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CERRO AL VOLTURNO (Is), 30 aprile 2014… SCUOLA, AMBIENTE e LEGALITÀ

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CERRO AL VOLTURNO (Is), 30 aprile 2014

SCUOLA, AMBIENTE e LEGALITÀ

Istituto Comprensivo Dante Alighieri

‘Ogni parola che non imparate oggi è un calcio nel culo che prenderete domani’, don Lorenzo Milani

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Tutti sapevano dei veleni in Molise (con FOTO)

Tutti sapevano dei veleni in Molise

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di  | il 9 febbraio 2014

POZZILLI. Siamo in provincia di Isernia, vicini all’ormai famoso e ‘decaduto’ Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro, dove in passato si è registrata anche la presenza della camorra.

Quella che gestisce i suoi affari nel silenzio, attraverso imprenditori spregiudicati. Due esempi su tutti: Rer e Fonderghisa. Per le forze dell’ordine: “zona industriale più importante della provincia e tra le più attive della regione, si sono insediati opifici controllati direttamente da esponenti della criminalità campana o molto vicini a tali ambienti”. Lo scrivono in una informativa, nel 2007.

L’indagine, partita nel 2005 e chiamata ‘Campania Felix’ (cenno storico per identificare la parte di territorio campano che comprendeva anche la ‘piana di Venafro’), accende i riflettori sulla zona industriale, sulle attività, sui movimenti, sulle conversazioni dei sospettati.

“Questo territorio è campo di operazioni illecite, è campo di controllo camorristico”,scrivono nell’informativa. Trecento pagine dense, piene di nomi e cognomi, di aziende, di azioni criminali. Di fatti delittuosi registrati in Molise. C’è anche la famiglia Ragosta:che ha investito ingenti somme di denaro in questo territorio, non soltanto proviene da un’area geografica in cui tutte le attività imprenditoriali sono di fatto gestite, controllate o assoggettate alla criminalità organizzata, ma annovera quale capostipite il Ragosta Giuseppe, assassinato in un vero e proprio agguato di camorra. […]senza ombra di dubbio, il Ragosta Giuseppe faceva parte dell’organizzazione criminale denominata “Nuova Camorra Organizzata” al cui vertice vi era Raffaele Cutolo”.

Nel territorio circostante ci sono le ‘Mamme per la Salute e per l’Ambiente’ che hanno denunciato e continuano a urlare la loro rabbia. Foglie di fico piene di veleni, diossina nel latte materno e negli animali, veleni nella polvere del cemento, rifiuti interrati e bruciati nei forni. Malattie, tumori.

Una situazione drammatica. Proprio nella Fonderghisa, per diversi operai, sono stati sciolti i carri armati provenienti dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Terreni particolari, riempiti da “tonnellate e tonnellate di materiale di scarto dell’altoforno della Fonderghisa”.

Dopo tanti anni si ricomincia a parlare di queste ferite, coperte e tamponate di volta in volta per non creare allarmismo. Un termine molto utilizzato in questi ultimi anni. Soprattutto dalla fallimentare classe dirigente, che ha fatto finta di non vedere e di non sentire. Per l’ex magistrato Ferdinando Imposimato “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”.

Abbiamo incontrato il primo cittadino di Pozzilli, Nicandro Tasso, con il quale abbiamo affrontato anche la questione del ‘terreno a riposo’. Sono iniziati gli scavi nei terreni diVenafro, ma il terreno di Nola, dove si è registrata la presenza di quel ‘galantuomo’ di  Antonio Moscardino, continua a riposare.

Con Tasso siamo partiti da alcuni terreni di Pozzilli. Vecchie discariche, ora ricoperte di terra, ma con segni ben evidenti. Si può facilmente scorgere del catrame, delle lastre di amianto, della plastica, del ferro. Tre terreni (località Capo di Marco, località Ginestra, località Fosse) dimenticati. “Tutti sanno tutto”, ha affermato il sindaco.

Lei conosce bene la zona, stiamo parlando di località Fosse. Il terreno è del Comune di Pozzilli, ma la zona è recintata. C’è il cartello ‘Divieto di Scarico’ ma è una discarica a cielo aperto. Per non parlare della zona transennata e chiusa con un cancello.

Adesso mi sembra hanno messo il recinto, hanno messo le mucche.

Ma di chi è questo terreno?

Del Comune.

E chi lo ha recintato?

Penso i vaccari.

Senza autorizzazione?

Che io sappia… non sono mai andato. Dagli anni ’70 si andava a sversare materiale proveniente dalla Fonderghisa, penso regolarmente autorizzato. Ricordo i camion.

Dove andavano?

Ricordo solo ‘le Fosse’, una scelta pazzesca, scellerata. Forse, allora, non ci stava quella sensibilità che c’è adesso su alcune tematiche e penso che ci stava pure una certa ignoranza su queste tematiche.

Gli operai parlano di “tonnellate e tonnellate di materiali di scarto della Fonderghisa”. Lei cosa ricorda, cosa ci dice?

Ho avvisato da tempo la Forestale che mi ha risposto che devono monitorare queste zone, sono molto scoscese. Sicuramente andranno a vedere, magari sono già andati a vedere, sicuramente faranno il loro dovere. L’accordo in prefettura è stato anche quello di monitorare, su segnalazione di sindaci e di cittadini, tutti quei posti che sono vulnerabili. Ho segnalato anche un altro terreno a Pozzilli. Qui andavano a portare roba di inerte, risulta.

Si, pezzi di amianto, catrame, ferro…

Tutta roba di risulta. Amianto non lo so, tutta roba di risulta. Una decina di anni fa hanno ricoperto tutto.

La località come si chiama?

Ginestra.

Demanio pubblico?

Si, del demanio.

Come possiamo definirla la zona, una discarica?

Una discarica di inerte.

Illegale?

All’epoca…

Chi ci andava a sversare?

Tutti quanti. Parliamo di venti o trenta anni fa, bisogna vedere in quell’epoca cosa era considerato legale e cosa era considerato illegale.

C’è anche la località Campo di Marco.

Si.

C’è un pezzo che interessa anche un privato?

Non ricordo, era comunale. Perche se era una discarica era sicuramente comunale.

Una discarica?

Del Comune, autorizzata dal Comune.

Cosa si scaricava?

Sono tanti anni che è stata chiusa. Non è stata bonificata, è stato buttato il terreno sopra e basta. Sono situazioni pregresse, di una mancata attenzione verso l’ambiente. Voglio che si faccia luce, ma sono sicuro, quasi al novantanove per cento che è tutta immondizia.

L’amianto?

Penso di si, all’epoca l’amianto era considerato un elemento normale.

All’epoca…

Quindi si andava a smaltire come si smaltiva tutto.

Sotto terra…

Prima l’amianto era come una lamiera, prima che ci fosse la direttiva sull’amianto. La gente aveva l’amianto in campagna. Che poi si smaltiva, la gente che ne sapeva.

In località ‘le Fosse’, dove tutto è stato chiuso senza autorizzazioni comunali, c’è una discarica a cielo aperto. 

Questo non lo so. Ha fatto benissimo a dirlo, perché io non lo so. Lo sta dicendo lei, ora parlerò con i miei vigili urbani.

Le tre località sono state segnalate alla Prefettura di Isernia?

Si, lo sanno. I vigili, mi sembra, hanno dato pure le autorizzazioni dell’epoca. Ho segnalato anche un altro terreno. Sto collaborando con le ‘Mamme per la Salute e l’Ambiente’ di Venafro. Mi sto curando un tumore, questa mattina sono stato in ospedale.

Lo lega al fattore ambientale?

Non lo so. Penso più a un discorso di alimentazione. Ci siamo abituati negli anni a mangiare un po’ di tutto, soprattutto cose che, negli anni, si son scoperte cancerogene.

Lei non sposa la tesi delle ‘Mamme di Venafro’ sui veleni presenti in zona?

Il fattore ambientale ha un certo peso, però dobbiamo andare a vedere posti e posti. Certamente uno che lavorava in fonderia, nella Fonderghisa, non possiamo dire che non sia un fattore scatenante per una patologia oncologica. È successo a mio cugino, che è morto. La mia famiglia è stata particolarmente colpita.

Nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro si sono registrate strane presenze in passato.

Ricordo una cosa molto importante. Mia madre, parlo di inizi anni 2000, appena dopo l’acquisto della Fonderghisa, aveva un vigneto sotto Pozzilli e mi diceva che in un recipiente con l’acqua la mattina trovava tutto argento sopra. L’ho detto anche in Prefettura. Sono andato lì e mi sono accorto che si trattava di ossido di alluminio. Noi avevamo due cose importanti: Fonderghisa e Rer, due fonderie. Penso che la Fonderghisa fino a un certo punto è stata controllata, come la Rer. Poi i controlli non ci sono più stati. La presenza dei Ragosta in zona non è mai stata presa bene.

Le forze dell’ordine, nell’operazione ‘Campania Felix’ del 2005, collegano i Ragosta con il clan camorristico dei Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano.

Non sapevano agire, arrivavano in Ferrari, parlavano in dialetto. Ostentavano le loro ricchezze, ‘noi facciamo, noi diciamo’.

Volevano acquistare altre due aziende.

Lo so, l’ho saputo. Fortunatamente non li ho mai conosciuti. Penso che siano stati tra le persone peggiori che abbiamo messo piede a Pozzilli. Investirono in un settore in crisi, una speculazione ben mirata.

Chi poteva agire e non ha agito in quel periodo?

Un po’ tutti quanti. Tutti. Nel 2011 ho chiesto espressamente alla Prefettura un tavolo tecnico sulla sicurezza per Pozzilli, perché non si riesce a controllare il movimento di società che molte volte vanno nei capannoni. Prima hanno denunciato una cosa, poi cambiano proprietario. In Prefettura mi hanno detto che sta tutto a posto. Sempre in Prefettura ho ripetuto e chiesto ufficialmente la situazione della piana di Venafro. Mi è stato risposto che sta tutto a posto. Mi sono sempre preoccupato, siamo ai confini con la Campania. Molte volte questi personaggi si infiltrano in piccole realtà. Nel momento in cui ci sono grossi interessi, questi grossi interessi possono essere silenziati con tanti modi.

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra Schiavone per affrontare questi temi?

Bisognava farlo molto prima. Tutti lo sapevamo, non lo so perché nessuno parla. L’attivazione del controllo ci deve essere sempre. Le denunce sulla zona industriale sono state fatte, il problema è che non si è mai denunciato quello che accadeva fuori dalla zona industriale. Bene o male era una zona controllata. C’è stato un periodo che dalle cisterne scaricavano nel collettore, inquinavano il torrente Rava, però dal 1990 in poi si è controllato parecchio. Il problema sta nelle campagne di Sesto Campano e Venafro, dove era più facile scaricare e andare via. Dobbiamo fare molta attenzione, non voglio spingere a dire alcune cose, perché c’è tanta gente che lavora.

Tipo?

Che fa i contadini, che vendono un prodotto, che vendono le mozzarelle. Dobbiamo portare alla certezza e poi si dà la notizia. Alla gente bisogna dire la verità e la verità va accertata. Ci siamo attrezzati per controllare.

La gente, dopo tanti anni, vuole sentire qualcosa di nuovo.

Per la prima volta ho visto tutti i soggetti del territorio insieme. I comuni, la prefettura, i carabinieri, i vigili del fuoco, una sinergia sul territorio che non c’è mai stata.

I controlli?

A cosa servono i controlli se non si investe. Bisogna investire nell’Arpa, senza risorse non serve a niente. Si fanno pagare i macchinari dalla Colacem e da Energonut per controllare l’Energonut e la Colacem. Ho sempre denunciato questa storia, ho sempre detto pubblicamente all’Arpa che non è credibile per l’opinione pubblica. Anche se penso che sono persone perbene, ma il fatto che è stato donato del materiale da chi deve essere controllato non va bene.

Lei ha mai sentito parlare di un certo Antonio Moscardino?

Come no, è un delinquente. Ha fatto parecchi impicci, non stiamo parlando di Ragosta, era uno terra terra. Oggi sta in pensione. Contattò anche me per il terreno di Nola, che ha anche un terreno a Pozzilli dove ha operato Moscardino. Mi chiese un piano con delle sezioni, per delle buche. Le ha riempite con tutto il materiale della Fonderghisa.

da RESTOALSUD.IT clicca per sito

  • Le FOTO

Località ‘Ginestra’ – POZZILLI (Isernia), 13 novembre 2013

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Località ‘Fosse’ – POZZILLI (Isernia), 13 novembre 2013

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Località ‘Fosse’, Pozzilli (Is)
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Località ‘Fosse’, Pozzilli (Is)

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RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE? SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA

STRISCIONE ISERNIA, ottobre 2013

STRISCIONE ISERNIA, novembre 2013 (Foto Valentina Vacca)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, Campobasso, agosto 2010

L’INCHIESTA dal BLOG (con Foto) 

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici



PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

 


VIDEO Youtube:

VENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

SCHIAVONE

RIFIUTI, I CAMION DELLA CAMORRA IN MOLISE

27 ottobre 2010

di Paolo De Chiara
“Si sono trasferiti in Molise gli eco mafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete. Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli”. In questo modo la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra, si è espressa in un articolo uscito ieri su Il Mattino (“E i clan portano i veleni in Molise”). Da troppi anni in Molise è stato lanciato l’allarme. Secondo Rosaria Capacchione, che abbiamo sentito telefonicamente: “I segnali c’erano anche prima. Adesso ci sono più strumenti e più capacità per riconoscere quei segnali. Stiamo parlando di una situazione stabile. Loro si spostano dove ci sono i soldi da fare. E, soprattutto, dove possono operare più tranquillamente”. E in Molise operano da anni in silenzio. Per la classe dirigente di questa Regione “il Molise è un’isola felice”. Non è affatto così. In Molise le mafie fanno i loro sporchi affari. Riciclano il denaro sporco, investono e sversano i loro veleni. Già dieci anni fa si poteva apprendere dal Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali”. Nel Rapporto era chiaramente indicato che “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (CE). Si sono, altresì, evidenziati segnali di acquisizioni, da parte di affiliati a cosche di origine catanese, di aziende da sfruttare per il riciclaggio di capitali illeciti”. Nel rapporto si evidenziano le operazioni più significative compiute dalle forze di polizia. Come quella del 13 luglio 2000 fatta a Termoli, dove i militari dell’Arma dei Carabinieri arrestarono il latitante Aniello Bidognetti, elemento di spicco del clan dei Casalesi, responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, estorsione ed altro. Solo dopo dieci anni si è arrivati a siglare un Protocollo di Legalità tra la Prefettura di Isernia, la Provincia, le forze dell’ordine e diversi Comuni. Nel maggio scorso, precisamente a Cantalupo del Sannio, la divisione anticrimine della Questura di Napoli, mise le mani sui beni del boss di Sant’Anastasia Antonio Panico. Il valore degli appartamenti e dei terreni sequestrati si aggirava intorno ai due milioni di euro. Come non ricordare l’arresto di Massimiliano Conti, il 38enne originario di Pescolanciano, uno dei titolari delle quote societarie della sala “Bingo Boys” di Teverola, già al centro di inchieste di camorra. Mentre nel luglio scorso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel blitz che portò in carcere 44 persone, evidenziò la presenza di due soggetti, presunti affiliati dei casalesi, a Toro, in provincia di Campobasso. Da qualche settimana avevano preso in affitto una casa nel piccolo centro molisano. In provincia di Isernia nel febbraio scorso, grazie all’operazione della guardia di finanza di Caserta, vennero messi i sigilli ai beni dell’imprenditore del gas Giuseppa Diana. L’esponente del clan dei Casalesi che aveva tentato anche la scalata per l’acquisizione della Lazio Calcio. I tanti segnali, come il sequestro di un’azienda (che operava solo sulla carta) ad Isernia. “L’Euroingros – secondo il comandante della guardia di finanza di Isernia Giacomo D’Apollonio – sulla carta era un’attività che operava nel settore dei detersivi. Ma di fatto non ha mai operato. La società era intestata a una persona fisica inesistente”. In questa occasione si registrò la presenza di Giovanni Sciacca, imprenditore di Mondragone, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico La Torre. Lo stesso clan che compare nel rapporto sulla criminalità del 2000, predisposto dalle informazioni della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Già alla fine degli anni ’80 il magistrato Imposimato parlava di appalti e di terra fertile per la camorra. “Anche questa Regione – si legge dalle cronache del Messaggero del 1 marzo 1988 – può costituire una terra di conquista della camorra. Bisogna vigilare”. Non si è vigilato. Il problema non è stato affrontato. “Per troppi anni il Molise – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia – ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Un episodio significativo, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si è registrato con la testimonianza, nel 2003, di un giornalista di TeleA. Che racconta di aver seguito un camion partito da Napoli carico di rifiuti nocivi che dovevano essere smaltiti a Ferrara. Questo camion, invece di proseguire per il nord, proseguì per Caianello in direzione Venafro. Arrivato nella zona del consorzio industriale di Pozzilli, entrò in un capannone e dopo qualche ora uscì e tornò a Napoli”. Nell’articolo di Rosaria Capacchione si legge che il Molise “è il punto finale di smaltimento dei materiali pericolosi”. Ma perché proprio in Molise? Lo abbiamo chiesto alla giornalista de Il Mattino: “In Campania le discariche sono piene e sono state aperte molte indagini. Quindi si è creata una certa sensibilizzazione sull’argomento. Adesso il contadino che deve prendere la roba e la deve internare non lo fa più. E’meglio, per loro, andare altrove”. Ecco perché è stato scelto il Molise. “Perché magari – ci ha confermato la giornalista nel mirino dei clan – non se ne accorge nessuno. Ci vuole tempo prima che qualcuno prenda coscienza del fatto che quella è un’attività criminale o un’attività legale, ma fatta con i soldi della criminalità. Ci vuole molto tempo. Noi siamo più abituati a riconoscerle queste cose. In un territorio vergine è difficile”. Ma sono serviti i tanti allarmi di questi ultimi anni? “L’allarme è servito a far aprire gli occhi”. E qual è il compito dei cittadini? Per Rosaria Capacchione: “I cittadini quando vedono qualcosa di strano devono denunciarlo. Se vedono camion che arrivano di notte in aperta campagna devono chiamare i carabinieri. Stiamo parlando di attentati alla loro vita. Non ci vuole nulla per inquinare le falde”. E proprio sul via vai dei camion si deve registrare la continua presenza sulle strade molisane dei “camion gialli con la scritta in rosso Autotrasporti Caturano”. Ma chi sono questi Caturano? “I Caturano – ci spiega Rosaria Capacchione – sono una costante delle inchieste sulle ecomafie. Compaiono sempre come nome. E’ possibile che abbiano un ruolo ancora più centrale di quello che hanno finora evidenziato le indagini”. E li vediamo passare in Molise. Soprattutto di notte. Proprio uno dei Caturano, qualche tempo fa, venne arrestato nei pressi della Colacem di Venafro. Trasportava rifiuti tossici. “Con lo stesso sistema – si legge nell’articolo di Rosaria Capacchione – utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno e documentato dalle due inchieste “Madre Terra”. E proprio nell’articolo de Il Mattino viene ricordato l’intervento del 2008 della Dda di Campobasso, che già indicava la Regione come “il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti”. Oggi, per quanto riguarda la discarica di Montagano, dove dal 2008 la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi, si registrano le parole del primo cittadino. Alle quali ribatte con forza il consigliere regionale Michele Petraroia: “Il sindaco sbaglia, perché non si possono risolvere i problemi finanziari dando pareri positivi per tenere sul proprio territorio la più grande discarica del Molise. Si da l’autorizzazione per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi, quando la legge nazionale e il piano regionale dei rifiuti stabilisce che questi impianti, per i rifiuti speciali e tossici, vanno realizzati all’interno delle aree industriali. E’ una scelta sbagliata”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “E’ un argomento con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati”. E continuano ad esserci. “Le infiltrazioni ci sono – ha dichiarato il procuratore antimafia di Campobasso Armando D’Alterio – e vanno combattute. Chiudere gli occhi non serve a nulla”.

da MALITALIA.IT

 

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