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da FANPAGE.IT – Omertà e rifiuti tossici in Molise

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“La mafia è una montagna di merda” così il giornalista e scrittore molisano Paolo De Chiara, parafrasando Peppino Impastato, rende sua questa citazione. È stato uno dei primi giornalisti a denunciare l’ecomafia in Molise ed ancora oggi continua a dare voce a coloro che, senza paura, lottano contro le criminalità. Il suo giornalismo viene fatto nelle scuole, parlando ai giovani perché “Per contrastare la mafia serve l’istruzione” così si racconta De Chiara.

‘Il veleno del Molise’, ‘Testimoni di Giustizia’, ‘Il coraggio di dire no’ sono tutte storie di denuncia a cui il giornalista e scrittore molisano Paolo De Chiara ha dato voce. Filo comune per tutte, è quello di contrastare l’omertà e lottare contro le criminalità perché ‘La mafia è una montagna di merda’. Così il giornalista De Chiara denuncia i trent’anni di omertà molisana sui rifiuti tossici e rende giustizie a donne come Lea Garofalo che hanno rischiato la vita per opporsi alla ‘ndrangheta.
‘Per contrastare la mafia, oltre alla coerenza e i fatti, serve l’istruzione’ ci dice De Chiara e non è un caso che il suo giornalismo viene fatto nelle aule delle scuole, parlando ai giovani studenti. Così il giornalista ci spiega il filo sottile ma fondamentale che distingue lo Stato dalla Mafia.

Quando si parla di mafia, qual è la linea sottile che distingue la vittima dal carnefice?

«Non bisogna solo utilizzare le parole per contrastare le mafie e la mentalità mafiosa. E’ necessario contrastare attraverso i fatti, quotidianamente, le azioni della criminalità organizzata. Bisogna partire dalle piccole cose per cominciare a mettere i bastoni tra le ruote a questi criminali e a questa diffusa mentalità criminale. Le parole devono essere sostituite dai fatti. “Nemmeno un caffè”, diceva Borsellino ai suoi sostituti. Con certe persone, vicini a certi ambienti, non ci si può scambiare nemmeno un saluto. Su questi temi bisogna essere chiari e netti. Senza attendere le famose sentenze definitive, certi fatti vanno denunciati e certe persone vanno allontanate. La coerenza è necessaria per cambiare registro. Definitivamente».

“Sto vedendo la mafia in diretta” così Borsellino commentava la trattativa. Quant’ è difficile capire, allora, chi è la vittima di mafia e chi il carnefice?

«Siamo un Paese che si fonda sulle trattative tra le schifose organizzazioni criminali e gli apparati dello Stato, in questo caso con la ‘s’ minuscola. Da Portella della Ginestra al sequestro dell’assessore regionale Ciro Cirillo, sino alla vergognosa trattativa Stato-mafia, che ha saldato ulteriormente i legami tra mafiosi e personaggi delle istituzioni. Troppi silenzi si sono registrati, troppe manovre sono state utilizzate per coprire questa vigliaccata. Non si stringono patti, le mafie devono essere sconfitte definitivamente. I magistrati e le persone che lottano quotidianamente, facendo semplicemente il proprio dovere, vanno sostenuti e protetti in vita. E non ricordati dopo la morte. Vittima e carnefice? Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, è stato una vittima o un carnefice? Non bisogna mai fermarsi alle comunicazioni ufficiali, alle assoluzioni mediatiche. La conoscenza è il primo passo per cambiare. Vittima o carnefice? Scrive la Corte d’Appello di Palermo, 2 maggio 2003: “I fatti che la Corte ha ritenuto provati in relazione al periodo precedente la primavera ’80 dicono che il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi coltivato, a sua volta, amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; […] una vera e propria partecipazione all’ associazione mafiosa apprezzabilmente protrattasi nel tempo. […]. Non resta, allora, da confermare il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del senatore Andreotti estinto per prescrizione”. Una prescrizione che è passata per assoluzione. Ecco la differenza tra vittima e carnefice. Don Lorenzo Milani diceva ai suoi ragazzi: “Ogni parola che non imparate oggi è un calcio nel culo che prenderete domani”. Bisogna informarsi, sempre. Per capire cosa ci accade intorno».

Qual è invece la linea che differenza lo Stato dalla Mafia?

«Lo Stato siamo tutti noi, le mafie sono organizzazioni criminali opprimenti, rappresentate da squallidi personaggi, presenti sul nostro bellissimo territorio. Gruppi criminali che risalgono all’ Unità d’Italia. Ecco che ritornano le trattative tra uomini delle istituzioni e le organizzazioni criminali: come la scelta del prefetto di polizia Liborio Romano, fatti che risalgono al 1860, di accordarsi con i camorristi dell’epoca per la gestione dell’ordine pubblico per l’ingresso di Garibaldi a Napoli. Secondo Di Matteo, il magistrato che si sta occupando della trattativa tra cosa nostra e gli uomini dello Stato, definita “presunta” ancora da qualcuno, per “sconfiggere la mafia che vuole continuare a ritagliarsi un ruolo dentro le istituzioni, dentro il potere, lo Stato deve avere la forza di guardare per davvero dentro di sé”. Nino Di Matteo è continuamente minacciato di morte per il suo lavoro. Stiamo rivivendo la stessa situazione degli anni ’90, con Falcone e Borsellino: le lettere del corvo, il tritolo arrivato a Palermo, le continue minacce, il silenzio dei rappresentanti istituzionali, gli attacchi e le difficoltà per evitare di arrivare alla verità. Lo Stato siamo noi e tocca a noi tutti fare la nostra parte. “La rivoluzione – diceva Paolo Borsellino – si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”».

Tornando alla sua professione, quando decide di ‘usare’ il giornalismo per scrivere e denunciare la mafia?

«Non si decide di ‘usare’ il giornalismo per scrivere e denunciare le mafie. Si fa questo mestiere per informare semplicemente i lettori, con la schiena dritta. Senza guardare in faccia a nessuno. Bisogna raccontare i fatti ed è necessario dare voce a chi non ha voce. Non sono d’accordo a legare le persone e le professioni con inutili etichette, tipo “giornalista antimafia”. Il giornalista, ma il ragionamento vale per tutte le altre professioni, deve semplicemente fare il proprio dovere. Fare il cane da guardia del potere».

Moltissimi gli incontri che tiene soprattutto nelle scuole. Come spiega ai giovanissimi la mafia? E quanto è difficile farlo?

«È necessario incontrare e confrontarsi con le giovani generazioni, che sentono sin da subito il “fresco profumo di libertà”. La cultura della legalità deve partire dalle scuole, in ogni ordine e grado, perché, come diceva Caponetto, “la mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Su questo terreno bisogna continuare a battere. Per raccontare ai ragazzi i fatti che accadono, per crescere insieme. Per il necessario confronto su queste tematiche di vitale importanza. Loro sono pronti ad accettare la sfida”».

‘Testimoni di giustizia’ è il racconto di chi?

«Cittadini italiani onesti, che hanno visto, subito e toccato con mano l’arroganza mafiosa. Sono persone che hanno denunciato e che, oggi, si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte le mafie vendicative e dall’altra uno Stato poco attento. Assente. Sono degli esempi, hanno messo in discussione la loro esistenza per il rispetto delle regole e della legalità. Hanno subito minacce, richieste di estorsioni, attacchi violenti, incendi, percosse. Ma non hanno ceduto, non si sono piegati di fronte ai mafiosi vigliacchi. Che poggiano la loro forza sulla paura delle persone. È doveroso ribaltare anche il concetto di “paura”: non devono aver paura i cittadini onesti, ma sono i mafiosi ad aver paura delle persone perbene. Per fare questo serve uno Stato presente e disponibile. Nel libro Testimoni di Giustizia (Perrone Editore, Roma, 2014) racconto dieci storie: sei testimoni vivi (Gennaro C., Giuseppe e Domenico Verbaro, Rocco Mangiardi, Luigi Coppola, Valeria Grasso, Carmelina Prisco) e quattro testimoni uccisi dalle mafie (Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Domenico Noviello, Ignazio Aloisi), perché lasciati soli dallo Stato. Non si possono abbandonare al proprio destino cittadini che hanno dimostrato che è possibile denunciare e far arrestare i mafiosi. I testimoni di giustizia, nel nostro Paese, sono trattati come un peso e non come una risorsa. Necessaria».

Uno dei suoi maggiori successi è espresso nel libro dedicato a Lea Garofalo, perché sceglie proprio la sua storia?

«Perché è la storia di una donna che non si è piegata, non ha girato la testa dall’altra parte. Non si è fatta mettere i piedi in testa da squallidi ‘ndranghetisti. Sei vigliacchi che hanno ucciso una donna indifesa. Lea è una fimmina calabrese, figlia e sorella di boss ‘ndranghetisti. Ha sentito la puzza della ‘ndrangheta sin dalla culla. Per proteggere sua figlia Denise è andata incontro alla morte. Con Il Coraggio di dire No (Falco Editore, Cosenza, 2012) ho voluto semplicemente raccontare la storia di questa donna. Far conoscere la sua esistenza, perché la memoria è importante. Lea ha subito, il 5 maggio 2009, un tentativo di sequestro nella mia Regione. In vita nessuno ha mosso un dito per proteggere e aiutare Lea. Viviamo in un Paese strano. Accade sempre tutto dopo. Perciò è fondamentale conoscere la storia di Lea Garofalo. Nemmeno in Molise ha trovato aiuto. È stata abbandonata e lasciata nelle mani di questi vigliacchi ‘ndranghetisti, condannati definitivamente all’ergastolo. Lea, una donna sola, ha sconfitto, anche grazie alla figlia Denise, un intero clan di ‘ndrangheta. Insieme possiamo fare molto. Ecco cosa insegna la storia di Lea, questo è l’esempio che ha lasciato a sua figlia. La dignità e la consapevolezza che è possibile colpire questi schifosi criminali».

In Molise c’è la mafia? E di che tipo?

«In Molise ci sono le mafie, che fanno i loro sporchi affari. Non lo dico io, ma i rapporti, le relazioni, le indagini, le sentenze della magistratura. A Campobasso i magistrati hanno condannato dei cittadini residenti a Bojano perché imponevano le loro macchinette mangiasoldi in tantissime attività commerciali, attraverso il metodo mafioso. Addirittura scendono in Calabria per ottenere l’autorizzazione della ‘ndrangheta. Per non parlare del riciclaggio del denaro sporco, delle opere pubbliche, del cemento, dei rifiuti, della corruzione. Uno degli ultimi episodi risale all’inizio dell’anno:  un’operazione effettuata dalle forze dell’ordine. Un sequestro di un’impresa individuale di distribuzione di carburanti, con sede a Vinchiaturo (Campobasso), intestata ad un prestanome dei Contini, un clan di camorra. L’operazione è contenuta nel rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, del I semestre 2014. In Molise, però, si fa finta di non vedere. Nessuno parla, nessuno denuncia. Tutto tace».

È stato uno dei primi giornalisti molisani a parlare di ecomafia molisana. Cosa l’ha più sconvolta nello scoprire l’altra faccia della sua tranquilla regione?

«Non è una regione tranquilla. Non esistono ‘isole felici’, da nessuna parte. Il Molise, come molte altre realtà, è stata utilizzata come una pattumiera. Non dimentichiamo le operazioni fatte dalle forze dell’ordine, come quella realizzata nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro. Due aziende, la Fonderghisa e la Rer, sono state gestiste dai Ragosta. In questi due stabilimenti, dove erano presenti degli altiforni, venivano sciolte sostanze pericolose. Ad esempio i carri armati provenienti dall’ex Jugoslavia pieni di uranio impoverito. Ma non solo: traffici di armi e di droga, riciclaggio di denaro sporco, rifiuti pericolosi e dannosi per la salute umana. In quel territorio si sono costituite le Mamme per la salute e l’ambiente, perché si muore di malattie strane. Nascono bambini malati. Il problema non riguarda solo il venafrano, ma l’intera Regione. Ma non c’è dibattito su questi temi. Dopo innumerevoli finanziamenti, dov’è il registro dei tumori? Perché la politica regionale non si occupa di questi problemi? Perché il Molise deve essere rappresentato istituzionalmente da un soggetto, l’attuale presidente del consiglio regionale (Vincenzo Niro), che negli anni ’80 è stato condannato in via definitiva per aver fatto entrare, insieme ad altri colleghi agenti penitenziari, delle armi nel carcere di Campobasso dove era detenuto un certo Cutolo (capo della NCO)? Di questi temi nessuno parla. Si utilizzano frasi inutili, per difendere l’indifendibile: “errori di gioventù” o “esiste una sentenza di riabilitazione”. Parole vuote e dannose. Errore di gioventù? Il giornalista precario de Il Mattino, Giancarlo Siani, è stato ammazzato a 26 anni dalla camorra perché faceva il proprio dovere. Le sentenze di riabilitazione non cancellano i gravi reati commessi e non servono alla politica. La politica con la ‘p’ maiuscola non ha bisogno di sentenze di riabilitazione, ma di persone con le mani pulite”.

Cos’è per lei la mafia?

«Un sistema di potere illegale utilizzato dal sistema di potere legale. Quanti politici, anche di livello nazionale, sono andati in galera perché eletti e legati alle organizzazioni criminali? Andreotti non è l’unico esempio negativo. Come possiamo dimenticare Dell’Utri (il fondatore di Forza Italia, definito “eroe” da Berlusconi), Nicola Cosentino (già sottosegretario durante il governo Berlusconi), Totò Cuffaro (ex presidente della Regione Sicilia) e tanti altri. Bisogna rompere questo legame con la politica, dobbiamo affidarci a persone oneste. Dobbiamo sostenere le persone perbene, non lasciare soli i veri eroi come Nino Di Matteo. Il prossimo 14 novembre, a Roma, ci sarà una manifestazione per sostenere il magistrato siciliano. Dobbiamo cominciare a scendere in piazza, metterci la faccia. Se vogliamo, con i fatti, sconfiggere questi criminali. Bisogna fare il proprio dovere, costi quel che costi. Solo la schifosa ‘ndrangheta fattura 44 miliardi di euro l’anno. Dobbiamo capire che ci troviamo di fronte a forti poteri economici, a vere e proprie industrie del crimine. Che bloccano il futuro del nostro territorio».

Gli uomini riusciranno a mettere fine alla malavita o è solo un’utopia?

«Ma quale utopia. Si può e si deve. Tutti insieme, fino alla fine. Senza tentennamenti. Non si può restare con le mani in mano e attendere gli eventi. Siamo noi tutti i protagonisti del nostro futuro. Insieme si può».
da FANPAGE.IT
14 OTTOBRE 2015, 11:43
di Maria Cristina Giovannitti

Tra Ecomafia e Mafie, 29 maggio 2015 #mafieunaMontagnadimerda

ilvelenopremio

venerdì 29 maggio 2015 ‪#‎insiemesipuò‬
ore 10:00MONTERODUNI (Isernia), Castello Pignatelli
ECOMAFIA

IL VELENO DEL MOLISE

con gli Studenti di MONTERODUNI (Is) e di S.ELIA A PIANISI (Cb), con la partecipazione di don Maurizio PATRICIELLO (parroco) e Federico SCIOLI (sost. Procuratore della Repubblica).Il veleno del Molise

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Paolo BORSELLINO e Agenda Rossa, Priverno, 29 maggio 2015

ore 16:00PRIVERNO (Latina), Isiss Teodosio Rossi

FUORI LE MAFIE DALLO STATO!!! Con Salvatore BORSELLINO e i favolosi ragazzi del “Teodosio Rossi”.

‪#‎mafieMontagnadiMerda‬

Il Coraggio di Lea GAROFALO a FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

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INAUGURAZIONE DELLA VIA CITTADINA DEDICATA A LEA… la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta!!!

FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

INSIEME SI PUO’!!! Come detto, bucando lo schermo, Paolo De Chiara ha fatto si che i presenti si sono posti l’impegno di un suo esclusivo ritorno in un prossimo futuro a Fossano, per approfondire meglio queste tematiche, soprattutto negli istituti scolastici, perché proprio i ragazzi sono rimasti i più entusiasti del modo di come ha rappresentato la storia giudiziaria ed umana di Lea.

GRAZIE FOSSANO… “Scioccante ed avvincente invece è stato l’intervento dello scrittore Paolo De Chiara, che ha galvanizzato la platea, con accenti veramente forti. Dopo il convengo, sempre alla presenza delle massime autorità è stata inaugurata la via dedicata a Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta e che si trova, paradossalmente nei pressi di grandi lavori pubblici alla periferia della città e che lo scrittore De Chiara ha indicato come oggetti prediletti della criminalità organizzata per aggredire la società civile nel suo tessuto amministrativo, quasi a presidio di legalità, anche adesso che Lea non è più tra noi”.

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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DONNE & Mafia… a Brindisi, 7 marzo 2015



DONNE E MAFIA… per non dimenticare Lea GAROFALO, la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta, Brindisi (7 marzo 2015)

























IL CORAGGIO DI LEA GAROFALO

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Una fiction Rai per raccontare la morte di Lea 
«Presenteremo un modello civile di coraggio» 

L’idea è stata annunciata dal direttore di Rai Fiction. La regia è stata affidata a Marco Tullio Giordana con la sceneggiatura di Monica Zapelli. Le riprese inizieranno in estate mentre sono stati avviati i casting

Marco Tullio Giordana tornerà in tv come regista di una fiction per la Rai su Lea Garofalo, la testimone di giustizia vittima della ’ndrangheta nel 2009. «Giordana è anche sceneggiatore con Monica Zapelli, a produrre c’è la Bibi Film di Barbagallo – spiega Tinni Andreatta, direttore di Rai Fiction, in una pausa della giornata 100 parole e 100 mestieri per la Rai in corso a Roma -. Siamo in fase di casting per le protagoniste, le riprese inizieranno quest’estate per una messa in onda l’anno prossimo». 

La fiction racconta «un modello civile di coraggio – aggiunge -. Parla di due giovani donne, Lea e poi sua figlia Denise, che si contrappongono con coraggio allo stile di vita mafioso che appartiene alla loro famiglia, affiliata da tre generazioni . E’ una storia in cui c’è da una parte la tragedia, dall’altra la speranza». E’ in preparazione inoltre un film tv sulla Terra dei fuochi:«E’ un progetto ancora in fase iniziale, la sceneggiatrice sarà sempre Monica Zapelli».

lunedì 23 giugno 2014 18:40

da Il Quotidiano della Calabria 

il coraggio

Una fiction Rai per raccontare la storia di Lea Garofalo

L’idea è stata annunciata dal direttore di Rai Fiction. La regia è stata affidata a Marco Tullio Giordana con la sceneggiatura di Monica Zapelli. Le riprese inizieranno in estate mentre sono stati avviati i casting

di Caterina Sorbara

Della triste storia e del coraggio di Lea Garofalo ne hanno parlato i media nazionali e internazionali, sono stati anche pubblicati due libri, “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta” di Paolo De Chiara e “La scelta di Lea. Lea Garofalo. La ribellione di una donna della ‘ndrangheta di Marika Demaria. Qualche giorno fa il regista Marco Tullio Giordana, ha annunciato che quest’estate inizierà le riprese di una fiction su Lea Garofalo e sua figlia Denise. La sceneggiatura, oltre che dello stesso regista è di Monica Zapelli. La produzione è targata BiBi Film di Angelo Barbagallo. Per quanto riguarda le attrici che interpreteranno le protagoniste, il regista ha affermato che ancora non hanno deciso e, che le stanno cercando. Lea e sua figlia Denise, sono due figure importantissime, che si contrappongono con molto coraggio alla ‘ndrangheta. Nella loro storia c’è la tragedia ma anche tanta speranza. Ricordiamo che Marco Tullio Giordana, nel 2003

ha prodotto per la televisione “La meglio gioventù” e ha vinto al Festival di Cannes “Un Certain Regard”. Durante la presentazione del progetto su Lea Garofalo, il direttore di Rai Fiction, Tinni Andreatta, ha sottolineato l’importanza della figura della Garofalo e di sua figlia che rappresentano un modello civile di coraggio.

http://www.approdonews.it/index.php/italia/42/46590.html#.U6xMunITzew.facebook

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IL VELENO DEL MOLISE a LARINO (Cb), 9 maggio 2014

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IL VELENO DEL MOLISE a LARINO (Cb)

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Grazie di Cuore al Rotary Club e a tutti… insieme possiamo!!!

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IL VELENO DEL MOLISE al MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

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MAYDAY 2014, Scapoli (Isernia), Concerto I° Maggio.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! 

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CERRO AL VOLTURNO (Is), 30 aprile 2014… SCUOLA, AMBIENTE e LEGALITÀ

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CERRO AL VOLTURNO (Is), 30 aprile 2014

SCUOLA, AMBIENTE e LEGALITÀ

Istituto Comprensivo Dante Alighieri

‘Ogni parola che non imparate oggi è un calcio nel culo che prenderete domani’, don Lorenzo Milani

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RIFIUTI in Molise, la RISPOSTA dei Ragazzi…

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LA RISPOSTA DEI RAGAZZI…

il Liceo Classico ‘A. ROMITA’ di Campobasso presenta RIFIUTI

mercoledì 5 marzo 2014 – h. 17:00

Sala della Costituzione (via Milano), CB

Il lavoro è stato realizzato dagli studenti delle classi 4° E e 4° H, a.s. 2013/2014 – riprese, montaggio e regia William Mussini.

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”. – Tatanka Iotanka (Toro Seduto), capo Sioux

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO… in FRANCIA.

Il DOCUMENTARIO sulla storia di Lea GAROFALO, prodotto dalla televisione francese e girato dalla giornalista Barbara CONFORTI,

andrà in onda il 17 febbraio 2014 su Canal +

 

“Una bellissima esperienza con dei colleghi straordinari… grazie di Cuore”.

Paolo De Chiara 

 

MILANO, 16-17-18-19 luglio 2013

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LA CASA DI LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Petilia Policastro, Crotone) 

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“IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” – Campobasso 19 dicembre 2013

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IL VELENO DEL MOLISE

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Campobasso 19 dicembre 2013

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PARTI DA UN LIBRO. Il Coraggio di dire NO a ROMA, 5-8 dicembre 2013

PIU' LIBRI, Roma, dicembre 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta… a ROMA. 

Più LIBRI più LIBERI

la Fiera nazionale della piccola e media editoria

dal 5 all’8 dicembre 2013

EUR – Palazzo dei Congressi

FALCO EDITORE

Stand M07

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quadro Lea, casa Marisa

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FORLI’ DEL SANNIO (Isernia)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta… a FORLÌ del SANNIO (Isernia), sabato 9 novembre 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Santa Croce di Magliano (Cb), 7 settembre 2013

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SANTA CROCE DI MAGLIANO (Cb), 7 settembre 2013

Presentazione del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO.

Grazie di Cuore per la bellissima iniziativa

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Quarto (Na). L’intervento di Susy Cimminiello.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. La Storia drammatica di Lea Garofalo… a Quarto.
16 maggio 2013

L’intervento di Susy CIMMINIELLO (sorella di Gianluca, Coordinamento Campano familiari Vittime innocenti delle mafie)

Gianluca CIMMINIELLO
Data dell’accaduto: 02/02/2010 – Luogo di morte: CASAVATORE (NA)
Anni: 31
Movente omicidio: vendetta diretta

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Breve storia dell’accaduto:
Il giorno 2 febbraio 2010 viene freddato nel suo studio “Zendark tattoo”, sulla Circumvallazione esterna, nel tratto di Casavatore, Gianluca Cimminiello di 31 anni, titolare di un centro di tatuaggi.
A distanza di un mese dalla sua morte si è compreso il movente dell’omicidio:
Gianluca è stato ammazzato per aver pubblicato sul suo profilo di Facebook un fotomontaggio che lo ritraeva con Lavezzi. Questa foto, secondo quanto accertato dai pm Stefania Castaldi e Gloria Sanseverino della Dda, indispettì Vincenzo Donniacuo, tatuatore di Melito, che chiese al clan di riferimento della zona di punire lo sgarro.
Dopo la pubblicazione della foto, Gianluca ebbe decine di e-mail da parte dei clienti e nell’ultimo messaggio inviatogli da Donniacuo, questi scrisse che Lavezzi lo doveva tatuare lui e nessun altro e poi chiuse con un «sabato passo nel tuo negozio». Quel sabato invece si presentarono tre persone. La discussione degenerò. In due aggredirono Gianluca che non solo evitò il pestaggio, ma fece scappare i suoi aggressori, tra i quali Noviello.
Tre giorni dopo, secondo l’accusa, Vincenzo Russo, si presenta davanti al negozio di Gianluca chiamandolo per nome. Cimminiello arriva sulla soglia del locale e viene colpito mortalmente prima alla spalla e poi al torace. Il killer spara ancora due volte. Per essere sicuro di aver ucciso.
Le manette sono scattate per Vincenzo Russo, 29 anni, pregiudicato di Melito ritenuto affiliato al clan degli scissionisti, arrestato dai carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna; nell’accusa di omicidio c’è l’aggravante di aver «agito con metodi mafiosi al fine di agevolare le attività dell’associazione camorristica facente capo a Cesare Pagano».
La famiglia di Gianluca si è costituita parte civile nel processo e segue ogni nuova evoluzione del caso affinchè l’uccisione di Gianluca ottenga giustizia. Fondamentale nel processo è la testimonianza di un testimone di giustizia.
Ad un anno dalla sua morte, la famiglia ha organizzato una fiaccolata in sua memoria.
da FondazionePolis 

Video realizzato da Paolo De Chiara
http://paolodechiara.com/

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ROSSANO (Cosenza). Una strada per Lea Garofalo

Tutti insieme possiamo fare molto. Non molliamo!

«A Rossano una strada per Lea»

La notizia data dal vicesindaco Guglielmo Caputo durante la presentazione del libro di De Chiara edito da Falco. Marisa Garofalo: la storia di mia sorella sta cambiando qualcosa. E la figlia Denise avrà un altro cognome

 
«A Rossano una strada per Lea»

Paolo De Chiara e Marisa Garofalo

ROSSANO Una strada per Lea Garofalo, la testimone di giustizia che ha pagato con la vita la sua ribellione alla ‘ndrangheta. La notizia arriva da Rossano, portata dal vicesindaco Guglielmo Caputo sabato sera nel corso della presentazione del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta” (Falco Editore) del giornalista molisano Paolo De Chiara.
«Penso che Lea sta cambiando qualcosa – spiega Marisa Garofalo, sorella di Lea – questa sera abbiamo avuto la bella notizia che il comune di Rossano si prenderà l’impegno di ricordare Lea con l’intitolazione di una via. L’altro giorno sono stata a Lamezia dove ho incontrato il ministro Barca ed è stato presentato un progetto “Miur” in cui si parla di Lea e di legalità. Ho preso l’impegno di dare voce a mia sorella, una voce che probabilmente non ha mai avuto e quelle poche volte che l’ha avuta nessuno l’ha mai ascoltata. Ho preso l’impegno con il mio avvocato di istituire una fondazione che aiutasse i testimoni di giustizia in difficoltà, perché ora Denise non deve stare sola».
E proprio la ventunenne Denise, figlia di Lea Garofalo, presto cambierà cognome attraverso un’istanza presso il tribunale civile: «Si trattava di una volontà di mia sorella – spiega Marisa Garofalo – era lei che voleva cambiare il cognome alla figlia visto che il tribunale ha tolto anche la patria potestà al padre. Denise userà il cognome di mia sorella, si chiamerà Garofalo, anche perché lei non vuole portare questo cognome, il padre le ha distrutto la vita».
Il ringraziamento della sorella di Lea Garofalo va al comune di Rossano Calabro e soprattutto «a quei giornalisti come Paolo De Chiara si occupano di ‘ndrangheta, che si occupano di mafia e sono quelli più a rischio. Parecchi giornalisti in passato sono stati uccisi dalla mafia, subiscono violenze e minacce e molto spesso anche loro sono costretti a stare sotto scorta come Giulio Cavalli, che ha curato l’introduzione di questo libro. È stato minacciato dai Cosco al processo di Lea Garofalo».

dal Corriere della Calabria, 18 marzo 2013

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