Tag: Luigi Coppola

Il testimone Coppola: “Mi odiano perché ho alzato la testa”

palazzo del viminale

di Paolo De Chiara

“Ormai è chiaro che sono diventato il più odiato dei testimoni di giustizia. Solo perché ho alzato la testa. Domani lo dimostrerò ancora una volta”. Non si dà pace Luigi Coppola, il testimone di giustizia che ha sfidato i clan della camorra di Pompei. Ora la sua azione è rivolta al governo nazionale (“Punisce chi alza la testa e sponsorizza chi è appoggiato politicamente”) e al vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico. Coppola, portavoce di una parte dei testimoni campani, qualche giorno fa aveva raccontato la vicenda dei 90mila euro, revocati dalla Commissione Centrale. “Ero in attesa di un ristoro economico in merito ai danni biologici patiti e accertati da una commissione medico-legale dell’Inps di Roma, in quell’occasione è uscito fuori il debito nei confronti dello Stato. Mi hanno decurtato la somma e si sono appropriati di un beneficio economico che servirebbe a ristorare un danno che mi porterò per tutta la vita. Lo Stato si è appropriato, senza l’ordine di un giudice e senza attivare un procedimento nei confronti del sottoscritto, di questi soldi. Pari a dodicimila euro. E sono ancora debitore di 78 mila euro. Sto ripagando l’estorsione subita, all’epoca, dalla camorra. Perché non mi è stata fatta la revoca nel 2010 quando ho depositato tutta la documentazione?”. Il 21 luglio è arrivata la notifica da parte del Servizio centrale di protezione: deve restituire la somma di 77mila 822 euro “illegittimamente trattenuta”, con gli interessi, e “con espressa diffida a compiere qualsiasi atto che possa pregiudicare la restituzione del credito”. In quindici giorni. Il testimone di giustizia ha preso carta e penna e ha scritto al premier Renzi. “Gli ho chiesto di voler provvedere a richiamare al buon senso e al dialogo il vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico, il quale molto spesso usa i proclami come maschera per camuffare la realtà, che è molto diversa da ciò che lui fa trapelare. Infatti – aggiunge Coppola – più di una volta mi ha preso in giro e offeso. In una particolare occasione, nella quale stavo spiegando che non potevo far studiare le mie figlie, mi disse di togliergli il telefonino per mandarle a scuola. Alle mie figlie ho tolto il pane quotidiano. Una sera, eravamo al Viminale con altri testimoni, Bubbico mi offese facendo capire che ero un rompicoglioni e che non volevo lavorare. La vendetta è arrivata. Ormai mi hanno fornito un cappio al collo”. Domani, mercoledì 29 luglio, è previsto l’incontro, a Roma, con il direttore del Servizio centrale. “Ne vedremo delle belle. Non mi faccio intimidire da nessuno, figuriamoci da chi fa proclami e prende in giro la gente onesta”. Coppola spiega anche la situazione del gruppo dei testimoni di giustizia campani. “Si sono accaniti contro di me perché ho creato un gruppo di testimoni, che si è sgretolato come neve al sole. Nonostante tutto il gruppo è attivo. Anzi cresce, è forte e a breve lo dimostrerà”.

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BUBBICO

Il vice ministro Filippo Bubbico

Il testimone di giustizia: “ci sentiamo avanzi di società”

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Luigi Coppola, portavoce tdg campani

di Paolo De Chiara

“Ci sentiamo beffati e danneggiati da questo governo che sembra volerci trattare come avanzi di società”. Il duro attacco è sferrato da Luigi Coppola, portavoce dei testimoni di giustizia campani. “Le parole devono trasformarsi in azioni concrete”. Coppola, ex imprenditore, ha denunciato la camorra. Ha fatto arrestare i rappresentanti di due clan, puntando il dito contro i suoi estorsori. Oggi è impegnato a combattere un’altra battaglia, legata ad una legge che prevede l’assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione. “Il nostro esempio – aggiunge Coppola – non viene preso minimamente in considerazione, ci sentiamo presi in giro. Questo governo non sta facendo niente. Solo promesse che lasciano il tempo che trovano. Le promesse servono solo per far passare il tempo”.

È stato approvato un provvedimento per l’assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione.

Non ci sono questi posti disponibili. Non c’è volontà di sistemare queste poche persone.

Uno sfogo rivolto non solo al governo, ma anche al vice-ministro Bubbico. Lei ha scritto che “sa vendere molto bene le illusioni di questo governo”.

Ad oggi ha fatto tante belle promesse. Non voglio offendere Bubbico, ma nemmeno noi vogliamo sentirci offesi dai suoi proclami. Bubbico ha promesso anche una Carta dei diritti per i testimoni. Dove è finita?

Lei, Coppola, definisce questo governo il peggiore di questi ultimi anni.

Si, per me è il peggiore. Punisce chi alza la testa e sponsorizza chi è appoggiato politicamente. L’amministrazione dello Stato dovrebbe essere un palazzo di vetro, trasparente a tutti. Però ci accorgiamo che ci sono persone protette e persone che non ricevono alcun tipo di aiuto o di sostegno.

Perché parla di sponsorizzazioni politiche?

Io non ho mai cercato un politico che mi raccomandasse per ottenere i miei diritti di cittadino che ha sfidato le mafie.

Lei ha ricevuto 90mila euro?

Cinquantacinquemila euro come indennizzo economico per l’attività commerciale e trentacinquemila per il mancato guadagno. È tutto documentato. Ho investito tutto, ho sempre fornito tutta la documentazione, anche se la mia attività andava male. Ad un certo punto, l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, nel 2010, chiese un resoconto delle somme investite. Ho fornito tutte le carte, da quel momento non ho avuto nessuna risposta. Né positiva né negativa.

Lei oggi è debitore di 78 mila euro?

Ero in attesa di un ristoro economico in merito ai danni biologici patiti e accertati da una commissione medico-legale dell’Inps di Roma, in quell’occasione è uscito fuori il debito nei confronti dello Stato. Mi hanno decurtato la somma e si sono appropriati di un beneficio economico che servirebbe a ristorare un danno che mi porterò per tutta la vita. Lo Stato si è appropriato, senza l’ordine di un giudice e senza attivare un procedimento nei confronti del sottoscritto, di questi soldi. Pari a dodicimila euro. E sono ancora debitore di 78 mila euro. Sto ripagando l’estorsione subita, all’epoca, dalla camorra.  Perché non mi è stata fatta la revoca nel 2010 quando ho depositato tutta la documentazione?

In che anno riceve questi 90mila euro?

Tra il 2008 e il 2009. Ho dovuto sottoscrivere un atto a firma mia e di mia moglie dove lo Stato dichiarava di non aver più nulla a pretendere.

Lei parla di “vendetta per aver creato un gruppo di testimoni” e di “mera forma intimidativa”. Perché?

Non c’è altra spiegazione. Perché non mi hanno chiesto questi soldi nel 2010? Adesso senza fare nessun atto lo Stato mi trattiene una somma e mi impone di restituire il resto, pur sapendo che non ho questi soldi. Attraverso un esposto in Procura chiederò che si faccia luce su questa storia e su altre storie. A me risulta che ci sono altre situazioni strane.

Tipo?

Progetti di milioni di euro finanziati e mai realizzati. A me risulta che lo Stato non ha chiesto indietro i soldi dati ad altri. La legalità e la trasparenza vanno rispettate dall’alto e specialmente quando si tratta di persone che rischiano la vita ogni giorno perché lasciati soli. È una battaglia che sto portando avanti da solo. Mentre lo Stato chiede i soldi a Coppola, non ha i fondi per risarcire il danno biologico alla moglie e ai figli di Coppola.

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da REPUBBLICA.IT – “Testimoni di giustizia” reportage di De Chiara su dieci storie di coraggio

repubblica.it, 28 marzo 2015

“De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia”.

di CRISTINA ZAGARIA – da REPUBBLICA.IT

Oggi come vive Carmelina Prisco? Con i suoi cani e i gatti che le fanno compagnia, con sua madre invalida e suo padre che è sempre stato orgoglioso di lei, come Annamaria, sua sorella. Oggi Carmelina Prisco, l’eroina campana antimafia, la donna che nell’agosto 2003 ha assistito a un omicidio a Mondragone e ha denunciato il killer Salvatore Cefariello, vive abbandonata dallo Stato. La storia di Carmelina assieme a quelle di Domenico Noviello, Gennaro C. e Luigi Coppola, uomini e donne che hanno sfidato la camorra, sono state raccolte da Paolo De Chiara in un libro edito da Perrone (330 pagine, 16 euro): “Testimoni di giustizia”. Dieci storie di coraggio, dieci vite di comuni cittadini che hanno fronteggiato le mafie senza abbassare la testa ma poi sono stati dimenticati. Un libro semplice e amaro.

De Chiara, attraverso una serie di interviste e reportage (aggiornati al 2014) racconta la vita di chi è entrato nel programma di protezione tra burocrazia, fondi sempre più scarsi, disattenzioni.

«Ci sono tanti testimoni senza diritti — denuncia Coppola, portavoce dei testimoni di giustizia campani — La maggior parte dei testimoni, quelli che facevano gli imprenditori, oggi non fanno più impresa. Questo è un fallimento, c’è qualcosa che non va». Gennaro C., testimone oculare in fuga dalla camorra, si chiede: «Le persone che ho denunciato continuano a vivere nel lusso. Questo mi fa molto male.

Io e la mia compagna invece non riusciamo neanche a fare il battesimo a mio figlio». De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia. Il libro è stato presentato al Suor Orsola Benincasa durante gli incontri “Dialoghi sulle mafie” e le attività didattiche del Master in scienze criminologiche diretto da Silvio Lugnano.

PAOLO DE CHIARA

Testimoni di giustizia pagine 300, euro 16

da REPUBBLICA.IT, 28 marzo 2015

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La Repubblica Napoli, 28 marzo 2015

Testimoni di Giustizia al Quirinale

francesco paolo e luigi coppola con tdg quirinale, 1 aprile 2015

 “Da funzionari promessa interessamento per assunzioni nella PA”

ROMA. “Il Capo dello Stato ci ha concesso di salire al Quirinale”. Questo è stato il commento a caldo di Luigi Coppola, il portavoce dei testimoni di giustizia campani. Dopo il sit-in e la richiesta di qualche giorno fa (‘Mattarella si distingua dal Governo’) è arrivato l’incontro tanto atteso. Non con Mattarella, ma con i funzionari del Quirinale. Le porte della ‘casa degli italiani’ sono state aperte anche per questi cittadini. “Purtroppo – ha aggiunto Coppola – anche se ci è stata data la massima attenzione, dall’incontro è emerso che il Presidente della Repubblica non ha potere sulle decisioni assunte dalla Commissione Centrale per i testimoni, di cui è presidente il viceministro Bubbico. Siamo però riusciti a strappare una promessa di interessamento per la questione delle assunzioni dei testimoni di giustizia nella Pubblica Amministrazione, come prevede una legge recentemente approvata. Speriamo che Bubbico e la politica tutta si diano da fare per aiutare i testimoni e non mortificarli abbandonandoli. Noi chiediamo meno pacche sulle spalle e più fatti, noi siamo la faccia pulita che si distingue tra tanti corrotti”.

LA RICHIESTA DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA: “MATTARELLA SI DISTINGUA DAL GOVERNO”

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Mattarella, da Repubblica.it

di Paolo De Chiara

“Noi del gruppo testimoni di giustizia campani ci chiediamo se Mattarella riconosce in noi il vero segnale dell’antimafia”. Questa la dichiarazione a caldo di Luigi Coppola, il portavoce dei testimoni della Campania, che ha chiesto a gran voce un incontro con il neo Presidente della Repubblica. Due giorni e due notti di sit-in a Roma, in piazza del Quirinale, per incontrare il Capo dello Stato. Due giorni di inutile attesa. Le porte della ‘casa degli Italiani’ non si sono aperte per queste persone, per questi cittadini che hanno denunciato le organizzazioni criminali. Cittadini onesti che non hanno girato la testa dall’altra parte, facendo semplicemente il proprio dovere. Perdendo il nome, gli amici, il lavoro. La libertà eluigi coppola tdg la speranza. “Ancora non siamo stati accolti da Mattarella – ha dichiarato Coppola -, tutto il contrario di quello che al suo giuramento ci sembrò di capire. Ci eravamo caricati di tante speranze. Finalmente un Presidente che ama chi combatte le mafie. Invece anche lui ci ha mollato. Uomini che per lo Stato hanno messo in bilico la vita e il futuro, ci sentiamo lasciati fuori dal capo dello Stato”. Un’altra manifestazione si era registrata, sempre nella Capitale, qualche settimana fa. Per chiedere l’attuazione del decreto che prevede l’assunzione nella Pubblica Amministrazione. Un lavoro e maggiori attenzioni per le loro problematiche. Hanno chiesto al “popolo onesto di non essere abbandonati”. Si legge in una nota, a firma dei testimoni di giustizia campani: Sembrava che lo Stato si stesse adoperando per ridare dignità ai testimoni di giustizia, uomini e donne onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare le mafie, pagando in prima persona questo loro coraggioso gesto, ma la speranza di avere un lavoro finora è rimasta un miraggio”. Non sono tanti i testimoni di giustizia in Italia, stiamo parlando di circa 85 persone. Perché non si risolvono i problemi di questi cittadini? Perché non è mai stata presa in considerazione la Relazione della Commissione Antimafia, relatrice Angela Napoli, del 2008? Perché non è ancora stata fatta una legge solo per i testimoni? Per la Napoli “le loro testimonianze fanno paura, sono coraggiose e rivolte in maniera individuata a persone. Provengono da soggetti che non hanno commesso alcun reato. Ogni testimone è diverso dall’altro, ognuno va valutato per sé. Sono storie che vanno conosciute. I testimoni sono vittime di mafia”.

Luigi Coppola, avete scritto qualche giorno fa che “siete determinati”. Ma le porte, per voi, restano chiuse.  Mattarella non vi ha ricevuti. Come spiegate questo comportamento da parte del Presidente della Repubblica?

Dallo scorso 17 febbraio, con una nota scritta, abbiamo chiesto questo incontro. Non accettiamo incontri con funzionari del Quirinale, vogliamo guardare negli occhi Mattarella. Vogliamo rimarcare questa nostra volontà di parlare con lui che di mafia ha patito. Andare al Quirinale e depositare un’istanza non serve, non ci interessa e non offre il risultato sperato. Mattarella deve prestare attenzione alle persone che ci rimettono la vita. La morte del fratello (Piersanti, ucciso da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980, ndr) dovrebbe far aprire le sue braccia, non solo le porte del Quirinale. Lui ha parlato di parte sana della società e poi non la riceve?

Sono stati due giorni buttati? È stato inutile questo sit-in al Quirinale?

No, è stato utile farlo. Adesso aspettiamo un gesto del Presidente. Se si fa consigliare da chi non vuole combattere le mafie questa è la prova che non si vogliono combattere le organizzazioni criminali presenti sul territorio italiano.

Cosa avreste voluto chiedere al Capo dello Stato?

Lui è il garante della Carta Costituzionale, vogliamo sapere se per il Capo dello Stato è normale che una legge fatta dallo stesso Stato non venga portata avanti (l’assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione, ndr).

Come vi comporterete nei prossimi giorni?

Questo sit-in non si è interrotto. Lasciamo per un po’ di giorni, poi ripartiremo alla carica.

In che modo?

Con un sit-in più lungo, a turnazione. Devono darci delle risposte chiare, guardandoci in faccia. Non molleremo la presa facilmente.

Se tutto ciò non accadrà?

Vorrà dire che Mattarella è la fotocopia dell’attuale Governo.

Com’è l’attuale Governo?

Ha poca sensibilità nei confronti dei testimoni di giustizia, di chi combatte realmente e concretamente le mafie. Non ho mai sentito una parola da parte del Ministro degli Interni Alfano nei confronti dei testimoni.

vedo sento parlo

TESTIMONI DI GIUSTIZIA…a ISERNIA, 26 febbraio 2015

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… a ISERNIA

26 febbraio 2015

con Luigi Coppola e gli studenti dell’ITIS “E. Mattei”
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… RadioRai3, Roma, 30 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA…a RadioRAI3

con il TDG Luigi Coppola

Roma, 30 dicembre 2014

AUDIO trasmissione: 

http://www.radio.rai.it/podcast/A45748496.mp3#sthash.co7V6rrO.xiqq

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“SONO DISPOSTO A DARMI FUOCO”

Sono disposto a darmi fuoco

Parla il testimone di giustizia Luigi Coppola. Abbandonato dallo Stato

 

di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com

“La camorra ha iniziato, ma le Istituzioni stanno continuando il lavoro”. Non usa mezzi termini il testimone di giustizia Luigi Coppola per spiegare la sua situazione. Difficile e drammatica per lui e per la sua famiglia. La famiglia Coppola, per una scelta coraggiosa e dignitosa, è costretta ad elemosinare un posto per dormire. Tutto è cominciato nel 2001. Luigi era un commerciante di auto a Boscoreale, in provincia di Napoli. Stanco delle vessazioni della camorra, denuncia le estorsioni e l’usura. Grazie alle sue denunce si aprono le porte del carcere per alcuni esponenti camorristici locali. Oggi la famiglia Coppola è stata abbandonata dallo Stato. Ritornati nella loro terra, dopo aver girato il Paese, hanno toccato con mano la diffidenza della gente comune. “Un giorno sono entrato insieme alla mia scorta in un noto ristorante di Pompei. A me e mia moglie è stato impedito di sederci a tavola”. Nel gennaio del 2010 il Viminale ha revocato la scorta e la vigilanza fissa. Per lo Stato l’imprenditore Coppola non rischia nulla. Solo per un ricorso al Tar viene risparmiata la scorta. Non è facile, nel BelPaese, la vita dei testimoni di giustizia. Per l’europarlamentare Sonia Alfano: “le loro storie, purtroppo, sono tutte uguali: eroi civili che hanno denunciato i fatti criminosi che hanno subito o di cui sono venuti a conoscenza e che, dopo i processi (le cui sentenze quasi sempre si soffermano sulla nobiltà del loro gesto) sono stati abbandonati dallo Stato, estromessi dai programmi di protezione, lasciati senza sicurezza e senza mezzi di sostentamento”. Luigi Coppola, membro della consulta anticamorra del comune di Boscoreale e coordinatore di uno sportello antiracket, continua la sua solitaria battaglia. “Sono anche disposto a darmi fuoco davanti al Viminale. E’ un mese che ho lasciato l’albergo per motivi economici e nessuno si è curato di noi”.
Coppola, a chi si riferisce?
“Allo Stato”.

Cosa chiede allo Stato?
“Di essere ricevuto e di cercare una soluzione al mio grosso problema. Nel momento in cui lo Stato mi abbandona definitivamente sotto il profilo della sicurezza la camorra metterà in atto il proprio atto criminale”.

Ha ricevuto altre minacce?
“Sto vivendo temporaneamente presso l’abitazione di mio fratello. Ultimamente si sono registrati degli sgradevoli episodi. Qualcuno, scambiando mio fratello per me, gli ha dato del cornuto. C’è stata una regolare denuncia fatta da mio fratello”.

Esiste una petizione promossa dal comitato per la tutela dei testimoni di giustizia, tra i firmatari Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Angela Napoli, Giuseppe Lumia, Elio Veltri. A che punto siamo?
“Non ricordo bene se siamo a 1300 o 1400 adesioni. C’è l’intenzione, entro questo mese, di portarla all’attenzione del Capo dello Stato per vedere se almeno lui ci riceva”.

Nel luglio scorso Sonia Alfano ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per illustrare la situazione dei testimoni di giustizia. Siete stati ricevuti dal Capo dello Stato?
“No, l’incontro non c’è mai stato. A parte la lettera dell’onorevole Alfano, mi ci sono recato personalmente al Quirinale. Insieme a mia moglie abbiamo fatto lo sciopero della fame, ma in tre giorni e tre notti nessuno si è visto. Ho avuto una sola risposta dal Quirinale. In quei giorni sono scesi dei funzionari che mi hanno comunicato che il Capo dello Stato non può interferire in decisioni che devono essere prese da altri organi dello Stato”.

Il neo ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che “si interesserà al caso”.
“Il ministro ancora non si è interessato. L’altro giorno sono stato ricevuto dal senatore Giuseppe Lumia e prima dell’incontro sono riuscito ad ascoltare le dichiarazioni della Cancellieri alla Camera dei Deputati, un’interrogazione a risposta immediata sull’altro caso del testimone di giustizia Cutrò. Il ministro ha risposto anche sugli altri testimoni, affermando che il Viminale si è sempre preso cura dei testimoni e nulla sarebbe stato lasciato al caso. Io sono la prova che tutto ciò è falso e sfido la Cancellieri a smentirmi”.

Lei era un rivenditore di automobili a Boscoreale. Nel 2001 denuncia l’estorsione e l’usura della camorra…
“E viene decapitato definitivamente il clan Pisacane di Boscoreale, vengono tratti in arresto un reggente del clan Cesarano, più due suoi cognati. In più vengono arrestati appartenenti al clan Gionta di Torre Annunziata e numerose persone che avevano fatto usura nei miei confronti. In totale 30 persone. Per pagare la camorra fui costretto ad acquisire denaro a tassi usurai. Grazie alle mie dichiarazioni è stato anche sciolto il Comune di Boscoreale per infiltrazioni camorristiche”.

Nel 2002 venite inseriti nel programma di protezione per i testimoni di giustizia…
“Grazie al sostituto procuratore Giuseppe Borrelli, che lavora attualmente presso la Procura di Catanzaro. Prima stava alla Dda di Napoli. Prima di lui, chi aveva preso la situazione in mano non aveva ritenuto opportuno attivare nessuna misura di sicurezza. In quel periodo ho subito due aggressioni e ci sono i referti ospedalieri che lo provano”.

Nel 2007 la famiglia Coppola rientra in Campania, precisamente a Pompei. 
“Avevamo scelto Pompei perché ritenuta tranquilla”.

E come siete stati accolti dalle Istituzioni, dalla gente?
“Peggio della camorra. Al sindaco sono state portate delle petizioni che sono state girate alla Direzione Distrettuale Antimafia e all’ex prefetto di Napoli. Il sindaco non ha mai dimostrato sensibilità nei nostri confronti, anche quando siamo stati costretti a vivere nelle auto blindate”.

Come spiega la frase “a voi non si loca e non si vende…”.
“Mi auguro che sia solo un fattore di paura, ma non credo che il Comune di Pompei possa avere paura. Questa è discriminazione”.

Dopo i vari gradi di giudizio, nel 2009, i processi aperti grazie alla sua testimonianza arrivano in Cassazione.
“Ventitre di loro vengono definitivamente condannati per associazione di stampo mafioso. Da un mesetto è uscito il reggente, il braccio destro del clan Pisacane. Stiamo parlando di un clan che fino ad oggi non ha prodotto pentiti e che ha tutta la voglia di rimettersi in piedi, di riprendersi il territorio per continuare con la droga, con le estorsioni e con l’usura”.
Per lo Stato la famiglia Coppola non rischia nulla. Viene revocata la vigilanza fissa e la scorta.
“Alla revoca mi oppongo con un ricorso al Tar. La scorta viene mantenuta, ma la vigilanza non viene rimessa. La camorra dà il proprio segno di apprezzamento con proiettili inesplosi e una bottiglia incendiaria. Attualmente ho ancora la scorta, ma so che stanno operando per eliminarla”.

Oggi come vive la famiglia Coppola?
“A carico di mio fratello e di mia madre, senza un centesimo. Il 24 gennaio le banche mi iscriveranno al recupero crediti e sarà per me la morte civile. E se tutto questo avverrà mi darò fuoco davanti al Viminale”.

Lei ha due figlie.
“Frequentano il liceo”

A scuola come vengono trattate?
“Non bene. Vengono viste come degli appestati dai loro amici, sicuramente condizionati dai genitori”.

L’ex sottosegretario Mantovano le disse: “cerchiamo di non prenderci il dito, la mano e il braccio”.
“Ho presentato regolare denuncia alla Procura di Roma”.

Esiste lo Stato nei suoi territori?
“Stato è una parola troppo grossa. La camorra ha preso il posto dello Stato”.

da MALITALIA.IT di sabato 21 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/sono-disposto-a-darmi-fuoco/

TESTIMONI DI GIUSTIZIA, LO STATO LATITA

Una petizione per garantire lavoro e sicurezza

TESTIMONI DI GIUSTIZIA, LO STATO LATITA

La protesta di Luigi Coppola: “La camorra ha iniziato, ma le istituzioni stanno continuando il lavoro”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Oggi e dopo tutti i precedenti mi chiedo ancora come ho potuto anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia”. Queste le drammatiche parole scritte da Lea Garofalo, la donna coraggio anti-‘ndrangheta sciolta nell’acido, dopo il tentativo di sequestro consumato a Campobasso, che aveva deciso di staccarsi dai legami criminali familiari.

Lea, prima di morire, decise di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica. Il suo testamento morale venne pubblicato dai vari giornali solo dopo il suo assassinio. Non è semplice la vita dei testimoni di giustizia, che non hanno nulla a che fare con i collaboratori di giustizia. I testimoni di giustizia sono persone che hanno avuto coraggio a denunciare. “Oggi – scrive il comitato per la tutela dei testimoni di giustizia – in Italia decine e decine di testimoni di giustizia sono abbandonati a se stessi, in attesa di avere dallo Stato non solo la protezione che era stata loro garantita, ma persino un lavoro per poter vivere. Buona parte dei settanta testimoni di giustizia italiani hanno manifestato a Palermo per chiedere il rispetto degli accordi presi”.

E’ stata promossa da Movimenti Civici, Movimento Radical Socialista, Movimento Agende Rosse e da Democrazia e Legalità una petizione per garantire lavoro e sicurezza ai testimoni di giustizia. Tra i primi firmatari Salvatore Borsellino, Angela Napoli, Sonia Alfano, Giuseppe Lumia, Elio Veltri, Doris Lo Moro e Franco Laratta. Ma qual è la situazione dei testimoni di giustizia, oggi, in Italia? “La situazione – secondo Italo Campagnoli del comitato promotore della petizione per la tutela dei testimoni di giustizia – è veramente pesante. Il passato Governo, in particolare la figura del sottosegretario Mantovano, ha smantellato in maniera sistematica tutti i progetti di protezione. Ci sono situazioni tragiche, sconvolgenti. In Italia non sono centinaia i testimoni di giustizia e quindi non è un costo così gravoso, ma la maggior parte di loro sono stati progressivamente abbandonati. Abbiamo preparato anche una lettera destinata al Presidente Napolitano sottoscritta da una quindicina di testimoni di giustizia”.

Con il cambio di esecutivo le cose non cambiano. “L’attuale Governo, in questo momento, è del tutto latitante. Ci sono state delle risposte ufficiali e ufficiose: ‘faremo’, ‘ci stiamo interessando’, ‘stiamo prendendo atto della situazione’ ma non c’è stato assolutamente niente di concreto fino ad oggi. I testimoni non hanno avuto nessun segnale”.

Ma che tipo di tutela hanno oggi i testimoni di giustizia? “L’unica cosa che viene sempre lasciata, fino alla fine, è la scorta. Che tecnicamente, forse, è la cosa più importante ma non è assolutamente la soluzione del problema. Vicende più drammatiche ci raccontano di persone che sono state abbandonate anche dalla famiglia, altre che sono impazzite. C’è chi si è dato fuoco, chi è andato a protestare continuamente di fronte ai Ministeri, chi ha dei processi perché ha protestato in maniera esasperata. Ci sono delle situazioni tragiche”.

E’ importante ricordare la vicenda di Luigi Coppola, imprenditore di Pompei, che ha avuto il coraggio di fare il proprio dovere e denunciare. Sfrattato dall’hotel, dov’era momentaneamente sistemato, si trova ora in strada con tutta la sua famiglia. Ha una scorta, ma è costretto a vivere in auto. Il neo Ministro agli interni, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che “si interesserà del caso”. Ma come vive oggi Coppola? “Abbiamo trovato – risponde lui – ospitalità presso un mio parente per pochissimi giorni. Viviamo senza un centesimo e la situazione è problematica”.

Grazie alle denunce di Luigi Coppola, nel 2001, vennero arrestati il boss di Boscoreale (Na) Giuseppe Pesacane, i suoi affiliati e un componente del clan Cesarano di Pompei (appartenenti al clan Gionta) per estorsioni, sfociate in usura. In totale 30 persone. “Ho pagato l’usura sull’estorsione”. Coppola ha la scorta ma “so che stanno tentando di togliermela. Sono l’unico dei testimoni di giustizia che è riuscito a ritornare nel proprio paese di origine. Chi va in località protetta, e io ci sono stato, non fa una bella vita. Mi devono mostrare uno che è andato in località protetta e si è realizzato. Tutti hanno problemi”. La situazione coinvolge anche i parenti più stretti di Coppola “La mia famiglia mi sta facendo rendere conto che, forse, aver denunciato…”. Si interrompe “Vorrei avere a che fare con uno Stato responsabile. Nonostante ciò conduco uno sportello Anti-camorra nel Comune di Boscoreale (sciolto due volte per infiltrazione camorristica, ndr) e mi batto per la legalità. Adesso ho paura per gli altri che avrei convinto a denunciare”.

Passiamo poi al capitolo minacce: “nel 2010, a seguito delle proposte di revoca delle misure di sicurezza, mi fu tolta la vigilanza fissa e prontamente la camorra pressò. Fecero trovare alla Polizia una bottiglia con del liquido infiammabile più una cartuccia di pistola inesplosa. Non era folklore napoletano, ma un segnale di apprezzamento nei confronti dello Stato che indietreggiava. La camorra mi faceva capire la fine che avevo fatto. La camorra ha iniziato, ma lo Stato sta continuando il lavoro”. Ma ha paura? “Si, ho paura anche per chi ci ospita. Per questo motivo sono stato sempre portato ad evitare contatti stretti con i familiari. Noi siamo degli isolati nello stesso nostro Paese. Lo Stato dovrebbe dare dignità alle persone che hanno fatto ciò che ho fatto io. Lo Stato pubblicizza le sue vittorie attraverso chi mette veramente la vita in gioco. Dovrebbero evitare le pubblicità e rendere degne le persone per ciò che hanno fatto”.

Coppola è rimasto solo con la sua famiglia. “Al di là della legalità che vediamo nei salotti, al di là di quella fatta dai professionisti della legalità che non dicono mai ciò che guadagnano facendo questo, non ho ricevuto nessuna telefonata di vicinanza dai famosi associazionismi titolati. Queste persone a Coppola non lo conoscono, perché Coppola sarebbe la prova che non funziona qualcosa. Le telefonate che sto ricevendo sono di persone che soffrono come me, di Italo Campagnoli e di alcuni personaggi della politica, degni di questo nome”.

Ciononostante l’imprenditore è ottimista sul futuro del paese “Tutti insieme ce la faremo. Con la politica giusta fondata sulla legalità e non sulle collusioni criminali e politiche. Allora non avremo bisogno di scorte”. Questo è lo Stato che dà il cattivo esempio? “Se miniamo – ha concluso Campagnoli – questa base di legalità chi avrà più il coraggio di denunciare? Pino Masciari, che ha sofferto le pene dell’inferno, grazie solo alla mobilitazione e a Beppe Grillo che lanciò per primo il problema, oggi è completamente coperto e ha anche degli incarichi per continuare a portare avanti questo tipo di azione. Una mosca bianca all’interno di una situazione dove gli altri sono stati completamente abbandonati”. Ultima nota dolente, l’informazione “Totalmente latitante. L’unica informazione che ha sostenuto la nostra campagna è quella alternativa. C’è un muro di gomma”.

da lindro.it di martedì 27 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Testimoni-di-giustizia-lo-Stato,5270#.TvsvDjXojpk

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