Paolo De Chiara

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#grazie

GRAZIE DI CUORE.
«Volevo farle i complimenti per la capacità di lasciare un segno nelle persone. Durante l’assemblea dell’Istituto Majorana-Fascitelli le vostre parole, la vostra voglia di raccontare la verità, hanno suscitato in me la consapevolezza di far parte di quel silenzio che uccide. 
Da quel momento ho capito che pur essendo una ragazza di quindici anni potevo fare la differenza in questa società piena di menzogne. 
Grazie!»
#studenti#scuola#presente#futuro

#libri in Biblioteca

IO HO DENUNCIATO alla Biblioteca comunale ‘Michele Romano’ di Isernia.
#iohodenunciato#romanzo#storiavera#tdg#cosanostra#biblioteca#isernia

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore

Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

Pronto Soccorso,2 Is

Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'

Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

Ambiente & Legalità, 20 ottobre 2017

Rifiuti

WEBCAST della LEGALITA’
Isernia, 20 ottobre 2017 – Liceo Scientifico
– Ambiente e Territorio –
#ragazzi #giovani #studenti
Il veleno del Molise
 

Contraffazione

Le Ragioni del NO a Isernia, 21 novembre 2016

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Le Ragioni del NO a Isernia

21 novembre 2016

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’.

sanità

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’ (clicca qui).

SANITA’ in MOLISE. Il presidente della Regione Molise incontra i sindaci della Provincia di Isernia (1 febbraio 2016) per illustrare il suo ‘piano sanitario’. La sala è strapiena di cittadini delusi e incazzati. Urla e proteste contro Frattura: “Hai fallito, vattene a casa. Noi vogliamo una sanità pubblica. La salute è un diritto, non è una merce”.

Diversi gli interventi dei sindaci e dei Comitati.
Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, replica alla lunga relazione di Frattura: “Solo numeri, devi raccontare la verità” (CLICCA QUI).

 

 

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