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Somma Vesuviana, parla il sindaco Di Sarno

INTERVISTA al primo cittadino dopo i nostri articoli sulla situazione che sta vivendo la cittadina vesuviana rispetto ai pazienti positivi della clinica Santa Maria del Pozzo. «Non è che mi sveglio e chiudo una struttura. Insieme all’Asl, e chi per esso, si deciderà se c’è o meno da fare questa cosa. Se io la devo fare non mi preoccupo, non ho interessi personali con nessuno a Somma Vesuviana».

Somma Vesuviana, parla il sindaco Di Sarno

di Paolo De Chiara

«Io sto facendo il mio dovere da sindaco». Queste sono state le prime parole del primo cittadino di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, avvicinato per un confronto sulla situazione che ha investito la Clinica Santa Maria del Pozzo. «Se non ci fosse stato il problema della clinica la fase della città è calante. Siamo arrivati a 17 casi. Sono stati esaminati, se non erro, 495 tamponi. Per quanto mi concerne sapere direttamente, da notizie ufficiali dell’ASL, i casi sono 22: 18 degenti e 4 dipendenti, di cui due interni e due consulenti esterni».

Come si sta affrontando questa situazione?

«Monitorando tutto quello che stanno facendo».

Lei, come primo cittadino, ha intenzione di emanare qualche provvedimento? Quale sarà la sua azione?

«Di controllo».

Anche una chiusura della struttura?

«Non è che mi sveglio e chiudo una struttura. Insieme all’Asl, e chi per esso, si deciderà se c’è o meno da fare questa cosa. Se io la devo fare non mi preoccupo, non ho interessi personali con nessuno a Somma Vesuviana».

Lei sta aspettando una risposta da parte dell’Asl?

«Non sto aspettando, sto chiedendo quali sono gli atti propedeutici su questa questione».

In base a queste risposte lei prenderà una decisione?

«Assolutamente sì»

I suoi cittadini cosa chiedono?

«Di essere vicini a loro. Io non faccio la corsa a dire ci stanno 10, 20 o 100 persone. Per me anche un solo Covid positivo è un dramma e non un numero. È una persona che sta soffrendo con una famiglia e chi per esso».

C’è un’inchiesta in corso da parte dell’Asl?

«Non sono a conoscenza di questo»

Dove sono finiti i pazienti positivi?

«I 18 sono tutti ospedalizzati nei Covid center della provincia di Napoli, tranne i 4 che sono domiciliati a casa. Sul mio territorio non ci sono positività».

Nel comune di Somma ci sono zero positivi?

«Rispetto alla Clinica. I positivi sono allocati nei Covid center, i 18 degenti sono trasferiti subito. E i 4 sono in quarantena».

Quindi nel suo Comune non ci sono casi?

«Rispetto alla Clinica no. In totale sono 17 i positivi, nei quarantacinque giorni che abbiamo avuto l’emergenza. Al momento sono 17 i positivi».

La Clinica che provvedimenti ha preso?

«Assolutamente sì. Ma perché non lo chiede alla Clinica?».

Lei ha parlato di controlli fatti anche all’esterno della Clinica.

«Questo nel periodo antecedente. Io sono l’organo di controllo, non sono il direttore sanitario della Clinica, non sono il proprietario della Clinica. Io faccio i controlli come autorità sanitaria locale. Non devo dire cosa fa la Clinica, perché la Clinica non è mia».

Quali controlli farete nei prossimi giorni?

«Io lo so che c’è il problema, sono abituato a prendermi sempre le mie responsabilità».

Può spiegare in cosa consistono questi controlli?

«Tutti i controlli amministrativi che mi competono saranno messi in atto. Tutti i controlli».

Può fare qualche esempio?

«Se è stata effettuata una sanificazione post Covid e quali sono le misure prese nei confronti dei dipendenti anche se negativi. Queste cose le farò sicuramente».

In quanto tempo?

«Mi devono rispondere entro lunedì. Io non faccio il poliziotto. Se c’è stato qualche errore o qualche omissione non compete a me».

Cosa si sente di dire ai suoi cittadini?

«Stiamo vivendo una crisi esistenziale per questo virus. Una crisi che va di pari passo e forse anche più grave, una crisi economica che sta emergendo rispetto a quelle persone che lavoravano in nero e che, ad oggi, non hanno nessun sostegno da parte di nessuno. E non bastano i buoni alimentari che abbiamo messo in campo per arginare la mancanza di tranquillità economica, di mettere il famoso piatto a tavola».

Per approfondimenti:

– Un nuovo lazzaretto?

– Cosa non ha funzionato nella clinica Santa Maria del Pozzo?

– Casi Covid: il sindaco Di Sarno in diretta Facebook: «Fate gli uomini»

– Covid19: una gestione pessima?

– Clinica Santa Maria del Pozzo, parla un testimone

da WordNews.it

Voto di scambio? “Avevo già denunciato i legami con la camorra”

«Il problema sono gli anticorpi. Ma purtoppo», spiega il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, «non c’è neanche il vaccino».

di Paolo De Chiara

Era il 14 maggio del 2017. L’agenzia Ansa diffonde le dichiarazioni del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, che anticipa gli eventi e denuncia al viceministro Bubbico una drammatica situazione: «nella mia amata città l’11 giugno 2017 si svolgeranno le elezioni comunali ma in questi ultimi giorni la democrazia ha subìto un vero e proprio attacco». Il riferimento è alle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Somma Vesuviana. «Organi di stampa hanno riportato le dichiarazioni di Carmine Mocerino, presidente della commissione anticamorra della Regione Campania, che ha parlato di clima ostile e intimidazioni, tanto che ha portato a conoscenza di tutto il Prefetto di Napoli. Non possiamo permetterci di lasciare dubbi sull’espressione democratica del voto. Non possiamo non scoprire ove ci fosse un interesse della camorra ad entrare nella vita politica. Non si può accettare che un partito come il PD si arrenda (ritirato all’ultimo momento dalla competizione elettorale, nda). Somma Vesuviana non può essere abbandonata». Un allarme finito nel vuoto. Non raccolto da nessuno. L’8 settembre dell’anno successivo il testimone scrive al sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno; al segretario generale; al presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri e per conoscenza alla prefettura di Napoli, chiedendo una «verifica sulle certificazioni prodotte dai consiglieri comunali in materia di eleggibilità» e l’istituzione di una «commissione interna presieduta dal segretario generale e nella quale vi siano componenti della Prefettura di Napoli». Quindici mesi dopo le elezioni amministrative Ciliberto non lascia la presa e chiede se «ci sono consiglieri comunali che abbiano precedenti penali o carichi pendenti in corso e se tali precedenti sono stati menzionati nella certificazione di eleggibilità». Anche questa volta la richiesta cade nel vuoto.

Febbraio 2020: ecco il terremoto annunciato. Arriva la notizia del voto di scambio. Denaro in cambio di voti. Pacchetti di voti. La documentazione raccolta dagli inquirenti (tra cui intercettazioni ambientali e conversazioni telefoniche) sta preoccupando, e non poco, alcuni consiglieri comunali, candidati, politici, funzionari e imprenditori. L’indagine è stata avviata nel 2017. Ed ecco la nuova testimonianza di Gennaro Ciliberto: «Abbiamo un prima e un dopo. Il prima è durante le elezioni, quando ho scritto al ministero dell’Interno e al Prefetto di Napoli Pagano. Il dopo riguarda l’attività investigativa, che è durata quasi tre anni: ci sono i nomi, ci sono i rinvii a giudizio e il capo di imputazione, tra i più gravi, è il voto di scambio che vede gruppi della camorra aver venduto pacchetti di voti». Della situazione è stato informato, con una comunicazione, anche il presidente della Commissione Antimafia. «In modo tale che il presidente Morra possa audire i diretti interessati, per fare luce. C’è un percorso della magistratura, ma c’è anche una politica che dovrebbe dare risposte ed avere degli anticorpi».

Questa politica, a cui fa riferimento, possiede gli anticorpi?

«A livello locale di Somma Vesuviana non ci sono gli anticorpi, ma purtroppo non c’è neanche il vaccino. Non c’è la volontà di scoprire, non c’è la volontà di capire. C’è un’omertà diffusa. Le persone che denunciano sono poche, vengono discriminate e chi denuncia viene isolato. Non ci dimentichiamo che durante la campagna elettorale qualcuno disse che la mia presenza sul territorio di Somma Vesuviana con la scorta era un qualcosa di dispendioso,si buttavano i soldi per la mia protezione. E questo atteggiamento venne ribaltato su Facebook, dove mi offesero e mi minacciarono».

Perché c’è questa mancanza di volontà?

«C’è una cappa criminale che, purtroppo, è presente. Lo dimostrano le ultime indagini, dove sono usciti i nomi di determinati personaggi politici. La domanda che rivolgo a tutti gli abitanti di Somma è questa: “se non ci fosse la camorra, se non ci fossero le minacce, se non ci fosse un potere criminale di cosa aver paura?”. Il problema è che a Somma non si parla. Non si parla per la strada, non si parla nei luoghi di aggregazione, non si parla in consiglio comunale. Non si parla di camorra. Il primo cittadino (Salvatore Di Sarno, nda), in più occasioni, ha sminuito la presenza della camorra sul territorio, nonostante l’Arma dei carabinieri, in particolare i militari di Castello di Cisterna, lo hanno dimostrato con le indagini, portando alla sbarra il gruppo criminale D’Avino, ancora egemone nella città, che ha condizionato il voto. E continua a farlo».

Il primo cittadino per lei, quindi, non è impegnato sul fronte anticamorra?

«Lui è un maresciallo maggiore della guardia di finanza. Una persona che dovrebbe avere il fiuto, il sentore, le capacità per poter ascoltare i primi lamenti delle persone. Anche nelle ultime indagini, a Somma Vesuviana, c’è stata la poca collaborazione degli imprenditori. Lui (Di Sarno, nda) detiene la delega alla legalità, delega che aveva promesso di dare a me, nonostante le ingerenze nella sua coalizione».

Cosa si può dire ai cittadini sommesi?

«I cittadini sommesi sono indignati e nauseati. Sono stato l’unico a denunciare e a pubblicare un video molto compromettente. Parliamo di personaggi con parenti uccisi per camorra, con parenti condannati con l’aggravante dell’articolo 7. Esiste anche una moralità, un prendere le distanze. Se una persona perbene si fa vedere in un bar con un camorrista certamente non è un bel segnale. I “santini” elettorali sono stati trovati nelle macchine dei pregiudicati, per telefono parlavano di pacchetti di voti comprati. Proprio a Somma c’è stata la cosiddetta “alzata della posta”: tu vendi il voto a me, io te lo pago 60, 70 euro e chiudiamo l’accordo».

Nella lettera inviata al presidente Morra si legge testualmente: “il voto popolare libero è stato compromesso”. Ma non emerge anche una chiara responsabilità da parte dei cittadini-elettori?

«Sicuramente c’è una responsabilità. Ma dobbiamo anche aggiungere che quando una brava persona si reca al seggio elettorale e vota, a prescindere dalle sue idee politiche, esercita il suo diritto in libertà. Il problema sorge quando si muovono le masse dietro un pagamento di soldi, con la pressione della camorra che minaccia e controlla il voto. E chi non si adegua viene punito. L’effetto è micidiale. In questo caso ci deve stare l’aggravante mafiosa. Così si perde la libertà di voto e un popolo rimane sotto ricatto. Ci sono stati dei pestaggi, ci sono state delle macchine rotte. Ma nessuno ha denunciato, perché c’è dietro un clan della camorra che spara, che colpisce. E nelle nostre zone fa ancora paura. Da una parte mi sento di condannare un popolo perché alla fine non riesce a ribellarsi, però dall’altra parte la condanna diretta va alla politica. A quella politica locale che, nemmeno in campagna elettorale, ha avuto il coraggio di dire che “la camorra è una montagna di merda”. È un segnale chiaro dire da un palco, durante un comizio, “i voti della camorra non li vogliamo”. Purtroppo queste parole non si sono udite. C’è, però, l’intenzione di mettere un’ombra su un’inchiesta giudiziaria con intercettazioni che sciolgono qualsiasi dubbio».

Sulla questione degli abusi edilizi, denunciati negli scorsi mesi, cosa possiamo aggiungere?

«La risposta del Sindaco attuale è arrivata a mezzo stampa. Ha dichiarato che avrebbe conferito l’incarico agli uffici preposti per gli accertamenti. Oltre ad inviare le denunce, ho provveduto a inviare anche le foto delle piscine, che ricadevano nella proprietà di noti politici, di noti imprenditori del vesuviano, di persone della cosiddetta Somma bene. Ma su questa cosa il Sindaco è stato distratto. Ad oggi non è dato sapere se ci sono stati dei provvedimenti contro questi abusi. Una cosa però è certa: sull’albo pretorio del Comune di Somma Vesuviana non c’è nessuna ordinanza di ripristino dei luoghi. Oggi posso dire serenamente che la denuncia che ho fatto al Sindaco non è stata accolta e non posso esprimermi su quella fatta all’autorità giudiziaria».

Ad oggi gli abusi edilizi non sono stati sanati. È corretto?

«Sono ancora esistenti. Sono nella proprietà di personaggi politici importanti, anche di qualche familiare coinvolto in questa indagine (voto di scambio, nda) e, magari, questi abusi edilizi sono stati anche una forma di ricatto».

Verso chi?

«Verso un modus operandi che vigeva. Il problema è che l’abuso edilizio diventa anche un motivo di ricatto, di scambio di voti».  

Il silenzio istituzionale si è registrato anche sulla vicenda del rinvenimento dei sette proiettili?

«Il Sindaco è un mio amico, una persona che conosco da vent’anni. Ho comunicato la notizia all’uomo delle Istituzioni e all’amico, ma non c’è stata risposta, nemmeno un “mi dispiace”. Non c’è stato un “ti saremo vicini”. Non c’è stato nulla, nulla di nulla. I sette proiettili sono stati rinvenuti con il personale di scorta presente, durante la mia permanenza a Somma Vesuviana. È vero che sono impegnato in altri procedimenti contro la criminalità organizzata, però mi sento di dire che, purtroppo, per come erano i fatti e per come sono stati rinvenuti i proiettili mi sarei aspettato una vicinanza del Sindaco e dell’intera amministrazione di Somma Vesuviana. Ma c’è stato silenzio, un silenzio che diventa ancora più ombroso, ancora più pericoloso. Perché non dimostrare vicinanza a un testimone di giustizia?  L’ostilità del Sindaco si è vista anche in altri comportamenti, negando la sala del consiglio comunale per patrocinare un evento importante sulla legalità. Siamo stati costretti a ricorrere a una sala ecclesiastica, per volontà di un parroco che non c’è più. Anche in quella occasione si è registrata la totale chiusura del Sindaco. Ma la legalità è amica di questo Sindaco? O costituisce un pericolo?»

Lei ha chiesto le dimissioni dell’amministrazione di Somma Vesuviana. Non sarebbe il caso di attendere le sentenze?  

«Sì, lo confermo. Anche un piccolo dubbio, una piccola situazione che avrebbe potuto compromettere la libertà di voto, deve portare alle dimissioni. Se attraverso le intercettazioni telefoniche è stato accertato dalla magistratura questo scambio di voti, con il massimo rispetto per l’innocenza fino al terzo grado di giudizio, il Sindaco con un bagno di umiltà dovrebbe sciogliere questo consiglio comunale, mandare a casa questa amministrazione e ritornare alle urne. Da tempo, attraverso l’ufficio protocollo, avevo richiesto che tutti i consiglieri comunali e tutti gli assessori producessero il loro certificato di carichi pendenti. La risposta è arrivata solo da tre persone. Dov’è, allora, questo principio, tanto osannato, della legalità?»

Nella mattinata del 4 febbraio 2020 è stato contattato il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Lo stesso non ha ritenuto opportuno rilasciare alcuna dichiarazione.

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/voto-di-scambio-avevo-gia-denunciato-i-legami-con-la-camorra

Dopo le minacce al testimone parla il sindaco di Somma Vesuviana: “Noi non facciamo sconti a nessuno”

 

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

E il primo cittadino di Camposano rilancia: “da noi può fare l’assessore alla legalità”

“Ero andato a portare un fiore ai miei cari defunti al cimitero di Somma Vesuviana. Non solo uno sguardo, non solo quella parola (“lota”) gridata al passaggio dell’auto blindata. Ma una frase che fa tremare chiunque”. Questo è lo sfogo di Gennaro Ciliberto, cittadino di Somma Vesuviana e testimone di giustizia che ha denunciato le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.

Ciliberto ha deciso da che parte stare, affidandosi completamente allo Stato, portando alla luce i lavori dati in affidamento alle mafie, i rapporti illeciti tra i malavitosi e i dirigenti dell’Anas, dell’Impregilo e delle forze dell’ordine. Le sue dichiarazioni sono servite a svelare gli affari della camorra imprenditrice. Inserito nel programma di protezione è stato costretto ad abbandonare la sua terra, il suo lavoro e i suoi legami di amicizia. Per il giorno dei morti è tornato nel suo paese ed è stato accolto, insieme agli agenti della sua scorta, con la vergognosa frase “con il kalashnikov sfondiamo la blindata”.

L’impegno di Gennaro Ciliberto non si è fermato con le denunce presentate nelle Procure italiane, ma è costante, continua nel quotidiano con i suoi interventi pubblici. “Questi criminali non mi vogliono nel territorio e lo hanno dichiarato a viso aperto. Un grazie ai carabinieri, in particolare al personale di scorta”. Sulla vicenda abbiamo sentito il primo cittadino di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno: “A me dispiace, penso che sia normale che mi dispiaccia, non potrei non essere dispiaciuto”.

A parte il dispiacere, da primo cittadino cosa può aggiungere?

“Noi non facciamo sconti a nessuno, perché se capitasse a noi saremmo i primi a denunciare e a chiedere l’intervento della forza pubblica. È una cosa naturale, per un primo cittadino che è anche maresciallo della guardia di finanza”.

Perché accadono questi episodi?

“La questione precisa non la conosco, immagino che abbiano chiesto i soldi a qualcuno, penso che sia successa questa cosa. Non lo so il fatto che è successo fuori al cimitero, perché io non c’ero”.

C’è stata una frase urlata contro il testimone e la sua scorta: “i kalashnikov sfondano la blindata”.

“Questa è una cosa gravissima, questa è una cosa non solo da risalto mediatico ma penso che ci sia anche qualche risvolto penale. Spero che il Ciliberto abbia fatto la denuncia”.

Cosa possiamo aggiungere sulla figura dei testimoni di giustizia?

“Ben vengano, a me fa piacere quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità e di mettersi dalla parte della giustizia. Sono vicino umanamente al testimone di giustizia Ciliberto”.

Che messaggio, da primo cittadino, sente di dare alla collettività quando accadono questi episodi?

“Bisogna ribellarsi, andare nelle sedi opportune e denunciare”.

Cosa bisogna fare per invertire la rotta?

“La prima cosa da fare è organizzare dei convegni sul tema, essere cittadini delle istituzioni e coinvolgere le scuole. Questo è il primo passo. Entrare nelle scuole con dei messaggi, essere dei cittadini che vogliono la legalità e che si battono per quello”.

Qual è il compito delle Istituzioni?

“Come sindaco sono vicino alla figura del testimone di giustizia Ciliberto che in questo momento ha avuto questa problematica. La prima cosa che dico è che sono vicino a lui”.

Che significa “sono vicino”?

“Cosa mi vuol far dire? Come Istituzione sono vicino a chi denuncia, ma se mi vuole far dire qualche altra cosa mi aiuti lei”.

In che modo si è vicini? Concretamente cosa si può fare per stare vicini a un testimone di giustizia che ha denunciato la camorra?

“Da uomo sono vicino a chi fa questo, da sindaco lo stesso. In questo momento se devo trovare un modo, non vorrei dire una baggianata, quindi mi astengo in questo momento. Vorrei capire come aiutarlo. Come sindaco posso fare ben poco per un testimone di giustizia, posso stargli vicino, posso organizzare un incontro, possiamo fare tutto ciò che potrebbe dare lustro e risalto a ciò che fa questo testimone di giustizia. Ma se ci sono dei risvolti che non sono solo mediatici, ma sono di natura penale il sindaco che può fare? Non penso che possa fare tantissimo. Stargli vicino, poi il modo lo troveremo insieme, questo è poco ma sicuro. Io non mi tiro indietro se devo stare vicino a una persona che soffre, perché è nella mia indole. Si figuri per uno che si batte per la legalità tutti i giorni. È l’educazione di vita che porta a fare delle scelte di vita, è ovvio che stia vicino a Ciliberto come sto vicino ai disadattati, come sto vicino… però purtroppo a volte i modi per aiutare determinate persone sono molto burocratici e ti fanno perdere tempo”.

Tocchiamo l’argomento camorra e presenze malavitose: qual è la situazione a Somma Vesuviana?

“A Somma Vesuviana non ci sono delle attenzioni eccezionali, qualcuno è fuori da questa località, altri sono nelle patrie galere. C’è qualcuno che purtroppo spaccia, però penso che i carabinieri stiano facendo un ottimo lavoro”.

Il territorio è attenzionato dalle forze dell’ordine?

“Assolutamente si. C’è una presenza quotidiana sul territorio, io li vedo e li sento quasi giornalmente, per scambiarci opinioni e per fare qualche cosa”.

Ma una frase del genere, secondo il suo punto di vista, è stata detta da semplici balordi o potrebbe esserci una regia legata alle denunce del testimone?

“Spero che siano dei balordi, però non sono frasi che si dicono tutti i giorni: è una via di mezzo. Io penso che chi fa il crimine seriale come fa a dire una stronzata del genere a un testimone di giustizia, per alzare l’attenzione? Glielo dice uno che conosce un po’ la materia, spero siano dei balordi perché altrimenti sono proprio stupidi”.

Anche il primo cittadino del Comune di Camposano, in provincia di Napoli, Franco Barbato, già onorevole con l’Italia dei Valori, è intervento, parlando di un “fatto gravissimo, che va stigmatizzato nel modo più viscerale possibile, condannando questi sbandati e delinquenti che pensano ancora di poter dettare legge su questi territori”. Per Barbato “c’è una mentalità che va oltre la camorra,un modo violento, arrogante di porsi e di muoversi all’interno della società. Ricordo le posizioni dei testimoni di giustizia quando si incatenarono davanti al ministero dell’Interno per contestare la poca attenzione da parte dei rappresentanti del Viminale durante il governo Berlusconi, rispetto a chi si schierava contro le mafie e aiutava la giustizia per continuare questo tipo di battaglie. Ora posso anche pensare, da uomo dello Stato, che sarebbe un bel gesto se lo Stato aprisse le braccia e accogliesse ancora di più Gennaro affinché potesse vivere in società in modo normale, riportando la sua vita alla normalità”.

In che modo?

“Sto immaginando che una risposta del genere potrebbe essere quella di proporlo come assessore alla legalità nel mio Comune, per dire che c’è lo Stato”.

Per quanto riguarda la situazione dei testimoni di giustizia, però, poco è cambiato.

“Sui testimoni di giustizia c’è stato uno scarto in positivo tra il periodo di Berlusconi e l’attuale governo… se ad esempio penso che Grasso oggi è la seconda carica dello Stato. Questo già dà un termometro diverso dell’attenzione, io parlo da osservatore esterno in questo momento. Quando sono stato parlamentare si faceva ben poco in merito alla lotta alle mafie, addirittura uomini di governo come Cosentino condividevano affari con la camorra”.

Ma le Istituzioni continuano a latitare su questi temi. 

“La politica presente nelle Istituzioni non sta rispondendo alle richieste che vengono dai cittadini e dai testimoni di giustizia, ed è la ragione per la quale c’è oggi un malessere diffuso rispetto alla politica istituzionale”.

Fonte: restoalsud.it

tdg scaffale

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