Tag: Paolo Albano

RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE… Il ‘Terreno a riposo’, OPERAZIONE ‘COVER WAST’

conferenza stampa ALBANO, rifiuti, 4 giugno 2014

RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE…

Il ‘Terreno a riposo’ (Masseria Lucenteforte, Bonifica di Venafro) dove pascolano le pecore.

OPERAZIONE ‘COVER WAST’

3 giugno 2014

QUESTO è il video integrale della Conferenza Stampa del Procuratore Paolo ALBANO

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L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”

da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/

il VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=8olqKs5eSEI

dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

Il veleno del Molise

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Premio Ilaria RAMBALDI

LA STRAGE DI CAIAZZO, Isernia 10 dicembre 2013

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ISERNIA, 10 dicembre 2013

ore 17.00 Aula Magna ITIS, viale dei Pentri

LA STRAGE DI CAIAZZO, 13 ottobre 1943

22 civili, uomini, donne e bambini (4 uomini, 7 donne, 11 bambini d’età compresa tra i 3 e 16 anni ) trucidati dal boia nazista Wolfang Lehnigk Emden.

 

(VIDEO) LEGALITA’ – Il messaggio del Procuratore

LEGALITA’ – Il messaggio del Procuratore

Isernia, 13 marzo 2012
COMBATTERE IL CANCRO DELL’ILLEGALITA’.

III lezione CULTURA della LEGALITÀ. – Giovedì 15 marzo 2012
Il messaggio agli studenti dell’ITIS “E. Mattei” di Isernia del Procuratore della Repubblica, Paolo ALBANO.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) – Cultura della LEGALITA’, con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

Cultura della LEGALITA’

con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

con gli interventi di:
Pino MANIACI (direttore TeleJato);
IMD (poliziotto CATTURANDI di Palermo);
Armando D’ALTERIO (DDA Campobasso)

Luigi MAZZUTO (Presidente Provincia di Isernia): “le mafie non ci sono in Molise”;

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “il Molise non è più un’isola felice”.

Isernia, 18 ottobre 2010

A cura di Paolo De Chiara

VIDEO – La LEGALITA’. Interviste a Giovandomenico LEPORE e Lorenzo DIANA.

La LEGALITA’. 


Interviste all’ex Procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico LEPORE

e al Coordinatore Nazionale RETE per la LEGALITA’ Lorenzo DIANA.

Isernia, 17 novembre 2011


dall’Iniziativa Pubblica: SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… Cosa fare per riaffermare la Legalità.

Il VIDEO – LIBERA STAMPA con il Procuratore DDA Armando D’ALTERIO

LIBERA STAMPA IN MOLISE

Il Procuratore della DDA di Campobasso, Armando D’ALTERIO (il pubblico ministero del caso Siani, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra) interviene a Isernia (17 novembre 2011) sulla Libera Stampa… che in Molise ancora non esiste!!!

dall’Iniziativa Pubblica:

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…
Come fare per riaffermare la cultura della Legalità. 

con Enrico TEDESCO (Fondazione POLIS);
Vincenzo SINISCALCHI (Avvocato Penalista, già componente CSM);
Lorenzo DIANA (Coordinatore Nazionale RETE PER LA LEGALITA’);
Rossana VENDITTI (Sostituto Procuratore Campobasso);
Armando D’ALTERIO (Procuratore DDA Campobasso);
Giovandomenico LEPORE (Procuratore della Repubblica di Napoli).

Isernia, 17 novembre 2011

Alta moda crac – TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Alta moda crac

IL CRAC DI TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Questa mattina (9 gennaio 2012) si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Alta Moda”. Questo il nome data all’operazione che ha portato in carcere l’imprenditore isernino Tonino Perna. Il cavaliere del lavoro ed ex numero uno dell’IT Holding, gruppo aziendale di alta moda. Bancarotta fraudolenta e reati fiscali, con l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. Oltre 61 milioni di euro il valore del crac del gruppo societario It Holding, operante nel settore tessile e produttore di capi di abbigliamento con i marchi delle più famose firme (Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce e Gabbana). Perna è stato arrestato ieri pomeriggio, intorno alle 18, nella sua residenza molisana ed è stato tradotto nel carcere isernino. Il provvedimento di custodia cautelare, richiesto dal procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano e dal pm Alfredo Mattei, è stato emesso dal gip Roberta D’Onofrio del Tribunale del capoluogo pentro. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Isernia. “Il gruppo è balzato alla ribalta delle cronache – si legge nel comunicato stampa della Procura della Repubblica di Isernia – per la grave crisi aziendale che lo ha attraversato, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei dipendenti costretti alla cassa integrazione ed anche, in diversi casi, al licenziamento”. Nei mesi scorsi si è costituito anche un Comitato di lavoratori molto attivo per la difesa del proprio posto di lavoro. Al Cavaliere del lavoro Tonino Perna, con questa operazione, sono stati sequestrati tre immobili e diversi terreni a Capri, una casa a Roma, un immobile a Porto Cervo, uno a Isernia, uno yacht e somme di denaro (migliaia di euro) dai vari conti correnti. Insieme a Perna, sono state indagate altre tre persone, ex amministratori di alcune società del gruppo: Simone Feig (commercialista), Antonio Di Pasquale e Maurizio Negro (avvocati). Per i tre sono scattate le misure di interdizione dell’esercizio della professione. Altre 20 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. “Alcuni di questi atti – ha affermato telefonicamente uno dei tre indagati, l’avvocato Antonio Di Pasquale – sono riferiti a 14 anni fa. Stiamo leggendo le loro carte. Siccome non hanno trovato i documenti non capiscono come sono state fatte queste operazioni, esaminate da banche di affari e da consulenti. Sono sicuro dell’esistenza di perizie di supporto. Sono indagato per un’operazione del 1996, prima della quotazione, e poi per un compenso deliberato a favore del cavalier Perna. Non solo rigetto le accuse, ma trovo che siano state molto imprudenti le iniziative perché non c’è stata data nessuna possibilità di sentire le contestazioni prima e quindi di offrire la possibilità di chiarire le posizioni. Non c’era nessuna esigenza di intervenire prima di sentire gli indagati. La PA Investments è una società trasparente che ha fatto sempre operazioni trasparenti, molte delle quali a supporto e di sostegno alla It Holding, senza nessuna attività distrattiva. Non ci sono scatole cinesi. Sono veramente basito, le scatole cinesi sono un sistema con cui si fanno sparire soldi. Non c’è stata nessuna operazione per far sparire soldi”. Questa mattina si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia. Complessa e difficile perché l’attività distrattiva del principale indagato (Tonino Perna, ndr) e degli altri indagati si è sviluppata nell’arco di molti anni con una notevole complessità di operazioni molto difficili da ricostruire quando interviene quel cosiddetto gioco delle scatole cinesi, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari o gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo”. Una struttura ricostruita dalla Guardia di Finanza (nella foto in basso il grafico).

Nel provvedimento cautelare all’imprenditore molisano Tonino Perna vengono contestati, in concorso con gli amministratori ed i componenti del collegio sindacale, condotte penalmente rilevanti, “poste in essere – secondo il procuratore di Isernia Paolo Albano – nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato della Ittierre Spa, della IT Holding Spa, della Plus Spa, nonché quale presidente della società lussemburghese PA Investments SA, configuranti i reati di bancarotta ed evasione fiscale”, con un danno patrimoniale di oltre 61 milioni di euro. Le indagini sono state avviate nel 2009, dopo lo stato di insolvenza accertato dal Tribunale di Isernia.Per gli inquirenti le condotte distrattive si sono manifestate dopo la quotazione in borsa della It Holding e in prossimità della dichiarazione di insolvenza. “Il Perna ha posto in essere reiterate operazioni commerciali e finanziarie connotate da evidenti caratteri di antieconomicità, in quanto non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per la società, emergendo in taluni casi una dinamica degli affari e della gestione del tutto estranea alle buone norme di condotta aziendale posta a tutela degli interessi della società”. Per la Procura di Isernia “le condotte hanno evidenziato chiare e precise volontà distrattive degli interessi economico aziendali a solo vantaggio di quelli del Perna”. Al centro delle indagini compare la società controllante denominata PA Investments SA (Perna né era il presidente) con sede in Lussemburgo “al fine di godere dei vantaggi fiscali”. Il procuratore Albano è chiaro: “alla società del gruppo It Holding, che aveva al suo vertice Perna, facevano capo ben 14 società che operavano nel campo dell’abbigliamento e dell’alta moda. La società IT Holding aveva acquisito una liquidità, grazie a un numero rilevante di azioni messe sul mercato (più di 45 milioni, ndr) con un controvalore di circa 212 miliardi di lire. La PA Investment, che controllava l’intero gruppo societario, ha assunto di fatto il ruolo di cassaforte di famiglia del Perna, alla quale si attingeva di volta in volta quando era necessario disporre di una certa liquidità. Quando si è esaurita tutta la liquidità si è passate ad altre operazioni distrattive, con operazioni del tutto antieconomiche che comportavano solo ed unicamente vantaggi economici e patrimoniali per il Perna e svantaggi, quindi operazioni antieconomiche, sia per la PA Investment sia per la It Holding e per le società del gruppo. Le operazioni sono state talmente tante che è molto difficile sintetizzarle”. Un esempio può esser fatto con il cosiddetto “Progetto Capri”. Esistevano dei rapporti che intercorrevano tra la PA Investment e il Fortino Srl. Questa società del Fortino “è riconducibile all’indagato Perna o comunque alla sua famiglia”. Il capitale della società il Fortino era interamente detenuto dalla Soitpa Srl, a sua volta controllata nella misura del 100% dalla Asco Holding SA con sede a Lussemburgo. Il capitale della società Asco Holding era detenuto integralmente da un trust, denominato The River Trust, “costituito da Perna e i cui beneficiari erano la moglie e i figli”. Per Albano: “l’accordo che era intervenuto tra la PA Investment e la società Il Fortino è che quest’ultima dovesse fornire degli immobili per l’alta moda. Quindi l’enorme villa a Capri dove si dovevano svolgere sfilate di moda e le attività dell’alta moda. In realtà questa villa è servita solo ed unicamente per le vacanze di Perna e della sua famiglia”. Ulteriore esempio della “spregiudicatezza” del Perna è “evidenziato dalla decisione, adottata nel 2008, in piena crisi economia e finanziaria della It Holding Spa, di incrementare da 400mila euro a 1 milione e 400mila euro annui il proprio compenso quale presidente del consiglio di amministrazione”, con un incremento del 250%. Proprio nella fase in cui i lavoratori dell’azienda molisana non conoscevano il proprio futuro. Dopo il fallimento i tre commissari nominati dal governo nazionale (presieduto dall’allora premier Berlusconi) trasferirono l’attività produttiva ad una nuova compagine societaria (gruppo Bianchi) e la Nuova Itr Spa ha riavviato l’attività in provincia di Isernia. Si sono persi 2mila unità nell’indotto, sono sorte difficoltà con alcuni stilisti, si sono registrati problemi di mancato pagamento e si è registrato un calo dei volumi produttivi e degli occupati. Nei giorni scorsi la protesta degli operai di una cooperativa. In passato una forte polemica tra il personale rimasto in azienda e quello in attesa di essere riassorbito ha fatto parlare di “guerra tra poveri”. Una polemica che ha investito anche alcuni esponenti della politica regionale, accusati pubblicamente (insieme ad alcune sigle sindacali) di aver fornito liste di operai da riassumere. La storia dell’Itr Holding non sembra essere finita con l’arresto dell’ex padrone Tonino Perna.

da malitalia.it di lunedì 9 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/alta-moda-crac/

SCUOLE ALLO SCOPERTO

A Venafro, Molise, cede la controsoffittatura di un edificio scolastico

SCUOLE ALLO SCOPERTO

L’istituto ’più sicuro d’Italia’ messo in crisi da una vite di plastica. “Quasi diecimila istituti in Italia non sono sicuri”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

’Una scuola sicura’. Questo lo spot utilizzato dalla politica regionale per l’inaugurazione dell’Istituto comprensivo statale L. Pilla di Venafro, in provincia di Isernia. Un taglio del nastro fatto qualche giorno prima delle elezioni regionali. Esattamente il 12 settembre scorso. Per non parlare dell’inchiostro utilizzato dagli organi di informazione locali per celebrare l’evento. Pagine e pagine dedicate all’inaugurazione.

La scorsa notte l’amara sorpresa. Al rientro nelle aule, dopo il fine settimana, l’incubo si è materializzato davanti agli occhi dei presenti. L’intera controsoffittatura era crollata.Secondo alcuni per colpa di un ’fischer’, una vite di plastica di 8cm che fissava le lastre dicartongesso. Due i locali riammodernati con la stessa tecnica. Solo in uno si è registrato il cedimento. “Manca – per il segretario Flc-Cgil Molise – un piano concreto per mettere in sicurezza le scuole molisane, perchè quello fatto, spesso è stato estemporaneo e non frutto di una seria programmazione dell’offerta formativa regionale. Siamo ancora alla politica degli annunci, la realtà è diversa”.

A livello nazionale si registrano interventi bloccati o solo parzialmente realizzati in attesa dei fondi. Secondo i dati raccolti da Anci e Upi soltanto 770 accordi sono giunti a compimento con la liquidazione dei fondi, mentre per gli altri non c’è copertura. La cifra complessiva che il Ministero deve trasferire è pari a 358 milioni di euro. Di questi fondi è arrivata a destinazione una quota inferiore al 50%. Non ci sono fondi in bilancio.

Nell’ottobre del 2009 in una scuola di Napoli il crollo di una controsoffittatura in polistirolo che ferì lievemente una giovane studentessa. Il Ministro Gelmini aveva promesso un piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica, mai arrivato. Nel 2008 a Rivoli (Torino) il crollo del controsoffitto di un’aula causò la morte di uno studente e venti feriti.

Per l’assessore comunale di Venafro Iannacone, che ha seguito da vicino l’opera, “è la classica buccia di banana. Un fischer mette in discussione un’opera strutturalmente valida”. Costata un milione e centomila euro. Fondo erogato nell’ambito di un piano nazionale per la sicurezza degli edifici scolastici. Per l’assessore “l’errore umano esiste in tutte le cose che si fanno”. Lo stesso ‘errore umano’ che causò il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, dove morirono 27 bambini e una maestra. “La fortuna nostra – ha aggiunto l’assessore – è che la scuola era chiusa. E’ inutile tornare indietro per vedere cosa poteva succedere. Sono cose gravissime che non dovrebbero succedere. Vogliamo capire di chi è la colpa”. Lo stesso concetto espresso dal primo cittadino di Venafro Cotugno, che attacca senza mezzi termini la ditta che ha compiuto i lavori: “è un lavoro fatto male, è un lavoro fatto male, è un lavoro fatto male. Chi ha sbagliato deve pagare”.

Abbiamo avvicinato il Presidente dell’impresa che ha effettuato i lavori (La Fortuna di Caserta), Gennaro Nocera, che riduce tutto a un problema di tassello, il famoso fischer di8cm. Ecco le sue parole: “quello che ho visto a Venafro non l’ho mai visto nella mia vita”. Cioè? “L’invidia. Nessuno voleva politicamente che questa scuola si apriva. Devo avere 400 mila euro dal Comune”. Per il costruttore il crollo della controsoffittatura non poteva causare danni alle persone (“morire no, perché il cartongesso è leggero”).

Ma ecco la tesi sul complotto: “togliendo quei pannelli, questa è la scuola più sicura d’Italia. Non avrei chiamato nessuno, in due giorni facevo i lavori e si chiudeva il discorso. Qualcuno ha fatto qualche dispetto. Qualcuno è entrato nella scuola e ha sfilato un fischer. Sinceramente penso questo. Per invidia politica. Nessuno credeva a questa scuola che si apriva. La politica è una cosa vergognosa, si vendono anche le famiglie. Come i camorristi”. Ma è importante anche un altro passaggio, relativo all’appalto: “sono arrivato secondo. La prima impresa di Napoli è stata cacciata con 90mila euro. Mi hanno chiamato e sono venuto al Comune. Dove tre persone importanti (il costruttore non ha voluto fare i nomi dei personaggi, ndr) che mi conoscevano mi hanno detto ‘questa scuola la vogliamo da te’. Ho dovuto fare questa cosa a titolo di amicizia. Tutto il ribasso lo abbiamo sfruttato per le varianti”.

Per il neo consigliere regionale Cosmo Tedeschi dell’Idv: “le inaugurazioni fatte con urgenza, prima di fare le votazioni, portano a questi risultati. Un’opera del genere che cade e che mette in pericolo i bambini non è stata fatta a regola d’arte”. Al centro di forti polemiche il sindaco: “ho la coscienza pulita. Perché gli sciacalli politici non dicono che il direttore dei lavori (l’ing. Petrone, ndr) ha delle colpe, la ditta ha delle colpe”. E sul complotto politico? “Devo essere sincero, qualcuno me lo ha detto. Non ci voglio credere, sarebbe la fine. Non ci voglio pensare. Poteva accadere qualcosa di grave. E’ una cosa gravissima. I responsabili dovranno pagare. Gli avversari politici aspettano questi momenti. Quel tipo dicontrosoffittatura ce l’hanno solo i due androni”. Uno ha ceduto. “L’altro cederà”. Ma è ancora la scuola più sicura d’Italia? “Si, ci sono le carte. Non faccio il tecnico. Ci sono tutti i certificati. Questa scuola rispetta i parametri sismici e rientra nella circolare di Bertolaso. Mai come in questo caso ci sono i responsabili che la legge individua. Gli appalti pubblici necessitano di figure professionali nominati dagli enti preposti”.

E i tre ignoti personaggi, che al Comune di Venafro, hanno pregato il costruttore di effettuare i lavori? “Se non si fanno i nomi parliamo di altro. Passiamo all’altra domanda. Le cose che non hanno nome e cognome non ne parlo proprio. Se ero presente ci mettevo il nome mio. Posso dire solo che ancora una volta si registra lo sciacallaggio politico, il sindaco è estraniato dalla legge”. La Procura di Isernia, guidata da Paolo Albano, ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità: “la Procura ha provveduto alla convalida del sequestro. Abbiamo seguito le indicazioni dei tecnici, per cui il sequestro è stato limitato alla parte della scuola che è stata interessata al crollo. Ai fini processuali ci serviva solo quella parte. Stiamo valutando la possibilità di una consulenza tecnica per stabilire le eventuali responsabilità. Al momento il procedimento è contro persone da identificare, in un fase successiva valuteremo anche chi, eventualmente, iscrivere”.

Secondo Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia eMassimiliano Stucchi, dirigente di ricerca: “quasi diecimila istituti in Italia non sono sicuri.La maggior parte di questi edifici scolastici si trova dove il pericolo sismico è basso”. Un vero e proprio paradosso. Come dire che per avere scuole sicure bisognerebbe abitare in zone a rischio sismico. San Giuliano di Puglia non ha insegnato nulla. I proclami fatti in quei giorni non sono serviti a nulla. La situazione è drammatica, mancano strutture idonee e soldi per rendere sicure le scuole pubbliche.

da lindro.it di giovedì 10 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Scuole-allo-scoperto,4357#.TuY8SLKXvq5

Giovandomenico Lepore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… con il Procuratore di Napoli LEPORE

Giovandomenico Lepore

Giovandomenico Lepore


Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

Cosa fare per riaffermare la Cultura della Legalità

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Lorenzo DIANA

(Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’ – Ass. Antiracket e Antiusura)

Enrico TEDESCO

(Segretario generale Fondazione POL.I.S.)

 Rossana VENDITTI

(Sostituto procuratore della Repubblica di Campobasso)

Vincenzo SINISCALCHI

(Avvocato, già parlamentare e componente CSM)


Armando D’ALTERIO

(Procuratore capo Dda Campobasso)

 Giovandomenico

LEPORE

(Procuratore della Repubblica di Napoli)

 

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia);  Guido GHIONNI (Pres. Tribunale Isernia)

 ISERNIA giovedì 17 novembre 2011 – ore 18.00

Aula Magna ITIS “E. Mattei”, viale dei Pentri

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.comhttp://paolodechiaraisernia.splinder.com/

il-volto-di-gomorra

IL VOLTO DI GOMORRA – Da Casal di Principe al Molise. Cosa fare per riaffermare la Legalità?

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Copertina Il volto di gomorra

Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

 IL VOLTO DI GOMORRA

Da Casal di Principe al Molise. Cosa fare per riaffermare la Legalità?

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA intervista:

 

Michele MIGNOGNA (giornalista)

Paolo ALBANO (procuratore capo Procura della Repubblica di Isernia)

Armando D’ALTERIO (procuratore capo Dda Campobasso)

 

Nicola BALDIERI

(giornalista e autore “Il volto di Gomorra”)

 

 

SALUTI: Salvatore TORRE (questore di Isernia)

ISERNIA venerdì 15 luglio  2011- ore 18.00

piazza San Pietro Celestino V (Fontana Fraterna)

 


Sciascia diceva: “I mafiosi odiano i magistrati che ricordano”. I Casalesi odiano anche gli scrittori che fanno conoscere a tutto il mondo il loro vero volto.
Franco Roberti, coordinatore della Dda di Napoli

Il volto della camorra. In questo volume che mescola sapientemente la crudezza e la realtà delle immagini a commenti pertinenti, torniamo a parlare dell’agro aversano, reso famoso, per l’appunto, dal coraggio di scrittori e magistrati che hanno mostrato il vero volto di queste zone, un tempo conosciute dal grande pubblico solo ed esclusivamente per la produzione della famigerata mozzarella di bufala campana. Casal di Principe è oggi riconosciuta come il centro delle attività criminali della camorra. […]. Il lavoro si sviluppa su 12 capitoli che si chiudono con uno sguardo di speranza grazie alle testimonianze dell’associazionismo per la riaffermazione della legalità. Con Il volto della camorra, Baldieri e Franzinelli hanno consegnato alla società un’altra dimostrazione del coraggio di coloro che credono nella giustizia.

Il volto di Gomorra di Mimmo Franzinelli e Nicola Baldieri, Mondadori Electa

 

 

Saranno presenti: le MAMME PER LA SALUTE (Venafro), ARCI Isernia e le AGENDE ROSSE di PAOLO BORSELLINO.

 

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.com - http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Intimidazioni mafiose in Molise

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Sono arrivate nel silenzio generale. In questa Regione non si è mai aperto un tavolo serio per affrontare la drammatica questione. Il pericolo delle infiltrazioni è stato sempre messo da parte. E le mafie continuano a fare i loro affari. Quelli sporchi. Che puzzano. Continuano a esserci strane presenze. Proprio qualche giorno fa a Venafro è stato prelevato e arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta Pasquale Pagano (classe 1970, da San Cipriano d’Aversa). Il “bambinone”. Un affiliato del gruppo Iovine. Clan dei casalesi. Accusato di associazione per delinquere di tipo camorristico e di concorso in detenzione illegale di armi da fuoco. Era domiciliato, con obbligo di firma, a Venafro. In provincia di Isernia. C’è stato per un mese e dodici giorni. Gli inquirenti in una perquisizione domiciliare sequestrarono un bunker ricavato nella sua abitazione. Probabilmente per nascondere il capo clan Antonio Iovine. Oggi al 41 bis. L’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia è chiaro: “Le mafie sono arrivate”. Ed è arrivata anche la camorra. Con i suoi uomini. Con i suoi mezzi. Con i suoi rifiuti che avvelenano la terra. La nostra bella terra. La famosa Isola Felice. Così dipinta dalla classe dirigente. Dalla politica. Scrive Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, a pagina 323: “Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Proprio sui rifiuti e sui traffici del basso Molise qualcuno si è sentito toccato. Gli affari non possono andare a puttane. Ed ecco arrivare le minacce. Che non sono mai mancate. Ora sono state intensificate. Qualcuno ha voluto alzare il tiro. Per meglio far comprendere. Una testa di capretto sanguinante in un sacco nero. Con un biglietto allegato. Questo gravissimo episodio è capitato a un giornalista molisano. All’amico Michele Mignogna. Il cronista che ha descritto certi movimenti. Che ha toccato certi fili. Che ha fatto il proprio dovere. Non si può più far finta di non vedere. Di non sentire. I segnali sono chiari. Anche le presenze. Come quella di Francesco Moccia. Di lui scrive la Procura della Repubblica di Larino nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il Porticciolo di Termoli: “legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. Per non parlare degli affari dietro l’eolico selvaggio regionale. Delle costruzioni, del ciclo del cemento. Del riciclaggio. Del traffico di droga. E’ giunto il momento di agire. Questi vigliacchi personaggi devono sapere che di fronte a loro hanno un esercito di persone Oneste. Di persone Perbene. Che non permettono più certi episodi. Schifosi e deplorevoli. Il Molise ha bisogno di una scossa di dignità. Da quanti anni si denunciano presenze pericolose? Quanti episodi sono stati raccontati? Quanti personaggi importanti hanno indicato la presenza delle mafie? Quante volte è stato lanciato l’allarme? Per il giornalista Alberigo Giostra: “Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione”. Secondo l’ex Procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone: “In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. In Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Le mafie ci sono e fanno affari. Esiste una “mentalità mafiosissima” che danneggia il territorio. L’unica preoccupazione è colpevolizzare chi denuncia. Chi fa il proprio dovere. Secondo Lumia: “E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità. Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il 14 giugno scorso è stata approvata all’unanimità in consiglio regionale una mozione di solidarietà al collega Mignogna. E’ un buon segnale. Ma non basta. Ora bisogna lavorare. Raddoppiare gli sforzi per tagliare i tentacoli della criminalità. Del malaffare. “Fortunatamente – secondo Paolo Albano, Procuratore della Repubblica di Isernia – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”. La politica deve dare un segnale forte. Con la cultura della Legalità. Deve cominciare a dare il buon esempio. Per troppi anni in questa Regione si è dato il cattivo esempio. Per troppi anni in Molise la classe dirigente ha dato il cattivo esempio. I cittadini devono sentirsi sicuri nell’indicare anche il più piccolo episodio. Per cominciare a dare una mano alle forze dell’ordine e ai magistrati. Per riassaporare quel “fresco profumo di libertà” auspicato dal giudice Paolo Borsellino “che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.
 
Paolo Albano, procuratore Isernia

Paolo ALBANO: “Dobbiamo porci a baluardo della Costituzione”

Paolo Albano, procuratore Isernia

Paolo Albano, Procuratore Isernia

 

Il Procuratore di Isernia Paolo Albano ricorda la strage di Caiazzo. Senza dimenticare la nuova resistenza

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni”. In questo modo il Procuratore della Repubblica di Isernia ha commentato il violento attacco che sta subendo, quotidianamente, la magistratura. Con Paolo Albano siamo partiti dalla strage nazista di Caiazzo. La sua indagine più importante. “Una strage terrificante” per Albano. I tedeschi uccisero donne e bambini. Tutti trucidati con inaudita violenza per ordine di un giovane sottotenente della Wermacht. Nel 1994 a Santa Maria Capua Vetere venne condannato all’ergastolo il boia di Caiazzo (Wolfgang Lehing-Emden). “Un ufficiale tedesco – spiega il magistrato – voleva gloriarsi di atti eroici e decise di sterminare persone inermi, inventandosi che dal casolare in cui erano rifugiate avevano inviato segnali alle truppe anglo-americane. Durante il processo cambiarono versione sostenendo che dietro quelle famiglie c’erano i partigiani e quei colpi di mitra erano diretti ai partigiani. Purtroppo non hanno scontato un giorno di ergastolo, ma hanno finito i loro giorni in libertà in Germania, perchè la Costituzione Tedesca non prevedeva estradizione e perchè in Germania il reato da loro compiuto si era prescritto”. Con la scoperta dell’armadio della vergogna, nascosto per troppi anni, i crimini commessi dai nazisti in Italia vennero alla luce. La “strage terrificante” è ricordata da un’epigrafe dettata (due anni dopo) da Benedetto Croce: “Presso Caiazzo […] alcune famiglie campagnuole rifugiate in una stessa casa furono il 13 ottobre MCMXLIII fucilate e mitragliate per ordine di un giovane ufficiale prussiano”. […]. Albano non ha dubbi: “E’ l’indagine che ha segnato la mia vita, di uomo e di magistrato”.

Come nacque questa indagine?

“Le stragi naziste, soprattutto nel sud Italia fino al Molise, erano sparite. Somparse sia dal punto di vista storico che dal punto di vista giudiziario. Delle stragi del sud non se ne parlava mai. Abbiamo sempre conosciuto le Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto. Non si parlava mai di una strage che era accaduta nel sud Italia. Quando iniziai quest’indagine non c’era nulla dal punto di vista storico e giudiziario. Un strage di 22 italiani. Donne e bambini, tranne i quattro uomini adulti. Una strage terrificante. Una bambina di tre anni che veniva messa davanti al plotone di esecuzione”.

Non era ancora stato scoperto il famoso armadio.

“L’armadio della vergogna, dove erano stati nascosti 697 fascicoli relativi alle stragi naziste in Italia, non era stato ancora scoperto. Iniziai nell’88 e ho finito nel 1992, quando ci fu l’arresto del tenente Wolfgang Lehing-Emden e poi fu individuato anche il suo complice. I due che riuscii a rinviare a giudizio. Ebbero l’ergastolo, ma non fu possibile all’epoca avere l’estradizione. Cosa superata con il mandato di arresto europeo. La sentenza di condanna all’ergastolo della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere non potè essere eseguita come arresto degli imputati, però ebbe un significato simbolico importantissimo. Dopo questa sentenza nacque il caso Priebke, nei tribunali militari cominciarono ad aprire tutte le inchieste. Si scoprì che dopo Caiazzo c’era stata la strage di Conca della Campania, le stragi in Molise. Come se si fosse aperto uno squarcio”.

Esiste, oggi, una nuova resistenza?

“Per la difesa della democrazia, per la difesa dei valori della Costituzione. Come magistratura dobbiamo essere ancora il baluardo della difesa della legge e della Costituzione, la madre di tutte le nostre leggi”.

Soprattutto in questo momento.

“Ogni giorno si parla di riforma della Costituzione. E’ vero che tutte le Costituzioni devono essere aggiornate, devono essere modificate. Ma più di un aggiornamento sembra più un attacco alla Costituzione. Indubbiamente dobbiamo, tutti insieme, porci a baluardo della Costituzione”.

Cosa ha pensato quando ha visto il manifesto apparso a Milano: “Via le Br dalle Procure”.

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni. E’ assolutamente assurdo che si arrivi a questo”.

Questo scontro quotidiano…

“Sta sempre più degradando”.

A cosa può portare?

“Siccome non sappiamo a cosa può portare dobbiamo, innanzitutto, non accettare le provocazioni. La magistratura non deve scendere sul piano più basso della polemica ma, senza retorica, deve volare alto. Dobbiamo difendere la nostra funzione e i valori della Costituzione. La magistratura deve difendersi soltanto in un modo: applicando la legge, facendola applicare”.

Il premier vi ha paragonati ad un’associazione a delinquere, a un cancro. Cosa possiamo dire ai cittadini?

“I cittadini sono molto meno sciocchi di quello che si pensa. A quelle frasi non ci crede neppure chi le dice. E’ tutta una sorta di tattica, servono per acuire l’attenzione e per arrivare allo scontro. Una sorta di referendum: pro e contro. Serve soltanto per questo”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/dobbiamo-porci-a-baluardo-della-costituzione/

Mafie in Molise: “il pericolo è concreto”

Tedesco, Sardo, De Chiara, Albano

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. […] …proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Le mafie in Molise ci sono e fanno affari. Il concetto è stato ribadito con forza a Isernia, durante l’iniziativa pubblica dal titolo “Al di là della Notte”, con la presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Isernia Paolo Albano, del magistrato (già Procuratore della Repubblica di Larino) Nicola Magrone, del segretario generale della Fondazione Polis (politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di criminalità organizzata e beni confiscati) Enrico Tedesco, del giornalista molisano Michele Mignogna (minacciato di morte, per aver fatto il proprio dovere, da squallidi e vigliacchi soggetti) e del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo. Nel capoluogo pentro si è presentata la sua nuova opera, dedicata alle vittime innocenti della criminalità. Proprio Sardo, che conosce bene il territorio molisano, ha ribadito un concetto molto semplice.Che però trova poco spazio nel dibattito regionale. “Voi pensate – ha affermato l’autore del libro “Al di là della notte” – che il clan dei Casalesi ha radici e attività solo nel posto dove è più radicato? Non è così. Loro sono capaci e sono stati capaci negli anni di mettere radici, non solo in Italia, ma in Europa. E non solo il clan dei Casalesi”. E in Molise qual è la situazione? Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia (oggi Componente della stessa), Giuseppe Lumia, in questa Regione operano da molti anni tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. In passato in questa Regione sono stati sequestrati diversi beni e attività di proprietà di esponenti della criminalità. Per non parlare dell’Eolico, l’affare del secolo. Per non parlare delle attività che ruotano intorno allo smaltimento dei rifiuti tossici. Basta sfogliare il libro Gomorra di Roberto Saviano per capire cosa è già accaduto. “Grazie all’operazione “Mosca” – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto tra Termoli e Campomarino – per smaltire abusivamente i rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Basta leggere le inchieste della magistratura. Basta ricordare l’attività dei Ragosta nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Dove negli altiforni della Fonderghisa arrivavano i carri armati dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Gli esempi sono tanti. Troppi. Ma non sono bastati per far risvegliare le coscienze. “Queste manifestazioni – ha affermato il Procuratore Paolo Albano – sono fondamentali. Il libro di Sardo è importante per non dimenticare”. Delle mafie e delle loro illecite attività bisogna parlarne. Sempre e in ogni circostanza. Questo è il semplice modo per ostacolare questi criminali. Il silenzio è la loro arma. Non basta delegare il problema alle forze dell’ordine e alla magistratura. I cittadini devono prendere coscienza del pericolo e ribellarsi. Facendo semplicemente il proprio dovere. Un concetto rimarcato con forza da tutti i presenti. E’ passato poco tempo dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Larino sul Porticciolo di Termoli. La questione è passata sotto silenzio. Non ci si interroga più su certi temi. Eppure nelle “carte” della Procura si legge un nome legato alla criminalità organizzata. In questo caso alla camorra. Il primo che compare tra gli indagati è Francesco Moccia. Ma chi è questo soggetto? “Doverosamente segnalato – si legge – dalla guardia di finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. A parte il cattivo esempio delle classi dirigenti, nessun eletto tratta questi temi. Perché? Secondo i procuratori Magrone e Albano il problema delle infiltrazioni esiste e deve essere affrontato. La magistratura molisana, ora guidata da un Procuratore con grande esperienza come Armando D’Alterio (il pm che fece luce sull’assassinio del cronista de Il Mattino Giancarlo Siani), sta dalla parte dei cittadini. Ancora non sono bastati gli articoli della giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione. Le sue denunce non hanno fatto scattare quella molla necessaria per affrontare questo problema. Questo grave pericolo. “Fortunatamente – secondo Albano – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/mafie-in-molise-%E2%80%9Cil-pericolo-e-concreto%E2%80%9D/

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