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APPALTO ALLA CAMORRA. Parla il perito: “Mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”

Aula Udienze Tribunale di Monza

Aula Udienze Tribunale di Monza

“A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”.

MONZA. Nuova udienza per il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera faraonica, costata 13 milioni di euro. Questa mattina si è registrata la testimonianza del consulente tecnico, l’ingegner Massimo Maria Bardazza, l’autore della perizia chiesta dal PM Macchia nel settembre del 2011. “Non ho mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”. La perizia dimostra che le denunce del super testimone Gennaro C. si poggiano su dati reali. Dati di fatto. Incontrovertibili. Ma cosa scrisse, quattro anni fa, l’ingegnere iscritto all’Albo dei collaudatori della Regione Lombardia? Questi i termini utilizzati all’interno del documento: “saldature mal eseguite”, “intervento criminale” , “certificati falsi”. “Si è inoltre constata la presenza all’interno del cassone di un tondino da armatura simile a quello descritto nella denuncia”. E ancora: “si tenga conto anche del fatto che l’operazione è riuscita perché fatta con dolo e con la complicità di un dipendente infedele di Impregilo, il quale, in posizione gerarchica superiore alla posizione del direttore di cantiere e avvalendosi del fatto che i lavori sono stati eseguiti in un ambito difficile e accessibile con estrema difficoltà”. Un’opera, appalto Anas-Impregilo, affidata alla Carpenfer Roma srl di Mario Vuolo, famiglia vicina al clan camorristico D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Sequestrata il 17 giugno del 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza e mai aperta al pubblico. Soldi pubblici buttati nel cesso. Anche Bardazza, nel corso del suo interrogatorio, ha tenuto a precisare l’importanza della denuncia del testimone di giustizia. Per Gennaro C. “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti. Il capitolato della passerella era di quattro milioni di euro e il costo era molto irrisorio in confronto all’opera. L’unico che avrebbe potuto mascherare e fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci era Mario Vuolo. Firma per quattro milioni, ma ne riceve sette”.  Anomalie accertate. “Tutte le saldature sono state controllate dall’Istituto Saldature che ha presieduto  con i suoi tecnici a tutte le operazioni effettuate e strumentalmente verificato le saldature fatte con il metodo degli ultrasuoni”. “Porcherie” per Bardazza, “porcherie” nascoste all’interno della struttura “dove era ben difficile potersene accorgere. Il tutto avallato da certificati sulle saldature falsi”. Certificato SOA rilasciato alla Carpenfer dalla ItalSoa di Afragola. Sul banco degli imputati, oltre a Mario Vuolo, suo figlio Pasquale, Edmondo Troisi e Alfio Cirami, anche Ernesto Valiante, l’amministratore della ditta di Afragola. Per il PM le certificazioni sono false, dato confermato anche dall’attività della polizia giudiziaria. Anomalie che hanno permesso ai Vuolo e alle sue aziende di accaparrarsi appalti pubblici per milioni di euro.

      È intervenuta anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Con un’istruttoria ha sospeso i certificati SOA delle ditte dei Vuolo, anche per accertare le responsabilità legate al rilascio delle certificazioni. “Resta un aspetto inquietanteper il testimone di giustizia Gennaro C. –, certe storie si ripetono con frequenza. Come per il viadotto siciliano, crollato poco dopo l’inaugurazione, anche la Passerella di Cinisello aveva superato il collaudo della commissione Anas, con esito positivo. Tutte le opere realizzate dai Vuolo, con le varie ditte a loro riconducibili, devono essere controllate e poste in sicurezza. Ci troviamo davanti ad un modus operandi e di complicità di alcuni soggetti che avrebbero dovuto verificare la buona esecuzione dei lavori, ma che invece erano sul libro paga dei Vuolo”.

La prossima udienza: venerdì 24 settembre 2015, ore 9:30

8 giugno 2015

ciclopedonale

La passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano)

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA. 

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza 

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE 

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza 

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA

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Tribunale di Monza

“Molte sono le opere costruite dai Vuolo che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”.

di Paolo De Chiara

MONZA. Quinta udienza per il processo sulla Passerella Ciclopedonale ss 36 di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera, appalto Anas-Impregilo, è costata oltre 13 milioni di euro ed è ancora chiusa al pubblico. Presente in aula anche il supertestimone Gennaro C., nonostante il malore e il ricovero ospedaliero, per coma diabetico, di qualche giorno fa. “Seguirò sino alla fine questo processo”, ha affermato il testimone di giustizia, ex dipendente della ditta dei Vuolo di Castellammare di Stabia, famiglia legata al clan della camorra D’Alessandro. Tutto è partito grazie alle puntuali denunce dell’ex responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello Balsamo. Nell’udienza di questa mattina sono stati sentiti, come testimoni, il direttore dei lavori, l’ingegner Marzi e l’ex colonnello dei Carabinieri della Dia di Milano, Roberto Masi. Il primo ha ricostruito il rapporto tra i due imputati, Mario Vuolo (il ‘re delle autostrade’, legato alla criminalità organizzata) e Alfio Cirami (il contract manager dell’Impregilo), classe 1951 di Cesarò (Messina). “Il punto di riferimento – secondo Gennaro C. – per le aziende dei Vuolo, il trait d’union”. Il 9 novembre del 1985 la Corte di Appello di Roma lo ha condannato, con sentenza irrevocabile, a sei mesi di reclusione per ricettazione. “Va in cerca dei vari Vuolo, il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700 mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi”. La testimonianza dell’ingegner Marzi è stata fondamentale. Davanti al giudice Barbara del Tribunale di Monza ha parlato del collaudo statico, con esito positivo, effettuato dall’Anas e della successiva ispezione delle saldature con il consulente tecnico: “non potevo credere ai miei occhi”. Errori progettuali, anomalie delle saldature. Anche Marzi ha parlato di rischio cedimento per la struttura. Nel corso dell’udienza è stato sentito anche l’altro testimone, l’ex colonnello della Dia. Masi, oggi in congedo, ha tenuto a sottolineare l’importanza della testimonianza di Gennaro C. (concetto espresso anche dal pubblico ministero Macchia), senza dimenticare le preoccupazioni legate allo spessore criminale della famiglia Vuolo. Ero preoccupato  dal primo momento, fui io a dirgli di andare via da Napoli, proposi subito il piano di protezione, ma la procura di Milano non diede corso alla richiesta”. Solo nel 2014 il testimone è riuscito ad entrare nel programma di protezione. Quattro anni dopo la prima denuncia. Anni vissuti tra stenti, minacce ed isolamenti. “Molte sono le opere costruite dai Vuolo – continua a denunciare Gennaro C. – che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”. Un altro tassello si aggiunge alla storia infinita dei Vuolo. Dalla banca dati della Dia di Roma è emerso che il ‘re delle autostrade’ ha prelevato, dalla filiale di una Banca di Gragnano (Napoli), 2 milioni e 700 mila euro in contanti. Da un conto intestato alla Carpenfer Roma srl, la ditta che ha eseguito diversi cavalcavia autostradali, “falsificando le schede materiali, le prove dei collaudi”. La prossima udienza è stata fissata per l’8 giugno.

 11 maggio 2015

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IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA. http://paolodechiara.com/2015/04/20/la-passerella-dei-vuolo-la-terza-udienza-di-monza/

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

Gennaro C.

Gennaro C.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza

ciclopedonale

da Corriere.it

 di Paolo De Chiara

MONZA. Il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano) sta entrando nel vivo. Le denunce del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto stanno riportando alla luce gli affari, i legami, le anomalie, le tangenti, le collusioni. I rapporti con la Camorra, quella che fa gli affari negli appalti pubblici. La famosa passerella è costata “oltre 13 milioni di euro”, e dopo sette anni è ancora chiusa. Tutto sta emergendo grazie alle dichiarazioni dell’ex carabiniere ausiliario, già responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello. La sua testimonianza ha aperto uno squarcio sui rapporti tra alcuni dirigenti Anas, Imprengilo, Autostrade per l’Italia e aziende legate alla criminalità organizzata. Nelle sue dichiarazioni parla anche di un generale dell’Arma dei Carabinieri in rapporti di amicizia e di affari (una società di maneggio a Sorrento) con la famiglia Vuolo di Castellammare di Stabia. Già in una sentenza del Consiglio di Stato, del 29 febbraio 2008, è possibile ricostruire i rapporti e gli affari con il clan D’Alessandro. A partire da Lucia Coppola, socia accomandante della ditta C.M. sas (Carpenteria Metallica), “in rapporto parentale con persone ritenute affiliate ad un potente sodalizio criminale operante nell’area stabile”. Lucia è la figlia di Gaetano Coppola “noto pregiudicato ritenuto affiliato al clan D’Alessandro”, ma è anche la moglie di Pasquale Vuolo, detto Capa storta, “elemento emergente dello stesso clan, già arrestato e segnalato per l’applicazione di misure di prevenzione, frequentatore di diversi pregiudicati e già amministratore di società dichiarata fallita”. Lo stesso soggetto che ha minacciato il testimone: “Sono un criminale, le schifo le guardie. Ti vengo a prendere sino a Milano”. Affermazioni rilette durante il processo di Monza, dall’avvocato Inzillo. Insieme alla minaccia più infamante: “Passeremo a prendere tua figlia a scuola”. Nelle motivazioni del Consiglio di Stato appare un altro nominativo, quello di Davide Cardone, il socio accomandatario della ditta C.M. sas, “segnalato per i reati di detenzione e porto di arma illegale, minaccia e ingiuria e violazione di sigilli”, fratello di Giuseppina, “socio accomandante della società Taddeo e Vuolo, dichiarata fallita”. Tutte società riconducibili alla famiglia Vuolo. Tutte denunciate dal supertestimone Ciliberto. Nell’ultima udienza, lunedì 23 marzo, c’è stato il controesame. Il faccia a faccia con gli avvocati difensori dei Vuolo. Toni alti, parole grosse. Il giudice è dovuta intervenire in più occasioni. “Non ho paura dei Vuolo, non ho paura dei loro avvocati” aveva annunciato Gennaro. Lo sta dimostrando. Sta ricostruendo il suo ruolo in quelle ditte, il suo incarico nell’appalto milionario Anas-Impregilo per la realizzazione dell’opera di Cinisello. Ha ricostruito i vari passaggi tra i Vuolo e Cirami, il contract manager dell’Impregilo. Il punto di riferimento per le aziende dei Vuolo, il trait d’union. “Va in cerca dei vari Vuolo – ha dichiarato il testimone – il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi. Lui diceva sempre a Vuolo: ‘non mi piace Ciliberto, è sempre un ex carabiniere, possiamo fidarci?’. Nella telefonata con Mario Vuolo del 19 maggio 2011, ore 20:06, Cirami parla di “una cosa pesantissima”, riferendosi alla denuncia del testimone Ciliberto. Una cosa pesantissima anche per il perito Massimo Maria Bardazza. La perizia del 28 settembre 2011, chiesta dal pm Franca Macchia, parla di saldature “mal eseguite”, di “intervento criminale”, di “certificati falsi”. La decisione dell’ex responsabile sicurezza ha lasciato il segno. Anche il giorno del sequestro, 17 giugno 2011, i due (Alfio Cirami e Mario Vuolo) si sentono telefonicamente. È Cirami che indica la ‘via d’uscita’: “bisognerà dimostrare che questo è un pazzo scatenato, che ti ha chiesto i soldi. Che non so dove cazzo è… e comunque lui ha consegnato delle foto, come ti dicevo, dove dimostra che è saldato male, che i ferri sono tagliati. Adesso, lunedì, il nostro avvocato penale, qui ci vuole un penalista con le palle, non so se ce l’hai, cercatelo già, bisogna andare a dimostrare che quelle foto non c’entrano niente e che comunque si può fare un altro collaudo, comunque vieni domani che ti spiego tutto quanto, che la situazione non è drammatica, è più che drammatica…”. Una storia corruttiva di attualità, che dimostra che i controlli antimafia in questo Paese “sono spesso elusi – spiega Ciliberto – e che gli appalti vengono divisi a tavolino in cambio di rolex, soldi, case e auto. Questo processo deve far luce non solo sulle anomalie strutturali, che avrebbero causato il crollo della passerella, ma anche sul giro di tangenti e collusioni”. La prossima udienza si terrà lunedì 20 aprile 2015.

Gennaro C.

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE

Gennaro C.

di Paolo De Chiara

“Sono carico, non ho paura di questa gente e dei loro avvocati”. È Gennaro Ciliberto che parla, che urla la sua rabbia. Il Testimone di Giustizia che ha denunciato la criminalità organizzata, la corruzione e le infiltrazioni negli appalti pubblici. L’ex carabiniere ausiliario che non ha dato tregua ai suoi datori di lavoro: la famiglia Vuolo, ‘imprenditori’ di Castellammare di Stabia “con precedenti penali alle spalle – scrive nell’interrogazione parlamentare del 2013 Luca Frusone del M5Stelle – e sospetti legami con il clan camorristico D’Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto ‘Capa storta’ viene definito figura emergente del clan e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D’Alessandro”. Un bel quadro criminale. Gennaro ha lavorato per questa gente, per il “re delle autostrade” Mario Vuolo. Doveva diventare il ‘garante’, la testa di legno. Nel 2008, anno del crollo del casello di Cherasco (Cuneo), viene nominato responsabile della sicurezza, con un appalto Anas-Impregilo (“Anas gira l’appalto a Impregilo e quest’ultima gira l’appalto a Mario Vuolo, qui c’è la corruzione”), per la realizzazione della passerella ciclopedonale ss36 di Cinisello Balsamo (Milano). Un’opera pubblica mai aperta al pubblico, sotto sequestro e costata diversi milioni di euro. “Incomincio a lavorare e c’è il crollo del casello di Cherasco”. Il casello è stato costruito dalla Carpenfer Roma srl, una delle tante aziende di Mario Vuolo, “un appalto preso da una ditta di Agrigento, poi dato a Vuolo dietro pressioni di un funzionario di Autostrade”. La pensilina di Cherasco, come precisa e denuncia Ciliberto, non è un caso isolato. L’ex carabiniere si accorge della situazione, comincia ad indagare. Fotocopia i documenti, fotografa, registra le conversazioni. “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. I rapporti tra Gennaro e i Vuolo cominciano a deteriorarsi, troppi problemi. Troppi pericoli. Il 14 settembre 2010 subisce una strana rapina. Un tizio si avvicina e urla “dammi l’orologio”. Non finisce nemmeno la frase e scarrella la pistola. Ma commette un errore. “C’è già un colpo in canna, il proiettile cade a terra. Ho il tempo per colpirlo con due calci. Mi spara e mi colpisce di striscio alla tibia destra. Mi mette la pistola in testa e preme il grilletto, il colpo non parte. Comincia a colpirmi con il calcio della pistola. Mi portano in ospedale, il medico non chiama la polizia”. Dopo la sparatoria si interrompono definitivamente i rapporti con i Vuolo. Il 4 febbraio 2011 la prima denuncia alla DIA di Milano. Racconta tutto quello che ha visto, consegna i documenti, scoperchia la pentola. Parla degli affari, dell’attività criminale, della famiglia Vuolo, del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Presenta denunce in tutta Italia. Parla dei Punti Blu sulle autostrade (“i Vuolo vincono, con affidamento diretto, i lavori per la realizzazione di tutti i Punti Blu d’Italia. Appalto di quattro milioni di euro”), del tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria, del ponte sullo stretto di Messina, di ponti, caselli (Rosignano, Senigallia, Settebagni), del casello di Firenze, dei lavori sull’autostrada A11 e A12 (scrivono i periti: “gravi cedimenti strutturali, grave pericolo”), dell’appalto sull’A22 (bando europeo, società Brennero, per le barriere fonoassorbenti), di una gara pubblica a Locate Triulzi (Milano), di un appalto al carcere di Larino (barriere fonoassorbenti, per un valore di un milione di euro). Parla, un anno prima, dei lavori realizzati sul tratto autostradale nei pressi di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), dove nel dicembre del 2012 crollerà la segnaletica. Non si è mai arreso Gennaro: “tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”. La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie, Giulio Perrone Editore.

MONZA: Il Processo nel Processo. Il primo atto è iniziato il 26 gennaio di quest’anno. Tutto ruota intorno alla costruzione della passerella di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata dalla Procura il 17 giugno del 2011.“Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia – ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Molte dichiarazioni sono state confermate dalla DIA di Firenze e dalla Procura Generale di Monza. “Ma i difensori dei Vuolo e degli altri imputati puntano a delegittimarmi”, per far ‘cadere’ il testimone di giustizia. L’unico a confermare in aula le accuse. Lo avevano già avvisato. “Il manager Impregilo, Alfio Cirami, oggi imputato nel processo di Monza per la passerella mi disse: ‘Tu non lavorerai mai più in nessun appalto, tu non sai noi chi siamo. Ti prenderanno per un folle’”. Gennaro, invece, è ritenuto credibile, ha squarciato il muro di omertà. “A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”. Gli otto avvocati degli imputati, per la prossima udienza fissata lunedì 23 marzo a Monza, “hanno chiesto più di sette ore di controesame. Sono pronto”. Gennaro è assistito (“quasi gratis”) dall’avvocato Giacinto Inzillo, “mentre loro hanno avvocati che pagano con fior di quattrini. Perché lo Stato non tutela legalmente i testimoni di giustizia? Dov’è lo Stato?” Dov’era lo Stato quando sono stati affidati gli appalti alle aziende in odor di camorra? Chi effettua i controlli antimafia in questo Paese? “Sarà un processo difficile – ha dichiarato dopo la prima udienza il testimone – ma io ci sarò sempre. Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza ha lasciato Gennaro con l’amaro in bocca: “non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”. Cosa accadrà il prossimo 23 marzo? Il testimone sarà nuovamente lasciato solo? Le persone perbene vanno difese in vita.

da RESTO AL SUD

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GENNARO CILIBERTO – TESTIMONE DI GIUSTIZIA

Ex carabiniere ausiliario, già dirigente di una ditta legata alla camorra di Castellammare di Stabia. Ha denunciato i lavori sulle autostrade italiane, da Nord a Sud; nei carceri; gli appalti conferiti da alcuni dirigenti corrotti di Autostrade per l’Italia, Anas e Impregilo.

La sua testimonianza, presso svariate Procure della Repubblica, ha permesso di scoperchiare la pentola della corruzione. Milioni di euro, camorra, malaffare. Tutto in cambio di nulla. Ha subìto l’isolamento, la solitudine, il silenzio. Non ha girato la testa dall’altra parte. Ha continuato la sua battaglia. Non si è fatto intimorire, ha subìto minacce, attentati. Ha lottato per la legalità. Grazie alla sua testimonianza oggi, a Monza, è iniziato un procedimento penale per la costruzione della pensilina ciclopedonale, dove sono stati buttati 16 milioni di euro. È stato utilizzato del materiale scadente, i lavori sono stati fatti dalla camorra.

Dopo tre anni di attesa, dalla prima denuncia, è arrivato il programma di protezione. Solo dopo una raccolta firme su change.org, più di 40mila firme raccolte in rete. Oggi Gennaro C. è un testimone di giustizia, per le pressioni si è ammalato, soffre di una grave patologia. Ma non si sente vinto. La battaglia è appena cominciata.

La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Editore, Roma, 2014) di Paolo De Chiara. Pagg. 34-68.

 Ecco un breve estratto del libro (pagine 66-67):

La petizione e il programma di protezione

Nel novembre del 2013, durante lo sciopero della fame davanti al Viminale, Gennaro si sente male e viene portato in ospedale, ma rifiuta il ricovero (“per la paura – scrive l’avvocato Inzillo – di essere rintracciato”). Nello stesso giorno apprende dai giornali che Nicola ’O mostro è sfuggito ad un blitz delle forze dell’ordine (“sul giornale c’era la sua foto e l’ho riconosciuto. Lo vidi negli uffici di Vuolo, dove consegnò un barattolo con 200 mila euro”). “Ho toccato con mano quella parte di Stato che non funziona, quella parte di Stato fatta di uomini distratti che fanno della lotta alla criminalità un bluff. Una macchina burocratica che rende tutto una finzione”. Il 14 gennaio 2014 arriva, per Gennaro, una nuova richiesta di protezione, questa volta firmata dall’avvocato Giacinto Inzillo, che mette in risalto “il grave e attuale stato di pericolo” per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. Una “situazione che  inevitabilmente richiede e merita un adeguato intervento da parte dello Stato”. La rete si mobilita per il testimone. In pochi mesi più di 42mila firme vengono raccolte da Change.org, il 28 febbraio l’annuncio: “Il calvario di Gennaro C., da tre anni in fuga per l’Italia per aver denunciato infiltrazioni della camorra negli appalti pubblici autostradali, è finito. Il PM della DDA di Napoli, Claudio Siragusa, ha riconosciuto il suo ruolo di testimone di giustizia, consentendone l’inserimento all’interno del programma di protezione”. Ma come vive oggi l’ex addetto alla sicurezza? “Nell’anonimato, nell’ombra. Non riesco a vivere una vita normale, ancora non ho un’assistenza sanitaria, non riesco ad avere i documenti di copertura. Vivo con la mia compagna, sotto protezione, e con un neonato […]”. Una piccola consolazione per Gennaro. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio 2014 i Carabinieri hanno individuato e arrestato Nicola Esposito, ’O mostro, latitante dal novembre 2013, capo del clan Cesarano. Era rimasto nascosto nel suo territorio. Gennaro e la sua famiglia, per adesso, invece, devono dimenticarlo il loro territorio.

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TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza

Gennaro C.

GENNARO C., un testimone oculare in fuga dalla Camorra

“Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto” (Testimoni di Giustizia, Giulio Perrone Editore, 2014, Gennaro C., pagg. 34-68).

 

MONZA. Il processo è iniziato. Lunedì 26 gennaio 2015, ore 9:15, la prima udienza. Per la passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata il 17 giugno 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza, un’opera “mostruosa” costata diversi milioni di euro e mai aperta al pubblico. “Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia -, ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Per l’ex carabiniere “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. Gennaro C., l’ex dirigente della fabbrica di Castellammare di Stabia (famiglia Vuolo, “legata – come si legge nell’interrogazione del novembre del 2013 di Cristian Iannuzzi, M5S – al clan della camorra  D’Alessandro”) si è presentato in aula. Senza paura. Per ribadire e per confermare le sue denunce. “Entrando nell’aula del Tribunale a Monza ho sentito il profumo della legalità, ho rivisto i volti degli uomini dello Stato, ero nuovamente presente a fare il mio dovere, come lo fui il 17 marzo scorso, giorno in cui mi sono costituito parte civile contro gli imputati che si sono resi autori dei capi di imputazione”. Gennaro è raggiante, soddisfatto per aver compiuto il suo dovere: “Nel percorrere quella strada che mi portava all’ingresso del Tribunale il mio passo era lento, forse stanco per quei quattro anni di sofferenza e dolore che ho dovuto subire, ma una volta giunto nell’aula e incrociando lo sguardo del pubblico ministero e quel mite sorriso di compiacimento per la mia presenza in aula tutto il dolore è rimasto fuori da quell’aula. Il ribadire a voce alta “presente signor giudice” mi ha ripagato di tutto. Sarà un processo difficile, ma io ci sarò sempre. E’ il desiderio che ho manifestato al p.m., nella prima udienza molte verità sono state confermate, dando valore alle mie denunce”. Il testimone di giustizia non si è mai pentito della sua scelta. “Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza, tanto attesa, ha lasciato con l’amaro in bocca Gennaro: “ciò che mi ha ferito nuovamente è il fatto che non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”.

Il 23 febbraio la prossima udienza, con la deposizione del testimone di giustizia Gennaro C.

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

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