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Si diploma nella scuola diretta dalla madre. La Preside: «Mi hanno detto che si poteva fare»

ESAMI DI STATO/ 2^ parte. L’INTERVISTA. Dopo aver raccontato la storia, abbiamo contattato la dirigente scolastica per comprendere il suo punto di vista: «Mia figlia non era assegnata qua, era assegnata a Venafro. Non vedo incompatibilità. Il problema mio, purtroppo, è che me la sono ritrovata assegnata durante il periodo del lockdown.»

Si diploma nella scuola diretta dalla madre.  La Preside: «Mi hanno detto che si poteva fare»
Dalla pagina social (facebook) del «Fermi-Mattei»

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Ieri abbiamo raccontato la vicenda che vede protagonista la dirigente scolastica del’ISISS “Fermi-Mattei” di Isernia e sua figlia, fresca del secondo diploma in Ragioneria, conseguito presso l’istituto diretto da sua madre. Abbiamo raccolto la testimonianza della prof. Anna Ferrara, presidente della commissione d’Esame (di Stato): «Mi sono informata, l’esame di Stato si può fare in qualsiasi Istituto. Ci sentiamo tra un po’, che dice?»

Abbiamo provato e riprovato a risentire la prof. Ferrara ma, come già abbiamo scritto, siamo stati poco fortunati. Diciamo così.

E allora ci siamo informati anche noi e abbiamo anche contattato la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Marialuisa Forte. «Io sono il dirigente, so tutto quello che succede nelle scuole molisane», ha precisato. Aggiungendo: «non c’è nessuna illegittimità. Nessuna incompatibilità.»

La storia è questa, in estrema sintesi: il 9 settembre scorso, nella scuola diretta da sua madre, la candidata – con residenza a Napoli – ha ottenuto il suo secondo diploma, dopo quello già conseguito, in passato, presso il Liceo Scientifico e dopo la triennale in Scienze infermieristiche. «Però mia figlia – spiega la madre-preside – non era assegnata qua, era assegnata a Venafro». Ma non si poteva scegliere un altro Istituto?

Lo abbiamo chiesto alla prof. Emilia Sacco, proveniente da Ponticelli, da due anni dirigente dell’ISISS “Fermi-Mattei” del capoluogo pentro. È importante conoscere il punto di vista della madre della candidata.      

Lei conferma che sua figlia, nel settembre scorso, ha conseguito il secondo diploma presso l’Istituto che lei dirige?

«Sì.»

Sua figlia ha la residenza a Napoli?

«Sì.»

Nella nota del MIUR (prot. 22110 del 28 ottobre 2019) al punto 2.A si legge: “I candidati esterni debbono presentare domanda di ammissione agli esami di Stato all’Ufficio scolastico regionale territorialmente competente…”. Tra i requisiti di ammissione all’esame è compresa la residenza. Sua figlia non ha la residenza in Molise. Perché è venuta a Isernia a sostenere l’esame di Stato?

«Cercavo casa qui a Isernia, volevamo trasferirci. Mia figlia, maggiorenne e laureata, aveva chiesto di venire qua. Adesso sta facendo la magistrale. Noi nel frattempo, siccome non ce la faccio a fare avanti e indietro, stavamo cercando casa. A marzo siamo andati in lockdown. Però mia figlia non era assegnata qua, era assegnata a Venafro

Al Ragioneria di Venafro?

«Sì. Durante il periodo di lockdown ci è pervenuta questa assegnazione da parte dell’Ufficio scolastico che non poteva fare l’esame a Venafro in quanto non c’era l’indirizzo di studi scelto (Sistemi informativi aziendali, nda), ed è stata assegnata a Isernia.»

Nella richiesta, inizialmente, viene indicata la sede di Venafro?

«Siccome dovevamo trasferirci qua la richiesta era stata fatta non presso la mia scuola, ma presso un’altra scuola. Però poi Venafro l’ha rigettata.»

Ma perché, avendo la residenza a Napoli, è stata indicata una scuola molisana?

«Perché ci dovevamo trasferire qua.»

Era domiciliata a Isernia sua figlia?

«Non era domiciliata qui. Però ho chiesto il nulla osta…»

E, quindi, è arrivato il nulla osta.

«È arrivato il nulla osta dalla Regione Campania.»

Dal Provveditorato?

«Dall’Ufficio scolastico regionale. Noi avevamo chiesto di farlo a Venafro, non nella mia scuola. Non sapevano di mia figlia e non ho mai conosciuta la presidente.»

Presidente?

«Di commissione (Anna Ferrara, nda). Ma a lei come è arrivata sta cosa?»

Abbiamo le nostre fonti. Nella stessa nota, già citata, si legge: “I candidati esterni indicano nell’istanza di partecipazione almeno tre opzioni riferite alle istituzioni scolastiche presso le quali intendono sostenere l’esame. Le opzioni possono essere soddisfatte solo previa verifica da parte dell’Ufficio scolastico regionale competente”. Si parla di “omogeneità nella distribuzione territoriale”, secondo quanto previsto dall’art. 14 cc.3 del d.lgs. 62/2017. In questo caso, in cui sua figlia è stata assegnata nell’Istituto che lei dirige, è stato rispettato questo criterio?

«Penso di sì.»                                             

Tutto rientra nella normalità?

«Non c’è incompatibilità. Se ci fosse stata non avrei potuto fare una cosa del genere. Guardi, ci sono casi in cui i docenti hanno i figli dove insegnano, nella propria scuola.»

Quindi, per lei, è la stessa cosa?

«Non vedo incompatibilità. Il problema mio, purtroppo, è che me la sono ritrovata assegnata

Mi scusi, ma in queste tre opzioni quali scuole sono state indicate?

(“I candidati esterni indicano nell’istanza di partecipazione almeno tre opzioni riferite alle istituzioni scolastiche presso le quali intendono sostenere l’esame”, nota MIUR del 2019).

«Mi ricordo solo Venafro. Ma vado a memoria.»

Secondo la dirigente dell’USR Marialuisa Forte tutto è in regola. Il nulla osta è arrivato. Ma è possibile conoscere le motivazioni che hanno prodotto questo nulla osta?

«Se vuole glielo scrivo e glielo mando, vado a verificare. Perché, in effetti, non seguito questa cosa». [Attendiamo la nota scritta].

Qual è stato il percorso di sua figlia per raggiungere l’obiettivo finale? Quanto tempo ha impiegato per sostenere l’esame di idoneità e quanto tempo ha impiegato per sostenere l’esame di Stato?

«Ha studiato da sola. Il percorso è durato parecchio. Già da quando ha fatto la domanda ha cominciato a studiare.»

Quando si fa la domanda?

«Si fa entro novembre.»

Mi faccia capire bene. Se volessi farlo anche io questo percorso cosa dovrei fare?

«Entro novembre si fa la domanda.»

E dopo sette mesi, a giugno, posso fare l’esame di Stato?

«Quest’anno è stato fatto ad agosto, perché c’è stato il lockdown.»

In sei o sette mesi potrei prendere un secondo diploma?

«Sì.»

Qualche giorno prima si fa l’esame di idoneità?

«Sì.»

E poi si fa l’esame di Stato?

«Sì.»

La commissione era composta da professori esterni o interni?

«Secondo l’ordinanza era composta da interni, più presidente esterno.»

Per questo esame di Stato?

«Per tutti gli esami di Stato.»

Per questa situazione?

«Tutti interni. Ma non lo sapevamo quando è stata fatta la domanda. Ma perché è importante sapere queste cose?»

Per capire. Le due commissioni (per l’esame di idoneità e per l’esame di Stato) erano composte dalle stesse persone o sono state diversificate?

«La commissione è unica, poi vanno in plenaria e ci sono due sottocommissioni.»

I commissari dell’esame preliminare sono stati gli stessi per l’esame di Stato?

«No.»

E il presidente?

«Il presidente della commissione esame di Stato è un esterno. Mentre per l’esame preliminare un interno, delegato.»

Da chi viene nominata la commissione?

«Esterna?»

In questo caso era interna.

«È il consiglio di classe.»

L’ha nominata lei?

«No, il consiglio di classe. Di default, perché fanno parte di quella commissione…»

Ma è lei che nomina?

«Io ho soltanto delegato la presidenza.»

I componenti della commissione sono da lei nominati?

«Il consiglio di classe, in base alle materie che devono…»

Ma lei firma il documento di nomina?

«Sì, vengono individuati in base all’esame che deve fare il candidato.»

Non voglio sapere come vengono individuati. È lei che firma?

«Sì.»

Secondo l’articolo 198 del d.l.vo n. 297 del 1994: “La Commissione per gli esami di idoneità e per gli esami integrativi è nominata dal preside”. Andiamo avanti. Venafro viene eliminata come sede, ma perché non scegliere un altro Istituto?

«Se sul territorio c’è…»

Lei ha informato che quella candidata era sua figlia? L’Ufficio scolastico sapeva?

«Sì, lo sapevano che era mia figlia. Sì, lo sapevano.»

Secondo lei, è possibile parlare di incompatibilità?

«No, perché dovrebbe esserci incompatibilità anche quando allora i docenti portano i loro figli nella stessa scuola. Anche lì ci dovrebbe essere incompatibilità.»

Faccio l’avvocato del diavolo. Il codice di comportamento dei dipendenti della P.A. (D.P.R. 62/13) stabilisce all’art. 7 dei limiti per combattere il conflitto di interessi: “Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni e ad attività che possono coinvolgere interessi propri, ovvero dei suoi parenti, affini entro il II grado, dal coniuge o di conviventi…”. Lei rientra in questo conflitto di interessi?

«Io mi sono astenuta.»

Lei non rientra in questo caso?

«No.»

Nella norma si parla di “adozione di decisioni”. Lei le ha prese le decisioni?

«Rispetto a cosa?»

Andiamo con ordine. L’articolo 198, già citato, dice testualmente: “La Commissione per gli esami di idoneità e per gli esami integrativi è nominata dal preside”. E ancora: l’articolo 14 dell’Ordinanza n. 350 del 2018 dice: “Il dirigente è tenuto a verificare la completezza e la regolarità delle domande”. E non solo. Lei ha il dovere di verificare il rapporto di parentela tra i Commissari nominati e i candidati.

«Ma io ho delegato, non sono stata all’interno della Commissione.»

Ho capito. Ma lei, addirittura, deve verificare se il commissario Franco Rossi è parente del candidato o della candidata. È stato verificato il suo grado di parentela?

«Ho chiesto anche all’Ufficio se c’erano incompatibilità su questa cosa…»

Quale Ufficio?

«Ufficio scolastico regionale.»

E loro cosa le hanno detto?

«Che non c’era incompatibilità su questa cosa. Quindi io sono andata avanti.»

Ma lei lo ha chiesto per iscritto?

«No.»

Dopo gli esempi che le ho fatto sulle decisioni che lei, probabilmente, ha preso continua a sostenere che è stato rispettato il Codice di comportamento dei dipendenti della P.A.?

«Guardi, penso di no. Io ho delegato queste cose. Posso aver nominato la commissione di default, in base a quelle che sono le materie da sostenere.»

Ma quando è arrivata la domanda di sua figlia lei ha dovuto verificare?

«La verifica è se ha fatto il bollettino, se aveva la licenza media…»

I requisiti…

«I requisiti. La verifica che noi facciamo.»

Nonostante tutto quello che ci siamo detti, lei pensa di rientrare nei dettami del Codice di comportamento?

«Cosa le posso rispondere…»

Quello che vuole. Ma secondo lei è opportuno che sua figlia abbia conseguito il secondo diploma nella sua scuola? È stata giusta una scelta del genere?

«Sono stata molto combattuta. L’obiettivo principale a cui dobbiamo mirare tutti sono i nostri ragazzi, i nostri studenti. Ho guardato al diritto di una studentessa che, diciamo, andava tutelata. Lo avrei fatto per qualsiasi altro ragazzo, lo avrei fatto per qualsiasi altro studente della mia scuola.»

Perché lei afferma: “sono stata molto combattuta”?

«Dovevo tutelare lo status di studente.»

Però doveva tutelare anche lo status di dirigente. Lei si è trovata in una situazione un po’ imbarazzante.

«Lo dobbiamo spiegare per forza questo?»

La vicenda ruota intorno a tutto “questo”. È il fulcro. La questione è semplice: a Venafro non si poteva sostenere l’esame di Stato. Ma si poteva scegliere la sede a Campobasso. Senta, la questione è questa: non si sta mettendo in discussione la voglia di sua figlia di studiare. Ma a Napoli, ad esempio, ci sono tanti Istituti tecnici. Perché farlo proprio a Isernia, nella sua scuola? 

«Venafro me l’ha riportata. Questa cosa non l’ho più attenzionata. Perché durante quel periodo noi stavamo chiusi. Non l’ho più attenzionata, mi è proprio sfuggita.»

Perché l’Ufficio scolastico non l’ha tolta dall’imbarazzo?

«Ho chiamato qualche giorno prima. Ho chiamato la Forte (dirigente dell’USR, nda). Ho comunicato la situazione e ho detto: “proviamo a metterla in un’altra scuola”. Ma era troppo tardi. Ho chiesto di far venire l’ispettrice a scuola.»

È venuta l’ispettrice?

«No. Mi hanno detto che non era necessario.»

Ora lei si trova al centro di una polemica. Non crede?

«Sì, sì. Adesso sarò l’agnello sacrificale.»

In questa situazione si potrebbe immaginare anche un certo imbarazzo da parte dei componenti della commissione che hanno esaminato sua figlia e che lavorano nella scuola che lei dirige?

«Non lo sapevano.»

Quando hanno fatto l’esame non lo sapevano?

«Non ho parlato con nessuno.»

Se lo avessero saputo?

«Avrebbero avuto lo stesso imbarazzo nei confronti di un docente che ha il figlio nella stessa scuola. E ce ne sono»

Però il figlio la scuola l’ha frequentata. Sua figlia da Napoli, senza residenza, viene a prendersi un secondo diploma nella scuola che lei dirige. Ovviamente, viene assegnata in questa scuola. Questa è la differenza. Lei non crede?

«È una questione oggettiva, perché non ti conosco. Mi creda, veramente io non ho avuto contatti. Assolutamente.»

Ma questo episodio non potrebbe essere un cattivo esempio? Uno studente “normale”, senza legami di parentela, potrebbe dire: “lo faccio anche io, invece di frequentare la scuola per cinque anni”. Lei cosa ne pensa?

«No, è così per tutti i ragazzi privatisti.»

Non tutti hanno la madre che fa la dirigente scolastica. È così per tutti?

«Se si adottano dei criteri univoci…»

Quindi il trattamento riservato a sua figlia è il trattamento standard, valido per tutti i candidati?

«Certo.»

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Per Approfondimenti:

“Fermi-Mattei” di Isernia: un secondo diploma per la figlia della preside. Titolo conseguito nella scuola diretta dalla madre

“Fermi-Mattei” di Isernia: un secondo diploma per la figlia della preside. Titolo conseguito nella scuola diretta dalla madre

ESAMI DI STATO. Il 9 settembre scorso la candidata – con residenza a Napoli – ha ottenuto il suo secondo titolo, dopo quello già conseguito, in passato, presso il Liceo Scientifico e dopo la triennale in Scienze infermieristiche. «Adesso sta facendo la magistrale», ha puntualizzato la madre-preside. Per Marialuisa Forte, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale: «Non c’è nessuna illegittimità. Nessuna incompatibilità.»

“Fermi-Mattei” di Isernia: un secondo diploma per la figlia della preside. Titolo conseguito nella scuola diretta dalla madre
La sede provvisoria del «Fermi» di Isernia

di Paolo De Chiara, WordNews.it

ISERNIA. Come si ottiene un diploma di maturità senza frequentare i canonici 5 anni? È possibile farlo da candidato esterno? Quali sono le modalità? Ma, soprattutto, quali sono i requisiti per partecipare all’esame di Stato? Domande lecite sottoposte a chi di dovere.

Ma prima di leggere le risposte è necessario conoscere una storia che vede protagonista la prof. Emilia Sacco, dirigente scolastica dell’ISISS “Fermi-Mattei” di Isernia (domani – in esclusiva – la sua intervista). La pandemia ha stravolto la vita degli abitanti di questo pianeta, modificando anche le modalità per l’esame di Stato. Quest’anno la novità è apparsa evidente anche agli studenti dell’ultimo anno: commissioni interne ed esami orali. E per i privatisti? Anche per loro sono cambiate le modalità.

Ma cosa c’entra la figlia della preside del “Fermi-Mattei” di Isernia che ha partecipato all’esame di Stato, conseguendo il titolo di Ragioniera (articolazione Sistemi informativi aziendali)? Il 9 settembre scorso, nella scuola diretta da sua madre, la candidata – con residenza a Napoli – ha ottenuto il suo secondo diploma, dopo quello già conseguito, in passato, presso il Liceo Scientifico e dopo la triennale in Scienze infermieristiche. «Adesso sta facendo la magistrale», ha puntualizzato la madre. La stessa dirigente scolastica dell’Istituto isernino ha aggiunto: «Però mia figlia non era assegnata qua, era assegnata a Venafro». Ma si è ritrovata a farlo nella sua scuola. Non si poteva scegliere un altro Istituto per togliere tutti dall’imbarazzo? Ma, soprattutto, perché recarsi nel Molise per conseguire un secondo diploma? Come se a Napoli non ci fossero istituti tecnici di ragioneria. La città partenopea ne ospita a decine di scuole con indirizzo di Sistema Informatico Aziendale, perché invece di Napoli si sceglie la Provincia di Isernia?

Parrebbe che già in passato ci sia stato, presso lo stesso Istituto, un esempio simile. Un assistente ATA, come ci hanno riferito da più parti, avrebbe conseguito il diploma nella scuola dove lavorava.

Nell’Istituto scolastico, momentaneamente trasferito in una struttura privata per i lavori partiti da qualche mese, si è verificato questo strano episodio. Ma prima di approfondire la questione figlia-candidata e madre-dirigente scolastica una domanda è necessaria. Non c’era nessuna struttura pubblica disponibile per ospitare lo storico Istituto isernino?

Dopo tanti anni gli attenti amministratori (un eufemismo per non dire altro) si sono accorti della pericolosità del terzo piano, quello che ospitava i “geometri”. Un Istituto che negli “anni d’oro” accoglieva migliaia di studenti. Ora, che non supera le trecento unità, è risultato poco sicuro. Ma questa è un’altra storia, tutta da approfondire.

Ritorniamo al fatto. La figlia della prof. Emilia Sacco, dirigente scolastica dell’istituito isernino ha conseguito, da privatista, il (secondo) diploma di ragioniera presso il “Fermi-Mattei”. Presso la scuola diretta dalla madre.

Il diritto all’istruzione deve essere garantito a tutti e la Repubblica, come recita la Costituzione (questa sconosciuta, scritta con il sangue dei Liberatori), ha il dovere di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

In questo caso il diritto all’istruzione può essere richiamato?

Nulla da obiettare se una ragazza di talento manifesti la volontà di arricchire il proprio bagaglio culturale. L’alunna in questione, però, pur avendo ampia scelta nella propria città di origine (Napoli) ha deciso di sostenere gli esami in Molise e, precisamente, presso la scuola diretta dalla madre, mettendo – immaginiamo – tutti in estremo imbarazzo. Lo stesso ragionamento è valido per i commissari, tutti interni (tranne il Presidente), che l’hanno esaminata, prima con un esame di idoneità e poi con l’esame di Stato.

Per queste ragioni abbiamo contattato la prof. Anna Ferrara, presidente della commissione Esami di Stato. «Mi sono informata, l’esame di Stato si può fare in qualsiasi Istituto. Ci sentiamo tra un po’, che dice?»

Certo, verso che ora possiamo sentirci?

Una domanda inutile. La risposta non è mai arrivata. La breve conversazione si è interrotta improvvisamente. Abbiamo tentato e ritentato. Fino allo sfinimento. Non siamo stati fortunati. Per tutta la giornata (venerdì 16 ottobre) il telefono è risultato “non raggiungibile”. Per scrupolo abbiamo riprovato lunedì 19 e, inaspettatamente, il telefono ha squillato. Ma inutilmente. Non abbiamo ricevuto risposta. E non siamo stati mai ricontattati.   

«L’esame si può fare in qualsiasi Istituto» ha affermato la Presidente della commissione d’esame. Ma è proprio così? Quali sono i requisiti? È opportuno farlo anche nell’Istituto diretto da un parente? Chi ha accertato i requisiti necessari all’ammissione della domanda da parte della giovane figlia, compreso quello della residenza?

La ragazza è residente in Molise? Ha il domicilio in provincia di Isernia? La nota del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) numero 22110 del 28 ottobre 2019 parla chiaro: è necessaria la residenza. Al punto 2.A (modalità di presentazione delle domande di partecipazione all’esame) si può facilmente leggere: “I candidati esterni debbono presentare domanda di ammissione agli esami di Stato all’Ufficio scolastico regionale territorialmente competente…”. Anche i candidati esterni devono rispettare dei requisiti di ammissione all’esame. Compreso quello della residenza.      

E allora abbiamo coinvolto l’Ufficio scolastico regionale del Molise, contattando la dirigente Marialuisa Forte. E siamo partiti dalla procedura, per conoscere l’iter per il conseguimento di un diploma, ovviamente per un candidato esterno.«Bisogna presentare la domanda qui da noi (presso l’USR Molise, nda).»

Una volta presentata la domanda da voi, cosa succede?  

«Noi vediamo se ci sono tutti i requisiti e, a seconda del diploma che si vuole conseguire noi lo assegniamo a una scuola.»

Quindi siete voi che assegnate la scuola?  

«Sì.»  

Quali sono i requisiti da rispettare?

«Per conseguire un diploma di scuola superiore deve avere un diploma di scuola media.»

Nella nota del MIUR (prot. 22110 del 28 ottobre 2019) si parla anche di residenza?

«Sì, sì. Per poterlo fare fuori Regione ci vuole il nulla osta dell’Ufficio scolastico della Regione di residenza. La richiesta deve essere motivata, ovviamente.»

Nel settembre 2020 la figlia della dirigente scolastica dell’ISISS “Fermi-Mattei” di Isernia ha conseguito il secondo diploma nell’Istituto diretto da sua madre…

«So a cosa si riferisce, non c’è niente di…»

Perciò la sto chiamando, per capire cosa è successo?

«Niente, quello che le sto dicendo. Secondo quelle che sono le regole.»

Può spiegare meglio?

«Quello che ho detto.»

Ma cosa ha detto? Che significa secondo le regole?

«Le regole sono queste. Presento la domanda per fare l’esame di Stato in una Regione, in una scuola e si assegna la scuola secondo l’indirizzo degli studi.»

Quindi in questo caso c’è stato il nulla osta da parte della Regione di provenienza?

«Sì, certo che c’è stato.»

È opportuno assegnare una candidata ad un Istituto dove la madre fa la dirigente scolastica?

«Sì, perché non c’è nessuna illegittimità. Nessuna incompatibilità.»

Lei prima ha detto: “So a cosa si riferisce”. Come faceva a saperlo?

«Io sono il dirigente, so tutto quello che succede nelle scuole molisane.» 

Senta, ma una situazione del genere non potrebbe imbarazzare la commissione interna, composta dai professori che lavorano in quella stessa scuola?

«Assolutamente no.»

Ma è stata la candidata ad indicare la scuola?

«Assolutamente no.»

Quindi la decisione è stata presa dall’Ufficio scolastico del Molise?

«Sì.»

“Nessuna illegittimità, nessuna incompatibilità” dice la dirigente. Il Codice di comportamento dei dipendenti delle P.A. (D.P.R. 62/13) stabilisce all’art. 7 dei limiti per combattere il conflitto di interessi: «Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possono coinvolgere interessi propri, ovvero dei suoi parenti, affini entro il II grado, …”. In questo caso è possibile parlare di conflitto di interessi? Lo abbiamo chiesto alla dirigente Emilia Sacco, le sue risposte sono contenute nell’intervista che sarà pubblicata domani.

Lo stesso discorso vale per il “nulla osta”. Per il suo rilascio è necessaria una motivazione valida. Siamo in attesa di leggere le carte, dove espressamente si spiega (immaginiamo) il motivo che ha portato l’Ufficio regionale della Campania ad autorizzare una candidata – con la residenza a Napoli – ad effettuare l’esame di Stato ad Isernia, in Molise. E c’è ancora qualcuno che dice che questa Regione non esiste. Per adesso abbiamo il punto di vista della dirigente scolastica. «Non c’è incompatibilità. Se ci fosse stata non avrei potuto fare una cosa del genere. Guardi, ci sono casi in cui i docenti hanno i figli dove insegnano». Tra qualche ora potrete leggere la lunga ed interessante intervista.

Non si vuole certo mettere in discussione la preparazione della figlia della preside. La candidata in questione si sarà preparata coscienziosamente, pur provenendo da un diploma conseguito presso un Liceo Scientifico. Un percorso di studi estraneo a quello di un istituto tecnico. Sicuramente ha brillantemente superato gli esami preliminari per essere ammessa agli esami di Stato. Ha integrato con apposite prove scritte discipline impegnative come economia aziendale, informatica, diritto ed economia politica ed anche il francese.

Un esame di Stato superato con una valutazione che è andata oltre i limiti della stentata sufficienza. Noi le inviamo i nostri sinceri auguri per il suo secondo diploma.  

Cinque lunghi anni recuperati con tre pomeriggi di prove appare eccessivo? «Ha studiato da sola. Il percorso è durato parecchio. Già da quando ha fatto la domanda ha cominciato a studiare», ha puntualizzato la dirigente scolastica. Ma da quando ha iniziato a studiare? Quando si presentano le domande? Entro novembre, quindi 6/7 mesi prima.

Non stiamo mettendo in discussione l’impegno della candidata e l’indiscutibile zelo di una commissione esaminatrice che ha svolto sicuramente con coscienza il proprio lavoro.

Ma la scuola è il luogo dello studio, della formazione e dell’impegno dei giovani a cui vanno trasmessi messaggi rassicuranti e scevri da ogni considerazione equivoca. A loro va detto con convinzione che vale la pena affrontare sacrifici per formarsi e per essere all’altezza dei compiti da svolgere in una società disponibile a riconoscere il merito e la qualità delle competenze acquisite.

Per queste considerazioni, probabilmente, la scelta appare doppiamente inopportuna. Alimenta ipotesi non del tutto lusinghiere sia nei confronti della dirigente ma, soprattutto, nei confronti di una candidata che ha, con merito, superato le prove integrative e che per questo avrebbe potuto svolgere con più serenità il proprio esame in una sede scolastica diversa da quella diretta dalla madre.

«Ho guardato a una studentessa che, diciamo, andava tutelata. Lo avrei fatto per qualsiasi altro ragazzo, lo avrei fatto per qualsiasi altro studente della mia scuola», ci tiene a sottolineare la dirigente madre del’ISISS “Fermi-Mattei” di Isernia.

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Domani pubblicheremo l’INTERVISTA – in esclusiva – della dirigente scolastica dell’ISISS “Fermi-Mattei” di Isernia.

IO HO DENUNCIATO a Miranda

IO HO DENUNCIATO a Miranda
26 settembre 2020
#iohodenunciato
Grazie di Cuore a tutti.

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…
Miranda, 26 settembre 2020
“Un libro che sa di denuncia, di giustizia”. Dal romanzo è stata tratta la sceneggiatura per la realizzazione del film “Io ho denunciato”, premiato – pochi giorni fa – al Festival internazionale del Cinema di Venezia.

Saluti:
Marco FERRANTE, Sindaco di Miranda
Interventi:
Paolo DE CHIARA (giornalista, scrittore, autore del libro e della sceneggiatura del film premiato alla 77^ Mostra internazionale del Cinema di Venezia)
Tonino BRACCIA (superstite Strage di Bologna del 2 agosto 1980)
Massimiliano TRAVAGLINI (portavoce Movimento Agende Rosse “Falcone e Borsellino” Abruzzo)

Moderatrice Marilena FERRANTE (insegnante, giornalista, scrittrice)
Ph Sara Labella

IO HO DENUNCIATO a MACCHIAGODENA (Is)

Grazie di Cuore a tutti.
#iohodenunciato #ihd #Macchiagodena

MOLISE CRIMINALE: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

IL SEGRETO DI PULCINELLA. Rifiuti tossici, affari, malagestio, corrotti, corruttori, clientelismo, droga, cemento, riciclaggio, eolico. Ma cosa cazzo deve succedere in questa bellissima terra, resa disgraziata dai gestori della cosa pubblica? Si deve sparare tutti i giorni, servono i morti ammazzati per strada per dire che in Molise le mafie ci sono da anni e fanno ciò che vogliono?

MOLISE CRIMINALE: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

di Paolo De Chiara

Ad ogni operazione della magistratura e delle forze dell’ordine seguono sempre le solite parole inutili. Lo stesso inutile stupore viene espresso da più parti. Da decenni le mafie (camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, cosa nostra) fanno i loro sporchi affari. Ed ogni volta, dopo ogni arresto, si grida allo scandalo.

Ma il Molise non era un’isola felice, un’isola beata? La favoletta raccontata dai politicanti del posto non è mai risultava essere vera. Il problema non è mai stato affrontato. Si è preferito nascondere la sabbia sporca (con annessi affari) sotto il tappeto. Un grande tappeto. Molto meglio nascondere, occultare, non dare peso alle denunce degli anni passati.

Si continua a nascondere il problema. Non si affronta. Si semplifica. Si nega. Ecco, il negazionismo. E negando negando non ci si è accorti che questi criminali sono entrati da anni. Le presenze sono stabili, altro che infiltrazioni.  

Non c’è la volontà di affrontare la situazione.

Rifiuti tossici, affari, malagestio, corrotti, corruttori, clientelismo, droga, cemento, riciclaggio, eolico. Ma cosa cazzo deve succedere in questa bellissima terra, resa disgraziata dai gestori della cosa pubblica? Si deve sparare tutti i giorni, servono i morti ammazzati per strada per dire che in Molise le mafie ci sono da anni e fanno ciò che vogliono?

È sempre un problema di memoria. Proprio a Bojano, dove in queste ore si è conclusa una straordinaria operazione della DDA di Campobasso (con il plauso del Ministro dell’Interno Lamorgese e del Procuratore nazionale Cafiero De Raho), nel giugno del 2011 è stata posta in esecuzione una ordinanza di custodia cautelare per nove persone per diverse fattispecie di reato: associazione a delinquere, illecita concorrenza con minaccia e violenza, estorsione e danneggiamento seguito da incendio. Secondo la Procura di Campobasso, erano gli anni del tenace magistrato D’Alterio, «un preciso piano, finalizzato a realizzare, sul territorio, una microeconomia criminale, concernente il totale controllo della gestione di giochi elettronici». 

I magistrati dimostrarono i collegamenti con il clan dei casalesi e con la ‘ndrangheta calabrese. Una forma embrionale capace di evolvere se non contrastata.

Ma, negli anni, molti altri episodi hanno interessato il piccolo Molise. Tralasciando la questione dei mafiosi (come Vito Ciancimino) inviati al confino in Molise, restano altri fatti inquietanti. Nel nucleo industriale di Pozzilli-Venafro due aziende (Rer e Fonderghisa)finirono nelle mani di soggetti legati a clan di camorra.

I rifiuti tossici portati in questa Regione hanno legami forti con la criminalità organizzata. Gli impianti eolici hanno dimostrato la presenza di criminali organizzati che hanno fatto ciò che hanno voluto.

Le società fantasma presenti sul territorio? Perché S.a.s. e S.r.l., con sedi operative in Campania (Giugliano, Napoli, Mugnano, Aversa) vengono a stabilirsi con la sede legale nel capoluogo pentro? E partecipano a bandi, appalti a Minturno, Reggio Calabria, Casal di Principe. Uno di questi soggetti, un amministratore residente in Campania, ma con la Società con sede legale a Isernia, risulta essere (sarà vero? È stato appurato?) un fiancheggiatore di un clan di camorra. «Si tratta – si legge in un’inchiesta – della più moderna espressione dell’affermazione del potere criminale che si evolve verso logiche imprenditoriali più raffinate».

E le residenze false in provincia di Isernia? Perché a Isernia, in passato, hanno chiesto la residenza personaggi campani con precedenti penali? Nel 2010 la guardia di finanza ha chiuso un’inchiesta. Ma tutto è finito nell’oblio.

I fondi europei dove e a chi sono finiti? Gli impianti di carburanti sequestrati nel corso degli anni?

«Il Molise si è rivelato non zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari». Era il 2008 e lo scriveva la DDA di Campobasso.      

E si continua a perdere tempo a parlare di “infiltrazioni”.

«In Molise risiedono soggetti collegati alla cosca Bellocco di Rosarno», sono passati 17 anni da questa Relazione della commissione parlamentare antimafia. Quattordici ne sono trascorsi dal Rapporto della Confcommercio “Mani del crimine sulle Imprese”: «Il clan casertano dei Casalesi esercita una sua influenza nella zona di Venafro in Molise».

E si continua ancora a parlare di “infiltrazioni” e di cittadini molisani che denunciano.

Quanti altri esempi bisogna fare?

Quante altre parole bisogna spendere per descrivere questa Regione? Che ancora oggi, nel silenzio generale, elegge galeotti che gestiscono il futuro di questa terra.

Per quanti giorni ancora ci sarà l’inutile clamore che non porterà a nulla?    

da WordNews.it

Sanità in Molise: sulle barricate il medico che difende il sistema pubblico

Parla Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, rinviato a giudizio per abbandono di paziente: “È per me un’accusa offensiva”.

ISERNIACornuto e mazziato. Ecco la frase adatta per descrivere la situazione che sta vivendo in questi ultimi giorni l’attuale direttore dell’Unità operativa semplice del pronto soccorso dell’ospedale “Veneziale” di Isernia. Lui si chiama Lucio Pastore, è conosciuto per le sue battaglie in difesa della sanità pubblica. Ma le sue lotte non spuntano all’improvviso, da un giorno all’altro, come quelle di qualche “fungo” che, di tanto in tanto, cavalca l’onda per una piccola e misera passerella personale. L’impegno di Pastore è decennale. Non si è mai tirato indietro, ha sempre difeso le sue idee. Ha sempre combattuto il sistema clientelare della sanità pubblica molisana. Sono passati gli sGovernatori, da Iorio a Frattura fino all’ultimo inconsistente Toma, ma lui ha sempre mostrato, con coerenza, il suo punto di vista. Senza peli sulla lingua.

Era il 2011, nove anni fa. Davanti al pronto soccorso di Isernia i medici protestano, lamentano la drammatica situazione. All’epoca Pastore era il responsabile facente funzioni della struttura pentra. «Abbiamo indetto lo stato di agitazione, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, per segnalare anche all’opinione pubblica la problematica del servizio». L’8 febbraio dello stesso anno in una lettera, inviata al Prefetto di Isernia, scrivevano: «il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili». Dopo nove anni nulla è cambiato. Anzi sì, Pastore è stato rinviato a giudizio per abbandono di paziente. Deceduto a seguito di un collasso cardiocircolatorio. La prima udienza si terrà il prossimo 17 aprile 2020.

«Era prevedibile – spiega il medico -, in quanto da tempo noi andavamo denunciando all’azienda, prima di tutto, la difficoltà di gestire una situazione con carenza di personale e con carenza di posti letto. In pratica, per scelte aziendali, abbiamo avuto una riduzione di personale medico di 4 unità nello spazio degli ultimi anni. Questa riduzione si è avuta per cessione a privati convenzionati dei posti letto. Noi non abbiamo dove poter inserire, dove poter ricoverare i pazienti. Capita che in alcune situazioni c’è un flusso tale di pazienti, per cui questa struttura è completamente intasata».

Una paziente di 77 anni ha perso la vita all’interno dei locali del pronto soccorso. Cosa accadde quel 27 gennaio del 2017?

«Quel giorno c’è stata una “tempesta perfetta”ۚ».

Cosa intende?

«Sono montato verso le 14:00 in ospedale e ho trovato tutto il pronto soccorso strapieno di pazienti, fra cui c’erano due persone, di cui una intubata e un’altra in coma, c’erano ischemie cerebrali,  c’erano pazienti con fratture, c’erano delle situazioni di aritmie pericolose. Una marea di gente e, tra queste, c’era anche questa paziente che aveva questa sua patologia. Il collega della mattina aveva prescritto degli esami. È giusto ricordare che in quel momento eravamo due medici, due infermieri e un solo portantino. Questo portantino che doveva mobilitare completamente tutta questa gente e tutti gli esami del pronto soccorso. Immaginate: trenta, quaranta persone che devono essere spostate da questo portantino. In questa situazione la paziente è deceduta. Il sottoscritto l’aveva pure visitata e aveva prescritto alcune terapie, però è subentrato il decesso».

I familiari ritengono che sia stata abbandonata…

«Noi chiediamo, invece, di comprendere perché le denunce sempre fatte all’azienda di carenza di personale, del rischio connesso a questa situazione. La stessa cosa l’abbiamo fatta alla Prefettura, siamo andati dal prefetto e abbiamo denunciato una situazione che poteva diventare rischiosa. Poi con il procuratore Albano, andammo a presentare la gravità della situazione in cui ci trovavamo ad operare. Improvvisamente succede questo e chi ha denunziato sempre un problema strutturale, organizzativo di carenza viene accusato di abbandono. Per me è un’accusa offensiva. L’ultimo dei miei pensieri è abbandonare un paziente, essere accusato di aver abbandonato un paziente sembra quasi che sia una macchia, che mi dà molto fastidio. Non credo che potrò mai mantenere una simile accusa e sono disposto ad arrivare sino in fondo, anche alla Corte Europea, se dovesse essere necessario».

Chi ha risposto alle vostre denunce?

«Nessuno. Non c’è stata alcuna risposta. Il Prefetto interessò l’azienda dopo che noi passammo, però solo chiacchiere. È diminuito il personale, i posti letto mancavano e non è successo niente. Il Procuratore Albano ci disse che lui, in assenza di un reato, non poteva intervenire come Procura…»

Adesso c’è il reato…

«Il reato l’ho fatto io, possono perseguire me. Ora andiamo a vedere cosa ha determinato questo mio eventuale reato. Dobbiamo capire cosa sta succedendo. Mi sento tranquillo, non ho commesso questo reato. Non ho mai abbandonato nessuno, mi sembra un a vicenda abbastanza kafkiana. Voglio vedere, arrivati a questo punto, chi risponderà di queste carenze strutturali».

Le vostre segnalazioni sono decennali. Da tantissimi anni protestate sulle criticità, mai risolte.

«Sono tantissimi anni e c’è una documentazione infinita. Le ho fatte io queste segnalazioni, ma le hanno fatto anche i precedenti primari. Ognuno di noi ha sempre messo in evidenza la problematica strutturale. Accanto a questa problematica, legata al personale e alla mancanza dei posti letto, ci sta una problematica strutturale interna. Noi abbiamo un pronto soccorso diviso in tanti loculi, quindi con una difficoltà di gestione. Una cosa è tenere una camera unica, con pareti mobili in cui è più facile gestire anche con poco personale e una cosa è avere tanti locali separati in muratura in cui gli infermieri devono correre da un luogo all’altro. Poi c’è un altro problema.»

Sarebbe?

«L’informatizzazione. Noi perdiamo più del 50% del nostro tempo, che dovremmo dedicare all’assistenza, a digitare i dati sul computer. Questa è un’altra cosa drammatica che si vive. E in questo contesto io avrei abbandonato qualcuno».

Le vostre segnalazioni sono state accompagnate dalle numerose proteste pubbliche. Molti cittadini molisani sono scesi in piazza in difesa della sanità pubblica. La protesta popolare è rientrata?

«C’è stato un completo disinteresse».

Dovuto a cosa?

«Perché gli interessi verso la privatizzazione del sistema erano talmente forti, per cui nessuna forza politica ha mai voluto impegnarsi a raccogliere le istanze della gente. A Isernia, negli ultimi anni, abbiamo fatto due grandi manifestazioni. Poi c’è stata la manifestazione enorme di Campobasso e il rifiuto da parte dei politici di voler dare una qualsiasi risposta».

Perché?

«Perché gli interessi economici verso la privatizzazione sono talmente predominanti per cui deve diventare secondario qualsiasi aspirazione della gente».

E i Comitati che fine hanno fatto?

«La problematica dei Comitati va ad impattare contro una politica che non recepisce. E non recependo, la politica, quello che è il passaggio a livello istituzionale, a livello della struttura decisionale di quelle che sono le istanze viene annullato. Quindi è un’assenza di politica, in senso trasversale, nella capacità di recepire una volontà di fermare il degrado di sistema».

Il nodo, quindi, è politico?

«Sicuramente è politico. Il problema è di una volontà politica che vuole spostare verso la privatizzazione. Vuole privatizzare…».

Vuole o ha già iniziato questa privatizzazione?

«Già lo ha fatto in gran parte. Il 43% dei fondi e il 40% dei posti letto sono stati spostati verso i privati convenzionati. Parecchi di questi posti vengono utilizzati per un’utenza extraregionale, per cui i nostri pazienti sono qui buttati nel pronto soccorso sulle barelle, anche per giorni. Noi non sappiamo dove poterli ricoverare. Mentre con quei posti letto si accetta un’utenza extraregionale, da cui si ricava un profitto».

E dove finisce questo profitto?

«Questo profitto non va alla Regione, ma va a quelle strutture private che hanno avuto la cessione da parte della Regione di quei posti letto.

Si perde due volte. Giusto?  

«Perdiamo posti letto per i nostri pazienti e perdiamo un guadagno, perché questo va essenzialmente a quelle strutture private».

Quale potrebbe essere una soluzione per invertire la tendenza?

«Come il disastro è politico, la soluzione può essere solo politica. Ci vuole una inversione di tendenza politica, una volontà nel riequilibrare il rapporto pubblico-privato. Bisogna arrivare a non dare più del 15% del fondo sanitario regionale ai privati e non più del 20% dei posti letto ai privati, in maniera tale da recuperare mezzi e fondi per poter gestire una sanità decente. Se non si parte da qui, anche il secondo problema tremendo che noi abbiamo, ovvero la gestione clientelare della sanità, non si riesce ad affrontare».

Quali problematiche comporta questo tipo di gestione?

«Anche questa gestione clientelare comporta delle disfunzioni, ma in questo momento le disfunzioni sono aggravate dalla mancanza di mezzi e di risorse per far funzionare il pubblico».

Abbiamo detto che il problema è politico. Ma le classi dirigenti che si sono susseguite nel corso degli anni sono state scelte dai cittadini elettori. La gente ha compreso nel profondo la gravità di questa situazione? O, nella cabina elettorale, continua a scegliere alla cieca?

«Esiste un corto circuito nella dimensione politica, specialmente nel sud, in genere, e nel Molise, in particolare. Questo corto circuito nasce dal fatto che l’economia qui ha cominciato a svilupparsi nel dopoguerra con un patto. In pratica arrivavano soldi da Roma, tramite la politica. E la politica distribuiva secondo esigenze clientelari e questo creava una certa ricchezza, una certa circolazione, una certa economia. Nel momento in cui questo flusso di soldi si è notevolmente ridotto, quella che era la capacità di gestione clientelare del territorio non ha retto più. Però la mentalità della gente è rimasta sempre legata alla necessità di avere un referente per le proprie esigenze. Un referente clientelare. Non si riesce a cogliere che questa situazione è cambiata e dovrebbe cambiare anche l’atteggiamento. In assenza di questi fondi non c’è più alcuna risposta, il territorio sta morendo. Sta morendo in sanità, sta morendo sul lavoro, sta morendo come ambiente. La gente va via perché non ha più niente da fare qui e, quindi, la politica che è assente è legata anche a questa incapacità di una popolazione di passare da un modello strettamente clientelare a un modello in cui bisogna cominciare ad avere una progettualità reale sul territorio».         

Qual è il futuro della sanità pubblica in Molise?

«Se le cose continuano così noi avremo che tutto sarà riassorbito a livello delle strutture private di riferimento. I 600 milioni di euro che arrivano nella nostra Regione saranno appannaggio solo dei soggetti privati che interferiranno con il privato convenzionato. Questo processo di privatizzazione avviene in tutta Italia, ma in Molise esiste proprio una sperimentazione di come passare da un sistema pubblico ad un sistema privato. La fine di questo sistema sarà l’introduzione della seconda gamba, rappresentata dalle assicurazioni. Una medicina differenziata in rapporto al reddito».

È il sistema sanitario americano?

«Un sistema americano graduale, ma ci stiamo arrivando».    

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/sanita-in-molise-sulle-barricate-il-medico-che-difende-la-sanita-pubblica

PER AMORE DEL MIO POPOLO

Un Paese senza memoria è un paese senza storia.

Convegno con:

don Maurizio Patriciello (parroco di Caivano)

Paolo De Chiara (giornalista, scrittore, sceneggiatore)

Palmia Giannini (pres. Comitato Balestrazzi)

Per la Legalità, la la Democrazia… per un’Italia e un Molise migliore.

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/per-amore-del-mio-popolo

Giornalismo #lezione #ihd

GRAZIE DI CUORE ai ragazzi, alla dirigente e ai docenti del Liceo Scientifico di Isernia per il bellissimo confronto.
Isernia, 14 ottobre 2019
#lezionedigiornalismo #confronto #studenti #odg

#grazie

GRAZIE DI CUORE.
«Volevo farle i complimenti per la capacità di lasciare un segno nelle persone. Durante l’assemblea dell’Istituto Majorana-Fascitelli le vostre parole, la vostra voglia di raccontare la verità, hanno suscitato in me la consapevolezza di far parte di quel silenzio che uccide. 
Da quel momento ho capito che pur essendo una ragazza di quindici anni potevo fare la differenza in questa società piena di menzogne. 
Grazie!»
#studenti#scuola#presente#futuro

#libri in Biblioteca

IO HO DENUNCIATO alla Biblioteca comunale ‘Michele Romano’ di Isernia.
#iohodenunciato#romanzo#storiavera#tdg#cosanostra#biblioteca#isernia

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore

Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

Pronto Soccorso,2 Is

Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'

Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

Ambiente & Legalità, 20 ottobre 2017

Rifiuti

WEBCAST della LEGALITA’
Isernia, 20 ottobre 2017 – Liceo Scientifico
– Ambiente e Territorio –
#ragazzi #giovani #studenti
Il veleno del Molise
 

Contraffazione

Le Ragioni del NO a Isernia, 21 novembre 2016

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Le Ragioni del NO a Isernia

21 novembre 2016

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’.

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VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’ (clicca qui).

SANITA’ in MOLISE. Il presidente della Regione Molise incontra i sindaci della Provincia di Isernia (1 febbraio 2016) per illustrare il suo ‘piano sanitario’. La sala è strapiena di cittadini delusi e incazzati. Urla e proteste contro Frattura: “Hai fallito, vattene a casa. Noi vogliamo una sanità pubblica. La salute è un diritto, non è una merce”.

Diversi gli interventi dei sindaci e dei Comitati.
Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, replica alla lunga relazione di Frattura: “Solo numeri, devi raccontare la verità” (CLICCA QUI).

 

 

VOCI DEL VERBO FURBARE: io furbo, tu furbi, egli furba… con gli Studenti

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ISERNIA, 30 ottobre 2015, ore 9:30 (Cinema Lumiére)
VOCI DEL VERBO FURBARE: io furbo, tu furbi, egli furba…
Incontro in streaming con Gherardo Colombo, Elio e le Storie Tese
All’incontro parteciperà anche un detenuto della casa circondariale di Isernia.

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Gli studenti dell’Isis Majorana-Fascitelli, in preparazione dell’evento del 30 ottobre, si sono incontrati il 20 ottobre scorso con Rosa Francesca Capozza (funzionario giuridico pedagogico casa circondariale di Isernia) che ha parlato loro di “La furbizia in circostanza di reato”, con Angela D’Aniello (vice commissario Polizia Penitenziaria) che ha trattato il tema “La furbizia in stato di detenzione” e con Paolo De Chiara (giornalista, scrittore, autore di “Testimoni di giustizia”) che ha proposto agli studenti l’argomento “Testimoni di giustizia: furbi o non furbi?”.
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

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IL VELENO DEL MOLISE… a CAPRACOTTA (Isernia), 12 agosto 2014

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IL VELENO DEL MOLISE… a CAPRACOTTA (Isernia)

12 agosto 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a… MACCHIA DI ISERNIA, 14 giugno 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di LEA, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

a… MACCHIA DI ISERNIA (Isernia)

14 giugno 2014

 

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RIFIUTI IN MOLISE. Sequestrato il ‘terreno a riposo’

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VENAFRO (Isernia) – “Masseria Lucenteforte”,

ottobre 2013

COSA E’ STATO INTERRATO IN PASSATO?

L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”
da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/


dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/


PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

 

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LICEO CLASSICO Isernia, con i colleghi del Giornalino Scolastico

 

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INTERVISTA a tutto campo…

con i favolosi ragazzi del Liceo Classico di Isernia.

 

GRAZIE di Cuore… Siete voi la Speranza!!!

Isernia, 25 marzo 2014

RIFIUTI in Molise, la RISPOSTA dei Ragazzi…

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LA RISPOSTA DEI RAGAZZI…

il Liceo Classico ‘A. ROMITA’ di Campobasso presenta RIFIUTI

mercoledì 5 marzo 2014 – h. 17:00

Sala della Costituzione (via Milano), CB

Il lavoro è stato realizzato dagli studenti delle classi 4° E e 4° H, a.s. 2013/2014 – riprese, montaggio e regia William Mussini.

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”. – Tatanka Iotanka (Toro Seduto), capo Sioux

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Tutti sapevano dei veleni in Molise (con FOTO)

Tutti sapevano dei veleni in Molise

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di  | il 9 febbraio 2014

POZZILLI. Siamo in provincia di Isernia, vicini all’ormai famoso e ‘decaduto’ Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro, dove in passato si è registrata anche la presenza della camorra.

Quella che gestisce i suoi affari nel silenzio, attraverso imprenditori spregiudicati. Due esempi su tutti: Rer e Fonderghisa. Per le forze dell’ordine: “zona industriale più importante della provincia e tra le più attive della regione, si sono insediati opifici controllati direttamente da esponenti della criminalità campana o molto vicini a tali ambienti”. Lo scrivono in una informativa, nel 2007.

L’indagine, partita nel 2005 e chiamata ‘Campania Felix’ (cenno storico per identificare la parte di territorio campano che comprendeva anche la ‘piana di Venafro’), accende i riflettori sulla zona industriale, sulle attività, sui movimenti, sulle conversazioni dei sospettati.

“Questo territorio è campo di operazioni illecite, è campo di controllo camorristico”,scrivono nell’informativa. Trecento pagine dense, piene di nomi e cognomi, di aziende, di azioni criminali. Di fatti delittuosi registrati in Molise. C’è anche la famiglia Ragosta:che ha investito ingenti somme di denaro in questo territorio, non soltanto proviene da un’area geografica in cui tutte le attività imprenditoriali sono di fatto gestite, controllate o assoggettate alla criminalità organizzata, ma annovera quale capostipite il Ragosta Giuseppe, assassinato in un vero e proprio agguato di camorra. […]senza ombra di dubbio, il Ragosta Giuseppe faceva parte dell’organizzazione criminale denominata “Nuova Camorra Organizzata” al cui vertice vi era Raffaele Cutolo”.

Nel territorio circostante ci sono le ‘Mamme per la Salute e per l’Ambiente’ che hanno denunciato e continuano a urlare la loro rabbia. Foglie di fico piene di veleni, diossina nel latte materno e negli animali, veleni nella polvere del cemento, rifiuti interrati e bruciati nei forni. Malattie, tumori.

Una situazione drammatica. Proprio nella Fonderghisa, per diversi operai, sono stati sciolti i carri armati provenienti dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Terreni particolari, riempiti da “tonnellate e tonnellate di materiale di scarto dell’altoforno della Fonderghisa”.

Dopo tanti anni si ricomincia a parlare di queste ferite, coperte e tamponate di volta in volta per non creare allarmismo. Un termine molto utilizzato in questi ultimi anni. Soprattutto dalla fallimentare classe dirigente, che ha fatto finta di non vedere e di non sentire. Per l’ex magistrato Ferdinando Imposimato “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”.

Abbiamo incontrato il primo cittadino di Pozzilli, Nicandro Tasso, con il quale abbiamo affrontato anche la questione del ‘terreno a riposo’. Sono iniziati gli scavi nei terreni diVenafro, ma il terreno di Nola, dove si è registrata la presenza di quel ‘galantuomo’ di  Antonio Moscardino, continua a riposare.

Con Tasso siamo partiti da alcuni terreni di Pozzilli. Vecchie discariche, ora ricoperte di terra, ma con segni ben evidenti. Si può facilmente scorgere del catrame, delle lastre di amianto, della plastica, del ferro. Tre terreni (località Capo di Marco, località Ginestra, località Fosse) dimenticati. “Tutti sanno tutto”, ha affermato il sindaco.

Lei conosce bene la zona, stiamo parlando di località Fosse. Il terreno è del Comune di Pozzilli, ma la zona è recintata. C’è il cartello ‘Divieto di Scarico’ ma è una discarica a cielo aperto. Per non parlare della zona transennata e chiusa con un cancello.

Adesso mi sembra hanno messo il recinto, hanno messo le mucche.

Ma di chi è questo terreno?

Del Comune.

E chi lo ha recintato?

Penso i vaccari.

Senza autorizzazione?

Che io sappia… non sono mai andato. Dagli anni ’70 si andava a sversare materiale proveniente dalla Fonderghisa, penso regolarmente autorizzato. Ricordo i camion.

Dove andavano?

Ricordo solo ‘le Fosse’, una scelta pazzesca, scellerata. Forse, allora, non ci stava quella sensibilità che c’è adesso su alcune tematiche e penso che ci stava pure una certa ignoranza su queste tematiche.

Gli operai parlano di “tonnellate e tonnellate di materiali di scarto della Fonderghisa”. Lei cosa ricorda, cosa ci dice?

Ho avvisato da tempo la Forestale che mi ha risposto che devono monitorare queste zone, sono molto scoscese. Sicuramente andranno a vedere, magari sono già andati a vedere, sicuramente faranno il loro dovere. L’accordo in prefettura è stato anche quello di monitorare, su segnalazione di sindaci e di cittadini, tutti quei posti che sono vulnerabili. Ho segnalato anche un altro terreno a Pozzilli. Qui andavano a portare roba di inerte, risulta.

Si, pezzi di amianto, catrame, ferro…

Tutta roba di risulta. Amianto non lo so, tutta roba di risulta. Una decina di anni fa hanno ricoperto tutto.

La località come si chiama?

Ginestra.

Demanio pubblico?

Si, del demanio.

Come possiamo definirla la zona, una discarica?

Una discarica di inerte.

Illegale?

All’epoca…

Chi ci andava a sversare?

Tutti quanti. Parliamo di venti o trenta anni fa, bisogna vedere in quell’epoca cosa era considerato legale e cosa era considerato illegale.

C’è anche la località Campo di Marco.

Si.

C’è un pezzo che interessa anche un privato?

Non ricordo, era comunale. Perche se era una discarica era sicuramente comunale.

Una discarica?

Del Comune, autorizzata dal Comune.

Cosa si scaricava?

Sono tanti anni che è stata chiusa. Non è stata bonificata, è stato buttato il terreno sopra e basta. Sono situazioni pregresse, di una mancata attenzione verso l’ambiente. Voglio che si faccia luce, ma sono sicuro, quasi al novantanove per cento che è tutta immondizia.

L’amianto?

Penso di si, all’epoca l’amianto era considerato un elemento normale.

All’epoca…

Quindi si andava a smaltire come si smaltiva tutto.

Sotto terra…

Prima l’amianto era come una lamiera, prima che ci fosse la direttiva sull’amianto. La gente aveva l’amianto in campagna. Che poi si smaltiva, la gente che ne sapeva.

In località ‘le Fosse’, dove tutto è stato chiuso senza autorizzazioni comunali, c’è una discarica a cielo aperto. 

Questo non lo so. Ha fatto benissimo a dirlo, perché io non lo so. Lo sta dicendo lei, ora parlerò con i miei vigili urbani.

Le tre località sono state segnalate alla Prefettura di Isernia?

Si, lo sanno. I vigili, mi sembra, hanno dato pure le autorizzazioni dell’epoca. Ho segnalato anche un altro terreno. Sto collaborando con le ‘Mamme per la Salute e l’Ambiente’ di Venafro. Mi sto curando un tumore, questa mattina sono stato in ospedale.

Lo lega al fattore ambientale?

Non lo so. Penso più a un discorso di alimentazione. Ci siamo abituati negli anni a mangiare un po’ di tutto, soprattutto cose che, negli anni, si son scoperte cancerogene.

Lei non sposa la tesi delle ‘Mamme di Venafro’ sui veleni presenti in zona?

Il fattore ambientale ha un certo peso, però dobbiamo andare a vedere posti e posti. Certamente uno che lavorava in fonderia, nella Fonderghisa, non possiamo dire che non sia un fattore scatenante per una patologia oncologica. È successo a mio cugino, che è morto. La mia famiglia è stata particolarmente colpita.

Nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro si sono registrate strane presenze in passato.

Ricordo una cosa molto importante. Mia madre, parlo di inizi anni 2000, appena dopo l’acquisto della Fonderghisa, aveva un vigneto sotto Pozzilli e mi diceva che in un recipiente con l’acqua la mattina trovava tutto argento sopra. L’ho detto anche in Prefettura. Sono andato lì e mi sono accorto che si trattava di ossido di alluminio. Noi avevamo due cose importanti: Fonderghisa e Rer, due fonderie. Penso che la Fonderghisa fino a un certo punto è stata controllata, come la Rer. Poi i controlli non ci sono più stati. La presenza dei Ragosta in zona non è mai stata presa bene.

Le forze dell’ordine, nell’operazione ‘Campania Felix’ del 2005, collegano i Ragosta con il clan camorristico dei Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano.

Non sapevano agire, arrivavano in Ferrari, parlavano in dialetto. Ostentavano le loro ricchezze, ‘noi facciamo, noi diciamo’.

Volevano acquistare altre due aziende.

Lo so, l’ho saputo. Fortunatamente non li ho mai conosciuti. Penso che siano stati tra le persone peggiori che abbiamo messo piede a Pozzilli. Investirono in un settore in crisi, una speculazione ben mirata.

Chi poteva agire e non ha agito in quel periodo?

Un po’ tutti quanti. Tutti. Nel 2011 ho chiesto espressamente alla Prefettura un tavolo tecnico sulla sicurezza per Pozzilli, perché non si riesce a controllare il movimento di società che molte volte vanno nei capannoni. Prima hanno denunciato una cosa, poi cambiano proprietario. In Prefettura mi hanno detto che sta tutto a posto. Sempre in Prefettura ho ripetuto e chiesto ufficialmente la situazione della piana di Venafro. Mi è stato risposto che sta tutto a posto. Mi sono sempre preoccupato, siamo ai confini con la Campania. Molte volte questi personaggi si infiltrano in piccole realtà. Nel momento in cui ci sono grossi interessi, questi grossi interessi possono essere silenziati con tanti modi.

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra Schiavone per affrontare questi temi?

Bisognava farlo molto prima. Tutti lo sapevamo, non lo so perché nessuno parla. L’attivazione del controllo ci deve essere sempre. Le denunce sulla zona industriale sono state fatte, il problema è che non si è mai denunciato quello che accadeva fuori dalla zona industriale. Bene o male era una zona controllata. C’è stato un periodo che dalle cisterne scaricavano nel collettore, inquinavano il torrente Rava, però dal 1990 in poi si è controllato parecchio. Il problema sta nelle campagne di Sesto Campano e Venafro, dove era più facile scaricare e andare via. Dobbiamo fare molta attenzione, non voglio spingere a dire alcune cose, perché c’è tanta gente che lavora.

Tipo?

Che fa i contadini, che vendono un prodotto, che vendono le mozzarelle. Dobbiamo portare alla certezza e poi si dà la notizia. Alla gente bisogna dire la verità e la verità va accertata. Ci siamo attrezzati per controllare.

La gente, dopo tanti anni, vuole sentire qualcosa di nuovo.

Per la prima volta ho visto tutti i soggetti del territorio insieme. I comuni, la prefettura, i carabinieri, i vigili del fuoco, una sinergia sul territorio che non c’è mai stata.

I controlli?

A cosa servono i controlli se non si investe. Bisogna investire nell’Arpa, senza risorse non serve a niente. Si fanno pagare i macchinari dalla Colacem e da Energonut per controllare l’Energonut e la Colacem. Ho sempre denunciato questa storia, ho sempre detto pubblicamente all’Arpa che non è credibile per l’opinione pubblica. Anche se penso che sono persone perbene, ma il fatto che è stato donato del materiale da chi deve essere controllato non va bene.

Lei ha mai sentito parlare di un certo Antonio Moscardino?

Come no, è un delinquente. Ha fatto parecchi impicci, non stiamo parlando di Ragosta, era uno terra terra. Oggi sta in pensione. Contattò anche me per il terreno di Nola, che ha anche un terreno a Pozzilli dove ha operato Moscardino. Mi chiese un piano con delle sezioni, per delle buche. Le ha riempite con tutto il materiale della Fonderghisa.

da RESTOALSUD.IT clicca per sito

  • Le FOTO

Località ‘Ginestra’ – POZZILLI (Isernia), 13 novembre 2013

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Località ‘Fosse’ – POZZILLI (Isernia), 13 novembre 2013

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Località ‘Fosse’, Pozzilli (Is)

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(dal Molise) FUGA DI CERVELLI, la lettera di Mario

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L’ISOLA INFELICE

Mario, 24 anni, neolaureato in Economia (a pieni voti), in cerca di occupazione – ISERNIA

Sò che quanto sto per scrivere non risolverà probabilmente la situazione, ma, mi sento di dover comunicare la mia frustrazione e, al di là dei social network che sono senza dubbio un mezzo veloce per condividere i propri pensieri, ho bisogno che sia la stampa a diffondere quanto riporterò qui di seguito. La ragione che mi spinge a scrivervi nasce dall’esigenza di dare libere sfogo alle mie preoccupazioni.  Innanzitutto vorrei presentarmi, mi chiamo Mario ho 24 anni e sono un giovane studente neolaureato in Economia a pieni voti, ho concluso il mio quinquennio di studi universitari lo scorso dicembre e sono in cerca di occupazione. In questo mese e mezzo da “disoccupato” ho analizzato bene il mercato del lavoro e sono arrivato alla seguente conclusione: in Italia, l’Università è diventata un parcheggio per studenti. Non esiste (se non in maniera sporadica e pagando fior di quattrini -per informazioni vedi le università private -) un punto di raccordo, un anello di congiunzione tra il percorso di studi e l’immissione successiva ad un posto di lavoro.  I giovani neolaureati sono abbandonati a se stessi, ma la cosa più sconfortante e dover pensare di migrare all’estero per cercare di poter realizzare i propri sogni. Pensavo che la fuga di cervelli fosse solo un banale di titolo di un film ma, ad oggi, mi viene più facile credere che sia la nostra, triste, realtà. Pur vivendo in epoche diverse, posso capire come si è sentito Napoleone quando è stato esiliato a Sant’Elena, un uomo strappato dalla sua terra natale e costretto vivere lontano dalla sua famiglia e noi, giovani neolaureati, ricalcheremo le sue orme, andando ad arricchire il capitale umano di chissà quale paese.

Cordialmente

Mario

II Edizione aggiornata… IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (FALCO Editore, dic. 2013, Cosenza)

II EDIZIONE AGGIORNATA... "IL VELENO DEL MOLISE. Trent'anni di omertà sui rifiuti tossici" (Falco Editore, gen. 2014, Cosenza)

II EDIZIONE AGGIORNATA… “IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” (Falco Editore, gen. 2014, Cosenza)

GRAZIE DI CUORE!!!

Tutto pronto per la II edizione aggiornata de

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(Falco Editore, dic. 2013, Cosenza)

Con due novità:

1) Operazione ‘Campania Felix’

2) intervista all’ex magistrato Ferdinando IMPOSIMATO.

Nei prossimi giorni in TUTTE le edicole molisane

Il veleno del Molise.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Pagine: 144

Prezzo: €. 10,00

ISBN: 978-88-6829-059-7

Formato: 13X20

 Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica.
E le mafie sono arrivate… >

PER ORDINI ON LINE:

 http://www.falcoeditore.com/il_veleno_del_molise.html

DISPONIBILE IN VERSIONE eBOOK!!!

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IL VELENO DEL MOLISE, presentazioni 2013

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autografi

IL VELENO DEL MOLISE.
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici
di Paolo De Chiara
(Falco Editore, dic. 2013, Cosenza)

la lettera del ministro

PRESENTAZIONI 2013:

  • ISERNIA, Itis ‘E. Mattei’, 18 dicembre

  • CASACALENDA (Cb), 19 dicembre

  • CAMPOBASSO, 19 dicembre

  • PASTORANO (Ce), 21 dicembre

GRAZIE di Cuore a Tutti!!!

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Il veleno del Molise
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Pagine: 144
Prezzo: 10,00 €
ISBN: 978-88-6829-059-7
Formato: 13X20

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica.
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IL VELENO DEL MOLISE. La lettera del Ministro Clini del 2012… 10 anni buttati nel cesso!!!

copertine

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

La lettera del Ministro Clini del 2012

…10 anni buttati nel cesso!!! 

la lettera del ministro

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(Instant Book) IL VELENO DEL MOLISE, dicembre 2013

Instant Book copertina, IL VELENO DEL MOLISE

Instant Book copertina, IL VELENO DEL MOLISE

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(FALCO Editore)

 

da venerdì 20 dicembre 2013…

…in TUTTE le edicole del Molise.

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(Falco Editore, 2013)

 INVITI

ISERNIA, 18 DICEMBRE 2013, ore 17.00

aula magna ITIS, viale dei Pentri

 MANIFESTO

INTERVENTI:

Marco AMENDOLA, assessore all’Ambiente Comune di Isernia

Michele FALCO, editore

Ettore RISPOLI, senologo

Francesca SCARABEO, senologa

MODERA

Sergio DI VINCENZO, giornalista 

 

CAMPOBASSO, 19 DICEMBRE 2013, ore 16.30

Sala Parlamentino del Consiglio Regionale

via XXIV Maggio

manifesto

 

Il veleno del Molise 
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Pagine: 144
Prezzo: 10,00 €
ISBN: 978-88-6829-059-7
Formato: 13X20

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica.
E le mafie sono arrivate.

www.falcoeditore.com

http://www.falcoeditore.com/il_veleno_del_molise.html

VELENI IN CERCA D’AUTORE: IL CASO MOLISE – 13 dicembre 2013, Isernia

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‘VELENI IN CERCA D’AUTORE: IL CASO MOLISE’

13 dicembre ISERNIA, aula magna ITIS.

SALUTI:
Luigi Brasiello (sindaco Isernia);

Luigi Mazzuto (pres. Provincia Isernia);

Antonio Sorbo (sindaco Venafro);

Antonio Turri (pres. ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’)

INTERVENTI:
Letizia Giancola (Coord. Molise ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’)

Paolo De Chiara (Giornalista)

Associazione ‘Mamme per la Salute e l’Ambiente Onlus Venafro’

Paolo Albano (Proc. Repubblica di Isernia)

Vincenzo Musacchio (Pres. ‘Comitato di difesa della salute pubblica del Molise’)

Giorgio Libralato (direttore del blog ‘Pontinia Ecologia e Territorio’)

INTRODUCE E MODERA:

Andrea Palladino (Giornalista)

LA STRAGE DI CAIAZZO, Isernia 10 dicembre 2013

manifesto

 

ISERNIA, 10 dicembre 2013

ore 17.00 Aula Magna ITIS, viale dei Pentri

LA STRAGE DI CAIAZZO, 13 ottobre 1943

22 civili, uomini, donne e bambini (4 uomini, 7 donne, 11 bambini d’età compresa tra i 3 e 16 anni ) trucidati dal boia nazista Wolfang Lehnigk Emden.

 

CULTURA DELLA LEGALITA’… a VENAFRO (IS), 27 novembre 2013

liceo classico venafro

VENAFRO (Isernia)

CULTURA DELLA LEGALITÀ con i ragazzi del Liceo Classico.

Per parlare di LEGALITÀ e AMBIENTE

27 novembre 2013

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