Tag: morte

LEA, 10 anni dopo…

A DIECI ANNI DALLA MORTE…
…per non dimenticare LEA GAROFALO 
Milano, novembre 2009-2019
#workinprogress #ilcoraggiodidireno
https://paolodechiara.blog/leagarofalo/

VIA TASSO #pernondimenticare

schifosi #nazifascisti #roma
Il carcere di Via Tasso
Brano tratto e adattato dal volume “Via Tasso. Museo storico della liberazione di Roma” di Arrigo Paladini, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994.

«Quando i romani che hanno vissuto i giorni dell’occupazione nazista sentono pronunciare il nome di «Via Tasso» non possono non ritornare con la mente e con il cuore a quel passato, ormai remoto, e non provare ancora una volta un senso di disagio e talvolta di paura.

Tutti, anche coloro che hanno trascorso quel buio periodo magari ai margini di ogni attività di lotta, nascosti o prudentemente isolati. «Via Tasso», era per tutti essenzialmente un simbolo, senza altre aggiunte che specificassero che cosa fosse, quale drammatico luogo di tortura e di morte rappresentasse. Il simbolo della più inaudita sofferenza, della più spietata sopraffazione; il luogo dove veniva calpestata ogni dignità umana, in nome della feroce violenza che solo la barbarie di un oppressore ormai vinto può esercitare.»
http://www.16ottobre1943.it/it/il-carcere-di-via-tasso.aspx

“Il sistema di protezione non funziona”

Pesaro, via Bovio. Il luogo del delitto. fonte Corriere.it 

Dopo l’omicidio Bruzzese un testimone di giustizia denuncia i limiti dello Stato   

“Il sistema di protezione non funziona”

L’appello: “Immediate dimissioni del presidente Gaetti e del ministro Salvini”
di Paolo De Chiara

Un agguato nel giorno di Natale. Un messaggio per tutti i testimoni e i collaboratori di giustizia. La morte di Marcello Bruzzese, fratello di un ex appartenente alla ‘ndrangheta, dagli anni 2000 collaboratore di giustizia, non può essere interpretato solo come un chiaro messaggio al congiunto pentito, ma può diventare, anche indirettamente, un fattore destabilizzante per tutti gli altri. A Pesaro, con questo omicidio, probabilmente, si è giunti al punto di non ritorno. Bruzzese era un soggetto sottoposto a speciale programma di protezione, i due killer a volto coperto lo hanno atteso sotto casa, l’abitazione concessa dal Ministero dell’Interno. Il fatto è gravissimo. Come facevano gli assassini a conoscere i suoi movimenti? Come hanno scoperto i luoghi segreti e protetti frequentati dal fratello del collaboratore di giustizia? Il programma di protezione non funziona? Ne abbiamo parlato con un testimone di giustizia, un cittadino onesto che ha denunciato appartenenti alla criminalità organizzata e colletti bianchi. Un sistema criminale ed economico che ha impiantato le sue radici in questo Paese orribilmente sporco. Per questioni di sicurezza non sveleremo le generalità del testimone, per meglio affrontare la sua personale esperienza nel programma di protezione. «Il Servizio centrale di protezione  – ha esordito – non dà i documenti di copertura. Il tutelato, nella cosiddetta località protetta, vive con il proprio nome e cognome e svolge azioni di quotidianità facilmente rintracciabili.»

Spieghi meglio cosa vuole dire.

«Ad esempio andare in farmacia e comprare un medicinale, il tutto con il codice fiscale che va a finire all’Agenzia delle Entrate dove non vi è una copertura e dove qualsiasi persona, che abbia un’amicizia con qualcuno o una qualche un’influenza, può facilmente vedere dove è stato acquistato il prodotto. Altro esempio: fare una ricarica telefonica. Se si fa una ricarica e il numero non è protetto o schermato o intestato ad altro ente o ad altra persona, basta un’amicizia nei gestori della telefonia per vedere da quale tabaccaio è stata fatta la ricarica telefonica. Lo stesso può succedere se, in un atto di ingenuità, si va a fare la revisione dell’auto presso un’officina della città. Basta un’amicizia al Pra (pubblico registro automobilistico) e con il codice fiscale si può risalire all’auto e si vede dove è stata fatta la revisione.»

Questo non è un programma di protezione.  

 «Ma, infatti, sono anni che dico che è un programma di alimentazione. L’unica cosa che questo apparato gestisce sono i circa 82 milioni di euro all’anno. Ti danno un alloggio e un mensile. Dopodiché il tutelato, nella località protetta, non ha nessun tipo di scorta, se non un referente dei carabinieri o della polizia che saltuariamente vede.»

Di chi sono le responsabilità? Della Commissione centrale o del Servizio centrale di protezione?

«Le responsabilità sono da imputare a tutto il sistema, perché sono anni che i vari governi e i vari presidenti di Commissione volevano riformare il Servizio centrale di protezione, perché carente.»

Carente in cosa?

«Carente nel sistema, carente nella protezione. Ci sono stati vari episodi in passato dove non c’è stato il morto, ma ci siamo andati molto vicini. Il problema è che i vari politici di turno, che cambiano, subiscono questo potere indiscriminato, quasi da personaggi impuniti. Non dimentichiamo che il Servizio centrale di protezione, che ha sede a Roma, è un servizio interforze, formato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, dove i cosiddetti referenti sono persone che sono lì da più di quarant’anni.»

Lei può fornire una testimonianza diretta?

«Sono stato varie volte presso il Servizio centrale, ho transitato nei corridoi e posso dire che non c’è la minima riservatezza e segretezza. Ho notato documenti riservati buttati sulle scrivanie o, tante volte, negli armadi aperti.»

Chiunque può entrare, senza controllo,  in quei corridoi?

«Sicuramente c’è una selezione all’ingresso, ma quei luoghi sono frequentati anche dai collaboratori che poi, alla fine, possono uscire dal programma e, poi, ci sono molti civili che ci lavorano. A me viene sempre il dubbio di come poca attenzione venga messa nella tutela dei documenti. E poi devo aggiungere una cosa gravissima…»

Prego, aggiunga…

«A me, circa tre mesi fa, mi fu consegnata da parte del Servizio centrale, in maniera erronea, una notifica di due soggetti, presenti nella mia stessa Regione di protezione e io, oggi, conosco dove vivono queste due persone. E se fosse successo pure con me?»

Lei ci vede buona fede in questi errori?

«Vedo superficialità. La vita di un testimone e di un collaboratore non viene reputata importante. Non ci dobbiamo dimenticare che a tutti gli appelli dei testimoni di giustizia, che molte volte chiedono degli aiuti, perché in località segreta si accorgono di aver visto alcune persone, loro rispondono dicendo che siamo dei rompicoglioni.»

Chi esercita il “potere indiscriminato”?

«Oggi al Ministero vi sono molte persone appartenenti ai Servizi segreti dell’epoca di La Barbera e di Contrada.»

Cosa vuole dire?

«Sono lobby che durano nel tempo. Gli stessi fanno le cosiddette carriere, sono intoccabili e sono quelli che veramente comandano. Cambia la politica, cambiano i membri della Commissione, ma le decisioni vengono prese sempre dalle stesse persone che siedono nelle stanze di comando.»

Voi testimoni state protestando contro alcuni membri di questo Governo. Non è cambiato nulla?

«Noi abbiamo una testimone di giustizia (Piera Aiello, ndr) in Parlamento che ha dichiarato più volte che non può fare nulla. A noi questo, veramente, ci fa cascare il mondo addosso. Una testimone di giustizia che ha vissuto le stesse nostre problematiche, oggi, ci dice che non può fare nulla. Ma perché non può fare nulla? Che cosa impedisce a un Governo di poter risolvere le problematiche di ottanta, novanta persone? Non vi è volontà. C’è da registrare la mancata valorizzazione e interesse affinché il testimone di giustizia possa vivere. Di chi denuncia, allo Stato, non gliene frega niente. È solamente un metodo per la magistratura, certe volte latitante, per arrivare agli arresti, per poter aprire filoni di indagine e, poi, una volta spremuti come limoni i testimoni vengono totalmente abbandonati.»

Perché non vi è volontà?

«A questo punto penso che deve arrivare un messaggio diretto a chiunque denunci, che dopo la denuncia si aprirà il girone dantesco infernale di una sofferenza fine pena mai. Parecchia gente mi ha contattato e mi ha detto che quello (Marcello Bruzzese, ndr) era il fratello di un criminale e chissà loro quanti ne hanno uccisi. Ma il punto è un altro: nel momento in cui un soggetto entra in un sistema tutorio, con protezione in località protetta, deve fidarsi dello Stato e lo Stato ha il dovere di proteggerlo. Se delle persone sono arrivate nella cosiddetta località protetta, che poi è una località super sgamata, perché si sa benissimo che tra Pesaro, Senigallia e Ancona vi sono una quantità maggiore di collaboratori e testimoni, allora a questo punto, che sia il fratello di un collaboratore o un collaboratore o un testimone, il problema è che il sistema è fallato. La cosa più grave è che io, alle 15:39 del giorno 26 dicembre 2018, non ho sentito alcun tipo di attestato di vicinanza da parte degli organi istituzionali, ma neanche da parte della deputata (Aiello, ndr), che avrebbe dovuto sposare da anni la battaglia di noi testimoni di giustizia.»

I poli fittizi sono luoghi sicuri?

«Il problema degli appartamenti è che troppo spesso vengono ruotati, per diversi testimoni e collaboratori di giustizia e, quindi, sono noti a diverse persone. Il soggetto tutelato diventa un bersaglio. Proprio in queste località alcuni testimoni dovettero andare via perché, ad esempio, a scuola i loro figli venivano discriminati. Gli stessi venivano etichettati come figli di pentiti.»

L’episodio di Pesaro potrà destabilizzare o influenzare le scelte dei testimoni e dei collaboratori?

«L’episodio di Pesaro, in una Nazione seria, dovrebbe portare a scelte nette: la prima cosa da fare sarebbe quella di sollevare dal suo compito il direttore del Servizio centrale, il generale di brigata Aceto. Dopodiché dovrebbero essere sollevati i comandanti provinciali e il questore e, dopodiché, bisognerebbe aprire immediatamente un tavolo di intesa per capire ogni singolo testimone, ogni singolo tutelato in che posizione vive, valutando tutte le rimostranze fatte. Le istanze che facciamo noi non ricevono risposta.»

Lei come ha vissuto questa notizia?

«Io vivo segregato in una casa, ho limitazioni di spostamenti e ho una paura quotidiana di morire. Anzi, mi reputo già morto. Vivo questa notizia come un messaggio devastante. ‘Quando decidiamo di venirvi a prendere lo facciamo’, questo è il messaggio.»

Conviene, a questo punto, denunciare le mafie?

«Conviene denunciare le mafie, ma non conviene entrare in un programma di protezione. Se una persona deve essere sradicata dalla propria terra, deve cambiare dodici località, ti distruggono le famiglie causando problemi ai figli, problemi psicologici, con un mancato reinserimento socio-lavorativo perenne, a questo punto, che venga smantellato questo sistema di protezione, che non fa altro che foraggiare gli interessi economici di determinate lobby, per mantenere un sistema che costa circa 82 milioni di euro. Nessuno si assuma più le sue responsabilità e il testimone si fa vivere a casa sua. Ma il problema di farlo vivere a casa sua lo abbiamo con le Prefetture, che non danno le tutele e sono, completamente, contro ogni tipo di testimone di giustizia.»

Lei ha vissuto delle situazioni al limite, che si possono avvicinare all’episodio di Pesaro?

«Certamente. Da testimone ho dovuto cambiare nove località, perché in due occasioni siamo stati scovati e non per colpa nostra. Fortunatamente, in quei momenti, la mia abilità nel capire un pericolo è stato l’elemento che ci ha salvati. Non dimenticherò mai, all’epoca vivevo in una località del centro Italia non lontano da dove è successo l’omicidio, che quando telefonai a questo luogotenente riferendo della presenza di persone con tuta ginnica e con le scarpette da ginnastica, con tipici volti dell’area napoletana, lui mi disse ‘chiudetevi in stanza’, aggiungendo che noi ci stavamo impressionando. Dopo due ore accertarono che queste persone fermate e identificate, avevano precedenti penali, erano delle mie zone di origine e non seppero giustificare la loro presenza in quella Regione. Noi restammo chiusi per nove ore in una stanza di albergo, con un mobile dietro alla porta e fummo sbattuti in un’altra Regione. Anche in quell’altra Regione ci fu un errore madornale: ci condussero in una città dove viveva il commercialista dei criminali che io avevo denunciato. E anche in questa occasione mi dissero: ‘come fai saperlo che quello è il commercialista dell’organizzazione criminale?’. Poi quando andarono a controllare mi dissero di non far uscire fuori questa notizia. Ma io lo scrissi al mio magistrato.»

Che fine fecero i soggetti individuati?

«Dopo poco furono rilasciati perché non avevano alcun tipo di limitazione, ma la cosa strana è che soggiornavano nell’albergo dove noi dormivamo. Persone con precedenti di reati per camorra.»

Vuole fare un appello?

«A tutti i testimoni di giustizia dico di unirci e di chiedere le immediate dimissioni del presidente della Commissione centrale, il dott. Gaetti, e del Ministro dell’Interno. Voglio ribadire un’altra cosa: anche se fosse vero ciò che ha detto Salvini, allora, io sono libero di poter tornare nella mia città. Il Ministro dell’Interno ha dichiarato che lui, in un anno, sconfiggerà le mafie e se veramente ci riuscirà, una cosa che è soltanto una grande fesseria, noi saremo tutti liberi di tornare nelle nostre terre.»             

Il ministro dell’Interno, Salvini
Il presidente della Commissione Centrale, Gaetti

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

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“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

“E’ stata calpestata la dignità di Lea Garofalo”

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Mappano, la panchina dedicata a Lea

 

Ho terminato di leggere il libro di Paolo De Chiara, “Il Coraggio di dire no”, sulla triste e tragica vicenda di Lea Garofalo. Che dire… sono felice di averlo conosciuto e sicuramente sarà qualcosa che i miei figli avranno il piacere di apprezzare fra qualche anno mentre sarà mia cura custodirlo gelosamente oggi. Il giornalista non solo fotografa perfettamente la storia, ma credo che sia riuscito nell’intento di ridare la giusta dignità a Lea e la giusta dimensione alla vicenda nella sua totale gravità e incompetenza gestionale.

Già..la dignità! Poichè a qualcuno ha fatto comodo farla passare da ignorante ma soprattutto da pentita! Lea non era una pentita ma una testimone di giustizia, la differenza è abissale!

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Lea e Denise, Milano, 24 novembre 2009

Questa foto che pubblico rispecchia in pieno il dramma vissuto dalla mamma e da sua figlia in questa vicenda, in questo fermo immagine di una telecamera milanese c’è immortalato il coraggio ma soprattutto la solitudine. 

Già… la solitudine! Per averne percezione del freddo morale che ha patito bisognerebbe che ognuno leggesse la lettera che inviò al Presidente della Repubblica nella quale asseriva di essere conscia di quale sarebbe stato il suo futuro… di credere ancora nella giustizia nonostante l’abbandono.. ma soprattutto… la richiesta di aiuto da parte di qualcuno!

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Lea e la ‘bestia’ Carlo Cosco

 

Già… perché se la ‘ndrangheta l’ha uccisa materialmente c’è da sottolineare che i primi fendenti astratti alla sua persona li ha ricevuti da uno Stato assente e silente rispetto alle sue urlate richieste di attenzioni. Lea non voleva soldi, compassione o pena, non voleva essere a carico di nessuno, voleva solamente che gli fosse data una possibilità… una chance per essere autonoma e indipendente… per garantire sicurezza alla figlia!

La sua Denise! Nessuno si presentò prima… tutti a fare la fila dopo… casualita’! Sempre insieme Lea e Denise, legate come le maglie di una catena, spezzate dalla violenza animalesca di Carlo Cosco e dalle altre bestie che hanno deciso di cancellarla dalla faccia del pianeta!

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Denise e Lea Garofalo

Era forte Lea… Era bella Lea… era come la sua terra! Caparbia, determinata, orgogliosa e coraggiosa! Era una grande donna! Aveva respirato da piccola l’aria di ‘ndrangheta ma i suoi polmoni la rifiutavano quella puzza e dopo la nascita della figlia si tappò la bocca e le narici tanto divenne nauseabonda! Per amore di quella creatura combatté, si ribellò alla logica ‘ndranghetistica rompendo gli schemi e questo lo pagò con la vita. Il libro è meraviglioso e da leggere d’un fiato in contrapposizione all’ambiguità pilotata del film dove forse era più comodo e funzionale esaltare altro rispetto al coraggio di una donna sola, dove quasi bisogna ringraziare il pentimento di qualcuno per il ritrovamento del corpo, dove io , che sono calabrese, inorridisco al solo pensiero di acquistare una t-shirt o una bandierina da esibire come allo stadio o da sponsor su qualche prodotto sopra un qualsiasi banchetto di una qualsiasi iniziativa. Bisogna avere rispetto… quello che ha avuto il giornalista De Chiara, che a dispetto dei molti che in vita gliela “calpestarono” la dignità, lui, con questo suo stratosferico libro, le ha fatto il regalo più grande restituendogliela!

Arturo Andrea Demetrio

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Il Coraggio di dire no

#Lunigiana. Una serata sulla legalità, 10 settembre 2016

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a MASSA CARRARA

Licciano Nardi, Lunigiana, 10 settembre 2016

Una serata sulla legalità con il noto giornalista antimafia Paolo De Chiara al centro polivalente “Icaro”

CAMPUS della LEGALITà, Priverno (Lt), 3 e 4 giugno 2016

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CAMPUS della LEGALITÀ a Priverno

3 giugno: MENTI RAFFINATISSIME

con Salvatore BORSELLINO (fratello di Paolo, magistrato ucciso dalla mafia), Giorgio BONGIOVANNI (direttore Antimafia2000) e Angela NAPOLI (Commissione Parlamentare Antimafia)

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Vittime di mafie 

4 giugno: LA TERRA DEI FUOCHI

con Monica Dobrowolska Mancini (moglie di Roberto, poliziotto morto dopo aver scoperto la ‘terra dei fuochi’), Pino Ciocola (giornalista), don Aniello Manganiello (prete, presidente Premio Borsellino, scrittore).

‪#‎mafieMontagnadiMerda‬

 

Testimoni di Giustizia a Piacenza, 31 maggio 2016

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GIORNATA DELLA LEGALITÀ
Grazie di Cuore alla dirigente Anita Monti, alla prof.ssa Pina Caladarola e a TUTTI i ragazzi eccezionali di Piacenza della Scuola media “DANTE/CARDUCCI”

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Leini e Mappano (Torino)

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LEINI & MAPPANO (Torino), 19 maggio 2016  

GRAZIE DI CUORE A TUTTI.
Siete persone eccezionali!!!

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IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO, 4 giugno 2015 #insiemesipuò

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CENSIMENTO ONCOLOGICO

Il veleno del Molise

#‎insiemesipuò‬

Venafro (Is), 4 giugno 2015
Il veleno del Molise

— a Venafro.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Poggio Sannita (Isernia), 10 agosto 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Poggio Sannita (Isernia)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a… MACCHIA DI ISERNIA, 14 giugno 2014

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IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di LEA, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

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14 giugno 2014

 

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IL VELENO DEL MOLISE al MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

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MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! 

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AUGURI Lea GAROFALO, fimmina calabrese. Uccisa a Milano dalla ‘ndrangheta

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Per non dimenticare LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Kr, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009)

La donna coraggio che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.

BUON COMPLEANNO FIMMINA CALABRESE!!! 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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MONDRAGONE (Ce), 19 marzo 2014 con i ragazzi dell’ISISS ‘Stefanelli’ per non dimenticare don Peppe Diana (vittima di camorra)

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MONDRAGONE (Caserta)

19 marzo 2014

con i favolosi ragazzi dell’ISISS ‘Stefanelli’

per non dimenticare don Peppe Diana (vittima di camorra)

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con Federico Cafiero de Raho,

Procuratore Capo della Repubblica di Reggio Calabria

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MONDRAGONE (Caserta)

19 marzo 2014

i favolosi LAVORI dei ragazzi dell’ISISS ‘N. Stefanelli’…

il nostro futuro!!! #ventidicambiamento 

A VENTI ANNI DALL’UCCISIONE

DI DON PEPPE DIANA, VITTIMA DI CAMORRA 

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La storia di Lea GAROFALO in Francia, su Canal +

DVD copertina documentario CANAL + di Barbara Conforti

 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO… è appena arrivato il DVD della bravissima collega Barbara ConfortiSpécial Investigation.

“Mafia: la trahison des femmes”, il documentario è stato girato in Italia (Milano e Calabria) e racconta anche la storia di Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la schifosa ‘ndrangheta.

Grazie di Cuore a Barbara e a CANAL + per la bellissima esperienza lavorativa. 

http://paolodechiara.com/2014/01/28/il-coraggio-di-dire-no-lea-garofalo-in-francia/?relatedposts_exclude=3290

 

funerali milano, 19 ottobre 2013

 

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LEA TESTIMONE

 

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(VIDEO) – IL VELENO DEL MOLISE… a UnoMattina Caffè, RaiUno

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“IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” (Falco Editore, 2014, Cosenza)

a UNOMATTINA

Roma SaxaRubra, 13 febbraio 2014

  • dal minuto 9…
“…una pagina di giornalismo d’inchiesta con Paolo De Chiara e il suo libro “Il veleno del Molise”, una denuncia sulle infiltrazioni delle ecomafie a Venafro e nel Molise”.
LA TRASMISSIONE DEL 3 febbraio 2014:

RAI

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UnoMattina Caffè Instagram

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA.

Il DOCUMENTARIO sulla storia di Lea GAROFALO, prodotto dalla televisione francese e girato dalla giornalista Barbara CONFORTI,

andrà in onda il 17 febbraio 2014 su Canal +

 

“Una bellissima esperienza con dei colleghi straordinari… grazie di Cuore”.

Paolo De Chiara 

 

MILANO, 16-17-18-19 luglio 2013

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CALABRIA, 20-21-22-23 luglio 2013

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LA CASA DI LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Petilia Policastro, Crotone) 

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IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO (Is)

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VENAFRO (Is), 17 gennaio 2014

presentazione de

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(Falco Editore, dic. 2013)

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PARTI DA UN LIBRO. Il Coraggio di dire NO a ROMA, 5-8 dicembre 2013

PIU' LIBRI, Roma, dicembre 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta… a ROMA. 

Più LIBRI più LIBERI

la Fiera nazionale della piccola e media editoria

dal 5 all’8 dicembre 2013

EUR – Palazzo dei Congressi

FALCO EDITORE

Stand M07

PIU' LIBRI2, Roma, dicembre 2013

 

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quadro Lea, casa Marisa

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina), 13 settembre 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CORI (Latina)

venerdì 13 settembre 2013, ore 17.30

 

 

A CORI UN FESTIVAL SULLA SCRITTURA E LA LEGALITA’

In questa calda «Estate Corese 2013» la città d’Arte è pronta ad accogliere un’altra iniziativa di altissimo spessore. Nel fine settimana il Complesso Monumentale di Sant’Oliva ospiterà «Le forme della Scrittura – Festival di letteratura, teatro e musica», organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cori col suo staff, in collaborazione con la Provincia di Latina e la Regione Lazio.

La rassegna è pensata e costruita intorno al valore della scrittura che, nelle sue differenti forme espressive, diventa il mezzo per definire il mondo che ci circonda, per comprendere la quotidianità e per affrontare i temi culturali e civili della contemporaneità. Il festival vuole aprire uno spazio di confronto tra discipline e modalità di espressione diverse, che abbiano nella scrittura il loro carattere fondante. Verranno proposti eventi in cui, declinata nelle differenti forme di letteratura, teatro e musica, la scrittura sarà strumento necessario per raccontare l’attualità attraverso i linguaggi della creatività e le loro contaminazioni.

Il tema scelto per questa prima edizione è la legalità. La realtà in cui viviamo necessita di occasioni per riflettere sul suo carattere di emergenza sociale e civile, per condividere e proporre insieme idee e soluzioni di cambiamento. Il Festival nasce per unire cultura e impegno civile perché senza rispecchiare la verità,  la cultura rischia oggi di svuotarsi di contenuti. La legalità  sarà la matrice comune di tutti gli appuntamenti in programma, per creare una consapevolezza individuale su questo argomento e acquisire una coscienza collettiva sulla necessità di difendere il Nostro Paese ed il bene comune.

La manifestazione inizierà venerdì 13, alle ore 17.30, con la presentazione del libro di Paolo De Chiara, «Il coraggio di dire no. Lea Garofalo», presso la Sala conferenze del Museo della Città e del Territorio. Alle ore 21.30 seguirà il concerto dei gruppi emergenti locali in Piazza S. Oliva. Nello stesso piazzale, sabato 14, alle ore 21.30, lo spettacolo teatrale «Il paese della vergogna», conDaniele Biacchessi e i GANG. Gran finale domenica 15, nella Sala conferenze del Museo, con la proiezione, alle ore 17.30, del documentario «Il giorno prima» a cura dell’Associazione «I Cittadini Contro le Mafie». A seguire l’incontro/dibattito «L’antimafia del giorno prima, perché stare vicino alle vittime» con Antonio Turri – Presidente dell’Associazione – e la testimonianza un testimone di giustizia. Ingresso gratuito.

da http://www.h24notizie.com/news/2013/09/09/a-cori-un-festival-sulla-scrittura-e-la-legalita/

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LEA GAROFALO, per non dimenticare…

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LEA GAROFALO, per non dimenticare la donna che sfidò la maledetta e schifosa ‘ndrangheta.

In FRANCIA, nel gennaio 2014, andrà in onda un documentario realizzato da CanalPlus (Spécial Investigation) per far conoscere la storia di una Donna-Coraggio, che non ha girato la testa dall’altra parte…

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Il Coraggio di dire No

Il Coraggio di dire No

LEA GAROFALO: CONFERMATI QUATTRO ERGASTOLI

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PROCESSO LEA GAROFALO, II GRADO DI GIUDIZIO, I Corte d’Assise d’Appello di Milano, 29 maggio 2013.

ERGASTOLI per Carlo e Vito COSCO (detto ‘Sergio’), Rosario CURCIO e Massimo SABATINO (il falso tecnico della lavatrice, già condannato a Campobasso a sei anni di reclusione con l’aggravante mafiosa).

VENTICINQUE anni di reclusione (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine VENTURINO (l’ex fidanzatino di Denise).

ASSOLUZIONE per Giuseppe COSCO (detto ‘Smith’).

Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco. Risarcimento economico a Denise GAROFALO.

Le ultime immagini di Lea in corso Sempione

La lettura della sentenza

CHI E’ GIUSEPPE COSCO, detto Smith?
“Come lo conosco io, un affiliato in tutto e per tutto alla ‘ndrangheta. All’epoca c’era Vincenzo Comberiati, il capo di Petilia Policastro (Crotone), c’era il Castagnino, se non ricordo male c’era pure un certo Curcio. Stiamo parlando di un’organizzazione criminale del tipo ‘ndranghetistica e della più feroce e agguerrita, come ne parlano le storie. Della vicenda di mio zio non si sarebbe occupato uno Smith qualsiasi, ma una persona di considerevole spessore ‘ndranghetistico”.

da Resto al Sud (restoalsud.it) – Caso Lea Garofalo, il ‘pentito’: “Delitto di ‘Ndrangheta”

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo… a NETTUNO, 22 maggio 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore)… a NETTUNO, 22 maggio 2013.

Per ORDINI:www.falcoeditore.com

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FIRENZE

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Sabato 11 maggio 2013, ore 18:30

“Il coraggio di dire no”
Circolo Colli Alti, Via Indicatorio 41 – Signa
Introduzione: 
Maria Grazia Pugliese (Portavoce Donne PD FI Metropolitno)
 
Interventi:
Silvia Della Monica (Magistrato, già componente della Commissione Antimafia)
Marisa Garofalo (sorella di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta)
Paolo De Chiara (Autore del Libro “Il coraggio di dire No”)
 
Moderatore: 
Costanza Tortù (Forum Sicurezza e Legalità PD Metropolitano Firenze)
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(VIDEO) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a ERCOLANO (Na) – RadioSiani

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La drammatica storia di LEA GAROFALO… RadioSiani Webradio della Legalità.

Ercolano (Na), 6 maggio 2013

Radio Siani – Libri On air – Il Coraggio di dire no

IL CORAGGIO DI DIRE NO… RadioSIANI – Libri On air

CASO GAROFALO – L’eco di un no, Lea e la sua lotta alla ‘ndrangheta

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“Cominciamo dalle piccole cose, dal non gettare la carta per terra , dal non danneggiare ciò che ci circonda per esempio, interessiamoci della quotidianità, non deleghiamo tutto ai politici, ognuno faccia il proprio dovere: anche questa è politica.”
Con queste parole si è conclusa la presentazione del libro“Il coraggio di dire no” di Paolo De Chiara.
I fatti di cronaca narrati nel libro riguardano la nota vicenda di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco il 24 novembre 2009 e della sua personale lotta alla ‘ndrangheta, personale perché Lea ha sempre lottato da sola, nessuno mai le ha davvero teso la mano, nemmeno chi aveva tutte le carte in regola per farlo.
“Oggi e dopo tutti i precedenti mi chiedo ancora come ho potuto anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia…”. Scriveva così, sei mesi prima di morire. Della vita, della mafia, delle ingiustizie Lea aveva solo da insegnare, sapeva tutto perché agli occhi vigili di una donna non sfugge mai nulla, soprattutto quando è ferma, immobile ad osservare. Lea ha passato la sua vita a scrutare quello che la circondava, Lea era esausta del “puzzo della ‘ndrangheta”che non le lasciava respirare aria sana, Lea non poteva permettere che sua figlia crescesse in un ambiente così inquinato. Lea voleva parlare. Una donna con la d maiuscola è come la verità, prima o poi deve emergere. Lea parla, con la coscienza pulita, svuota quell’accumulo di marciume che ha raccolto negli anni. Lea rifiuta le catene. Lea diventa una testimone di giustizia.
De Chiara insiste sul termine ‘testimone’. Nel suo discorrere tra le principali tappe della triste vicenda, si sofferma a spiegare le imprecisioni di tanti che si accontentano di informazioni approssimate e che scambiano la donna per una collaboratrice di giustizia, definizione del tutto fallace data la completa estraneità della stessa da qualsiasi affare gestito dai Cosco. Lea non si è mai sporcata le mani.
Quelle“bestie”, essenza di quel sangue che è solo freddo, la seguono, la controllano, le rendono la vita impossibile, la costringono a scappare in continuazione e Denise, nume di Lea, le tiene salda la mano e le dà la forza di andare avanti nella sua gloriosa impresa: denunciare quei “vigliacchi”. Ma chi è la preda, chi il predatore?
Una donna che sa, incute più terrore di uomini armati di minacce e regole d’onore da rispettare. Lea conosceva il lieto fine delle fiabe di mafia, è sempre lo stesso e i suoi persecutori non desideravo che scriverlo, sentiva che sarebbe morta per mano loro, a caratteri di fuoco scriveva al presidente della Repubblica che “arriverà la morte”. Viveva in attesa di quel momento perché aveva capito che coloro ai quali si era rivolta ‘hanno orecchi ma non odono’.
In questa prospettiva il suo femminicidio, è una storia di mafia quanto di inadempienza da parte dello stato. Questa è una storia politica oltre che umana. Ma che tipo di politica? Con una p maiuscola o minuscola? È questo il punto di arrivo di De Chiara. Quale politica di stato doveva aiutare Lea? Chi ha fatto troppo poco? Chi, ancora oggi, si rifiuta di dare risposte alle innumerevoli domande rimaste in sospese? Con quale coraggio non si è riconosciuta l’aggravante mafiosa almeno agli esecutori materiali del delitto? Indignatevi, scriveva Hessel.
Borsellino diceva che politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo. Supponiamo che si mettano d’accordo. In troppe circostanze gli accordi si rivelano tutt’altro che taciti, questo caso è uno di questi? Ai posteri ardua sentenza. Di certo c’è che il coraggio di uno su un milione non basta a cambiare le cose e che in molti si limitano a parlare per riempire i vuoti incolmabili che tutti i martiri lasciano in terra. Le parole però non bastano, i vuoti che restano si riempiono con il buon esempio. Paolo De Chiara, uno tra questi. Riempe le parole di valore, il prediletto: legalità. Dialoga con ragazzi di ogni età, gira per l’Italia per combattere il silenzio assordante che la mafia osanna e per diffondere ventate di informazione necessaria.
E allora: parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
Di una cosa si può esser pur certi: quando persino i romantici non avran più voglia di lottare, Lea tornerà per consolar loro, come tornò, seppure per una breve passeggiata tra le strade di Napoli, la Francesca di Ermanno Rea . Il suo fantasma tornerà per dire tutto ciò che una giovane madre direbbe ai suoi figli sconsolati, guidata dal suo inconfondibile amore materno che le ha colorato la grigia esistenza dirà che serve ancora pazienza, tanta tenacia per sradicare radici profonde e che serve ancora tanto coraggio, soprattutto il coraggio di compiere l’impossibile.

Lella Lombardi

15 aprile 2013

dal blog arcilella – http://arcilella.wordpress.com/2013/04/15/leco-di-un-no-lea-e-la-sua-lotta-alla-ndrangheta/

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Venafro

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Venerdì 22 febbraio 2013, ore 17.00

Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.
di Paolo DE CHIARA

INTERVENTI:

Lorenzo DIANA (Presidente Nazionale RETE DELLA LEGALITA’, Associazione Antiracket e Antiusura; Presidente CAAN – Centro Agro Alimentare Napoli); 
Nicola MAGRONE (già Procuratore della Repubblica di Larino); 

MODERA: Donata CAGGIANO


La Manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale ‘Movimento Giovanile Venafro’ e dal Movimento AGENDE ROSSE ‘Molise’.

Centro ‘don Luigi Orione’, via Pedemontana

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Presentazione in CALABRIA, dicembre 2012 (Crotone, Cosenza, Catanzaro)

13, 14 e 15 dicembre 2012 — CALABRIA

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta di Paolo De Chiara (Falco Editore – http://www.falcoeditore.com)

giovedì 13 dicembre (CROTONE), ore 17.30
SALUTI: Peppino VALLONE (Sindaco di Crotone).
INTERVENTI: Teresa CORTESE, vicesindaco di Crotone; Michele FALCO, editore; Marisa GAROFALO, sorella di Lea Garofalo; Antonio TATA, responsabile Ass. Libera Crotone.
MODERA: Riccardo GIACOIA, giornalista Rai.
SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI CROTONE.

venerdì 14 dicembre (COSENZA), ore 10.30-13.00
RENDE — Scuola ‘Giovanni FALCONE’
INCONTRO CON GLI STUDENTI

ore 18.00
INTERVENTI: On. Angela NAPOLI (componente commissione Antimafia); Paolo POLLICHIENI (direttore del Corriere della Calabria); Michele FALCO (editore).
CONCLUDE: Francesca PRESTIA (cantastorie, autrice de La ballata di Lea).
MODERA: Emanuele GIACOIA, direttore responsabile de il Quotidiano della Calabria.
LIBRERIA UBIK COSENZA

sabato 15 dicembre (CATANZARO), ore 19.00
SALUTI: Rosanna DE FINA (Presidente Leo Club Catanzaro Host)
INTERVENTI: Lucio MUSOLINO (giornalista Corriere della Calabria, Il Fatto Quotidiano); Maria CAPOCASALE (segretaria Leo Club Catanzaro Host); Michele FALCO (editore); Francesca PRESTIA (cantastorie, autrice de La ballata di Lea).
MODERA: Clara VARANO (direttore InfoOggi.it e redattore capo WebOggi)
SALA CONSILIARE PROVINCIA DI CATANZARO

TERMOLI, galleria fotografica presentazione IL CORAGGIO DI DIRE NO.

 

TERMOLI, 16 gennaio 2013

Galleria fotografica della presentazione del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta di Paolo DE CHIARA

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