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TUTTO PREVISTO

MOLISE. La lunga agonia non è stata interrotta dalla mozione di sfiducia. Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Più che i numeri è mancato il coraggio. Quello che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti.

TUTTO PREVISTO

di Paolo De Chiara

Un risultato ampiamente previsto. La mozione di sfiducia non ha portato a nulla. Non c’è stata la “cacciata” di Toma, il famoso sGovernatore del Molise. Il peggiore tra i peggiori. Ora lui pensa di essere, politicamente, forte. Quasi imbattibile. Una mera illusione. Restano i penosi risultati. Su tutti i fronti. E non potranno mai essere cancellati dalle inutili dichiarazioni. Parole che volano via, nel vento. 

Una mozione doverosa, una scelta utopica da parte di chi l’ha presentata. Sono mancati i numeri. Otto contro dodici (il “Ponzio Pilato” democristiano Iorio, il più sGovernatore di tutti, si è astenuto). Più che i numeri è mancato il coraggio e la dignità. Caratteristiche che certi soggetti non hanno. Parliamo degli eletti, personcine antropologicamente interessanti: sparlano, attaccano, dichiarano, scrivono. Ma poi si accodano (votando tutti compatti) o si astengono. Pensano pure di essere degli statisti. Sono dei codardi, politicamente parlando. Potevano chiudere anzitempo la legisltaura più bislacca della storia della Regione Molise. Hanno deciso di proseguire questa commedia in maschera

Toma è salvo, i suoi assessori intercambiabili sono salvi. Gli eletti hanno salvato le loro poltrone e il loro ricco stipendio. Ma il Molise resta moribondo.

Arriverà questa Regione alla fine della legislatura?

Le responsabilità, però, vanno suddivise: chi ha messo la croce sulla scheda elettorale, scegliendo il peggio, ora cosa starà pensando? Ma starà pensando? L’elettore molisano è soddisfatto di aver scelto, in consiglio regionale, questi dilettanti?

La matematica non è un’opinione. La sconfitta politica, per i promotori del documento, è innegabile. La maggioranza ha mostrato compattezza. Si sono arroccati, hanno reagito. Si sono fatti due conti. Alla fine hanno compreso che non potevano rischiare la loro triste “carriera”. Il futuro fa paura.  

Questa è l’ennesima lezione per i molisani: la prossima volta scegliete il meglio, in quella cabina elettorale. Dimenticando le false e nocive (per l’intera comunità) promesse da marinaio. «Sì, ma non c’è alternativa» continua a dire qualcuno. Metteteci la faccia, mettetevi in gioco. La politica ha bisogno di persone perbene. Basta delegare, finitela di accontentarvi. I piccoli favori (come i grandi) non possono essere barattati con i diritti e con il futuro dei vostri figli.

Molisani, candidatevi. E spazzateli via. Per sempre.       

da WordNews.it

Molise, Michele Iorio: «Potrei ricandidarmi»

L’ISOLA INFELICE. Ultima parte dell’intervista realizzata all’attuale consigliere, non più di maggioranza, già Presidente della giunta regionale molisana per dodici anni. Cumannari è megghiu di futtiri diceva qualcuno e l’andreottiano Michele Iorio, impegnato in politica già dalla fine degli anni Ottanta, ha fatto sua questa perla di saggezza siciliana. Siamo ripartiti dal clientelismo: «Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto». In questa intervista è stato affrontato anche il rapporto politica-mafie.

Molise, Iorio: «Potrei ricandidarmi»

di Paolo De Chiara

Con questa ultima parte riprendiamo subito il concetto interrotto sul clientelismo. «Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro», ha affermato Michele Iorio.

Lei cosa intende per clientelismo politico?

«Sarebbe il rapporto tra l’interesse dei cittadini o dei singoli cittadini con l’interesse pubblico o con chi gestisce l’interesse pubblico. C’è e ci sarà, probabilmente ci sarà sempre».

È una cosa positiva per la politica o è una cosa negativa?

«Ma io non la vedo positiva per la politica. La politica dovrebbe essere esente da questa malattia, anche se bisogna riconoscere che sotto varie forme e sotto diverse forme, anche nelle altre democrazie, sotto sotto il clientelismo c’è. Magari lo fanno i potentati di altro genere, non politico. Ma, comunque, il clientelismo c’è».

Nella sua lunga gestione politica ci sono stati esempi di clientelismo?

«Il clientelismo ha sempre coinvolto tutti, non credo che nessuno possa dichiararsi completamente esente da questa tentazione. È innata nel politico che si misura con i voti, si misura con il consenso, difficilmente riesce a misurarsi con le proprie capacità. A volte ci sono politici capaci, persone impegnate nella politica capaci che non riescono a trasmettere questa capacità all’opinione pubblica e dal punto di vista elettorale non riescono ad essere premiati. Poi c’è quel rapporto tra l’elettore e l’eletto che ti porta, in qualche modo, a creare le condizioni per il clientelismo. Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto».

C’è una affermazione fatta da un ex magistrato della DDA di Campobasso: “Il Molise è una piccola Regione, si conoscono tutti ed ognuno pensa il proprio turno. Oggi tocca a me e domani potrebbe toccare a te”. Lei condivide questa analisi?

«È una condizione umana. Il fatto di essere una piccola Regione ci mette in una condizione particolare rispetto ad altre realtà, anche dal punto di vista dell’efficacia del clientelismo ai fini della rielezione. “Oggi tocca a me, domani tocca a te” mi sembra un po’ esagerato ma, comunque, è un dato di fatto. Sicuramente».

Se ci fosse la possibilità di rivivere i suoi anni di potere cosa farebbe di diverso?

«L’esperienza che ho maturato mi servirebbe per cambiare molti atteggiamenti».

I suoi o quelli dei suoi uomini?

«I miei e quelli dei miei uomini. Innanzitutto quelli dei miei uomini».       

Come giudica i governatori che sono stati eletti dopo di lei?

«Hanno avuto la presunzione di essere diventati tuttologi da un giorno all’altro e di non avere avuto rispetto di quanto è stato fatto in precedenza. Penso che siano state due condizioni che hanno caratterizzato entrambi i presidenti».

L’attuale Presidente Toma è politicamente adatto a governare questa Regione?

«Non lo so. Credo che stia sbagliando, questo sì. Non è questione di essere personalmente o non personalmente adatto».

Perché sta sbagliando?

«Perché ha interpretato il suo ruolo, dal mio punto di vista, in maniera sbagliata quanto quello precedente. Non rispettando le cose fatte e, soprattutto, le cose che si stavano facendo, per dimostrare di essere diverso e migliore. Almeno così ha ritenuto. Ha cercato, addirittura, di allontanarsi dalla tradizione dei governi di centro-destra precedenti ed è entrato in una fase di auto-esaltazione. E credo che possa diventare per lui un rischio».

Che intende? Potrebbe terminare prima il suo mandato?

«Potrebbe essere un rischio perché con questo atteggiamento non si riesce a governare a lungo. D’altronde siamo già alla quarta edizione dell’azzeramento della giunta, in due anni».

Uno spettacolo degno per i cittadini molisani?

«No».

Cosa meritano i molisani?

«Qualcosa di diverso. Il rammarico è che si potrebbe fare, ma per farlo ci vuole capacità di ragionare, di condividere. Tanta umiltà, tanta disponibilità al dialogo. Credo che la politica sia un’arte molto complicata».

Il consigliere di maggioranza Massimiliano Scarabeo ha affermato che dietro alle decisioni di Toma ci sono dei mandanti. Lei si sente tirato in ballo?

«No, credo di essere proprio escluso nella maniera più assoluta. Mi sono battuto, come non mai, per dichiarare quella una pagina scura della politica molisana».

Lei condivide il pensiero di Scarabeo? Ci sono o non ci sono questi mandanti?

«Nella politica i mandanti ci sono sempre. Che ci sia qualcuno che trae giovamento da questa condizione è sicuro, altrimenti non sarebbe stato fatto».

Lei conosce i mandanti? Ha una sua opinione?

«È un po’ difficile. Il Presidente ha detto che lo ha fatto per dare la responsabilità agli assessori di votare il bilancio e mi attengo alle sue motivazioni, che sono veramente poca cosa rispetto all’enormità di quello che è stato fatto».

Qual è l’enormità?

«Enormità significa ledere il principio di retroattività delle leggi elettorali. Secondo me quello è uno dei principi che ha retto il nostro Paese, i nostri parlamenti. Addirittura quando sono state cambiate le leggi, in attesa delle nuove elezioni, nel Molise si è voluta seguire una strada molto diversa, per togliere di mezzo qualche fastidio».

A maggio si attende la decisione del Tar Molise. Lei cosa aggiunge?

«C’è una sola via, annullare quello che è stato fatto e far ripetere tutta la procedura. Se posso esprimermi per la mia esperienza credo non sia possibile giustificare il perché un consiglio regionale è stato convocato in quel modo».

Possiamo spiegare meglio?  

«Cioè perché quattro consiglieri regionali non sono stati convocati nel consiglio che doveva disporre la loro fuoriuscita. Di questo stiamo parlando».

Lei è stato, politicamente, molto vicino all’ex cavaliere Berlusconi. Per lei resta un punto di riferimento? Anche dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale?

«Di Berlusconi non ho condiviso sempre tutto, però devo dire che, per me, è stato un riferimento molto importante in una fase politica in cui avevo, in qualche modo, abbracciato un’idea che purtroppo è rimasta un’idea».

Che tipo di idea?

«Avere nel Paese due schieramenti democratici, che potessero alternarsi. Dopo il peregrinare che ho fatto, personalmente, in tutte le forme di pseudo DC che c’è stata dopo la caduta della Democrazia Cristiana, a cominciare dell’Udc, dal Ccd, insomma tutto quel cammino tortuoso delle aree democristiane, l’approdo con Berlusconi l’ho visto politicamente soddisfacente, sul piano dell’impegno, dei programmi, devo dire dell’innovazione».

Indipendentemente dalla P2, da Mangano, dalle accuse, dalle condanne…

«Le accuse, le condanne… devo dire che l’esperienza che ho vissuto direttamente con lui, pur avendo un rapporto di amicizia e una certa frequentazione, non ho mai avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un personaggio che potesse essere legato alle accuse che ha ricevuto nelle varie fasi della sua vita politica».

Lei è stato all’interno di quel partito. Il fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri (“il mediatore del patto di protezione tra Berlusconi e Cosa nostra”), ha scontato una pena definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Bisogna aggiungere la condanna in primo grado per la Trattativa Stato-mafia, senza dimenticare la sottrazione dei libri antichi. Lei cosa ha pensato e cosa ne pensa?

«Ho avuto dei pensieri “sarà vero, non sarà vero”, mi è rimasto sempre qualche dubbio. Però, in ogni caso, conosco anche la storia e so che non sempre la lettura degli avvenimenti giudiziari definisce al meglio percorsi politici o storici di un certo livello. Guardiamo ad Andreotti (prescritto per mafia, nda) come ad altre personalità che pure in qualche modo, soprattutto nell’area siciliana, sono stati coinvolti da questioni. La storia di Falcone è assolutamente importante per capire come ci si muove in ambienti in cui, a volte, si può essere accusati di tutto e del contrario di tutto. Personalmente ho cercato di non fare queste considerazioni trasferendole nella quotidianità, ho visto un partito che mi piaceva, persone degne di esserci. Insomma, per quello che ho conosciuto, con Berlusconi c’è stata anche la soddisfazione di un rapporto personale di un certo livello».

La politica deve stare lontana dalle mafie o, come disse un ex ministro della Repubblica, “bisogna convivere con la mafia”?

«La politica deve rimanere lontana dalla mafia. E per rimanere lontana dalla mafia non deve essere una politica sponsorizzata né dai mafiosi né dagli antimafiosi, altrimenti diventa tutta una giostra e non si capisce nulla. Forse le cose di oggi le leggeremo tra 150 anni».

Secondo lei le mafie hanno messo piede in Molise?

«Se vuole una battuta scherzosa, qualcuno diceva che nel Molise no, perché la nostra è molto più potente della mafia».

Sembra di sentir parlare Andreotti. Questa è una battura andreottiana…

«Diciamo così. Comunque non credo, in Molise non credo. Non ci sono state molte occasioni e molti movimenti economici da interessare la mafia, intesa come organizzazione».

Il Molise, è per lei, un’Isola Felice?

«Fino ad ora credo e spero di sì, anche se non so fino a che punto».

Perché dice così?

«C’è sempre da tenere gli occhi aperti. Non sarà la mafia principale, ma altre mafie che possono, in qualche modo, fare un boccone del Molise, siamo talmente pochi… Diciamo che… ecco, bisogna riflettere molto bene quando si affaccia il problema delle riforme elettorali. Se pensiamo all’ultima riforma elettorale…»

Pensiamoci.

«È una riforma elettorale che ha favorito la capacità di chi riesce a fare più liste. E chi riesce a fare più liste, al di là degli ideali, delle posizioni sociali, tradizionali, gestisce il potere. Non solo si è creata la condizione per cui, con il 22, 23% dei voti, questa legge elettorale affida la maggioranza assoluta in Regione, ma addirittura lega il voto alle singole persone che compongono le liste e, indissolubilmente, va al Presidente. Non c’è il voto disgiunto, non c’è nemmeno il ballottaggio. C’è un’elezione fatta a tavolino».

Ritornando all’Isola Felice, durante la sua gestione politica, nel Nucleo industriale Pozzilli-Venafro, due “prenditori”, i fratelli Ragosta, legati alla criminalità, acquistarono due aziende decotte (Rer e Fonderghisa). Parliamo di fondi europei, rifiuti, traffico di armi. E questo è solo uno dei tanti esempi legati alle presenze criminali nella nostra Regione. Perché si continua a dire che le mafie non sono mai arrivate?

«Che ci siano stati dei mafiosi interessati o qualcuno che ha riciclato del denaro in Molise credo che sia certo. Non si può certo dubitare. Non credo che socialmente il Molise sia come la Calabria e come la Sicilia, ecco. Tanto per parlarci chiaro».

È giusto avere in consiglio regionale un soggetto condannato definitivamente, in passato, poi riabilitato, per aver introdotto, da agente penitenziario, nel carcere di Campobasso delle armi cedute a dei gruppi criminali?  

«È difficile rispondere, trattandosi di un amministratore con cui ho lavorato in più occasioni, con il quale ancora sto lavorando in consiglio regionale. In un Paese, che è la culla del diritto, quando c’è la riabilitazione… Allora a che serve la riabilitazione? Poi le considerazioni devono farle i partiti che candidano la gente. Tutti hanno responsabilità».

Ma esistono questi “filtri” all’interno dei partiti?

«No, non esistono più. Su questo non c’è dubbio. Però è difficile correggerlo con l’impossibilità a candidarsi, soprattutto quando c’è l’istituto della riabilitazione. Se non ci fosse, allora, il problema si risolve da solo. Ma essendoci come si fa ad evitarlo? Abbiamo sufficienti leggi che, in qualche modo, regolamentano i sistemi elettorali, parlo di quelle costituzionali».

Lei pensa ad una nuova ricandidatura per le prossime regionali, ovviamente come Presidente?

«Mi crea qualche imbarazzo rispondere. Continuo e continuerò a fare politica, su questo non c’è dubbio. Se dovesse essere necessario mi impegnerò anche la prossima volta, tutto sommato potevo chiudere la mia carriera politica in modo soddisfacente, però le dico con sincerità sono…

È a disposizione?

«Sono a disposizione, vedremo come andranno le cose».

PRIMA PARTE.Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

SECONDA PARTE. Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

da WordNews.it

Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

SECONDA PARTE. Continua l’intervista realizzata all’ex presidente della Regione Molise. Tra i tanti temi toccati (parentopoli, sanità pubblica e privata, questione Huscher, prescrizione, falsi amici e traditori) abbiamo affrontato una questione molto delicata, il clientelismo politico. Per Michele Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro».

Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

di Paolo De Chiara

Ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista a Michele Iorio, per dodici anni alla guida della Regione Molise. Quasi un Imperatore della politica locale. Oggi riprendiamo il ragionamento, ripartendo dalla sanità regionale, un luogo di scontro politico per tutte le anime della piccola regione italiana. Indipendentemente dalle accuse, registrate nel corso degli anni, sul clientelismo o sull’uso politico ed elettoralistico di questo delicato ma remunerativo settore, oggi rimane un fatto accertato e certificato: c’è una vera e propria zavorra. Un debito che tocca i sessanta milioni di euro, con conseguenti commissariamenti, quasi, perenni della sanità. «Bisogna essere onesti con le proprie responsabilità», ha affermato nella prima parte Michele Iorio. «Credo che ci possa anche essere parte di responsabilità. Parliamo, però, di sette anni fa. Dopo sette anni non è possibile che si dica che le responsabilità sono prevalentemente dipese da me». Ma il medico-politico Iorio, preferisce una sanità pubblica o privata? «Sono, naturalmente, per la prevalenza assoluta della sanità pubblica».

In Molise c’è una prevalenza di sanità privata?

«Non credo ci sia una prevalenza di sanità privata. Il problema che ci sono delle situazioni, diciamo che i due centri Neuromed e Cattolica hanno una discreta, la Cattolica, e notevole, la Neuromed, mobilità attiva che, teoricamente, sarebbe una ricchezza. Ma che diventa, per la stortura della contabilità pubblica della sanità del Molise, debito che comporta disavanzo, che comporta il commissariamento, che comporta l’aumento delle tasse e che comporta il turn over a zero. Cose, che di fatto, hanno distrutto, la sanità pubblica».

In passato, soprattutto durante la sua gestione politica, è stato accusato di aver favorito parenti e amici, non solo nella sanità pubblica. Cosa risponde dopo diversi anni?

«Mi veniva e mi viene da ridere. Nella sanità pubblica ho dei parenti, la metà dei quali sono impiegati in sanità da quando io avevo 15/16 anni. Non credo di avere avuto questo tipo di…».

Nel 2009, ad esempio, il quotidiano Repubblica, scrisse: “L’elenco, in verità, è lungo: il cognato Sergio Tartaglione (marito di Rosetta Iorio) è il primario del reparto di psichiatria e presidente dell’ordine dei medici di Isernia; il figlio del governatore, Luca Iorio, nell’ospedale lavora in qualità di medico chirurgo; il cugino del presidente, Vincenzo Bizzarro, attuale consigliere regionale di Forza Italia, è stato direttore del distretto sanitario di Isernia, ed una volta in pensione ha lasciato il posto alla cugina Rosa (nominata tra le polemiche in virtù della sua laurea in giurisprudenza). L’elenco prosegue: la moglie del cugino del governatore, Luciana De Cola, ricopre, al Veneziale, il ruolo di vice direttrice sanitaria. Il primario del reparto di Cardiologia è Ulisse Di Giacomo, senatore di Forza Italia e coordinatore regionale del partito di Berlusconi. Anche lui al Veneziale ha un parente nel suo stesso staff medico. Lavora a Isernia, ma in un centro medico privato (Hyppocrates), convenzionato anche con la Regione, Raffaele Iorio (figlio del governatore) in qualità di direttore medico.

Ma i parenti di Iorio lavorano anche negli uffici della Regione. Infatti un’altra cugina di Iorio, Giovanna Bizzarro, ricopre il ruolo di funzionaria, mentre il fratello della moglie del presidente, Paolo Carnevale, risulta direttore della società pubblica Arpa (Azienda regionale per la protezione ambientale) di Isernia.
Dai parenti poi si passa ai colleghi di area politica. Gianfranca Testa, candidata alle elezioni comunali di Isernia con la lista civica (voluta da Michele Iorio) “Progetto Molise”, è stata da poche settimane nominata direttrice del distretto sanitario di Venafro. Le connessioni coinvolgono anche lo staff del governatore. Il figlio del suo portavoce, Giuseppe Scarlatelli, è stato assunto negli uffici del distretto sanitario di Termoli con l’incarico di “correttore di bozze” del giornalino dell’ente”.

Quindi, secondo lei, sono accuse strumentali?

«Guardi, gli unici che possono aver tratto vantaggio da me sono i miei figli. Consideri che ho due figli medici, uno è ortopedico al Sant’Andrea di Roma, già universitario insieme al prof. Ferretti e sta facendo il concorso da ordinario. Vinse in due scuole di specializzazione, all’epoca, e scelse Sant’Andrea; l’altro è un chirurgo vascolare innamorato del Molise che ha fatto di tutto per fare questa attività pubblica nel Molise, senza fare un’ora di privato. Quando ha fatto un concorso al nord di chirurgo vascolare e poi è stato trasferito nel Molise non ha preso il posto a nessuno. Non c’è stata una ricerca al posto di favore, se non si vuol considerare un favore che siano laureati, specializzati».

Per lei, quindi, si tratta di un accanimento nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia?

«Assolutamente sì, anche attraverso menzogne. La realtà è questa».

Qualche anno fa arrivò in Molise il chirurgo Huscher. Intorno a questo nome scoppiò una feroce polemica, non solo politica. Rifarebbe la stessa scelta?

«La scelta la rifarei, anche in maniera più diffusa. La ricerca di personalità importanti da introdurre nella struttura pubblica credo che sia uno degli obiettivi che si debba dare un buon amministratore. Soprattutto nel Molise. Le nostre strutture private hanno la possibilità di avere una mobilità attiva alta, se il pubblico riuscisse a trasformarla in una occasione simile, a fare gli stessi risultati, credo che sarebbe una occasione di crescita reale della nostra Regione e anche della nostra sanità. Siamo una piccola Regione con un bacino di utenza povero, quindi è chiaro che se non diventiamo centro di servizi per le regioni limitrofe che hanno problemi inversi al nostro non c’è spazio per noi, per il futuro. Dobbiamo creare le condizioni per avere personaggi di qualità in tutti i settori. Ecco perché mi sono messo alla ricerca e ho parlato con il prof. Huscher. L’ho incontrato, ha dato la sua disponibilità a venire nel Molise, a condizione che potesse anche avere un rapporto con l’Università».

Non è che vi siete lasciati tanto bene con Huscher. Il professore si scagliò contro di lei e contro suo figlio. Lei è rimasto deluso da questo comportamento?

«Molto male. Però devo riconoscere, da chirurgo, quando lo sentivo parlare di chirurgia e di anatomia ci stava poco da discutere».

Perché dice “molto male”? Cosa vuole dire?

«Non lo so cosa è successo. Ha discusso con mio figlio, ma di questioni banali, di lavoro. Poi ha allargato la sua critica, anche feroce, al mio ruolo di Presidente. Ma senza nessun momento di diaspora personale, perché personalmente non ci siamo sentiti più. Solo per dichiarazioni fatte, magari, sulla stampa».

All’epoca ci fu anche un interessamento da parte della Procura di Campobasso. Lei, che ha subìto diversi processi, cosa pensa della magistratura molisana?

«Non sono finiti. Mi astengo da ogni considerazione».

Cosa resta?

«Il “sistema Iorio” a Campobasso».

In che fase ci troviamo?

«In primo grado, stiamo discutendo il dibattimento».

Lei è ottimista o pessimista?

«Sono ottimista».

Quanti anni sono passati?

«Se sono sette anni che non sono più il Presidente, se pensa che l’indagine si è chiusa il giorno in cui persi le elezioni, stranamente».

Sta arrivando la prescrizione?

«Questo non lo so. Il calcolo lo fanno gli avvocati. Spero che ci sia un’assoluzione».

Lei rifarebbe tutto ciò che fatto durante la sua lunga carriera politica?

«Sì. Forse potevo fare qualche errore in meno, per chiudere la mia carriera. Ma non mi è stato consentito dall’annullamento delle elezioni. Avrei dovuto correggere, c’era forse da rinnovare, da cambiare alcuni metodi, ma anche alcune persone. Forse la gente si aspettava questo cambiamento, ma non ho avuto la possibilità di realizzarlo. Motivo per cui continuo a fare politica con tutta la forza che mi rimane per poter realizzare questo obiettivo».

Quanti falsi amici ha incontrato durante la sua carriera politica?

«Tantissimi».

Quanti traditori?

«Delusioni tantissime, traditori più di qualcuno».

A chi si riferisce?

«Sarebbe antipatico, traditore è un termine molto…».

Politicamente, ovviamente.

«Politicamente… basta guardare tutti quelli che stavano con me e ora stanno dall’altra parte. Intendiamoci, anche nell’attuale governo».

Lei si riferisce anche a Frattura, diventato Presidente della giunta regionale?

«Come no. Sì».

Lei rivendica tutte le sue scelte politiche?

«Le difendo, naturalmente non pensando che era l’unica cosa da fare. Si poteva fare di meglio, si poteva fare di più. Me ne sono andato con una Regione in discreta salute, nonostante la crisi pesante che attraversava, aveva dei problemi sì, ma aveva però anche una capacità di risposta di una certa qualità, si pensi alle aziende che erano ancora in vita, all’ITR, allo Zuccherificio, all’Arena. Si pensi agli ospedali tutti aperti. Forse una riorganizzazione la si poteva fare con più rapidità».

Nemmeno per quei fallimenti, delle aziende che ha appena nominato, si sente responsabile?

«Perché responsabile?»

È una domanda.

«No, assolutamente. Ci stiamo rendendo conto, con il Coronavirus, di quanto è indispensabile avere e conservare le proprie capacità produttive come Paese. Per le mascherine, ad esempio. Ho difeso la produzione dello zucchero, soprattutto in Molise. Mi sono battuto in maniera notevole per conservare questa possibilità. Non mi rimprovero nulla. Non è certo colpa mia se l’Arena è fallita. Ho fatto di tutto per mantenere la produzione, ma non ci sono riuscito».

Lei cosa pensa del clientelismo nella politica?

«Nella politica…»

Nella politica regionale molisana.

«Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro»

Lei cosa intende per clientelismo politico?

Seconda parte/continua

PRIMA PARTE. Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

da WordNews.it

Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

PRIMA PARTE. Dopo le interminabili polemiche sulla sanità regionale abbiamo sentito telefonicamente l’ex Governatore del Molise Angelo Michele Iorio. L’intervista è divisa in tre parti, perché diversi sono stati gli argomenti toccati: dall’attuale situazione politica sino alla sua gestione, dai giudizi politici sino al processo sul “Sistema Iorio” fermo al primo grado presso il Tribunale di Campobasso. Dopo sette anni dalla sua ultima gestione politica ecco l’opinione del politico amato dai suoi elettori e odiato, politicamente, dai suoi, pochi, avversari.

Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

di Paolo De Chiara

È stato per dodici anni il Presidente, incontrastato, della giunta regionale del Molise. In consiglio regionale è presente dagli anni Novanta. Comincia la sua scalata politica al Comune di Isernia. Ha già un esempio in famiglia, suo padre, un consigliere regionale della Democrazia Cristiana. Prima consigliere, poi Sindaco. Alla Provincia di Isernia diventa Assessore ai Lavori pubblici e all’Urbanistica. Nel 1990 arriva la scelta definitiva: la professione di medico viene accantonata e diventa il “cavallo di battaglia”. L’ingresso in consiglio regionale è in grande stile: da Assessore all’Urbanistica, poi ai Lavori pubblici, poi alla Sanità. Dalla DC al centro-sinistra, dall’Ulivo al centro-destra. Un uomo per tutte le stagioni.

Arriva la vicepresidenza e, nel 1998, viene eletto Presidente della giunta. Tra ribaltoni e contro-ribaltoni resta sempre a galla. Nel 2000 perde le elezioni, ma vengono annullate. Nel 2001 diventa Deputato con Forza Italia e rieletto Presidente della Regione. Nel 2006 arriva il Senato della Repubblica, sempre con Forza Italia. Lo stesso anno viene riconfermato Presidente. Ma come si dice, chi si accontenta muore.

Nel 2011 arriva la terza consacrazione regionale. Per poco. Il Tar, nel 2012, annulla le elezioni. Nel 2013 viene battuto da un esponente di centro-sinistra, proveniente dal centro-destra. Una doppia beffa. Il 2018 non è un bell’anno: al senato viene battuto dal grillo Luigi Di Marzio, alle regionali viene eletto “solo” consigliere regionale.

Per molti è il primo responsabile della drammatica situazione della sanità pubblica regionale. Sono passati sette anni dall’ultimo suo incarico importante, oggi è un consigliere regionale che ha rotto politicamente con la sua attuale maggioranza. Durante questi anni, dove si sono susseguiti due presidenti (Frattura prima e Toma oggi) si è mai pentito delle sue scelte politiche? Rifarebbe tutto ciò che ha fatto? Cosa ha intenzione di fare? Lo abbiamo chiesto a lui, partendo dall’attuale situazione della sanità. «Oggi, compresa l’emergenza Coronavirus, direi che è una sanità assolutamente in crisi di riorganizzazione. Bisogna reinventarla».

Perché dice in crisi?

«Ha subìto anni di persecuzione, a volte ottusa, anche da parte di provvedimenti governativi o meglio più tecnici che politici, ma comunque governativi, che hanno impedito di sostituire i primari andati in pensione, hanno attuato la norma del turn over a zero, che è una norma anticostituzionale, dove si definiva impossibile l’assunzione di personale anche nel caso in cui era infungibile».

Secondo lei, quindi, le responsabilità non sono politiche?

«C’è stato questo depauperamento che, politicamente, è stato condiviso da Frattura (presidente della Regione Molise, nda) attraverso un piano operativo che è quello che attualmente abbiamo, per altro trasformato in legge dello Stato che nemmeno viene applicato, perché anche quel piano operativo vede delle piante organiche misere, sottostimate con turni incredibili, insopportabile di lavoro da parte dei medici e del personale sanitario. E in più con la chiusura di reparti fondamentali, come ad esempio la neurochirurgia di Campobasso o come l’organizzazione di un dipartimento di emergenza che potesse coprire tutte quante le emergenze, sia pure in un ospedale solo, come quello di Campobasso. Per tutta una serie di considerazione di questo genere, in aggiunta abbiamo avuto e stiamo avendo un’emergenza Coronavirus che possiamo considerarla superata come fase acuta, ma che ancora lascia dietro di sé una serie di problemi irrisolti anche per il ritardo dell’attuale governo regionale, dell’attuale presidente della giunta regionale (Toma, nda) che non ha voluto utilizzare l’ospedale di Larino e di Venafro, come ospedali Covid, per poter, nello stesso tempo, far funzionare la struttura pubblica».

Lei per quanti anni ha governato la Regione Molise?

«Dodici anni».

Oggi è un consigliere regionale, come sta vivendo questa esperienza?

«La sto vivendo male perché, purtroppo, non ho trovato la possibilità di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefigurato. Mi sono ricandidato per dare continuità, sostanzialmente, a una politica che avevo portato avanti per tanti anni e poi ho dovuto prendere atto che le cose non andavano nel giusto verso. Non è mai stata una ricerca di spazio personale, tipo assessorato o quant’altro, semmai è stata la presa di coscienza di essere ormai fuori dall’interesse di questa maggioranza o, meglio, ancora dal presidente Toma».

Lei prima parlava di crisi della sanità regionale. Ma lei si sente responsabile, dopo 12 anni di presidenza, di questa crisi?

«No, credo che questa crisi è stata determinata da un’errata interpretazione, che oggi comincia ad essere patrimonio generale, di come si gestisce la sanità e di come si rovina il servizio pubblico nella sanità. La prevaricazione romana e la condizione di essere una Regione assolutamente priva di risorse proprie per poter battere o controbattere alle iniziative di razionalizzazione di tipo nazionale, che è successa in tutto il Mezzogiorno d’Italia, ha determinato questo problema nel Molise. Il problema della sanità in Italia non è solo nel Molise, ma di tutto il Sud. Dobbiamo essere onesti, chiari, senza mezze parole. Non si può definire nemmeno una condizione alla Feltri maniera questo stato di cose. Il problema è che il Mezzogiorno è stato sempre, in qualche modo, il bacino di utenza del Nord e questa tendenza non si è mai invertita nella sanità».

In Molise come è stata gestita l’emergenza?

«Si poteva fare molto di più».

In che senso?

«Nel senso di iniziative politiche per la gestione di questa emergenza, comunque dobbiamo dire che in Molise i numeri sono stati tali che, obiettivamente, non c’è stata un’evidente situazione di annunciata tragedia, come stava avvenendo e come è avvenuto in gran parte del nord Italia».

Ma lei fa parte della maggioranza che sostiene l’attuale presidente della Regione Molise?

«Non sono più di questa maggioranza, l’ho detto e l’ho ridetto in consiglio regionale. Mi sono allontanato per i vari motivi che non mi vedono condividere le cose che fa questa maggioranza. Si è voluto insistere sul Covid misto, che in Molise non aveva nessuna ragione. In tante parti d’Italia hanno cercato di riaprire vecchi ospedali, hanno fatto ospedali nuovi, reparti nuovi, costruiti ex novo. In Molise avevamo la possibilità, solo con un atto di riorganizzazione, di utilizzare due ospedali per il Covid ma nulla abbiamo fatto».

A Campobasso c’è stata la presa di posizione dei medici dell’ospedale Cardarelli.

«Hanno lamentato che non riescono più a operare perché non hanno a disposizione la rianimazione. Non si è voluto far nulla, se non attendere tempi migliori per riaprire l’ospedale di Larino».

Mentre a Termoli cosa succede?

«L’ospedale è in una crisi profonda, dove interi reparti, a parte il punto nascita, a parte la pediatria, ma anche l’ortopedia che pare sia rimasta con solo con un primario. Dico solo, solo un primario. Stiamo parlando di servizi pubblici essenziali costituzionalmente garantiti che in Molise non si riescono a realizzare. Come si fa a stare tranquilli con questa situazione?»

Perché non si è organizzato un solo ospedale per l’emergenza Covid?

«Perché evidentemente c’è stato un approccio all’emergenza da neofita. Da chi esegue gli ordini o le disposizioni nazionali, punto e basta. Senza aggiungere nulla di proprio agli atti di governo, che possano caratterizzare la gestione della sanità. Non c’è il coraggio di dire “apro l’ospedale di Larino” che ha, addirittura i respiratori, le attrezzature, le stanze. Andrebbe solo completato con interventi infrastrutturali, ma di minimo costo. Ci si affida solo ai cosiddetti tecnici, che ti dicono che non può essere aperto un altro ospedale perché manca il laboratorio. Una grande fesseria, perché a Roma fanno i prelievi dallo sportello della macchina, figuriamoci se dobbiamo avere un laboratorio per poter fare i tamponi. Sono giustificazioni tecniche che ripetute da un politico fanno paura».

Le strutture private riceveranno il 95% del fatturato a prescindere dalle prestazioni. Lei cosa ne pensa? È una giusta decisione?

«Potrebbe essere una giusta decisione se le cose fossero orientate nel senso della garanzia della permanenza per alcune strutture sanitarie private che, altrimenti, avrebbero dovuto chiudere. È un po’ come per le aziende private, per le fabbriche. Però questo non deve assolutamente diventare il momento della conta dei deficit che avviene sul debito della sanità molisana. L’anomalia è quella».

Come si corregge questa anomalia?

«In un solo modo. Come avviene in Lombardia e in Emilia Romagna la mobilità viene garantita a tutti e si possono tranquillamente fare dei contratti di prestazioni che poi si pagano a due anni, dopo che avviene il rimborso da parte della regione che partecipa».         

Le strutture private hanno deciso per la cassa integrazione. Poiché le strutture pubbliche sono in difficoltà non sarebbe il caso di assorbire questo personale? Lei cosa ne pensa?

«Si potrebbe pure fare».

A tempo determinato? Indeterminato?

«Tutto è possibile, purché si usi la ragionevolezza e si veda pure che tipo di personale».   

Lei si è pentito di avere fatto la rottamazione dei medici nel 2010?

«No. Quella era una richiesta sindacale, anche molto forte. La gente voleva il prepensionamento che era stato regolamentato da leggi. Il problema è stata l’impossibilità di ricoprire posti vacanti».

Oggi abbiamo un deficit, per quanto riguarda la sanità pubblica, di 60 milioni di euro. Giusto?

«Sì, più o meno. Si dice così, sì.»

Lei si sente responsabile, politicamente, di questo debito? O dobbiamo addebitarlo solo alle gestioni politiche successive?

«Bisogna essere onesti con le proprie responsabilità. Credo che ci possa anche essere parte di responsabilità. Parliamo, però, di sette anni fa. Dopo sette anni non è possibile che si dica che le responsabilità sono prevalentemente dipese da me».

E da chi sono dipese?

«Le responsabilità stanno nel sistema sanitario. In un sistema sanitario che non funziona dal punto di vista anche del finanziamento nazionale».

Ma la politica ha le sue responsabilità?

«Tutta la politica nazionale, quella di centro-destra e quella di centro-sinistra. All’opinione pubblica vorrei far osservare una cosa, che si rifiuta di approfondire questi argomenti. Ma qualcuno si è mai chiesto perché non si è mai attuato il cosiddetto piano dei costi standard, per le prestazioni sanitarie, in questo Paese?»

Ce lo dica lei.

«Costi standard definiti e uguali per tutti. Stiamo parlando della famosa siringa che deve costare la stessa cosa in Sicilia e in Sardegna. Ci si è mai chiesti perché non si è mai fatto?»

Perché non si è mai fatto?

«Perché ci rimette il Nord, ci perde il Nord».

Quindi la politica nazionale è a favore del nord del Paese?

«Assolutamente sì. È dimostrato dai conti. Ma sono argomenti che non appaiono».

Lei, da deputato, ha votato il federalismo fiscale.

«In qualche modo ho pensato che ci potesse essere un problema per il Sud, ma ero tranquillo perché il federalismo fiscale poggiava le sue basi, essenzialmente, sulla definizione dei costi standard, sia per la sanità sia per i servizi pubblici, quelli scolastici e quelli dei trasporti. Ho votato favorevolmente pensando che, tutto sommato, ci si potesse fidare di uno Stato che fa una legge e poi mantiene gli impegni».

Invece cosa è successo?

«Non è stato mai mantenuto l’impegno di fare i costi standard. Credo che questo sia il vero problema nazionale».

In Molise, però, abbiamo un rapporto pubblico privato particolare. Non crede?

«Questo rapporto è esasperato dal fatto che, addirittura, ci considerano la mobilità attiva come debito della Regione. E non ci consentono di riequilibrarlo dopo due anni, quando cioè le Regioni pagano».

Prima parte/continua

da WordNews.it

Carta Canta, “IORISMO DI RITORNO”

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di Paolo De Chiara

Iorismo di ritorno

 Scelte scellerate/1

“Il Molise si colloca in coda tra le realtà “più malate” del paese. Per cinque anni ho provato a fare una opposizione costruttiva cercando di indirizzare il governo regionale verso scelte che non fossero scellerate ma le mie parole sono rimaste inascoltate da una classe politica sorda a qualunque iniziativa che andasse a favore dei cittadini. Oggi il tempo delle critiche è scaduto”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018  

 Scelte scellerate/2

«Il Molise appare dunque come una regione ad economia di stampo socialista, quasi sovietico: la Regione interviene nel capitale di numerosissime aziende che puntualmente falliscono pur avendo assorbito decine di milioni di euro di soldi pubblici, nei comparti merceologici più disparati che in comune hanno una sola cosa: non c’entrano con i fini istituzionali dell’ente. Nel silenzio generale.

Il criterio di nomina dei vertici di tali aziende è, manco a dirlo, come sempre politico. E a decidere è come sempre, manco a dirlo, appunto Michele Iorio, in consiglio regionale dal 1990 ininterrottamente, in procinto di candidarsi per la quarta volta consecutiva nonostante una condanna in primo grado a un anno e 6 mesi di reclusione e una decina di procedimenti giudiziari aperti a suo carico».

Una pioggia di incarichi in Molise, «il Sole 24 Ore», 16 dicembre 2012

 Scelte scellerate/3

L’ex presidente della Regione Molise Michele Iorio è stato condannato in Corte d’Appello a Campobasso a sei mesi, a cui si aggiunge un anno di interdizione dai pubblici uffici, per la vicenda dello Zuccherificio del Molise. In primo grado Iorio era stato assolto. Con lui è stato condannato anche l’ex assessore regionale Gianfranco Vitagliano.

Abuso ufficio, condannato Iorio, «Ansa», 25 gennaio 2018

 

Tutto in casa/1

“È necessario rimboccarsi le maniche per restituire ai cittadini molisani il sacrosanto diritto alla Salute dando loro la possibilità di curarsi nella propria regione senza dover abbandonare le loro case, allontanarsi dalle loro famiglie e spendendo i loro risparmi per vivere fuori regione e stare accanto ai propri cari. Il pubblico dev’essere riqualificato e deve essere messo in condizione di richiamare anche risorse”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018  

 Tutto in casa/2

«Per i pm (come hanno ricostruito i giornali molisani) Iorio avrebbe proposto a Huscher, conosciuto tramite il giovane Luca, di assumere l’incarico di direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale per consentire a Iorio jr. di fare esperienza vicino a casa.

Così Huscher avrebbe ottenuto un ingiusto profitto: 93. 785 euro lordi all’anno più un’indennità ad personam di 31 mila euro. […] il figlio di Iorio avrebbe partecipato a interventi chirurgici prima di avere un rapporto di lavoro con l’ospedale. Ancora: la Regione finanziò un progetto di ricerca da 500 mila euro predisposto da Huscher. Il programma andava realizzato con l’università del Molise, per questo, secondo i pm, Huscher ottenne la nomina di professore straordinario per tre anni con retribuzione annua di 48 mila euro lordi».

“Abuso” d’amore di Michele Iorio per i figli, «il Fatto Quotidiano», 24 febbraio 2012

Tutto in casa/3

 «“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”».

L’intervista a Luca Iorio, «La Voce del Molise», 16 dicembre 2010

 

Barzellette/1

“La Regione Molise spende circa 90 milioni di euro l’anno per pagare le altre regioni perché i molisani vanno a curarsi altrove. E perché lo fanno? Perché le strutture pubbliche sono ridotte al lumicino non certo perché le nostre strutture non siano capaci di dare risposte. La terapia prevede un categorico no alla chiusura degli ospedali anche perché la chiusura degli ospedali di Venafro, Larino e Agnone, in sostanza, non ha prodotto una riduzione dei costi. I costi attuali della sanità, con quelle chiusure, sono identici ai costi di quando quelle strutture chiuse funzionavano”. 

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Barzellette/2

“[…] è evidente che qui il Rais (Michele Iorio, nda) è uno solo, è ben individuato, lo conoscono tutti, è evidente che è una decisione che ha preso lui. Ormai lo conoscono in tutt’Italia, siamo diventati la barzelletta dell’Italia. All’iper condannato, all’iper rinviato a giudizio e a chi ha devastato il nostro territorio risponderemo che siamo ancora qui e che non molliamo! […] Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.

La barzelletta d’Italia, «il Ponte», 2009, Giovancarmine Mancini, Fratelli d’Italia, oggi alleato di Iorio

 

Gli esempi/1

“Gli ultimi investimenti nella sanità pubblica risale al governo di centrodestra, con l’acquisto di macchinari come Tac, risonanze magnetiche in quasi tutti gli ospedali, la pet al Cardarelli di Campobasso (strumento all’avanguardia per la prevenzione e la cura dei tumori) oltre a tanti interventi strutturali. Tutto questo è solo un piccolo esempio di come è stata qualificata dal centrodestra in passato l’offerta pubblica ed è la premessa per riprendere la strada della valorizzazione del settore”. 

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Gli esempi/2

«All’ospedale ‘il Veneziale’ di Isernia non c’è vento di crisi. Mentre sulla gran parte dei nosocomi della regione si abbattono tagli e ridimensionamenti (con tanto di rivolte cittadine), per porre un argine al deficit sanitario arrivato a 600 milioni di euro in otto anni, al Veneziale no. Qui accade tutt’altro. Infatti, in questo ospedale la Regione Molise ha deciso di investire altro denaro, attivando una nuova unità operativa (una “stroke unit”) che costerà alle esangui casse regionali più di un milione di euro. Un finanziamento indirizzato al reparto di neurofisiopatologia, diretto dal primario Nicola Iorio, fratello del governatore. Fondi che saranno gestiti dalla direttrice del distretto sanitario regionale di Isernia, Rosa Iorio, sorella del governatore. Ma i due Iorio citati non sono gli unici parenti di Michele, presidente della Regione, che lavorano al Veneziale».

Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia, «la Repubblica», febbraio 2009

 Gli esempi/3

«Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio? A questa domanda ancora nessuno ha risposto. Si è solo stabilito “che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Tutto a spese dell’Asrem Molise. Quindi, dei cittadini. Rovigo può attendere. Se in altri reparti serve il personale (ma non solo) non sono problemi di questa dirigenza molisana. Anche i pazienti imbufaliti possono attendere nei disagi. E nelle lunghe liste d’attesa. Volete fare, ad esempio, un esame al cuore (un’ecocardiografia) al “Veneziale” di Isernia? Ci vogliono quattro mesi di attesa. Però le cose inutili vengono subito fatte. Lì non esiste attesa che tenga. Nel caos generale, nello spreco dei fondi pubblici, nell’aumento del debito e in una situazione di deficit (che ha portato a questa disorganizzazione: chiusura degli ospedali, intasamento dei pronti soccorsi, mancanza di risposte e di speranze) è arrivata quest’ultima trovata. Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?»

Molise: Iorio istituisce un’équipe di medici itineranti e l’affida al figlio, «AgoràVox.it», 12 aprile 2011

 

Invertire la rotta/1

“Invertire la rotta vuol dire dare fiducia a quella parte del centrodestra che si è contraddistinta non solo per la coerenza, ma anche nei fatti in un settore vitale per la società”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Invertire la rotta/2

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
La barzelletta d’Italia, «il Ponte», 2009, Giovancarmine Mancini, Fratelli d’Italia, oggi alleato di Iorio

Invertire la rotta/3

«Chirurgo a Isernia, bravo, ricordano, nel ‘75 raccoglie dal padre consigliere regionale Dc l’eredità politica, comprensiva di amici, collaboratori e bacino elettorale. Comune, Provincia, Regione. Nel ‘90 molla la professione, e non ha mai smesso di fare l’assessore, poi il presidente, intanto anche il deputato (un anno e mezzo dal 2001) casomai non fosse stato rieletto in Molise, e il senatore (nel 2006, stessa motivazione da uomo previdente). La giravolta? Sparita la Dc, nel 1996 è vicepresidente della Regione e candidato dell’Ulivo alla Camera: casualità o sgambetto, la lista la presentano fuori tempo. Lui allora passa al centrodestra, fa il ribaltone in Regione, subisce l’anno dopo un ontro ribaltone, perde le elezioni 2000, riesce a far annullare il voto, vince nel 2001. E non lo fermano più».

L’Italia si è fermata in Molise, «L’Espresso», marzo 2012

 Invertire la rotta/4

«[…] la sua candidatura a presidente della Regione per le prossime amministrative del 22 aprile e quindi a rischio per la Legge Severino, legge che da subito lo fa decadere da consigliere regionale. Iorio era anche in lizza per un posto al Senato per le politiche. Secondo la sentenza del tribunale Iorio avrebbe ”adottato intenzionalmente atti e scelte amministrative estranee e anzi contrarie alla gestione ottimale degli interessi pubblici al fine di procurare un ingiusto e ingente vantaggio patrimoniale a terzi (socio privato) realmente conseguito, con altrettanto ingente danno per l’Ente Regione Molise a tale scopo». 

Abuso ufficio, condannato Iorio, «Ansa», 25 gennaio 2018

 Invertire la rotta/5

“Mi candido perché rispetto la legge che stabilisce delle procedure. Ho la coscienza a posto, limpida, le mani pulite”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 

CARTA CANTA, febbraio 2013 – La barzelletta d’Italia

 

Michele Iorio e Giovancarmine Mancini

Michele Iorio e Giovancarmine Mancini

La barzelletta d’Italia

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

 “Un altro colpo di coda del regime, hanno iniziato con la mia revoca da vice-sindaco, appena tre anni fa. Abbiamo costruito la destra reale, il reale centro-destra fatto da persone che credono in alcuni valori e che credono nella politica con la ‘p’ maiuscola. Abbiamo determinato le sorti di questa elezione… adesso che dovevamo iniziare a lavorare questi delinquentelli della politica rispondono dando schiaffi ancora una volta alla città di Isernia. La verità è che logiche camorristiche si sono impadronite dei vertici locali di questo finto, fasullo centro-destra… questi non hanno la libertà nemmeno di decidere che tipo di sigaretta fumare… è evidente che qui il Rais (Michele Iorio, ndr) è uno solo, è ben individuato, lo conoscono tutti, è evidente che è una decisione che ha preso lui. Ormai lo conoscono in tutt’Italia, siamo diventati la barzelletta dell’Italia. All’iper condannato, all’iper rinviato a giudizio e a chi ha devastato il nostro territorio risponderemo che siamo ancora qui e che non molliamo!”.

Giovancarmine Mancini, 11 giugno 2012, dopo le dimissioni dei consiglieri di centro-destra al Comune di Isernia, http://www.youtube.com/watch?v=4wwLxV_lGBk

 

“ …non siamo alleati di serie B. Siamo alleati con pari dignità”.

Giovancarmine Mancini, candidato con La Destra per le regionali in Molise,

alleato di Michele Iorio, I Fatti del Molise, 19 gennaio 2013

 

“Bisogna andare oltre la destra e la sinistra. Abbiamo un’emergenza libertà, abbiamo un’occupazione del potere in modo capillare che mi preoccupa. Vedo come gestiscono e perché hanno tutti questi voti. (Mancini apre un foglio e legge alcuni nominativi dall’elenco delle consulenze e degli incarichi regionali, n.d.r.) Incarichi di collaborazione, direzione generale. Dal 22/8/2007 al 13/5/2008 4.575 euro a Cosmo Galasso, segretario regionale di Progetto Molise, ex succursale di Forza Italia e attuale succursale del potente imperatore a livello regionale (Michele Iorio, n.d.r.). Questo è solo uno degli esempi di questa catena clientelare che fa paura. Siamo di fronte un’emergenza che fa paura, che indigna”.

Giovancarmine Mancini, intervista pubblicata sul mensile molisano il Ponte, agosto-settembre 2009

 

“Non posso far saltare un’alleanza nazionale per il Molise, il mio segretario nazionale è candidato alla presidenza della Regione Lazio”.

Giovancarmine Mancini, candidato con La Destra per le regionali in Molise,

alleato di Michele Iorio, I Fatti del Molise, 19 gennaio 2013

 

“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco del Comune di Isernia. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa. C’è la possibilità che noi vedremo Rosetta Iorio candidata sindaco per il PdL. Soprattutto in questa fase non penso che avrebbero avuto la faccia così tosta di sfiduciare Melogli e far andare a votare appena dopo due anni. Sono capaci di tutto e lo hanno dimostrato…”.

 Giovancarmine Mancini, intervista pubblicata sul mensile molisano il Ponte, agosto-settembre 2009

…mi aspetto dal governatore Iorio che si impegni affinché i soldi pubblici siano gestiti con più oculatezza, ma soprattutto che vadano in direzione delle piccole e piccolissime aziende molisane e all’attività commerciali, che rappresentano l’ossatura del nostro territorio, così evitiamo sperperi verso colossi che poi alla fine ricattano soltanto utilizzando male i soldi pubblici. […]

Giovancarmine Mancini, candidato con La Destra per le regionali in Molise,

alleato di Michele Iorio, I Fatti del Molise, 19 gennaio 2013

“…Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.

Giovancarmine Mancini, intervista pubblicata sul mensile molisano il Ponte, agosto-settembre 2009

 

“Non gradisco, e l’ho detto apertamente, che i soldi vengano dati ad aziende ai cui vertici ci sono persone che hanno alle spalle fallimenti miliardari, tra l’altro con soldi pubblici senza dimenticare che non vengano più utilizzati gli interinali per selezionare il personale, ma soprattutto che vengano fatti i concorsi pubblici. Questo sono tutte battaglie della destra sociale”.

Giovancarmine Mancini, candidato con La Destra per le regionali in Molise,

alleato di Michele Iorio, I Fatti del Molise, 19 gennaio 2013

 

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.

Giovancarmine Mancini, intervista pubblicata sul mensile molisano il Ponte, agosto-settembre 2009

 

“…e mi sono accorto che lui ha capito e ha riconosciuto gli errori commessi nel passato, perché queste mie richieste serviranno a rilanciare l’economia molisana”.

Giovancarmine Mancini, candidato con La Destra per le regionali in Molise,

alleato di Michele Iorio, I Fatti del Molise, 19 gennaio 2013

(VIDEO) COMUNE/5 Per Mancini: “Logiche camorristiche, siamo la barzelletta d’Italia”

Per Mancini: “Logiche camorristiche,

siamo la barzelletta d’Italia”.

 

 

Isernia, 11 giugno 2012

“IL COLPO DI CODA DEL REGIME”

Giovancarmine MANCINI (la Destra), consigliere comunale, attacca il Pdl: “Il Molise ha un rais (Michele Iorio, ndr)… questa è un’offesa per la Città e per la politica… va premiata la volontà del popolo”.


L’Avv. Mancini parla di “logiche camorristiche”.

CHI SONO I DIMISSIONARI?
Rosa Iorio, Gianni Fantozzi, Stefano Testa, Raffaele Teodoro e Mario Lastoria (Pdl);

Antonio Scuncio, Pietro Paolo Di Perna, Angelica Morelli e Giancarlo Chiacchiari (Alleanza per il Molise);


Mike Matticoli, Clelia Iadisernia e Andrea Galasso (Udc);


Domenico Chiacchiari, Mario Lombardi e Antonio Furioso (Progetto Molise);

Cesare Pietrangelo (Adc);


Piero Sassi (Grande Sud);


Domenoco Di Baggio (Udeur).

A cura di Paolo De Chiara

 

Rosa IORIO

LA SORELLA. Intervista all’Assessore ai Lavori Pubblici di Isernia Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosetta Iorio: “Solo pregiudizi sulla nostra famiglia”

La sorella del presidente della Regione, oggi assessore ai lavori pubblici al Comune di Isernia e direttore del distretto sanitario, non nasconde la possibilità di diventare sindaco del capoluogo. Sull’emergenza scuole: “La Regione ha sempre concesso i soldi per la ricostruzione. Sono i Comuni che devono chiedere i fondi”.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ stata la prima eletta al Comune di Isernia. Rosetta Iorio, la sorella del presidente della Regione Molise Michele Iorio, nella roccaforte isernina, ottenne un ottimo risultato con i suoi 339 voti. I maligni ipotizzarono l’intervento diretto del fratello presidente. “Quando sono stata eletta il sindaco Melogli, essendo la prima eletta, mi chiedeva una preferenza e vedeva bene per me, in quanto donna, le politiche sociali. Io mi sono categoricamente rifiutata di assumere un ruolo tipicamente femminile che poteva essere quello delle politiche sociali, anche se non è tipicamente femminile perché lo hanno ricoperto assessori uomini. Ho voluto assumere un incarico che mi mettesse a confronto con una realtà che non era la mia”. Noi l’abbiamo avvicinata, il 16 ottobre scorso, per parlare di scuole insicure, dei rapporti familiari e dei rapporti politici.

Perché sono trascorsi sette anni da San Giuliano senza muovere un dito per le scuole di Isernia?

“Il pregresso è sicuramente caratterizzato da due tipologie di attività: la verifica di tutte le strutture scolastiche, fatta da un pool di ingegneri, che ha portato ad una documentazione prima inesistente. Sono stati spesi dei soldi sia per fare questa indagine, sia per fare delle opere di ristrutturazione. Nel passato molte opere di ristrutturazione avevano riguardato la Giovanni XIII. La seconda azione è stata quella di progettare una “Scuola Sicura”. Questa scuola ha impiegato un po’ di tempo a venire su. Nell’ottica del politico che programma un intervento c’è questo: faccio la gara, si incominciano i lavori e si inaugura la scuola. Tutto questo non è stato. Perché c’è stata una controversia giudiziaria che ha fatto perdere un bel po’ di tempo. E questo è molto grave. Questo ha compromesso la possibilità che noi avessimo una scuola dove potevano essere alloggiati tranquillamente e in assoluta sicurezza 600 ragazzi. Io non voglio difendere nessuno. Sono qui da due anni. Mi sono trovata ad avere, quindi, una “Scuola Sicura” da portare avanti che viceversa avrei dovuto trovare pronta. Ho mandato avanti le cose. Non per mio merito le cose giudiziarie si sono risolte. Da qui ad un anno avremo una scuola sicura per 600 bambini”.

Il sindaco Melogli, sulle nostre colonne, affermò:“dopo il terremoto de L’Aquila ho fatto fare tutti i rilievi sul posto e i risultati sono stati assolutamente tranquillizzanti. Il dirigente Castiello chiese i risultati delle indagini fatte. L’ufficio tecnico del Comune mandò una sorta di foglio volante, una specie di graduatoria, fatta dalla protezione civile regionale, che classificava gli edifici scolastici di Isernia. Dal documento risultava che questi edifici scolastici avevano un certo grado di vulnerabilità”. Che ne dice di mettere un punto fermo, soprattutto, per capire bene qual è, oggi, la situazione?

“Non so a cosa si riferisca il sindaco. E’ vero che il primo cittadino nell’immediatezza ha fatto fare una verifica. Da questa verifica è emerso che non era successo nulla. Abbiamo potuto desumere che lo stato delle scuole isernine è lo stesso di quello prima del terremoto di L’Aquila. Quando parla di un foglio volante credo si riferisca ad un documento non ufficiale, al quale è inutile riferirsi visto che ci sono documenti ufficiali che testimoniano la vulnerabilità degli edifici scolastici. Gli edifici scolastici, secondo la documentazione, sono vulnerabili”.

Per il sindaco gli istituti possono essere utilizzabili e fruibili e non si può correre appresso alla legge.

“Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito. E’ vero, la legge varia di anno in anno. Nel momento in cui mi si dice che un edificio è vulnerabile mi devo attivare, giorno dopo giorno, per risolvere questa situazione”.

Però, sino ad oggi, i ragazzi continuano a frequentare strutture vulnerabili.

“Appena sono arrivata all’assessorato ai Lavori Pubblici ho chiesto la situazione delle scuole. Mi sono occupata della sicurezza per le cose più grossolane che c’erano. Ho chiesto due finanziamenti alla Regione che mi sono stati concessi. Poi è intervenuto il terremoto de L’Aquila. Le cose sono cambiate completamente”.

Durante i lavori del consiglio comunale dove erano presenti i genitori, gli addetti ai lavori, i comitati, il sindaco Melogli dichiarò: “tutti gli istituti scolastici sono agibili e fruibili ad eccezione dell’Ignazio Silone che può essere utilizzato per scopi non didattici”. Lei accetta l’affermazione del primo cittadino?

“Anche il sindaco è consapevole…”.

Ma lei è d’accordo con questa affermazione?

“Oggi le strutture sono in piedi, gli alunni sono dentro. Ovviamente sono fruibili, altrimenti saremmo…”.

Ci sono, però, gli indici di vulnerabilità sismica (PGA) che sono tutti inferiori a uno, il valore minimo previsto dalla normativa per la sicurezza in zone altamente sismiche.

“Abbiamo ancora tempo per…”

Ma Lei che dice come Assessore?

“Ho chiesto un finanziamento alla Regione…”.

Ma ha ragione il Sindaco?

“Io non sono un tecnico”.

Lei è Assessore ai Lavori Pubblici.

“Sicuramente sono fruibili, sono agibili e però questo non vuol dire che non siano vulnerabili. Io la metterei sotto un altro profilo. Direi: oggi devo risolvere il problema delle scuole. Le dico che sto lottando con il tempo. Sono interventi che richiedono un minimo di tempo”.

Però dobbiamo capire bene. La gente deve sapere qual è la reale situazione.

“Il sindaco ha fatto delle ordinanze. Quindi ha consentito l’utilizzo delle scuole. Devo ritenere che le scuole siano fruibili ed agibili. Noi abbiamo sentito i tecnici che hanno detto che potevano essere utilizzate le scuole”.

Il suo ex collega di giunta, Mancini, dice chiaramente che “qualcuno ha tirato i tecnici per la giacchetta”.

“Su questo piano non scendo, scendono altri. Quando ho qualcosa da dire e se penso che il tecnico è stato tirato per la giacchetta vado in Procura”.

Nello stesso consiglio comunale, dove si affrontavano le problematiche delle scuole sicure, il consigliere di maggioranza Potena, che è anche consigliere provinciale per il PdL, ha urlato, rivolto ai banchi della giunta:“l’amministrazione su questo tema ha completamente fallito”.

“Sulla scuola il problema è complesso. Il fallimento si stabilisce se tu dai una svolta al problema. Ma dire “hai fallito” e non dare soluzione, mi consenta, è molto semplice. Potena disse che non c’era urgenza. Programmiamo e andiamo avanti. Non accettava nessun tipo di situazione di emergenza. Nemmeno le strutture leggere che ho proposto e sto portando avanti. Lui mi ha votato contro. Ma è un suo pensiero. Ci mancherebbe che uno quando fa parte di una maggioranza, su un problema così complesso, debba condividere necessariamente. Grazie a Dio siamo in democrazia. Quante volte non ho la stessa opinione del sindaco. Non ne faccio mistero. E non per questo il sindaco mi revoca. E’ un opinione che spero sia un arricchimento e non un contrasto che fa perdere tempo”.

“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa”. Questo è quanto ha affermato Mancini. Nel consiglio comunale, dove si decideva l’approvazione dei riequilibri di bilancio, il capogruppo di Forza Italia, Fantozzi, è stato chiaro nei confronti di questa amministrazione:“solo ed esclusivamente per un senso di responsabilità, voteremo i riequilibri di bilancio e tale “senso di responsabilità” deve essere inteso come un ulteriore e definitivo “atto di fiducia” verso il sindaco”. Non è che i problemi interni al centro-destra si ripercuotono sui cittadini? E si tralasciano tematiche fondamentali come quelle delle scuole sicure?

“Sarebbe immorale. Sulle scuole andiamo avanti, condividiamo tutto e stiamo condividendo tutto anche con l’opposizione”.

Ma è vero che Lei attaccava Gabriele Melogli?

“E’ normale che un’assessore non sia schiava del sindaco perché altrimenti c’è un appiattimento e non c’è quella dialettica importante. Ogni problematica ha un punto di vista. C’è un momento di confronto. Ma si immagina una giunta che pensa esattamente tutto quello che pensa il sindaco. Facciamo il potestà che è meglio. Io faccio il mio ruolo. Ho molta stima del sindaco Melogli. Su alcuni punti, che attengono anche al fatto che io sono donna, forse non solo, io non la vedo come la vede lui. Ma questo non ci impedisce di stimarci a vicenda. Non ho mai brigato per far cadere questo sindaco. Non ho alcun interesse a far cadere questa maggioranza”.

E se il sindaco Melogli non “cacciava” il vice-sindaco Mancini?

“Si teneva Mancini. Che problema c’era. Non credo che la presenza o la non presenza di Mancini in giunta possa condizionare la politica comunale”.

Lei ha affermato che un assessore può esprimere un parere diverso. Perché Mancini non può esprimere un suo parere?

“Tra il parere e le accuse infamanti ritengo che ci sia una grande differenza”.

Ma in quel caso non ci si poteva rivolgere alla Magistratura?

“Non ho sfiduciato Mancini. Non è una cosa che mi riguarda. E’ una cosa che ha fatto il Sindaco. Mancini è l’ultimo dei miei problemi. Mi consenta. Non so se è il problema è di qualche altra persona”.

Di certo non è del giornalista che pone le domande

“Allora andiamo avanti”.

Mancini l’ha citata. E’ mio dovere, da giornalista, farle queste domande.

“Se le interessa sapere quello che penso sulle scuole sono pronta a risponderle. Se lei mi interroga ancora su Mancini, guardi, la devo solo salutare”.

E perché? Stiamo ragionando su alcuni punti che riguardano Lei.

“Mancini non mi interessa. Una persona che scrive sul giornale quello che ha scritto lui e non riesce ad avere un minimo di consapevolezza. Lei dovrebbe prendere le presenze in Giunta, vedere cosa ha fatto Mancini. Non venga a chiedere a me. Io faccio il mio lavoro, sono presente in Giunta”.

Qual è la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici di Isernia?

“Diciotto aule a San Lazzaro più sette a San Leucio. Avremo individuato a San Lazzaro un terreno che potremo avere, in parte è già comunale, a trattativa eventualmente con il proprietario. La bontà di questa procedura per costruirvi lì una scuola, sempre in prefabbricato leggero. Essendo leggere sono più adatte nelle zone sismiche”.

Quali sono i tempi?

“Un anno per la scuola di San Leucio con 500 ragazzi, diciotto aule a San Lazzaro che potremo avere a breve”.

Breve che significa?

“Le prime dieci a gennaio 2010,  le altre otto me le dovrebbero ancora finanziare, quindi passerà del tempo”.

Le altre sette di San Leucio?

“Il 12 dicembre da gara”

E poi c’è la sua ipotesi di scuola da costruire a San Lazzaro?

“Che potrebbe ospitare 600 ragazzi”.

I termini per questa ipotesi?

“Dobbiamo prevedere per l’acquisto, il finanziamento, la gara. Io penso che andiamo all’inizio dell’anno venturo. Questa nuova scuola potrebbe rimanere “scuola media” perché a San Lazzaro c’è bisogno di una scuola media”.

Questa volta in due anni facciamo tutto?

“Direi meno di due anni”

Quanto meno?

“A partire da oggi un anno”

Fine 2010?

“Vorrei che l’anno venturo scolastico veda in sicurezza una grande popolazione scolastica. Questa è una proposta dell’assessore. La porterò all’attenzione della giunta e della commissione, la condividerà con loro. Che le mamme siano d’accordo non ho dubbio. Sulle strutture leggere ho già incontrato i comitati Scuola Sicura e per quanto riguarda quest’altra struttura che dovrebbe nascere non vedo perché le mamme non dovrebbero essere d’accordo”.

Lei parlava dei finanziamenti regionali. Il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, ha scritto: “soldi stanziati per le iniziative più stravaganti, come i 600mila euro per un “parco tecnologico dell’ acqua”, 200mila euro per il Museo del profumo a Sant’ Elena Sannita,250mila euro sono stati spesi per la sperimentazione del ripopolamento della seppia nelle acque del Molise, 90mila euro per il monitoraggio dell’apis metallifera linguistica, 450mila per il museo naturalistico di Monte Vairano, 425mila per un centro di equitazione, 800mila per la sistemazione di sentieri e ippovia e ippoterapia, 1544mila per il programma televisivo On The Road su Italia Uno, 100mila per la patata turchesca di Pesche”. Dopo sette anni dal crollo di una scuola pubblica i problemi della sicurezza ancora investono tutta la Regione. Questi soldi, con una grossa emergenza, potevano essere utilizzati prima per mettere in sicurezza gli Istituiti scolastici della Regione e poi per finanziare la “patata turchesca” di Pesche ed altro?

“La Regione quando vengono chiesti i soldi per motivi ottimi come sono quelli della ricostruzione delle scuole gli ha sempre concessi, adesso patata o non patata. Abbiamo chiesto “Scuola Sicura”, siamo stati finanziati”.

“Patata o non patata”. Sono passati sette anni.

“I Comuni devono chiedere i fondi”.

Lei, quindi, dice che i Comuni non hanno chiesto i fondi per la ricostruzione?

“Non lo so. Non mi occupo ne di patate, ne di triglie, ne di quant’altro. Quando ho chiesto i fondi sono stati dati. Isernia ha chiesto i fondi e sono stati concessi”.

Dopo sette anni però?

“Gli ho chiesti e mi sono stati concessi dopo un mese”.

Sono passati sette anni dal terremoto di San Giuliano di Puglia.

“Ma le risulta che ci sono delle richieste inevase? Sono i Comuni che devono chiedere. Guardi che la Regione non può andare in un comune e dire: un momento adesso ti faccio la scuola. Sono i Comuni che rilevano i bisogni comunali. Se lei mi trova delle richieste inevase io do ragione a lei. Ma me le deve trovare le richieste inevase”. (Per il numero di dicembre sentiremo i sindaci molisani per sapere se le cose stanno effettivamente così, n.d.r.).

Allora è colpa dei Comuni?

“Non so. Perché non c’ero. Lei mi deve trovare delle richieste fatte alla Regione che sono state inevase. Cioè la Regione ci ha rifiutato un finanziamento sulle scuole. Quando ce lo ha rifiutato allora possiamo polemizzare. Non so se l’art.15 o la delibera Cipe, non so come sono stati chiesti i fondi per la scuola sicura perché non c’ero. Quando si è chiesto quello si è fatto quello. Quando si è fatta l’acqua solfurea si è fatta l’acqua solfurea, si è chiesto il parco si è fatto il parco. La Regione finanzia quelle necessità che un Sindaco ti rileva e ti inserisce in un progetto. Per le scuole l’ultimo problema che abbiamo è per i fondi, il vero problema che abbiamo è il tempo”.

In sette anni il Comune di Isernia non ha chiesto nessun finanziamento per le scuole?

“Lo chieda al Sindaco, io non c’ero. Lo chieda a Mancini, io non c’ero”.

A Lei non risulta?

“Non ho fatto questa ricerca, ho tanto da fare”.

L’ex assessore ai Lavori Pubblici Bizzarro (oggi consigliere regionale, n.d.r.) non ha mai chiesto un finanziamento per la messa in sicurezza degli Istituti scolastici di Isernia?

“Li ha chiesti e li ha ottenuti. Scuola Sicura si sono fatti con questi fondi. Non mi sembra che non ci sia Scuola Sicura. Sono 5 milioni di euro Scuola Sicura”.

Lei si sta riferendo alla Scuola di San Leucio. Quando è partito il progetto? Sette anni fa?

“E’ partito con Bizzarro. Li ha chiesti Bizzarro”.

Sette anni per fare una scuola, che ancora non è pronta.

“Lo chieda a chi ha fatto la contesa giudiziaria. Lo chieda alle procedure. Si informi. Noi abbiamo sbloccato la vicenda non più di quattro, cinque mesi fa”.

Io mi informo. Ma sono tanti sette anni per fare una scuola. All’estero sono molto più veloci, più snelli.

“Quando si fanno procedure veloci e snelli e non si sa il rispetto di quelle che sono i tempi della magistratura si va a finire dentro”.

Sembrano esagerati sette anni.

“Lei deve prendersela con altri organismi che non sono i miei. Se il Comune avesse impiegato sette anni lei avrebbe ragione. A parte che non sono sette anni”.

Da San Giuliano sono passati sette anni.

“Vada a chiedere all’Amministrazione dell’epoca. Io sono quella meno adatta”.

Che è la sua di oggi.

“Io sono arrivata due anni fa”.

Lei cosa ne pensa degli interventi di Repubblica, l’Unità e di altri giornali sulla ‘famiglia Iorio’? “Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, così Repubblica il 20 febbraio scorso.

“Se non ci uccidono siamo ancora qui. Non credo sia un delitto avere cugini, fratelli e figli. Se si abita nella stessa città si vive nella stessa città. Purtroppo noi non abbiamo questo bene. Molti sono dovuti andare fuori”.

Ci sono stati anche problemi giudiziari per suo fratello Michele Iorio per la questione del figlio.

“Mio fratello se ha questioni con la giustizia li risolverà con la giustizia. Mi sembra che stia andando avanti e stia andando avanti per la sua strada. Se la giustizia ritiene di dovere avere di chiarimenti siamo pronti a darglieli”.

Dobbiamo parlare di “parentopoli”, “saga familiare”, “dinastia” o di “meritocrazia”? Quale definizione possiamo dare?

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.

Quindi, secondo Lei, è un pregiudizio?

“Lei ha parlato con me. Le ho dato la dimostrazione di essere una sciocca? Parlo in italiano? Ha visto il mio curriculum scolastico? Lo vuole vedere? Vuole vedere quello che ho fatto nella mia vita professionale? Allora devo essere punita perché sono la sorella di Michele Iorio? Parliamo di mio marito (Sergio Tartaglione, n.d.r.), il famoso cognato del presidente che ha 60anni. Lei pensa che ha fatto carriera dopo che mio fratello è diventato Presidente di Regione?”

Lasciamo, per adesso, i casi singoli. Altrimenti dovremo approfondire la posizione del cognato Tartaglione, della sorella Rosetta, del figlio Luca, del cugino Bizzarro, della moglie del cugino De Cola, dell’altro figlio Raffaele e del terzo figlio Davide, della cugina Giovanna Bizzarro e del fratello della moglie del presidente Carnevale. Lei conferma, quindi, che sono solo dei pregiudizi?

“Assolutamente si”.

Ha letto il libro di Vinicio D’Ambrosio “Il Regno del Molise”?

“No. Lo compreremo e lo leggeremo”.

E’ intenzionata a fare il Sindaco di Isernia?

“Non ci penso proprio. Sono talmente impegnata a fare l’assessore ai Lavori Pubblici che il fatto di fare il Sindaco non mi solletica, al momento”.

In futuro?

“E per lei andare a scrivere su Repubblica?”

Tutto è possibile nella vita.

“Anche per me”.

INTERVISTA PUBBLICATA su “il Ponte”, novembre 2009

Ottavio Balducci

In Molise cambia tutto: arriva l’AEROPORTO

 

Ottavio Balducci

Ottavio Balducci


Nel ‘98 buttati 200milioni di lire per uno studio di fattibilità.

Parla il presidente dell’Avioproject Balducci: “i soldi ci sono ma sono bloccati”

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

Scalo aeroportuale del Molise. Ecco l’oggetto della strana delibera regionale (804) del 12 settembre 2011. Uscita fuori un mese prima delle elezioni regionali. Che hanno riconfermato Michele Iorio, Pdl (alla terza legislatura). I riconfermati Iorio (presidente della giunta), Pietracupa (vice presidente) e gli assessori Cavaliere, Di Sandro, Fusco Perrella, Marinelli e Vitagliano non si dovevano limitare all’ordinaria amministrazione? I rappresentanti della giunta hanno operato in maniera legittima? Abbiamo incontrato Ottavio Antonio Balducci, presidente della società a responsabilità limitata AvioProject. Fondata da cinque professionisti di Isernia: Balducci, Gabriele Cristinzio, Antonio De Tora, Fabiano Falcione e Pasquale Di Nezza. Molto attiva per la costruzione dell’Aeroporto del Molise, sostenuta fin dal 2007 dalla stampa locale. Questi alcuni titoli: “Aeroporto, firmato il protocollo di Intesa”, 2007 – “Spicca il volo l’aeroporto del Molise”, 2008 – “Prende quota l’aeroporto del Molise”, 2009 – “Aeroporto, con meno di 100euro si potrà volare in tutta Italia”, 2010 – “Avioproject a Venezia per presentare l’aeroporto del Molise. Grandi consensi per il progetto”, 2011. Il Molise da parecchi anni assiste alla politica dell’annuncio. Non solo sull’aeroporto. Esiste anche un accordo di programma tra la Regione Molise e il Governo nazionale per la realizzazione di un aeroporto nel Comune di Sepino, Campobasso. Nel 1998 (delibera n. 1126) la giunta regionale stanziò 200milioni delle vecchie lire per la redazione di uno studio di fattibilità “per la realizzazione di una struttura aeroportuale”, individuando il consorzio per il nucleo di industrializzazione Campobasso-Bojano quale Ente attuatore. Oggi, la strana delibera, parla di “scalo aeroportuale del Molise”. Ubicato dove? Tra i comuni di Cantalupo nel Sannio, Isernia e San Massimo, Campobasso. Tanto per non scontentare nessuno. Ma si tratta di aeroporto o di aviosuperficie? Scrive l’Enac (ente nazionale per l’aviazione civile) nella relazione di sopralluogo: “la particolare natura del territorio non lascia prevedere che possano raggiungersi livelli significativi da giustificare l’onerosa realizzazione e gestione di un nuovo aeroporto”. Suggerendo “la realizzazione di un’infrastruttura classificata come ‘aviosuperficie’ che, con costi di gestione contenuti, consentirebbe da subito lo sviluppo di un’ampia serie di attività (dai voli d’affari al lavoro aereo, dalla scuola di volo al trasporto pubblico al soccorso sanitario)”. A che punto siamo con l’annunciato “Aeroporto” del Molise? Per Balducci, presidente del consiglio di amministrazione e già consigliere del Comune di Isernia, in quota centro-destra, il grosso è fatto. “Abbiamo costituito una srl, partecipata al 50% dagli Enti locali che sono Comune di Cantalupo e Comune di San Massimo. Che hanno presentato al Ministero delle Infrastrutture, tramite il Provveditorato alle Opere Pubbliche, le domande di finanziamento in una specifica misura dedicata alle opere minori”.
Quantifichiamo i costi.
“Dieci, undici milioni di euro massimo”.

Dove escono?
“Li dà lo Stato a beneficio dei Comuni di Cantalupo e San Massimo. No ad Avioproject. Questi Comuni dovranno conferire l’opera all’Ente che riceverà il beneficio di chi vorrà gestire la struttura”.

Avioproject potrà avere questa possibilità?
“Può concorrere a gestirlo. Per Avioproject lo scopo è quello di costruire l’Aeroporto e avviarlo”.

Esistono altri progetti che riguardano l’Aeroporto del Molise.
“Lo abbiamo scoperto in via incidentale. Diversi studi di fattibilità prevedevano la costruzione dell’Aeroporto addirittura di fronte al sito archeologico di Sepino”.

Quali sono i tempi?“Se i fondi dovessero arrivare oggi, possiamo calcolare 18 mesi per la realizzazione”.

Fine lavori?
“Nel 2014”

Ci sono i soldi?
“Formalmente ci sono”.

La Regione Molise il 12 settembre scorso ha licenziato la delibera 804, con oggetto: “scalo aeroportuale del Molise”.
E’ una presa d’atto”

E’ legittima questa presa d’atto a un mese dalle elezioni regionali (16/17 ottobre 2011, ndr.) e a dodici giorni dalla fine della legislatura (31 agosto 2011, ndr)?
“La delibera è soltanto un atto ricognitivo di quello che di fatto già c’è”.

La costruzione di uno “scalo aeroportuale” rientra nell’ordinaria amministrazione?
“Rientra nell’ordinaria amministrazione perché l’atto di programmazione già prevedeva in quel sito questo tipo di infrastruttura”.

Non Le sembra strano che la delibera viene fatta un mese prima delle elezioni?
“Lo dovete chiedere ai politici”

Lei parla di aeroporto, la delibera regionale parla di “scalo aeroportuale”, la stampa locale definisce questa infrastruttura come aeroporto. Per Avioproject è un aeroporto o un’aviosuperficie? L’Enac nella sua relazione fa una netta distinzione, suggerendo la realizzazione di un’infrastruttura classificata come “aviosuperficie”. 
“Parliamo di un’aviosuperficie che deve avere le caratteristiche di un aeroporto”.

Siamo nella seconda regione più piccola d’Italia. Dove è stato tagliato di tutto: dalla manutenzione delle strade all’assistenza sanitaria agli anziani dagli ospedali pubblici al trasporto locale. Non esistono infrastrutture adeguate. In questo contesto, dove si registra un drammatico buco nella sanità, è necessaria questa costruzione?
“Le risorse per l’aeroporto non vanno ad essere prese dalle risorse regionali. Sono finanziamenti specifici per il Mezzogiorno, per le infrastrutture minori”.

Parliamoci chiaro. La situazione del Molise è disastrosa. Serve questa infrastruttura?
“Credo che l’aeroporto sia l’ultima spiaggia”.

Se fallisce questo progetto, secondo Lei, fallisce l’intera Regione?
“La Regione perde, sicuramente, un’occasione di sviluppo in tempi ragionevoli. Uno non può essere condannato nel Molise a vivere senza infrastrutture”.

A proposito di infrastrutture in Molise: secondo il parlamentare molisano Sabrina De Camillis: “non occorre essere dei grandi pensatori per capire la portata delle infrastrutture che il centro-destra ha ipotizzato per il Molise: l’autostrada Termoli-San Vittore, l’interporto di Termoli, l’aviosuperficie sulla piana matesina, la metropolitana leggera per i comuni limitrofi con il capoluogo regionale”. Sino ad oggi nessuna di queste opere è stata realizzata. Però si continuano ad annunciare le infrastrutture per il Molise.
“Questo significa come verso Avioproject non c’è stata tutta questa attenzione che in qualche modo si vorrebbe far credere che ci sia stata”.

Che significa?
“Avioproject non ha fatto grande pubblicità delle proprie attività, anche perché per arrivare a un progetto definitivo ha dovuto affrontare un bel po’ di lavoro. Quando ha parlato la De Camillis Avioproject era ai primi passi”.

Non arrivano mai queste infrastrutture. Rimane il solo annuncio.
“Abbiamo le peggiori infrastrutture”.

Il sito scelto si trova nel Comune di Cantalupo, in provincia di Isernia e nel Comune di San Massimo, in provincia di Campobasso. Una scelta per non scontentare nessuno?
“No, no. Solo per un fatto tecnico”.

Non si capisce tanto di cosa stiamo parlando. Chi parla di aeroporto e chi di aviosuperficie.
“Io parlo di aviosuperficie con caratteristiche di aeroporto”

Mettetevi d’accordo.
“E’ come dire ‘l’autostrada già c’è, invece è una superstrada”.

Parliamo di due cose differenti.
“Ci sono autostrade dove non si paga il pedaggio. In alcune parti del Nord ci sono. La variante di Venafro ha delle caratteristiche autostradali”.

E’ una superstrada.
“Classificata come superstrada. In Italia ci appassioniamo alle forme e non alle sostanze”.

Ritorniamo ai fatti. Sulla stampa locale leggo: “viene a realizzarsi un sogno per tutti i molisani” Questo è il sogno per i molisani? 
“L’aeroporto è uno strumento per raggiungere il Molise, per andar via dal Molise e per tornarci molto in fretta”.

Basta un’ora di macchina per raggiungere Napoli e due ore per gli aeroporti di Roma.
“Da Venafro sicuramente, da Isernia anche. Ma se parliamo di aree interne della provincia di Campobasso non è assolutamente così”.

Mancano le famose infrastrutture. Si vuol fare l’aeroporto, senza avere le infrastrutture adeguate.
“Ma costano troppo. Per fare l’autostrada si parla di 300milioni di euro”.

Cosa cambia con questa struttura?
“Cambia tutto”.

Mi dia una percentuale per la realizzazione di questo “sogno per i molisani”.
“Siamo convinti che l’aeroporto si farà. Le uniche cose contrarie potrebbero essere soltanto una scelta di revoca per i finanziamenti. Non siamo delle persone che possono finanziare un’opera di questo tipo. Né abbiamo un interesse particolare che ci vendiamo le case per realizzare l’aeroporto del Molise”.

Ci sono i soldi?
“Si. Cinque milioni di euro a Cantalupo e cinque milioni di euro a San Massimo”.

Sino ad oggi non è stata conferita alcuna somma.
“Questo credo che riguardi non soltanto la nostra struttura, ma anche la realizzazione di altre opere”.

Quindi?

“I soldi ci sono, ma sono bloccati”.

da Malitalia.it

Il Partito Disorientato del Molise

Partito Disastrato del Molise

Partito Disastrato del Molise

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non trova pace la creatura politica del giovane segretario regionale Danilo Leva. Sono partiti gli attacchi. I dirigenti cominciano a criticare le scelte illogiche e fallimentari. Anche gli iscritti e i simpatizzanti cominciano a prendere le distanze. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra. Una risposta un po’ tardiva. Ma non inutile. Si poteva chiedere un confronto serio, ad esempio, dopo l’inciucio di Venafro? Dopo le sconfitte politiche di Roberto Ruta? Dopo il ritorno di quest’ultimo alla vita politica attiva (“Ho realizzato il sogno della mia vita, quello di fare politica ai massimi livelli. Oggi prendo atto della sconfitta e mi faccio da parte”)? Dopo la disfatta di Termoli e Montenero? Dopo la sconfitta alle provinciali di Isernia? Dopo le Provinciali di Campobasso? Non si è mai aperta una discussione dopo queste prevedibili sconfitte. Personali e di partito. Nessuno ha mai fatto un’analisi. Si è andati avanti senza curarsi degli errori fatti in passato. Per non parlare, poi, dei soggetti politici acquistati, persi e nuovamente riconquistati nel corso degli ultimi anni. Un esempio per tutti: Massimiliano Scarabeo da Venafro. L’autore dell’Inciucio venafrano. Dove sinistra e destra si erano allineate senza vergogna. Per sostenere uno dei tanti delfini di Michele Iorio. Il sindaco Nicandro Cotugno sonoramente contestato dalla cittadinanza. Le scelte sbagliate sono state tante. Forse quasi tutte. Da Roma la dirigenza del Partito Disastrato non è mai intervenuta per capire le ragioni di questa infinita Waterloo. Una questione di incapacità politica o lucida strategia per la sconfitta? Errori evidenti sono stati commessi un po’ da tutti. Tralasciando per un attimo lo scellerato patto di ferro tra Danilo Leva (proveniente dalla Sinistra Giovanile) e Roberto Ruta (il democristiano proveniente dalla Margherita), è importante ricordare anche altri episodi. Subito dopo le primarie per la scelta del segretario regionale (vinte da Leva) sembrava aprirsi il fronte interno. “Meglio perdere da poeta, che vincere da mercante” strillò il consigliere regionale Michele Petraroia. Dopo pochi giorni di nuovo l’assordante silenzio. Anzi proprio l’ex segretario della Cgil Molise accettò di entrare nella nuova segreteria. Ora Petraroia aspetta la risposta da Roma per le primarie. Sino ad oggi, dalla Capitale, mai nessuno si è interessato al fallimento del partito in Molise. Probabilmente non interverranno nemmeno per le primarie. Troppi sono gli esempi negativi sull’intero territorio nazionale. Come si può fare la battaglia interna in queste condizioni? Perché dall’interno, come amano dire gli iscritti, mai nessuno ha chiesto seriamente le dimissioni della dirigenza “disorientata”? Rinunciando agli incarichi, ai ruoli, mettendo i bastoni tra le ruote. Creando un fronte compatto. Perché mai nessuno si è contrapposto a questa politica? Sembra di rivedere un vecchio film. Il copione sembra essere lo stesso. Succede la stessa cosa tra una coalizione e l’altra. Arrivano i rinvii a giudizio per i politici di questa Regione? Pochi chiedono le dimissioni. Tutto va bene. Si va avanti. Non basta chiedere le dimissioni? Allora si utilizzino altri sistemi. Se il presidente del consiglio regionale (Michele Picciano), ad esempio, viene rinviato a giudizio per voto di scambio come dovranno comportarsi i consiglieri di opposizione eletti in consiglio regionale? Far finta di nulla o ribadire quotidianamente che per un politico (in Molise ne sono molti), che ricopre cariche pubbliche, non è opportuno ricevere questo tipo di contestazione giudiziaria? Dove è finita la questione morale? In questa Regione si continua a far finta di nulla su troppe questioni. Il Molise è la Regione degli sprechi. Delle ruberie, dell’articolo 15, dell’alluvione, del terremoto, della Sanità malata. Dei tanti soldi buttati nel cesso. Regalati agli amici e agli amici degli amici. Con una legge regionale sono stati stanziati 300mila euro per alcuni editori. Per comprare il silenzio. Per acquistare il consenso. Quello che fa vincere le elezioni. Chi si è occupato concretamente dei costi della politica? Chi si è schierato apertamente contro l’informazione di regime? Pochissimi eletti hanno dato il buon esempio. Chi si è ridotto lo stipendio? Chi ha rifiutato un’intervista o un’apparizione in un organo di informazione regionale controllato dal potere politico? L’importante è apparire. Per loro. I cittadini e gli elettori, a loro volta disorientati, ne hanno le palle piene. Non sanno più che pesci prendere. Guardano da una parte e vedono il vuoto, il nulla. Si girano dall’altra parte e assistono impotenti allo sfascio. Poi ci si chiede perché vince il sistema Iorio. La gente (compresa quella che si accontenta della clientela, del favore o della pacca sulla spalla del signorotto di turno) alla fotocopia preferisce l’originale. E, attualmente, il Partito Disastrato del Molise è una fotocopia sbiadita del PdL. Gli manca una semplice L. Questa Regione ha bisogno di avere una classe dirigente che conosca la parola dimissioni. Il Molise merita una nuova generazione di politici. Con il “metodo Fanelli” (che ha portato all’ultima sconfitta in un Ente governato negli ultimi 20anni dal centro-sinistra) si è invertito il rapporto. I dirigenti perdenti, invece di scappare via per la vergogna, fanno dimettere i loro stessi iscritti. Così spiega le dimissioni il segretario del circolo PD di Palata, Giovanni Salvatore: “per prendere le distanze dalla scelta di candidare alla Presidenza della Regione Molise un esponente proveniente dal PDL”. Questo è solo uno degli esempi di questi ultimi giorni. La situazione si sta complicando per questi pseudo-dirigenti, ma non per chi crede nella politica. Quella con la P maiuscola. Quella che fa sognare e sperare in un futuro migliore. Bisognerà, però, togliere il tappo. Altrimenti le parole pronunciate dal regista Nanni Moretti (“con questi dirigenti non vinceremo mai”) continueranno ad accompagnare per molto tempo questi dilettanti della politica. Dilettanti pericolosi per il futuro dei cittadini. E di un intero territorio. Capaci di far governare questa Regione da un PdL ben assortito (composto dai vari Iorio, Patriciello, Di Giacomo, Vitagliano, Picciano, Melogli, Silvestri, Di Bartolomeo, Mazzuto e via dicendo). Solo la lettura di questi nomi dovrebbe portare a uno scatto di dignità da parte di tutti. Per aprire gli occhi. Non per continuare a turarsi il naso.

CARTA CANTA – Politiche per la Salute… in Molise!

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Mai nel passato una maggioranza politica era riuscita a trasformare e a rivoluzionare il mondo della sanità, per veti incrociati per questioni di campanile e per interessi di parte. La Cdl ha permesso al Molise di fare un enorme salto di qualità incidendo in maniera profonda su questioni che riguardano ciascuno di noi perchè toccano il bene più importante: la nostra salute. Con la legge di riordino si riducono gli sprechi e le spese burocratiche, meno direttori generali, ospedali più efficienti, meno centri di costo e un’assistenza più diffusa sul territorio, mentre saranno offerti ai cittadini servizi sanitari più qualificati. Con il riordino sanitario la Cdl sta completando il pacchetto di riforme della Regione Molise e si appresta a mettere in cantiere eventi straordinari come la ricostruzione post sismica, l’applicazione dell’articolo 15 della delibera Cipe e l’avvio del Piano triennale per l’occupazione che daranno soluzione al problema del lavoro, riversando sul Molise, con il sostegno costante del governo nazionale, una quantità di investimento e di flussi finanziari che mai si era visto nella nostra regione”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 16 marzo 2005)

“Presto avremo una sanità meno costosa ma sicuramente più agile, efficiente, efficace e moderna tanto da rispondere opportunamente alle richieste di prestazioni qualitative provenienti dai molisani e dall’utenza delle regioni limitrofe.Il tutto riassorbendo un debito formatosi in oltre un decennio. Obiettivo quest’ultimo da molti ritenuto impossibile e che noi abbiamo concretizzato senza clamori”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 7 marzo 2007)

“[…].Da oggi il Molise può realmente pensare ad una Sanità nuova, libera da ogni condizionamento e pronta ad affrontare senza paure e timori un nuovo corso che produrrà i suoi effetti positivi entro il prossimo triennio. Ribadisco per l’ennesima volta che il nostro obiettivo è quello di garantire un’offerta sanitaria complessiva sull’intero territorio regionale. Per questo andremo avanti per la nostra strada senza dare peso alle esternazioni di ‘profeti’ e strani personaggi dei quali i molisani non hanno certamente bisogno. E’ risaputo che la Sanità muove interessi molto grossi e non vorrei nutrire il sospetto che dietro questo accanimento e la rissa scatenata da mesi sull’argomento, si nascondessero altri fini da parte di chi vive degli affari della Sanità. Ribadisco che finché avrò questa delega non cederò ad alcun ricatto e a nessuna provocazione che giunga in via diretta o attraverso messaggi affidati ad “ambasciatori” con pochi scrupoli. […]”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 13 aprile 2007)

“Da molisano sono orgoglioso di poter dire che il Molise oggi può vantare una sanità moderna e capace di consentire ad ogni cittadino che malauguratamente dovesse ammalarsi, di avere cure adeguate e di alta qualità tecnica e scientifica. Abbiamo finalmente una sanità possibile e sicuramente al passo con i tempi. L’attenta verifica tecnica fatta dalle Direzioni Generali dei due Ministeri ha dimostrato che abbiamo saputo mettere in piedi e rendere operativo un Piano di Rientro e di rilancio del Sistema Sanitario regionale tale da ridurre da un lato gradualmente le spese inutili e i debiti pregressi e di porre in essere dall’altro, nuovi servizi di alto contenuto scientifico e tecnologico. […]. Anche questo risultato va ascritto alla lungimiranza di questa classe politica che ha saputo interpretare le esigenze dei cittadini mediante la concretizzazione di strutture snelle e operative, di servizi avanzati, e di prestazioni idonee alle necessità del territorio”.
(Michele Iorio, presidente Regione Molise, conferenza stampa, 2 agosto 2007)

“Il Molise è in linea con gli obiettivi fissati dal Piano operativo di rientro per i debiti in Sanità. Questa nuova ed importante conferma è arrivata al termine del Tavolo tecnico con i ministeri dell’Economia e della Salute che si è svolto a Roma. I tecnici dei due ministeri hanno effettuato una ulteriore ed analitica verifica dei “conti” della Regione, evidenziando che il Molise ha raggiunto il risultato economico fissato per il primo semestre 2007. […]. Il Molise ha iniziato un cammino virtuoso che entro il 2009 lo vedrà contenere la spesa pubblica sanitaria e raggiungere livelli ottimali di assistenza ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 20 settembre 2007)

“Il percorso virtuoso che abbiamo intrapreso per riportare la spesa sanitaria regionale a livelli ottimali, trova conferme dai dati diffusi dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane che collocano il Molise e la Provincia autonoma di Bolzano ai vertici della graduatoria. […]. La Sanitàmolisana dunque ha intrapreso un percorso virtuoso che sta dando già i primi significativi risultati nell’ottica del contenimento degli sprechi, della razionalizzazione dei servizi e della qualità delle prestazioni sanitarie ed ambulatoriali garantite ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 27 febbraio 2008)

“La Regione Molise è l’unica delle cinque interessate dal Piano di rientro per il riequilibrio del deficit sanitario, ad avere i conti a posto. L’impegno, il sacrificio e il lavoro svolto in questi dodici mesi trovano conferme da quanto certificato nel Tavolo tecnico per la verifica annuale.In questo periodo abbiamo messo in campo tutte quelle azioni che ci hanno permesso di ridurre il deficit sanitario senza penalizzare i cittadini.[…]. Continueremo su questa strada anche nei prossimi mesi convinti che la buona sanità anche attraverso la razionalizzazione dei servizi è certamente un obiettivo che potremo raggiungere in breve tempo”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, Ufficio Stampa, 12 maggio 2008)

La verifica trimestrale sui conti e sull’andamento economico in sanità della Regione Molise ha dato esito positivo, confermando che i costi sono in linea con le previsioni contenute nel Piano operativo di rientro.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 23 maggio 2008)

“Lascio una sanità in buona salute e la lascio in buone mani”.
(Senatore Ulisse Di Giacomo, altromolise.it, 13 giugno 2008)

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CARTA CANTA, luglio 2011 – Il PARTENONE di Melogli

Auditorium Isernia

Auditorium Isernia


 

Il Partenone di Melogli

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Il servizio televisivo sull’auditorium di Isernia mandato in onda ieri (20 luglio 2011, ndr) dal Tgr Molise, non è certo stato un esempio di corretto giornalismo. Spiace rilevare come fra tutti gli organi d’informazione regionale che hanno dato risalto alla notizia dello stato avanzato dei lavori, solo Rai3 abbia inteso caratterizzare con un accento decisamente negativo la realizzazione di un’opera che senza dubbio sarà determinante per lo sviluppo, non solo culturale, della nostra regione”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, ufficio stampa, 21 luglio 2011)

“Tra le opere pubbliche finanziate per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, c’è un monumento allo spreco: è l’Auditorium di Isernia. La struttura doveva costare – secondo un appalto bandito nel 2005 dall’amministrazione locale – cinque milioni di euro. Invece, i costi sono lievitati incredibilmente fino ad arrivare a 55 milioni di euro. Per lo stesso, identico, progetto. Una montagna di soldi per realizzare un complesso faraonico: 35 mila metri quadrati coperti (l’ex stadio comunale) con quasi tremila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e sala principale. Tutto per una cittadina di appena ventimila abitanti”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“Ad Atene nessuno voleva il Partenone, tranne Pericle. Che arrivò a proporre di pagarlo di tasca sua purchè fosse terminato. Adesso la capitale greca cosa sarebbe senza il Partenone? Da quanto nel sud Italia non si costruiva un’opera del genere? […] Se i Comuni spendono milioni di euro per un campo sportivo nessuno si scandalizza. Se lo fanno per la cultura allora si scatenano le polemiche. Con una struttura del genere possiamo portare a livello nazionale quello che produciamo in Molise […] Se il Comune non guadagnerà dall’auditorium 500mila euro all’anno, vuol dire che sarà amministrato da persone non all’altezza”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, Primo Piano Molise, 21 luglio 2011)

 

E quest’opera non sarà nemmeno completata, rimarrà incompiuta. Lo Stato ha già speso 31 milioni di euro e non ha più risorse per questa voce di bilancio. Specie da quando è scoppiato lo scandalo degli appalti che ha travolto il dipartimento delle Opere Pubbliche del Ministero e la Protezione Civile: tra G8, mondiali di nuoto e (appunto) i lavori per l’unità d’Italia. Già, perché l’Auditorium di Isernia il balzo clamoroso nei conti dello Stato  –  da una spesa di 5 milioni a 55 milioni di euro  –  lo ha fatto in un momento preciso: quando l’opera è stata inserita (nel 2007) nell’elenco dei lavori “urgenti” per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, ovvero nei cantieri dei “grandi eventi”, curati direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso ordinanze di Protezione Civile”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“Difficilmente la politica riesce a progettare un’opera, a realizzarla in tempi accettabili e renderla realmente fruibile per la comunità. L’Auditorium di Isernia rappresenta un monumento alla buona politica e alla capacità di rendere concreto un ambizioso progetto di carattere culturale e di promozione di un territorio più vasto”. (Michele Iorio, presidente Regione Molise, Altromolise.it, 21 luglio 2011)

 

“E’ stata gestita, quindi – come le altre – senza rispettare il codice degli appalti pubblici, seguendo invece la regola della “emergenza”. A prendersi “cura” del cantiere molisano è Fabio De Santis, nominato, all’epoca, responsabile unico del procedimento su incarico del Governo. Lo stesso Fabio De Santis poi travolto  –  appunto – dallo scandalo del G8, che ha visto coinvolti anche altri “attori” presenti sempre nella vicenda dell’Auditorium faraonico. Scorrendo gli altri nomi responsabili di questa mastodontica opera pubblica c’è anche Mauro Della Giovampaola, coordinatore dei lavori dell’Auditorium (anche lui arrestato per gli appalti della protezione civile). Accanto al suo, c’è anche il nome di Riccardo Micciché, anche lui finito nello stesso scandalo. Scrivono di quest’ultimo i Ros di Firenze per la vicenda G8: “il fratello di Riccardo Micciché, Fabrizio, è responsabile tecnico della ditta “Giusylenia srl”, impresa sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina, accusata di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano”. (Giuseppe Caporale, Repubblica.it, 20 aprile 2011)

 

“De Santis non è mai venuto a Isernia. L’ho visto una sola volta in tutta la mia vita. Ma chi sono questi personaggi? Queste domande nemmeno la Procura della Repubblica. Non sapete di che cazzo parlate. Questa è la verità, non sapete di che cosa state parlando. Non lo sapete. Queste persone operavano a Roma, facevano parte dell’unità di missione che ha curato il progetto di Isernia, insieme agli altri. Chi doveva firmare queste cose?”. (Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, malitalia.it, 3 giugno 2011)

Carta Canta, luglio 2011

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CARTA CANTA, giugno 2011 – DILETTANTI ALLO SBARAGLIO


Dilettanti allo sbaraglio

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Una centrale nucleare è un grande business per il territorio. Prima di dire no a una cosa del genere avrei chiesto tanti di quei benefici per il nostro territorio che, probabilmente, avremmo potuto vivere tutti quanti senza fare più niente”.

Gabriele Melogli, malitalia.it, 21 maggio 2011

 

“Di fronte a questa confusione credo proprio che gli italiani resteranno disorientati. Per quanto riguarda poi il significato da dare al risultato (ove mai si raggiungesse il quorum…), non c’è nulla di politico: si tratta di una semplice consultazione referendaria, il cui voto resta confinato nella coscienza di ciascuno. E infatti il PdL lascia libertà di voto ai suoi iscritti. Tutti coloro, invece, che vorrebbero dare la referendum un significato politico, loro cercano di carpire la buona fede degli italiani. E l’astensionismo sarà contro di loro”

Ulisse Di Giacomo, senatore PdL, primo piano molise, 3 giugno 2011

“Il referendum è inutile e dannoso. Appare evidente a questo punto come i quattro referendum siano esclusivamente una speculazione politica”.

Claudio Pian, coordinatore PdL Campobasso, altromolise.it, 8 giugno 2011   

 

“Dopo 16 anni il quorum per una consultazione referendaria viene raggiunto”.

Il Fatto Quotidiano.it, 13 giugno 2011

 

“Il quorum sui quattro quesiti referendari – acqua, nucleare e legittimo impedimento – è stato raggiunto e si profila una plebiscitaria vittoria per il fronte del Sì”.

La Repubblica.it, 13 giugno 2011

“Il quorum è stato raggiunto. Quella che fino a lunedì mattina sembrava solo una eventualità più che probabile (dopo il 41% di votanti registrato nella rilevazione di domenica sera) è diventata una certezza con l’arrivo dei primi dati ufficiali del ministero dell’Interno: l’affluenza alle urne per i quattro referendum si è infatti attestata al 57%”.

Corriere della Sera, corriere.it, 13 giugno 2011

 

 

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Iorio e Berlusconi

CARTA CANTA, Il fascino del Primo Ministro, con opzione molisana (dicembre 2009)


 

Iorio e Berlusconi

Iorio e Berlusconi

Il fascino del primo ministro, con opzione molisana

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Caro Silvio, Ti porgo con piacere, a nome mio personale, e del Molise, i migliori auguri di buon compleanno. Sono certo che i prossimi anni ti vedranno sicuramente impegnato, senza risparmio, come tuo costume, nel  riammodernamento del Paese e nella creazione di una nuova forza politica, il PDL, destinato a dare voce ai cittadini nella migliore tradizione del Popolarismo Europeo, per far tornare l’Italia ad essere una potenza economica e politica ascoltata e rispettata nella UE come nel resto del Mondo. Questo onorando e promuovendo, con piglio da vero statista, la cultura, l’economica, le tradizione e i valori della nostra penisola. […]”.

(Michele Iorio, Presidente Regione Molise, ufficio stampa Regione Molise, 29 settembre 2008)

 

“Caro Presidente, l’occasione del Suo compleanno mi offre la possibilità di inviarLe i miei migliori auguri e di rinnovarLe l’affetto e la stima che i molisani e i cittadini del Mezzogiorno d’Italia nutrono per Lei.
Il lavoro che sta portando avanti per far rinascere l’Italia sta premiando il Suo governo con consensi sempre crescenti e, cosa più importante, con risultati via via più tangibili, che incidono sull’economia e sulla società italiana. Il nostro Paese sta tornando al ruolo da protagonista che gli compete sullo scacchiere internazionale e sull’importante ed influente scenario europeo. Caro Presidente, grazie a Lei, dopo bui periodi caratterizzati da una scialba politica internazionale condotta dal centro sinistra, l´Italia é tornata a brillare nel firmamento delle potenze europee, recuperando credibilità e ponendosi sempre più quale principale interlocutore degli Stati Uniti. […]”.

(Aldo Patriciello, europarlamentare, ufficio stampa, 29 settembre 2008)

 

“Il Capo del Governo ha manifestato la sua amicizia nei confronti del Molise e dei molisani, ribadendo che tutti i progetti finora programmati saranno portati a termine. Tutto ciò conferma l’attenzione del Governo centrale verso la nostra regione e la stima nei confronti del Presidente Iorio, nonostante le false notizie riportate da alcuni organi locali di stampa che affermavano il contrario e ipotizzavano anche un mutato rapporto di forza all’interno del Popolo della Libertà con l’obiettivo di far credere che per Berlusconi e il Pdl fossero cambiati anche i riferimenti politici a livello locale”.

(Ulisse Di Giacomo, senatore, ufficio stampa, 27 giugno 2008)

“Per quanto attiene la scelta di optare per il seggio parlamentare molisano, il Presidente Berlusconi ha detto di aver compreso pienamente la delusione dell’amico Pallante, anche se tale decisione era stata opportunamente concordata con gli altri alleati. Berlusconi però si è detto certo di poter trovare presto l’opportunità politica per consentire a Pallante di dare il proprio fattivo ed operoso apporto al suo Molise. Ad ogni modo il Presidente del Consiglio ha dichiarato di sentirsi “molisano” e di voler lavorare, come ha sempre fatto,  per questa regione e per il suo futuro”. (I molisani ancora aspettano, ndr)

(Ufficio stampa Regione Molise, 26 giugno 2008)

 

“Silvio Berlusconi non si è lasciato sfuggire la platea delle grandi occasioni (presidenti di Camera e Senato, sindaco di Roma, ed europarlamentari forzisti) per consegnare tre tessere onorarie del Popolo della Libertà ad ex esponenti centristi provenienti dall’ormai ex alleato partito dell’Udc. I tre ‘investiti’ dal premier, secondo il racconto di alcuni partecipanti alla cena, sono stati il già fedelissimo Vito Bonsignore; l’eurodeputato dell’Udc Aldo Patriciello subentrato nel 2006 al segretario Udc, Lorenzo Cesa, a Strasburgo; e Sebastiano Sanzarello, anch’egli eletto al Parlamento europeo nelle liste Udc”.

(Agenzia Agcom, 24 giugno 2008)

 

“Silvio Berlusconi è stato accusato di evasione fiscale, corruzione e soppressione della stampa, sua moglie lo ha lasciato sostenendo che va con prostitute e fa orge nella sua villa in Sardegna, lui racconta barzellette imbarazzanti (e continua a ripeterle – come quella sulla ‘abbronzatura’ di Obama), è in guerra con la magistratura italiana, con quasi tutti i giornalisti che non lavorano per lui e con la Chiesa cattolica, e in più ora la Corte Costituzionale gli ha tolto l’immunità per cui possiamo aspettarci una nuova serie di processi e scandali che lo riguardano. Eppure l’aspetto più interessante del primo ministro italiano è questo: gli italiani continuano a votarlo. Perché? […]. Con Berlusconi come premier, inoltre, non hai bisogno di prenderti troppo sul serio. Non devi preoccuparti di conoscere la geopolitica o le condizioni del pianeta o la povertà o gli stati fallimentari. Puoi startene a casa, restare poco serio e discutere degli ultimi scandali. Anche questo fa parte del fascino del primo ministro“. 

(Washington Post, 13 ottobre 2009)

Carta Canta

rubrica il Ponte, dicembre 2009

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UNA COSTOSA DELIBERA

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Iniziative di carattere culturali patrocinate dalla Regione Molise – concessione contributo”. Questo è l’oggetto della delibera regionale 388 del 31 maggio 2010. Nello stesso giorno la giunta regionale si riunisce (presenti: Angelo Michele Iorio, Nicola Cavaliere, Filoteo Di Sandro, Angiolina Fusco, Franco Giorgio Marinelli, Nicola Passarelli, Luigi Velardi e Gianfranco Vitagliano. Unico assente Salvatore Muccilli) e decide di “concedere un contributo dell’importo di euro 10mila al Rotary International – Distretto 2090 – Club di Isernia”. La richiesta di contributo viene firmata il 18 maggio 2010 dal presidente del Rotary Club Isernia. Viene richiesto al “Signor Presidente della Giunta Regionale, un contributo economico finalizzato alla realizzazione di diverse iniziative culturali con inizio nel mese di aprile 2010 per completare nel mese di giugno 2010 “l’anno rotariano” con posa dell’opera rotatoria dedicata al Paleolitico”. Tre mesi intensi di lavoro. Una buona notizia per tutte le altre associazioni regionali. Basta fare una domanda dettagliata e in soli 13giorni si ottiene il lecito contributo. Ma la vera notizia è un’altra. Da oggi in poi tutti i lavoratori, gli operai, i precari che non vedono di fronte a loro un futuro normale possono gioire. I soldi ci sono. Se la Regione Molise può tranquillamente finanziare una manifestazione di tre mesi con 10mila euro, sarà pronta ad intervenire per salvare tutti da questa maledetta “crisi”. Ma come mai, però, si pensa a un opera dedicata al Paleolitico se poi, questa risorsa, non viene sfruttata. Basti farsi un giro nella zona paleolitica e accorgersi che attira pochissimi visitatori. Sono anni che si parla del suo rilancio. Ma sicuramente questa iniziativa sarà un buon investimento per attrarre masse di turisti da tutto il mondo. Però, sarebbe opportuno pensare prima a risolvere i problemi reali della gente normale, che è stanca, e poi finanziare nobilissime manifestazioni culturali.

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LA VOCE NUOVA DEL MOLISE, 9 ottobre 2010

Nicola TRANFAGLIA

L’ITALIA SI E’ FERMATA IN MOLISE di Nicola Tranfaglia, l’Unità 16marzo2010

 

 

 

Nicola TRANFAGLIA

Nicola TRANFAGLIA

 

 

 

di Nicola Tranfaglia – nicolatranfaglia.com

da l’Unità (16 marzo 2010)

C’è qualcuno in Italia che sa cosa sta succedendo da molti anni nel Molise? E’ la più piccola regione italiana (o almeno quella che ha meno abitanti, 320mila, secondo le ultime stime) governata dal presidente Michele Jorio del Popolo della Libertà, vicino a Berlusconi.

Andrà alle urne soltanto tra un anno. Ma l’opposizione composta dal partito democratico, dall’Italia dei Valori e da Sinistra e libertà, è debole, per non dire in buona parte inefficace e inefficiente.

Nello stesso tempo il regno del Molise, come lo chiama a ragione Vinicio D’Ambrosio, autore del bestseller locale uscito l’anno scorso ormai alla quarta edizione (Il Chiostro, pag. 510, euro 18) ha una serie di primati impressionanti: per esempio c’è il numero più alto a livello nazionale di dipendenti della regione: 2,79 ogni mille abitanti contro l’0,39 in Lombardia, l’0,59 del Veneto, l’0,64 del Lazio e dell’Emilia Romagna. Cioè regioni amministrate dal centro-destra e dal centro-sinistra. L’organico molisano prevede 981 dipendenti. Oltre 300 sono responsabili di ufficio. Spropositato il numero dei dirigenti: un centinaio più sei direttori generali. La Lombardia impiega tre dirigenti, ogni 100 mila abitanti, il Molise 27.

Tutto questo determina un costo di funzionamento di 171 euro l’anno per abitante, il doppio quasi dei 93 euro registrati nella media delle regioni a statuto ordinario e complessivamente 55 milioni di euro iscritti a bilancio che, dice un consigliere del Partito Democratico Michele Petraroia (8 agosto 2007), “non contemplano le decine di collaboratori che, senza alcuna procedura trasparente, entrano ed escono dai libri paga della Regione come fosse un Grand Hotel”.

Secondo un’indagine del Sole 24 ore nel Molise il 30,3 per cento dei tributi finisce in stipendi al personale.Una percentuale stratosferica, se si pensa che in Lombardia la quota è del 2,1 per cento. La media nazionale è del 10,4 per cento.

Potremmo continuare per molte pagine, segnalando le due sedi regionali (del Molise) che Jorio ha creato a Roma quando le altre regioni, anche le più grandi e lontane, ne hanno ovviamente una sola. Ci sono altre mille peculiarità del gigantesco regno creato dal presidente che è in grado di controllare la televisione locale e tutti i quotidiani regionali, in modo da non lasciare all’opposizione nessuno strumento di comunicazione, se si esclude una coraggiosa rivista mensile che si chiama Il Ponte diretta da Paolo De Chiara.

Ma vale la pena, piuttosto, spiegare ai lettori come Jorio, che è già stato per dieci anni sindaco di Isernia e che è una presenza costante da quasi vent’anni nella politica molisana, ha ottenuto il grande consenso di cui oggi, a un anno dalle prossime elezioni regionali, continua (forse) ad avere. D’Ambrosio, autore de Il regno del Molise lo ha spiegato, ricorrendo al bel libro Il costo della democrazia scritto da Massimo Villone e Cesare Salvi e pubblicato da Mondadori nel 2005: “Supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sindaco, un presidente di provincia o un governatore, ho avuto una campagna elettorale complicata, difficile e costosa, ho avuto i miei ambienti di riferimento, amici, sostenitori, squadre di volontari e imprenditori vicini a me.

Adesso si aspettano che io dia delle risposte, niente di illecito, beninteso, ma c’è l’imprenditore che vuole il sostegno all’impresa, l’associazione di volontari che vuole l’affidamento del servizio sociale, (…), allora io che faccio, mi rivolgo al dirigente messo là da una giunta precedente, persona per bene, rigorosa, onesta, pignolo, spacca il capello in quattro, osserva le regole, dice che la Pubblica Amministrazione non deve fare nessun favoritismo, dirigente come tutti i cittadini vorrebbero naturalmente, però per me è un problema.

Che cosa posso fare? Lascio lì il dirigente, però riorganizzo l’amministrazione. Prendo pezzi dagli uffici, li sposto, faccio un altro dipartimento, un’altra area. Le cose che mi interessano le metto da un’altra parte quindi il dirigente sta là ma non si occupa più delle cose mie. A capo di questa nuova struttura metto un nuovo dirigente, un esterno assunto a contratto, naturalmente un amico mio. Nei procedimenti che mi interessano, che producono gli atti che mi interessano metto un comitato di esperti. Naturalmente nel comitato di esperti lì sono tutti amici miei.

Posso fare ancora un’altra cosa: prendo un pezzo di attività che mi interessa, lo esternalizzo per così dire. Lo metto in una società a partecipazione pubblico-privato, in una Spa nella quale io partecipo come ente. Mi nomino il presidente, mi nomino i consiglieri di amministrazione, in tutto o in parte, revisori, sindaci e quindi sempre amici miei, beninteso, gente di cui mi fido, e come effetto collaterale se devono svolgere questa attività magari faccio assumere quei 30/40 giovanotti che mi hanno dato una mano ad attaccare i manifesti in campagna elettorale.

In tutto questo non c’è nessun illecito, diciamo. Io non firmo una carta, non tocco nessuno, non ci sono tangenti, non ci sono mazzette, si orienta l’amministrazione verso un risultato che è quello della produzione del consenso.”

La truffa è perfetta, come è perfetto il connubio politica-affari. Si violano leggi e costituzione nei loro articoli fondamentali, si crea un regno con poteri quasi assoluti e si ammazza l’opposizione, se non c’è subito nella società e nei partiti una grande riscossa democratica.

L’Unità – 16 marzo 2010

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Tratto da:

L’Unità.it
http://www.unita.it/news/nicola_tranfaglia/96256/litalia_si_fermata_in_molise
NicolaTranfaglia.com
http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2010/03/16/litalia-si-e-fermata-in-molise
Antimafiaduemila.com
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/26276/78/

CARTA CANTA – La classe dirigente molisana

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“…Se il Molise è come lo vediamo adesso, il merito (o la colpa?) è da attribuire a tutti quelli che nel passato hanno ricoperto ruoli più o meno determinanti nella scena politica di questa Regione”.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

La verità è che è facile, molto facile, fare le pulci a chi governa, dimenticando troppo spesso le proprie responsabilità nelle scelte fatte in un passato che non è altro che il padre del presente. Certo Iorio di errori ne avrà fatti; solo chi no fa nulla non commette errori, e tutto si può dire di  Iorio meno che sia uno che “non faccia”. Ma da qui ad addossare a lui tutto il male di questa Regione è non solo fuorviante, ma culturalmente e politicamente disonesto.
(Ulisse Di Giacomo, senatore della Repubblica, coordinatore regionale Pdl Molise, Altromolise.it, 12 luglio 2010)

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.
(Rosetta Iorio, sorella del presidente della Regione Molise, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Isernia, il Ponte, novembre 2009)

“Non credo che sia finito il tempo di Michele Iorio. Le vicende interne al Pdl non le seguo. Ho un’idea un pò particolare della politica. Spesso mi sono soffermato a dire che non faccio politica, ma faccio l’amministratore”.
(Gabriele Melogli, sindaco di Isernia, il Ponte, ottobre 2009)

Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
(Giovancarmine Mancini, ex vice sindaco di Isernia, consigliere provinciale, il Ponte, agosto/settembre 2009)

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