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Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello

MILANO. Cerimonia di intitolazione dei Giardini a Lea Garofalo in viale Montello.

Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
fonte sito Comune di Milano

Lo svelamento della targa di intitolazione del giardino di viale Montello, di fronte al civico 4, alla testimone di giustizia Lea Garofalo.

Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé, la coordinatrice di Libera Milano Lucilla Andreucci e il referente di Giardini in transito Vincenzo Strambio, la cui associazione gestisce il giardino dal 2011 per realizzarne uno spazio condiviso con finalità di aggregazione e inclusione sociale e promozione culturale. 

Presenti all’evento anche i ragazzi del presidio Libera Lea Garofalo, che hanno letto alcuni brani.

fonte sito Comune di Milano

PER APPROFONDIMENTI:

– «Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili»

– LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

– UNDICI ANNI DOPO

BACIAMO LE MANI/1^ parte

IL PAESE SENZA MEMORIA e SENZA VERGOGNA. Il Caimano torna di moda. Nel Paese orribilmente sporco arrivano proposte scellerate da parte di personaggi scellerati: non vedevano l’ora di riabilitare l’ex Cavaliere di Arcore. Una rovina per questo Paese, altro che statista. Quando ci libereremo politicamente di questi personaggi? Quando potremo chiudere una parentesi trentennale vergognosa? È un Paese alla rovescia: gli onesti diventano delinquenti e i delinquenti continuano a passare per martiri.

BACIAMO LE MANI/1^ parte

di Paolo De Chiara

«Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amicila mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.
Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta».

Rita Atria, la picciridda di Paolo Borsellino, 1992

Diventa definitiva la sentenza contro l’ex senatore di Forza Italia per concorso esterno in associazione mafiosa. La Procura: “E’ stato il garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra”.

“Per diciotto anni, dal 1974 al 1992, Marcello Dell’Utri è stato garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra“, aveva sostenuto il pg Galasso davanti alla Corte. “In quel lasso di tempo”, aveva osservato il pg, “siamo in presenza di un reato permanente“. “Infatti, la Cassazione, con la sentenza del 2012 con cui aveva disposto un processo d’appello-bis per Dell’Utri, aveva precisato che l’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra, con la mediazione di Dell’Utri“, ha aggiunto Galasso, “c’è stato, si è formato nel 1974 ed è stato attuato volontariamente e consapevolmente“.

La Repubblica, 9 maggio 2014

«Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni ai Grado e anche a Vittorio Mangano». La grafia è quella di Giovanni Falcone. Elegante, ordinata. Su un foglio di block notes a quadretti ha messo in fila alcuni appunti durante l’audizione del pentito Francesco Marino Mannoia. E’ il 6 novembre 1989. Il giudice ha sottolineato due volte il cognome Berlusconi, all’epoca già al culmine della sua carriera».

“Berlusconi paga i boss di Cosa nostra”. Ecco l’appunto di Falcone ritrovato nel suo ufficio,  Salvo Palazzolo, la Repubblica, 21 dicembre 2017

Riina parla di Berlusconi e delle speranze al tempo riposte su quest’ultimo (“…No …no… è vigliacco… di avere fattu la legge la nel Codice Penale (inc.) fatto il Codice Penale… quando era in possessu di (inc.) la leggi… perché io tannu ci credeva che lui avissi fàttu (inc.) con questi Magistrati con questi Magistrati… con questi disgraziati, eh speravo… speravo poi (inc.) incominciò… (inc.) a niatri (inc.)..)”.

Intercettazione ambientale del 4 ottobre 2013, Totò Riina a passeggio con Alberto Lo Russo, Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018

Nelle motivazioni della sentenza Trattativa vengono dettagliate le elargizioni di Silvio Berlusconi (già a Palazzo Chigi) ai mafiosi tramite il co-fondatore di Forza Italia: “È determinante rilevare che tali pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994”.

Trattativa Stato-mafia, i giudici: “Da Berlusconi soldi a Cosa nostra tramite Dell’Utri anche da premier e dopo le stragi”, Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2018

«Nella seconda metà del ’93, quando si è deciso di appoggiare Forza Italia, è venuto fuori Marcello Dell’Utri che si era preso delle garanzie nei confronti di Cosa nostra per i suoi problemi. E quindi da tutto questo noi diciamo che è nato questo appoggio da parte di Cosa Nostra nei confronti di Forza Italia. Sono stato chiaro?».

Nino Giuffré, collaboratore di giustizia, Tiscali.it, 20 luglio 2018

«Si ritiene da parte dei giudici che Silvio Berlusconi continuò a pagare ingenti somme di denaro a Cosa nostra palermitana anche dopo essere diventato Presidente del Consiglio».

«Risultano annotati in un libro mastro della mafia palermitana movimenti di denaro e ricezione di una somma montante a centinaia di milioni da parte del gruppo imprenditoriale legato a Berlusconi anche dopo che Silvio Berlusconi aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio. Un Presidente del Consiglio, se questo è vero, il capo di un governo della nostra Repubblica pagava Cosa nostra».

«Nonostante un gravissimo silenzio e una gravissima ignoranza indotta nell’opinione pubblica, sull’argomento noi magistrati avevamo già una sentenza che aveva condannato definitivamente il senatore Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa. Questa stabiliva e statuiva che l’allora imprenditore Silvio Berlusconi nel 1974 con l’intermediazione di Marcello Dell’Utri avesse stipulato un patto con esponenti apicali, esponenti di vertice della Cosa Nostra palermitana. Patto di reciproca protezione e sostegno. E che quel patto era stato rispettato dal 1974 almeno fino al 1992».


«Ma questa sentenza di primo grado sulla trattativa Stato-mafia va oltre. È stato dimostrato che l’intermediazione di Dell’Utri è proseguita attraverso la trasmissione di messaggi e richieste di Cosa Nostra a Silvio Berlusconianche dopo il 1992. Soprattutto dopo che Silvio Berlusconi a seguito delle elezioni del marzo 1994 divenne Presidente del Consiglio. Quindi per la prima volta questa sentenza chiama in ballo Silvio Berlusconi non più come semplice imprenditore ma come uomo politico addirittura come Presidente del Consiglio. Questo è un passaggio che pochi hanno sottolineato che può essere incidentale ma è assolutamente indicativo della gravità del comportamento di Silvio Berlusconi che i giudici ritengono accertato, è un passaggio apparentemente slegato all’imputazione mossa a Dell’Utri in questo processo ma molto significativo».

Nino Di Matteo, Procuratore Nazionale Antimafia, Antimafia2000.com, 27 settembre 2018

«La Trattativa continuò anche con il Governo Berlusconi. Dell’Utri, lo spiegano i giudici nella sentenza, rappresentò a Berlusconi le richieste di Cosa nostra. E dicono i giudici che quel Governo tentò di adoperarsi, non riuscendoci per motivi che non dipendevano dalla volontà del premier, per accontentare alcune delle richieste di Riina. Dice quella sentenza che un presidente del consiglio del Governo italiano, nello stesso momento in cui era presidente del consiglio, continuava a pagare, come aveva fatto nel 1974, cospicue somme di denaro a Cosa nostra».

Nino Di Matteo, presentazione Il Patto Sporco, Roma, 14 novembre 2018

“Ho incontrato tre volte a Milano Silvio Berlusconi mentre ero latitante”.

Giuseppe Graviano, boss di Cosa nostra, videoconferenza udienza processo «’ndrangheta stragista», 7 febbraio 2020

1 parte/continua

da WordNews.it

Il Coraggio di dire No… in Abruzzo #Lea

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! Ma proprio a tutti!

Una giornata intensa per ricordare #LeaGarofalo, una donna straordinaria.
#casoli con gli straordinari ragazzi, docenti e dirigenti; a #guardiagrele con la cittadinanza.

Insieme a Marisa, Tonino, Carlo e Massimiliano 📕 e tante, tantissime altre persone. Ancora grazie per questi momenti straordinari.
📕📕📕 AGENDE ROSSE 📕📕📕

Casoli, 7 dicembre 2019

Guardiagrele, 8 dicembre 2019

Lea, #10annidopo

Milano, 24 novembre 2009

Sono le 18:39 del 24 novembre 2009. E’ sera, c’è poca gente per strada. All’Arco della Pace, una telecamera di sorveglianza riprende una donna che cammina sul marciapiedi. Questo è l’ultimo momento in cui è documentata l’esistenza in vita di Lea Garofalo.

#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Per non dimenticare la fimmina calabrese che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

#Milano, 24 novembre 2009.
La sequenza è stata trasmessa da tutti i telegiornali, la videocamera piazzata nei pressi dell’Arco della Pace riprende gli ultimi istanti di vita di Lea Garofalo. È possibile vedere l’arrivo del Suv di Carlo Cosco e le due donne che salgono.
“Mio padre propose di andare a salutare i fratelli in viale Montello. Mia madre, dopo aver ascoltato la proposta, scese dalla macchina”.
Lo scudo di Lea, Denise, viene allontanato. Con una scusa Cosco accompagna la figlia dai suoi fratelli. Lea resta da sola. Continua a passeggiare, alle 18:30 telefona alla sorella Marisa, che non risponde. È a casa di un’amica, il telefono non prende. Alle 18:37 Cosco ritorna con la sua macchina. Lea sale e sparisce per sempre. Ore 18:39, è l’ultimo momento dell’esistenza di Lea che viene registrato. Dalle 20:00 il suo cellulare risulta irraggiungibile, spento. Morto.

da Libero Quotidiano #lea

IL CORAGGIO DI DIRE NO
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #10annidopo
Libero, 20 novembre 2019
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
LEA è stata lasciata sola, è stata abbandonata dallo Stato e dalle Istituzioni (e dalle Associazioni) di questo Paese.
Nessuno ha mosso un dito, prima. Nonostante la drammatica lettera dell’aprile 2009, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano e agli organi di informazione.
Viviamo in un Paese strano… succede sempre tutto dopo. Le persone si tutelano in vita, non si aspetta la morte per ricordare.
Nulla è stato fatto per salvare Lea dalla Schifosa ‘ndrangheta.
Anzi, è stata ritenuta ‘poco credibile’, una ‘pentita’, una ‘tossica’.
Questi i termini utilizzati da chi doveva proteggerla. Vergogna!!!
#10annidopo
#leagarofalo #fimmina #sfidato #ndranghetaMontagnadiMerda #leavive
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

LEA, 10 anni dopo…

A DIECI ANNI DALLA MORTE…
…per non dimenticare LEA GAROFALO 
Milano, novembre 2009-2019
#workinprogress #ilcoraggiodidireno
https://paolodechiara.blog/leagarofalo/

#MilaNOmafie

Lea Garofalo a #milano
#fumetto#ilcoraggiodidireno
#agenderossemilano 📕


DIECI ANNI DOPO #leagarofalo
Campobasso, 5 maggio 2009
Tentativo di sequestro organizzato dallo Schifoso clan ‘ndranghetista dei COSCO #mafiemontagnadimerda

#bombedistato#pernondimenticare#bancanazionaledellagricoltura#milano#giuseppepinelli#omicidiodistato

BUONA LETTURA Pino 
#iohodenunciato

UN MORTO OGNI TANTO
#agenderossemilano
#milaNOmafie

Piazzale Loreto, Milano
#resistenza#partigiani#antifascismo

Museo del fumetto, Milano
#mostra#milaNOmafie#agenderosse

#appuntamenti IO HO DENUNCIATO

#interventi #2019

#workinprogress


BOLOGNA, 24 febbraio
CASTEL DI SANGRO, 6 marzo MARTINA FRANCA, 9 marzo
CAPO D’ORLANDO, 15 marzo
ROMA, marzo
CATANZARO, 12 aprile
MILANO, 4 maggio
PARMA, 25 maggio
#iohodenunciato

IL CORAGGIO DI DIRE NO al Libro Aperto, Firenze

locandina

FIRENZE LIBRO APERTO
28 settembre 2018
Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara e Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi. 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

liberi sula carta tavolino

“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

#civuolecoraggio Lea Garofalo, anteprima nazionale

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#civuolecoraggio è il leit motiv di quest’anno, ben rappresentato dal libro inchiesta di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no” dedicato a Lea Garofalo ‘la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta’ edizione nuova, aggiornata fino alla sentenza di Cassazione.

“Lea Garofalo è stata uccisa più volte nell’indifferenza totale. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati perché tutti noi abbiamo girato la testa dall’altra parte. Non bastano le commemorazioni se non cambiamo individualmente ogni giorno i nostri comportamenti.- ha concluso l’autore, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo Ilaria Rambaldi nel 2014 –  La mentalità mafiosa è quella che ci spinge a non avere rispetto per gli altri pensando di essere migliori. Prendo in prestito le parole di don Milani che si interessò dei ragazzi esclusi, giudicati miseri anche intellettualmente ‘Ogni parola che non imparerete oggi è un calcio in culo che prenderete domani.’ Quanti ancora ne stiamo prendendo? Abbiamo timore di acquistare prodotti di una determinata area del sud pensando sia lì la ‘terra dei fuochi’ e non ci rendiamo conto che tutta Italia è coinvolta dal ‘business della monnezza’, vale più dello spaccio! Hanno iniziato al Nord e pian piano sono scesi fino al Sud. Ci vogliono far credere che Ilaria Alpi  e Miran Hrovatin siano andati in vacanza a Mogadiscio! No, Ilaria Alpi viene ammazzata perchè capisce che c’è un traffico internazionale che riguarda armi e rifiuti tossici. Le mafie ci sono, anche se alla guerra oggi preferiscono gli affari.”

da FORMAT RIETI.it

Una storia coraggiosa, oscura e brutale: un libro che è anche un’inchiesta su #LeaGarofalo, la donna coraggiosa che sfidò la #ndrangheta e che, per questo, fu condannata a morte e braccata fino a che non venne tolta di mezzo. Solo dopo la morte fu possibile dare seguito alle sue denunce ignorate e alle sue richieste d’aiuto, lasciate cadere da istituzioni e forze dell’ordine. Paolo De Chiara scrive un libro difficile: #IlcoraggiodidireNo per Treditre Editori. Intervista di Tommaso Caldarelli, video di Maurizio Rossi #civuolecoraggio

https://www.facebook.com/liberisullacarta/videos/2188981868005087/

 

libro antonia garofalo

 

 

 

 

 

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a ROZZANO (Milano), 12 maggio 2018

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a ROZZANO (Milano), in un BENE CONFISCATO ALLA SCHIFOSA ‘NDRANGHETA, 12 maggio 2018

 #leagarofalo

IL CORAGGIO DI DIRE NO a MILANO, 11 maggio 2018 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a MILANO, 11 maggio 2018 

#leagarofalo #milano

IL CORAGGIO DI DIRE NO a LOCATE, 11 maggio 2018 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a LOCATE, 11 maggio 2018 

#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #studenti #agenderosse

Il Coraggio di dire NO, appuntamenti

PDC con libro LEA

IL CORAGGIO DI DIRE NO 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireno 
MAGGIO 2018, appuntamenti:

 #urbino#milano;#torino#priverno

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Appuntamenti…

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#Varese#Milano#Torino
prossimamente…
IL CORAGGIO DI DIRE NO. 
#leagarofalo

IL CORAGGIO DELLE DONNE #leagarofalo #feliciaimpastato, Milano, 10 giugno 2017

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IL CORAGGIO DI RESISTERE. Milano, 10 giugno 2017

Lea Garofalo e Felicia Impastato.
– Roberto Cenati, A.N.P.I. Milano e Provincia
– Pietro Colaprico, giornalista La Repubblica
– Paolo De Chiara, scrittore e giornalista
– Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato

Letture a cura dell’attrice Elisabetta Torlasco.

#leagarofalo #feliciaimpastato 
#ilcoraggiodidire #milano
#donne #ilcoraggiodelledonne

 

PER NON DIMENTICARE GIUSEPPE PINELLI…

 

Presentazioni IL CORAGGIO DI DIRE NO & TESTIMONI DI GIUSTIZIA

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta.

&

TESTIMONI DI GIUSTIZIA. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie.

– VIGARANO (Ferrara), 21 e 22 marzo 2017;
– LEINI (Torino), 23 marzo 2017;
– RHO (Milano), 24 marzo 2017 – rappresentazione teatrale Compagnia Ragli;

#leagarofalo #ilcoraggiodidireno #tdg #testimonidigiustizia
#ndranghetamontagnadimerda
#mafiemontagnadimerda 

— con Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie e Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

VIGARANO, Ferrara, 21 e 22 marzo 2017

 

LEINI, Torino, 23 marzo 2017

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RHO, Milano, 24 marzo 2017

lea rosa rossa

 

LEA GAROFALO… #lascomparsa, 24 novembre 2009

mosaico-lea

LA SCOMPARSA DI LEA, Milano, 24 novembre 2009…

per non dimenticare Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta.

#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo #milano #arcodellapace #scomparsa#clancosco #vigliacchi #ndrangheta #montagnadimerda

“E’ stata calpestata la dignità di Lea Garofalo”

panchina

Mappano, la panchina dedicata a Lea

 

Ho terminato di leggere il libro di Paolo De Chiara, “Il Coraggio di dire no”, sulla triste e tragica vicenda di Lea Garofalo. Che dire… sono felice di averlo conosciuto e sicuramente sarà qualcosa che i miei figli avranno il piacere di apprezzare fra qualche anno mentre sarà mia cura custodirlo gelosamente oggi. Il giornalista non solo fotografa perfettamente la storia, ma credo che sia riuscito nell’intento di ridare la giusta dignità a Lea e la giusta dimensione alla vicenda nella sua totale gravità e incompetenza gestionale.

Già..la dignità! Poichè a qualcuno ha fatto comodo farla passare da ignorante ma soprattutto da pentita! Lea non era una pentita ma una testimone di giustizia, la differenza è abissale!

lea-garofalo-milano-arco-della-pace-24-nov-2009

Lea e Denise, Milano, 24 novembre 2009

Questa foto che pubblico rispecchia in pieno il dramma vissuto dalla mamma e da sua figlia in questa vicenda, in questo fermo immagine di una telecamera milanese c’è immortalato il coraggio ma soprattutto la solitudine. 

Già… la solitudine! Per averne percezione del freddo morale che ha patito bisognerebbe che ognuno leggesse la lettera che inviò al Presidente della Repubblica nella quale asseriva di essere conscia di quale sarebbe stato il suo futuro… di credere ancora nella giustizia nonostante l’abbandono.. ma soprattutto… la richiesta di aiuto da parte di qualcuno!

lea-e-carlo-la-bestia

Lea e la ‘bestia’ Carlo Cosco

 

Già… perché se la ‘ndrangheta l’ha uccisa materialmente c’è da sottolineare che i primi fendenti astratti alla sua persona li ha ricevuti da uno Stato assente e silente rispetto alle sue urlate richieste di attenzioni. Lea non voleva soldi, compassione o pena, non voleva essere a carico di nessuno, voleva solamente che gli fosse data una possibilità… una chance per essere autonoma e indipendente… per garantire sicurezza alla figlia!

La sua Denise! Nessuno si presentò prima… tutti a fare la fila dopo… casualita’! Sempre insieme Lea e Denise, legate come le maglie di una catena, spezzate dalla violenza animalesca di Carlo Cosco e dalle altre bestie che hanno deciso di cancellarla dalla faccia del pianeta!

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Denise e Lea Garofalo

Era forte Lea… Era bella Lea… era come la sua terra! Caparbia, determinata, orgogliosa e coraggiosa! Era una grande donna! Aveva respirato da piccola l’aria di ‘ndrangheta ma i suoi polmoni la rifiutavano quella puzza e dopo la nascita della figlia si tappò la bocca e le narici tanto divenne nauseabonda! Per amore di quella creatura combatté, si ribellò alla logica ‘ndranghetistica rompendo gli schemi e questo lo pagò con la vita. Il libro è meraviglioso e da leggere d’un fiato in contrapposizione all’ambiguità pilotata del film dove forse era più comodo e funzionale esaltare altro rispetto al coraggio di una donna sola, dove quasi bisogna ringraziare il pentimento di qualcuno per il ritrovamento del corpo, dove io , che sono calabrese, inorridisco al solo pensiero di acquistare una t-shirt o una bandierina da esibire come allo stadio o da sponsor su qualche prodotto sopra un qualsiasi banchetto di una qualsiasi iniziativa. Bisogna avere rispetto… quello che ha avuto il giornalista De Chiara, che a dispetto dei molti che in vita gliela “calpestarono” la dignità, lui, con questo suo stratosferico libro, le ha fatto il regalo più grande restituendogliela!

Arturo Andrea Demetrio

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Il Coraggio di dire no

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PALERMO, 13 e 14 maggio 2016

ansa legalità1

GRAZIE DI CUORE ai dirigenti, ai docenti e ai favolosi ragazzi di Carini, Torretta e Borgetto (Palermo).

Due giorni intensi per ricordare e per urlare che le mafie sono una Montagna di Merda.

PER NON DIMENTICARE…

APPALTO ALLA CAMORRA. Parla il perito: “Mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”

Aula Udienze Tribunale di Monza

Aula Udienze Tribunale di Monza

“A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”.

MONZA. Nuova udienza per il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera faraonica, costata 13 milioni di euro. Questa mattina si è registrata la testimonianza del consulente tecnico, l’ingegner Massimo Maria Bardazza, l’autore della perizia chiesta dal PM Macchia nel settembre del 2011. “Non ho mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”. La perizia dimostra che le denunce del super testimone Gennaro C. si poggiano su dati reali. Dati di fatto. Incontrovertibili. Ma cosa scrisse, quattro anni fa, l’ingegnere iscritto all’Albo dei collaudatori della Regione Lombardia? Questi i termini utilizzati all’interno del documento: “saldature mal eseguite”, “intervento criminale” , “certificati falsi”. “Si è inoltre constata la presenza all’interno del cassone di un tondino da armatura simile a quello descritto nella denuncia”. E ancora: “si tenga conto anche del fatto che l’operazione è riuscita perché fatta con dolo e con la complicità di un dipendente infedele di Impregilo, il quale, in posizione gerarchica superiore alla posizione del direttore di cantiere e avvalendosi del fatto che i lavori sono stati eseguiti in un ambito difficile e accessibile con estrema difficoltà”. Un’opera, appalto Anas-Impregilo, affidata alla Carpenfer Roma srl di Mario Vuolo, famiglia vicina al clan camorristico D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Sequestrata il 17 giugno del 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza e mai aperta al pubblico. Soldi pubblici buttati nel cesso. Anche Bardazza, nel corso del suo interrogatorio, ha tenuto a precisare l’importanza della denuncia del testimone di giustizia. Per Gennaro C. “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti. Il capitolato della passerella era di quattro milioni di euro e il costo era molto irrisorio in confronto all’opera. L’unico che avrebbe potuto mascherare e fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci era Mario Vuolo. Firma per quattro milioni, ma ne riceve sette”.  Anomalie accertate. “Tutte le saldature sono state controllate dall’Istituto Saldature che ha presieduto  con i suoi tecnici a tutte le operazioni effettuate e strumentalmente verificato le saldature fatte con il metodo degli ultrasuoni”. “Porcherie” per Bardazza, “porcherie” nascoste all’interno della struttura “dove era ben difficile potersene accorgere. Il tutto avallato da certificati sulle saldature falsi”. Certificato SOA rilasciato alla Carpenfer dalla ItalSoa di Afragola. Sul banco degli imputati, oltre a Mario Vuolo, suo figlio Pasquale, Edmondo Troisi e Alfio Cirami, anche Ernesto Valiante, l’amministratore della ditta di Afragola. Per il PM le certificazioni sono false, dato confermato anche dall’attività della polizia giudiziaria. Anomalie che hanno permesso ai Vuolo e alle sue aziende di accaparrarsi appalti pubblici per milioni di euro.

      È intervenuta anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Con un’istruttoria ha sospeso i certificati SOA delle ditte dei Vuolo, anche per accertare le responsabilità legate al rilascio delle certificazioni. “Resta un aspetto inquietanteper il testimone di giustizia Gennaro C. –, certe storie si ripetono con frequenza. Come per il viadotto siciliano, crollato poco dopo l’inaugurazione, anche la Passerella di Cinisello aveva superato il collaudo della commissione Anas, con esito positivo. Tutte le opere realizzate dai Vuolo, con le varie ditte a loro riconducibili, devono essere controllate e poste in sicurezza. Ci troviamo davanti ad un modus operandi e di complicità di alcuni soggetti che avrebbero dovuto verificare la buona esecuzione dei lavori, ma che invece erano sul libro paga dei Vuolo”.

La prossima udienza: venerdì 24 settembre 2015, ore 9:30

8 giugno 2015

ciclopedonale

La passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano)

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA. 

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza 

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE 

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza 

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA

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Tribunale di Monza

“Molte sono le opere costruite dai Vuolo che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”.

di Paolo De Chiara

MONZA. Quinta udienza per il processo sulla Passerella Ciclopedonale ss 36 di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera, appalto Anas-Impregilo, è costata oltre 13 milioni di euro ed è ancora chiusa al pubblico. Presente in aula anche il supertestimone Gennaro C., nonostante il malore e il ricovero ospedaliero, per coma diabetico, di qualche giorno fa. “Seguirò sino alla fine questo processo”, ha affermato il testimone di giustizia, ex dipendente della ditta dei Vuolo di Castellammare di Stabia, famiglia legata al clan della camorra D’Alessandro. Tutto è partito grazie alle puntuali denunce dell’ex responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello Balsamo. Nell’udienza di questa mattina sono stati sentiti, come testimoni, il direttore dei lavori, l’ingegner Marzi e l’ex colonnello dei Carabinieri della Dia di Milano, Roberto Masi. Il primo ha ricostruito il rapporto tra i due imputati, Mario Vuolo (il ‘re delle autostrade’, legato alla criminalità organizzata) e Alfio Cirami (il contract manager dell’Impregilo), classe 1951 di Cesarò (Messina). “Il punto di riferimento – secondo Gennaro C. – per le aziende dei Vuolo, il trait d’union”. Il 9 novembre del 1985 la Corte di Appello di Roma lo ha condannato, con sentenza irrevocabile, a sei mesi di reclusione per ricettazione. “Va in cerca dei vari Vuolo, il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700 mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi”. La testimonianza dell’ingegner Marzi è stata fondamentale. Davanti al giudice Barbara del Tribunale di Monza ha parlato del collaudo statico, con esito positivo, effettuato dall’Anas e della successiva ispezione delle saldature con il consulente tecnico: “non potevo credere ai miei occhi”. Errori progettuali, anomalie delle saldature. Anche Marzi ha parlato di rischio cedimento per la struttura. Nel corso dell’udienza è stato sentito anche l’altro testimone, l’ex colonnello della Dia. Masi, oggi in congedo, ha tenuto a sottolineare l’importanza della testimonianza di Gennaro C. (concetto espresso anche dal pubblico ministero Macchia), senza dimenticare le preoccupazioni legate allo spessore criminale della famiglia Vuolo. Ero preoccupato  dal primo momento, fui io a dirgli di andare via da Napoli, proposi subito il piano di protezione, ma la procura di Milano non diede corso alla richiesta”. Solo nel 2014 il testimone è riuscito ad entrare nel programma di protezione. Quattro anni dopo la prima denuncia. Anni vissuti tra stenti, minacce ed isolamenti. “Molte sono le opere costruite dai Vuolo – continua a denunciare Gennaro C. – che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”. Un altro tassello si aggiunge alla storia infinita dei Vuolo. Dalla banca dati della Dia di Roma è emerso che il ‘re delle autostrade’ ha prelevato, dalla filiale di una Banca di Gragnano (Napoli), 2 milioni e 700 mila euro in contanti. Da un conto intestato alla Carpenfer Roma srl, la ditta che ha eseguito diversi cavalcavia autostradali, “falsificando le schede materiali, le prove dei collaudi”. La prossima udienza è stata fissata per l’8 giugno.

 11 maggio 2015

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IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA. http://paolodechiara.com/2015/04/20/la-passerella-dei-vuolo-la-terza-udienza-di-monza/

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

Gennaro C.

Gennaro C.

La Passerella di Cinisello Balsamo, la nuova Udienza di Monza.

MONZA. È la terza volta che il testimone di giustizia Gennaro C. si trova  ad affrontare  il controesame a Monza, nel processo  per la Passarella Ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), che vede 5 imputati per vari reati: tra cui Mario Vuolo (dominus della Carpenfer Roma) ed il figlio Pasquale, già condannato per reati di mafia.

Secondo l’accusa avrebbero minacciato, in concorso con Cirami (manager della Impregilo), il super testimone, per far ritrattare le sue dichiarazioni, messe nero su bianco dalla Dia di Milano. Tutte, ad oggi, confermate  dal pubblico ministero Franca Macchia.

I quattro avvocati degli imputati non hanno dato tregua al testimone, in tutti i modi hanno tentato di far cadere l’ex carabiniere in contraddizione. Quattro ore é durato il controesame, interrotto solo per il malore che ha colpito Gennaro C., legato alla patologia causata dalla sua lunga ‘latitanza’, durata più di tre anni. Una continua fuga per vivere, per riuscire ad arrivare a questo fondamentale processo.

Una trentina i testi citati, tra cui il presidente dimissionario di ANAS, Ciucci.

La prossima udienza è stata fissata l’11 maggio. Un processo molto lungo e pieno di colpi di scena. La passerella di Cinisello, costata oltre 13 milioni di euro, resta chiusa ed il testimone di giustizia ha chiesto di incontrare  l’attuale Ministro delle Infrastrutture Delrio.

 

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

 

 

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza

ciclopedonale

da Corriere.it

 di Paolo De Chiara

MONZA. Il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano) sta entrando nel vivo. Le denunce del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto stanno riportando alla luce gli affari, i legami, le anomalie, le tangenti, le collusioni. I rapporti con la Camorra, quella che fa gli affari negli appalti pubblici. La famosa passerella è costata “oltre 13 milioni di euro”, e dopo sette anni è ancora chiusa. Tutto sta emergendo grazie alle dichiarazioni dell’ex carabiniere ausiliario, già responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello. La sua testimonianza ha aperto uno squarcio sui rapporti tra alcuni dirigenti Anas, Imprengilo, Autostrade per l’Italia e aziende legate alla criminalità organizzata. Nelle sue dichiarazioni parla anche di un generale dell’Arma dei Carabinieri in rapporti di amicizia e di affari (una società di maneggio a Sorrento) con la famiglia Vuolo di Castellammare di Stabia. Già in una sentenza del Consiglio di Stato, del 29 febbraio 2008, è possibile ricostruire i rapporti e gli affari con il clan D’Alessandro. A partire da Lucia Coppola, socia accomandante della ditta C.M. sas (Carpenteria Metallica), “in rapporto parentale con persone ritenute affiliate ad un potente sodalizio criminale operante nell’area stabile”. Lucia è la figlia di Gaetano Coppola “noto pregiudicato ritenuto affiliato al clan D’Alessandro”, ma è anche la moglie di Pasquale Vuolo, detto Capa storta, “elemento emergente dello stesso clan, già arrestato e segnalato per l’applicazione di misure di prevenzione, frequentatore di diversi pregiudicati e già amministratore di società dichiarata fallita”. Lo stesso soggetto che ha minacciato il testimone: “Sono un criminale, le schifo le guardie. Ti vengo a prendere sino a Milano”. Affermazioni rilette durante il processo di Monza, dall’avvocato Inzillo. Insieme alla minaccia più infamante: “Passeremo a prendere tua figlia a scuola”. Nelle motivazioni del Consiglio di Stato appare un altro nominativo, quello di Davide Cardone, il socio accomandatario della ditta C.M. sas, “segnalato per i reati di detenzione e porto di arma illegale, minaccia e ingiuria e violazione di sigilli”, fratello di Giuseppina, “socio accomandante della società Taddeo e Vuolo, dichiarata fallita”. Tutte società riconducibili alla famiglia Vuolo. Tutte denunciate dal supertestimone Ciliberto. Nell’ultima udienza, lunedì 23 marzo, c’è stato il controesame. Il faccia a faccia con gli avvocati difensori dei Vuolo. Toni alti, parole grosse. Il giudice è dovuta intervenire in più occasioni. “Non ho paura dei Vuolo, non ho paura dei loro avvocati” aveva annunciato Gennaro. Lo sta dimostrando. Sta ricostruendo il suo ruolo in quelle ditte, il suo incarico nell’appalto milionario Anas-Impregilo per la realizzazione dell’opera di Cinisello. Ha ricostruito i vari passaggi tra i Vuolo e Cirami, il contract manager dell’Impregilo. Il punto di riferimento per le aziende dei Vuolo, il trait d’union. “Va in cerca dei vari Vuolo – ha dichiarato il testimone – il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi. Lui diceva sempre a Vuolo: ‘non mi piace Ciliberto, è sempre un ex carabiniere, possiamo fidarci?’. Nella telefonata con Mario Vuolo del 19 maggio 2011, ore 20:06, Cirami parla di “una cosa pesantissima”, riferendosi alla denuncia del testimone Ciliberto. Una cosa pesantissima anche per il perito Massimo Maria Bardazza. La perizia del 28 settembre 2011, chiesta dal pm Franca Macchia, parla di saldature “mal eseguite”, di “intervento criminale”, di “certificati falsi”. La decisione dell’ex responsabile sicurezza ha lasciato il segno. Anche il giorno del sequestro, 17 giugno 2011, i due (Alfio Cirami e Mario Vuolo) si sentono telefonicamente. È Cirami che indica la ‘via d’uscita’: “bisognerà dimostrare che questo è un pazzo scatenato, che ti ha chiesto i soldi. Che non so dove cazzo è… e comunque lui ha consegnato delle foto, come ti dicevo, dove dimostra che è saldato male, che i ferri sono tagliati. Adesso, lunedì, il nostro avvocato penale, qui ci vuole un penalista con le palle, non so se ce l’hai, cercatelo già, bisogna andare a dimostrare che quelle foto non c’entrano niente e che comunque si può fare un altro collaudo, comunque vieni domani che ti spiego tutto quanto, che la situazione non è drammatica, è più che drammatica…”. Una storia corruttiva di attualità, che dimostra che i controlli antimafia in questo Paese “sono spesso elusi – spiega Ciliberto – e che gli appalti vengono divisi a tavolino in cambio di rolex, soldi, case e auto. Questo processo deve far luce non solo sulle anomalie strutturali, che avrebbero causato il crollo della passerella, ma anche sul giro di tangenti e collusioni”. La prossima udienza si terrà lunedì 20 aprile 2015.

Gennaro C.

CROLLO VIADOTTO SCORCIAVACCHE (Palermo-Agrigento). Parla il tdg Gennaro C.

tdg perrone

CROLLO VIADOTTO SCORCIAVACCHE (Palermo-Agrigento)
— dal Testimone di Giustizia GENNARO C. —

– Al Presidente del Consiglio MATTEO RENZI
– Al Ministro delle Infrastrutture On. LUPI
– Al Presidente dell’Autorità di Vigilanza LL.PP.

“Questo ennesimo crollo, dimostra purtroppo come c’è scarso controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti, nei collaudi.
Lo denunciavo già nel 2011, ero dirigente di una azienda che ha costruito la maggior parte delle uscite autostradali e molti cavalcavia volgarmente chiamati ponti, nel ruolo di dirigente non esitai a denunciare anomalie costruttive in particolare nell’opera della Passerella Ciclopedonale della SS 36 nel comune di Cinisello Balsamo (Milano), un appalto ANAS poi subappaltato ad Impregilo spa e poi ceduto alla ditta Romana Carpenfer Roma srl, facente capo al pregiudicato Vuolo Mario, oggi a processo e agli arresti per una presunta bancarotta fraudolenta della stessa ditta Carpefer Roma srl. Un appalto da 5 milioni di euro quello della passerella, poi lievitato ad oltre 13 milioni di euro, ma con un triste risultato: la passarella dopo 5 anni resta ancora chiusa e non utilizzabile dagli utenti.
Rilevante anche nel caso della passerella il collaudo della commissione ANAS che diete parere favorevole, quindi attesta che l’opera era stata eseguita correttamente, cosa non vera, anzi la perizia commissionata dal P.M. dottoressa Macchia della Procura di Monza ha attestato un concreto rischio crollo e con una dicitura che parla di esecuzione criminale.
Solo grazie alla mia denuncia si è potuto evitare una tragedia, la passarella è un’opera che sovrasta una delle arterie più trafficata di europa lass 36 e solo grazie al rifacimento di tutte le anomalie rinvenute oggi l’opera sembrerebbe idonea, ma non sono mancate altre anomalie riscontrate anche dopo gli interventi commissionati dalla A.G., e quindi l’ennesimo stop all’apertura dell’opera che resta a data da stabilire.
Oggi come nel 2011 io parlo di un “modus operandi” che fa venire i brividi, molte delle opere eseguite non vengono collaudate prima dell’apertura al pubblico ma solo dopo molti mesi dopo o a volte anni o in molti casi mai. Quindi chi controlla che tale opere siano state eseguite in maniera corretta??? Nessuno!!!!!
Come nessuno controlla le certificazioni dei materiali usati e le attestazioni SOA e la mano d’opera specializzata, controlli solo sulla carta, quindi un vero e proprio buco nella macchina dei controlli ANAS distraratta dai tanti subappalti.

Ho più volte scritto al presidente dell’Autorità di Vigilanza degli appalti e al Ministro Lupi, non solo comunicazioni ma vere e proprie denunce con Nomi e Cognomi e dettaglio delle opere anomale.
Non possono passare in secondo piano i crolli del casello Autostradale di Cherasco, quello del portale della Autostrada A1 (all’altezza di Santa Maria Capua Vetere) e non ultimo il crollo della tettoia del casello di Rosignano, sempre sulla rete autostradale.

Ora grido a voce alta che bisogna spazzare via il marcio e chiedo premier Renzi che non basta un messaggio su twitter. Ci vuole la certezza che tutto ciò che è accaduto non accadrà più e che i responsabili paghino.

Oggi le mie denunce hanno avviato vari procedimenti penali, ma per ora l’unico a pagare sono stato io che ho perso tutto: LAVORO, FAMIGLIA e la SALUTE”.

5 gennaio 2015

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FOTO inst perrone

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PRIVERNO (Latina), 2 agosto 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PRIVERNO (Latina)

2 agosto 2014

 

La Ballata di LEA GAROFALO 

La Ballata di LEA interpretata dai CANUSIA 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a… MACCHIA DI ISERNIA, 14 giugno 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di LEA, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

a… MACCHIA DI ISERNIA (Isernia)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CINISELLO BALSAMO, Milano, 31 maggio 2014

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LO SGUARDO DELLE DONNE 2014.

A Cinisello Balsamo (Milano)

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La drammatica storia di Lea GAROFALO, la fimmina calabrese che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

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AUGURI Lea GAROFALO, fimmina calabrese. Uccisa a Milano dalla ‘ndrangheta

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Per non dimenticare LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Kr, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009)

La donna coraggio che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.

BUON COMPLEANNO FIMMINA CALABRESE!!! 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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