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DONNE DI CAMORRA: PARLA LA COGNATA DEL BOSS ANTONIO IOVINE

Intervista a Rosanna De Novellis la vedova di Carmine, ucciso nel 1993

CAMORRA: PARLA LA COGNATA DEL BOSS ANTONIO IOVINE

Dal soggiorno obbligato: “Chi fa parte della camorra si dovrebbe impiccare”
FACCIA DA C...O!

FACCIA DA C…O!

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Due donne di camorra: Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis. La prima è la moglie di Antonio Iovine, detto ‘O Ninno; la seconda è la vedova di Carmine Iovine, fratello del boss, ucciso in un agguato di camorra nel 1993. Nel 2008 un’inchiesta ha portato in carcere le due donne. Entrambe hanno conosciuto il soggiorno obbligato in Molise, precisamente a Venafro. L’anno scorso era toccato a Enrichetta, la consorte del boss dei casalesi (arrestato il 17 novembre 2011, dopo quindici anni di latitanza). Il giornalista Lirio Abbate su ’L’Espresso’ ha scritto: “La moglie, Enrichetta Avallone, anche lei coinvolta in fatti di camorra e per questo a lungo detenuta, da pochi mesi è tornata in libertà ma i magistrati l’hanno obbligata a risiedere a Venafro, in provincia di Isernia”. Oggi, a Venafro, oltre a Rosanna De Novellis,risiedono in soggiorno obbligato altri tre soggetti legati al clan dei casalesi: Mario Di Bello, Paolo Bianco e Vincenzo Della Volpe. Tutti arrestati nel 2008 dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. Nel libro ‘L’Oro della Camorra’ della giornalista de ’Il Mattino’, Rosaria Capacchione, oggi sotto scorta perché minacciata di morte dalla camorra, è possibile leggere dei rapporti turbolenti tra Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis. “I rapporti tra Enrichetta e Rosanna si sono definitivamente deteriorati quando, nell’autunno del 2006, deve essere definita la proprietà di un immobile ad Aversa, in via della Libertà”. Le due donne puntano “alla gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”. Sono due donne di camorra.Rosanna, dopo la morte del marito Carmine, il fratello di Antonio Iovine, “non ci sta a fare la comparsa e chiede denaro per sé e per i figli, rivendica il possesso di case e terreni, cerca alleanze al di fuori della famiglia per accaparrarsi una fetta di ricchezza”. Ma vuole ancora di più. “Il negozio di biancheria per signora che le è stato affidato, all’interno del centro commerciale Borgo antico, a San Cipriano d’Aversa – una ventina di negozi inaugurati con una festa e la presenza di Nathalie Caldonazzo – non le basta più”.

A distanza di un anno hanno frequentato gli stessi luoghi, per il soggiorno obbligato. La misura di prevenzione utilizzata nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità. A Venafro, in provincia di Isernia, le due donne hanno respirato la stessa aria, hanno conosciuto gli stessi luoghi di ritrovo (come la caserma per l’obbligo della firma). Abbiamo avvicinato la cognata del boss del clan dei casalesi, Rosa De Novellis (già ha scontato tre anni di carcere), che risiede in un albergo: “cerco un giornalista per la verità”.

La sua verità.

Sono stata massacrata dai suoi colleghi, si sono dette tante cose false sul mio conto.

Da quanto tempo risiede a Venafro?

Da quando sono uscita dal carcere.

Per la vicenda del 2008, quando fu arrestata dai carabinieri insieme alla moglie di Iovine,Enrichetta Avallone?

Quando ci sono stati tutti quegli arresti ingiustamente, perché le cose bisognerebbe farle come si deve.

Cosa fa a Venafro?

Sto praticamente impazzendo. Prima di Venafro stavo a Isernia. Sono stata sei mesi a Isernia.

Lei è la cognata di Antonio Iovine, il fratello di suo marito Carmine, morto ammazzato in un agguato di camorra nel 1993.

Si, mio marito era una persona onestissima. Ancora oggi è rimpianto da tutti.

Rimpianto anche dal fratello Antonio, detto ‘O Ninno?

Me lo auguro, ma comunque io le parlo di mio marito. Era un imprenditore che operava nel settore dell’edilizia. Gli hanno sparato.

Di Antonio Iovine, il boss della camorra casalese cosa possiamo dire?

Non lo definisco e non voglio definirlo.

Aveva rapporti con Antonio Iovine?

No, è il fratello di mio marito. Io lo vedo come fratello di mio marito. Non lo conosco come boss.

A Venafro l’anno scorso si è registrata la presenza di Enrichetta Avallone, la moglie di Antonio Iovine. Non corre buon sangue tra di voi?

Non lo voglio dire assolutamente. Io parlo di me personalmente.

Parliamo di lei. In un’ordinanza di custodia cautelare si legge, è lei che parla: “Antonio (Iovine, ndr) mi ha lasciato con la mobilia del magazzino da pagare, poi viene la moglie (Enrichetta Avallone, ndr) e vorrebbe prendersi la merce ed io non dovrei fargliela pagare: ma tu sei caduto con la testa a terra?”.

Non mi ricordo, sono passati tanti anni.

Lei si sente una donna di camorra?

Assolutamente no.

Nel libro ’L’Oro della Camorra’ di Rosaria Capacchione si legge: “il filo conduttore che nella primavera del 2008 ha portato in carcere le due donne è la gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”.

Non sono mai stata avida, non mi sono mai interessata di malavita, sono contro la violenza.

Lei non è interessata alla malavita, però aveva un negozio di biancheria che le è stato affidato all’interno di un centro commerciale a San Cipriano d’Aversa.

Chi mi conosce bene sa bene chi sono, come sono fatta. Per riuscire a prendere Antonio Iovine gli interlocutori non hanno fatto altro che rendere ancora una volta vittima un’altra persona, una povera vedova. In vita mia ho fatto solo la mamma. Hanno preso me per vendere più giornali.

Cos’è per lei la camorra?

Se io rappresento la camorra, le posso dire, che la camorra non esiste. Se mi mette davanti la camorra come violenza, per me, chiuderli dentro e buttare le chiavi è poco.

La stessa cosa vale per suo cognato Antonio Iovine?

Per tutti. Chi sbaglia deve pagare. Chiunque esso sia.

Conferma che insieme a lei, a Venafro, ci sono in soggiorno obbligato Mario Di Bello, Vincenzo Della Volpe e Paolo Bianco?

Si.

Tutti implicati nell’operazione della Procura di Napoli del 2008?

Si.

Lei è la cognata di un boss, Antonio Iovine. Cosa pensa del clan dei casalesi?

Conosco Antonio Iovine, ma nessun appartenente del clan. Addirittura mi accusano di aver conosciuto Michele Zagaria.

Forse perché viveva sotto terra.

Non ho mai conosciuto camorristi. Mi sono trovata mio marito ammazzato, so benissimo che mio cognato era latitante. Ma se dovessi dire i motivi non li conosco. Chi fa parte della camorra si dovrebbe impiccare, lo penso proprio.

Lei è accusata di aver favorito la latitanza di Antonio Iovine e di aver riciclato proventi illeciti, anche con fittizie intestazioni di beni.

Questa è una cosa gravissima. Non è stato riciclato nulla. Avevo dei terreni ad Aversa di mio marito, un ottimo imprenditore.

Di cosa si occupava suo marito?

Imprenditore edile con lavori pubblici.

E’ un settore strategico del clan dei casalesi.

Mio marito è morto venti anni fa. Per me è offensivo…

Il clan dei casalesi è specializzato in questo settore. E’ una delle loro attività principali.

Mi sono fidanzata con mio marito nel 1977, mio suocero già era radicato da anni come imprenditore…

Ha letto il libro di Roberto Saviano, ’Gomorra’?

Si, ho visto anche il film. La televisione non deve dare cattivi esempi.

I cattivi esempi sono i camorristi, i mafiosi, gli appartenenti alle associazioni criminali e chi agisce con quella mentalità.

Questo si…

L’Indro.it di venerdì 4 Maggio 2012, ore 20:13

http://www.lindro.it/Camorra-parla-la-cognata-del-boss,8283

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

Per i magistrati il parlamentare del Pdl è il referente della camorra

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

309 voti contrari e 298 favorevoli. E il 78% degli italiani si dichiara contrario alla reintroduzione dell’immunità.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono assolutamente sereno e tranquillo. Confido molto sulla lettura degli incartamenti che sono a disposizione dei parlamentari”. L’ex sottosegretario del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino (meglio conosciuto nelle sue zone come ’Nick O ‘Mericano’), ha così commentato in mattinata l’avvicinarsi del voto parlamentare. Il coordinatore regionale del PdL in Campania è ritenuto dalla magistratura il referente politico nazionale del sanguinario clan deiCasalesi, decimato dagli ultimi arresti.

Nel pomeriggio, intorno alle 14, la Camera (con 309 voti contrari e 298 favorevoli) ha bocciato la richiesta di arresto. La vicenda Cosentino ha creato seri problemi tra il PdL e la Lega Nord (molti sono gli esponenti che non vogliono più “ingoiare rospi”). Proprio l’ex Ministro degli Interni Roberto Maroni (che si è sempre vantato della linea dura nei confronti delle organizzazioni criminali) ha dichiarato: “non esiste alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare”.

Ma cosa si contesta a Cosentino? Lo scrive chiaramente Rosaria Capacchione su ’Il Mattino’ di Napoli: “all’interno di un’inchiesta di pura camorra, che la Dda viene a sapere dell’esistenza delle società Sirio e Vian, controllate da Nicola Di Caterino e gli imprenditori La Rocca di Frosinone. E’ così che arriva alla filiale di via Po di Unicredit e che assiste all’incrontro tra DiCaterino, i funzionari di banca Protino e Zara, Mario SantocchioLuigi Cesaro (Presidente della Provincia di Napoli, ndr) e Nicola Cosentino; proprio l’incontro documentato dalla Dia con un’intera sequenza fotografica. Ed è solo allora, dopo la riunione romana del 7 febbraio 2007, che nasce il fascicolo-stralcio che ha dato vita all’inchiesta bis sul parlamentare di Casal di Principe, un anno dopo diventato sottosegretario all’Economia con delega al Cipe”.

Tutto ruota intorno alla vicenda legata al tentativo di realizzazione del Centro Commerciale ‘Il Principe’ “sotto il profilo delle promesse – si legge nell’ordinanza – di assunzione che hanno consentito il ‘voto di scambio elettorale’, delle irregolarità ed illeciti che hanno caratterizzato l’iter amministrativo delle autorizzazioni urbanistiche, degli illeciti che hanno puntellato la concessione dei finanziamenti bancari e, infine, del reimpiego nel progetto di profitto di natura camorrista”. Scrivono i giudici del Tribunale di Napoli, Nicola Quatrano, Mariarosaria Orditura e Francesca Pandolfi: “ciò che viene contestato all’on. Cosentino sono i suoi interventi in due momenti cruciali dell’iter di avvio del progetto menzionato, quello delle autorizzazioni amministrative e quello del finanziamento bancario, interventi che sono risultati decisivi per superare ostacoli altrimenti insuperabili, nella consapevole volontà di contribuire alla realizzazione di un progetto facente capo alla famiglia camorrista Russo-Schiavone (e al clan dei Casalesi), un progetto nel quale sono stati impiegati capitali mafiosi e che avrebbe dovuto consentire il riciclaggio di ulteriori capitali mafiosi”.

Per i magistrati ci si trova di fronte ad “un esempio da manuale di riciclaggio”. Se Cosentino si difende sostenendo che esiste “un violentissimo pregiudizio, anche di carattere politico”, la politica sembra prendere le contromosse. Il caso Papa (l’altro parlamentare del PdLcondotto nel carcere di Poggioreale, proprio oggi ritornato nel pieno delle sue funzioni) ha scosso molto i rappresentanti del Parlamento. Proprio Cosentino, prima del voto alla Camera, come ha scritto lettera43.it: “si è fermato a lungo a parlare con Amedeo Laboccetta, con Luigi Cesaro, Presidente della Provincia di Napoli, e con Marco Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti per il quale la Camera ha rigettato a settembre una richiesta di arresto.

Con lui Cosentino avrebbe discusso dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunitàparlamentare, trovandolo concorde nel ritenere che la formulazione introdotta nel ‘93 ai tempi di Tangentopoli – l’autorizzazione serve per l’arresto ma non per autorizzare le indagini e il processo -, vada adesso rivista. La ‘casta’ comincia a preoccuparsi ed ecco arrivare le proposte, in varie ipotesi. Per l’ex ministro Giovanni Rotondi (che in questi anni non si è messo d’accordo nemmeno con se stesso sulla reintroduzione dell’immunitàparlamentare) potrebbero esserci due soluzioni. O ritornare all’immunità parlamentare(quindi autorizzare anche le indagini e il processo) o decidere di trattare il parlamentare come un qualunque cittadino. 

Nel 2009 la Lega, oggi spaccata e protagonista del salvataggio di Cosentino, attraverso il Ministro per la Semplificazione Calderoli faceva sapere: “la Lega aveva votato nel ‘93(quando esponeva i cappi in Parlamento, ndr) contro l’immunità parlamentare e resta contraria alla sua reintroduzione perchè se un politico sbaglia deve essere processato, come qualsiasi cittadino”. Nei fatti, però, accade quasi sempre il contrario.

Una frase del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, su cosa rincorrono i rappresentanti del popolo: “oggi la candidatura politica serve da copertura per averelimmunità parlamentare: è un processo che si è capovolto. Non tocca alla magistratura fare le liste o curare operazioni di cosiddetta ‘bonifica politica’, però i cittadini che votano candidati discutibili puntano a un vantaggio personale, fanno parte del meccanismo del voto di scambio”. Peccato che, con l’attuale legge elettorale, i cittadini non possano sceglieri più nemmeno i propri rappresentanti.

Proprio qualche mese fa (maggio 2011) un deputato dell’Udc, Pierluigi Mantini, ha depositato un disegno di legge per riformare l’articolo 68 della Costituzione (lo stesso argomento trattato ieri da Cosentino) sull’immunità parlamentare. Secondo il disegno di legge di Mantini (mai smentito dal suo partito) tutti i parlamentari che vengono rinviati a giudizio non sono sottoposti a processo fino alla fine del proprio mandato parlamentare.

Era il febbraio del 2011 quando la senatrice del Pd, Franca Chiaromonte, lanciò la proposta di ripristinare l’immunità. Firmando, insieme a Luigi Compagna (PdL)un disegno di legge per la reintroduzione dell’articolo 68 della Carta costituzionale. “La mia proposta – si difese la senatrice – non aiuterebbe Berlusconi perché è una revisione della Carta costituzionale e perciò prevede un iter lungo, quattro letture parlamentari e una maggioranza di due terzi”.

E gli italiani? Cosa pensano dell’immunità parlamentare? Secondo una indagine condotta dall’Istituto Nazionale di ricerche Demopolis (febbraio 2011) quasi l’80% degli italiani ritiene che la corruzione sia oggi ampiamente diffusa, che poco nel Paese sia cambiato rispetto agli anni di Tangentopoli. Oltre un terzo dei cittadini ritiene che il fenomeno si è addirittura aggravato, mentre per il 45% il livello di corruzione non è mai scomparso. Quasi nessuno vuole che venga oggi ripristinato l’istituto dell’autorizzazione a procedere abolito negli anni di Mani Pulite. Il 78% si dichiara infatti contrario alla reintroduzionedell’immunità parlamentare. “Assoluta e trasversale alla collocazione degli intervistati – secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis – è l’opposizione all’immunità per i parlamentari;sulla proposta appaiono divisi i simpatizzanti del PDL; nettamente contrari non solo gli elettori del Centro Sinistra e del Terzo Polo, ma anche quelli della Lega”.

da lindro.it di giovedì 12 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Cosentino-bocciata-richiesta-Via,5587#.TxWsuqXojpk

Maria Elena Stasi

L’ex Prefetto di Campobasso, Stasi: “il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”

Maria Elena Stasi

Maria Elena Stasi


Nella conferenza stampa che ha preceduto l’incontro era presente anche il discusso sottosegretario Nicola Cosentino. “E’ il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Maria Elena Stasi, oggi onorevole per il PdL, è stata prefetto di Campobasso. Abbiamo deciso di incontrarla presso il suo quartier generale a Napoli, al primo piano dell’Hotel Mediterraneo, dove sta portando avanti la sua campagna elettorale per le Europee. Eletta nel 2008 inParlamento, ha svolto la sua carriera prefettizia prevalentemente in Campania, con brevi parentesi in Molise e in Calabria. Nel corso della carriera è stata nominata commissario straordinario per la gestione provvisoria degli Enti presso i comuni di Meta, Saviano, Cercola, Massa di Somma, Nola, Frattamaggiore, Calvizzano, Ottaviano, S’Antimo, Forio d’Ischia, Casamicciola, Ischia, Bacoli, Acerra, Castellammare di Stabia, Napoli, Vibo Valentia e Caserta.
Dopo la sua lunga esperienza nelle varie prefetture d’Italia è arrivata la politica attiva. Dal 2008 è parlamentare del PdL. Ora la candidatura alle Europee. Perché questa scelta?
“Sono stata invitata a candidarmi. Siccome amo le novità e le nuove sfide l’idea di poter vivere anche l’esperienza parlamentare a livello comunitario chiaramente mi affascina, la vedo come una nuova sfida. Come la possibilità di ampliare ancora di più i miei orizzonti. Sono passata da un livello provinciale, che era l’attività tipica del mio lavoro precedente. Durante quel periodo ho avuto anche molte esperienze di amministrazioni locali, di Comuni sciolti anche per infiltrazioni camorristiche, ma anche per motivi ordinari. Sono passata da un anno ad occuparmi a livello nazionale. Avere l’opportunità di vivere l’esperienza da europarlamentare sicuramente lo vedo come un completamento”.
Qualche giorno fa Lei ha dichiarato: “L’Europa può e deve esercitare un ruolo più incisivo nel campo dell’immigrazione e della sicurezza”. Anche il presidente dei Vescovi italiani, Angelo Bagnasco, ha criticato la politica dei “respingimenti”, dichiarando “è sbagliato respingere gli immigrati”. Cosa ne pensa delle accuse di razzismo rivolte al suo Governo?
“Sappiamo che il nostro Governo non è per nulla razzista. Il nostro Governo dice accettiamo gli immigrati che possono essere integrati nella nostra società. Purtroppo i problemi negli altri Paesi solo tali e tanti che potremmo essere anche sommersi da questa ondata di immigrati quindi con uno sconvolgimento anche per la nostra popolazione. E’ giusto che noi aiutiamo chi viene, chi possiamo integrare e magari cercare delle politiche di aiuto umanitario nei confronti degli altri che, però, non possiamo consentirci di accogliere nei nostri Paesi”.
Perché una candidata conosciuta per la sua attività di prefetto è stata inserita all’ultimo posto (18°) nella circoscrizione Sud, dopo Mastella, il ‘molisano’ Patriciello e una showgirl (Barbara Matera)?
“Si tratta di una lista con le preferenze. Poi la nostra lista è per ordine alfabetico, tranne i capolista Berlusconi e Tatarella. Il mio cognome inizia per ‘s’. Ecco perché sono l’ultima della lista”.
E’ giusta la scelta di Berlusconi di essere capolista in tutta Italia?
“Certamente. Sappiamo che il nostro leader è carismatico, quindi, il suo nome rafforza l’identità del nostro partito e la gente vuole e gli piace contrassegnare il simbolo con scritto Berlusconi ed averlo come capolista”.
Lei è stata anche prefetto di Campobasso. Ha potuto conoscere il Molise e i suoi abitanti. Questa terra, definita “un’isola felice” sta diventando una meta preferita delle organizzazioni criminali. Molti rapporti parlano di infiltrazioni e, proprio, qualche giorno fa, si è registrato un blitz a Cantalupo, dove sono stati sequestrati al boss di Sant’Anastasia, Antonio Panico, beni per un valore di due milioni di euro. Il Molise è diventata una Regione a rischio?
“Io purtroppo ho fatto il prefetto a Campobasso soltanto per un mese. Quindi non posso dire di avere approfondito la conoscenza di quella Regione. Mi sembra, non credo di sbagliare se affermo che quella provincia è del tutto indenne da infiltrazioni. L’unica provincia del Molise che risente delle infiltrazioni è, appunto, l’isernina. Per la sua vicinanza estrema con la Regione Campania, che, tradizionalmente, è terra di criminalità organizzata”.
Lei è ritenuta molto vicina, politicamente, al sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Proprio l’Espresso, con il giornalista Marco Lillo, si è occupato dell’Impero Cosentino. (Nel libro della giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione “L’Oro della Camorra” a pag. 161 si legge: “A parlare di lui (Nicola Cosentino, ndr.) come di un politico legato al clan dei Casalesi è Gaetano Vassallo, uno dei protagonisti di vent’anni di gestione di gestione scellerata della raccolta dei rifiuti, che collabora con la giustizia dal 1° aprile 2008, ndr.). E proprio Marco Lillo su l’Espresso afferma che Cosentino è il suo “grande sponsor”. Lei cosa può dirci?
“Cosentino è il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.
L’articolo è stato ripreso dalla giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra?
“Si”.
Dopo l’articolo del settimanale l’Espresso, dove è scritto: “nonostante la sentenza dei giudici il nuovo prefetto Stasi sollecita il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza a riconsiderare il caso. Una procedura che ‘si usa di rado’. Alla fine l’Aversana Petroli (Azienda fondata nel 1975 da Silvio Cosentino, padre di Nicola, con un fatturato di 80 milioni di euro, ndr.) supera lo scoglio dell’antimafia e alle ultime elezioni la Stasi è eletta in posizione blindata alla Camera”, Lei, come ci ha affermato ha querelato, dichiarando: “la documentazione è stata rilasciata sentito il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica all’esito di una lunga istruttoria, dopo che si erano alternate decisioni giudiziarie di segno contrastante”. Come andò la vicenda?
“Parliamo di decisioni giudiziarie di livello amministrativo chiaramente. Non è successo niente di strano. Questa era una società che aveva già avuto un certificato antimafia liberatorio. Successivamente c’erano stati dei dubbi per delle parentele esistenti da sempre, se non mi sbaglio, dei fratelli avevano come mogli delle parenti di persone che avevano avuto problemi per il reato del 416bis. Però, poi, si è valutato che al di là del legame di parentela non c’era nessun indizio che facesse presumere che la ditta non potesse avere questa certificazione antimafia. Quindi è stata rilasciata”.
Però il certificato antimafia fu rifiutato dalla Prefettura di Caserta nel 1997 per ‘amicizie e parentele pericolose di alcuni esponenti della famiglia’. Anche il Tar e il Consiglio di Stato confermarono il giudizio della Prefettura.
“C’è una linea di giurisprudenza che afferma, se vogliamo garantista ma mi sembra in linea con quelli che sono i principi del nostro Ordinamento, che il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”.
Pochi giorni fa Beppe Grillo, durante un’iniziativa pubblica, ha chiesto a Di Pietro di ritirare gli eletti dell’IdV in Campania per far terminare l’esperienza di Bassolino. Anche Lei è dello stesso avviso?
“Abituata ad un ruolo Istituzionale questo tipo di considerazioni politiche preferisco non farle. Gli attacchi personali non mi piacciono. Mi piacciono le considerazioni di carattere obiettivo. La Campania versa in un degrado terribile. Noi sappiamo che come Regione eravamo depressi e lo siamo ancora di più. Evidentemente l’amministrazione regionale non ha svolto il ruolo che doveva svolgere in questi anni”.
Bassolino gridò alla scandalo quando Pisanu, una settimana prima del voto, la nominò Prefetto di Caserta. Lei già ricopriva il ruolo di Commissario al Comune di Caserta dal dicembre 2005. Dopo la sua nomina a prefetto il suo posto di commissario venne preso dal vice Paolino Maddaloni, che dopo poche settimane si candidò a sindaco di Caserta in quota Forza Italia.
“A me non sembra che Bassolino abbia gridato allo scandalo quando sono stata nominata Prefetto di Caserta, perché mi ha sempre espresso la sua stima. Al mio posto non è stato mandato Paolino Maddaloni, era il sub commissario al Comune di Caserta. Io sono stata sostituita, allora Prefetto, perché Caserta è un capoluogo di Regione e, quindi, il Ministero dell’Interno ci tiene a mandare dei prefetti come commissari, dal prefetto Ennio Blasco. Paolino Maddaloni è rimasto a fare il sub commissario finchè poi non si è messo in aspettativa per la candidatura a sindaco di quella città”.
Nella conferenza stampa che ha preceduto questo nostro incontro, dove era presente anche il sottosegretario Nicola Cosentino, Denis Verdini ha affrontato la questione ‘Noemi’. Molti quotidiani, anche esteri, continuano ad approfondire questa vicenda del premier. Il francese Liberation fa esplicito riferimento a un “Monicagate” all’italiana, il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung titola: “Il premier italiano deve chiarire la relazione con una 18enne” e il giornale Usa The Washington Post scrive: “Berlusconi promette di spiegare la relazione con una minorenne”. Lei cosa ne pensa?
“Io sono una donna, sono entrata nell’amministrazione dell’Interno trent’anni fa. Credo che le donne possono tranquillamente svolgere i loro ruoli alla pari degli uomini. Non mi va di rispondere ai pettegolezzi. Sono così presa dalla campagna elettorale che non ho il tempo di pensare a queste cose”.
Questa vicenda è entrata nella campagna elettorale.
“Da parte di certa stampa”.
Da parte di Veronica, ex moglie di Berlusconi.
“Ho molto rispetto per la moglie di Berlusconi, ma sono sue vicende private. Io non la conosco”.
Non è una vicenda privata quando lei, la moglie, dice che il Presidente del Consiglio “frequenta le minorenni” ed è un uomo che “non sta bene”.
“Noi dobbiamo fare un’intervista relativa alla mia candidatura alle Europee”.
Lei è un’Onorevole del PdL. Volevo conoscere solo un suo pensiero.
“Se ne sta parlando troppo. Le cose private rimangano nella sfera privata”.
In caso di elezione cosa sceglierà?
“Sceglierei l’Europarlamento”.
Lei era Prefetto di Caserta quando, nella famosa notte dello spoglio, si bloccarono per tre ore i terminali della prefettura e “ripresero a funzionare dopo l’intervento di una nutrita delegazione dei Ds”. Cosa successe quella notte? Questo è uno degli interrogativi del film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ‘Uccidete la Democrazia’. Lei come risponde?
“Lei è in malafede come sembra. Io ero arrivata il 6 di aprile. Avevo esperienza elettorale e non pensavo che fosse un problema gestire quella situazione. In ogni caso avevano cambiato il software. E pare che avesse dato dei problemi come programma. Lo avevano stoppato per resettare il programma da un punto di vista tecnico. Preoccupati per i ritardi è vero che c’è stata un’ampia delegazione di parlamentari esponenti dei Ds che sono entrati. Io proprio per la mia esperienza avevo fatto mettere nella mia stanza un terminale da cui si potevano seguire tutte le operazioni e hanno visto insieme a me che le cose avvenivano con la massima trasparenza e non c’era stato nessun blocco”.
http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

INTERVISTA realizzata a Napoli il 28 maggio 2009 durante la campagna elettorale per le Europee per ilSettimanale molisano “Il Volantino.eu”.

Conferenza Stampa con Nicola Cosentino (al centro)

Conferenza Stampa con Nicola Cosentino (al centro)

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