Tag: silenzio

MOLISE CRIMINALE: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

IL SEGRETO DI PULCINELLA. Rifiuti tossici, affari, malagestio, corrotti, corruttori, clientelismo, droga, cemento, riciclaggio, eolico. Ma cosa cazzo deve succedere in questa bellissima terra, resa disgraziata dai gestori della cosa pubblica? Si deve sparare tutti i giorni, servono i morti ammazzati per strada per dire che in Molise le mafie ci sono da anni e fanno ciò che vogliono?

MOLISE CRIMINALE: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

di Paolo De Chiara

Ad ogni operazione della magistratura e delle forze dell’ordine seguono sempre le solite parole inutili. Lo stesso inutile stupore viene espresso da più parti. Da decenni le mafie (camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, cosa nostra) fanno i loro sporchi affari. Ed ogni volta, dopo ogni arresto, si grida allo scandalo.

Ma il Molise non era un’isola felice, un’isola beata? La favoletta raccontata dai politicanti del posto non è mai risultava essere vera. Il problema non è mai stato affrontato. Si è preferito nascondere la sabbia sporca (con annessi affari) sotto il tappeto. Un grande tappeto. Molto meglio nascondere, occultare, non dare peso alle denunce degli anni passati.

Si continua a nascondere il problema. Non si affronta. Si semplifica. Si nega. Ecco, il negazionismo. E negando negando non ci si è accorti che questi criminali sono entrati da anni. Le presenze sono stabili, altro che infiltrazioni.  

Non c’è la volontà di affrontare la situazione.

Rifiuti tossici, affari, malagestio, corrotti, corruttori, clientelismo, droga, cemento, riciclaggio, eolico. Ma cosa cazzo deve succedere in questa bellissima terra, resa disgraziata dai gestori della cosa pubblica? Si deve sparare tutti i giorni, servono i morti ammazzati per strada per dire che in Molise le mafie ci sono da anni e fanno ciò che vogliono?

È sempre un problema di memoria. Proprio a Bojano, dove in queste ore si è conclusa una straordinaria operazione della DDA di Campobasso (con il plauso del Ministro dell’Interno Lamorgese e del Procuratore nazionale Cafiero De Raho), nel giugno del 2011 è stata posta in esecuzione una ordinanza di custodia cautelare per nove persone per diverse fattispecie di reato: associazione a delinquere, illecita concorrenza con minaccia e violenza, estorsione e danneggiamento seguito da incendio. Secondo la Procura di Campobasso, erano gli anni del tenace magistrato D’Alterio, «un preciso piano, finalizzato a realizzare, sul territorio, una microeconomia criminale, concernente il totale controllo della gestione di giochi elettronici». 

I magistrati dimostrarono i collegamenti con il clan dei casalesi e con la ‘ndrangheta calabrese. Una forma embrionale capace di evolvere se non contrastata.

Ma, negli anni, molti altri episodi hanno interessato il piccolo Molise. Tralasciando la questione dei mafiosi (come Vito Ciancimino) inviati al confino in Molise, restano altri fatti inquietanti. Nel nucleo industriale di Pozzilli-Venafro due aziende (Rer e Fonderghisa)finirono nelle mani di soggetti legati a clan di camorra.

I rifiuti tossici portati in questa Regione hanno legami forti con la criminalità organizzata. Gli impianti eolici hanno dimostrato la presenza di criminali organizzati che hanno fatto ciò che hanno voluto.

Le società fantasma presenti sul territorio? Perché S.a.s. e S.r.l., con sedi operative in Campania (Giugliano, Napoli, Mugnano, Aversa) vengono a stabilirsi con la sede legale nel capoluogo pentro? E partecipano a bandi, appalti a Minturno, Reggio Calabria, Casal di Principe. Uno di questi soggetti, un amministratore residente in Campania, ma con la Società con sede legale a Isernia, risulta essere (sarà vero? È stato appurato?) un fiancheggiatore di un clan di camorra. «Si tratta – si legge in un’inchiesta – della più moderna espressione dell’affermazione del potere criminale che si evolve verso logiche imprenditoriali più raffinate».

E le residenze false in provincia di Isernia? Perché a Isernia, in passato, hanno chiesto la residenza personaggi campani con precedenti penali? Nel 2010 la guardia di finanza ha chiuso un’inchiesta. Ma tutto è finito nell’oblio.

I fondi europei dove e a chi sono finiti? Gli impianti di carburanti sequestrati nel corso degli anni?

«Il Molise si è rivelato non zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari». Era il 2008 e lo scriveva la DDA di Campobasso.      

E si continua a perdere tempo a parlare di “infiltrazioni”.

«In Molise risiedono soggetti collegati alla cosca Bellocco di Rosarno», sono passati 17 anni da questa Relazione della commissione parlamentare antimafia. Quattordici ne sono trascorsi dal Rapporto della Confcommercio “Mani del crimine sulle Imprese”: «Il clan casertano dei Casalesi esercita una sua influenza nella zona di Venafro in Molise».

E si continua ancora a parlare di “infiltrazioni” e di cittadini molisani che denunciano.

Quanti altri esempi bisogna fare?

Quante altre parole bisogna spendere per descrivere questa Regione? Che ancora oggi, nel silenzio generale, elegge galeotti che gestiscono il futuro di questa terra.

Per quanti giorni ancora ci sarà l’inutile clamore che non porterà a nulla?    

da WordNews.it

SILENZIO!

INUTILI COMMEMORAZIONI. Le persone vanno salvate quando sono vive. Non serve a niente commemorarle dopo la loro morte. Non serve a niente riempirci la bocca con parole vuote. Questo strano Paese non ha bisogno di “eroi”. Falcone, Borsellino, Impastato, Siani, don Peppe Diana, Chinnici, Ambrosoli, don Pino Puglisi (e tantissimi altri) non erano degli “eroi”. Erano semplicemente persone normali che facevano bene il proprio mestiere. Nel Paese “senza memoria” ci si dimentica del passato. E si compiono sempre gli stessi errori ed orrori.

SILENZIO!

di Paolo De Chiara

Viviamo in un Paese strano. Il Paese dei “misteri” irrisolti. Altra parola inutile. Sì, irrisolti. Ma i misteri non sono poi così tanto misteriosi. Conosciamo la feccia che in questi anni ha insanguinato questo Paese.

Dalla strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) in poi. Sino ad oggi.

C’è sempre lo stesso fil rouge, impregnato di sangue, che lega tutti gli episodi politico-criminali che hanno attraversato la nostra storia.

Noi siamo il Paese senza memoria. E un Paese senza memoria, come diceva il poeta (che non è stato massacrato da un ragazzino di 17 anni ma dalle stesse “menti raffinatissime” che hanno impunemente massacrato innocenti), è un Paese senza storia.

Abbiamo sempre avuto questo problema. Abbiamo sempre preferito di curare i nostri fatti privati. Abbiamo sempre girato la testa dall’altra parte. È successo, in ogni situazione.

Dopo ogni omicidio, dopo ogni strage. Facciamo finta di commuoverci. Poi passata quella mezz’ora, resa falsa dal nostro menefreghismo, riprendiamo a vivere come prima. Peggio di prima.

Siamo molto bravi a commemorare. A partecipare alle fiaccolate, alle manifestazioni. A urlare: “Mai più!”. Inutilmente.

Le commemorazioni non bastano più nel Paese delle stragi di Stato. Il sangue innocente non lo possiamo cancellare con poche ore di falso impegno.

Le persone vanno salvate quando sono vive. Non serve a niente commemorarle dopo la loro morte. Non serve a niente riempirci la bocca con parole vuote.

Falcone è stato massacrato in vita. I bravi cittadini si lamentavano delle sirene. Pure le firme raccolsero per “cacciare” Falcone dalla sua abitazione. In vita è stato denigrato, offeso, attaccato. Dai “Palazzi” e dalle “televisioni”. Dai colleghi e dai prezzolati, che si vendono per poco. Pure il fallito attentato all’Addaura. Se l’era fatto da solo, dissero, per la notorietà. La macchina del fango è vecchia come il mondo.

Poi è toccato a Borsellino. Anche a lui hanno riservato un “bel trattamento”.  

Prima di loro è toccato ad altri: a Peppino Impastato (“un terrorista”), a don Peppe Diana (“se la faceva con le donne dei camorristi”), a Pier Paolo Pasolini (“un pederasta”, “un frocio”). E non sono gli unici.

Abbiamo girato la testa dall’altra parte. Ecco perché tutti questi “eroi” (parole usate a vanvera) sono stati ammazzati. Prima isolati e poi colpiti senza pietà.

Perché noi non siamo stati attenti, non siamo stati presenti.

Non li abbiamo difesi in vita.

Abbiamo atteso la loro morte per ritenerli credibili.

Abbiamo fatto schifo.

E non abbiamo nemmeno imparato la lezione. Continuiamo a riempirci la bocca di false parole, di inutili proclami.

Appendiamo le bandiere, ci mettiamo la maglietta commemorativa.

Ci facciamo i selfie in via D’Amelio, sul tratto autostradale dove i mafiosi hanno posizionato il tritolo per eliminare un “genio” (ecco la parola giusta) della magistratura italiana.  

Pensiamo di lavare così la nostra sporca coscienza.

Ma continuiamo a votare – “il nodo è politico”, amava ripetere Paolo Borsellino – i peggiori: abbiamo aperto le nostre Istituzioni ai mafiosi e ai loro sodali. Ai loro complici.

Andreotti, Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, Cesaro. Alcuni esempi per dire che non ce ne frega niente della lotta alle mafie.

Ci sono le sentenze che disegnano un quadro sconcertante. Come quella sulla scellerata Trattativa Stato-mafia. Ma chi l’ha letta? Chi ne vuole parlare?

Sappiamo che un Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pagava Cosa nostra. Anche dopo le stragi, quando il sangue degli “eroi” era ancora caldo.

E continuiamo a dare credito politico a questa gentaglia.

Bisogna cambiare registro. Non basta più voltare “pagina”. Bisogna chiuderlo il libro della vergogna. E aprirne uno nuovo. Scriverne uno, tutto nuovo. Ovviamente non dimenticando i responsabili, le “menti raffinatissime” che, ancora oggi, sono presenti negli ingranaggi della nostra Repubblica.

Personaggi ben posizionati per controllare le nostre vite.

Ci sono ancora uomini di Contrada, ad esempio. Di quei vergognosi Servizi Segreti che troviamo in ogni situazione. In ogni omicidio. In ogni strage.

Veri e propri sistemi criminali che si occupano di occulte strategie, di vergognose nomine. Ai vertici delle Istituzioni. Per controllare, per gestire, per comandare.

Alla faccia di quelli che chiamano “eroi”. Ecco come si commemorano i morti ammazzati!

Possiamo cambiare. E possiamo iniziare a farlo con le persone vive. Posizionarci dalla loro parte. Senza se e senza ma. Senza difendere, per partito preso, personaggi delle Istituzioni che non hanno fatto il proprio dovere. Non serve il “tifo”. Serve cercare le responsabilità.

Oggi abbiamo un magistrato, vivo, che rischia ogni giorno la sua vita. Questo magistrato si chiama Nino Di Matteo.

Nel “Paese senza memoria”, questo Pm, sta respirando la stessa aria degli anni Novanta, respirata dai tanto acclamati Falcone e Borsellino.

Sta subendo lo stesso massacro.

Lo abbiamo già dimenticato. Le sue parole forti, disarmanti, potenti (dette in una trasmissione televisiva, come faceva Falcone) non hanno creato un serio dibattito. Lo sdegno dei benpensanti, falsi filosofi viziati, ha scientificamente spostato l’attenzione su cose inutili. Sul presentatore. Sul programma. Ma Di Matteo è stato chiaro.

“Qualcuno” ha storto il naso, “qualcuno” ha ordinato, “qualcuno” ha prontamente ubbidito. È già capitato in passato. Sta capitando ancora.

Gratteri non viene nominato ministro perché “qualcuno” ha storto il naso, “qualcuno” ha ordinato, “qualcuno” ha ubbidito. Senza profferir parola.

E nel silenzio di tutti si bruciano le conversazioni telefoniche tra un Presidente della Repubblica e un tizio preoccupato da certe rivelazioni sulla Trattativa Stato-mafia.

Questo strano Paese non ha bisogno di “eroi”.

«Sventurata la terra che ha bisogno di eroi», scriveva Brecht.

Falcone, Borsellino, Impastato, Siani, don Peppe Diana, Chinnici, Ambrosoli, don Pino Puglisi (e tantissimi altri) non erano degli “eroi”. Erano semplicemente persone normali che facevano bene il proprio mestiere.

Ma è pronto questo Paese a difendere le persone perbene? In attesa del vero cambiamento morale, almeno, si resti in Silenzio!

da WordNews.it

Il testimone: “Quel mondo degli appalti che mi ha ‘ucciso'”

crollo-ponte

Quando gridavo agli appalti truccati in molti mi dissero che non avrei mai più lavorato, perché chi parla viene punito e non solo dalla camorra. 

Sono anni che chiedo un incontro con il Ministro Del Rio, ma più del silenzio ad oggi nulla: mai un grazie, mai una stretta di mano a chi ha avuto il coraggio di denunciare facendo nomi e cognomi.

 

La storia si ripete ogni volta ed il mio sacrificio resta inutile. Quando decisi di denunciare la corruzione e le infiltrazioni della camorra nelle grandi opere autostradali, credevo che qualcosa potesse cambiare che quel modus operandi non era la regola.

Ma invece mi sbagliavo: alla fine ho salvato molte vite umane, ho fatto annullare appalti milionari, ho fatto scoprire anomalie costruttive che mai sarebbero venute alla luce senza le mie denunce, ma il prezzo che ho pagato non ha limite. Escluso a vita dal mondo dei lavori pubblici, marchiato come infame e traditore, isolato e costretto a vivere lontano per sempre dalla mia terra. Nascosto per ragioni di sicurezza e per poter continuare a vivere una vita non mia.

Erano gli anni in cui un ragazzo di 37 anni viveva come una favola una carriera manageriale da fare invidia. Lavori per milioni di euro e quell’ambizione che mi faceva lavorare quindici ore al giorno: giornate in cui si viaggiava per tutta l’Italia dove l’unico obiettivo era conquistare un’altra commessa. 

Ma furono anche gli anni in cui ho visto come la corruzione e la camorra comandava in Autostrada e a conti fatti sembra che sia stato il solo a vedere e a denunciare.

Sono anni che chiedo un incontro con il Ministro Del Rio, ma più del silenzio ad oggi nulla: mai un grazie, mai una stretta di mano a chi ha avuto il coraggio di denunciare facendo nomi e cognomi.
Quando gridavo agli appalti truccati in molti mi dissero che non avrei mai più lavorato, perché chi parla viene punito e non solo dalla camorra.

Quei colletti bianchi che in tutti i modi hanno cercato di sviare le indagini, di offuscare la mia figura di testimone, di screditare il mio essere uomo onesto.
Oggi credo, con molta certezza, che in molti sanno ma nessuno denuncia. Tutto ciò è linfa per la camorra ed i corrotti: rolex, soldi, escort sono parte di quel maledetto mondo degli appalti che troppo spesso rivaluta i corrotti.

Oggi il mio cuore è spezzato nel vedere l’ultima inchiesta sulle mazzette e putroppo non finirà qui perché se si punisce gente come me allora la legalità non farà mai parte di quel mondo.


Ciliberto Gennaro
testimone di giustizia

Gennaro C.

LA SPINA NEL CUORE. Il tdg: “Del Rio non può stringere la mano a un cittadino onesto?”

la spina nel fianco

Il ministro Del Rio con l’ex senatore Barbato (arrestato)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LO SFOGO DI GENNARO C., il testimone di giustizia che ha denunciato gli affari della camorra (clan D’Alessandro, Castellammare di Stabia) e della famiglia di Mario VUOLO (“Il re delle autostrade”).

Appalti pubblici, opere realizzate male, milioni di euro regalati alla camorra, collegamenti, legami, connivenze, falsi certificati antimafia, corruzione, dirigenti pubblici corrotti… un generale dei carabinieri in rapporti di amicizia e di affari con i Vuolo. Tutto è emerso grazie alle denunce di Gennaro, una persona perbene. Un ex carabiniere ausiliario…

Riuscirà il nostro eroe ad incontrare Del Rio, a stringere la mano al ministro delle Infrastrutture?

 (nella foto il membro del governo con Tommaso Barbato, “l’uomo chiave” – secondo i magistrati -, coinvolto nell’inchiesta di Caserta: appalti e camorra, per i lavori alla rete idrica. Per approfondimenti: In manette l’ex consigliere Udeur Barbato, quello che sputò in aula).

“Sono mesi che chiedo un incontro con il ministro delle Infrastrutture Del Rio, per riferire di fatti inerenti false certificazioni rilasciate da un ufficio  del dicastero da lui presieduto.

Ho inviato varie email, ma nulla…

Forse un cittadino onesto, un testimone di giustizia non può stringere la mano al Ministro? Forse è pericoloso?

Oppure bisogna essere sponsorizzato da qualche carrozzone politico?

Illustre Ministro Del Rio attendo fiducioso una sua risposta, ma la foto che la ritrae con l’ex senatore Barbato, oggi arrestato e al centro di vicende che se confermate sarebbero di una gravità assoluta, è una spina nel cuore per un cittadino onesto.

Per  la giustizia, per la  legalità.

Io ho  perso tutto e vivo da esiliato, per aver denunciato un modus operandi criminale”.

Gennaro C.

Testimone di giustizia

Gennaro C.

Gennaro C.

IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO (Is)

1

 

VENAFRO (Is), 17 gennaio 2014

presentazione de

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(Falco Editore, dic. 2013)

2

3

4

manifesto jgp

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

Aya Homsi, attivista in Italia

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

“Il Presidente Napolitano ritiri l’onorificenza conferita ad Assad nel 2010”

 di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sfogliando il calendario si scorre la storia del paese siriano che da un anno prova a ribellarsi al regime. Nelle teste dei bambini c’è soltanto la rivolta, quella che hanno visto nelle strade della loro città, che hanno sentito alla televisione o che i genitori ripetono in casa. Ma c’è anche un segno di speranza. Perché oltre la tragedia i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte:hurriya, ovvero, libertà”.

Queste le parole scritte da Aya Homsi, una ragazza italiana di origini siriane, sulla paginafacebook ‘Vogliamo la Siria libera’ per far conoscere al mondo cosa accade quotidianamente in Siria mentre il mondo ‘democratico’ tace.

La mia preghiera di pellegrino – affermò Giovanni Paolo II prima di lasciare Damasco – è che la Siria proceda con fiducia e serenità verso un nuovo e promettente futuro, e che il vostro Paese prosperi in un’era di benessere e di tranquillità per tutto il suo popolo”. Ieri altri 15 civili sono stati uccisi, i morti (moltissimi dei quali bambini) sono più di 10mila e i bombardamenti continuano nell’indifferenza generale.

Il regime sta procedendo anche alla distruzione dell’antico patrimonio siriano. Dall’Italia, grazie all’impegno di Aya Homsi, si è formato un ‘ponte’ virtuale con la Siria. Per continuare a denunciare e a far sapere al mondo dei crimini perpetrati dal regime di Assad. Proprio Aya, sul suo profilo Facebook, ha scritto la frase di un cittadino siriano: “non pensiamo più a come morire ma a come avverrà la nostra sepoltura”. 

Siamo partiti proprio da queste parole: “è risaputo che chi manifesta viene ucciso dai mercenari di Assad e chi sceglie di appoggiare la democrazia o la rivolta sa che molto probabilmente la fine è quella. Anche ai funerali, adesso, si viene uccisi. I mercenari sparano anche lì. Spesso i corpi non vengono sepolti, ma bruciati. I corpi che vengono uccisi dai mercenari vengono utilizzati per gli attacchi finti che vengono fatti passare per attacchi dei terroristi”.

Aya, tu sei un punto di riferimento, un ‘ponte’ tra l’Italia e la Siria. Il popolo siriano come vive questa situazione drammatica?

C’è un popolo che si è ribellato per avere democrazia, dall’altro lato c’è un regime sostenuto dall’Occidente, che lascia fare, ed è sostenuto da Iran, Cina e Russia. E’ ben disposto come quantitativo di armi. Chi sostiene il regime lo sostiene sotto tutti gli aspetti, mandando mercenari e soldi. Chi sostiene la democrazia, come le potenze Occidentali, in realtà non la sostiene davvero. Sono tante chiacchiere e abbiamo visto che niente è accaduto. Il popolosiriano è lasciato a sé stesso. Se non si vuole intervenire bisogna armare l’esercito liberosiriano, affinchè si abbia un minimo di tutela per i cittadini. Oggi il popolo si sta arrangiando con quello che riesce a fare.

Qual è la differenza tra il popolo siriano, impegnato contro il regime di Assad, e gli altri popoli che hanno messo fine alle dittature nei mesi scorsi?

La differenza sta nell’Occidente, nelle grandi potenze. Mentre la caduta di tutti gli altri regimi, come la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen e la Libia andava bene, per la Siria il discorso è più complesso.

Perché?

La Siria ha dei confini molto sensibili, è l’anello che tiene l’Oriente con l’Occidente. Ha una posizione geopolitica molto importante. Quello che vuole l’Occidente è esportare la democrazia ma come vogliono loro. Questo non si riesce ad ottenere in Siria e di conseguenza non c’è un aiuto esterno. C’è anche poca informazione, si è iniziato a parlare di crimini all’Onu dopo sette mesi. Si è iniziato a parlare di Siria nei telegiornali e nei media occidentali dopo moltissimi mesi. C’erano già 10mila morti.

Come giudichi l’atteggiamento della politica estera italiana rispetto alla vicenda dellaSiria?

Non si è fatto niente per la Siria. Siamo uno di quei Paesi in cui c’è ancora l’Ambasciatore, abbiamo ancora l’Ambasciata aperta. C’è un’onorificenza conferita da Napolitano nel 2010 ad Assad che non è stata ancora ritirata, fino a prova contraria. La politica estera italiana non ha fatto niente per la Siria.

Come giudichi l’operato dell’informazione?

In Italia abbiamo tantissimi giornalisti che sono andati in Siria e sono tornati parlando bene del regime. Da un lato c’è un doppiogioco di alcuni giornalisti che io non reputo giornalisti, dall’altro lato c’è un’informazione media che è arrivata molto tardi, che parla di Siria quando ci sono degli attentati, anche se è evidente che non esiste terrorismo all’interno del Paese.

Hai scritto sul tuo profilo Facebook: “i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte: ‘hurriya’, ovvero,libertà”. Sono i giovani il futuro della Siria?

In Italia i bambini nascono con un valore innato, che è la democrazia. In Siria vedi i bambini molto piccoli che conoscono gli slogan della rivolta, che sanno chi è il buono e chi è il cattivo. Crescono già con la responsabilità che non dovrebbe essere di un bambino. Parliamo di mille bambini che sono stati uccisi perché manifestavano. Qualche settimana fa un bambino di 10 anni ad Aleppo è stato colpito alla schiena da una pallottola di un mercenario di Assad durante una manifestazione. Andò a cercare il padre, chiedendo ‘perdono’. Era un bambino di 10 anni. I bambini non hanno colpa e non dovrebbero avere queste responsabilità. Dovrebbero godere della democrazia e non lottare per la democrazia.

Come giudichi il piano di pace dell’Onu?

E’ un altro piano fasullo che porterà ad altri incontri che non serviranno a niente. Trenta osservatori non servono a niente. Equivalgono a un osservatore e mezzo per ogni città. Non vedranno niente, è una rivolta non è una guerra civile. Bisogna rivotare per altri 200, ma la Russia non rivoterà mai.

Cosa bisogna fare per avere una Siria libera?

Bisognerebbe fare un ‘no fly zone’, costituire una zona cuscinetto, per far arrivare gli aiuti umanitari. Vendere le armi all’esercito libero se proprio non si vuole sostenere, far delle pressioni al regime. Dall’Italia facciamo partire dei segnali: chiudiamo le Ambasciate che non servono a niente, non vendiamo più armi. Un’azienda di Varese ha venduto al regime sirianogli strumenti di intercettazione di internet e di telefoni. Oggi in Siria si viene intercettati nell’arco di mezz’ora.

Dopo che avete aperto la pagina Facebook avete ricevuto minacce, pressioni?

Da subito. Arrivavano telefonate anonime, minacce e messaggi via mail. Loro hanno questi mezzi e basta, noi continuiamo a manifestare, a far vedere che ci siamo e a denunciare ogni atto illegale. Questo fa parte della democrazia per fortuna.

Hai partecipato a una manifestazione sulla Siria libera con il segretario del Pd Bersani. Hai riferito anche a lui dell’onorificenza data da Napolitano mai ritirata?

L’ha detto davanti a delle persone che hanno perso dei parenti, persone che stanno mettendoci la vita. Penso che sarà fatto, speriamo il prima possibile. Non vogliamo concedere più altro tempo.

L’Indro.it di mercoledì 18 Aprile 2012, ore 17:58

http://www.lindro.it/I-siriani-abbandonati-a-se-stessi,8010#.T6UOL-g9X3Q

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: