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L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

TERZA PARTE. L’inchiesta «Passepartout», che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (“Italia Viva”), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui la parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il pregiudicato Nicosia.

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

di Paolo De Chiara

L’ARROGANZA

Il Nicosia confidava anche alla Gallo (Giuseppa, il cui padre e il cui fratello, definitivamente condannati per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. erano – e sono ancora – detenuti)  di avere trovato il sistema per fare ingresso negli istituti penitenziari senza alcun problema o intralcio da parte dei Direttori…

NICOSIA Antonino: (incomprensibile) ma io non voglio creare problemi a lei perchè lei deve dichiarare che io sono suo collaboratore

GALLO Giuseppa : Ah ok

NICOSIA Antonino: per questo puoi stare serena, io mi testo sempre, io mi testo perciò il problema non si pone. Però quando tu vai col Dap il carcere ti aspetta, perchè il Dap cosa fa? Ti autorizza e manda la lettera al carcere e dice sta venendo Giuseppina Gallo, Antonino Nicosia e minchia lenta

GALLO Giuseppa: ah ah

NICOSIA Antonino: si preparano capito? si fa trovare il direttore con la cravatta, queste sono visite ispettive. Driin chi è? Chi siete? Sono l’onorevole Occhionero devo fare un’ispezione, tesserino della camera si entra e … (ride), il direttore c’è? No il direttore non c’è, ah bene. Nella relazione che poi faccio

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LE VISITE CON IL DEPUTATO

Antonino Nicosia informava dell’éscamotage (così come da lui espressamente definito nella citata conversazione del 4 gennaio 2019) anche il sodale Accursio Dimino, nel corso del dialogo intercettato il 28 febbraio 2019; in particolare il Nicosia gli spiegava che l’ingresso in carcere insieme a un Deputato gli consentiva innanzitutto di sfuggire alle inevitabili verifiche del D.A.P. preliminari all’autorizzazione all’accesso (che, già in una circostanza, a suo dire gli era stato negato verosimilmente perché egli gravato da precedenti penali) e, inoltre, di visitare tutte le sezioni dell’istituto penitenziario:

NICOSIA Antonino: allora, se io ci vado senza Deputato a fare la visita, ci vado come Radicale, devo chiedere l’autorizzazione al DAP …

DIMINO Accursio: al DAP, certo

NICOSIA Antonino: il DAP poi comunica

NICOSIA Antonino: entrare… ci vado all’improvviso, capito?

DIMINO Accursio: ci puoi entrare in qualsiasi momento

NICOSIA Antonino: entro di notte pure… ad Agrigento ci sono andato di notte

DIMINO Accursio: ci sei andato solo o con lei?

NICOSIA Antonino: con il Deputato ci devo andare, per forza

DIMINO Accursio: eh

NICOSIA Antonino: tesserino della Camera dei Deputati e il Deputato insieme, non ci posso andare da solo, dovrei essere Deputato io per andarci da solo

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

MAPPINA (piccola mappa)

Il Nicosia rivelava al sodale mafioso che, attraverso l’ingresso nella struttura penitenziaria, sarebbe riuscito ad arrivare addirittura a parlare con i detenuti all’interno della loro cella, anche quelle collocate nelle sezioni ove, per ragioni di sicurezza o di altra natura, non è possibile accedere. E ciò perché, proprio in ragione della presenza ufficiale del Deputato, il carcere avrebbe dovuto fornire finanche le mappe della struttura:

NICOSIA Antonino: e mi posso portare chi voglio… ma questi non sono abituati a fare visite con quelli che il carcere lo conoscono, capito? Sono abituati che vanno là, non sanno dove minchia andare… io vado, io entro dentro le celle

DIMINO Accursio: dentro le celle, si

NICOSIA Antonino: io voglio entrare dentro le celle… dice… ma, deve fare più niente?… ma perché … gli ho detto… abbiamo finito di visitarlo il carcere?… ah … dice… lo dobbiamo visitare tutto? … tutto, certo! … io quando arrivo, gli chiedo la mappa del carcere

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

L’ESTORSIONE

Davvero rischioso e pericoloso, in questo caso, il compito svolto dal Nicosia: “agganciare” riservatamente il detenuto e fare in modo che questi autorizzasse l’estorsione e quindi continuasse, nonostante la detenzione, a esercitare il potere di controllo sugli affari della famiglia mafiosa. Così nella conversazione fra i due del 2 maggio 2019:

NICOSIA Antonino: (bisbiglia questa frase che segue, ndr) io lo vado a trovare … io lo vado a trovare a quello io … lo vado a trovare… lo vado a trovare

MANISCALCO Domenico: eh…

NICOSIA Antonino: con la Deputata… ho l’incarico alla Camera io ora

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

SANTO SACCO e la RISATA POCO ONOREVOLE

All’interno dell’autovettura del Nicosia, i due commentavano l’incontro appena avvenuto, all’interno della predetta struttura, con Santo Sacco (come già ricostruito supra, effettivamente là allocato quel giorno), Consigliere provinciale, ex Consigliere comunale di Castelvetrano, sindacalista della U.I.L. e infine definitivamente condannato (anche) per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. come componente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale aveva addirittura intrattenuto un rapporto epistolare con il latitante Matteo Messina Denaro.

Assume rilievo la circostanza che il Sacco, infatti, è stato condannato all’esito di un lungo processo che ha dimostrato le sue pericolosissime connivenze con politici, amministratori, personaggi influenti, connivenze tutte messe a disposizione di Cosa nostra e finalizzate a “consentire a uno dei suoi capi riconosciuti, Messina Denaro Matteo, di acquisire la gestione ed il controllo di numerose iniziative imprenditoriali finalizzate allo sviluppo ed alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare eolica e fotovoltaica) sia in provincia di Trapani che in altre zone della Sicilia”.

Il Nicosia, dopo aver rivelato alla donna di conoscere il Sacco da diverso tempo, le riferiva di aver raccomandato al detenuto di “cucirsi la bocca”:

N: Santo Sacco è un bravo ragazzo, che deve legarsi al dito, basta che esce dal carcere. L’unica cosa che deve fare Santo Sacco è cucirsi la bocca … se si cuce la bocca … perché io ancora non lo vedo io

O: pronto?

N: pronto per uscire … vero ti dico ….

Oahahahah (risata)

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

CARTA INTESTATA DELLA CAMERA

Nel prosieguo del dialogo, inoltre, si comprendeva che Santo Sacco, in carcere, aveva ricevuto dal Nicosia una lettera scritta su carta intestata della Camera dei Deputati; lettera che, come espressamente previsto dall’art. 18 ter o.p., non è sottoposta né a limitazioni né a controlli in quanto proveniente da membro del Parlamento. Il dialogo intercettato, dunque, lasciava intuire che il Nicosia era addirittura riuscito a procurarsi uno strumento sottratto direttamente dalla legge a qualsiasi verifica, per comunicare con gli associati mafiosi detenuti:

….

NICOSIA: a Trapani hai visto, ma perchè lui è convinto che comanda lui a Trapani perché quello è amico suo il comandante … io immagino la scena appena quello gli ha portato quella e-mail … gli avrà detto “il mi auguro che lei non abbia stropicciata questa cosa” perchè questa me la manda l’amico mio … cioè me la stà mandando l’amico mio … cioè questa è l’onorevole amica mia (ride)

OCCHIONERO: (ride)

NICOSIA: e ai compagni di cella chissà cosa minchia gli ha … io ve l’ho detto che quelli sono venuti a farmi gli auguri, guardate qui … (ride)

OCCHIONERO: (ride)

NICOSIA: la carta intestata della Cameracioè io sono Santo Sacco, pure qua dentro, capito, la carta intestata della Camera

OCCHIONERO: gli è piaciuta?

NICOSIA: ma certo, la carta intestata della Camera, gli potevo mandare una cosa così? Mi sono fatto dare un blocchetto di carta intestata Camera dei Deputati

OCCHIONERO: bravo!

NICOSIA: con la firma sotto perchè ho firmato tutte e due, gli ho messo Onorevole … e lui questa cosa la porterà in giro come fidanzata …

OCCHIONERO: Amoooreee (in senso di compassione per SACCO, ndr)

NICOSIA: … come una fidanzata, sezione sezione. Io sono Santo SACCO, io sono Santo Sacco anche in galera! Ed il primo Ministro è sempre a Castelvetrano … non si scherza (ride)

OCCHIONERO: a posto … (ride)

NICOSIA: esatto, attaccau … e la Procura di Sassari mette le … mette le cose .. le microspie

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LA MISSIONE

L’impegno del Nicosia per Santo Sacco era tale che, dalle conversazioni registrate successivamente, si comprendeva che l’indagato aveva sollecitato la Occhionero ad attivarsi per far trasferire il detenuto dalla Casa circondariale di Nuoro (ove era effettivamente detenuto) a quella di Roma perché, da tale trasferimento, per ragioni allo stato non perfettamente decifrabili, lei avrebbe potuto ottenere, sempre a detta del Nicosia, un servizio di scorta e così evitare faticose trasferte in treno dal Molise (luogo di residenza del Deputato) a Roma. Di seguito la trascrizione del dialogo intercettato il 27 febbraio 201981:

NICOSIA Antonino: questa è una cosa che…appena…appena riesci a fare spostare Santo Sacco da…da Nuoro a Roma

Donna: appena esce

NICOSIA Antonino: sta cosa la devi sistemare

Donna: vediamo un po’

NICOSIA Antonino: la logistica

Donna: eh si…sistemeremo…la logistica è importante

NICOSIA Antonino: la logistica è fondamentale

Donna: le infrastrutture…eh eh…

NICOSIA Antonino: esatto

Donna: sono tutto

NICOSIA Antonino: magari

Donna: eh si

NICOSIA Antonino: magari ti mette a disposizione una macchina da Roma per viaggiare verso il Molise

…  

Donna: cioè, perché, si, anche qui è così, quindi ce ne sono di cose da fare, quando esce Santo

NICOSIA Antonino: e ne ha di lavoro, poverino

Donna: oh, si si si, a voler lavorare ne ha quanto ne vuole

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

BASENTINI

L’argomento veniva ripreso il 4 marzo 2019, allorquando il Nicosia sollecitava nuovamente e in modo sempre più insistente il Deputato a far trasferire Santo Sacco:

Donna: ah… a proposito ma a … mica gli si può chiedere di intercedere su un trasferimento

NICOSIA Antonino: come gioia

Donna: una mia amica che lavora in Tribunale

NICOSIA Antonino: eh…

Donna: si è fidanzata con uno che lavora all’ufficio amministrativo del carcere di Larino

NICOSIA Antonino: eh certo che possiamo intercedere

Donna: e vorrebbe essere trasferito in tribunale

NICOSIA Antonino: sì vabbè lo possiamo fare

Donna: possiamo farlo secondo te

NICOSIA Antonino: certo attraverso… chiediamo

Donna: Basentini (Basentini Francesco ndr)

NICOSIA Antonino: no chiediamo prima a un sindacalista e poi ci muoviamo fatti dare tutti i dati

Donna: già ce li ho

NICOSIA Antonino: eh okay

Donna: ma … mi ha detto che è il Capo del DAP, ma io ho detto Basentini e lei ha detto si ma perché lo conosci e il presidente del tribunale ha detto che serve l’autorizzazione del Capo di… del DAP

NICOSIA Antonino: eh… vabbè prima però passiamo da… da un sindacato, andiamo direttamente da lui a fare questa cosa no, se la possiamo fare senza disturbarlo la facciamo no…

Donna: eh… eh… ma come lo contattiamo cioè non si può (parola incomprensibile)

NICOSIA Antonino: andiamo al DAP Giusy, andiamo al DAP, andiamo a parlare con un segretario generale di un sindacato quelli vicini a noi quelli che… che ci stanno seguendo

Donna: eh… allora dobbiamo farla questa cosa

NICOSIA Antonino: eh… certo che lo facciamo eh… perché siamo qua anche per queste cose siamo qua no sennò

Donna: almeno questi… cioè almeno questi favori perché sennò io non riesco cioè a (parole incomprensibili)

NICOSIA Antonino: se ti dico di sì, se ti dico di sì, si può fare certo che si può fare

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LA CAZZIATA: «ONORE’ NON PARLARE A MATULA…»

Il rapporto fra Nicosia e l’associato mafioso di Castelvetrano era tanto stretto che tre giorni dopo, il 7 marzo 2019, la “ambientale” collocata all’interno dell’autovettura in uso all’indagato (l’ennesima presa a noleggio) registrava la sua voce che inoltrava a qualcuno da lui chiamata “onore’” (e dunque verosimilmente identificabile in Giuseppina Occhionero) un messaggio vocale nel quale la redarguiva pesantemente, giungendo quasi a minacciarla, in seguito probabilmente ad alcuni commenti negativi che la donna aveva proferito su Santo Sacco:

Voce Nicosia: Onore’ non parlare a matula onore’ non parlare a matula, già stai parlando a matula … Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco, il braccio destro del primo ministro, non sbaglia, non sbagliare a parlare tu invece, che non è giusta questa cosa, meno male che non ti sente perché per quest’ora dorme alle tre si fa il riposino perché altrimenti lo chiamerei per dire che cosa mi hai detto, non si fanno queste cose”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«ONORE’ TRATTALO BENE LO ZIO SANTO SACCO»

Voce Nicosia: Onore’ non è che fai finta che non capisci le cose e te le facciamo passare lisce a matula, a matula, a matula, parli a matula, a matula, a matula significa parli inutilmente dice minchiate e non è permessonon è permesso altrimenti il cous cous a Selinunte non te lo puoi mangiare manco se viene lo capisci chi può venire manco se… e manco se porti Bersani che tu dici che può fare tutte cose… a Selinunte cous cous non ne mangia nessuno cioè non parlare a matula trattalo bene lo zio Santo Sacco vedi che ti ha mandato pure la fotografia del giornale la copia del giornale ti dice che non c’entrano più niente loro perché non so… non sono più al comando (ride) cioè Santo Sacco praticamente che è caduto in disgrazia”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, messaggio vocale, 7 marzo 2019

SAN MATTEO (Messina Denaro)

Voce Nicosia: noi preghiamo San Matteo…tutti i Matteo…tutti…tutti tutti…tutti…quelli buoni quelli cattivi…tutti i Matteo…San Matteo proteggici…proteggici San Matteo…mai contro a San Matteo…mai contro a San Matteo…Onorevole Occhionero…mai mai si deve dire che siamo stati contro San Matteo, non si può sapere mai…mai contro a San Matteo, per ora c’è San Matteo che comanda e noi siamo, preghiamo San Matteo…grazie San Matteo per quello che ci dai tutti i giorni…grazie…grazie…grazie” .

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, messaggio vocale del 25 marzo 2019

Per approfondimenti:


– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

– La famiglia mafiosa di Sciacca

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

da WordNews.it

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

SECONDA PARTE. L’inchiesta Passepartout, che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (Italia Viva), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui la parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il Nicosia.

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

di Paolo De Chiara

DIECI ANNI

«Antonino Nicosia, detto Antonello, è stato arrestato e poi condannato alla pena di dieci anni e sei mesi di reclusione… per aver costituito, organizzato e diretto dai primi mesi del 1998 agli ultimi del 1999 un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti… la sentenza è stata confermata da quella della Corte d’appello di Palermo del 6 ottobre 2006, divenuta definitiva».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

DETENZIONE

Il Nicosia è stato a più riprese detenuto e, all’atto della scarcerazione avvenuta nel 2009, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nonché alla misura di sicurezza della libertà vigilata, tutte interamente espiate.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

RADICALI e COLLABORAZIONE PARLAMENTARE

Il 1° novembre 2017 il XVI Congresso dei Radicali Italiani lo ha eletto membro del Comitato nazionale del Radicali italiani… Dai primi mesi del 2019, inoltre, ha cominciato una collaborazione, anch’essa ufficialmente finalizzata alla promozione di iniziative per la tutela dei diritti dei detenuti, con un Parlamentare della Camera dei Deputati, l’Onorevole Giuseppina Occhionero, eletta nel 2018 nella lista “Liberi e Uguali”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

CIMICI

Nicosia: “io ogni mese mi cambio la macchina apposta chissà si mettessero in testa di mettere cose, a momenti gliela vado a lasciare, ci vogliono quarantacinque giorni per l’autorizzazione e io gliela vado a lasciare prima. Già ne ho un’altra ordinata … No … impazziscono … possono solo impazzire, monta e smonta, monta e smonta che minchia mi interessa”)

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LA FAMIGLIA MAFIOSA DI SCIACCA

L’attività di intercettazione, oltre a rivelare la partecipazione del Nicosia alla famiglia mafiosa di Sciacca sino almeno alla fine degli anni ‘90 ha anche dimostrato, senza alcun dubbio, che tale partecipazione è assolutamente attuale e, in particolare, realizzata attraverso l’organizzazione di danneggiamenti, estorsioni e omicidi, tutti pianificati al fine di esercitare uno strettissimo e penetrante controllo sul territorio da parte della famiglia mafiosa.

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PROGETTO DI DANNEGGIAMENTO

Il 2 febbraio 2018 è stata intercettata una conversazione fra Antonino Nicosia e il citato Luigi Ciaccio… I due, ritenendo Calogero Bono (imprenditore, nda) reo di aver violato la regola per cui doveva essere Cosa nostra a decidere chi dovesse svolgere quel lavoro, progettavano una violenta punizione dell’imprenditore e ciò al fine di estrometterlo dall’appalto.

Il prosieguo della conversazione consegnava poi una vera e propria lezione che il Nicosia impartiva al Ciaccio sulle modalità tipicamente mafiose attraverso le quali si sarebbe dovuto raggiungere l’obiettivo, ovverosia costringere l’imprenditore a rinunciare all’appalto (Nicosia: “quant’è 300, tu gli fai un danno di 600, così se lo chiamano a fare il servizio lui prende e rinuncia”).

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

PROGETTO DI OMICIDIO

Antonino Nicosia giungeva persino a progettare un omicidio, unitamente ad Accursio Dimino, in danno di un facoltoso imprenditore di Sciacca e ciò al fine di acquisirne il patrimonio.

Nicosia: ah, tu dici di levarlo di mezzo?

Dimino: si

N: e non ci dobbiamo guadagnare?

D: ma le cose a volte si fanno o per 

N: a questo è pure vero, questo è pure vero

D: appunto tu non devi dargli “lauso”, poi quando è…. dici minchia è successo … e ha l’amante e ha quello … capace che ha toccato qualche femmina di qualcuno 

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, conversazione del 29 gennaio 2018

IL BOSS

Nicosia: a Campobello c’era il signor Mangiaracina … non l’hai visto ieri il signor Mangiaracina a Trapani? Quello di ottanta anni … ottantadue anni … quel signore di ottantadue anni, che abbiamo segnato 

Occhionero: si si …

N: quello era il signor Mangiaracina … quello è un boss

O: ma boss di dove?

N: boss di Campobello di Mazara 

O: come si chiama?

N: Mangiaracina Simone

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, conversazione in macchina del 23 dicembre 2018

POSSIBILI RIPERCUSSIONI GIUDIZIARIE

Ritornando alla conversazione intercettata il 23 dicembre 2018 con la donna che verrà poi identificata nell’Onorevole Giuseppina Occhionero, il Nicosia, ben consapevole della delicatezza degli argomenti trattati, intimava alla donna di evitare di citare, durante le loro eventuali e future conversazioni telefoniche, i nomi dei mafiosi, posto che il riferimento a soggetti del calibro di Simone Mangiaracina avrebbe rischiato di esporre entrambi a possibili ripercussioni giudiziarie:

N: non è che al telefono mi chiedi queste cose … neanche per scherzo … perchè vedi che andiamo veramente a finire al Pagliarelli … stavolta ci portano li 

O: Mangiaracina …

N: Purtroppo sezioni separate …

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

L’ÈSCAMOTAGE

Il massimo obiettivo auspicato dal Nicosia era quello di formalizzare una collaborazione con la Camera dei Deputati, come noto prevista dai regolamenti parlamentari, grazie alla quale egli avrebbe potuto fare visita financo ai detenuti sottoposti al regime speciale di cui all’art. 41 bis o.p.

Lo stesso Nicosia rivelava tale circostanza in una conversazione del 4 gennaio 2019 (quindi pochi giorni dopo il primo incontro con la Occhionero) col proprio conoscente Pippo Bono, figlio di Giuseppe, assassinato da mano mafiosa nelle campagne di Sciacca il 3 dicembre 1998

NICOSIA: Le ho fatto l’interrogazione parlamentare mi ha detto: “senti ma ti faccio un contratto” Contratto, gliel’ho detto: “che contratto mi fai?”

BONO: Che minchia di contratto devi fare?

NICOSIA: No vabbé gli detto come assistente parlamentare ma anche senza soldi. che minchia, sennò mi deve dare 10’000 € al mese a me, quelli che prendi tu. perchè io che minchia faccio… le ho detto: “mi fai un contratto per entrare ed uscire dalle carceri e basta”. Ogni tanto … (incomprensibile si accavallano le voci)

BONO: Ti metti il ferro dentro la porta… minchia ho a questo che mi scrive tutto quanto…

NICOSIA: No ma io non ci scrivo un cazzo, senza soldi niente le scrivo, mi giro

BONO: (Incomprensibile)

NICOSIA: No, mi giro le carceri invece, visto che non potevo entrare … così con lei entro

BONO: Sì sì sì

NICOSIA: E basta, e basta vado al 41 bis

BONO: Incomprensibile

NICOSIA: Faccio un sacco di cose hai capito? Ho trovato questo éscamotage

BONO: No buono è! Ottimo.. minchia … c’è per ora Roberto Clemente, questo qua che era Deputato regionale.

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2 parte/continua

da WordNews.it

La famiglia mafiosa di Sciacca

PRIMA PARTE. L’inchiesta Passepartout, che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (Italia Viva), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosa, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui un parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il Nicosia.

La famiglia mafiosa di Sciacca

di Paolo De Chiara

L’APPOGGIO DEI CORLEONESI

La famiglia di Sciacca è stata retta, sin dai primissimi anni ’90, da Salvatore Di Gangi e ha goduto del forte appoggio dei corleonesi oltre che dell’amicizia personale con Salvatore Riina.

Proprio nel febbraio 1991, dopo la morte dell’allora capo della provincia di Agrigento Giuseppe Di Caro, per volontà di Totò Riina la stessa provincia è stata guidata, congiuntamente, dai rappresentanti dei diversi mandamenti che la componevano, fra cui Salvatore Di Gangi per quello di Sciacca.

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IL GOTHA DI COSA NOSTRA

Salvatore Di Gangi si era attivato, conferendo specifico incarico ad Accursio Dimino, per influenzare i giudici popolari che componevano la Corte d’Assise di Palermo nel processo contro Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Michele Greco – sostanzialmente il gotha di Cosa nostra – per un duplice omicidio.

Circostanze queste che certamente denotano l’importanza e la centralità della famiglia di Sciacca nelle dinamiche dell’intera Cosa nostra oltre che l’assoluta fiducia che la stessa associazione mafiosa ha sempre riposto nell’odierno indagato Accursio Dimino.

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DESIGNAZIONI

La famiglia di Sciacca, anche successivamente agli anni ‘90, aveva continuato a essere retta da Salvatore Di Gangi e, dopo il suo arresto, da Carmelo Bono e ciò fino al 2003, quando Bernardo Provenzano e Giuseppe Falsone (capi, rispettivamente, dell’intera Cosa nostra e della provincia di Agrigento) designarono Calogero Rizzuto (poi divenuto collaboratore di giustizia) e Gino Guzzo al vertice del mandamento di Sambuca di Sicilia, nel cui ambito all’epoca ricadeva la famiglia mafiosa di Sciacca.

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IL COMANDO DELLA FAMIGLIA

Accursio Dimino, inoltre, era stato scelto da Rizzuto e Guzzo, nel periodo di reggenza del mandamento, per assumere il comando della famiglia di Sciacca.

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MILITANZA IN COSA NOSTRA

È proprio nel corso di due lunghe conversazioni intrattenute con il Nicosia il 28 gennaio 2018 e il 20 febbraio 2018 che il Dimino ha ripercorso la propria militanza in Cosa nostra, raccontando dei solidi rapporti con Salvatore Di Gangi, della composizione di un “triumvirato”, delle relazioni con le altre province mafiose, manifestando nostalgia per un passato in cui “c’erano ancora persone con gli occhi chiusi” e succedevano “venti boom” (riferendosi verosimilmente a un numero di omicidi) nonché rammarico per un presente in cui “non succede più nulla” e si adotta un sistema estorsivo inefficace, diverso da quello seguito da lui….

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POLIEDRICITA’

Il pregiudicato Antonino Nicosia, detto Antonello, poliedrico soggetto saccense, la cui partecipazione alla famiglia mafiosa è risultata essere datata nel tempo.

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INGRESSI NELLE CARCERI

Il Nicosia organizzava ulteriori ingressi all’interno di diverse strutture penitenziarie, ingressi tutti preceduti e seguiti da una serie di conversazioni intercettate dall’Ufficio dalle quali emergeva con chiarezza la loro strumentalità rispetto alle illecite finalità perseguite dall’indagato.

La polizia giudiziaria ha infatti accertato, come si vedrà, che, attraverso la collaborazione con l’Onorevole Occhionero, il Nicosia ha potuto accedere agli istituti penitenziari in brevissimo tempo ben quattro volte: il 21 dicembre 2018 a Sciacca, il giorno successivo a Trapani e ad Agrigento, il 1 febbraio 2019 a Tolmezzo.

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SANTO SACCO & MATTEO MESSINA DENARO

All’interno dell’autovettura del Nicosia, i due commentavano l’incontro appena avvenuto, all’interno della predetta struttura, con Santo Sacco, Consigliere provinciale, ex Consigliere comunale di Castelvetrano, sindacalista della U.I.L. e infine definitivamente condannato (anche) per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. come componente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale aveva addirittura intrattenuto un rapporto epistolare con il latitante Matteo Messina Denaro.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

PRIMA PARTE/continua

Per approfondimenti:

– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

da WordNews.it

Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

di Paolo De Chiara

«Antonino Nicosia, detto Antonello, è stato arrestato e poi condannato alla pena di dieci anni e sei mesi di reclusione, con sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento il 4 marzo 2005, per aver costituito, organizzato e diretto dai primi mesi del 1998 agli ultimi del 1999 un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, operante nei territori di Siculana, Porto Empedocle e Agrigento: la sentenza è stata confermata da quella della Corte d’appello di Palermo del 6 ottobre 2006, divenuta definitiva».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Tutta, pure le altre vicino si devono bruciare, a noialtri non ci interessa».

Progetto di danneggiamento a scopo intimidatorio, conversazione di Antonino Nicosia, 28 febbraio 2018

«Le attività investigative sul Nicosia erano state inizialmente intraprese nel 1997 nell’ambito delle indagini sui favoreggiamenti della latitanza di Salvatore Di Gangi e finalizzate alla localizzazione e cattura di quest’ultimo, poi arrestato il 20 gennaio 1999 nell’abitazione di Franco Bivona, soggetto strettamente legato ad Antonio Nicosia».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Fammi fare una fattura di 10-15 mila euro e la dividiamo, buono che ci mettiamo in tasca 3-4 mila euro l’uno?».

«Facciamo questa operazione e vediamo a cosa porta».

«Magari ci possiamo guadagnare qualche 50 mila euro».

Controllo dei lavori di ristrutturazione di un complesso alberghiero, conversazione di Antonino Nicosia

«La sentenza pronunciata nei suoi confronti (Nicosia, nda), infatti, ha accertato che egli, “ancorchè immune da precedenti penali, risulta legato a soggetti di primo piano di Cosa nostra (quali Di Gangi Salvatore, Josef Focoso, Gerlandino Messina, Liotta Calogero)” e che, nel corso delle indagini, era risultato particolarmente scaltro nell’eludere le investigazioni nei propri confronti».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Ah, tu dici di levarlo di mezzo?».

Progetto di omicidio, conversazione di Antonino Nicosia, 29 gennaio 2018

«Ad alcuni degli importanti uomini d’onore citati nella sentenza, inoltre, il Nicosia è legato anche da vincoli di parentela e, infatti, è cugino di secondo grado di Josef Focoso (condannato in via definitiva quale componente della famiglia mafiosa di Siculana nonché per la commissione di diversi omicidi, attualmente detenuto al regime di cui all’art. 41 bis o.p.) e di Gerlandino Messina, succeduto nel 2010 a Giuseppe Falsone nella guida dell’intera provincia mafiosa di Agrigento e anch’egli attualmente ristretto al predetto regime penitenziario».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Ed il primo Ministro è sempre a Castelvetrano… non si scherza (ride)».

Telefonata intercettata ad Antonino Nicosia, 15 febbraio 2019

«Il Nicosia è stato a più riprese detenuto e, all’atto della scarcerazione avvenuta nel 2009, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nonché alla misura di sicurezza della libertà vigilata, tutte interamente espiate».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/matteo-messina-denaro-il-primo-ministro

Il Veleno del Molise #campomarino

Grazie di cuore.
Una bellissima iniziativa sui problemi del #molise.
#insiemesipuò

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