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(VIDEO) AUDITORIUM di Isernia. Parla Franco Valente: “Svelato il segreto”

AUDITORIUM di Isernia.

Parla Franco Valente: “Svelato il segreto”

AUDITORIUM di Isernia. Parla Franco Valente: “Svelato il segreto”

Isernia, 22 marzo 2012

PISCICELLI (l’imprenditore della Cricca, che rideva la notte delle terremoto a L’Aquila) INTERVIENE SULL’AUDITORIUM DI ISERNIA… “Tutte le gare d’appalto delle opere per i 150 anni sono truccate”.

Sono le parole di Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore della Cricca, nell’intervista concessa a Sandro Ruotolo. Ma questa è solo un’anticipazione: l’intervista integrale andrà in onda nella puntata di Servizio Pubblico, “Le mani pulite”, giovedì 22 Marzo alle 21.

Il sindaco GABRIELE MELOGLI (che ha annunciato querela) e il dirigente GIULIO CASTIELLO non hanno voluto rilasciare dichiarazioni.

A cura di Paolo De Chiara

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

Vent’anni dall’indagine di Mani Pulite

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

L’ex pm impegnato nella divulgazione della cultura legalitaria “lo strumento è l’educazione”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono passati vent’anni dalle indagini di Mani Pulite. Era il 1992 quando venne scoperchiato da un pool di magistrati di Milano il sistema di corruzione, di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. E’ stato detto di tutto di quel periodo. Si è arrivati a riabilitare vecchi personaggi politici fuggiti all’estero da latitanti condannati in via definitiva.

Molti insomma vorrebbero cancellare e riscrivere quella storia. Grazie all’impegno di giornalisti e magistrati quel periodo è ormai scolpito nella storia del Paese. L’ultima fondamentale opera è dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che faceva parte di quel pool. Con il libro ’Farla Franca’ (Longanesi) Colombo svela i retroscena delle indagini di Mani Pulite, raccontando le inchieste sulla P2 e sui fondi neri dell’Iri.

Un libro – si legge nella prefazione di Umberto Galimberti – che va letto con grande attenzione perché è impensabile un risveglio della coscienza nazionale se non si è capaci o non si ha interesse o voglia di scoprire dove affondano le radici dell’assopimento della nostra coscienza civile, e le ragioni per cui in troppe circostanze questa coscienza non abbia mai visto la luce”. Ma com’è cambiata la capacità di reazione da parte delle giovani generazioni sul tema porttangentopoli? Lo abbiamo chiesto all’autore, impegnato da diversi anni nel progetto educativo alla legalità. “Le giovani generazioni sono molto ferme nel valutare negativamente la corruzione, però nello stesso tempo sono anche un po’ sfiduciate. Credo che sia necessario riuscire a fare in modo che i ragazzi riprendano la loro fiducia”.

In che modo? 
Bisogna parlare molto. Giro moltissimo per le scuole e vedo che se i ragazzi invece di essere trattati come degli spettatori, cosa che succede molto frequentemente, sono trattati da protagonisti, e si fa in modo che partecipino, sono disponibilissimi al coinvolgimento. Bisogna coinvolgerli, riportando una serie di situazioni, di fatti, di elementi storici dai quali emerge con chiarezza come le persone se ci mettono l’impegno possono anche contribuire a modificare situazioni negative.

Con l’indagine Mani Pulite si scoprì un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti che portò a una grande indignazione popolare. La gente faceva il tifo per voi magistrati. Oggi, dopo venti anni, dove si riscontra quella stessa indignazione?
La cosa diversa sta nel fatto che oggi le persone più che indignate sono sfiduciate.

E la sfiducia a cosa porta?
La sfiducia porta a ’togliersi’ dalla società. Noi viviamo in una democrazia che per essere tale ha necessariamente bisogno che le persone s’impegnino. Democrazia vuol dire governo del popolo e, quindi, il popolo deve governare attraverso gli strumenti e i mezzi che ha. A me sembra, invece, che le persone si ritraggano, evitino l’impegno, di manifestare il loro pensiero e così via.

Lei, nel libro Farla Franca, afferma: “mi pare evidente che l’imperativo di far funzionare la giustizia nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione (l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), che in Mani Pulite, così come in qualsiasi altra indagine, abbiamo cercato di attuare, non si sia realizzato”. Ma è possibile che in questo Paese sia terribilmente facile ’farla franca’?
Intanto che non cambia il modo di pensare collettivo credo che non sia particolarmente difficile farla franca.

E come può cambiare questo modo di pensare?
Attraverso l’educazione. Secondo me è quello lo strumento.

La cultura.
Si, la cultura. L’approfondimento, il pensiero. Bisogna che le persone riescano a capire a cosa servono queste regole, che arrivano dalla Costituzione. Le regole della Costituzione aiutano le persone ad essere libere, ad avere diritti. E se poi non le applichiamo tutto questo rimane nel mondo della forma e non della sostanza.

Una Costituzione spesso maltrattata. Secondo lei va toccata la nostra Carta o va bene così com’è?
Credo che l’impianto generale della Costituzione sia la cosa più nuova che si potesse tentare…

Ancora attuale.
Sicuramente. E’ la cosa più nuova del mondo, è una cosa nuovissima. Nel senso che fino a quando non era stata emanata la società era organizzata in base alla discriminazione, le donne in Italia hanno votato un anno e mezzo prima che entrasse in vigore. La Costituzione, invece, è basata sul principio di pari opportunità. Tutti importanti allo stesso modo e tutti allo stesso modo liberi. Tutti allo stesso modo aventi le stesse opportunità di realizzarsi. E’ una cosa eccezionalmente nuova rispetto alla storia. Forse nel giro di 64 anni qualche cosa potrebbe essere un pochino regolata:, si tratta però di cose di contorno. Lo scheletro complessivo della Costituzione non può essere toccato. E quando non si tratta dello scheletro è assolutamente necessario stare attenti, perché delle volte potrebbe anche non sembrare ma basta spostare una virgolina e, se non si fa attenzione, si finisce per mettere in dubbio, per mettere a repentaglio, per toccare proprio il senso stesso della nostra Legge fondamentale.

Lei ha un buon rapporto con i giovani. Come vedono la giustizia?
Vedono che funziona male, malissimo. E in effetti funziona male, non c’è niente da dire. Per quanto ci siano tanti magistrati, purtroppo non tutti, che fanno dei grandi sforzi per farla funzionare bisogna ammettere che funziona male. Le cause sono varie: ci sono delle ragioni molto prossime che riguardano le regole, riguardano i mezzi, l’organizzazione, l’eccessivo numero di avvocati. Però, secondo me, la ragione di fondo sta nel fatto che a tanti cittadini non piacerebbe una giustizia che funziona.

Lei è ancora convinto che Mani Pulite, giudiziariamente, sia servita a poco o a nulla, e che anche culturalmente sia servita a ben poco?
Sotto il profilo giudiziario ci sono i risultati, lo si vede. Purtroppo i processi duravano talmente tanto che molte cose sono finite con la prescrizione e, nel frattempo, sono state cambiate leggi che riguardavano la fattispecie di reato, alcuni reati sono diventati un po’ meno reati. Alcune prove, alcuni fatti che costituivano prove e poi hanno smesso di essere prova per via di leggi intervenute. E, quindi, i risultati sono stati quelli. Sotto un profilo più generale, credo, che sarebbe stato necessario fare molto a livello educativo.

Il paese è peggio o meglio di venti anni fa?
Secondo me non è che sia cambiato tantissimo.

da L’Indro.it di martedì 14 Febbraio 2012, ore 18:47

http://lindro.it/LA-COSTITUZIONE-RENDE-LIBERI,6464#.Tz4-2YHwlB0

DE MAGISTRIS e le INTERCETTAZIONI

 

Luigi de Magistris e Paolo De Chiara

“Ho voluto scrivere questo libro per lasciare una testimonianza. So benissimo come funzionano le cose in Italia, come si disintegrano le indagini, come si polverizzano, come si modifica, come si falsifica. Nel libro c’è la mia verità e il racconto di un uomo e di un magistrato che ha vissuto e pagato in prima persona il torto di aver cercato di applicare, fino in fondo e fino alla fine, senza fare valutazioni di opportunità, la Costituzione e, in particolare, l’articolo 3 che dice che la legge è uguale per tutti”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com) 

Il popolo c’è. E quando il popolo è presente c’è motivo per essere ottimisti. E se il popolo si mette in movimento lo siamo ancora di più tutti quanti”. In questo modo è intervenuto, qualche giorno fa ad Isernia, l’ex magistrato di Catanzaro, oggi europarlamentare, Luigi de Magistris. Toccando con mano lo sconforto (per l’attuale situazione del nostro Paese e del nostro piccolo, ma sfortunato, Molise) delle tante persone intervenute alla presentazione del suo libro Assalto al Pm (Chiarelettere, 14,00 euro). Insieme all’ex componente della commissione antimafia Lorenzo Diana e al direttore di Altromolise.it Antonio Sorbo. Nel corso dell’incontro non poteva mancare il riferimento all’ex collega, già governatore forzista della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, indagato proprio da de Magistris per associazione per delinquere nella famosa inchiesta Poseidone. In un’intercettazione telefonica, registrata il 16 novembre 2005 con la sua segretaria, l’ex presidente parla in questi termini del suo collega: “Questa gliela facciamo pagare… lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana… saprà con chi ha a che fare… c’è quella sorta di principio di Archimede: a ogni azione corrisponde una reazione… siamo così tanti ad avere subìto l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata!… Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi…”.

L’intera intercettazione è contenuta nel libro, impreziosito dalla prefazione del giornalista Marco Travaglio e dalla postfazione del magistrato antimafia Antonio Ingroia. L’autore di quella “profonda” conversazione è stato messo sotto inchiesta anche dai magistrati di Salerno per corruzione giudiziaria e minacce. “Chiaravalloti nonostante sia o sia stato indagato, non sto seguendo più di tanto le vicende giudiziarie, per fatti gravissimi e oltre ad essere l’autore delle minacce, attualmente è vice-presidente dell’Autorità nazionale per la privacy. Il motivo fondante della legge per le intercettazioni. Ci sarebbe già questo per non discutere su questa legge”. Per de Magistris la profezia di Chiaravalloti si è avverata: “Non mi avvalgo del legittimo impedimento. Ancora oggi, a distanza di anni, complessivamente, sono stati aperti sulla mia vicenda cento procedimenti. Nel momento apicale di Mani Pulite, mi hanno raccontato i colleghi, al massimo hanno potuto raggiungere i trenta-quaranta procedimenti penali a testa. Dobbiamo aggiungere i procedimenti disciplinari. Sono stato messo sotto procedimento disciplinare perché avevo osato dire la verità, accertata dalla Procura di Salerno. Che alcuni magistrati in Calabria sono collusi. Se non lo dice un cittadino che è stato magistrato e che ha visto con i propri occhi, con le proprie mani, con la propria testa e con il proprio cuore la collusione dei magistrati ma chi lo deve dire. Non ci si pone il problema di andare a vedere se è vero. Il fatto solo che abbia osato dire che alcuni magistrati sono collusi, cioè esattamente la verità, perché se la ‘ndrangheta, che conosco meglio per ragioni professionali, non viene sconfitta è per le sue collusioni con la politica, con le Istituzioni, con pezzi della magistratura, con pezzi delle forze dell’ordine, con pezzi dei servizi e con pezzi delle burocrazie. Poi ci sono i procedimenti civili. Ho una causa dove Mastella mi ha chiesto cinque milioni di euro. La profezia di Chiaravalloti si è avverata”.

Ma perché de Magistris ha scritto Assalto al Pm. Storia di un cattivo magistrato? “Ho voluto scrivere questo libro per lasciare una testimonianza. So benissimo come funzionano le cose in Italia, come si disintegrano le indagini, come si polverizzano, come si modifica, come si falsifica. Nel libro c’è la mia verità e il racconto di un uomo e di un magistrato che ha vissuto e pagato in prima persona il torto di aver cercato di applicare, fino in fondo e fino alla fine, senza fare valutazioni di opportunità, la Costituzione e, in particolare, l’articolo 3 che dice che la legge è uguale per tutti”. In questo momento particolare, dove “i deviati sono diventati normali e i normali sono diventati deviati”, è in pericolo, per la legge sulle intercettazioni, l’intero sistema democratico del Paese. “Questa è una legge che ha un obiettivo molto semplice. È fatta per favorire la criminalità, e soprattutto, la criminalità dei colletti bianchi. Questa legge non consentirà più di individuare i reati di mafia dei colletti bianchi, le truffe ai fondi europei. I reati più pericolosi. Tutte le intercettazioni telefoniche non nascono con delitto di mafia. Alla mafia ci si arriva con i cosiddetti “reati fine”.

Per arrivare al delitto di associazione mafiosa si deve cominciare a indagare sulla rapina, sull’estorsione, sull’usura, sull’omicidio, sul traffico di droga. Il tema è quello di portare a compimento il disegno piduista di Licio Gelli sul controllo della magistratura e dei mezzi di comunicazione. Vogliono che il Paese non venga a conoscenza. Per lasciarlo nell’ignoranza, nel pensiero unico, nella normalizzazione. Far passare il messaggio che tutto è normale”. Anche l’ex componente della commissione antimafia, Lorenzo Diana, minacciato di morte dal clan camorristico dei casalesi, non sembra aver dubbi sul provvedimento governativo: “E’ la pretesa di tagliare le mani, di fermare le inchieste della magistratura e quindi la pretesa delle mani libere negli affari, nell’illegalità. La pretesa di mettere il bavaglio ai giornalisti e ai giornali perché non forniscano informazioni. Non siamo di fronte a fenomeni nuovi. Già Gramsci e molti studiosi liberali hanno parlato dei tentativi eversivi di pezzi di classe dirigente e di pezzi di borghesia stracciona come questa. Rozza, che non accetta nemmeno di stare dentro le regole. Esiste la pretesa di essere intoccabili. Quelli che vogliono muoversi senza alcuna regola, senza alcun rispetto delle leggi dello Stato, per imporre il proprio dominio, le proprie logiche affaristiche dentro le Istituzioni. Questo deve far riflettere i cittadini. Chiunque abbia a cuore un impianto di Stato che possa rispondere meglio agli interessi generali e a garantire i diritti dei cittadini non può che ribellarsi rispetto a quanto sta avvenendo nel Paese”. Lo stesso concetto espresso dal maestro del cinema italiano Mario Monicelli, nella trasmissione di Santoro Rai per una notte (realizzata per rispondere alla decisione censoria del servizio pubblico di non mandare in onda i programmi di approfondimento durante la campagna elettorale per le Regionali): “Spero che il nostro film finisca con quello che in Italia non c’è mai stato… una bella rivoluzione…”.

Per l’europarlamentare è necessaria una differenza fondamentale: “Fino alla morte, oltre che alla Costituzione, difenderò l’indipendenza, il pluralismo e la libertà dell’informazione, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, ben nella consapevolezza che ci sono giornalisti e magistrati che meritano queste libertà e magistrati e giornalisti che se la privano e che sono indegni di fare questi mestieri. Alcuni giornalisti sono megafono della propaganda di regime e alcuni magistrati sono il collante giudiziario di un disegno criminale e immorale che sta massacrando la nostra democrazia”. È necessaria, quindi, quella cultura della legalità auspicata dall’ex presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia, sotto scorta per le minacce di morte della mafia siciliana. Ma cos’è la legalità? “Le più grandi nefandezze non avvengono con la mafia delle coppole e della lupara, ma le più gravi operazioni stanno avvenendo con l’istituto della legalità. Quando mi chiedono di parlare di legalità comincio ad avere un po’ di imbarazzo. Perché legalità è la legge sulle intercettazioni, il lodo Alfano, il processo breve, il legittimo impedimento, la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, i tagli alla scuola. Non avvengono con moti eversivi di piazza, ma attraverso leggi. Diceva Giovanni Falcone che senza una straordinaria mobilitazione culturale e civile le mafie e il malaffare, la corruzione non le sconfiggiamo”. Ed ecco di nuovo comparire il senso civico dei cittadini. L’impegno di ciascuno di noi per cambiare veramente le cose. “È chiaro che ci vuole una grande mobilitazione. Possono comprare tutto, ma non la coscienza e la dignità delle persone. Non critico chi non se la sente, perché mi rendo conto che di fronte a questo tsunami istituzionale qualcuno dice “io non ce la faccio, non reggo”. Ma chi sente dentro una fiamma civile deve fare qualcosa in più. Trovare forme di protagonismo attivo, di cittadinanza attiva, di partecipazione democratica nelle forme che ritiene più idonee alla propria indole.

L’ultimo segmento che ci è rimasto è la coscienza civile di un popolo in movimento, come ci consegna quell’immagine straordinaria del Quarto Stato. Dobbiamo mettere in moto una pacifica e sana ribellione sociale. Ci dobbiamo ribellare di fronte alle ingiustizie manifeste. Lo dobbiamo fare per noi stessi, ma ancor di più, per chi viene dopo di noi”.

*http://www.malitalia.it/2010/06/de-magistris-e-le-intercettazioni/

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

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