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UNO MATTINA CAFFE’. L’intervista sui Veleni del Molise

IL VELENO DEL MOLISE a Uno Mattina Caffè

IL VELENO DEL MOLISE a Uno Mattina Caffè

 

UNO MATTINA CAFFÈ, Saxa Rubra, Roma 
RAIUNO
3 febbraio 2014


IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Editore, gennaio 2014)

L’INTERVENTO:

 

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(VIDEO) – IL VELENO DEL MOLISE… a UnoMattina Caffè, RaiUno

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“IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” (Falco Editore, 2014, Cosenza)

a UNOMATTINA

Roma SaxaRubra, 13 febbraio 2014

  • dal minuto 9…
“…una pagina di giornalismo d’inchiesta con Paolo De Chiara e il suo libro “Il veleno del Molise”, una denuncia sulle infiltrazioni delle ecomafie a Venafro e nel Molise”.
LA TRASMISSIONE DEL 3 febbraio 2014:

RAI

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Presentazione ‘IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta a ISERNIA

18 gennaio 2013 – ISERNIA, ore 17.30
Presentazione del libro

‘IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

INTERVENTI: Armando D’ALTERIO (Procuratore Capo DDA Campobasso);
Michele FALCO (Falco Editore);
Enrico FIERRO (Giornalista de il Fatto Quotidiano);
Nicola MAGRONE (già Procuratore della Repubblica di Larino);
On. Angela NAPOLI (Componente Commissione Parlamentare Antimafia).

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia); Vincenzo CIMINO (Cons. nazionale Ordine dei Giornalisti); Michele PETRAROIA (vice presidente Commissione Lavoro Regione Molise); Don Paolo SCARABEO (Prete-Giornalista).

Sarà presente l’Autore

MODERA: Giovanni MANCINONE (giornalista RAI, vice presidente AssoStampaMolise).

Aula Magna, ITIS ‘E. Mattei’, viale dei Pentri (già S.S.17)

Manifesto Iniziativa IL CORAGGIO DI DIRE NO, Paolo De Chiara, 18 gennaio 2013, Isernia

A rischio il diritto di critica?

Sentenza Fiat-Rai-Formigli

A rischio il diritto di critica?

Per Martinello: “esiste un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre“. In questo modo, sul ’Corriere della Sera’, la giornalista e conduttrice di ’Report’, Milena Gabanelli, ha commentato la sentenza che ha condannato Corrado Formigli (ex collaboratore di ’Annozero’, oggi conduttore di ’Piazza Pulita’ su La7) e la Rai a un risarcimento di sette milioni di euro per un servizio poco gradito. “Adesso sappiamo – ha aggiunto la Gabanelli – che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare“.

Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su ’Annozero’ (il programma cancellato dalla dirigenza Rai) metteva a confronto tre autovetture (una Citroen DS3 THP, una Mini Cooper S e un’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio) e dal confronto l’auto italiana ne usciva sconfitta. Secondo Alfa Romeo e il giudice di Torino, i “risultati del test erano stati solo parzialmente illustrati”. Per le affermazioni “fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della societàla Fiat aveva chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro. Cifra spropositata e intimidatoria. Una vera e propria punizione per lesa maestà. Scrive il giornalista Formigli sul suo profilo facebook: “Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana: “Se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”.

Dove finirà la libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere? E come si comporteranno gli editori dopo questa sentenza? Qualche esempio? Le dichiarazioni del patron di Mediapason (la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono ’Servizio Pubblico’) sull’intervento di questa sera di Adriano Celentano: “Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda”. E riferendosi alla vicenda Fiat-Rai-Formigli, aggiunge: “Non possiamo rischiare risarcimenti milionari. La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. Non si sa nulla dell’intervento di Celentano. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fideiussione, altrimenti manderemo in onda Servizio Pubblico e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.

Ecco gli effetti della sentenza di Torino: il bavaglio all’informazione. Per la Federazione Nazionale della Stampa: “E’ meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza con la quale la Rai e Corrado Formigli sono stati condannati, per un servizio trasmesso da ’Annozero’ nel dicembre 2010, a risarcire la Fiat versandole ben 5 milioni di euro (più i 2 che la Rai dovrà spendere per la pubblicazione della sentenza sui giornali). Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.

Abbiamo sentito Paolo Martinello, il presidente di ’Altroconsumo, l’associazione dei consumatori: “è una sentenza molto severa. Ricordo il servizio da cui è nata questa vicenda, perché anche noi facciamo test comparativi e quando li fa qualcun altro e suscitano polemiche siamo molto attenti. Sappiamo cosa vuol dire fare test comparativi e conosciamo le reazioni che i produttori hanno. Abbiamo avuto anche noi diverse cause. La cosa che stupisce è l’entità del risarcimento, la cosa più sorprendente di questa sentenza”.

In Italia esiste la cultura dei test comparativi?

In molti produttori ancora non c’è. Le grandi aziende non sono abituate a uscirne male. Al di là della metodologia, a prescindere da come è stato fatto il test, molto spesso le grandi aziende, che hanno un’immagine più forte da tutelare, attaccano alla cieca. Comunque bisogna far causa per reagire a una figuraccia all’esito del test comparativo. Poi magari la causa viene persa o magari abbandonata, a noi è capitato spesso. Se viene fuori una notizia che critica il prodotto o un’azienda si fa causa e poi si vedrà. Questo denota un po’ un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese.

Dietro a un risarcimento così esagerato è possibile vedere una forma di intimidazione?

Si. La giurisprudenza che in questi anni si è formata sui test comparativi è molto coerente con i principi che esistono in materia di attività giornalistica, perché siamo nell’ambito del diritto di critica. Il test comparativo è comunque una notizia e i giornalisti esprimono un’opinione.

Ritorniamo al caso Fiat-Rai-Formigli.

Il caso non lo conosco dal punto di vista tecnico, però è chiaro che se la prova fosse stata tecnicamente e scientificamente valida e quello che è stato censurato è il giudizio dato la cosa è preoccupante. Vuol dire che c’è un problema di censura, di intimidazione. Ma per giustificare un’entità di questa natura ci vuole anche una negligenza estremamente grave. Anche un errore grave mi pare che non possa giustificare un danno di questa entità. Pagare un danno di quel tipo porterebbe a grossi rischi di sopravvivenza. Finora con Fiat le cause le abbiamo sempre vinte, non sui test comparativi ma quando abbiamo parlato della sicurezza dei prodotti o sulle clausole contrattuali. Cose che mettevano fortemente in discussione l’immagine di Fiat.

Dopo la sentenza di Torino continuerete a fare questi test comparativi?

Ci mancherebbe, non c’è dubbio. Noi siamo stati addestrati alla scuola nord europea e non ci siamo inventati né la metodologia né la tecnica che si usa per farli. Siamo inseriti in una rete di organizzazioni europee. Però nessuno può permettersi che ci sia una magistratura, ammesso che questo sia il caso, più attenta all’immagine dei produttori, piuttosto che al diritto dei consumatori di essere informati e tutelati. Se il primo diritto prevalesse sul secondo sarebbe una cosa preoccupante per tutti.

da L’Indro.it di giovedì 23 Febbraio 2012, ore 19:49

http://lindro.it/NEMMENO-UN-ERRORE-GRAVE-PUO,6731#.T0yxaXnwlB0

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

In corso una causa civile della Regione contro la Rai

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

Una legge regionale finanzia soltanto alcuni editori. Ma i giornalisti stanno a guardare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Per troppi la classe dirigente di questa Regione non ha fatto il proprio dovere”. Queste le parole pronunciate nel 2009 a Campobasso dall’ex Presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia (oggi componente dell’Antimafia), riferendosi alle infiltrazioni malavitose in Molise e agli affari delle tre organizzazioni criminali (‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) presenti nella seconda Regione più piccola d’Italia. Il concetto può essere facilmente esteso anche all’informazione regionale. Per troppi anni in Molise si è preferito sostituire i fatti con le opinioni. Soprattutto quelle dei politici. Che riempiono quotidianamente quasi tutti gli organi di informazione. Legati, per diverse ragioni, alla politica. Nell’informazione molisana si registra un cortocircuito tra controllore e controllato. In questa Regione, oltre ai bavagli, agli auto-bavagli, alle censure e alle diffide, esistono troppi cani da compagnia o da riporto. In Molise gli scendiletto amano coltivare le amicizie con i politici. Invece di controllare. Di fare i cani da guardia del potere. Furio Colombo, tempo fa, scrisse sulle colonne de ’Il Fatto Quotidiano’: “Dobbiamo prendere atto dei fatti”. A Cassino si sta svolgendo una causa civile, intentata dalla Regione Molise, contro il servizio pubblico locale (Rai Molise). Scriveva lo scorso 14 dicembre il segretario nazionale della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), Franco Siddi: “oggi a Cassino c’è stata un’altra tappa di una causa assurda e temeraria”. Ma perché la Regione Molise ha chiesto 3 milioni di euro di risarcimento per presunti danni subiti in seguito alla pubblicazione di notizie ritenute diffamatorie? Perché ha ritenuto opportuno diffidare la Rai e altri organi di informazione, attraverso un avvocato (Francesco Fimmanò) pagato con i soldi pubblici, per evitare l’inserimento nella rassegna stampa di un quotidiano fallito? “Siamo a tre anni dall’apertura di questo procedimento – ha aggiunto Siddi – senza che l’ente regionale abbia potuto cavarne un ragno dal buco, e difficilmente potrebbe essere così perché si fonda su presupposti inesistenti. I colleghi hanno esercitato il diritto di cronaca, limitandosi a leggere i titoli dei quotidiani. Hanno rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati”. Ecco cosa si può leggere nella diffida firmata da Fimmanò: “si diffidano le altre testate dal propagare, come sinora fatto, mediante la rassegna mattutina dei quotidiani o la riproduzione in siti di informazione via internet (e nei relativi archivi storici), le diffamazioni della Regione Molise, della sua Giunta Regionale e del suo Presidente (eletto per la terza volta, ndr) e dei suoi Assessori, pubblicate dal quotidiano Nuovo Molise”.Il Presidente dell’Associazione Stampa del Molise (ASM), Giuseppe Di Pietro, ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti. Mentre mancano le risorse per assicurare sanità, trasporti, servizi essenziali – ha affermato – si spendono decine di migliaia di euro per una causa che peserà sulle tasche delle famiglie e contribuirà ad intasare la giustizia. Una domanda che porremo anche al consiglio regionale, appena eletto, e alla nuova giunta”. Alla domanda nessuno ancora ha risposto.In Molise, intorno a questa assurda vicenda si è registrato un assordante silenzio. E i giornalisti? Pochi contestano il modus operandi della politica. Troppi interessi legano molti iscritti all’Ordine con chi dovrebbe gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica. Giuseppe D’Avanzo, giornalista di ’Repubblica’, amava dire: “Chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha, vuol dire che qualcosa non va…”. E in questa piccola, ma sfortunata Regione, sono molte le cose che non vanno. Lo spot dell’’Isola Felice’ e del ’Modello Molise’ serve soltanto per continuare a mettere sotto il tappeto le tante questioni irrisolte. Si chiudono, da un giorno all’altro, trasmissioni di approfondimento? Pochi s’indignano. E l’Ordine dei Giornalisti? Sembra non esistere in Molise. Perché i giornalisti per lavorare devono raccogliere la pubblicità? Il dovere di ogni giornalista, con la schiena dritta, è raccontare quello che vede, che sente e che accade. E come si fa a raccontare i fatti se quasi tutto è controllato da chi finanzia quotidiani e televisioni private? Compresa la politica, che sottobanco (senza una legge regionale sull’editoria), elargisce somme di denaro per l’informazione.In Molise il problema della libera stampa, al contrario di come afferma qualcuno, non dipende da una legge regionale o da un centro-sinistra che non si è mai fatto un organo di informazione tutto suo. Dipende dalla libertà di ciascun operatore del settore. In questo mestiere non si possono accettare compromessi, di alcun tipo. Per la propria dignità e per il rispetto che si deve al lettore o al telespettatore. Che restano gli unici padroni. Come si può controllare la politica e, quindi, anche il centro-sinistra se un organo di informazione è editato da una parte politica? Sin dove arriva il controllo degli editori? Per molti deve esserci l’equilibrio (un’altra parola magica) tra la proprietà e il giornalista. Sono gli editori che dettano le regole? Chi deve decidere cosa si può dire e cosa non si può dire?Il consiglio regionale del Molise, il 12 ottobre del 2009, ha licenziato una legge dal titolo ’Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata’. “In questa legge – scrive Riccardo Tamburro, all’epoca consigliere regionale di maggioranza – non si fa altro che rimborsare alcune spese agli editori e non c’è accenno neanche alla regolarità contributiva sui contratti di lavoro”. Il fedele consigliere regionale di maggioranza, che ha affermato “di aver votato a favore per spirito di servizio” e che non condivide “in pieno il testo” pone un problema molto serio. Ma perché misure urgenti? Per chi? Per cosa? La legge si disinteressa dei lavoratori non assunti, pagati in nero e resi schiavi dai propri editori. Ma cosa ancor più grave è che il provvedimento, finanziato con soldi pubblici (300mila euro), sembra disegnato apposta per alcuni giornali. Amici? Compiacenti? Complici? Si legge al comma 7 dell’articolo 2: “La cancellazione delle imprese dall’albo è parimenti disposta dal Presidente della Giunta regionale con decreto motivato”. Il potere di veto messo in mano al Presidente della Giunta Regionale è una vera arma di ricatto. Gli editori che beneficeranno di questi spiccioli si guarderanno bene dal criticare, dal prendere posizioni.Per il giornalista Marco Travaglio: “c’è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C’è chi nasconde i fatti perchè ha paura delle querele, delle cause civili. C’è chi nasconde i fatti perchè altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C’è chi nasconde i fatti perchè contraddicono la linea del giornale. C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso perchè ha paura di dover cambiare opinione. C’è chi nasconde i fatti perchè così, poi, magari, ci scappa una consulenza col Governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l’unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo. C’è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi”.

da lindro.it di giovedì 22 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/L-informazione-malata-in-Molise,5226#.TvSdijXojpk

Il VIDEO – Dagli Inciuci al Regime… sino a Le Mille Balle Blu

Filmato girato il 18 maggio 2006 in occasione dell’iniziativa con Marco Travaglio ad Isernia “Dagli inciuci al Regime… sino a Le Mille Balle Blu”. 
Video che vuole ripercorrere i cinque anni di regime mediatico in cui i pilastri della TV pubblica (Biagi, Santoro e Luttazzi) sono stati cacciati dalla Rai. 
Nel video si possono ripercorrere gli anni del berlusconismo che ha causato seri danni ai tanti settori del nostro Paese.

DOPO 5 ANNI NULLA E’ CAMBIATO!!! ANZI MOLTO E’ PEGGIORATO…

Video realizzato da Paolo De Chiara (giornalista)

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