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L’Isola felice e i suoi statisti

MOLISE. Oggi qualche invidioso grida allo scandalo. Ma come si permettono questi sindacalisti-comunisti? Il piccolo Molise è un’isola felice. Un’isola Beata. Mettetevelo nella testa. E su questa isola sperduta, da trent’anni, governano veri statisti che hanno sempre pensato al bene dei molisani. Troppo facile criticare, ma voi cosa ne sapete? La classe dirigente è degna di questo nome. Qui tutto va bene, Madama la Marchesa. In Molise la sanità pubblica non serve: un ospedale e due mezzi ospedali bastano. Ci sono altre strutture, private, che avanzano pure. Oggi i molisani devono ringraziare gli statisti che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni. Una lapide ci vorrebbe. A futura memoria. “Qui giace lo statista tal dei tali. Poche differenze con i precedenti. Solo continuità e passione sfrenata per il suo territorio. Mi raccomando non cambiate, o molisani, continuate a scegliere a cazzo”.

L’Isola felice e i suoi statisti

di Paolo De Chiara

È troppo facile lamentarsi. Magari spaparacchiati sul divano, con le pantofole e con una birra ghiacciata in mano. Troppo facile tuonare critiche tra un rutto e l’altro. Chi ha giustamente votato questi sGovernatori, veri e propri statisti, ha pensato al bene di tutti i molisani. Diciamolo chiaramente: in Molise si vive bene, c’è un popolo timorato di Dio (secondo un assessore del passato, detto Vitagliano), si mangia bene e ci sono risorse che fanno invidia ai principi reali. La Sanità è perfetta, le tasse sono basse, i trasporti funzionano alla grande, i treni partono e arrivano in orario. E i giovani cervelli, con entusiasmo, restano in questa terra. Il Molise è una terra fertile, è la terra promessa per le giovani generazioni. Perché la classe dirigente è adeguata e non specula sulla vita delle persone. Gli esempi sono innumerevoli e chi dice il contrario è in perfetta malafede. Vergognatevi, brutti mascalzoni. Andate a lavorare, comunistacci, invece di rompere i cabbasisi. E senza l’appoggio dei sindacati, che sono una iattura per i vostri diritti.  

Abbiamo avuto grandi statisti: uno meglio dell’altro. I molisani non hanno la memoria corta. Loro ragionano, valutano, meditano, vagliano, soppesano e poi scelgono il meglio. Der meglioIn Molise funziona così. Mai una scelta è stata sbagliata. Tutte sono state fatte per un motivo. O per tanti motivi. Hanno vinto sempre loro e continueranno a farlo. I grandi statisti della cosa pubblica. Qui Regna chi vale, non chi bara. Lunga vita a loro. Ai Re, ai Vicerè, ai vassalli e, forse, alla plebe.    

Qualche sciacallo, approfittando della pandemia, vorrebbe cavalcare l’onda. Ma tutti dobbiamo pensare solo ed esclusivamente ai bollettini di guerra che ogni giorno i nostri cari politici ci sottopongono. Presuntuosi da quattro soldi. Questo è il tempo della commozione generale, non c’è spazio per le polemiche strumentali e distruttive. Tanto non prenderete mai il posto occupato dalle loro natiche profumate. Le vostre puzzano, non sono degne e adeguate per occupare gli scranni del potere. Puzzoni. Fatevene una ragione e fatevi un bidè. E continuate pure a criticare. Le vostre parole si perdono nell’aria, se le porta via il vento. E voi resterete, come è sempre successo, con la bocca aperta. Come inutili idioti.

Ogni questione è buona per tentare di fare polemica. Nemmeno quei poveri anziani, definiti dei pacchi postali, buttati da un luogo all’altro, sono stati estromessi. Sciacalli. Rispettate queste persone che sono la storia della nostra comunità. Gli spostamenti notturni sono stati autorizzati dai nostri bravi e belli statisti.

Ma chi ha causato questa situazione? Chi è politicamente responsabile? Le responsabilità sono soltanto politiche? O ci sono responsabilità che vanno cercate all’interno delle gabine elettorali? Che domande faziose. Dopo questi condottieri cosa volete di più? Hanno degnamente rappresentato Palazzo Muffa in questi anni. Abbiamo avuto il nostro Imperatore, il caro sindaco-presidente-onorevole-senatore (oggi consigliere regionale) Michele Iorio. Come siete ingrati. Come Caligola ha permesso l’ingresso in consiglio regionale di tanti cavalli. Anche di tanti somari. Sempre bestie sono. Rispettabilissime, lavorano molto, ma sono anche testarde. E, a volte, scalciano. 

Lunghi anni di Impero regionale all’insegna della bellezza e della meritocrazia. Solo i più bravi hanno rappresentato le degne istituzioni regionali. Solo i più bravi sono stati posizionati nel mondo della sanità pubblica. Ecco, le feroci critiche sono arrivate sempre dai peggiori, da chi chiedeva immeritatamente. E nulla ha ottenuto. Giustamente. Bisognava preservare una Regione. E l’obiettivo è stato raggiunto: le mafie non sono mai arrivate, il territorio è rimasto immacolato. La gente vive bene e le malattie particolari sono solo nella testa degli esaltati. Volevano pure il Registro dei Tumori questi sprovveduti. A cosa serve se, in Molise, non esiste alcuna forma di inquinamento? Ma si sa, l’ingratitudine è la cugina degli opportunisti. Ecco perché qualcuno ancora sparla. Buffoni!

Non sono mancati i giornalisti disinformati. Di fuori Regione ovviamente. Addirittura nel 2010 un cronista del Corriere della Sera, un certo Sergio Rizzo, scriveva: “È forse accettabile che una Regione di 320 mila abitanti investa milioni per avere sedi diplomatiche a Roma e Bruxelles? È forse accettabile che paghi un numero di dipendenti otto volte superiore, in proporzione, a quelli della Lombardia? O che i politici regionali siano retribuiti più del governatore di uno Stato americano?”. Balle stratosferiche, secondo i nostri rappresentanti. Mai smentite. Non serve. Il potere precostituito deve pensare a lavorare per il bene della massa votante. Le smentite fanno perdere tempo. L’importante è instaurare la convinzione nelle menti dei sostenitori fedeli. E nonostante gli straordinari risultati l’Imperatore è stato sostituito. Anche per colpa di una magistratura politicizzata. Sempre molto presente in questa piccola Regione, insieme a una Corte dei Conti che ha sempre contato i peli nel deretano dei salvatori della Patria.

Pure gli storici hanno le loro responsabilità. Per un certo Nicola TranfagliaLa situazione del Molise è particolarmente disastrata. Per fortuna in Italia non è dovunque così. Altrove ci sono altre Regioni in cui le condizioni non sono queste. Sia per l’opposizione che per la maggioranza. Qui, evidentemente, c’è un particolare disastro anche per quanto riguarda il maggior partito del centro-sinistra”. Era il 2010. Ma il passaggio sul centro-sinistra è storicamente accertato. In Molise non c’è mai stata una opposizione che si è opposta alle scelte grandiose. Una opposizione totalmente inutile e dannosa. 

Nel 2019 un esponente di estrema destra, per prendere il posto del Comandante minimo, arrivò a dire: “Nel Molise abbiamo una grossa emergenza della politica con la ‘p’ maiuscola, del fare politica per la gente e per i progetti che riguardano il nostro territorio e non per se stessi e per le proprie clientele di potere.  Abbiamo un’occupazione del potere in modo capillare. Vedo come gestiscono e perché hanno tutti questi voti. Siamo di fronte a un’emergenza che fa paura, che indigna”. Un vero e proprio tiro Mancini.  

Dieci anni dopo cosa è cambiato? Ma nulla deve cambiare. Il Gattopardo non si abbatte con la fionda scassata. Loro hanno giustamente cambiato le giacchette. Ma son rimasti quasi gli stessi. Faccioni rassicuranti, menti stupefacenti. La matita, nella cabina elettorale, è stata sempre usata nel modo migliore.   

I molisani non si sono mai accontentati. E si sono affidati a Frattura. Un uomo, un imprenditore, un genio della politica. Una garanzia. Anni di splendore. Ecco come si deve fare per gestire la cosa pubblica. Eliminare tutte le bandiere colorate e utilizzare tutte le risorse politiche possibili per governare in santa pace. Hanno tentato di ostacolarlo. Avrebbe voluto lasciare un ricordo della sua azione politica a Campochiaro. Ma quei cittadini indisciplinati non hanno compreso la portata epocale di quelle centrali a Biomasse. Mica come gli isernini che hanno un grandioso Auditorium, che vale quasi 60 milioni di euro. Un’opera faraonica, degna del capoluogo di provincia. Peccato che alcune proteste non hanno permesso di completarlo ancora. Ma le opere incompiute sono le più belle. Profumano di passione.

Oggi il Molise sta continuando la sua stagione esaltante. Un certo Toma, conosciutissimo nell’ambiente politico mondiale, che tomo tomo e cacchio cacchio, con il vessillo della Regione tra le mani, sta conducendo la sua battaglia. Per i molisani, ovviamente. Se ne infischia delle critiche dei soliti noti. Frustrati e schierati. Lui è umano. Piange, si commuove durante i collegamenti istituzionali. E chi lo attacca affermando che è “politicamente inutile” deve solo Vergognarsi. Lui, il Toma, va avanti per la sua strada. Ignora anche le parole dei suoi alleati. Ma come si permette un consigliere di maggioranza a definire il presidentissimo “inadeguato politicamente”? Si dimetta questo scarabeo.

“In una Regione di 320 mila abitanti – disse una volta un magistrato della DDA – si aspetta il proprio turno. Oggi tocca a me, domani potrebbe toccare a te”. Ecco, continuate ad aspettate il vostro turno. Con la matita in mano. 

da WordNews.it

“La gente del Molise merita di meglio”

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“Mi chiamo N. C. sono di Guglionesi e da anni sono emigrato a Milano per lavoro non più con la valigia di cartone ma con una Laurea.
Ho appena finito di leggere “Il Veleno Del Molise”, lettura illuminante, la ringrazio, in fondo nella Regione che non c’è, non c’è lavoro, non ci sono investimenti, non ci sono piani di sviluppo, non c’è futuro c’è il marcio.
Io credo che la gente del Molise merita di meglio dei politici ignoranti, figli di politici ignoranti che dicevano alla gente “non ti preoccupà, ci pensiamo noi” ed hanno veleggiato sul vento dell’ignoranza della povera gente, che si doveva spaccare la schiena per vivere una volta e adesso è troppo legata a quel posticino statale o a quel poco di benessere che si è creato per ribellarsi. 
Le chiedo come mai se si spara ad un persona è omicidio e se si fanno ammalare e morire centinaia di persone è solo la vita?
Comunque Grazie”. 

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO. I PESI della Democrazia

 

L’INTERVENTO di Enzo CIMINO (Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti) e la REPLICA di Enrico FIERRO (inviato de Il Fatto Quotidiano e autore della Prefazione del libro su Lea Garofalo)

-Interventi Integrali –

N.B.: Il consigliere regionale, in carica dal 2001, è Vincenzo NIRO (Udeur), inserito nel listino del centro-sinistra (candidato Presidente FRATTURA) per le prossime elezioni regionali (febbraio 2013).

ISERNIA. Venerdì 8 febbraio 2013, ore 17.30
Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

CORRUZIONE E BUROCRAZIA: I DUE MALI DELL’ITALIA.

A Torino la grande manifestazione dei cittadini e degli imprenditori italiani

CORRUZIONE E BUROCRAZIA: I DUE MALI DELL’ITALIA

Le tangenti danneggiano economicamente l’intero Paese. Ma la politica non riesce ad approvare una dura legge per contrastare il fenomeno
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ ora di dire basta”. Questo è l’urlo che proviene da Torino, dalla manifestazione nazionale organizzata da ICR (Imprese che resistono), dove si è registrata la presenza di imprenditori, dipendenti e cittadini. “Siamo stufi di un’Italia che non cresce, nessun aiuto alle medie e piccole imprese e una pressione fiscale del 68%, ci stanno uccidendo. Non ce la facciamo più. Basta con le ingiustizie di Equitalia”. 

Tutti uniti per resistere alla crisi, alla pressione fiscale eccessiva, alla inutile e dannosa burocrazia e alla politica fallimentare di questi ultimi anni. L’eccessiva burocrazia, che in molti casi spalanca la strada alla corruzione, sta mettendo seriamente in difficoltà gli imprenditori italiani. Che non sentono l’appoggio del Governo, quello dei tecnici. Anzi, si sentono soli, accerchiati da un Paese pieno di corrotti e corruttori. Si sentono abbandonati.Continuano ad ascoltare slogan vuoti, di una politica inesistente. Che rincorre il consenso, ma che non pensa alle problematiche di chi, quotidianamente, lotta per la sopravvivenza.

I dati sulla corruzione sono drammatici. Oltre ai tanti politici e manager indagati, imputati e colti con le mani nella marmellata, la corruzione danneggia economicamente l’intero Paese.Anche e soprattutto per gli investimenti stranieri. È lo stesso capo del Governo Monti a illustrare il suo pensiero su questo tema: “Ho chiesto all’emiro del Qatar quale fattore in passato avesse scoraggiato più di tutti gli investimenti in Italia e la risposta è stata: in primo luogo la corruzione”.

Era l’aprile scorso. Oggi la situazione sembra essere peggiorata. “Il diffondersi delle pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall’estero, determina quindi, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese. È per queste ragioni che la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo”ha scritto lo stesso Monti nell’introduzione al Rapporto sulla corruzione presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino. Parole, per ora, rimaste solo sulla carta. La corruzione costa all’Italia, secondo il libro bianco preparato dal Governo, 60 miliardi di euro all’anno. Una cifra spaventosa. 

Ma la cifra potrebbe arrivare a circa 100 miliardi, data la diffusa pratica di gonfiare i costi delle grandi opere pubbliche anche del 40%, l’azione della burocrazia che rallenta tutto e la riluttanza delle vittime a denunciare gli atti di corruzione. La grande burocrazia esistente è il miglior terreno per tangenti e azioni illegali”. Ecco perché la corruzione e l’asfissiante burocrazia vanno sottobraccio. Secondo l’organizzazione Transparency International, solo la Bulgaria, la Grecia e la Romania sono davanti all’Italia. 

Se poi si aggiunge che l’Italia non è in grado, per la presenza in Parlamento di politici condannati, imputati e indagati, di dotarsi di una legge seria sulla corruzione, il quadro, soprattutto per chi vuole continuare a fare impresa in questo Paese, è drammatico. È molto interessante l’analisi tracciata dal professore universitario Franco Amisano, dell’Università del Piemonte Orientale. Per lo studioso il problema della corruzione ha caratterizzato la società a vari livelli in tutti i paesi ed in ogni periodo storico. “La corruzione si verifica qualora le persone preposte a determinati incarichi si avvalgono della propria posizione per procurarsi vantaggi di natura personale, non necessariamente consistenti in compensi monetari”.

La fotografia di quello che sta accadendo in questi ultimi anni in Italia. Ma quali sono le possibili forme di corruzione? “Quella amministrativa è di particolare interesse. L’attività amministrativa consiste in larga parte nel compimento di atti compiuti a vantaggio di singoli o di collettività, anche quando non si tratta di un’allocazione di beni e servizi in senso materiale. I funzionari pubblici preposti a tali compiti si trovano perciò in una posizione di potere nei confronti degli aspiranti beneficiari”.

Secondo il dossier presentato da Libera contro le Mafie, Legambiente e Avviso Pubblico dal titolo “Corruzione, la tassa occulta che impoverisce ed inquina il Paese” sono state chieste tangenti al 12 per cento degli italiani. Una vera e propria zavorra per l’economia, che non si riesce ad eliminare. Un fenomeno drammatico che avvantaggia l’ecomafia e la massiccia presenza delle organizzazioni criminali, sparse e operative sull’intero territorio nazionale.Che va ad aumentare quella pericolosa zona grigia, composta da politici, amministratori e dirigenti corrotti e collusi con il sistema criminale.

Sono chiare le parole di Riccardo Rastrelli, il titolare della ditta Sert srl di Leinì, che esprime la sua opinione sulla sua esperienza, denunciando la presenza della ‘ndrangheta nel suo Comune. “Non mi stupisce – scrive su un blog – che anche a Caselle vi siano le stesse infiltrazioni mafiose presenti a Leinì, e ho la piena convinzione che siano anche ad altissimo livello politico locale, e non è un caso che stia lottando caparbiamente da due anni contro leistituzioni deviate presenti sul nostro territorio, per difendere i miei diritti, volontariamente calpestati da questi fenomeni da circo”.

Rastrelli non ha paura di illustrare la sua opinione su questi temi“Le infiltrazioni mafiose sono presenti a tutti i livelli dei partiti politici, indipendentemente dallo schieramento, non esiste più destra o sinistra, ma solo la visione miope di fare business in fretta ed a qualunque costo, non vi è il minimo rispetto del territorio, e nemmeno dei diritti dei cittadini, ed i dannicagionati da questi lanzichenecchi tra poco la collettività dovrà pagarli con gli interessi. Secondo me siamo ancora in tempo a recuperare la situazione, ma occorre agire subito, e da cosa ho potuto vedere nel mio comune di Leinì, pur sapendo da anni, quasi tutti i cittadini che dietro il sindaco c’era qualcosa di strano, (ovviamente nessuno immaginava questi intrecci con la ‘ndrangheta) non vi è stata un’indignazione popolare per far dimettere la giunta, ed a mio avviso l’indifferenza e la non indignazione sono i limiti principali per riuscire a cambiare gli eventi”.

Il Paese è pieno di uomini e donne come Rastrelli, di cittadini coraggiosi che si oppongono al malaffare. Da Torino è partito il primo forte appello. Non è più possibile andare avanti, per i cittadini e per gli imprenditori, in queste condizioni. In un articolo sulla corruzione in Grecia il ’Deutsche Wirtschafts Nachrichten’ ha affermato che la corruzione “persiste se non è rimossa la struttura burocratica”. In Italia, sino ad oggi, non si è riusciti a rendere meno feroce la burocrazia e nemmeno si è stati in grado di approvare leggi severe contro questo fenomeno. In questo momento di forte crisi, creata dalla finanza, chi è che paga i danni?  I cittadini onesti e gli imprenditori. Quelli che ci credono e fanno al meglio il loro mestiere. 

da L’INDRO.IT di mercoledì 24 Ottobre 2012, ore 19:30

https://paolodechiara.wordpress.com/wp-admin/post-new.php?post_type=post

LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Intervista a Gaetano Azzariti, docente di Diritto Costituzionale

LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno lo ha ancora fatto. In Senato 39 proposte, tra le quali quella di Grillo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno è interessato a farlo. I proclami sulla legge elettorale continuano. Tutti sono intervenuti su questo tema. La politica sembra in fermento, disponibile a eliminare questo scempio per la democrazia. L’ultima, quella che è oggi vigente, è definita una ‘porcata’. Il termine è stato coniato dal suo creatore. Dopo il leghistaCalderoli tutti hanno aggiunto qualcosa, ma moltissimi si trovano bene con le attuali norme.

Il sistema di potere è concentrato in poche mani e in pochissime menti. La decisione spetta ai segretari di partito. Sono loro che scelgono i rappresentanti, che non rappresentano più i cittadini. “Mi auguro che si arrivi ad una intesa o comunque ad un confronto conclusivo in sede parlamentare. Ho ritenuto che fosse ormai il momento di portare alla luce del sole l’esito dei tentativi di intesa che ci sono stati”, queste le parole del Capo dello Stato,NapolitanoMa quanti anni sono passati dalla legge porcata? Era il 2006. Dopo sei anni a nessuno va bene, ma tutti se la tengono. 

“I partiti hanno oggi solo due obiettivi. Il primo sono le alleanze. Il secondo obiettivo è una nuova legge elettorale per fottere il Movimento 5 Stelle”, ha scritto Beppe Grillo sufacebook. In commissione Affari Costituzionali del Senato ci sono diverse proposte,trentanove, e tra tutte spicca quella del comico genovese. Di iniziativa popolare, che prevede l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva e la sospensione di parlamentari condannati in via non definitiva. Con un tetto di due mandati e l’introduzione di una preferenza. “Non cambiare la legge elettorale è un suicidio per le forze politiche”, ha affermato il professore Gaetano Azzariti. Con il docente di diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma siamo partiti dalla legge ‘porcata’ del 2006. “Noi abbiamo la peggiore delle possibili leggi elettorali. Non è una valutazione soggettiva, la stessa Corte Costituzionale ha indirettamente esplicitato che ci sono gravi dubbi di costituzionalità sulla legge stessa. E’ chiaro che è una legge che si deve cambiare al più presto. Il paradosso è che tutti lo riconoscono ma nessuno lo fa e comunque non si riesce a fare una riforma della legge elettorale”.

Perché ci troviamo in questa situazione?

La materia elettorale, dal punto di vista strettamente politico, incide direttamente sugli interessi dei partiti politici. E’ sempre valutata dai soggetti che devono cambiare legge elettorale in chiave di interesse. Individuale, per singolo partito. E’ ovvio che non è un buon viatico, un buon principio per una riforma così importante che è quella elettorale, che dovrebbe seguire non gli interessi ma i principi generali della democrazia.

Qual è la legge elettorale migliore per l’Italia?

La legge più semplice possibile, che rispecchi nel modo migliore i criteri della rappresentanza.

Quali sono questi principi che rispecchiano la rappresentanza?

Ci sono due grandi famiglie di leggi elettorali: quella maggioritaria e quella proporzionale. Come è noto, in Italia, non si è mai scelto tra questi due principi. Si può scegliere, ovviamente, come è già avvenuto dal 1993 in poi, un mix tra proporzionale e maggioritario. Quello che normalmente è seguito non è un principio, ma la creazione di una legge arlecchino. Un pezzetto che faccia comodo ad ogni partito e che faccia uscire alla fine una legge mostruosa, una legge mostro che accontenti tutti.

C’è anche la proposta di legge, di iniziativa popolare, di Beppe Grillo. Per un Parlamento pulito.

E’ essenziale fare la legge elettorale, all’interno della quale devono, ma lo sono anche attualmente, essere previste le cosiddette incompatibilità e ineleggibilità. La storia del nostro Paese ha dimostrato come bisogna essere più rigorosi nel far valere le incompatibilità e le ineleggibilità. In via di principio ritengo che sia opportuno che chi, fatto santo il principio di non colpevolezza, è stato condannato anche in primo grado, è plausibile che non possa essere candidato. Almeno questo. Anche il rinvio a giudizio, per alcuni reati, deve far sospendere il diritto di elettorato passivo.

Lei cosa pensa del tetto di due mandati?

Lo vedo in termini favorevoli. Anche qui, non in assoluto, abbiamo il problema della classe politica. C’è una retorica a favore dei giovani che non è che valga di per sé, perché non è un problema anagrafico. Ci sono ottime persone di una certa età non utilizzate nella politica e pessimi giovani che è meglio che la politica non la frequentino mai. E’ inutile fare esempi concreti, basta leggere i giornali. Il vincolo dei due mandati è interessante per avere un ricambio, non tanto generazionale, quanto proprio di classe politica. Un politico di professione non necessariamente deve fare per tutta la vita il parlamentare. Un segretario di partito, dopo aver svolto due mandati, non si capisce perché non possa continuare, per esempio, a fare il segretario di partito.

Si riuscirà a fare, entro il 2013, questa benedetta riforma del sistema elettorale?

Se ciò non dovesse essere, se questo Parlamento non dovesse riuscire a cambiare la legge elettorale, questo rappresenterebbe un suicidio per le forze politiche attualmente presenti in Parlamento. Questo auspico fortissimamente e auguro agli stessi partiti che attualmente siedono in Parlamento di avere le forza di cambiarla questa legge elettorale. Non cambiarla fa male all’Italia, alla rappresentanza, ma fa anche male a loro stessi. Si convincessero che se non vogliono suicidarsi è opportuno che un accordo, che una legge elettorale migliore dell’attuale la trovino, la realizzino e l’approvino.

da L’INDRO.IT di martedì 17 Luglio 2012, ore 19:30

http://lindro.it/Legge-elettorale-lavori-in-corso,9586#.UAkwiGGdDPo

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Intervista ad Alberto Di Majo, autore del libro ‘Grillo for President’

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Inizialmente sottovalutato (“Sul ’boom’ Napolitano ha preso una svista”), oggi fa paura ai “partiti che faranno una legge elettorale che li penalizzerà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Non siamo un partito, non siamo una casta: siamo cittadini punto e basta”. Questo è il motto dei grillini, dei simpatizzanti del Movimento di Beppe Grillo. Che stanno cominciando a fare sul serio. Che si stanno imponendo, soprattutto, per la mediocrità dimostrata dai politici italiani. Dal sistema dei partiti, ormai, alla deriva. Gli italiani stanno cominciando a dare fiducia a questi giovani, che hanno voglia di cambiare la politica italiana. Di innovarla. Oggi rappresentano la novità e l’alternativa alle vecchie classi dirigenti. I sondaggi sono dalla loro parte e i numeri sono destinati a crescere. Ma dove potranno arrivare? Molti sostengono che la scalata non dipende solo da loro, ma dalla cecità di chi, negli ultimi venti anni, non ha pensato al bene del Paese. Ma esclusivamente a quello personale. La seconda Repubblica non ha portato nessuna novità. Da Tangentopoli non è cambiato nulla. I partiti hanno continuato la loro opera di autodistruzione. 

Pochi hanno compreso in pieno la forza di questo Movimento. La rete ha preso il sopravvento e l’avanzata di Grillo è stata inesorabile. Il suo blog, in pochi anni, è entrato nelle classifiche mondiali. Poi il Meetup, la piattaforma che ha permesso ai cittadini di utilizzare al meglio la rete, per fare rete. Era il 2005. Dopo pochi anni il primo V-Day (per un parlamento pulito) e il secondo V-Day (per un’informazione libera). Ma niente. La politica non si è accorta del nuovo fenomeno. Gli organi di informazione hanno snobbato il fiume di persone riversate nelle piazze italiane. Loro hanno continuato la loro opera. Poi sono arrivate le elezioni comunali sponsorizzate da Grillo. Nel 2009 è nato il Movimento 5 Stelle.Oggi si è arrivati al ‘boom’ di consensi che il presidente della Repubblica Napolitano ha cercato di bollare come demagogia. Una demagogia che ha portato all’elezione di consiglieri regionali e poi dei sindaci.

Ora la classe dirigente teme il Movimento 5 Stelle, ma non ha gli strumenti per contrastare l’ascesa. La gente non sopporta più la politica e i tanti soldi pubblici (utilizzati per scopi privati) che gravitano intorno al sistema dei partiti. Gli eletti del Movimento si sono tagliati lo stipendio dell’80% e rifiutano i rimborsi elettorali. E’ populismo? Come definire allora i partiti politici che non sanno rinunciare nemmeno al rimborso elettorale (una vera e propria truffa ai danni degli italiani)? Il Movimento oggi è una realtà. Può ‘scassare’ ancora di più e disintegrare questo vecchio sistema politico. Ma che cos’è, da dove viene e cosa vuole veramente il Movimento 5 Stelle? Lo abbiamo chiesto all’autore del libro ‘Grillo forPresident’, Alberto Di Majo, giornalista de ’Il Tempo’. “Il Movimento 5 Stelle, in modo sbagliato, viene ritenuto come un movimento di protesta. Come un movimento che vorrebbe cacciare questa classe politica, che vorrebbe tagliare i privilegi, che vorrebbe tagliare i rimborsi elettorali e tutte le altre cose che hanno i nostri parlamentari. Il Movimento 5 Stelle è questo, ma è anche tanto altro”.

Facciamo degli esempi.

Il Movimento 5 Stelle è quello dei rifiuti zero, delle strategie contro l’inquinamento. Tutti i progetti di salvaguardia dei centri storici. E’ anche quello che si oppone alle grandi opere. E’ soprattutto un non partito, che vorrebbe impostare il rapporto tra politica e cittadini a una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte. Per questo sono per referendum senza quorum, usano il web. Loro dicono: “ognuno vale uno“, che è la regola del web. Sul webognuno vale uno. Loro puntano molto sul web e sulla costruzione di strumenti di democrazia diretta per andare in controtendenza rispetto a quello che fanno i politici. Che ricevono, che prendono una delega in bianco. E fanno quello che vogliono, anche contro le decisioni dei cittadini. Basta vedere che fine fanno i referendum votati dai cittadini.

A chi fa più paura questo Movimento?

Fa paura a tutti i politici tradizionali, a tutti i partiti tradizionali. A tutti quelli che in questi venti anni non hanno saputo autoriformarsi, non hanno saputo avere un rapporto sano con la società civile. Fanno paura ai partiti, che dopo il fallimento del governo Berlusconi, dovranno presentarsi alle elezioni politiche per chiedere il voto senza aver avuto risultati. Ho la netta impressione che il Movimento 5 Stelle, che adesso i sondaggi danno intorno al 20%, è destinato a crescere. Anche con la vicenda delle nomine Rai, i partiti, ancora una volta dimostrano di non aver capito che bisogna cambiare registro.

Come è possibile interpretare l’affermazione di Napolitano dopo le amministrative: “non ho sentito il boom“?

E’ stata una svista del Presidente. Secondo me ha avuto un ruolo fondamentale, ma quel commento sul risultato alle elezioni amministrative è stato infelice. Il Movimento ha conquistato quattro città, tra cui Parma, ha avuto percentuali molto alte in tantissime città. Almeno del centro nord. Minimizzare il risultato perché Napolitano ritiene che Grillo incarni l’antipolitica e sia un demagogo, lo ha detto e ripetuto, è stata una svista. In questo caso ha ragione Grillo quando si è arrabbiato e ha detto: “il Presidente della Repubblica non può offendere tutte le persone che ci hanno votato“. Quella frase è sembrata fuori luogo.

Nel resto d’Europa, soprattutto in Francia e in Grecia, è aumentato il consenso dei movimenti di estrema destra. In Italia, Grillo e il suo Movimento che vuoto stanno riempiendo?

Il vuoto lasciato dai partiti che non riescono più a parlare ai cittadini e a rappresentare i cittadini.

Senza questo Movimento chi avrebbe riempito questo vuoto?

Probabilmente le stesse forze xenofobe e estremiste che stanno vincendo in Europa. Il Movimento ha evitato l’avanzare di forze nazionaliste o, comunque, di forze politiche poco equilibrate. Mi sembra evidente.

E le polemiche che girano intorno a Casaleggio?

Casaleggio è un esperto di web, di marketing, è il co-fondatore del Movimento. E’ un uomo che sta dietro le quinte, che non ama le interviste. Un uomo che si occupa di strategie di comunicazione. E’ visto da alcuni come il ’deus ex machina’ del Movimento. Quello che regge i fili anche di Grillo. In realtà credo che Grillo e Casaleggio abbiano inventato un altro modo di fare politica e credo che siano leggende metropolitane quelle che vogliono che Casaleggiosia un massone, piuttosto che sia il vero padrone del Movimento. Qualche disputa sulla democrazia interna al Movimento c’è stata, ci sono state alcune espulsioni. Qualche atto poco democratico c’è stato, però sfido a guardare cosa succede nei partiti: nel Pd, nel Pdl, nella Lega.

Dove può arrivare il Movimento di Grillo?

Sembrava impossibile che potesse conquistare il Comune di Parma. E poi invece è successo. Ha vinto a Parma, ha vinto a Sarego, ha vinto a Comacchio e ha vinto a Mira. Credo che possa arrivare in alto. Bisogna anche vedere con che legge elettorale si voterà e credo che su questo i partiti saranno molto attenti. Credo che faranno una legge elettorale che alla finepenalizzerà il Movimento 5 Stelle.

Grillo continuerà a fare il comico o lo vedremo impegnato direttamente in politica, nelle Istituzioni?

Non credo che Grillo si candiderà. Lui l’ha sempre escluso e, tra l’altro, Grillo è pregiudicato. Non può candidarsi secondo le regole del suo Movimento. Lui è pregiudicato per una storia degli anni ’80, per un incidente stradale. Ma comunque non ha alcuna intenzione di candidarsi. Penso che rimarrà a fare il megafono del Movimento 5 Stelle.

da L’INDRO.IT di giovedì 5 Luglio 2012, ore 19:29

http://www.lindro.it/Dove-arrivera-il-Movimento-5,9394#.T_XxLYdG2io.facebook

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