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‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

MAFIE & STATO. Parla Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile), presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese: «Lombardo è un PM coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa».

‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

di Paolo De Chiara

Questa volta è toccato al PM di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. Il coraggioso magistrato che sta portando avanti un processo importantissimo sulla schifosa ‘ndrangheta stragista. L’organizzazione criminale calabrese (una delle mafie più potenti e più ricca al mondo) che, insieme a Cosa nostra, in questo Paese, metteva le bombe e uccideva innocenti. Per conto di altri soggetti, di elevato spessore criminale. Le famose “menti raffinatissime”, individuate da Giovanni Falcone.

Istituzioni deviate, servizi segreti, massoneria. Personaggi indegni che hanno gestito e continuano a gestire il potere nel Paese impregnato dalle mafie e sotto ricatto. E per mantenere il potere nelle loro mani sono disposti, ancora oggi, a tutto.

Addirittura volevano avvelenare l’acquedotto di Firenze. Nei loro progetti pazzoidi-criminali c’era finita anche la Torre di Pisa, doveva saltare in aria. Addirittura avrebbero voluto disseminare di siringhe infette di Aids la spiaggia di Rimini.

Pazzi criminali più pericolosi dei mafiosi.

Personaggi che, invece di contrastarli, si permettevano e si permettono il lusso di minacciare di morte i mammasantissima. Per ottenere il loro silenzio. Corsi e ricorsi storici. Dal bandito Salvatore Giuliano a Gaspare Pisciotta. Un elenco lunghissimo. Sempre lo stesso metodo. Oggi più raffinato. Per fare meno rumore.

Era capitato a Cutolo, il fondatore della NCO. È capitato a Provenzano, il capo dei capi. Anche Totò ‘u curtu (una pecorella – in senso metaforico – in confronto a questi criminali di Stato) è stato minacciato di morte dalla «Falange Armata». (“Devi stare zitto, hai familiari fuori. Al resto ci pensiamo noi”).

«Dietro la sigla ci sono persone che operano, che eseguono, che programmano, che stabiliscono» ha spiegato il PM Lombardo. «L’organizzazione utilizzava le stragi per mandare messaggi a chi doveva capire».

Questi stessi soggetti (istituzionali) hanno decretato e pianificato la morte di personaggi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza dimenticare l’urologo Attilio Manca (che operò Bernardo Provenzano), Luigi Ilardo (stava facendo saltare lo scellerato accordo tra Stato e Cosa nostra) e tanti altri.

Chi tocca certi fili, in questo Paese «orribilmente sporco», muore.

Non di morte naturale o di suicidio. Nemmeno i poeti hanno lasciato in pace. Povero Pasolini. Massacrato e eternamente infangato da chi è fatto di questa sostanza.  

E proprio su questi temi, lo stragismo mafioso di Stato, si sta svolgendo un processo in Calabria. Tenuto sotto silenzio dalla maggior parte dei media nazionali. Impegnati a raccontare le solite e inutili cazzate ai cittadini. Si sta ripetendo tutto quello che è già accaduto in passato.

Ed anche questa volta, come è già capitato a Nino Di Matteo (il PM del processo sulla Trattiva Stato-mafia, condannato a morte non solo da Cosa nostra) e a Nicola Gratteri (procuratore di Catanzaro e nemico numero uno dei mafiosi calabresi, ma non solo), i cittadini con la schiena dritta hanno deciso da che parte stare, schierandosi con il PM Giuseppe Lombardo.

Durante la requisitoria di ieri, davanti all’aula bunker di Reggio Calabria, i rappresentanti del movimento Scorta Civica, delle Agende Rosse e di altre sigle, hanno manifestato la loro vicinanza per non fare sentire solo un magistrato che, al contrario di altri suoi squallidi colleghi, ha deciso di fare questo mestiere con passione, lealtà ed onestà.

«Rappresento lo Stato» ha tuonato il PM Lombardo in aula, durante la sua lunga e devastante requisitoria. Dove ha elencato fatti, episodi, legami. Collusioni tra pezzi dello Stato (molti personaggi ancora le rappresentano indegnamente) e mafie. Strategie e affari. Legami politici e istituzionali. Disegni strategici da far accapponare la pelle. Non ha fatto mancare, il pubblico ministero, messaggi di sfida nei confronti dei mafiosi e di chi li gestisce.

«Ci siamo resi conto – spiega Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile) presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese – che questo processo è molto importante. Da questa requisitoria fiume, pronunciata da Lombardo, è emersa una correlazione chiara tra diverse entità. Rapporti che hanno condizionato la stagione stragista degli anni Novanta».

Perché è necessario supportare il PM Lombardo?

«Lombardo è un magistrato coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa. Stare insieme a lui significa accompagnarlo in questa sfida. Non bisogna lasciare soli questi magistrati. A noi non piacciono le corone e le celebrazioni piene di retorica. C’è stato un momento molto toccante. Durante una pausa dell’udienza abbiamo approfittato per mandare il nostro sostegno a Lombardo, esponendo le nostre magliette. Lui ci ha ringraziati e noi lo abbiamo applaudito. Addirittura, con il microfono, ci ha detto: “mi state facendo emozionare”. Questo applauso è risuonato e spero che questa cosa abbia fatto piacere. Il nostro messaggio è arrivato anche alle tante orecchie che erano disseminate in quei luoghi».

Quale sensazione ha provato mentre ascoltava le parole del pubblico ministero?

«Come cittadina mi sono sentita molto fiera. Soprattutto di questo magistrato. Nello stesso tempo è sconfortante ascoltare questi legami tra politica, affari, gruppi finanziari, gruppi segreti eversivi, massoneria, servizi segreti. Sentire questo fresco profumo è una grandissima soddisfazione.

Già nel processo Trattativa Stato-mafia avevamo capito che c’era stata questa trattativa tra pezzi deviati dello Stato e Cosa nostra. Qui abbiamo appreso di personaggi che hanno gestito la vita politica in questo Paese. I loro rapporti con i Piromalli e con i mafiosi calabresi e siciliani, pericolosi e potenti».

Quali saranno i vostri prossimi impegni?

«Abbiamo appreso che è stato chiesto l’ergastolo per gli imputati. Ora aspettiamo il giudizio. Sarà importante divulgare questa requisitoria. La considero come un libro di storia. Mi auguro che ci siano degli sviluppi, sono state indicate delle responsabilità e dovranno essere perseguite. Un altro processo da seguire è quello di Gratteri. Oggi abbiamo toccato con mano la storia di questo Paese».

Per approfondimenti:

– La «Falange Armata» ha minacciato Totò Riina

– Stato e mafie: parla Ravidà, ex ufficiale della DIA

da WordNews.it

#Convegno Gioia del Colle

Convegno ‘Coscienza Civica e Valori Legalmente Riconosciuti’

Convegno ‘Coscienza Civica E Valori Legalmente Riconosciuti’ organizzato dal Progetto di Vita in collaborazione con Tribunaliitaliani.it con il patrocinio della Città Metropolitana di Bari, del comune di Gioia del Colle (capofila), di Casamassima, di Sammichele di Bari e Romanzi Italiani.

Gioia del Colle, 18:30 in via Paolo Cassano,7 – EX Lum.

All’incontro sono intervenuti:

– GIOVANNI MASTRANGELO
Sindaco di Gioia del Colle (Ba)

– ADRIANA COLACICCO
Co – Fondatrice del Progetto di Vita – Encomiato dal Presidente della Repubblica Italiana e dal Presidente della Repubblica Francese – Collaborazione con Tribunaliitaliani.it

– GERARDO GATTI
Co – Fondatore del Progetto di Vita – Encomiato dal Presidente della Repubblica Italiana e dal Presidente della Repubblica Francese – Collaborazione con Tribunaliitaliani.it

– PAOLO DE CHIARA
Giornalista e scrittore – Premio Legalità 2019

– MARIA TERESA NOTARIANNI
Giornalista e Storyteller – Moderatrice dell’evento



Un convegno per intraprendere in tutte le regioni d’Italia un viaggio nella educazione alla legalità e alla responsabilità civile nata soprattutto nel periodo storico in cui si vive.

La lotta alle mafie riguarda ognuno di noi, riguarda la collettività, le istituzioni.

IL VELENO DEL MOLISE, presentazioni 2013

copertine

autografi

IL VELENO DEL MOLISE.
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici
di Paolo De Chiara
(Falco Editore, dic. 2013, Cosenza)

la lettera del ministro

PRESENTAZIONI 2013:

  • ISERNIA, Itis ‘E. Mattei’, 18 dicembre

  • CASACALENDA (Cb), 19 dicembre

  • CAMPOBASSO, 19 dicembre

  • PASTORANO (Ce), 21 dicembre

GRAZIE di Cuore a Tutti!!!

mix libro

Il veleno del Molise
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Pagine: 144
Prezzo: 10,00 €
ISBN: 978-88-6829-059-7
Formato: 13X20

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica.
E le mafie sono arrivate.

DISPONIBILE in TUTTE le EDICOLE molisane

PER ORDINI ON LINE: http://www.falcoeditore.com/il_veleno_del_molise.html

doppia

LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Da Maranini a Berlinguer fino ai Radicali

LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Per il politologo Eugenio Capozzi: “i partiti hanno sostituito le istituzioni”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il nodo è l’occupazione della cosa pubblica”, “incredibile senso di impunità raggiunto”, “presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine, degli accordi e delle spartizioni”. Questi alcuni termini utilizzati dalla radicale, oggi anche vicepresidente del Senato, Emma Bonino per descrivere il momento particolare che sta attraversando la politica italiana.

E’ sempre lo stesso concetto che ritorna. La famosa, ma raramente applicata, ‘questione morale’. Per la Bonino: “il problema della partitocrazia è ben più ampio e il caso che riguarda la Lega e Fincantieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Dovremmo parlare della presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine nelle municipalizzate, degli accordi e delle spartizioni con il mondo degli affari”. Lo aveva già detto nel 1981 Enrico Berlinguer: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti”.

Cosa è cambiato dopo 31 anni? Lo abbiamo chiesto a Eugenio Capozzi, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e autore di molti testi, tra cui ‘Il sogno di una Costituzione’ Il Mulino)i Radicali sono stati in Italia tra i pochi a portare avanti quelle che erano state le tesi di Maranini sulla partitocrazia. Sono stati quelli che hanno reso di nuovo popolare questo termine. Hanno interpretato la cultura liberale in contrapposizione alla democrazia dei partiti così come si è attuata in Italia”.

In che Italia viviamo oggi?

Volendo sintetizzare con una formula dico che noi abbiamo avuto una democrazia partitizzata, fortemente basata sul consociativismo dei partiti e che oggi i partiti sono in fortissima crisi, ma le strutture del consociativismo partitico sono rimaste in piedi. Abbiamo una gigantesca spesa pubblica, un apparato statale enorme messo in piedi dalconsociativismo dei partiti, ma non abbiamo più una classe politica in grado di gestirla, come si è visto nella paralisi che ha colpito il sistema politico italiano in coincidenza con la crisi economica finanziaria globale. Abbiamo ancora le strutture statali della partitocrazia, ma non ci sono più i partiti.

Nel 1981 il segretario del Pci Berlinguer parlava di ’questione morale’. Da allora cosa è cambiato?

Il termine ‘questione morale’ è profondamente ambiguo ed equivoco. Non a caso veniva usato da Berlinguer per marcare la differenza tra la classe politica di governo dell’epoca, ma i comunisti sono stati una parte di questo grande sistema di gestione della cosa pubblica. Sono stati parte integrante del sistema. La questione non è tanto morale, chi è onesto e chi è disonesto, la questione è che in Italia i partiti hanno sostituito le Istituzioni per motivi storici profondi e hanno creato una sorta di struttura di compensazione tra la società civile e le Istituzioni dello Stato. Un po’ come aveva fatto il fascismo, che aveva messo in piedi una grande struttura di mediazione sociale. I partiti dell’Italia repubblicana hanno fatto un’operazione in continuità con quella fascista. Con la differenza che c’era il pluralismo e la guerra fredda. C’erano le discriminanti ideologiche che da una parte dividevano e dall’altraingessavano il sistema e lo rendevano più stabile. Il problema della moralità pubblica è da vedere in relazione a questo, il partito che si sostituisce alle Istituzioni e, quindi, la fedeltà di partito che si sostituisce a quella nei confronti dello Stato.

Quando crollano i partiti che succede?

Rimane in piedi non tanto l’interesse dei partiti, ma quello delle singole cordate e dei singoli politici. I partiti vengono colonizzati da gruppi di potere personale.

Nel suo libro si parla di Giuseppe Maraini, ricordato per la sua tenace lotta contro la partitocrazia da lui condotta nel secondo dopoguerra. L’argomento è ancora attuale?

E’ attuale se non pensiamo che esistano ancora partiti come quelli che noi abbiamo sperimentato nel secondo dopoguerra e fino alla fine degli anni ’80.

E a cosa dobbiamo pensare?

Adesso abbiamo, paradossalmente, un grande bisogno di partiti efficienti che magari siano dei partiti di tipo diverso. Partiti strutturati come macchine per selezionare candidati competitivi come avviene nelle democrazie avanzate di tipo anglosassone. Dove i partiti sono forti e non è vero che non contano. In Italia i partiti hanno una struttura padronale, di distribuzione clientelare di fondi. Servirebbero dei partiti forti che riuscissero a svolgere l’importantissima opera di selezione della classe dirigente.

E’ possibile in Italia, oppure stiamo parlando di fantascienza?

Non è fantascienza, noi viviamo questa alternativa drammatica dei partiti inefficienti che non sono più in grado di gestire la dialettica politica e una tecnocrazia che adesso ci appare sotto una veste attraente ma che senza una classe politica che gli sta dietro non può reggere a lungo. Anche la tecnocrazia montiana non può essere un’alternativa, deve necessariamente, prima o poi, trovare una veste politica, deve integrarsi con il pluralismo politico, e quindi con i partiti. Se non ci fosse un concerto, una maggioranza politica che lo sostiene durerebbe ben poco. Bisogna sperare che in questo periodo di transizione i partiti, attraverso questa gestione indiretta della responsabilità di governo, utilizzino il tempo che hanno a disposizione per fare delle riforme importanti. Riforme delle Istituzioni, dei regolamenti parlamentari e anche per la struttura interna dei partiti, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle primarie.

L’Indro.it di giovedì 12 Aprile 2012, ore 20:23

http://www.lindro.it/La-Repubblica-partitocratica,7897#.T6UKzug9X3Q

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