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DR MOTOR – Presidio alla stazione di Isernia

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di Paolo De Chiara

ISERNIA. Nuovo presidio dei lavoratori della Dr Motor di Macchia di Isernia. “La motivazione – spiega il segretario della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino (intervista contenuta nel video) – è sempre quella di dieci giorni fa. Siamo in sciopero da fine maggio ad oggi, per la rivendicazione degli stipendi per i dipendenti e per gli ex dipendenti della Dr. Oggi siamo qui perchè è successa una cosa grave. La Dr, a seguito del nostro sciopero, ha licenziato tre lavoratori, tra cui un delegato della Fiom. Un atto grave e intimidatorio”. La Fiom è stata chiara nella nota inviata ieri agli organi di informazione: “licenziamenti illegittimi, ingiustamente ricattatori e non a caso, senza alcun fondamento”. E’ lo stesso Tarantino a spiegare: “La Dr ci vuole intimorire rispetto allo sciopero e ai presidi che stiamo facendo. Illegittimi perchè sono stati effettuati tre licenziamenti durante uno sciopero con presidio in villa comunale. Abbiamo impugnato già i licenziamenti, andremo avanti con le vie legali e, parallelamente, con azioni sindacali, come questa di oggi. Chiediamo un tavolo urgente per poter portare a termine questa terribile e odiosa vicenda che stanno vivendo i lavoratori della Dr”. Un appello è stato rivolto alla politica regionale: “Ci rivolgiamo anche alla politica, che non è mai intervenuta. Solo la Prefettura, dove è stato fatto un incontro la settimana scorsa. Senza esito positivo per i lavoratori. Chiediamo il ritiro immediato dei licenziamenti”. I tre lavoratori licenziati sono Filippo Esposito, Angelo Pinelli ed Emidio Berardi. Al presidio presente un nuovo striscione: “Dr Motor… Ci vuoi licenziare…? Ci vuoi Denunciare…? Sempre i soldi ci devi dare!!!”

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Questo il VIDEO del presidio organizzato dalla FIOM Molise:  

Questo è il comunicato integrale della Dr Motor, inviato nel corso della mattinata:

“La DR Motor Company spa in merito alla manifestazione tenuta in mattinata dalla Fiom, a cui hanno preso parte solo tre dipendenti in attività ed una decina di ex dipendenti (tra quelli in mobilità e quelli licenziati),  precisa che i licenziamenti disposti in data 8 giugno di tre dipendenti iscritti al sindacato sono stati eseguiti, ai sensi dell’art. 2119 c.c., per giusta causa e non rappresentano assolutamente atti infondati e ricattatori come il sindacato vuole far credere.

I tre dipendenti, e non tutti quelli iscritti alla Fiom che hanno manifestato nei giorni scorsi, hanno infatti assunto, anche attraverso precise dichiarazioni rilasciate agli organi d’informazione, un  comportamento denigratorio nei confronti della Società sia il 5 giugno 2013, in occasione dell’incontro con il Prefetto di Isernia, sia il 7 giugno 2013,  quando hanno organizzato e partecipato ad una manifestazione, tenutasi dinanzi l’abitazione del Presidente del Consiglio di Amministrazione della DR, Massimo Di Risio. In questa occasione, in particolare, hanno assunto comportamenti intimidatori, ed altamente offensivi della dignità dell’Azienda e della persona del Presidente. Hanno inoltre diffuso notizie false ed in antitesi con quanto dichiarato dalla Società e con il piano predisposto per la salvaguardia dell’azienda e dei posti di lavoro, con conseguente discredito della credibilità della Società stessa e del Presidente.

In sintesi i tre dipendenti hanno assunto condotte che hanno fatto venir meno il rapporto di fiducia necessario per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Infatti il comportamento del lavoratore che, per la sua gravità, sia idoneo a compromettere la fiducia nei confronti del datore di lavoro e sia pregiudizievole per il perseguimento degli scopi aziendali configura una giusta causa di licenziamento.

Trattandosi di licenziamento per giusta causa, in base alla normativa vigente, nessun preavviso è stato riconosciuto e pertanto il rapporto di lavoro è cessato al momento della ricezione della relativa comunicazione.

In merito alla questione delle spettanze non retribuite, l’azienda precisa ancora una volta che da marzo 2012 sta regolarmente retribuendo i lavoratori in attività. Le spettanze a cui fa riferimento la Fiom risalgono agli ultimi mesi del 2011 e rientrano nella procedura di concordato in continuità avviata lo scorso 14 maggio e per la quale l’azienda non può far nulla se non procedere secondo tempi e modalità di legge. In ogni caso l’azienda precisa che le spettanze  dei lavoratori saranno corrisposte integralmente ed in via prioritaria rispetto a tutti gli altri creditori. Il medesimo regime si applica alle spettanze degli ex dipendenti in mobilità prima del 14 maggio 2013.

Per quanto concerne l’attivazione della cassa integrazione straordinaria l’azienda comunica di aver regolarmente adempiuto la procedura di attivazione.

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DR MOTOR. La FIOM Molise: “Licenziamenti illegittimi, ricattatori e senza alcun fondamento”

Lavoratori Dr in Prefettura

Lavoratori Dr in Prefettura

ISERNIA. “I lavoratori e le loro famiglie, senza il supporto delle istituzioni e della politica, hanno pazientato anche troppo. Adesso sono allo stremo ed hanno messo in atto le forme di mobilitazione contemplate dalla Costituzione Repubblicana e dalla legislazione vigente”. Continua la ‘lotta’ della Fiom Molise e dei lavoratori Dr Motor per rivendicare gli stipendi, “che non ricevono da vari mesi”. Dopo le forti polemiche della settimana scorsa (per il presidio nella villa comunale del capoluogo pentro e per lo striscione: “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”.), ieri, si è registrata la nuova puntata della lunga ‘telenovela’: tre operai licenziati. “La FIOM Cgil Molise – scrive Tarantino in una nota – ha proclamato lo sciopero nello stabilimento della DR Motor Company e comunica che il giorno 14 giugno 2013 dalle ore 8, terrà un Presidio in piazza della Repubblica nei pressi della Stazione Ferroviaria di Isernia”. Per sostenere “le giuste rivendicazioni dei lavoratori  della DR Motors Company, che non ricevono i salari da vari mesi”. Spiega Tarantino: “recentemente sono stati collocati, tutti, in cassa integrazione, per la quale sono state avviate da qualche mese le procedure e per la cui  approvazione ed erogazione si prevedono tempi non brevi”. Il Presidio di domani (14 giugno 2013) è stato indetto per “denunciare all’opinione pubblica e a tutte le autorità preposte che l’azienda, che non paga i lavoratori da vari mesi, ha messo in atto un’azione ritorsiva comunicando il licenziamento di  tre dei 59 lavoratori”. Per la Fiom Molise sono “licenziamenti illegittimi, ingiustamente ricattatori e non a caso, senza alcun fondamento. Le mobilitazioni sono state indette e gestite dalla FIOM Cgil regionale”. ‘Ricatto’, questo è il termine utilizzato dal segretario regionale Tarantino: “licenziare chi lotta per i propri diritti, e in stato di necessità, è un odioso ricatto. Per questo la FIOM Cgil chiama alla solidarietà tutti i lavoratori e i cittadini”. Della Dr Motor, della situazione dei lavoratori, del futuro di questa Azienda (che voleva rilevare anche Termini Imerese) si parla poco. Molti, in questa Regione, non hanno fatto il proprio dovere. Molti hanno fatto finta di non vedere, molti continuano a girare la testa dall’altra parte. Questo l’appello della Fiom: “chiediamo alla politica, alle Istituzioni democratiche e alle autorità preposte di farsi carico del problema dei salari non pagati e di intervenire perché questi licenziamenti ingiusti siano ritirati immediatamente”.

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DR MOTOR. Tre lavoratori licenziati dopo il presidio

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di Paolo De Chiara

ISERNIA. “E’ un fatto gravissimo. Dopo il presidio alla villa Comunale tre lavoratori sono stati licenziati con una raccomandata. Impugneremo i licenziamenti”. Queste le parole del combattivo  segretario regionale della FIOM Molise, Giuseppe Tarantino, dopo le lettere di licenziamento inviate, oggi (12 giugno), a tre lavoratori. Per Tarantino le motivazioni risiedono nella scelta del presidio, organizzato qualche giorno fa, a Isernia. Nella villa comunale. Per ‘contestare’ le scelte aziendali del proprietario della Dr Motor, Massimo Di Risio. Sono diversi anni che i lavoratori chiedono certezze, da diversi mesi sono in ‘lotta’ per i loro diritti. Per la loro retribuzione. “Abbiamo lavorato e vogliamo essere pagati”. Le richieste degli operai dell’azienda automobilistica sono sempre cadute nel vuoto, non ci sono mai state risposte. Solo annunci e proclami, mai andati a buon fine. Come l’acquisto di Termini Imerese, il progetto naufragato dopo mesi di trattative. Dopo mesi di propaganda. Si sono rivolti e hanno incontrato il Prefetto di Isernia, dove Di Risio non si è mai presentato. Hanno scioperato davanti ai cancelli dello stabilimento di Macchia d’Isernia, dove un operaio è stato anche investito, con la macchina, da un dipendente. Qualche giorno fa (venerdì 7) il presidio alla villa comunale: “la gente deve sapere”. Con uno striscione hanno informato i cittadini, i passanti (molti hanno invitato i lavoratori a non mollare): “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”. Oggi, la doccia fredda. Tre lavoratori licenziati con una raccomandata con ricevuta di ritorno. “Torneremo alla villa comunale per rivendicare i nostri diritti, non ci facciamo intimorire”. Venerdì (14 giugno) un nuovo Presidio.   

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DR MOTOR – Lavoratori in Prefettura: “SIAMO ESASPERATI” 

PRESIDIO DR MOTOR: “Non vogliamo essere fotografati” (dal ‘fotografo’ “che lavora con il Presidente” Di Risio)

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DR MOTOR – Lavoratori al presidio: “Non vogliamo essere fotografati”

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ISERNIA. Continua lo sciopero dei lavoratori della Dr Motor di Macchia di Isernia. Questa mattina un presidio alla villa comunale per sensibilizzare i cittadini del capoluogo pentro: “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”. Questo lo striscione realizzato dalla FIOM Molise, l’unico sindacato vicino agli operai. “Dopo l’incontro con il Prefetto di Isernia abbiamo deciso di posizionare il presidio nella villa comunale. Vogliamo i nostri soldi, la gente deve sapere”. IMG_1144Nel corso del presidio la presenza di un ‘fotografo’ aziendale ha fatto infuriare gli operai.

Ecco, nel video, la reazione dei lavoratori e dei sindacalisti della Fiom presenti:

— IMPORTANTE —

PER EVITARE LA CANCELLAZIONE DEL VIDEO DA PARTE DI YOUTUBE, DOPO LA SEGNALAZIONE FATTA DA ‘QUALCUNO’, SONO STATI OCCULTATI I VOLTI. ECCO PARTE DEL TESTO INVIATO DAL SERVIZIO ASSISTENZA: 
“…con questo messaggio la informiamo che abbiamo ricevuto un reclamo di violazione della privacy da parte di un privato in relazione ai suoi contenuti. […] …Vogliamo offrirle l’opportunità di rimuovere o modificare le informazioni private nei contenuti segnalati. Ha 48 ore per intraprendere un’azione riguardo al reclamo. Se rimuove la presunta violazione dal sito entro 48 ore, il reclamo presentato verrà chiuso. Se la potenziale violazione della privacy rimane sul sito dopo 48 ore, il team di YouTube esaminerà il reclamo e le informazioni potrebbero essere rimosse in base alle nostre Indicazioni sulla privacy…”.

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da restoalsud.it – Molisani con la schiena dritta

Giuseppe Tarantino

Giuseppe Tarantino

di  | 31 maggio 2013

Difendere i lavoratori molisani. Questo è l’impegno quotidiano del giovane segretario regionale della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino. Instancabile, ostinato, preparato, sempre presente in ogni vertenza, in ogni incontro con le Istituzioni.

Spesso attaccato da alcuni imprenditori, dalla politica (quella con la ‘p’ minuscola) e tenuto a bada anche dalla Cgil locale per la sua tenacia. Non lascia l’osso facilmente, lo tiene stretto sino al raggiungimento del ‘suo’ obiettivo.

Per gli interessi di ogni singolo lavoratore, lasciato senza lavoro, senza futuro, senza dignità. L’altro giorno era, con gli operai stufi e stanchi, davanti ai cancelli della Dr Motor (l’azienda automobilistica che non paga gli stipendi agli operai, che aveva annunciato l’interesse per l’acquisto di Termini Imerese), per la rivendicazione dei loro diritti (“le Istituzioni sono spesso assenti. Ora con il governo regionale di centro-sinistra dobbiamo rimpiangere gli assessori di centro-destra?”). Non le manda a dire, parla in faccia, tutela i suoi iscritti (che stanno aumentando di giorno in giorno).

Ha nelle mani molte altre vertenze, legate al destino di tantissimi lavoratori: Astec, Fiat Powertrain, Cantieri Navali, Da.Ma., delle tante aziende presenti nei vari e deserti Nuclei industriali molisani. Si batte e rivendica la sua molisanità. Lui è napoletano, ma da tanti anni in Molise. Per il suo lavoro, per le sue battaglie. Ha partecipato a una trasmissione televisiva in un teatro (organizzata da ‘Il Bene Comune’, una rivista molisana), ha risposto a dieci domande, stile Saviano e Favio, legate all’essere e al non essere molisano. Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente per il suo fondamentale lavoro (questo è il sindacato che piace ai lavoratori perché lotta e tutela i loro diritti) e per una risposta (non so se meritata) in particolare. Questo il testo del suo intervento:

Mi sento Molisano perché qui ho conosciuto la mia compagna e tanti compagni di lotta. Qui ho imparato a fare sindacato e qui sono stato scelto per rappresentare tutti gli iscritti alla FIOM.

Perché il cibo è buono e la cucina è “antica”. Perché anche i sentimenti sono genuini, spesso.

Per la serenità e la forza degli anziani rimasti nei paesi: sono loro che non permettono che la memoria venga dilapidata.

Perché ci sono giornalisti come Paolo De Chiara che raccontano delle fabbriche chiuse e della mafia.

Perché ci sono preti come Don Silvio Piccoli che si battono per l’acqua pubblica e per i deboli.

Perché ci sono tante associazioni che si battono contro l’eolico selvaggio.

Perché ci sono comitati e associazioni che si battono perché la sanità rimanga pubblica.

Perché ci sono le Mamme per la salute a Venafro che si battono per la tutela dell’ambiente e del latte materno.

Perché insieme ai pochi politici con la schiena ancora dritta, ci sono tanti molisani che disprezzano il trasformismo imperante. Sono, insieme agli studenti che si battono per il diritto allo studio, i naturali alleati della FIOM.

Perché il Tribunale di Larino, per quattro volte di seguito, ha riconosciuto le ragioni della FIOM e ha dato torto a Fiat, in nome della Costituzione Italiana.

Non mi sento Molisano perché la “famiglia” diventa troppo spesso “familismo” e le donne in politica e nelle istituzioni sono troppo poche.

Non si vigila adeguatamente sulla qualità dell’ambiente e non si istituisce un registro tumori.

I paesi si vanno spopolando perché non c’è lavoro, i giovani sono costretti ad andarsene e vengono eliminati i servizi.

Perché i giornalisti lavorano a 5 euro al pezzo e ricevono dall’editore l’elenco dei politici da osannare e di quelli da colpire. Non hanno o non possono avere la schiena dritta.

Perché la Chiesa, attraverso la politica, difende i suoi interessi finanziari.

Perché difficilmente prevalgono le ragioni di chi lotta per preservare l’ambiente dalla speculazione selvaggia. La politica non le rappresenta.

Perché la politica non gestisce in modo efficiente la sanità e non tutela la sanità pubblica.

Perché le Mamme per la salute si sono dovute costituire in associazione per combattere la loro battaglia, spesso in solitudine.

Perché la “democristianità” è cultura molto condivisa e il voto di quelli che ancora votano è per lo più clientelare.

Perché non c’è un piano per il lavoro, perché il tessuto industriale è in ginocchio, le aziende maggiori sono in crisi profonda, e, come disse Enzo Biagi, di cassa integrazione si può morire.

da restoalsud.it 

fiom

 

DR Motor – SCIOPERO dei Lavoratori

Massimo Di Risio

Massimo Di Risio

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

MACCHIA DI ISERNIA (Is) –  Sono davanti ai cancelli. Dalle ore 14 di oggi (inizio del turno di lavoro) hanno deciso di incrociare le braccia per i loro diritti. Avanzano mesi e mesi di stipendi. Uno sciopero ad oltranza se non arriveranno le giuste risposte dall’azienda. Sono gli operai (stanchi) della Dr Motor di Macchia di Isernia, l’azienda automobilistica molisana di Massimo Di Risio. Dal 2011 la loro situazione è andata sempre più peggiorando. Annunci, proclami, promesse, Termini Imerese. Hanno ascoltato di tutto. Hanno cercato una mediazione, hanno protestato. Sono stufi: “oggi siamo molti di più. Si sono aggiunti i nuovi iscritti alla Fiom”. L’unico sindacato presente davanti ai cancelli. “Dov’è la politica, dove sono i rappresentanti istituzionali? Dobbiamo rimpiangere la Fusco Perrella (ex assessore di centro-destra)?”. Il segretario regionale Giuseppe Tarantino, impegnato in tante drammatiche vertenze regionali, vuole vederci chiaro. Vuole capire le intenzioni del proprietario della Dr Motor. “Oggi nell’azienda ci sono 7/8 macchine da aggiustare – spiegano i lavoratori -. Noi pretendiamo i nostri soldi”. Una situazione difficile che va a cozzare con il ‘lancio’ dell’Ansa del 9 maggio scorso: “La Dr Motor Company riparte dalla ‘Dr Zero’. Il prototipo della city car è in fase di lavorazione nel centro ricerche e sviluppo di Macchia d’Isernia e la vettura potrebbe essere già sul mercato alla fine del 2013. La notizia è trapelata nel corso di un incontro con i concessionari per la presentazione delle nuove versioni dei modelli della gamma Dr. […] Nel 2011 era a un passo dall’accordo per l’acquisizione dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese (Palermo), sfumato dopo mesi di trattative e il placet di Invitalia, Regione Sicilia e governo”. Gli operai non ci stanno e contestano l’annuncio: “Difficile produrre nuove macchine, se i vecchi stipendi ancora non sono stati pagati. Veniamo chiamati a lavorare quando arrivano quelle poche macchine da modificare”. E’ stato chiesto un tavolo di concertazione con il Prefetto di Isernia, l’ennesimo incontro. Gli altri sono andati a vuoto, per l’assenza di Massimo Di Risio. Nello stesso tempo è in piedi lo sciopero davanti allo stabilimento. Delle risposte dovranno arrivare, la corda è stata tirata e ora si è rotta. “Non capiamo, non riusciamo a capire le sue intenzioni. Aspetta soldi da qualcuno?”

fiom

Michele Iorio

IL SISTEMA MICHELE da Report del 14/10/2012

Michele Iorio

Michele Iorio

 

 

IL SISTEMA MICHELE

da REPORT – http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

PUNTATA DEL 14/10/2012

di Emilio Casalini

Oneri pubblici e guadagni privati, anche nei settori più disparati. Succede spesso in Molise, dove il Consiglio Regionale è proprietario di pollifici e zuccherifici. E la finanziaria della regione, FinMolise, è legata a società anonime lussemburghesi, cipriote e panamensi in un labirinto societario che solo le indagini aperte dalla magistratura stanno provando a districare. E’ quello noto come sistema Molise praticato dal Governatore Michele Iorio che da 11 anni siede indisturbato sullo scranno più alto della Regione. Proprio grazie al sistema messo in piedi gode di un grande appoggio, e ha già detto che si ricandiderà per la quarta volta consecutiva se il Consiglio di Stato martedì prossimo confermerà la sentenza del Tar che ha decretato nulle le ultime elezioni regionali per via delle liste con firme false.

PER IL VIDEO CLICCA QUIhttp://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Dopo le parole della Fornero, abbiamo intervistato Enzo Masini della Fiom

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Per il sindacalista il Governo non si è mai interessato al sistema industriale

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Sicuramente l’autunno non sarà facile, come dimostrano i dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese. L’assenza di industria mette a rischio il lavoro, e quindi sull’industria dobbiamo e possiamo ancora contare”. Mette le mani avanti il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Annuncia, dai microfoni di ‘Radio Anch’io’ un autunno difficile per gli italiani. Nel 1969, anche il leader socialista Francesco De Martino parlò di “autunno caldo”. Una mobilitazione che coinvolse5 milioni di lavoratori. Operai, lavoratori, impiegati e studenti: tutti in piazza per rivendicare soldi, dignità e diritti. Stiamo rivivendo quei tempi? Ci sono, oggi, punti in comune con quel periodo? Lo abbiamo chiesto a Enzo Masini della Fiom-Cgil, senza dimenticare il riferimento della Fornero sulla Fiat e su Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta, anzi mi sono offerta più volte. Con l’ad Sergio Marchionne mi sono sentita recentemente e abbiamo pensato a un incontro anche nel mese di agosto. Allo stato non ci sono motivi per pensare che Fiat non mantenga i suoi impegni di investimento”. 

Per Masini non è possibile fare il paragone con il 1969. “Anni di difficoltà e di comportamenti delle imprese non proprio esaltanti, ma arrivavamo da una fase di sviluppo del Paese. Una crisi momentanea molto leggera, eravamo su un’onda del boom economico. Esplose una rivendicazione operaia e incrociò una rivolta di tipo generazionale. Questa volta siamo in un contesto completamente diverso”.

Cioè?

Siamo al quinto anno di crisi mondiale, con una ripresina nel 2011. Solo un palliativo. Siamo di fronte al fatto che la crisi sta erodendo proprio le grandi conquiste sindacali fatte all’inizio degli anni ’70. Viene messo continuamente in discussione lo Statuto dei Lavoratori, insieme agli spazi di libertà sindacale. Il 1969 fu anche l’anno della riforma delle pensioni, oggi siamo alle controriforme, con colpi pesanti sul versante della previdenza. Siamo di fronte al fatto che la crisi economica sta aprendo un disastro dal punto di vista sociale e della trattenuta economica delle imprese. Che può tradursi nel licenziamento di centinaia di lavoratori, per non dire migliaia nelle realtà più calde.

Lei come prevede questo ‘autunno caldo’ annunciato dalla Fornero?

Prevedo un autunno caldo sul versante del lavoro, perché proprio le ultime riforme fatte da questo Governo, sia per quanto riguarda la previdenza e la progressiva riduzione degli ammortizzatori sociali, farà sì che di fronte alle crisi che ci sono e che si accentueranno non avremo a disposizione neppure i classici ammortizzatori sociali. Avremo un’esplosione delle crisi aziendali, che diventeranno crisi sociali. E rischiano di diventare veri e propri scontri nel Paese. Il Ministro del Lavoro, più che lanciare allarmi, dovrebbe preoccuparsi di quali interventi poter fare. Sia sul versante delle politiche industriali, insieme al Ministro Passera, e sia sugli ammortizzatori sociali per contenere gli effetti della crisi. Dire che ci sarà un autunno caldo è una previsione molto facile.

Sull’industria possiamo e dobbiamo puntare” ha dichiarato la Fornero.

Sul sistema industriale italiano questo Governo non sta facendo assolutamente niente. Purtroppo è in continuità con tutti gli altri Governi. L’Italia non ha nessuna politica industriale, non ha mai fatto scelte rispetto ai settori da sviluppare, mantenere e difendere. Siamo in totale balìa di quelli che si chiamano i mercati, che in altri Paesi sono il frutto di decisioni politiche dei Governi. Non è che sono questa cosa così astratta. In Italia mancano le decisioni da parte del Governo. Il nostro tessuto industriale, ancora molto ricco, rischia di impoverirsi notevolmente.

Arriviamo alla Fiat. Ad agosto il Ministro Fornero potrebbe incontrare Marchionne. Qual è la situazione?

Occorre distinguere il settore della Fiat che produce camion, trattori e macchine di movimento terra che ha una crisi minore. Ma è in corso un processo pericoloso per il nostro Paese, perché sarà unificata la Iveco con la CNH. Avranno una sede sociale e una società di diritto olandese. Questa società non sarà più quotata alla borsa di Milano, come ha dichiarato Marchionne. Questo è un segnale pericoloso, perché questi settori hanno anche un indotto molto radicato, molto importante e molto specializzato.

Invece nel settore dell’auto?

Siamo al disastro. Siamo sotto le 500 mila auto prodotte in Italia, uno dei Paesi in Europa dove non ci si confronta più con la Germania, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Per trovare questi volumi bisogna andare in piccoli Paesi che hanno una dimensione industriale non come la nostra. Oltre a questo, c’è il fatto che Marchionne continua a non investire in Italia. Dei 20 miliardi che aveva detto di voler investire in quattro anni, ne ha tirati fuori due e mezzo. Siamo di fronte al fatto che mentre si apre un altro stabilimento in Europa, in Italia non si procede assolutamente a nessuna innovazione. Per fare la produzione attuale basta un solo stabilimento. Ci sono diversi stabilimenti a rischio.

Quali sono?

Pomigliano, Cassino, Melfi e Mirafiori. Gli unici stabilimenti che non sono a rischio sono la Ferrari, la Maserati e le ex carrozzerie Bertone, rilevate dalla Fiat. Tutti e quattro gli stabilimenti possono essere sottoposti a una processo di chiusura.

da L’Indro.it di venerdì 10 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Autunno-caldo-Ci-sara-un,9936#.UCz6llbN_BE

ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Intervista al segretario Fim-Cisl dopo l’assemblea con gli operai sardi

ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Bentivogli: “Ho incontrato lavoratori dignitosi. La parte sana del Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Alcoa, la multinazionale americana dell’alluminio che ha la sede in Sardegna chiuderà i battenti. La sua storia è il simbolo dell’ignavia della politica italiana nel programmare lo sviluppo industriale. Il caso paradigmatico di come possa fare gravi danni quando si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti sulla storia e il business di Alcoa hanno guadagnato in tanti: dai politici ai produttori di energia elettrica. A pagare, invece, sempre e solo loro: i lavoratori. Ecco perché la Sardegna rappresenta la nostra Grecia”.

Queste le parole utilizzate lo scorso febbraio dal giornalista economico di ‘Panorama MarcoCobianchi. L’Alcoa di Portovesme, la terza industria di alluminio al mondo, ha deciso di chiudere perchè il sito italiano e quello spagnolo sono quelli “con i costi più alti”.

L’azienda mantenuta dallo Stato italiano, deve restituire (secondo l’Ue che vieta gli aiuti di Stato alle singole imprese) 295 milioni di euro di sussidi, ottenuti in modo illegittimo. Nel marzo 2010 arriva per la multinazionale il decreto salva-Alcoa, che viene esteso a tutte le aziende energetiche italiane. “In Sardegna – si legge nel libro Mani bucate del giornalistaCobianchi – ne approfittano l’Eurallumina, la Otefal Sail, tutta la filiera della Vinyls, le aziende di Ottana (prima escluse e poi rientrate), e in Sicilia l’Alfa Acciai, la Dufenergy,l’Italcementi di Isola delle Femmine e l’Unicem di Priolo Gargallo (Siracusa). Nella legge di conversione del decreto, approvata nell’agosto del 2010, i benefici sono estesi addirittura a tutt’Italia, provocando un’esplosione dei costi a carico delle bollette. Nel 2010 questi sconti hanno permesso all’Alcoa di pagare per un megawattora 30 euro rispetto a un prezzo medio nazionale di 57. Ed è solo grazie a tale provvedimento che l’Alcoa ha deciso di ritirare le continue minacce di chiudere i suoi stabilimenti sardi. Minacce che si sono sempre ripetute in prossimità della scadenza delle proroghe”.

L’azienda è presente in Italia dal 1967. “Per una decina d’anni – secondo il Segretario nazionale Fim-Cisl, Marco Bentivogli – per non far andar via l’Alcoa, il contribuente italiano ha pagato qualcosa come 900 milioni di euro di aiuti alla multinazionale di Pittsburgh”. Per il sindacalista “Alcoa in questi ultimi anni ha inanellato clamorosi record di utili. Alla fine del 2008 il fallimento di Lehman Brothers determina un primo scossone in Alcoa, che aveva investito importanti somme frutto di vendite di pezzi importanti dei suoi asset industriali”.

Due giorni fa, dopo gli scontri di Roma tra gli operai e le forze dell’ordine, è stato raggiuntol’accordo al Ministero dello Sviluppo economico tra Alcoa, governo, sindacati ed istituzioni locali per il sito siderurgico di Portovesme. “L’azienda – si legge sul ’Corriere.it’ – manterrà l’attività produttiva fino al termine del mese di ottobre, ma i lavoratori rimarranno al lavoro fino al 31 dicembre 2012. L’azienda ha ritirato le procedure per l’avvio della mobilità e dal primo gennaio del 2013 per i circa 1.500 addetti dello stabilimento siderurgico potrà scattare l’eventuale cassa integrazione straordinaria”.

Il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, in un comunicato ha affermato: “Da parte del governo, della regione Sardegna e della provincia Carbonia-Inglesias c’è l’impegno a determinare le opere infrastrutturali e a ridurre i costi dell’approvvigionamento energetico e le relative tariffe. Entro il mese d’aprile dovrebbero giungere al dicastero dello Sviluppo le manifestazioni d’interesse da parte delle aziende propense a subentrare ad Alcoa nella produzione siderurgica nel sito sardo e tra queste in tempi brevi ne sarà prescelta una.Siamo soddisfatti dell’esito del tavolo ministeriale, ma ora la parola passa all’assemblea dei lavoratori siderurgici di Portovesme che si riuniranno (questo pomeriggio, ndr) e che dovranno valutare quanto deciso martedì sera”.

Abbiamo contattato, qualche minuto dopo l’assemblea, il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli: “è stato votato all’unanimità l’accordo, che consiste nel ritiro della procedura di licenziamenti da parte di Alcoa, il mantenimento della produzione fino alla fine dell’anno e il non ricorso alla cassa integrazione prima di quelle date. Questo è un aspetto assolutamente importante”.

Perché?

La continuità produttiva e l’efficienza dell’impianto è uno degli elementi più utili perché ci sia continuità industriale per il passaggio – siccome Alcoa andrà via – con il nuovo acquirente.

In un documento da lei firmato si legge: “rispettateci o andatevene”.

Alcoa ha avuto tanto dallo Stato italiano, ha avuto tanto dai lavoratori del sud. La decisione di andar via avrebbe avuto effetti drammatici dal punto di vista sociale ed occupazionale, ma anche la modalità con cui l’avevano comunicata rispondeva a dei metodi irrispettosi.

E’ possibile collegare la decisione di Alcoa di lasciare l’Italia con gli investimenti fallimentari fatti alla fine del 2008?

Non c’è una connessione diretta, nel senso che la decisione di abbandonare l’Italia, e non solo l’Italia, dipende dalla sovracapacità produttiva di alluminio in una situazione in cui il prezzo di vendita dell’alluminio è bassissimo. Questo comporta una scarsa competitività. La vicendaLehman Brothers è stata una delle pagine in cui i soldi dell’economia prodotti sono stati bruciati dalla finanza speculativa.

Gli scontri di Roma tra i lavoratori e le forze dell’ordine hanno accelerato la chiusura dell’accordo?

Gli scontri hanno dimostrato la rabbia dei lavoratori. C’è stato un lavoratore che si è dato fuoco, persone che sono salite sui tralicci, è stata occupata la centrale dell’Enel, la base della Nato, l’aeroporto, lo stadio. Insomma, è chiaro che il Governo a un certo punto si è accorto della capacità di mobilitazione senza quartiere assolutamente degna di rispetto e di riguardo.

Come ha trovato oggi i lavoratori in assemblea?

Ho trovato una bellissima assemblea di lavoratori orgogliosi di arrivare a un primo, non definitivo, ma parziale risultato che ha premiato la loro capacità di mobilitazione. Ho incontrato la parte sana del Paese.

Dopo questo ‘risultato parziale’, quali sono le conseguenze per la Sardegna?

L’accordo contiene la necessità di ricerca di misure di carattere strutturale e temporale per risolvere la partita energetica. Questa partita può essere utile non solo per Alcoa, ma per la Sardegna e per tutta la filiera dell’alluminio. Può essere un’occasione pilota per gestire le partite successive. Abbiamo chiesto che le soluzioni strutturali vadano ricercate in condizioni di competitività vera e non a carico del contribuente italiano. E pur vero che si spendono miliardi per armi e per guerre che non si faranno mai, probabilmente spenderli per mantenere i posti di lavoro è più utile.

Qual è il futuro dell’industria dell’alluminio?

Portovesme ha un sito produttivo di tutto rispetto, importante sul piano europeo. E’ assolutamente importante che la filiera non abbia anelli mancanti.

L’Indro.it giovedì 29 Marzo 2012, ore 20:44

http://www.lindro.it/Alcoa-accordo-all-unanimita,7648#.T6UEgOg9X3Q

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – II parte del Viaggio nel Nucleo Ind. Isernia-Venafro

La SECONDA e ultima PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 7 minuti, 22 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro

La PRIMA PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 


Intervista esclusiva a un lavoratore che denuncia il “comportamento” dei fratelli RAGOSTA, gli ex proprietari della Rer e della Fonderghisa (entrambe dichiarate fallite).

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 11minuti, 15 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

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