dobbiamo lasciarli soli, ognuno deve fare la sua parte. Fino in fondo, costi quel che costi. Come diceva qualcuno.   

Quali sono le regole fondamentali per essere un bravo giornalista e un buon scrittore?

Per esprimersi non esistono regole. Ognuno ha le sue, l’importante è non prendersi gioco della verità dei fatti. Non bisogna stravolgere la realtà, questa potrebbe essere una buona regola.

Ogni scrittore ha un sogno nel cassetto, il tuo qual è?

Allora la domanda non è rivolta a me (ride). Io sono solo un giornalista di provincia.

 

http://www.ultimavoce.it/paolo-de-chiara-testimoni-di-giustizia/

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a CHIUSA SCLAFANI, Palermo, 16 maggio 2017

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La storia di Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

CHIUSA SCLAFANI, Palermo

… con i favolosi ragazzi dell’Ist. ‘Reina’, Chiusa Sclafani, Palermo, 16 maggio 2017
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo #ndranghetamontagnadimerda

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CATANZARO con i ragazzi dell’Ipsia,18 gennaio 2017

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CATANZARO con i ragazzi dell’Ipsia

#ndranghetamontagnadimerda
GRAZIE di Cuore a Rita Tulelli (presidente Ass. ‘Universo Minori), alla collega Stefania Abbruzzo, alla dirigente scolastica, ai docenti, ai tecnici e ai ragazzi per la bellissima iniziativa.
#insiemesipuò

VOCI DEL VERBO FURBARE: io furbo, tu furbi, egli furba… con gli Studenti

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ISERNIA, 30 ottobre 2015, ore 9:30 (Cinema Lumiére)
VOCI DEL VERBO FURBARE: io furbo, tu furbi, egli furba…
Incontro in streaming con Gherardo Colombo, Elio e le Storie Tese
All’incontro parteciperà anche un detenuto della casa circondariale di Isernia.

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Gli studenti dell’Isis Majorana-Fascitelli, in preparazione dell’evento del 30 ottobre, si sono incontrati il 20 ottobre scorso con Rosa Francesca Capozza (funzionario giuridico pedagogico casa circondariale di Isernia) che ha parlato loro di “La furbizia in circostanza di reato”, con Angela D’Aniello (vice commissario Polizia Penitenziaria) che ha trattato il tema “La furbizia in stato di detenzione” e con Paolo De Chiara (giornalista, scrittore, autore di “Testimoni di giustizia”) che ha proposto agli studenti l’argomento “Testimoni di giustizia: furbi o non furbi?”.
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

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CULTURA DELLA LEGALITÀ… a ORIA (Brindisi), 6 marzo 2015



GRAZIE di CUORE ai Ragazzi, ai Docenti, alla Preside Giancarla Spagnolo, alla vice-preside Stefania Ignazzi del Liceo Scientifico ‘V. Lilla’ di Orio (Brindisi) e all’Associazione Antiracket e Antimafia ‘Paolo Borsellino’ di Oria per la bellissima iniziativa di questa mattina. Tra poche ore a Oria e Villa Castelli.

LA SCU È UNA MONTAGNA DI MERDA!!!



TESTIMONI DI GIUSTIZIA a PARTINICO (Palermo), 7 febbraio 2015

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GRAZIE DI CUORE…

una bellissima presentazione con BELLISSIME persone

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dalla chiesa2 scuola

 

dalla chiesa scuola itcg partinico

aeroporto punta raisi est

per non dimenticare aeroporto punta raisi

IL GIORNO DELLA CIVETTA, i luoghi del film di Damiano Damiani,

piazza Duomo, Partinico (Palermo), 7 febbraio 2015

— presso Corso Dei Mille Partinico.

il giorno della civetta, la piazza del film

il giorno della civetta2, la piazza del film

il giorno della civetta3, la piazza del film

il giorno della civetta4, la piazza del film

CANTINA BORBONICA & MUSEO DEI PUPI,

Partinico (Palermo), 7 febbraio 2015

— presso Real Cantina Borbonica.

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cantina borbonica2

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museo pupi

pupi

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DON PINO PUGLISI… per non dimenticare!

Cattedrale di Palermo, 6 febbraio 2015

— presso Cattedrale di Palermo.

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brancaccio

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manifesto TDG

 

 

TESTIMONI di GIUSTIZIA… su LazioTv, 22 gennaio 2015

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“LA VOCE DEGLI SCRITTORI”

in onda giovedì 22 gennaio 2015 su LazioTv.

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PRESENTAZIONE IN CALABRIA… Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

PRESENTAZIONE DEL LIBRO… Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

Giovedì 13 dicembre 2012, ore 17.30

SALUTI: Peppino VALLONE (Sindaco di Crotone)

INTERVENGONO: Teresa CORTESE, vicesindaco di Crotone; Michele FALCO, editore; Marisa GAROFALO, sorella di Lea Garofalo; Antonio TATA, responsabile Ass. Libera Crotone

MODERA: Riccardo GIACOIA, giornalista Rai

SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI CROTONE.

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO A COSENZA… 
Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta. 

Venerdì 14 dicembre 2012, ore 18.00

INTERVENTI: On. Angela NAPOLI (componente commissione Antimafia); Paolo POLLICHIENI (direttore del Corriere della Calabria); Michele FALCO (editore)

CONCLUDE: Francesca PRESTIA (cantastorie, autrice de La ballata di Lea)

MODERA: Emanuele GIACOIA, direttore responsabile de il Quotidiano della Calabria

LIBRERIA UBIK COSENZA

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CULTURA DELLA LEGALITA’ a Venafro con i ragazzi di Scuola elementare…

GRAZIE di Cuore ai ragazzi (molto attenti) e agli insegnanti (molto sensibili) dell’Istituto don Giulio Testa di Venafro per la favolosa mattinata (22 novembre 2012) dedicata alla Cultura della LEGALITA’.

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